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Alcol, bere poco cancella i rischi per la salute?

alcol
perdone brindano

“Non esiste livello sicuro di consumo (di alcol, ndr), dobbiamo dire che anche la prima goccia aumenta i rischi” per la salute. Le parole sono del direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità Europa, Hans Kluge. Le ha pronunciate qualche giorno fa, durante l’European health forum (Forum europeo sulla salute).

“Prima il no alcol alla guida e sotto i 18 anni”

Il messaggio è chiaro e per chi sta pensando che questa ipotesi non collida con quella che ci hanno sempre ripetuto – che un bicchiere di vino può fare bene – arriva un’altra conferma di Kluge. Ci dice, tra le righe, che non siamo ancora pronti, a livello prima economico e poi culturale, per accettarla. “Sono pragmatico, procediamo passo dopo passo – ha spiegato rispondendo a una domanda sulla etichettatura degli alcolici – prima il no alcol alla guida, poi quello sotto i 18 anni, poi le donne incinte e così via, fino a realizzare una società in cui le persone hanno gli strumenti per rimanere in salute“.

Il Parlamento europeo ha reintrodotto l’idea che un consumo moderato di alcol possa non essere nocivo. In realtà molto hanno influito i produttori di alcolici in particolare italiani. Il settore avrebbe subito un grave danno se nel Cancer Plan fosse rimasta l’affermazione che non esiste un livello sicuro associato alle bevande alcoliche. Il Parlamento europeo ha ritenuto, inoltre, più opportuno un messaggio in etichetta legato al consumo responsabile, rispetto a quelli più allarmistici sul rischio per la salute.

Questo nonostante l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) abbia classificato l’alcol come agente cancerogeno fin dal 1988. Diverse ricerche, inoltre, mostrerebbero un’associazione tra alcol e numerose forme tumorali.

Alcol, “meno è meglio”

Il ministero della Salute italiano ha sposato la tesi che “meno (alcol) è meglio”. Gli esperti spiegano, infatti, che nelle Linee guida per una sana alimentazione non si usano più termini come “consumo moderato”, “consumo consapevole” o simili. Questo perché potrebbero indurre il consumatore in una certa indulgenza nel bere alcolici.

Zero alcol per le donne in gravidanza e per i minori

Le indicazioni italiane definiscono comunque a basso rischio – sempre tenendo presente che “meno è meglio” – 2 unità alcoliche al giorno per gli uomini e 1 unità alcolica al giorno per le donne. E ancora 1 unità per le persone con più di 65 anni e zero unità di alcol sotto i 18 anni. Una unità alcolica corrisponde a 12 grammi di alcol puro che equivale a un bicchiere di vino o ad una lattina di birra. Così come ad un aperitivo o a un bicchierino di superalcolico.

Naturalmente la modalità di assunzione delle bevande alcoliche è importante. La tradizione italiana, legata anche alla dieta mediterranea che tutti ci invidiano, abbina il bere un bicchiere di vino ai pasti, per gioire di un momento di convivialità, con il controllo della famiglia o della comunità.

Bere alcol per ubriacarsi

Invece, soprattutto tra i giovani, si sta diffondendo l’idea del “bere per ubriacarsi”, assolutamente pericolosa. È importato dai contesti nord-europei e si chiama “binge drinking”. Dannoso chiaramente per la salute, ancora di più se sono ragazzi molto giovani che lo mettono in pratica, ma anche “per i comportamenti a rischio che ne derivano in funzione dell’abbassamento della percezione del rischio che si sperimenta già a partire da 1-2 bicchieri consumati e che, progressivamente, porta all’intossicazione alcolica e può spingersi sino al coma etilico”.

Zero alcol per le donne in gravidanza

Il ministero della Salute ribadisce, questa volta senza soglie più o meno alte, due importanti limitazioni. Zero alcol per le donne in gravidanza e lo stesso per i bambini e i ragazzi minori di 18 anni. Non si deve mai bere, inoltre, quando poi ci si mette alla guida. Anche un solo bicchiere, infatti, altera la capacità di rispondere agli stimoli acustici, luminosi e spaziali. Il tempo di frenata raddoppia, si riduce il campo visivo, si ha una percezione distorta delle distanze e della velocità. L’incidente causato dall’alcol alla guida rappresenta la prima causa di morte tra i giovani in Italia.

Il vino non è un toccasana per il cuore

Secondo gli ultimi studi sembra non esserci un dosaggio sicuro nemmeno per il cuore. A spiegarlo sono i risultati di uno studio dell’Anglia Ruskin University e dell’University College di Londra pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition. La ricerca ha messo in discussione il metodo utilizzato da un precedente studio che asseriva come un bicchiere di vino fosse positivo per le arterie.

Lo studio contestato avrebbe accertato che chi non beve avrebbe un certo livello di rischio, più alto rispetto a chi consuma quantità modeste di alcol. Via via però che la quantità di alcol assunta ogni giorno aumenta, il rischio diventerebbe poi sempre più elevato.

Nella parte di analisi focalizzata su alcol e rischio cardiovascolare, i ricercatori avevano preso in esame circa 350.000 partecipanti. Di questi, 333.000 avevano dichiarato di consumare alcol, in quantità e frequenza varie, mentre quasi 22.000 avevano invece detto di non avere mai assunto bevande alcoliche nemmeno saltuariamente. Ai partecipanti era stato chiesto quanto alcol consumavano settimanalmente, e di che tipo. In base alle risposte le persone che avevano dichiarato di assumere meno di 14 unità alcoliche alla settimana sono state inserite nella categoria di consumo moderato.

Aumento del rischio cardiovascolare

Chi “non ha mai fatto uso di bevande alcoliche sembra avere un rischio cardiovascolare più alto” secondo questa ricerca sotto la lente degli esperti. I non bevitori inclusi nello studio risultavano però essere meno attivi fisicamente, con indice di massa corporea e pressione sanguigna più elevati. È probabile dunque che molti di loro non consumassero bevande alcoliche perché non erano in buone condizioni di salute. Questo avrebbe portato a sottostimare l’effetto dell’alcol o addirittura a vedervi un effetto protettivo per la salute.

Gli scienziati inglesi sono arrivati così alla conclusione che “l’alcol non ha nessun effetto protettivo sulla salute e anzi è associato a un aumento del rischio cardiovascolare anche quando si consumano 14 unità alcoliche o meno alla settimana”.

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto lotta da anni contro uno dei cancerogeni più pericolosi, che causa il 78% dei tumori professionali in Europa: l’asbesto. L’associazione e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, lavorano per un mondo libero da cancerogeni e inquinanti, per contribuire alla tutela della salute sui luoghi di lavoro e per tutti i cittadini. La ricerca è fondamentale per l’Ona, per avere diagnosi precoci e sempre migliori cure. La prevenzione resta però l’obiettivo primario, nella lotta al cancro, come ad altre malattie.

Rimini, fondi per smaltire amianto: ancora tempo per le domande

Rimini
Il Comune di Rimini

Ci sono ancora due mesi di tempo per chiedere i finanziamenti messi a disposizione dal Comune di Rimini per rimuovere l’amianto. Il percorso dedicato allo smaltimento dell’asbesto è stato promosso anche nel 2022. Da giugno è possibile effettuare le domande e ci sono ancora fondi liberi da poter utilizzare per garantire la nostra salute e di chi vive intorno a noi.

Fondi per smaltimento amianto: coperto 50% della spesa

Il contributo coprirà il 50% della spesa sostenuta e opportunamente documentata, per un massimo di 1200 euro (Iva inclusa), per ogni intervento. Si possono richiedere le somme necessarie soltanto allo smaltimento e non per altre tecniche di bonifica quali l’incapsulamento o il confinamento dei materiali contaminati.

Devono intervenire, ovviamente in quanto disposto per legge, ditte specializzate. Per evitare nuove e pericolose esposizioni, infatti, è necessario che gli operai siano formati e utilizzino dispositivi di protezione e tutte le misure idonee al tipo di rifiuto da gestire. Come è ben spiegato ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, del presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, infatti, l’esposizione alle fibre di amianto causa malattie gravissime. In primis il mesotelioma, ma anche altri tipi di tumore, come quello al polmone. L’Ue ha diffuso da poco un dato allarmante, il 78% dei tumori professionali sono causati dall’asbesto. Per questo è necessario che chi si trova a lavorare a contatto con questo minerale adotti tutte le misure possibili per evitare di ammalarsi.

I casi di mesotelioma sono registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail, ma le vittime dell’amianto sono molte di più, causate da tutte le altre patologie asbesto correlate. L’Ona stima circa 7mila decessi l’anno in Italia.

Dove può nascondersi l’amianto

Le aziende lo hanno utilizzato moltissimo, come eternit (cemento amianto), in edilizia, ma anche per altri usi. Si può trovare quindi in pannelli piani o ondulati, utilizzati per la copertura di edifici e come pareti divisorie non portanti, nei tubi per acquedotti o fognature.

Sono ancora in amianto molte tegole, canne fumarie e di esalazione, serbatoi per contenere acqua. E ancora forni, stufe, pannelli di protezione caloriferi o condominiale, fioriere.

Per una mappatura accurata l’Ona ha realizzato una App alla quale i cittadini si possono collegare per segnalare i siti contaminati.

Rimini, requisiti per ottenere il finanziamento

Il contributo del Comune non è cumulabile con altre agevolazioni. Il beneficiario quindi non deve ricevere per lo stesso intervento altri tipi di finanziamento e facilitazioni siano essi europei, statali, regionali o di altra natura. Tra queste rientrano anche gli incentivi erogati dal Gestore Servizi Elettrici nazionale (GSE) per l’installazione di impianti fotovoltaici con sostituzione di coperture di fabbricati realizzate con elementi edilizi contenenti amianto. Ma anche le detrazioni fiscali riguardanti la ristrutturazione edilizia ed il miglioramento energetico dei fabbricati o altre di natura analoga o similare. 

L’importo complessivo destinato al contributo è di 28.000 euro. Tale somma riguarda unicamente la rimozione e lo smaltimento dei manufatti contenenti amianto e non include l’eventuale costo di manufatti sostitutivi e la loro messa in opera.

Il termine ultimo per presentare la documentazione necessaria all’erogazione del contributo è il 20 novembre 2022.  Ulteriori informazioni e la modulistica necessaria si trovano sul sito del Comune di Rimini al seguente link.

Covid bambini, i pediatri: “Incoraggiare vaccinazioni”

bambini
orsacchiotto con siringa poggiata davanti

Covid bambini: il numero dei contagiati con l’inizio della scuola è aumentato; toccata quota 14,9%. Colpa probabilmente del mancato utilizzo delle mascherine sin dall’inizio dell’anno scolastico – l’obbligo è stato eliminato – ma colpa anche della bassa percentuale di vaccinati.

Quest’ultima è ferma infatti al 38,5% per la fascia di età compresa tra i 5 e gli 11 anni (2.601.475 dosi), ma con nette differenze regionali. Il dato inizia a preoccupare i pediatri italiani, che hanno chiesto un rilancio della campagna vaccinale e di rivalutare l’utilizzo delle mascherine a scuola. Per le quali nel frattempo è venuto meno l’obbligo anche sui mezzi di trasporto pubblico. L’obbligo di indossarla invece è rimasto nelle strutture sanitarie e negli ospedali.

Gli italiani di età superiore a 5 anni, del tutto privi di copertura vaccinale, sono 6,81 milioni.

Covid bambini, il contagio corre a scuola

L’aumento dei contagi nei soggetti in età scolare, registrato negli ultimi giorni, “dimostra ancora una volta come i bambini rappresentino un serbatoio per il virus e possano sviluppare l’infezione e anche trasmetterla”. A sottolinearlo è la dottoressa Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria (Sip), all’agenzia Ansa.

A giocare un ruolo importante, senza dubbio, l’abolizione delle mascherine a scuola. Ma per Staiano ancora più importante sarebbe “intensificare la campagna vaccinale per la fascia pediatrica; e rilanciare le immunizzazioni in tutte le fasce d’età”. La richiesta dei pediatri è diretta al futuro ministro della Salute.

Lo studio: possibile l’aumento della dose di mRna

Uno studio retrospettivo dell’ISS (Istituto superiore di Sanità) recentemente pubblicato sulla rivista Lancet, ha analizzato l’efficacia del vaccino anticovid nei bambini. La fascia di età presa in esame è quella 5-11 anni e la stima riguarda la prevenzione della forma grave di Covid-19.

Per i pediatri bisognerebbe aumentare la dose di vaccino da iniettare nei bambini. Si è visto infatti che, nel gruppo completamente vaccinato, l’efficacia del vaccino è stata del 29,4% (contro l’infezione) e del 41% (contro la malattia grave); per quanto riguarda il gruppo parzialmente vaccinato, 27,4% (infezione) e 38,1% (Covid grave).

Lo studio – ha commentato il Tavolo Tecnico Vaccinazioni e Malattie Infettive della SIP – sembra rilevare livelli protettivi inferiori a quelli che lo stesso vaccino ha indotto negli adolescenti e adulti (mediamente ben superiori al 50% per l’infezione e parecchio più alti nella prevenzione della forma grave); ciò potrebbe essere la conseguenza, oltre che delle basse coperture vaccinali per tale fascia di età, anche del ridotto dosaggio antigenico dello stesso vaccino pediatrico (10 mcg), pari ad un terzo di quello usato per gli adolescenti (30 mcg) che sarebbe alla base della ridotta risposta anticorpale nei più piccoli“. A fronte di questi dati, inoltre, non si sono osservati problemi di sicurezza e tollerabilità.

Sollevamento pesi in età avanzata? Rende più longevi

pesi
pesi palestra

Una nuova ricerca sul sollevamento pesi ha dimostrato che, anche in età avanzata, la pratica rafforza le connessioni tra nervi e muscoli  e allunga la vita.

Il sollevamento pesi fa bene a tutte le età?

Sollevamento pesi. Fino a qualche tempo fa si riteneva che la pratica del sollevamento pesi dovesse essere abbandonata in età adulta. Tutto al fine di evitare pericolose lesioni muscolari o tendinee o danni all’apparato scheletrico. 

Un nuovo studio, guidato dagli accademici del National Cancer Institute degli Stati Uniti a Rockville, nel Maryland, dimostra che non è così. Per gli esperti, si può, anzi si deve continuare ad allenarsi.

Ovviamente la condicio sine qua non è che si debba godere di buona salute.

Per arrivare alla conclusione, i ricercatori hanno esaminato i dati di circa 100.000 adulti che hanno partecipato a uno studio di screenin durato circa dieci anni.

Cosa succede a livello fisico quando invecchiamo?

Facciamo una doverosa premessa. 

Iniziamo a perdere massa muscolare prima dei 40 anni. Questo è dovuto in parte da una riduzione delle fibre muscolari che si verifica quando i motoneuroni – cellule del cervello e del midollo spinale che dicono ai nostri corpi di muoversi – si rompono.

Sebbene il declino fisiologico non possa essere fermato, secondo il nuovo studio possiamo almeno rallentarlo significativamente allenandoci con i pesi.

Il body building rende infatti più forti le connessioni tra nervi e muscoli, proteggendo i motoneuroni nel midollo spinale – essenziali per un corpo ben funzionante.

A sostenerlo è il fisiologo dell’esercizio Casper Søndenbroe dell’Università di Copenaghen in Danimarca.

Lo studio è stato pubblicato il 27 settembre sul British Journal of Sports Medicine.

Sollevamento pesi, come si è arrivati a conclusione dello studio

Per dimostrare i benefici dell’allenamento con i pesi, i ricercatori hanno cercato i biomarcatori relativi alla stabilità delle giunzioni tra neuroni e muscoli, nei campioni di biopsia dei partecipanti.

Alla ricerca hanno preso parte 38 uomini sani, con un’età media di 72 anni. I partecipanti hanno dunque intrapreso un corso di sedici settimane di allenamento intensivo di sollevamento pesi.

Gli esercizi comprendevano training di “leg press”, estensioni delle gambe, curling. Ma anche esercizi per fianchi, schiena, addome, petto, spalle e braccia.

Un secondo gruppo di 20 uomini sani e anziani, sempre con un’età media di 72 anni, è stato usato come confronto nel controllo. In questo caso, i soggetti non hanno fatto alcun allenamento con i pesi.

Le sessioni di allenamento con i pesi si sono svolte tre volte alla settimana. Nello specifico: 150 minuti di attività di intensità moderata a settimana o 75 minuti di attività ad alta intensità.

Risultati dello studio a livello fisico e nei biomarcatori

Dopo solo due mesi (a metà dell’esperimento), si sono effettivamente riscontrate differenze sostanziali a livello della massa muscolare e nella forma fisica. In aggiunta, le biopsie muscolari hanno evidenziato cambiamenti rilevabili nei biomarcatori.

Per il primo gruppo, erano spariti i dolori alla schiena e alle ginocchia.

Cosa che fa supporre che l’allenamento con i pesi, non solo possa rallentare parte il crollo muscolare e del sistema nervoso, ma anche invertirlo. 

«Lo studio mostra che anche se si inizia tardi ad allenarsi, si può comunque fare la differenza», afferma Søndenbroe.

«Certo, prima si inizia, meglio è, ma non è mai troppo tardi, anche se hai 65 o 70 anni. Il nostro corpo può ancora beneficiare dell’allenamento con i pesi».

Lo stesso discorso vale per le donne che si allenano.

Le donne adulte, più inclini all‘osteoporosi, sembrerebbero addirittura ottenere un beneficio ancora maggiore dal sollevamento pesi rispetto agli uomini nello studio.

Oltre ai pesi, è altamente indicato un allenamento aerobico che migliora la circolazione, il respiro, aiuta a bruciare calorie e attivare il metabolismo.

L’allenamento con pesi è legato a un minor rischio di morte prematura

Oltre al generale benessere fisico, l’allenamento con i pesi, in abbinamento con quello aerobico, sembrerebbe legato a un minor rischio di mortalità precoce.

La ricerca ha infatti rilevato che le persone che effettuavano il sollevamento pesi una o due volte alla settimana, senza fare alcun altro esercizio fisico, avevano un rischio inferiore del 9% di morire per qualsiasi causa tranne che per il cancro. Le persone che avevano abbinato 1-2 giorni di sollevamento pesi settimanale con l’esercizio aerobico, avevano un rischio di morte inferiore del 41% rispetto a quelle che non si esercitavano.

«Abbiamo scoperto che il rischio di mortalità sembrava essere più basso per coloro che hanno partecipato a entrambi i tipi di esercizio. Bisogna dunque impegnarsi in attività sia aerobiche sia di rafforzamento muscolare»-spiegano gli autori dello studio.

Jessica Gorzelitz, assistente professore del dipartimento Promozione della salute all’Università dell’Iowa e coautrice dello studio, afferma che i risultati si adattano alle linee guida federali sulle attività fisiche.

Nello specifico, esse raccomandano agli adulti di fare almeno 150 minuti di esercizio aerobico a settimana, oltre a esercizi di rafforzamento muscolare due o più giorni alla settimana. 

Limiti dello studio sul sollevamento pesi

  • I ricercatori non sono stati in grado di analizzare l’intensità e altri dettagli sugli allenamenti di sollevamento pesi;
  • «Anche se lo studio non ha trovato un legame tra il sollevamento pesi e una riduzione dei decessi causati dal cancro, potrebbe richiedere studi di follow-up a lungo termine», afferma Alpa Patel, vicepresidente senior dell’American Cancer Society. 

Conclusioni sull’interessante studio

Nonostante i chiari benefici, meno di un quarto degli americani soddisfa le linee guida per l’attività fisica degli Stati Uniti. Sarebbe il caso di cambiar stile di vita?

Fonti

British Journal of Sports Medicine,

American Journal of Physiology: Cell Physiology.

Effetto pompelmo: perché il succo aumenta assorbimento farmaci? 

pompelmo
pompelmi

Il farmacologo David Bailey, ex corridore olimpico scoprì casualmente l’effetto pompelmo e la sua pericolosa interazione con molti farmaci.

Effetto pompelmo: come si è arrivati alla sua scoperta

Effetto pompelmo. David Bailey, morto lo scorso agosto all’età di 77, anni era un corridore olimpico canadese. Divenne famoso per aver percorso 1, 5 km in quattro minuti alle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico.

Bailey non era solo un grande sportivo. Dopo aver conseguito una laurea in farmacia e un master e un dottorato di ricerca in farmacologia alla University of Toronto, ha svolto un lavoro post-dottorato all’Università del Saskatchewan.

Infine ha collaborato con il CEO di AstraZeneca.

Un giorno, mentre ricercava se un farmaco per la pressione sanguigna (felodipina) interagisse con l’alcol, Bailey esaminò i succhi nel suo frigorifero.

Cercava infatti qualcosa che mascherasse il gusto dell’etanolo in una sperimentazione in doppio cieco. 

Scoprì invece, in maniera del tutto casuale, che il succo di pompelmo poteva aumentare drasticamente l’assorbimento di dozzine di farmaci orali. 

Ciò si deve la fatto che il pompelmo inibisce un enzima (CYP3A4) nell’intestino umano che scompone il farmaco. Di conseguenza, il corpo assorbe una quantità maggiore del normale del farmaco.

Nel 1991, i risultati di Bailey furono pubblicati sulla rivista medica internazionale The Lancet e riportati da diverse altre pubblicazioni accademiche e media. 

Da allora, tale proprietà divenne nota come ”effetto pompelmo”.

La pericolosa interazione con i farmaci nota come “effetto pompelmo”

Durante le sue ricerche di follow-up, Bailey determinò che il succo di pompelmo aveva interazioni dannose con circa cento farmaci orali.

Egli stesso riferì di aver avuto un forte mal di testa dopo aver testato la miscela di succo di pompelmo-felodipina su se stesso prima di espandere la sua ricerca.

Ciò significa che bere il succo, potrebbe causare un sovradosaggio o ridurre i benefici del farmaco. In altri casi, come con i farmaci per statine usati per ridurre il colesterolo, una miscela di succo di pompelmo-farmaco potrebbe causare problemi importanti. Tra i sintomi più comuni: dolori muscolari significativi, distruzione muscolare, tachicardia ventricolare, rabdomiolisi, nefrotossicità, cancro al seno e insufficienza renale. 

Ragion per cui, oggi molti farmaci da prescrizione avvertono i pazienti di non consumare succo di pompelmo in combinazione con gli stessi.

Ovviamente, la gravità dell’effetto di sovradosaggio varia ampiamente da paziente a paziente, ma in media, la quantità di farmaci nel flusso sanguigno aumenta di tre volte. Nel caso dei farmaci per la pressione sanguigna, l’aumento della potenza potrebbe causare un forte mal di testa e provocare rossori sul viso.

Un intero pompelmo o 200 ml di succo di pompelmo è sufficiente a causare un aumento della concentrazione sistemica del farmaco clinicamente rilevante e i successivi effetti avversi. Anche le arance di Siviglia, (spesso usate nelle marmellate) e i lime producono gli stessi effetti.

Una scoperta che migliora qualità della vita 

«Le sue scoperte hanno migliorato la qualità della vita di milioni di pazienti che usano farmaci con prescrizione»

A dichiararlo è George Dresser, ex dottorando e collega del Dr. Bailey della Western University, dove il farmacologo ha lavorato per più di tre decenni.

«E’ abbastanza probabile che alcuni pazienti che hanno assunto farmaci con succo di pompelmo siano morti prima che Bailey scoprisse l’effetto pompelmo»-aggiunge Dresser.

Quali sono i farmaci interessati dall’”effetto pompelmo”? 

  • statine (es. simvastatina e atorvastatina)
  • farmaci impiegati per ridurre la pressione (es. nifedipina);
  • farmaci per il rigetto di trapianto (es. ciclosporina);
  • corticosteroidi (es. budesonide).
  • farmaci per le aritmie (es. amiodarone)
  • antistaminici (es. fexofenadina)

I farmaci soggetti all’effetto pompelmo includono inoltre quelli per il trattamento dell’AIDS, il cancro, la celiachia e molte altre malattie.

Conclusioni sul pompelmo e avvertenze 

Il pompelmo è ricchissimo di vitamine del gruppo A, del gruppo B e del gruppo C.

Il suo succo contiene una vasta gamma di sali minerali: magnesio, potassio, rame, calcio e ferro. E’ un agrume ipocalorico, ha particolarità idratanti e accertate proprietà antitumorali.

Il pompelmo e il suo succo sono inoltre in grado di favorire l’eliminazione degli accumuli di grasso in accesso, di stimolare la digestione e la diuresi.

Infine è noto per le sue proprietà anti-cellulite, drenanti e dimagranti.

Se si assumono farmaci bisognerebbe pertanto: 

  • Chiedere al proprio medico se possono bere succo di pompelmo mentre assumono determinati farmaci;
  • Leggere il foglietto illustrativo dei farmaci che stanno assumendo per sapere se il succo di pompelmo può alterarne l’effetto. Questa raccomandazione è valida sia per i farmaci da prescrizione che per i prodotti da banco;
  • Controllare se nell’etichetta dei succhi di frutta o nelle bevande alla frutta che stanno consumando è riportato anche il succo di pompelmo;
  • Evitare altri agrumi, tra cui alcuni incroci, in quanto alcuni di essi possono avere lo stesso effetto del succo di pompelmo.

Fonti 

Bailey DG, Spence JD, Edgar B, et al. L’etanolo aumenta gli effetti emodinamici della felodipina. Clin Invest Med1989;12:357–62.PubMedGoogle Scholar

Bailey DG, Arnold JMO, Spence JD. Succo di pompelmo-interazione farmacologica. Br J Clin Pharmacol 1998;46:101–1 PubMedGoogle Scholar

Bailey DG, Spence JD, Munoz C, et al. Interazione dei succhi di agrumi con felodipina e nifedipina. Lancet 1991;337:268–9. PubMedGoogle Scholar

Bailey DG. Inibizione del succo di frutta del trasporto di assorbimento: un nuovo tipo di interazione cibo-farmaco. Br J Clin Pharmacol 2010;70:645 55.CrossRefPubMedGoogle Scholar