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Miele miracoloso: merito delle api senza pungiglione

miele
cucchiaio di miele

Nell’Amazzonia peruviana, le specie native di api senza pungiglione producono un miele “miracoloso”. Perché è definito così?

Il miele medicamentoso delle api senza pungiglione

Miele. Le api della famiglia Meliponini Lepeletier, note come le “api senza pungiglione”, producono un miele molto ricercato per via delle sue straordinarie proprietà medicamentose.

Si tratta di un miele dalla consistenza molto liquida, dal colore chiaro e con una fragranza fiorita. Il suo sapore è dolce, ma può variare a seconda della stagione in cui viene prodotto, dai tipi di fiori o alberi da cui viene estratto.

Quante api!

Le varietà di api senza pungiglione “abejas nativas” (api native) sono oltre 500.
Le più diffuse sono la Melipona eburnea, nota anche come “l’ape dalla bocca di rana”, l’ape “pacucho” (che significa ape bionda) e la Tetragonica angustula, chiamata “rampichi” nella lingua madre.

Sono variopinte, con colori che vanno dall’oro brillante, all’onice, dal giallo tenue al color cannella. Anche i loro occhi hanno diverse sfumature: nero lapislazzulo, grigio ferro e verde-bluastro. Alcune sono più piccole di un chicco di grano, altre sono grandi quanto un acino di uva. Ad ogni modo, le loro misure sono inferiori rispetto alle comuni api mellifere.

Il linguaggio delle api

Ma la cosa che più colpisce è il loro misterioso “linguaggio”, documentato nella serie scientifica: “Cosmos: Odissea nello spazio 2”. Esso si verifica attreverso varie metodologie: la danza, gli assaggi e l’emissione di sostanze odorose.

Benefici per l’ecosistema

Le api senza pungiglione tendono a impollinare le piante originarie del luogo.
Caratteristica estremamente importante per la salute degli ecosistemi locali. In aggiunta, contribuiscono ad aumentare quasi del 50% la resa del camucamu, una coltura autoctona che cresce nelle zone più paludose, la cui bacca è nota per le sue proprietà antiossidanti.

Dove e chi alleva le api senza pungiglione

Già gli antichi Maya (750 -500 a.C.) avevano elaborato metodi sofisticati per allevare queste api nella Penisola dello Yucatán.

Gli indigeni utilizzano ancora le antiche tecniche, raccogliendo il miele dagli alveari che trovano in natura. L’allevamento è molto diffuso in Brasile e in Perù, nella parte settentrionale del paese tra i dipartimenti di San Martin, Loreto e Junin.

Miele: al via un progetto di raccolta sostenibile

Purtroppo, la raccolta del miele è piuttosto invasiva. Come accennato, le popolazioni locali lo estraggono direttamente dagli alveari della foresta o tagliando la parte del tronco dell’albero in cui si trova l’alveare. Questo procedimento, oltre a provocare la distruzione delle arnie, causa la morte di un gran numero di esemplari di ape.

Per ovviare all’inconveniente, alcuni scienziati dell’Istituto di ricerca dell’Amazzonia peruviana (Instituto de Investigaciones de la Amazonía Peruana, IIAP), stanno insegnando alla popolazione delle tecniche per allevare questi insetti in modo sostenibile.

Veniamo alle proprietà benefiche del miele

L’uso del miele per scopi medicinali ha origini che si perdono nella notte dei tempi.
In passato era usato come balsamo, come sostanza inebriante “il nettare degli Dei”, come composto psicoattivo e in certi casi, come veleno.
In particolare, la varietà di miele delle api senza pungiglione contiene delle sostanze che inibiscono la proliferazione microbica e fungina, ha proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti.

Altri benefici del miele

Combatte la stitichezza: ciò si deve all’impollinazione della pianta Achiote (Bixa orellana), da cui si ricava l’annoto, un colorante naturale. Le api impollinano anche l’albero chiamato sangre de grado (sangue di drago, Croton lechleri), il cui estratto è usato per trattare diarrea, diabete e infezioni.

Dalla resina di quest’albero, le api ricavano il materiale per costruire i loro alveari.
Il miele e la cera, mescolati con il polline, sono utili nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie superiori, malattie della pelle, ustioni, artrite, problemi gastrointestinali, problemi di vista come la congiuntivite e anche per curare il diabete e il cancro.

Anche i malati di patologie asbesto-correlate, possono utilizzare questo rimedio per alleviare i sintomi respiratori causati dalla malattia.

Il propoli miracoloso

Le api producono altresì il propoli, un antisettico naturale che rafforza il sistema immunitario ed è efficace per combattere raffreddore, tosse, mal di gola o altri sintomi influenzali.

Studi futuri sul miele e sulle api

Uno degli obiettivi futuri degli scienziati è quello di scoprire, al di là dei benefici ipotizzati, l’effettivo valore biochimico e medicinale di questo miele.
In secondo luogo, si continuerà a studiare il comportamento delle api, visto il ruolo svolto nella conservazione degli ecosistemi forestali.
A causa della mancanza di conoscenza della diversità e dell’ecologia di Meliponini, qualsiasi specie è considerata riproducibile nella meliponicicoltura, tanto da giustificare l’estrazione incontrollata dalla foresta di tutte le colonie.

D’altra parte, non tutti si rivelano adatti, e la meliponicoltura potrebbe finire per minacciare le popolazioni naturali delle api invece di avvantaggiare gli apicoltori- spiegano gli studiosi.

Un patrimonio da difendere

Le api senza pungiglione, essendo parte integrante della conoscenza culturale di molte popolazioni indigene in tutto il mondo, saranno preservate in ogni modo.
Per farlo, serve un’identificazione tassonomica affidabile dei Meliponini. Cosa fondamentale per guidare lo sviluppo rurale delle comunità indigene e per promuovere il mantenimento della biodiversità locale.

Fonti

Codifica a barre del DNA delle api senza pungitura (Hymenoptera: Meliponini) nelle foreste peruviane settentrionali: un appello per la tassonomia integrativa
Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre, Viale Guglielmo Marconi, 00146 Roma, Italia
Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin”, Sapienza Università di Roma, Viale dell’Università, 00185 Roma, Italia

https://www.mdpi.com/article/10.3390/d14080632/s1 

Benefici contributivi amianto, prepensionamento di 15 operai

cartello di lavori in corso, pericolo amianto
cartello di lavori in corso, pericolo amianto

Che cos’è l’amianto? Cosa provoca nel corpo umano? Certamente danni. Quindi, con i benefici contributivi si ha diritto al prepensionamento amianto, e alla rivalutazione della pensione. In sostanza i ratei sono rivalutati e sono quindi maggiorati. Questi importanti risultati si ottengono con l’applicazione dell’art. 13 co. 8 L. 257/92.

L’INPS rigetta quasi sempre le domande. Per questo, già dal gennaio 2000, l’Avv. Ezio Bonanni, pioniere in Italia di queste azioni, ha conseguito importanti risultati. Migliaia sono le sentenze di condanna a carico dell’INPS. L’ente pubblico comunque continua a negare i diritti di questi lavoratori.

La Cassazione accoglie le richieste dei lavoratori

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Salerno che aveva applicato criteri restrittivi per 15 lavoratori esposti all’amianto. “Si aprono nuovi spiragli – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, che li assiste – per l’accredito dei benefici contributivi amianto”.

Il procedimento giudiziario riguarda 15 operai dello stabilimento Nexans Italia di Battipaglia, nel salernitano, ai quali non era stata riconosciuta dalla Corte di Appello la possibilità del prepensionamento. La Corte suprema non è dello stesso avviso.

Questi risultati sono stati ulteriormente rafforzati dalla più recente pronuncia della Corte di Cassazione, sezione lavoro, 2243 del 25.01.2023.

Benefici contributivi, il prepensionamento

I “giudici ermellini”, con sentenza n. 2007 del 24.01.2022, ha accolto il ricorso dei 15 lavoratori assistiti e difesi dall’Avvocato Ezio Bonanni, e ha stabilito il principio dell’applicazione del moltiplicatore del 50% utile al prepensionamento per i lavoratori esposti ad amianto, anche in assenza di malattia. In altri termini, ogni 10 anni di contribuzione equivalgono a 15.

Nel corso del I e del II grado di giudizio, i magistrati hanno accertato che gli operai erano stati esposti a concentrazioni di 100 ff/ll (fibre/litro) di amianto, nella media delle 8 ore lavorative giornaliere, e per oltre dieci anni. Molti dei loro colleghi sono, purtroppo, già deceduti per le malattie asbesto correlate, tra cui mesotelioma, tumore del polmone ed altre malattie causate dall’amianto. I dati relativi ai decessi per mesotelioma sono stati raccolti anche nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Amianto, killer silenzioso: danni alla salute

L’amianto è un minerale altamente cancerogeno, come confermato dalla monografia IARC. Gli scienziati ne riconobbero la pericolosità già negli anni ’40. Anche prima chi era dell’ambiente aveva notato l’alta mortalità negli operai che lo lavoravano e che erano esposti alla polvere di asbesto.

Nonostante questo le aziende continuarono ad utilizzarlo nelle costruzioni, con l’eternit (amianto misto a cemento), nelle tubature dell’acqua e nei cantieri navali per la costruzione dei natanti. È infatti un materiale economico e ha ottime caratteristiche. Le sue fibre però sono portatrici di morte.

Lo Stato italiano vietò il suo utilizzo soltanto nel 1992, con la Legge 257. Non rese però obbligatorie le bonifiche. Per questo il materiale è ancora presente in tanti edifici pubblici e privati e continua a mietere vittime.

Nel 2021 le vittime sono state oltre 7mila, come ha specificato l’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione : “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Benefici contributivi amianto: Cassazione, sent. 2243/2023

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 2243/2023 del 25.01.2023, ha confermato che in molti casi non è necessaria la domanda all’INAIL. In ordine al termine di decadenza del 15.06.2005, è stato affermato il principio della non applicabilità di questa decadenza.

Secondo quanto insegna la Corte di Cassazione, nella sentenza, si confermano legittime le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni. Infatti, “la norma … ha fatto salva l’applicazione delle previgenti disposizioni per i lavoratori che avessero già maturato il trattamento pensionistico alla data di entrata in vigore del decreto“.

Quanto riportato a pag. 4 della sentenza è molto importante. Infatti, sono citati degli altri precedenti. Tra questi Cassazione, sezione lavoro, 21862/2004, così Cassazione, sezione lavoro, 15008/2005. Inoltre, più recentemente, Cassazione, sezione lavoro, 4689/2012.

Questi principi fanno riferimento alla applicabilità della normativa in vigore al momento del pensionamento. In questo caso, si tratta di pensionati collocati in quiescenza prima dell’entrata in vigore della L. 326/2003.

Infatti, solo con l’art. 47 della L. 326/2003 era stata inserita la decadenza per coloro che non avessero presentato la domanda all’INAIL prima del 15.06.2005.

Gli errori della Corte di Appello e del Tribunale di Latina

Sempre a pag. 4 della sentenza depositata il 25.01.2023, si fa riferimento testualmente ad errori della Corte di Appello di Roma. Quest’ultima si adagia sulla sentenza del Tribunale di Latina, anch’essa errata, nonostante nei motivi di appello ciò fosse stato rimarcato.

La Corte di Cassazione, in questa sentenza, precisa che “alla luce delle considerazioni che precedono la Corte territoriale ha quindi errato nel ritenere che la mancata presentazione della domanda di certificazione all’INAIL … determinava la decadenza … dalla proposizione di istanza amministrativa all’INPS …“.

Conclude la Corte: “Consegue l’accoglimento di tali motivi 4° e 5° del ricorso … e la cassazione della decisione con rinvio, “.

Infine: “P.Q.M.accoglie cassa la sentenza impugnata … e rinvia la causa alla stessa Corte di appello in diversa composizione …“.

Esito del giudizio: liquidazione dei benefici contributivi

L’importanza di questa sentenza discende dal fatto che la Suprema Corte ha corretto errori sia della Corte di Appello di Roma, che del Tribunale di Latina. La funzione giurisdizionale, purtroppo, è caratterizzata dallo scadimento qualitativo di alcuni rappresentanti della Magistratura, che compiono errori.

Nel nostro caso, dopo l’errore del Tribunale di Latina, era stato proposto l’appello. Tuttavia, anche la Corte di Appello aveva sbagliato, ed è per questo motivo che l’Avv. Ezio Bonanni ha ricorso in cassazione. Questo dimostra l’importanza fondamentale della funzione dell’avvocato, e anche della necessità di superare qualsiasi timidezza, nell’esercizio della difesa.

Questo caso dimostra che, il sistema giurisdizionale spesso sbaglia in primo e in secondo grado, ed è per questo che bisogna arrivare fino in Cassazione.

Il caso di Latina simile al caso di Salerno

La presa di posizione del Tribunale di Salerno, sezione lavoro, con la sentenza n. 1028/13, era stata avallata dalla Corte di Appello di Salerno, duramente contestata dall’avvocato Bonanni. Il legale ha impugnato questa decisione innanzi alla Suprema Corte che ha accolto il ricorso. Secondo i giudici salernitani, i benefici amianto, e cioè le maggiorazioni contributive dovute a chi è stato esposto ad amianto, dovevano essere calcolate con il coefficiente 1,25, utile solo per l’entità della prestazione pensionistica e non per il prepensionamento.

La causa è ora in corso anche dinanzi la Corte di Appello di Salerno. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni si mobilitano per la tutela e rappresentanza legale per i benefici contributivi amianto per i lavoratori esposti.

Benefici contributivi e consulenza legale

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, anche attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, assiste da anni i lavoratori e le famiglie delle vittime, fornendo assistenza legale e medica.

L’esposizione all’amianto dà diritto al risarcimento danni

Per la prima volta la Suprema Corte di Cassazione afferma anche un principio di risarcimento danni per i lavoratori esposti ad amianto anche oltre il c.d. beneficio contributivo.

Renato Annunziata è uno di loro. Ha lavorato per 37 anni nello stabilimento di Battipaglia (Salerno, Campania).

Anche per lui la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e rinviato, per un nuovo esame, alla Corte di Appello di Salerno, in diversa composizione. Questa, nel decidere, dovrà tenere conto dei principi sottolineati dalla Corte Suprema.

Benefici contributivi amianto: chiedi la consulenza

Le diverse sentenze negative, che sono frutto di errori, debbono essere impugnate. Questo proseguire la tutela è fondamentale per dimostrare gli errori. Siccome la Cassazione ha una funzione nomofilattica, e cioè di unità del diritto, questo è molto importante. Questi precedenti sottolineano errori delle Corti di Appello, quella di Salerno come quella di Roma.

Nelle successive udienze questi errori saranno messi in evidenza dall’Avv. Ezio Bonanni, e quindi si otterrà che altri lavoratori non li subiscano. Se sei vittima dell’amianto, se ha subito delle esposizioni, e vuoi tutelare i tuoi diritti, rivolgiti all’Associazione. Saremo al tuo fianco.

Scrivi direttamente (sportello on-line) o chiama il numero verde 800 034 294.

Cimiteri Parma, impianti fotovoltaici al posto dell’amianto

cimiteri Parma
cimitero Parma

Impianti fotovoltaici sostituiranno l’amianto sui tetti dei cimiteri gestiti dalla Ade Spa, società di scopo del Comune di Parma. Un progetto moderno che vuole cambiare il modo di vivere questi luoghi anche attraverso la digitalizzazione dei servizi e il potenziamento delle proposte culturali.

Cimiteri Parma, 4 milioni di investimenti

Da qualche anno Ade, come riporta Parma.Repubblica.it, gestisce non solo i servizi cimiteriali di Parma, ma anche quelli di Collecchio, Sala Baganza e Salsomaggiore Terme. Serve oltre 240mila abitanti, con 29 strutture e 40 impiegati.

Ade investirà 4 milioni e mezzo di euro per il patrimonio edilizio, la sostenibilità ambientale, realizzerà pannelli fotovoltaici su alcune coperture dei cimiteri che saranno bonificati dalle terribili ondine in eternit. E ancora per la digitalizzazione, con il nuovo sito internet e la riorganizzazione degli spazi negli uffici, il rinnovo del parco mezzi, ma anche un piano di assunzioni ad hoc.

Il cimitero monumentale della Villetta

Un’attenzione maggiore sarà dedicata al cimitero monumentale della Villetta. Qui saranno previsti progetti di promozione e valorizzazione culturale del cimitero monumentale. Per questo saranno coinvolte varie realtà del territorio, tra le quali le scuole”. Prima saranno restaurate le zone Ottagono e Galleria Sud-Est

Novità anche per quanto riguarda l’organizzazione degli spazi di front office, negli uffici di via della Villetta 31/A, con nuovi arredi utili a una maggiore privacy degli utenti. 

Sul piano della digitalizzazione è stato realizzato un nuovo portale internet della società, già attivo e completamente rivisto rispetto a quello precedente, sia nella veste grafica che nei contenuti. Qui i cittadini potranno trovare tutte le informazioni utili e le varie iniziative ed è stato inserito anche il servizio di prenotazione dei funerali. Anche l’archivio storico sarà digitalizzato. Si tratta di una vera rivoluzione.

Cimiteri Parma, le manifestazioni culturali

Proseguirà la rassegna Il Rumore del Lutto che coinvolgerà gli istituti scolastici in visite guidate ed eventi nel cimitero monumentale della Villetta. Sempre qui saranno organizzati concerti e saranno previste anche ingressi ulteriori rispetto agli orari di apertura, permettendo visite guidate al tramonto o di notte.

Tutti i rischi legati all’amianto

Un progetto davvero importante e che comprende diversi aspetti. Quello che vogliamo sottolineare è la bonifica dall’amianto che, sebbene arrivi 30 anni dopo la messa al bando del minerale killer, è un’ottima notizia. L’Osservatorio nazionale amianto, infatti, non si stanca di spiegare come l’eternit in questo caso, ma tutti gli oggetti in amianto, siano altamente pericolosi per la salute dell’essere umano.

Provoca il mesotelioma, ma anche altri tipi di tumore, tra i quali quello al polmone. Una stima dell’Ona parla di 7mila vittime l’anno in Italia. I casi di mesotelioma registrati dal VII Rapporto ReNaM non sono, infatti, completi. A questi si devono poi aggiungere tutti di decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate.

Le bonifiche sono l’unica soluzione alla strage silenziosa che ha colpito per la maggior parte operai a contatto ogni giorno con l’amianto. Eppure negli anni stanno crescendo i mesoteliomi ambientali, quelli causati da un’eposizione all’amianto che non è lavorativa. Troppi sono ancora i siti contaminati e per questo l’Ona ha realizzato anche l’App per segnalarli.

Cigni neri: un singolo virus potrebbe ucciderli

cigni neri
cigni neri


I cigni neri sono a rischio estinzione: la minaccia deriva da un singolo virus, letale come l’amianto.

Cigni neri a rischio estinzione

L’iconico cigno nero australiano (Cygnus atratus) è estremamente vulnerabile ai virus come l’influenza aviaria.

A riferirlo, una ricerca dell’Università del Queensland (Australia).
Addirittura la minaccia potrebbe portare la specie sull’orlo dell’estinzione.
Essa è nota al mondo occidentale dal 1697, grazie all’ esploratore olandese Willem de Vlamingh.

Come si è arrivati alla scoperta?

Nel 2021, gli scienziati avevano sequenziato il genoma distintivo dell’uccello acquatico appartenente alla famiglia delle Anatidae.
Quello che inizialmente sembrava essere un promettente esperimento scientifico, ha tuttavia svelato un’amara sorpresa.
Paragonati con i cigni bianchi come l’amianto dell’emisfero settentrionale, loro parenti stretti, i ricercatori hanno scoperto che nel DNA dei primi mancavano alcuni geni immunitari chiave.

Cigni neri e DNA: colpa dell’isolamento?

Con ogni probabilità, la mancanza di tali geni si deve all’isolamento geografico di questa specie. Gli animali infatti non hanno subito la stessa esposizione agli agenti patogeni che si trovano al di fuori del sud-est e sud-ovest dell’Australia.

Cioè le aree in cui vivono e si riproducono principalmente.

Dettagli dello studio

Torniamo allo studio.
Il team ha utilizzato un potente software per mettere a confronto decine di migliaia di geni del cigno nero con il cigno reale, strettamente correlato (Cygnus olor), trovato nell’emisfero settentrionale.
Nei primi, una classe di proteine nella famiglia del recettore toll-like 7 (TLR7), che gioca un ruolo chiave nella difesa dell’organismo, seppur presente, non si attiverebbe adeguatamente.
Questa condizione renderebbe gli uccelli dal piumaggio nero, vulnerabili all’influenza aviaria e ad altri agenti patogeni.

Una risposta infiammatoria pericolosa

Gli scienziati hanno altresì identificato una pericolosa risposta infiammatoria “non regolamentata” all’infezione.
«Attualmente non abbiamo HPAI in Australia, ma si è diffuso dall’Asia al Nord America, all’Europa, al Nord Africa e al Sud America. Quando è stato introdotto in nuove località, come il Cile e il Perù, migliaia di uccelli marini selvatici sono morti», afferma il microbiologo Kirsty Short dell’Università del Queensland in Australia.

L’aviaria può uccidere i cigni velocemente

«I cigni neri sono estremamente sensibili all’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), spesso indicata come influenza aviaria – e possono morire entro tre giorni».
Questo il terribile verdetto di Kirsty Short.
«I nostri dati suggeriscono che il sistema immunitario del cigno nero è tale che, se qualsiasi infezione virale aviaria dovesse stabilirsi nel suo habitat nativo, la loro sopravvivenza sarebbe in pericolo».

Perché i cigni sono neri?

Durante lo studio, gli autori hanno identificato il gene – SLC45A2 – che potrebbe essere responsabile della pigmentazione nera del piumaggio.
Le mutazioni di questo gene sono responsabili della perdita di pigmento e sono collegate anche all’albinismo negli esseri umani.
Questo suggerisce che il cigno bianco sia la variante più recente e che i cigni “matrice” di entrambe le specie fossero neri.

Altre minacce per i cigni

In passato, il cigno nero, ha subito una feroce persecuzione da parte degli aborigeni.
Essi ritenevano infatti che il colore del suo piumaggio, fosse da attribuire alla sua incarnazione demoniaca.
Il povero “Calimero” è entrato anche nel lessico quotidiano per indicare un evento irrealizzabile o inimmaginabile.
Fortunatamente oggi questa specie è protetta e gli australiani hanno messo in campo una serie di azioni per preservala, tanto che la sua popolazione mondiale conta circa un milione di esemplari.

Il cigno nello stemma

Dal 1928, il cigno nero insieme al cigno reale, è parte dello stemma della capitale dell’Australia, Canberra.
I due uccelli sono posti a supporto di uno scudo, che rappresenta simbolicamente la collaborazione tra il popolo aborigeno (cigno nero) e i coloni europei (cigno bianco), nel sostegno della loro capitale.
Se gli aborigeni non rappresentano più un pericolo, come abbiano letto, il loro numero potrebbe cambiare drasticamente in un breve periodo di tempo, se non si corre ai ripari.

Torniamo allo studio: perché è importante

Sebbene lo studio abbia messo in luce i pericoli che corre l’animale, essa potrebbe fornire, al tempo stesso ottimi indizi sulla sua vulnerabilità.
Cosa che aiuterà negli sforzi per proteggerli.
Sia attraverso l’allevamento selettivo, sia attraverso trattamenti di immunoterapia, questo divario TLR7 nelle difese immunitarie potrebbe essere colmato.
«Il rischio per uno degli uccelli più unici e belli dell’Australia è molto reale e dobbiamo essere preparati se speriamo di proteggerlo» conclude Short.
Fonti
Genome Biology.

Arvicole della prateria: l’ossitocina le rende monogami? 

arviticole della prateria
arviticole della prateria

Le arvicole della prateria sono monogami. Le loro “nozze” resistenti come l’amianto, si devono a un recettore dell’ossitocina?

Arvicole della prateria: fedeltà a prova di amianto

Le arvicole della prateria (Microtus ochrogaster), sono un gruppo di mammiferi estremamente fedeli, comportamento assai raro per dei roditori. Secondo diverse ricerche, questa caratteristica si deve al recettore dell’ossitocina (Oxtr).

Per provarne la veridicità, alcuni ricercatori hanno utilizzato la mutagenesi CRISPR, una tecnica rivoluzionaria di manipolazione genetica. Lo studio è stato pubblicato il 27 gennaio su Neuron1.

Conosciamo l’ossitocina

L’ossitocina è un ormone prodotto dall’ipotalamo,  secreto dalla neuroipofisi, una struttura anatomica della grandezza di un fagiolo, posta alla base dell’encefalo.

L’ormone di natura proteica, agisce prevalentemente sulle mammelle e sull’utero, stimolando il parto e la produzione del latte. Il suo recettore sembrerebbe influire altresì sulla monogamia.

Farmaci inibitori sulle arvicole della prateria

Fino a qualche tempo fa si riteneva che alcuni farmaci che bloccano il recettore dell’ossitocina, potessero “indurre in tentazione” (sessuale) le arvicole della prateria e trasformarle altresì in madri scellerate.

Un team di studiosi ha pertanto deciso di usare il CRISPR per mutare il gene che codifica il loro recettore dell’ossitocina.

Erano certi di trovare conferme ma…

Le arvicole “mutanti” sono fedeli a prescindere 

Con la manipolazione, sono state generate diverse specie di arvicole della prateria.

I mutanti con Oxtr, hanno effettivamente manifestato un particolare attaccamento sociale per la loro famiglia, hanno inoltre mostrato di preferire il loro partner abituale a un perfetto sconosciuto, mostrando una fedeltà solida come l’amianto.

A dire il vero, anche le madri prive di Oxtr hanno adottato lo stesso comportamento. Hanno preferito il loro marito ”ufficiale” e partorito e svezzato amorevolmente e responsabilmente i loro cuccioli.

Lo studio ha pertanto sfatato il mito secondo cui l’ossitocina, detto “ormone dell’amore“, sia responsabile della beatitudine domestica delle arvicole.

Bisogna rivisitare certi dogmi

«Questi risultati sorprendenti evidenziano l’importanza di rivisitare il dogma accettato quando emergono nuove tecniche scientifiche».

Ad affermarlo, la neuroscienziata Bianca Jones Marlin del Columbia University Zuckerman Institute di New York City, una delle autrici dello studio. 

Insomma, i neuroscienziati avrebbero preso una sonora cantonata, nel ritenere che l’ormone proteico avesse la capacità di cementare le unioni di questi simpatici roditori.

Somiglianza comportamentale fra uomini e arvicole 

Per decenni, la fedeltà delle arvicole ha suscitato l’interesse dei neuroscienziati che si occupano delle basi biologiche dei comportamenti sociali umani.

«C’è una sorta di inquietante somiglianza tra i comportamenti sociali della prateria e i comportamenti sociali umani», afferma Nirao Shah, neuroscienziato della Stanford University in California. 

Un controllo incrociato sulle arvicole della prateria

Anche il neuroscienziato sociale Larry Young della Emory University di Atlanta, in Georgia, e i suoi colleghi hanno condotto lo stesso esperimento, in maniera indipendente.

Sebbene la ricerca non sia stata ancora ufficiliazzata, pare che il risultato ottenuto confermi le tesi dei colleghi Shah e Jones Marlin.

Un enigma senza risposte

Gli studi hanno sicuramente aperto la strada a molteplici interrogativi circa il ruolo dell’ormone.

Se non è l’ossitocina la responsabile della monogamia delle arvicole, cosa influenza il loro comportamento, anomalo per la specie dei roditori?

Tante ipotesi: sarà merito della vasopressina?

Un ormone chiamato vasopressina, noto anche come ormone antidiuretico (ADH) o diuretinastato è stato associato all’attaccamento sociale nelle arvicole della prateria.

Ma gli esperti non hanno trovato alcun segno che la produzione di vasopressina entri in overdrive quando manca il recettore dell’ossitocina.

Il rebus sulle arvicole della prateria si infittisce

Se nemmeno la vasopressina ha un ruolo chiave nella monogamia, quali meccanismi entrano in gioco? Bel rebus!

I ricercatori ipotizzano ci possano essere altri meccanismi di sviluppo che compensino parzialmente la perdita del recettore dell’ossitocina. 

«Tali meccanismi potrebbero non essere attivati quando un arvicole della prateria con un sistema di segnalazione dell’ossitocina funzionante lo perde improvvisamente, come negli animali trattati con farmaci che bloccano il recettore dell’ossitocina. Al contrario, le arvicole geneticamente modificate non hanno mai avuto il recettore dell’ossitocina».

E se i farmaci avessero bloccato altro?

Anche questa ipotesi è al vaglio degli esperti, ma non sembra assai convincente.

«Forse, l’ossitocina potrebbe influenzare il cervello usando altri recettori – qualcosa che è stato proposto in alcuni studi precedenti ma non è stato dimostrato con fermezza», dice Shah.

Perché è importante studiare il ruolo dell’ossitocina 

Al di là della semplice curiosità circa la monogamia delle arvicole, studiare l’ormone potrebbe contribuire alla scoperta di un efficace trattamento per alcune patologie che intaccano l’attaccamento sociale, come l’autismo

Una strada in salita

«È giusto dire che c’è ancora molto da fare prima di poter davvero dire che questo è davvero un ormone dell’amore» spiega Shah. 

«Sembra abbastanza chiaro che l’ossitocina non sarà una cura per le condizioni in cui l’attaccamento sociale è stato interrotto».

Insomma la strada è in salita, ma la fiducia nella scienza non può e non deve mancare.

Arvicole della prateria, fonti

Doi: https://doi.org/10.1038/d41586-023-00197-9

Berendzen, K. M. et al. Neurone https://doi.org/10.1016/j.neuron.2022.12.011 (2023)

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