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Cura mesotelioma, Lovadina: “Puntare su diverse terapie”

Stefano Lovandina, medico con la mascherina e la bandana
Stefano Lovandina, medico con la mascherina e la bandana

Stefano Lovadina, dirigente medico SC Chirurgia Toracica ASUGI (Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina), ha partecipato all’ultimo convegno dell’Osservatorio nazionale amianto organizzato a Trieste. Durante il suo intervento ha parlato della cura del mesotelioma e di come affrontare questo tumore.

Cura mesotelioma: “Seguire le linee guida”

“Da tempo sappiamo che è una malattia severa, – ha specificato al convegno – di difficile guarigione, dobbiamo puntare quindi su più terapie per avere più chance, più probabilità di sopravvivere. Molto importante per i medici è seguire le linee guida con l’obiettivo di allinearsi all’evidenza scientifica e non alle proprie credenze”.

Allora cosa si sente di dire, gli chiediamo dopo averlo raggiunto al telefono, a chi viene colpito dal mesotelioma?

Lovadina: “C’è la possibilità di combattere”

“Che c’è comunque la possibilità di poter combattere per poter vivere meglio. La ricerca fa più fatica perché si tratta di una patologia rara e quindi fa passi avanti meno facilmente. Fondi ce ne sono pochi, ma anche se cerchiamo nella ricerca farmaceutica si fa meno rispetto ad altre neoplasie. Inoltre ci potrebbero essere in futuro sempre meno casi, e a questo punto potrebbe essere un investimento a perdere.

Per chi purtroppo viene colpito dal mesotelioma consiglio di rivolgersi a un gruppo che conosce il tipo di patologia. Ai centri che hanno esperienza con questo tipo di malattia. Sto parlando sicuramente dei centri di alto volume, che si trovano nelle grandi città e poi quelli come in Friuli Venezia Giulia, di Casale Monferrato per esempio, che hanno un’esperienza tristemente riconosciuta per il numero elevato dei casi trattati”.

Diagnosi mesotelioma, solo con toracoscopia

Durante l’incontro a Trieste Lovadina aveva anche spiegato come non si può fare ancora una diagnosi con analisi del sangue, ci sono delle possibilità ma non hanno validità diagnostica, né legale. Quindi la diagnosi può esserci soltanto dopo la toracoscopia con biopsie multiple. A quel punto si può capire se di tratta di mesotelioma certo oppure di un mesotelioma legato ad altri tipi di neoplasie non correlate con l’amianto. Sono casi molto rari, ma con questi pazienti si possono usare dei farmaci molto efficaci, a bersaglio molecolare, direi miracoloso, ma solo per lo 0,6% dei casi.

“Quando c’è sospetto di diagnosi di mesotelioma alla tac – aveva continuato il dirigente – se è epitelioide allo stadio precoce si può optare per la chirurgia o altre cure. Al IV stadio, invece, non è prevista la chirurgia che non ha alcuno spazio.

Cura mesotelioma, immunoterapia e chirurgia

La terapia medica non è variata molto negli anni, recentemente si aggiunge l’immunoterapia, che toglie il freno al sistema immunitario per poter attaccare il tumore.

Per quanto riguarda la chirurgia, nella maggior parte dei centri è prevista la pleurectomia, che però i centri internazionali stanno abbandonando. Troppi sono gli effetti collaterali. Si sceglie, invece, la pleurectomia decorticazione, che elimina solo la pleura lasciando in sede il polmone con l’asportazione di più pleura possibile e del diaframma e del pericardio se coinvolti”.

Ha detto che la diagnosi precoce non è possibile per il mesotelioma. Sarebbe utile l’assistenza sanitaria almeno per tutti i lavoratori esposti ad amianto?

“È un discorso dibattuto. Ora si punta all’assistenza sanitaria con la tac non tanto per ricercare il mesotelioma, ma quanto il tumore del polmone che può essere riconosciuto presto. Per ogni mesotelioma l’amianto provoca almeno 3 tumori del polmone. Sono più frequenti e hanno una curabilità maggiore se scoperti in tempo. Il rapporto costo beneficio è favorevole, per questo si tende a ricercare il tumore del polmone piuttosto che il mesotelioma. Anche perché il tumore della pleura quando è in fase iniziale non si riesce a vedere né con la Tac né con la Pet. Non si riesce a fare uno screening, altri sistemi oggi hanno ancora, purtroppo, molti falsi positivi o negativi”.

Un altro importante concetto che ha voluto condividere al convegno è che quando il paziente non è più curabile non deve essere abbandonato. “Ci sono modi e consigli utili – ha detto – per limitare il dolore e per alleviare la difficoltà di respirazione”. Allora a chi si può rivolgere il paziente e la sua famiglia per riuscire ad avere questo tipo di assistenza?

Cura mesotelioma, rafforzare assistenza domiciliare

“Ogni regione è organizzata in maniera diversa e le cure domiciliari afferenti al territorio hanno un ruolo importante per il paziente e la sua famiglia. Per questo le regioni nelle quali è carente dovrebbero cercare di migliorare questo servizio. Di solito viene attivato dal medico di famiglia o dall’oncologo. È necessario quindi implementare l’assistenza domiciliare e gli hospice”.

Cosa può fare la ricerca?

“Sul mesotelioma c’è uno studio multicentrico nazionale in corso, al quale partecipa anche ASUGI. Lo studio è su pazienti che non hanno problemi dopo l’intervento e non presentano un residuo di malattia. Si chiama AtezoMeso. Vuole verificare se per i pazienti trattati dopo l’intervento con questo nuovo farmaco chemioterapico aumenti la sopravvivenza.

Certo è che in generale la ricerca sul cancro ha bisogno di più finanziamenti e di reclutare più pazienti. Molti, infatti, seguono i percorsi tradizionali e non vengono arruolati in studi sperimentali, per vari motivi”.

A causare il mesotelioma, così come tanti altri tipi di tumori e patologie, è l’amianto. Un minerale utilizzato dalle aziende perché ha ottime caratteristiche. Purtroppo, però, è cancerogeno e ha un tempo di latenza molto lungo, per cui la malattia può manifestarsi anche decenni dopo l’esposizione.

Secondo stime dell’Ona le vittime di amianto arrivano a 7mila l’anno, come specifica l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Ona, nel suo: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’osservatorio da anni assiste le vittime e le loro famiglie con un’assistenza legale gratuita. Mira anche alla bonifica di oltre un milione di siti contaminati e alla realizzazione di una mappatura accurata e sempre aggiornata. Per questo ha creato la App dove è possibile segnalare i luoghi in cui sono presenti materiali contenenti asbesto.

Nu-Shu: il linguaggio segreto delle donne cinesi

nu-shu, donna cinese, linguaggio segreto
nu-shu, donna cinese, linguaggio segreto

Nu-Shu – letteralmente “linguaggio delle donne”, è una forma di scrittura e di linguaggio “segreto” delle donne cinesi, nato per sfidare le leggi patriarcali.

Origini e caratteristiche del Nu-Shu

Il Nu-Shu (女书 ) è nato nella contea di Jiangyong, nella provincia di Hunan, in Cina meridionale fra il 1700 e il 1800.

Conta circa 1000/1500 caratteri romboidali, obliqui, definiti “femminili”, ad ognuno dei quali corrisponde a un suono, non un significato. Questo si può solo dedurre dal contesto.

Si parla di linguaggio femminile, proprio perché i suoi ideogrammi sono diversi da quelli della scrittura cinese tradizionale, logografica, con caratteri che rappresentano parole e significati ben precisi.

Anche se le sue origini sono tuttora incerte, la leggenda narra l’ideatrice di questa forma di scrittura e di linguaggio fu una donna molto intelligente e affascinante.

Vissuta alla fine dell’XI sec., divenne una delle concubine dell’Imperatore. A Corte tuttavia viveva in completo isolamento. 

Piccola precisazione: all’epoca, le ragazze della società patriarcale Yao non potevano frequentare la scuola, non conoscevano i “caratteri maschili”, della scrittura tradizionale.

Dal momento che le donne sposate interrompevano ogni contatto con i parenti, la bella concubina escogitò pertanto un sistema “criptico”, attraverso cui comunicare con le componenti femminili della sua famiglia. 

Da allora, le “sorelle giurate” della Regione, lo utilizzarono per creare una sorta di “universo parallelo” in cui trovare rifugio, conforto, comprensione o anche solo per sfogare il proprio dolore.

Il Nu-Shu divenne così una chiara risposta alla società patriarcale dell’epoca, che poneva le donne in uno stato di sottomissione.

Un fenomeno culturale non solo linguistico

Il Nu-Shu non è solo un interessante fenomeno linguistico ma anche culturale. 

La sua storia, i racconti legati a questa cultura rappresentano infatti uno spaccato molto affascinante della tradizione locale.

Una lingua cantata e universale 

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, ogni carattere del Nu-Shu corrisponde a un suono. 

Da qui, la domanda spontanea: che rapporto esiste fra melodia e scrittura?

Il Nu-shu, è una lingua con dei propri caratteri, ma i canti sono il vettore principale della lingua. 

Essi sono esclusivamente tramandati, non scritti e solo le donne del posto conoscono le melodie originali.

Quelle intonate oggi sono le stesse del passato e non vengono creati nuovi canti, dal momento che esprimono concetti universali.

Uno di essi parla ad esempio dell’ “improvvisamente scoppiò una malattia che coinvolge l’umanità”.

Frase quanto mai profetica e universale!

Una lingua sopravvissuta a Mao

Con la “Rivoluzione culturale lanciata nel 1966 da Mao Zedong (noto come Mao-Tse-Tung), il Nu-Shu visse un momento di stop. 

La Guardia Rossa pensava inizialmente che fosse un codice utilizzato per lo spionaggio anti-imperialista. Dopo aver appreso che si trattava di una lingua femminile segreta, numerose lettere, tessuti, ricami e altri manufatti furono distrutti e alle donne fu proibito di praticare le usanze Nu-Shu. Di conseguenza, la lingua cessò di essere tramandata attraverso sorelle giurate

Fortunatamente, a metà degli anni ’90, grazie al lavoro di molti studiosi, questo fenomeno è stato riscoperto ed è rinato.

Le eredi del Nu-Shu

Il 20 settembre 2004, morì Yang Huanyi, l’ultima abile utilizzatrice della lingua.

Successivamente nacquero le “eredi del “Nu-Shu”. A loro va il merito di mantenere vivo il focolaio di questa tradizione. Ne tramandano i canti, la lingua e organizzano festival che ne celebrano la nascita, anche se non la utilizzano nel lessico quotidiano.

Riconoscimenti e privilegi per gli eredi del Nu-Shu

Chi possiede il titolo di “erede del Nu-Shu”, ha un riconoscimento economico. 

Nel 1995, il Nu-Shu ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’umanità tra le lingue a rischio di estinzione.

La lingua è attualmente inclusa nello standard Unicode (sistema di codifica universale dei caratteri) da giugno 2017.

La Fondazione Ford ha concesso 209.000 dollari per costruire un Museo Nu-Shu che ospita manufatti come: registrazioni audio, manoscritti e articoli, alcuni dei quali risalgono a più di 100 anni fa. 

L’investimento di Hong Kong SAR viene utilizzato anche per costruire infrastrutture in potenziali siti turistici nell’Hunan e alcune scuole della zona hanno iniziato l’insegnamento della lingua.

Una lingua scritta sulla stoffa 

Molti tessuti, quali: ventagli, federe, fazzoletti, vestiti cinture, stoffe, coperte ecc; riportano caratteri scritti in Nu-Shu. 

Il ventaglio segreto”, film del 2011 diretto da Wayne Wang, basato sul romanzo “Fiore di Neve e il ventaglio segreto” di Lisa See, sembrerebbe alludere a questa tradizione.

Sicuramente il film, ma anche il libro si basano sulla cultura del Nu-Shu. Ci sono tuttavia molti elementi inventati, che non corrispondo alla verità del fenomeno.

E’ una lingua segreta? 

Riguardo alla segretezza della lingua, occorre fare una specifica molto importante. Il Nu-Shu era ed è una lingua “segreta”, solo in quanto il suo significato era noto esclusivamente alle donne, non perché se ne ignorasse l’esistenza.

Gli uomini sapevano che le loro donne comunicavano attraverso un linguaggio tutto loro, ma semplicemente non se ne interessavano.

Questo perché si sentivano superiori rispetto al “gentil sesso” e a ogni forma di espressione femminile.

Oggi molto uomini si interessano al Nu-Shu, tanto che il primo dizionario (anno 2000) è stato realizzato dal Capo di partito del distretto: un uomo. 

Fonti 

Zhao Liming, Il leggendario Nüshu – La scrittura creata dalle donne per le donne (CSA editrice, a cura di Giulia Falcini, pagg. 254, euro 19,90)

Giulia Falcini, Il nüshu. La scrittura che diede voce alle donne (CSA editrice, pagg. 152, euro 19,90)

Intervista a Debora Serracchiani: “Manovra di bilancio iniqua”

Il giudice di Cassazione Nicola De Marinis, l'on. Debora Serracchiani e il presidente Ona, l'avvocato Ezio Bonanni
Il giudice di Cassazione Nicola De Marinis, l'on. Debora Serracchiani e il presidente Ona, l'avvocato Ezio Bonanni

Debora Serracchiani, presidente del gruppo Pd alla Camera. Qualche giorno fa ha partecipato al convegno organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto: “Amianto a Trieste: profili sanitari e risarcitori”. È stata presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e conosce bene il fenomeno che fa ancora migliaia di vittime l’anno in Italia, come confermato dal VII Rapporto ReNaM.

Cos’è stato fatto in Fvg per arginare il problema? La regione può essere presa ad esempio nella sua azione di lotta all’amianto anche nel resto della Penisola?

“Noi abbiamo realizzato il Centro regionale unico di riferimento per l’amianto (Crua), presso l’ospedale di Monfalcone, nel cuore delle vicende amianto, in particolare per la cantieristica navale. È molto importante perché i pazienti hanno un punto di riferimento regionale, una tessera con cui possono accedere alle prestazioni sanitarie e agli accertamenti più importanti. Essendo un centro regionale ha un’esperienza radicata, per esempio il Dott. Barbina da anni si occupa di ambiente, sicurezza sul lavoro, e degli effetti drammatici dell’amianto, hanno un luogo in cui possono essere seguiti con grande attenzione.

“Rafforzare il centro regionale amianto”

Negli ultimi anni purtroppo non ha continuato a crescere – ha continuato Serracchiani – andrebbe rafforzato con professionisti e luoghi adatti alle persone. Anche perché sappiamo che le patologie asbesto correlate possono manifestarsi anche dopo decenni, possono colpire anche i familiari e quindi è necessario un rafforzamento. L’incontro a Trieste (voluto dal presidene dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ndr), è stato proprio lo spunto per appellarmi alla Regione in questo senso”.

Passiamo alla politica internazionale subito, visto che la minaccia guerra incombe sempre di più sull’Europa. Come si sta muovendo il Governo e cosa dobbiamo aspettarci?

“Intanto va condannata dal nostro governo l’aggressione della Russia all’Ucraina, lo abbiamo fatto e continueremo a farlo. La posizione dell’Italia non può cambiare ed infatti è stata riconfermata anche dalla Meloni. Si va avanti fornendo l’assistenza necessaria, ma anche trovando il modo di facilitare le trattative che possano determinare il cessate il fuoco e il rispetto delle condizioni non solo dell’Ucraina, ma di tutta quell’area”.

A due mesi dalle elezioni le chiedo un giudizio sul governo Meloni.

“Il giudizio lo posso dare – ha detto il presidente del gruppo Partito democratico alla Camera – sulla base della manovra di bilancio appena varata.

Serracchiani: “Manovra di bilancio sbagliata e iniqua”

La riteniamo sbagliata e iniqua. Si fa cassa sulle pensioni degli operai. Non solo non viene abolita la legge Fornero, ma per fare la quota 103, con 62 anni d’età e 41 di contributi, i soldi verranno presi agli operai che hanno una pensione di 1500 euro netti. Si tratta di operai specializzati, che hanno lavorato tutta una vita, che hanno sostenuto turni massacranti, ai quali verrà decurtata la rivalutazione, oltre 1000 euro l’anno.

“Cancellato reddito di cittadinanza senza trovare alternative”

Iniquo anche il fatto di cancellare il reddito di cittadinanza per chi ha ancora bisogno, senza prevedere misure alternative e senza politiche attive del lavoro. Il governo non è riuscito ad alzare gli stipendi, tagliando il cuneo fiscale. Le risorse, invece di accontentare un po’ tutti i partiti dando qualcosa di meno di quanto chiesto in campagna elettorale (una piccola flax tax, un piccolo condono per esempio), dovevano confluire interamente sul cuneo fiscale per l’aumento degli stipendi. Non sono state mantenute neanche le promesse della campagna elettorale, come quella del disaccoppiamento dell’energia prodotta dal gas da quelle rinnovabili”.

Quali sono le priorità per il Paese e il Governo le sta affrontando?

“La priorità in questo momento è affrontare il caro energia: non basta il credito di imposta serve liquidità. Si riduce il Super bonus – ha spiegato – ma non si risponde alle richieste di famiglie imprese: non si scioglie il nodo dell’incagliamento del Super bonus relativo alla tipologia di lavori che vi rientrino o meno, e dall’altra parte il taglio del costo del lavoro. Vengono effettuati alcuni interventi chirurgici: Super bonus, pensioni, reddito di cittadinanza, ma non c’è il taglio del costo del lavoro e quota parte del lavoro autonomo”.

Più volte in passato ha aspramente criticato i vertici del Pd per essere distanti dagli elettori, dai cittadini. Anche questa volta è mancato il contatto?

“Sono state elezioni difficili, non siamo riusciti a tenere insieme la coalizione – ha ammesso Serracchiani – rispetto a una destra almeno all’apparenza più unita.

Serracchiani sul Pd: “Ci rigenereremo”

Abbiamo riconosciuto la sconfitta, ora andiamo avanti, affrontiamo il congresso e ci rigenereremo: questo è l’obiettivo che ci siamo posti. Dobbiamo riconquistare lo spazio politico cercando di recuperare categorie e fasce di popolazione ancora distanti come operai e fragili”.

Su cosa si concentrerà il Partito democratico?

“Sicuramente oltre a quanto già detto anche sulla proposta di legge dell’autonomia differenziata della Lega di Calderoli che rischia di dividere il Paese. Metterebbe in difficoltà le Regioni che fanno ancora fatica a spendere i soldi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), e che già hanno un gap, una distanza con l’Europa e una parte dell’Italia. Bisogna lavorare – ha concluso Debora Serracchiani – perché questo non accada”.

La proposta prevede un percorso di decentramento di diverse competenze, oggi attribuite alla potestà concorrente tra Stato e territorio. Tra queste: salute, lavoro, ambiente e istruzione. Non fissa i Lep: i livelli essenziali di prestazioni che dovrebbero essere rispettati in tutto il Paese per ogni materia. Anche per questo è al centro di  un acceso dibattito.

Doping, maxi sequestro dei Nas

doping, pasticche rosse e bianche barattolino
doping, pasticche rosse e bianche barattolino

Operazione dei carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione e sanità) contro il doping: sgominata una banda dedita al traffico illecito di sostanze. Sequestrati nelle scorse ore decine di migliaia di medicinali, anabolizzanti e stupefacenti in diverse province italiane e nella Repubblica di San Marino. L’operazione si è svolta in collaborazione con la locale Gendarmeria. Eseguite anche undici perquisizioni.

L’indagine è relativa ad un traffico illecito di sostanze anabolizzanti anche stupefacenti, coordinata dalla Procura della Repubblica di Rimini. Ad essere interessate dall’operazione, le province di Rimini, Roma, Pesaro Urbino, Asti, Vicenza, Monza Brianza, Verbano-Cusio Ossola e Genova.

Doping, un arresto per attentato alla salute pubblica

Nel corso dell’operazione, c’è stato anche un arresto. Ad essere fermato, nella Repubblica di San Marino, un uomo del posto. L’accusa è di “attentato alla salute pubblica mediante la fabbricazione, corruzione, adulterazione, messa in circolazione di sostanze alimentari o medicinali” (art. 242 codice penale della Repubblica di San Marino).

Nella disponibilità dell’uomo vi era infatti un magazzino di stoccaggio, in cui erano presenti grandi quantità di nandrolone, steroidi anabolizzanti, testosterone, ormone della crescita e altre varie tipologie di sostanze anabolizzanti; il valore complessivo delle sostanze sequestrate ammonta ad oltre due milioni di euro. Rinvenuti e posti sotto sequestro anche 300 mila euro in contanti, ritenuti il profitto dell’attività di vendita illecita.

Anche cinque italiani, destinatari delle perquisizioni, sono stati trovati in possesso di sostanze anabolizzanti e steroidi simili, “a riprova della vendita illegale anche al di fuori dei confini dello Stato sammarinese” – hanno sottolineato i carabinieri.

Traffico di sostanze tra Italia e Repubblica di San Marino

I carabinieri del Nas hanno scoperto l’esistenza di un traffico illecito di doping e sostanze anabolizzanti tra l’Italia e la Repubblica di San Marino, controllando le spedizioni postali.

Già in passato, infatti, c’erano stati dei sequestri. Due chili e mezzo di nandrolone erano stati rinvenuti in plichi di corrispondenza estera, diretti al gruppo criminale. E contestualmente al sequestro, c’era stato anche un arresto.

Riportano i carabinieri per la Tutela della salute che “Gli esiti investigativi hanno consentito di ricostruire la struttura illecita dotata di un ‘centro di comando’ attestato tra Rimini e la Repubblica di San Marino dedito all’importazione, produzione, stoccaggio e distribuzione in tutta Italia di sostanze dopanti e stupefacenti pericolose per la salute pubblica; con ramificazioni su tutto il territorio nazionale attraverso centri di distribuzione locale che operano in qualità di affiliati.

Le analisi chimico-tossicologiche esperite hanno evidenziato un ulteriore elemento di pericolosità riguardo alle sostanze poste in vendita, rappresentato sia dalla ricorrente realizzazione di miscelature tra più prodotti, sia dalla presenza di sostanze (come la sibutramina) bandite dal commercio poiché assai nocive e responsabili, in altre circostanze, di episodi di decessi, nonché di intossicazioni epatiche e renali“.

Caravaggio: il bene trionfa sempre sul male

Martirio di San Matteo, Caravaggio
Il Martirio di San Matteo, Caravaggio

La pittura di Caravaggio, genio controverso, amato e odiato allo stesso tempo, è ricca di riferimenti simbolici. Su tutti, campeggia l’eterna lotta manichea fra bene e male.

Caravaggio: genio e sregolatezza 

Nelle chiese di Roma si possono ammirare alcune delle tele più significative di uno dei geni più controversi della pittura, amato e odiato nello stesso tempo: Michelangelo Merisi. Noto come il “Caravaggio”, l’artista predilesse, quale “palcoscenico” della sua vita, la città dei Papi.

Qui, riuscì a imporsi grazie al il suo temperamento stravagante e alla sua pittura “maledetta” e ipnotica, alimentando il mito dell’eterno binomio “genio e sregolatezza”. 

Chi era Caravaggio?

Nato a Milano il 29 settembre 1571, ebbe quale suo primo maestro di pittura Simone Peterzano, seguace di Tiziano e Tintoretto.

Nel 1953 arrivò a Roma, dove visse uno dei suoi periodi di massimo successo.

Nella “Città eterna”, Caravaggio notò subito una certa discrepanza fra la povertà del quotidiano e la ricchezza di nobili e papato. Cosa che volle documentare attraverso l’arte.

Al suo arrivo, alloggiava a Palazzo Orsini, vicino alla statua di Pasquino, per il resto, pare che vivesse, almeno inizialmente, come un clochard

La svolta artistica di Caravaggio

A Roma ebbe la protezione di Costanza Sforza Colonna che gli presentò il Cardinale del Monte. Da qui iniziò la sua fortuna. Del Monte era infatti l’ambasciatore dei Medici a Roma, amante della cultura e dell’arte. 

Grazie a lui, Caravaggio andò a vivere a Palazzo Madama e iniziò a dipingere in una delle tante stanze del sontuoso edificio.

Successivamente, il cardinale chiese a Caravaggio di realizzare degli affreschi nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, nei pressi di Piazza Navona.

Il 28 novembre del 1600, il pittore malmenò e percosse con un bastone il nobile Girolamo Stampa da Montepulciano. 

In seguito a questo e altri episodi di risse, violenze e schiamazzi, venne arrestato e condotto presso le carceri di Tor di Nona.

Qui conobbe Giordano Bruno.

Tra i compagni di avventura, Orazio Gentileschi, padre di Ippazia.

A Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606, uccise per futili motivi Ranuccio Tommasoni da Terni. Lasciò dunque la Capitale nel 1606 per fuggire a Malta e morì sulle spiagge di Porto Ercole il 18 luglio 1610.

Un personaggio complicato nella vita e nell’arte

Caravaggio, nonostante fosse in costante attrito con la società in cui viveva, era in perfetta sintonia con il potere ecclesiastico, anche se stravolse completamente i canoni artistici dell’epoca.

Roma era dominata dal manierismo, che aveva un visione celebrativa dell’arte e in cui la Natura aveva un ruolo secondario. 

Caravaggio superò questa tendenza e rese la Natura la protagonista e vera maestra dell’arte. 

Non si trattava di una Natura idealizzata, bensì realistica, priva di orpelli abbellitivi. 

Nella sua concezione, anche l’uomo doveva essere “vero”, come vera era la venuta di Cristo. 

La cappella Contarelli di Roma 

Oggi esaminiamo la simbologia dell’eterna lotta fra bene e male, presente in una delle sue più celebri opere: il “Martirio di San Matteo”.

Il capolavoro si trova nell’ultima navata a sinistra della Chiesa di San Luigi dei Francesi.

Alla decorazione del luogo di culto contribuirono diversi artisti, tra cui Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (Arpino, 14 febbraio 1568 – Roma, 3 luglio 1640) che affrescò la volta, mentre Caravaggio si occupò della realizzazione delle due teli laterali.

Le novità: una tecnica estemporanea 

Di solito, le raffigurazioni laterali erano affreschi di piccole dimensioni, quelle di Caravaggio invece campeggiano per imponenza: tre metri in altezza e tre metri mezzo di larghezza. 

Piccola curiosità: non esistono bozzetti delle sue opere. C’è chi ritiene che il grande Maestro non volesse rendere note le varie fasi della realizzazione. Altri studiosi pensano invece che dipingesse andando a correggere direttamente la tela con le sue superbe pennellate.

A conferma di ciò, alcune indagini radiografiche.

Esse attestano infatti che nell’opera il “Martirio di San Matteo”, ci sono diversi “cambi di rotta”.

Soffermiamoci sul valore artisti e simbolico di questo capolavoro.

Il Martirio di San Matteo: la scena e la luce

L’opera è stata realizzata fra 1600-1601. Giordano Bruno era stato condannato per eresia e Cervantes aveva appena pubblicato Don Chisciotte

Ma veniamo alla scena. 

Essa è ambientata all’interno di una chiesa, l’immagine è a grandezza naturale e anche le figure sono naturalistiche. 

Sullo sfondo appaiono un altare, una vasca battesimale e un autoritratto dello stesso Caravaggio.

Mentre Matteo, in primo piano, battezza dei neofiti, un sicario lo uccide a colpi di spada. 

La luce al centro colpisce in parte la figura di Matteo e il braccio dell’Angelo. Investe completamente l’aguzzino. 

Quest’ultimo indossa un perizoma ed è vestito come gli altri personaggi battezzati dal Santo. 

Poi c’è un bambino che ha occhi senza pupille, perché non deve vedere la violenza. Può solo sentirla.

Le altre persone, in abiti seicenteschi (segno della mescolanza fra passato e presente) si ritraggono inorridite.

Geometria dell’opera 

La scena è organizzata in forma triangolare attorno a Matteo e all’assassino. Poi si sviluppa su una linea circolare, concentrica, a spirale, che partendo da Matteo avvolge il sicario e il bambino, i catecumeni, i padrini, e gli altri personaggi, fino a giungere all’Angelo sostenuto da una nuvola. 

La forma triangolare simboleggia la stabilità, in antitesi con la lotta tra bene e male. La spirale è dinamismo, movimento verso l’alto, il Divino. Le croci, date dalle gambe di assassino e vittima e dalle spade, formano angoli acuti. Essi simboleggiano l’aggressività, la morte.

Il giovane armato appare vittorioso, intento a sovrastare la vittima distesa ai suoi piedi.

La testa è avvolta da un tenia, una benda che veniva indossata dagli atleti dell’antica Grecia. Essa è simbolo della sua preponderante superiorità. Il corpo nudo è perfetto. Perché è nudo? 

Il carnefice viene accostato ad Adamo, che uscito dal Paradiso, per via della sua superbia, rappresenta il peccato.

Dualismo del bene e del male in Caravaggio 

I protagonisti della scena sono il sicario e il suo antagonista Matteo. 

La posa che li contrappone è la stessa di Caino e Abele o quella di San Michele intento a uccidere il drago e simboleggia l’eterno dualismo bene/male. 

A prima vista, si ha la sensazione di assistere alla vittoria del male sul bene, del forte sul debole. 

In realtà, il volto del giovane sicario ricorda la gorgone Medusa, simbolo del male, ma la sua postura evoca quella del Perseo di Benvenuto Cellini, (in cui Perseo uccideva la Medusa). 

Merisi, voleva rappresentare nel sicario il concetto di apparente perfezione corrotta dal male, pertanto ha sovrapposto la figura di Adamo, nudo in verticale, a quella del mitologico Perseo con il volto di medusa. 

Cosa significa? Il messaggio è chiaro: chi fa del male diventa l’autore della propria sconfitta. 

Tutta la scena si basa dunque sulla testimonianza del bene e del male espressa dalle azioni dei personaggi. 

Altri simboli nell’affresco di Caravaggio 

Il dualismo bene/ male i si esplica anche in altri oggetti simbolici presenti nell’opera. 

La tenia, simbolo di vittoria, si pone in antitesi al cingolo indossato da Matteo, simbolo di virtù e del dominio di sé. La spada, emblema di forza e violenza, si contrappone alla palma, portatrice di gloria eterna, di premio per la santità. La posizione verticale del sicario si oppone a quella distesa della vittima.

L’assassino è nudo, fiero della sua virilità, il Santo, indossa vesti sacre. Esse sono: 

  • L’alba, una tunica bianca simbolo della grazia del battesimo e della purezza di cuore;
  • La stola simbolo di immortalità;
  • La pianeta simbolo della carità. 

Numeri chiave e simbolismo 

I personaggi rappresentati sono in tutto tredici. Numero che rimanda ai dodici Apostoli e Cristo. La scena evoca pertanto il tradimento di Giuda (il sicario infiltrato) e l’atteggiamento passivo degli stessi apostoli all’arresto del Messia.

Una rinascita a nuova vita 

Accanto alla vasca battesimale, il corpo dei tre catecumeni evoca il Giudizio Universale o il Diluvio Universale, abbattutosi per sconfiggere il male. Ciò simboleggia la rinascita dal peccato attraverso il sacramento del battesimo. Baptizo (βαπτίζω in greco) significa immergere nell’acqua. E’ il seppellimento dell’uomo vecchio che rinasce in Cristo, una morte che riporta alla vita. 

La morte che il sicario procura a Matteo viene trasformata dunque in vita eterna dalla palma offerta dall’Angelo. Questa morte testimonia la fedeltà del Santo al Signore. In effetti martirio (μάρτυς) in greco vuol dire testimone. 

Matteo è testimone di Cristo ed è disposto a morire pur di non tradirlo. 

La candela sull’altare è simbolo della fede e rimanda alla parole di Gesù. 

La misteriosa croce greca

Sull’altare è altresì visibile una croce greca, stemma dei Cavalieri di Cristo, ordine nato nel 1318 dopo la soppressione dei Templari.

Perché questo stemma? 

All’ordine appartenevano personaggi del seicento vicini a Caravaggio e lo stesso ambiva a diventare cavaliere prima di fuggire da Roma. 

Con tale stemma, il pittore voleva ingraziarsi la protezione dei suoi amici influenti. E a ben vedere, la sua tunica bianca e il mantello ricordano l’abbigliamento dei cavalieri.

Si intravede inoltre l’ombra di una spada, arma che solo i cavalieri potevano indossare pubblicamente.

La potenza evocativa delle mani

Nella scena nessuno si ribella. Tutti guardano o fuggono. Solo Caravaggio, ritratto con la mano tesa, sembra fermare l’atto per ricordarlo e fissarlo nella tela come monito. 

Il valore semantico del gesto delle mani, come simbolo dell’agire umano, è molto forte. 

Matteo, con una mano tocca la fonte battesimale, con l’altra cerca di afferrare la palma. 

La mano dell’Angelo sullo Spirito Santo (simboleggiato dalla nube), offre al martire la palma della vittoria, della gloria e dell’immortalità. 

Il carnefice, con una mano impugna la spada, con l’altra tenta di bloccare la vittima. 

La mani di un catecumeno si appoggiano al suolo, simbolo della materia e immanenza che ha dimenticato l’esistenza dello spirito. 

Altri due personaggi portano le mani sul capo in segno di disperazione ma nessuno osa agire. 

La nube dell’Angelo

La nube evoca il fumo che invase l’altare costruito da Caino per l’offerta che Dio rifiutò, preferendo quella di Abele.

Il sicario e Matteo, novelli Caino e Abele presentano dunque come offerta, la testimonianza delle proprie azioni. Matteo, come l’agnello, presenta il suo sacrifico di sangue, il sicario offere solo odio e violenza. I due altari si sovrappongono metaforicamente e la nube dello spirito ne accetta una: santifica l’azione di Matteo e rifiuta quella dell’assassino.

L’assassino chi è in realtà?

Perché un uomo che si vuole battezzare diventa un assassino? 

La risposta si trova nella “legenda aurea” di Jacopo da Varrazze. 

Per capire l’episodio, bisogna conoscere la storia del martirio di Matteo, che non è scritta nei Vangeli, ma appare nel libro settimo delle memorie del primo vescovo di Babilonia Abdia. 

Secondo Abdia, Matteo giunto in Etiopia, avrebbe convertito il re Egippo al cristianesimo, dopo aver fatto risuscitare il figlio.

Alla sua morte, gli sarebbe succeduto il fratello Ertaco che, desiderando sua nipote Ifigenia, la voleva sposare. La giovane tuttavia voleva consacrare la sua verginità al Signore. Irtaco chiese a Matteo di convincere la fanciulla, ma il Santo lo invitò a una delle sue omelie. Durante la messa, Matteo consacrò Ifigenia al Signore e affermò che nessuno avrebbe potuto mai infrangere tale voto. Per vendicarsi, il Re diede ordine di uccidere il Santo. 

Il mandante del delitto nell’affresco di Caravaggio

Nell’affresco, si distingue un uomo che indossa un ricco cappello piumato. Ebbene, il suo sguardo impietoso e cattivo evoca proprio il re Itarco, mandante dell’omicidio. 

La sua mano tocca la spada, come se avesse brandito il colpo prima del carnefice. 

In realtà, lui è solo il colpevole morale che non si sporca le mani. 

Il sicario, nonostante il sangue sul corpo del martire, ha una spada pulita, eppure dorrebbero essere sporca!

La spada del Re e del sicario si intersecano quasi a far capire che è stata quella del nobile a uccidere il Santo. 

Colpevoli, innocenti, non colpevoli, non innocenti

L’assassinio si può compiere grazie alla complicità dei presenti. Nessuno si oppone e lui crede di aver vinto, ma in realtà la vittima ha ottenuto la gloria del Paradiso proprio grazie al martirio. 

Per Caravaggio dunque il bene trionfa sempre, anche quando sembra che il male abbia avuto la meglio.

Le forze concettuali e simboliche mettono poi in un rapporto complementare e contraddittorio i concetti di innocenza e colpevolezza. 

Si rappresentano pertanto il sicario e Re quali colpevoli, San Matteo e l’Angelo quali innocenti. 

Poi ci sono i “non colpevoli”, tra cui il bambino, scusabile per la giovane età e i “non innocenti”, gli adulti che non hanno fatto nulla per evitare la tragedia (i complici del delitto). 

Infine c’è il ritratto del Caravaggio, che è un “fotografo” dell’accaduto, un narratore, un testimone. 

Conclusioni 

Caravaggio offre non solo uno spettacolo realistico, ma un capolavoro semantico e concettuale con vari livelli di lettura, il cui messaggio in realtà è molto più semplice di quanto si pensi: il bene vince sempre.

Un messaggio comprensibile a tutti e pertanto, a pieno titolo, universale.