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martedì, Maggio 19, 2026
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Irace delle rocce: a cosa serve il suo canto ritmico?

Irace delle rocce
Irace delle rocce

L’irace delle rocce mette in scena un canto ritmato per “rimorchiare” la femmina. Più è melodioso, più l’animale è in salute. Lo studio spiega anche altre interessanti teorie.

Irace delle rocce: un parente stretto dell’elefante

Irace delle rocce. Detto anche irace del Capo d’Israele (Procavia capensis) è un simpatico mammifero erbivoro, grande circa 50 centimetri (quanto un coniglio), con un peso compreso tra i 4 e 5 kg.

La sua storia paleontologica è ancora oggi avvolta nel mistero, ma alcuni esperti ritengono sia imparentato con gli elefanti, nonostante abbia aspetto e dimensioni completamente diverse.

Ha delle orecchie tonde, una coda corta e incisivi molto sviluppati, che si protendono all’esterno. È presente in Siria, nell’Africa nord orientale e in tutta l’Africa sub sahariana. Alcune popolazioni vivono a considerevoli altitudini, per esempio sulle pendici del monte Kenya. Qui, si nascondono tra le fenditure dei massi, sia per riscaldarsi, sia per nutrirsi delle erbe che crescono grazie all’alto tasso di umidità.

Il gruppo comprende anche una sentinella, cui è assegnato il compito di avvertire quando un predatore si avvicina.

Più il canto è ritmato e melodico, più fa colpo sulla femmina 

Il maschio inizia a cantare al sorgere del sole. I suoi vocalizzi sono una via di mezzo tra la risata delle iene e lo stridere fastidioso del gesso sulla lavagna. Eppure le femmine apprezzano molto queste doti canore. Per le loro orecchie, le ballate romantiche e ritmate, intonate dai corteggiatori, rappresentano il principale criterio di scelta del partner. 

Insomma, un pò come avviene per il pavone, che agita la sua coda variopinta, l’irate intona il suo canto, che via via diviene sempre più articolato, per catturare l’attenzione dell’ascoltatrice.

I cantanti più bravi generano discendenti migliori

Alcuni scienziati hanno studiato la straordinaria comunicazione acustica dei mammiferi presenti nella Riserva naturale di Ein Gedi, in Israele. 

Come prima cosa, hanno evidenziato che i loro “canti” presentano caratteristiche tipiche del linguaggio umano e della musica. Gli esemplari cresciuti in cattività possono produrre oltre 20 suoni, che veicolano informazioni complesse come l’età, lo status sociale e le condizioni di salute dell’animale.

In secondo luogo, ogni canto ha intonazioni differenti, dei veri e propri dialetti legati al luogo di provenienza degli animali. 

I ricercatori hanno dunque abbinato l’analisi spettrografica dei canti di corteggiamento degli iraci, con i risultati di svariate stagioni riproduttive consecutive. Si è scoperto che dai “cantanti” più bravi, discende una prole evolutivamente più sana. 

«La spiegazione più semplice è che la costanza, in termini di ritmo, sia una caratteristica attraente per le femmine, o quanto meno sia indice di un partner che gode di buona salute»

Ad affermarlo, il responsabile dello studio Vlad Demartsev, ecologo comportamentale che lavorava al Max Planck Institute of Animal Behavior nel periodo in cui è stato eseguito lo studio.

Come si è arrivati alle conclusioni? 

Per arrivare a tali conclusioni, gli scienziati hanno posizionato degli auricolari e collari GPS colorati sugli animali.

Lo stratagemma ha consentito loro di identificare gli animali anche da lontano, associando i loro canti ai risultati dei test di paternità.

Lo studio comportamentale, condotto dal Max Plank Institute for Animal Behavior, a Konstanz in Germania, è stato pubblicato il 12 settembre sul Journal of Animal Ecology della British Ecological Society.

Maschi “residenti” e maschi scapoli in lotta

Il maschio residente, si conquista attraverso il canto, una posizione di rilievo all’interno di una comunità in cui vivono circa 30 individui tra femmine, giovani esemplari e cuccioli.

Dominio che può durare per quasi tutta la sua vita o fino alla maturità (nove anni circa). In alcuni rari casi, tuttavia, egli può essere spodestato e cacciato da un “maschio scapolo”

Per evitare il rischio, gli iraci cantano tutto l’anno, e non solo durante la stagione dell’accoppiamento, che dura per qualche settimana tra luglio e agosto.

Secondo Demartsev, il canto è un deterrente per evitare le aggressioni tra maschi.

«È una specie di rituale che riduce al minimo i combattimenti, che possono avere effetti collaterali per entrambe le parti», afferma.

Differenza di stile canoro fra irace residente e scapolo

Gli scienziati hanno altresì scoperto che c’è differenza fra il canto degli iraci residenti e quello degli scapoli. I primi producono canti frequenti con un ritmo costante, e la loro complessità diminuisce una volta che entrano a far parte del gruppo.

«Tutte le femmine a quel punto conoscono il maschio, e conoscono le sue qualità; condividono con lui la stessa tana», spiega Demartsev. Insomma, una volta conquistata la sua posizione, il maschio deve solo mantenerla attraverso un canto costante, ma non è necessario che sprechi la sua energia come per la fase del corteggiamento.

Motto dell’irace: “Gli amici tuoi sono anche amici miei” 

Diversi studi sugli iraci del Capo hanno evidenziato che le loro società seguono la regola dellequilibrio cognitivo, elaborata dallo psicologo australiano Fritz Heider (1896-1988). Un principio che non era mai stato osservato in altri animali.

Esso si fonda sull’assioma “l’amico del mio amico è un mio amico e il nemico del mio amico è un mio nemico” e serve ad evitare che si generino configurazioni sociali non bilanciate.

La ricerca spiega perché gli uomini apprezzano il canto  

Come accennato, «Questi modelli o schemi possono variare a seconda del contesto e anche in base ad altri aspetti, come ad esempio la forma fisica del maschio».

A sostenerlo, Chiara De Gregorio, primatologa dell’Università di Torino, autrice di uno studio del 2021 sui lemuri cantanti, che ha ispirato la ricerca sui canti degli iraci delle rocce.

«Questa ricerca è quindi importante non solo per comprendere e conoscere meglio gli iraci delle rocce e i lemuri. Ogni volta che gli scienziati scoprono un’altra specie che comunica usando aspetti come il ritmo, questo ci riporta alle antiche origini di componenti che nel tempo sono arrivate a influenzare il modo in cui gli esseri umani creano e apprezzano la musica».

Insomma, la musica potrebbe avere avuto un ruolo molto più importante di quello che pensiamo. 

Altre scoperete interessanti legate allo studio dell’irace

Oltre ad offrire uno spaccato interessante sul comportamento del simpatico mammifero, lo studio ha cercato di determinare se il linguaggio degli iraci segua la Legge di Zipf, o “Legge della Brevità”.

Tale principio afferma che le parole utilizzate più frequentemente per comunicare vengono abbreviate deliberatamente, al fine di sprecare meno energia.

Caratteristica adottata dagli umani, basti pensare alle abbreviazioni più comuni quali ad esempio Tv per indicare la televisione o Uni per indicare l’università e via discorrendo.

Risultato?

Effettivamente si è scoperto che le femmine, che tendono a vivere più vicine le une con le altre, producono richiami più lunghi, ma meno articolati. I maschi, invece, che tendono ad essere più solitari, emettono vocalizzi più rumorosi, per le ragioni sopra citate, a scapito del dispendio energetico.

San Cesario, intervista a Zanoli “manovale” Ona contro l’amianto

San Cesario
ex cartiera di San Cesario dall'alto

Mirco Zanoli ha fatto della lotta all’amianto nel suo paese, San Cesario sul Panaro, una missione. È il vice coordinatore della sezione di Carpi dell’Osservatorio nazionale amianto, ma si definisce il “manovale” dell’organizzazione.

Mirco Zanoli

“Quello che va a rompere le scatole all’amministrazione – ci ha detto il consigliere comunale di Rinascita locale quando lo abbiamo raggiunto al telefono per capire come si lavora per liberare il territorio dall’asbesto – se ci sono ritardi o mancanze”.

Quello di San Casario sul Panaro è, infatti, un esempio positivo di impegno civico che si è concretizzato in molteplici bonifiche dalla fibra killer lasciata sul territorio dopo decenni di utilizzo del minerale che è, purtroppo, altamente cancerogeno.

L’amianto è ancora presente sul territorio

Dopo la messa al bando del 1992 le aziende non hanno più potuto utilizzare l’amianto, ma la legge non ha imposto le bonifiche e le fibre killer hanno continuato a mietere vittime. A distanza di 30 anni dalla legge la situazione è ancora più pericolosa, perché il materiale che non è stato rimosso è ora deteriorato. Le fibre si disperdono, quindi, molto più facilmente nell’aria continuando a causare le patologie asbesto correlate. La peggiore è il mesotelioma, tanto che l’INAIL dal 1993 tiene un registro dei casi, consultabile nel VII Rapporto ReNaM.

Come spiega da anni l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, ne “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”, però, le malattie provocate dall’asbesto sono tante. Tra queste il tumore del polmone, ma anche della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon.

La bonifica della cartiera di San Cesario

“Alcuni anni fa – ci ha raccontato Zanoli – siamo partiti con un gruppo di cittadini formando il comitato ‘Soccorso al territorio’. Dialogando con un amico consigliere siamo riusciti a bonificare un’enorme tettoia di amianto in pieno centro storico a 100 metri da un asilo di San Cesario.

Sempre grazie a Francesco Sola ho conosciuto Andrea Rossi, coordinatore di Ona Carpi, persona davvero molto preparata. Lui è l’anima tecnica di Ona, io sono più il manovale, quello che rompe la scatole al Comune e cerca di accelerare i tempi. Sono diventato il suo vice e la collaborazione con Ona Carpi è partita anche per l’ecomostro della cartiera di San Cesario. Un’area industriale dismessa, con diverse centinaia di mq di amianto. Anche grazie all’intervento del presidente Ona, l’avvocato Bonanni, siamo riusciti a smaltirlo. Sempre vicino alla scuola.

Bonificate una segheria e un caseificio

La stessa cosa abbiamo fatto – ha continuato il vice coordinatore Ona – con un altro capannone industriale dismesso: l’ex Ventieri, una segheria bonificata dai proprietari anche per poter poi costruire sull’area.

Tutta la zona che cingeva l’asilo e il nostro centro storico è stata, così, completamente liberata dall’amianto”.

In pochi anni, nonostante il Covid, è stato possibile raggiungere un enorme risultato.

“Tra gli altri successi rientra la bonifica dell’ex caseificio ‘Nuova sega’: 3500 mq di amianto. Il Comune non sapeva nemmeno che ci fossero. Un’altra aerea industriale dismessa che siamo riusciti a ripulire è stata l’Emiliana Rottami con 7mila mq di amianto crivellato, nel giugno 2019, da una grandinata impressionante.

Nonostante abbia trovato un documento con un parere vincolante che imponeva al Comune lo smaltimento nel febbraio del 2020 ancora nulla era stato fatto. Così anche in quel caso sono intervenuto chiedendo conto e l’amianto è stato rimosso”.

Zanoli: “Ora puntiamo a un altro ecomostro”

L’impegno di Zanoli non finisce qui: “Ora stiamo lavorando ad un altro ecomostro che abbiamo messo in sicurezza nel 2020. Dalle foto della valutazione del 2019 fu evidente che l’amianto andava bonificato almeno per le lastre sopra al tetto. Invece il tecnico considerò lo stato del materiale ‘non pessimo’ e non ha dato l’ordine di tirar via almeno le lastre sparse. Ci stiamo lavorando e dopo due ordinanze contingibili urgenti almeno quelle sono state asportate. Sono oltre 4mila mq di amianto”.

San Cesario, la nuova mappatura

Durante il convegno “#Amianto: dalla prevenzione primaria al risarcimento delle vittime”, è stata presentata la mappatura aggiornata del Comune realizzata con i droni dalla Aerodron.

“La situazione amianto sul territorio è varia: ci sono le stalle degli animali, ancora la cartiera, alcune segherie, dei frigo da frutta. Le aree industriali sono ancora piene di amianto. Si stimano ancora 100mila mq da bonificare. Il nostro lavoro non è finito, ma devo ringraziare l’Ona perché ci ha permesso di salvare tante vite umane. Ora dobbiamo lavorare – ha concluso Zanoli – anche per eliminare l’amianto dalle tubature dell’acqua e far valere quel principio di precauzione che ci differenzia da tanti altri Paesi del mondo”.

Tavola di smeraldo di Thoth: misteri del testo esoterico

tavola di smeraldo
tavola di smeraldo

La tavola di smeraldo di Thoth è un registro dei testi esoterici lasciati da Ermete Trismegisto. Essa contiene presumibilmente i segreti dell’alchimia e la ricetta della pietra filosofale, artefatti in grado di garantire la vita eterna.

Tavola di smeraldo: un testo leggendario

Tavola di smeraldo o Tabula Smaragdina. Secondo l’egittologo Armando Mei, nel leggendario testo, il dio Thoth «ha diviso le sue conoscenze in 42 lastre di smeraldo, codificando i grandi principi scientifici che governano l’Universo». 

Dopo la caduta degli dei – narra la leggenda – le tavolette ermetiche furono abilmente nascoste in modo che nessun essere umano potesse trovarle. Solo Thoth, al suo ritorno a quella dimensione, fu in grado di recuperare il misterioso libro.

L’opera, a lungo legata all’ermeticismo, ebbe un grande riscontro durante il periodo medievale e rinascimentale e rimane oggetto di molte opere di finzione: romanzi, leggende e film.

Nel XIX e XX secolo, divenne uno dei testi chiave per esoteristi e occultisti.

Tavola di smeraldo di Thot. Primo mistero: l’autore 

La rivendicazione riguardante la paternità fu fatta per la prima volta intorno al 150-215 d.C. dal padre della chiesa, Clemente di Alessandria. L’autore sarebbe Ermete Trismegisto, o il Tre volte più grande, un personaggio leggendario di età pre-classica, venerato come maestro di sapienza e tradizionalmente ritenuto l’autore del Corpus Hermeticum. A lui si attribuisce la a fondazione della corrente filosofica nota come ermetismo.

Quanto al nome tris-megistos, (trizmeˈʤisto), derivava dalla convinzione che fosse venuto al mondo tre volte: come dio egiziano Thoth, come dio greco Hermes, e poi come Ermete, l’uomo scriba vissuto migliaia di anni nel passato. Piccola curiosità: il filosofo Eraclito (Efeso535 a.C. – Efeso475 a.C.) rivendicava di essere una reincarnazione di Ermete-Thoth.

Altre presunte paternità del testo e misteri

Un’altra leggenda suggerisce che, a scrivere le istruzioni criptiche, fosse stato il terzo figlio di Adamo ed Eva, Seth

Altri ancora credevano che la tavoletta fosse una volta tenuta all’interno dell‘Arca dell’Alleanza. C’è chi ritiene infine che la tavoletta di smeraldo sia riferisca alla leggendaria città di Atlantide.

In effetti Thoth era soprannnominato “l’atlantideo”.

La tavola di Thoth: il Dio egiziano della scrittura

Ma chi era Thoth e perché è così importante il suo testo?

Thoth era il dio della scrittura e della conoscenza.

A lui si attribuiscono l’invenzione dei geroglifici e la paternità di trattati magici sull’aldilà, i cieli e la terra. Per tali ragioni, era considerato lo scriba degli dei e il patrono di tutte le arti.

Adorato nel periodo pre-dinastico intorno al 5.000 a.C., e durante il periodo ellenistico (332-30 a.C.) i greci lo equipararono al loro dio messaggero Ermes. 

L’iconografia lo rappresenta in forma umana, con la testa dell’uccello acquatico ibis. Per tali caratteristiche era anche conosciuto con il nome Djehuty, che significa appunto «colui che è come l’ibis».

La tavola di smeraldo, secondo mistero: il materiale 

La leggenda narra che Ermete abbia scolpito la tavoletta in pietra verde o addirittura smeraldo, con la punta di un diamante, e che sia indistruttibile. C’è chi ritiene sia stata nascosta intorno al 500-700 d.C, in una tomba scavata sotto la statua di Hermes a Tyana, in Turchia e che sia serrata nelle mani del cadavere dello stesso Hermes Trismegisto. Un altro mito dice che a scoprirla e nasconderla fu Alessandro Magno

La tavola di smeraldo, terzo mistero: è davvero esistita?

In realtà, la versione l’originale non è mai venuta alla luce. Alcuni dicono che il testo sia bruciato durante l’incendio della Biblioteca di Alessandria.

Sia gli studiosi sia i traduttori hanno lavorato con presunte trascrizioni della tavoletta, invece dell’originale. Per questo motivo, molti credono che l’opera sia solo una leggenda e potrebbe non essere mai esistita.

Secondo gli esperti, la sua prima versione proveniva da un trattato sulla filosofia naturale noto come Kitab sirr al-haliqi Il Libro del Segreto della Creazione e l’Arte della Natura, attribuito a Jabir ibn Hayyan. Si trattava di un’opera araba scritta nell’VIII secolo d.C. e attribuita falsamente al filosofo greco Balinas o Pseudo-Apollonio di Tyana, ma molti credono che il vero autore fosse un misterioso personaggio che la scrisse durante il regno del califfo al-Maʾmūn intorno all’813-833 d.C. 

Torniamo alla tavola. Anche se non ci sono prove sulla sua reale esistenza, ciò che è certo è che ha sicuramente influenzato studiosi e appassionati di esoterismo ed ermetismo di ogni epoca e luogo. 

Cosa c’è scritto sulla misteriosa tavoletta esoterica?

La tavola riporta dieci proposizioni.

1° E’ vero, è vero senza errore, è certo e verissimo.

2° Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.

3° Come tutte le cose sono sempre state e venute dall’Uno, così tutte le cose sono nate per adattamento di questa cosa unica.

4° Il Sole ne è il Padre, la Luna è la Madre, il Vento l’ha portato nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice. Il Padre di tutto, il Telesma di tutto il Mondo è qui; la sua potenza è illimitata se viene convertita in Terra.

5° Tu separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente, con grande industria. E rimonta dalla Terra al Cielo, subito ridiscende in Terra, e raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori.

6° Tu avrai con questo mezzo tutta la Gloria del Mondo, epperciò ogni oscurità andrà lungi da te. E’ la forza forte di ogni forza, perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.

7° E’ in questo modo che il Mondo fu creato.

8° Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti, il cui mezzo si trova qui indicato. 

9° E’ per questo motivo che io venni chiamato Ermete Trismegisto, perché possiedo le tre parti della filosofia del Mondo.

10° Ciò che ho detto dell’operazione del Sole è perfetto e completo.

Significato del testo?

La leggenda narra che il testo della tavoletta conterrebbe la chiave della Pietra Filosofale, in grado di curare le malattie, portare cambiamenti spirituali, prolungare la vita e persino concedere l’immortalità. Riporterebbe inoltre le sette fasi della trasformazione alchemica: calcinazione, dissoluzione, separazione, congiunzione, fermentazione, distillazione e coagulazione. Tutti procedimenti che, oltre all’immortalità, promettono di trasmutare alcune sostanze in oro e argento.

Nella tavola potrebbe esserci anche la risposta su chi abbia davvero costruito le piramidi di Giza.

Ad ogni modo, l’interpretazione del testo non è una questione semplice, anche perché è sostanzialmente un testo esoterico.

Isaac Newton e la tavoletta smeraldo

La tavoletta catturò anche l’attenzione dello scienziato e alchimista inglese Isaac Newton, che si cimentò persino nella sua traduzione. Pare che il fisico, abbia trascorso trent’anni per scoprire la formula della Pietra Filosofale, come evidenziato dai suoi articoli.

Alcuni studiosi ritengono che la tavoletta abbia influenzato i suoi principi della fisica moderna, comprese le leggi del movimento e la teoria della gravità universale.

Questi ultimi sarebbero infatti descritti nel capolavoro esoterico, soprattutto quando si dice che la forza è soprattutto forza, e che penetra ogni cosa solida. 

Ad ogni modo, anche la chimica moderna e la scienza deriverebbero dall’applicazione dei principi alchemici. Dall’arabo al-kimiya pietra filosofale, collegabile al greco chymeia mescolanza di liquidi – stessa radice di “chimica”.

Tutto il resto continua ad essere un mistero!

Guglielmo Giovanelli Marconi: “Mio nonno insegna a non arrendersi”

Guglielmo Giovanelli Marconi
L'avvocato Ezio Bonanni (a sinistra), con il principe Guglielmo Giovanelli Marconi

Il professor Guglielmo Giovanelli Marconi è stato uno degli ospiti più illustri del “Premio eccellenza italiana” organizzato dal giornalista Massimo Lucidi. In quella sede, ha preparato per i presenti un piccolo resoconto storico di quella che fu la vita del nonno, il premio Nobel per la fisica Guglielmo Marconi. Un intervento interessante e a tratti divertente, intimo e allo stesso tempo completo di una figura conosciuta in tutto il mondo, con aspetti meno noti che possono far riflettere.

Il principe Marconi è discendente della famiglia Alighieri e nipote come abbiamo detto di Guglielmo Marconi, figlio di Elettra Marconi e di Carlo Giovanelli. È professore e direttore di Scienze Umanistiche dell’Università popolare Meier. Autore del programma tv “Il cenacolo delle vie della tradizione”, dal 2019 è presidente della sezione Lazio dell’Istituto Italiano dei Castelli. Il Giornale dell’Amianto ha raggiunto dopo l’evento il professor Giovannelli Marconi per un’intervista ricca di nuovi spunti di riflessione.

Marconi, il primo caso di inventore – imprenditore

Suo nonno ha inventato la radio, ma sembra lei non abbia account social? Come mai? Cosa pensa delle nuove tecnologie e soprattutto dell’uso che se ne fa?

Guglielmo Giovanelli Marconi: “Per quanto riguarda mio nonno ci troviamo di fronte a primo caso di inventore imprenditore. Di solito gli inventori sono solitari e appassionati di uno o più argomenti scientifici e non attenti alla commercializzazione. Lui, invece, aveva già in mente come diffondere la sua idea.

A 23 anni lasciò l’Italia perché non fu creduto. In realtà, aveva già sperimentato il primo segnale radio che riuscì a far viaggiare per 2 chilometri dal granaio della villa di Sasso, che oggi si chiama Sasso Marconi.

Marconi offrì la sua invenzione al Ministero delle Poste e Telegrafi di Roma ma fu rifiutata. Il funzionario delle Poste, La Marca, scrisse che Marconi ‘andrebbe rinchiuso alla Lungara’, un manicomio criminale che si trovava a Roma.

Il 12 Febbraio 1896 partì con sua madre, che aveva subito compreso l’importanza della scoperta, per Londra, dove sarebbe stato più facile trovare i capitali necessari per lo sviluppo dell’invenzione e per proteggerla con regolari brevetti. Nella capitale inglese, William Prece, ingegnere Capo del Post Office, offrì al giovane italiano pieno sostegno. Qui mio nonno brevettò la sua invenzione.

Nel 1897 fondò la prima compagnia di comunicazione mondiale, la Marconi Wireless Telegraph Company. Aprì diverse filiali in altri Paesi e così finanziò anche le altre invenzioni: la navigazione cieca, antecedente del radar, per esempio. Marconi padre spirituale e nobile anche dei satelliti”.

“Per quanto riguarda gli account – ha continuato il professore – sono legato al vintage. L’apparecchio con cui le parlo è un Nokia vecchio modello di circa 15 anni fa. Può fare anche piccole foto e mi avvalgo della e-mail. Mia moglie, invece, che ha 20 anni meno di me, è più moderna”.

Le nuove tecnologie “limitano” la comunicazione

“Per quanto riguarda l’uso delle nuove tecnologie – ha risposto quindi alla domanda – devo dire che rispetto tutte le idee, ma che penso ci voglia un limite. L’eccesso di questa comunicazione digitale, ritengo, ha limitato la comunicazione umana. Quando vado al ristorante mi accorgo che in tanti tavoli le persone neanche si parlano.

È chiaro che se si è a distanza le nuove tecnologie sono importantissime, ma sacrificare la parte umana e dedicare quasi 24 ore al giorno ai social intacca anche la libertà e la democrazia. Se non ti senti, non ti tocchi, non ti vedi, non puoi capire l’altro e si creano distanze. Sono quindi per una regolamentazione dei grossi gruppi, soprattutto, che hanno stravolto le libertà individuarli”.

Anche durante il Premio Eccellenza Italiana ha ricordato la figura di suo nonno. Cosa pensa che possa insegnare alle nuove generazioni?

“Come persona il messaggio che ha lasciato ai giovani è quello di non arrendersi mai davanti alle prime sconfitte della vita. La sua prima trasmissione radio fu una sconfitta, non fu creduto”.

Guglielmo Giovanelli Marconi: “Nonno bocciato sei volte all’esame di fisica”

Il professore ha poi proseguito il suo intervento: “Nemmeno all’Università di Bologna, all’esame di fisica, dove riuscirono a bocciarlo sei volte. Non riuscì mai a completare gli studi universitari. Soltanto dopo tanti anni ottenne diverse lauree ad honorem, ma dopo che riuscì a dimostrare la veridicità della scoperta.

È stato un 21enne bocciato sei volte in fisica che divenne il primo italiano, nel 1809, a ricevere il premio Nobel per la Fisica. A soli 35 anni”.

Il titolo nobiliare è qualcosa che attualmente potrebbe sembrare ridondante. Lei ci tiene molto? Cos’è per lei la nobiltà?

“In realtà in Italia il titolo nobiliare non è più riconosciuto dal 1948. Il titolo a cui tengo è quello di professore, come docente di Storia contemporanea, è quello per cui ho lavorato. La mia famiglia paterna ha portato il titolo nobiliare fino al 1948 e la considero una questione di rispetto storico”.

Oggi il mondo sembra trovarsi a un passo da due catastrofi. Da un lato la guerra nucleare, dall’altro l’impossibilità di fermare il cambiamento climatico. Entrambi potrebbero portare a drammatiche conseguenze.

“Spero che la pace prevalga. Ritengo che la comunicazione usata per questi scopi, vale a dire per far trasparire la verità, sia necessaria. Sulla libera e democratica informazione i social li trovo fondamentali.

Relativamente all’ambiente dobbiamo impegnarci tutti, per quanto ci concerne, per la tutela del nostro Pianeta. Anche la battaglia all’amianto la ritengo fondamentale, troppe persone si sono ammalate e sono decedute a causa dell’utilizzo di questo minerale”, ha così concluso.

“Fair play for peace” intona l’inno della pace

Fair play for peace
donna che pratica yoga sul bagnoasciuga al tramonto

Il 3 e 4 novembre, l’European Fair Play Movement (EFPM), con il Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CNIFP) e il sostegno di FUJIFILM, dà appuntamento a Roma per il “Fair play for peace”. Si terrà, infatti, uno storico evento in occasione del 65esimo anniversario della Firma del Trattato di Roma. Quando di fatto nacque l’Europa Comunitaria, per volontà dei padri nobili guidati da Robert Schuman.

L’EFPM, presieduto dal belga Philippe Housiaux, olimpionico e leader nel campo della comunicazione, promuove dal 1994 i valori shakespeariani. Sono quelli propri del fair play, essenziali per l’etica dello sport. Così come per la qualità della vita nella società civile e mai come adesso propedeutici per il sentimento di pace.

Per questo, i 42 Paesi che fanno capo a EFPM convergeranno con i loro rappresentanti nella Città Eterna. Qui daranno vita ad una due giorni straordinaria piena di contenuti, non soltanto dal forte valore simbolico.

“Fair play for peace”, la EFPM Awards Ceremony

Infatti, il pomeriggio di giovedì 3, alle 15, nel Salone d’Onore del CONI, al Foro Italico, avrà luogo la “EFPM Awards Ceremony”, che conferirà alcuni importanti riconoscimenti a prestigiosi esponenti espressione degli oltre 40 Paesi del movimento internazionale.

La sera di giovedì 3, l’attenzione si sposterà poi allo Stadio di Domiziano, l’underground nobile di Piazza Navona, ovvero la sua matrice. In quello che fu e rimane l’impianto sportivo moderno più antico del mondo, in travertino e laterizi. Ornato da decine di statue, dedicato all’atletica e capace di trentamila posti a sedere.

Il progetto per la transizione etica

Lì, in quella straordinaria sede, dove si celebrarono i Giochi Agonali in onore di Giove Capitolino, si incontreranno le esperienze e le culture fondative del Progetto per la Transizione Etica. E’ questa la necessaria premessa ad ogni altra forma di transizione, comprese quella Ecologica e quella Digitale che sono protagoniste del PNRR.

Nel Galà, che avrà inizio alle 19.30, verranno presentate nuove iniziative come il FAIR PLAY GARDEN e il FAIR PLAY MANAGER. Destinate a rendere concreti gli intenti destinati al tema della sostenibilità. Ci sarà la performance di danza ed arti marziali, la Kungfusion proposta dai danzatori della Move, con la coreografia di Andrè Delaroche. Il tutto con il sostegno di Associazione di Cultura e Sport Libero (ACSI) e le “eccellenze” di IN VINO LAURETUM (Loreto Aprutino – Comune Fair Play),

Venerdì 4 novembre alle 9.30, invece, nella storica cornice di Piazza del Campidoglio, nella Protomoteca e in Villa Caffarelli, con la suggestiva rappresentazione rinascimentale del Gruppo Storico della Città di Giove – si terrà la Cerimonia di “FAIR PLAY FOR PEACE”. Interverranno il Presidente di Unipax, Orazio Parisotto, il Sociologo CNIFP Rino Testa e il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA, l’avvocato Ezio Bonanni. Concluderà l’evento il Presidente di EFPM, Philippe Housiaux, che annuncerà le motivazioni e il nome del destinatario dell’AWARD. Questo avrà un valore simbolico assoluto e che andrà a conferire un significato del tutto particolare alla “ROME CHARTER FOR THE ETHICAL TRANSITION”. Documento sottoscritto dai rappresentanti dei Paesi aderenti a EFPM.

“Fair play for peace”, grande attesa per il vincitore

Alla figura del FAIR PLAY FOR PEACE AWARD, che verrà annunciata direttamente in Campidoglio dal Presidente Housiaux, verrà dedicata la massima attenzione mediatica tra le 11.30 e le 12. Grande riserbo sul prestigiosissimo nome riportato nella scaletta.

“Gender equality in sport”, il congresso scientifico

Infine, e non ultimo, il Congresso Scientifico di altissimo profilo, “Gender equality in sport”, che inizierà sempre nella Sala della Protomoteca alle 13 e che vedrà impegnate figure strategiche dello sport e del mondo accademico su di un tema anch’esso di assoluta attualità.

Oltre tutte le figure istituzionali di riferimento, come il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il Presidente di Sport e Salute, avv. Vito Cozzoli, è particolarmente atteso il nuovo Ministro dello Sport, Andrea Abodi.