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Rivoluzione reti idriche Consorzio “Centro-Sud”: addio amianto

amianto e reti idriche acqua (foto free da Pixabay)
amianto e reti idriche acqua (foto free da Pixabay)

Investimenti storici per una gestione sostenibile dell’acqua in Puglia

Il Consorzio di Bonifica “Centro-Sud” ha avviato un piano senza precedenti per il miglioramento delle infrastrutture idriche nel centro-sud della Puglia, tra cui bonifica amianto in alcuni acquedotti, con un investimento complessivo superiore a 180 milioni di euro. Dopo anni di progettazione, i progetti finanziati nell’ambito dell’Accordo per la Coesione – FSC 2021-2027 entrano finalmente nella fase realizzativa. La sottoscrizione dei disciplinari attuativi con Regione e Sezione Servizi Territoriali delle risorse idriche segna l’inizio di interventi fondamentali per la sicurezza e l’efficienza della rete idrica.

Con questa manovra il Consorzio conferma quindi il suo ruolo chiave nella gestione delle risorse idriche regionali, trasformando la rete idrica in un esempio di innovazione, sicurezza e rispetto ambientale. L’approccio adottato punta infatti alla modernizzazione delle infrastrutture e alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione delle acque reflue, segnando una svolta concreta per la Puglia.

Modernizzazione e sicurezza delle reti idriche

Il presidente del Consorzio, Francesco Ferraro, sottolinea come questa operazione rappresenti un vero e proprio progetto strategico. Tra gli interventi più rilevanti spicca la canalizzazione dell’”Adduttore San Giuliano” nel territorio di Taranto, con un finanziamento di quasi 70 milioni di euro, destinata a ridurre drasticamente le perdite idriche in un’infrastruttura storica.

Rimozione dell’amianto e tutela della salute pubblica

Un capitolo centrale del piano riguarda la sostituzione delle condotte in cemento-asbesto negli acquedotti rurali della Murgia. Ferraro evidenzia come la rimozione dell’amianto sia un impegno concreto per la sicurezza dell’acqua e la protezione della salute e che investire in reti sicure significherebbe garantire qualità dell’acqua e sostenibilità a lungo termine.

Il progetto comprende il recupero e l’efficienza dell’acquedotto rurale della Murgia, essenziale per le attività agricole interne, e il potenziamento del comprensorio irriguo di Bari Orientale, strategico per un territorio ad alta intensità produttiva. Grazie a queste opere, l’acqua depurata proveniente dall’impianto di Japigia non sarà più dispersa in mare, ma riutilizzata per irrigare in modo sostenibile.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto da diversi anni segnala la necessità della bonifica delle tubazioni di reti idriche in cemento amianto.  Secondo quanto dichiarato dall’Avv. Ezio Bonanni, ha anche pubblicato in passato dati che mostrano che l’acqua potabile di tutta Italia contiene fibre disperse di amianto ed organizzato diversi convegni sul tema.

Fonte: Quotidiano di Bari

Protocollo Montilla diagnosi causale e salute pubblica

Avv. Ezio Bonanni e Dott. Pasquale Montilla
Avv. Ezio Bonanni e Dott. Pasquale Montilla

«Non esistono malattie irreversibili senza una diagnosi causale completa». È da questo presupposto, richiamato dall’avv. Ezio Bonanni, presidente nazionale dellOsservatorio Nazionale Amianto (ONA), che prende forma il valore scientifico e civile del Protocollo Montilla in esposomica. Oggi riconosciuto come uno dei più avanzati strumenti di analisi delle patologie metallo-correlate da esposizioni ambientali complesse.

Il protocollo rappresenta un punto di svolta nel modo di intendere la prevenzione, la diagnosi e la tutela medico-legale del diritto alla salute. Infatti consente di superare i limiti degli approcci esclusivamente statistici e di riportare l’attenzione sulla persona, sulla sua storia espositiva reale e misurabile.

Dalle missioni militari alla ricerca scientifica

Il Protocollo Montilla nasce dall’osservazione clinica di militari italiani impiegati in missioni internazionali, in particolare nei Balcani, esposti a contaminanti multipli tra cui metalli tossici e uranio impoverito. In numerosi casi, questi soggetti presentavano patologie oncologiche e neurodegenerative considerate, secondo i criteri tradizionali, non più trattabili.

È proprio in questo contesto che l’intuizione scientifica del dott. Pasquale Montilla, oncologo clinico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha aperto una prospettiva nuova. L’attenzione si è spostata dalla semplice correlazione epidemiologica alla misurazione biologica diretta dell’esposizione, attraverso l’analisi dei contaminanti presenti nei tessuti e nelle matrici biologiche.

L’approccio esposomico e il riconoscimento accademico

Il termine “Protocollo Montilla” è stato formalmente definito dal prof. Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino e MIT Cambridge e dalla dott.ssa Rita Celli, medico legale, in qualità di componenti della Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito, a seguito di una divulgazione scientifica trasmessa dalla Rai nel programma Leonardo Scienza.

Nel percorso di consolidamento metodologico, un ruolo centrale è svolto anche dal prof. Medana, ordinario del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari del Politecnico di Torino, che ha riconosciuto il valore innovativo del metodo esposomico e ha avviato un confronto diretto con l’oncologo Montilla sul suo potenziale applicativo nell’analisi avanzata delle esposizioni complesse.

L’approccio esposomico consente di integrare dati ambientali, biologici e clinici in un quadro scientifico coerente, superando la frammentazione degli studi tradizionali e restituendo una lettura causale individuale della malattia.

Risultati clinici e responsabilità terapeutica

Uno degli aspetti più rilevanti del Protocollo Montilla riguarda i risultati clinici osservati. Alcuni militari, precedentemente considerati fuori trattamento, hanno mostrato risposte terapeutiche quando il percorso clinico è stato riorientato sulla base dell’identificazione causale dell’esposizione.

Questa evidenza rappresenta una concreta proof of concept dell’efficacia del modello esposomico clinico. Dimostra che l’irreversibilità non può essere dichiarata in assenza di una diagnosi completa e che la responsabilità scientifica e terapeutica impone di indagare fino in fondo le cause ambientali della patologia.

Dal Protocollo Mandelli ai SIN: una medicina che cambia

Il Protocollo Montilla si colloca come evoluzione scientifica dello storico Protocollo Mandelli, adottato dalle Commissioni parlamentari di inchiesta, superandone i limiti descrittivi. Oggi è in grado di offrire una dimostrazione biologica del nesso causale individuale e di aprire la strada a una reale tutela medico-legale del diritto alla salute.

Secondo l’avv. Ezio Bonanni, questo modello è destinato a trovare applicazione anche nei Siti di Interesse Nazionale (SIN), dove l’incidenza di patologie oncologiche a genesi ambientale è elevata e documentata da studi come il Progetto SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il Protocollo Montilla segna così un passaggio culturale profondo: dalla statistica alla persona, dall’associazione alla causa, dall’irreversibilità presunta alla giustizia biologica. Una nuova forma di responsabilità pubblica applicata alla medicina e alla tutela dei diritti fondamentali.

Processo Eternit: Avv. Bonanni (ONA) chiede chiarezza Report

Avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto
Avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto

«La decisione di prescrivere il caso Eternitnon è stata una mera questione tecnica, ma il risultato di una specifica interpretazione, che ha considerato il disastro da amianto come un reato istantaneo con effetti duraturi, piuttosto che un reato continuativo o a lungo termine. È necessario fare piena luce su quanto emerso dalla trasmissione Report. In qualità di legale di alcune delle vittime, già nel corso dell’udienza ebbi modo di contestare la tesi del sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello». Così l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), commenta le nuove ricostruzioni emerse dall’inchiesta giornalistica di Report, che ha riportato al centro dell’attenzione il processo Eternit, uno dei più gravi disastri ambientali e sanitari della storia italiana.

Come già evidenziato dall’Avv. Ezio Bonanni in un articolo del 2023, Report ha sottolineato un collegamento in passato tra la Germania nazista e le fabbriche Dazag.

Il caso Eternit e la prescrizione: un nodo irrisolto

Il processo Eternit continua a essere un punto di riferimento per il dibattito sulla giustizia ambientale. La decisione della Corte di Cassazione del 2014, che ha annullato le condanne dichiarando il reato prescritto, ha sollevato interrogativi sulla capacità del sistema giuridico di affrontare le malattie a lunga latenza causate dall’amianto. Secondo Bonanni, “la scelta di considerare il disastro da amianto come un reato istantaneo ha impedito di riconoscere la realtà delle patologie che si manifestano decenni dopo l’esposizione.”

Casale Monferrato: la realtà delle vittime

A Casale Monferrato, nonostante le bonifiche e le dichiarazioni di SIN (Sito di Interesse Nazionale), i residenti continuano a convivere con la presenza di eternit nei tetti e nei materiali di costruzione, seppur incapsulati. Anche oggi si registrano nuove diagnosi di mesotelioma, con un ritmo di quasi un caso a settimana, evidenziando la persistenza del problema sanitario.

Le rivelazioni di Report: le relazioni internazionali

Report avrebbe inoltre rivelato comunicazioni riservate tra un collaboratore di Schmidheiny, e un ex agente dei servizi segreti in ambito internazionale. Queste mail sono state oggetto di ricostruzione giornalistica e sollevano interrogativi sul contesto diplomatico e politico che circondava la vicenda.

L’impatto sulla giustizia ambientale

La trasmissione di Report evidenzia come, oltre al merito del processo, esistano dinamiche più ampie che riguardano gli interessi economici globali. Bonanni sottolinea l’importanza di non sacrificare la tutela della salute pubblica per interessi economici e di mantenere la giustizia come pilastro fondamentale nella lotta contro le conseguenze dell’amianto.

Eternit bis e la continua ricerca di giustizia

Oggi, il cosiddetto processo Eternit bis continua a tenere alta l’attenzione. Nonostante le condanne parziali (l’ultima del 2025 ha visto la riduzione della condanna a 9 anni) la possibile prescrizione rimane un rischio concreto per le vittime e per le comunità colpite.

Il dolore nei territori dell’amianto

A Casale Monferrato, a Cavagnolo e in tutti i territori colpiti dalla presenza Eternit, il numero dei morti per mesotelioma e altre patologie asbesto-correlate continua a crescere. Proprio mentre il reato veniva dichiarato prescritto. Per le comunità locali, quella decisione ha rappresentato il simbolo di una giustizia che forse non è stata in grado di tenere conto dei tempi lunghi delle malattie da amianto. Una contraddizione che pesa ancora oggi e che rende le nuove rivelazioni particolarmente dolorose.

Pressioni, immagine del Paese e interessi economici

Dalle comunicazioni emerge inoltre un’altra ipotesi particolarmente delicata: la strategia di far leva sull’impatto che una sentenza definitiva di condanna avrebbe potuto avere sull’immagine dell’Italia e sulla capacità di attrarre investimenti internazionali. Un argomento che, se confermato nel suo peso politico e culturale, racconta di un processo non isolato, ma inserito in una rete globale.

Giustizia ambientale e responsabilità collettiva

Le bonifiche incomplete, la presenza diffusa di amianto sul territorio nazionale e l’aumento continuo delle diagnosi impongono una risposta che sia giudiziaria, politica e sanitaria. «Senza verità non c’è prevenzione, senza giustizia non c’è tutela», conclude l’avv. Ezio Bonanni. «Il diritto alla salute non può soccombere davanti a equilibri di potere che nulla hanno a che fare con le vittime».

L’inchiesta di Report e le dichiarazioni di Ezio Bonanni accendono i riflettori sulla necessità di fare chiarezza e di garantire che la giustizia ambientale non venga mai compromessa da interessi esterni. Per le vittime dell’amianto, la verità e la prevenzione restano obiettivi fondamentali, che devono guidare ogni passo verso una società più giusta e sicura.

Eternit, RANUCCI report
Eternit, immagine dalla trasmissione Report

Amianto e Ferrovie: risarcimento record a Messina

Avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto
Avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto

Una sentenza del Tribunale di Messina ha riconosciuto il risarcimento per circa 1,2 milioni di euro ai parenti di un ex dipendente delle Ferrovie dello Stato. L’uomo è deceduto nel 2015 per mesotelioma pleurico. Malattia nota per essere correlata all’amianto, appena un anno dopo la terribile diagnosi.

La sentenza accoglie il ricorso promosso dagli eredi del lavoratore

 «Il giudice del lavoro – ha affermato l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) nel dare notizia della sentenza – ha accertato che l’uomo aveva prestato servizio  per oltre vent’anni, dal 1977 al 2001, con mansioni di elettricista e addetto alla manutenzione. In particolare, l’attività lavorativa si è svolta a bordo dei traghetti ferroviari e negli impianti elettrici. Contesti nei quali la presenza di fibre cancerogene era significativa e continuativa».

Le dichiarazioni dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

La sentenza inoltre «riconosce in modo netto il nesso causale tra l’esposizione professionale e l’insorgenza del mesotelioma pleurico», spiega l’Osservatorio. «Secondo il Tribunale – continua l’Ona –la mancata adozione di idonee misure di prevenzione costituisce una chiara violazione dell’art. 2087 del codice civile. Una responsabilità che si inserisce nel solco di precedenti pronunce e che rafforza l’orientamento giurisprudenziale in materia di tutela dei lavoratori esposti a sostanze cancerogene. Un precedente di grande rilievo nella giurisprudenza».

«Questa sentenza segna un passaggio fondamentale nella verità giudiziaria sull’amianto nelle Ferrovie dello Stato – afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha assistito i familiari della vittima con il supporto del legale di Giuseppe Aveni – perché accerta in modo inequivocabile l’uso di amianto nei traghetti ferroviari e ne individua le responsabilità.”

Una vicenda tutt’altro che isolata

«Abbiamo già censito almeno altri dieci casi di mesotelioma tra i lavoratori impiegati nei traghetti a Reggio Calabria e Messina il fenomeno è ancora più grave. Dopo otto anni di battaglie giudiziarie, questa decisione restituisce finalmente giustizia alle vittime e ai loro familiari e rappresenta una speranza concreta per tutti coloro che attendono il riconoscimento dei propri diritti». Ha concluso l’Avv. Ezio Bonanni.

Colorado (USA), necessario nuovo approccio amianto

Amianto, news dal Colorado (Foto free di Joshua Woroniecki da Pixabay)
Amianto, news dal Colorado (Foto free di Joshua Woroniecki da Pixabay)

Negli Stati Uniti il tema dell’amianto continua a rappresentare una questione complessa. Soprattutto in territori che per decenni hanno ospitato installazioni militari, impianti industriali e grandi opere pubbliche. In Stati come il Colorado, e in particolare nella contea di El Paso, emergono ancora oggi gli effetti di un’esposizione prolungata al materiale pericoloso. Il quale, sebbene bandito da tempo, continua a produrre conseguenze sanitarie rilevanti.

Nonostante i progressi nella conoscenza scientifica, secondo la fonte, mancherebbe ancora un sistema accessibile che permetta di comprendere appieno dove, come e in quali contesti si siano verificate le esposizioni. Questo vuoto informativo rende difficile tutelare in modo efficace lavoratori, ex militari e cittadini che negli anni sono entrati in contatto con le fibre di amianto.

La necessità di un quadro informativo condiviso

Nel corso degli anni, numerosi casi di patologie correlate all’amianto sono emersi in diverse aree del Colorado. Molti di questi riguardano persone che hanno operato in edifici pubblici, basi militari o infrastrutture realizzate in un’epoca in cui l’uso dell’amianto era diffuso e ritenuto sicuro. A distanza di tempo, però, le conseguenze continuano a manifestarsi, spesso senza che sia possibile ricostruire con precisione l’origine dell’esposizione.

I dati esistono, ma andrebbero recuperati dagli archivi sanitari, dalla documentazione amministrativa e dagli archivi istituzionali.

La necessità di maggiore precisione

Sempre più esperti sottolineano l’importanza di creare strumenti pubblici che permettano di raccogliere e consultare informazioni sulle aree contaminate e sui casi di esposizione. Un sistema centralizzato, accessibile e aggiornato, consentirebbe di individuare con maggiore precisione i rischi e di intervenire in modo preventivo.

Una maggiore trasparenza avrebbe anche un valore sociale. Aiuterebbe infatti le comunità colpite a comprendere meglio ciò che è accaduto, favorirebbe la prevenzione sanitaria e permetterebbe alle istituzioni di programmare interventi mirati basati su dati concreti.

L’impatto sulle comunità e sui lavoratori

Come più volte ribadito in Italia dall’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, ovviamente la richiesta di maggiore trasparenza non riguarda solo gli Stati Uniti. L’amianto è una questione globale che coinvolge il mondo intero in modo trasversale.

Molti dei soggetti colpiti appartengono a categorie che hanno svolto ruoli fondamentali per lo sviluppo del territorio, come operai, tecnici, personale militare e addetti ai servizi pubblici. In diversi casi, l’esposizione è avvenuta in modo inconsapevole, senza adeguate informazioni sui rischi o misure di protezione adeguate.

Le famiglie, a loro volta, hanno spesso subito conseguenze indirette, entrando in contatto con fibre trasportate involontariamente negli ambienti domestici. Tutto ciò rende ancora più urgente un approccio coordinato e trasparente alla gestione dei dati e alla prevenzione.

Verso una maggiore responsabilità condivisa

Quindi per migliorare la tutela della salute collettiva, sarebbe preziosa l’istituzione di registri pubblici e accessibili. Un sistema di questo tipo permetterebbe di monitorare meglio i casi, individuare aree a rischio e pianificare interventi mirati, favorendo una maggiore consapevolezza sia tra i cittadini sia tra le istituzioni.
Inoltre rendere visibili le informazioni significa riconoscere il diritto delle persone a conoscere il proprio passato ambientale e costruire politiche pubbliche più efficaci per il futuro.