23.9 C
Rome
domenica, Giugno 16, 2024

Arvicole della prateria: l’ossitocina le rende monogami? 

Letto: 455 volte

Ultimi articoli

Le arvicole della prateria sono monogami. Le loro “nozze” resistenti come l’amianto, si devono a un recettore dell’ossitocina?

Arvicole della prateria: fedeltà a prova di amianto

Le arvicole della prateria (Microtus ochrogaster), sono un gruppo di mammiferi estremamente fedeli, comportamento assai raro per dei roditori. Secondo diverse ricerche, questa caratteristica si deve al recettore dell’ossitocina (Oxtr).

Per provarne la veridicità, alcuni ricercatori hanno utilizzato la mutagenesi CRISPR, una tecnica rivoluzionaria di manipolazione genetica. Lo studio è stato pubblicato il 27 gennaio su Neuron1.

Conosciamo l’ossitocina

L’ossitocina è un ormone prodotto dall’ipotalamo,  secreto dalla neuroipofisi, una struttura anatomica della grandezza di un fagiolo, posta alla base dell’encefalo.

L’ormone di natura proteica, agisce prevalentemente sulle mammelle e sull’utero, stimolando il parto e la produzione del latte. Il suo recettore sembrerebbe influire altresì sulla monogamia.

Farmaci inibitori sulle arvicole della prateria

Fino a qualche tempo fa si riteneva che alcuni farmaci che bloccano il recettore dell’ossitocina, potessero “indurre in tentazione” (sessuale) le arvicole della prateria e trasformarle altresì in madri scellerate.

Un team di studiosi ha pertanto deciso di usare il CRISPR per mutare il gene che codifica il loro recettore dell’ossitocina.

Erano certi di trovare conferme ma…

Le arvicole “mutanti” sono fedeli a prescindere 

Con la manipolazione, sono state generate diverse specie di arvicole della prateria.

I mutanti con Oxtr, hanno effettivamente manifestato un particolare attaccamento sociale per la loro famiglia, hanno inoltre mostrato di preferire il loro partner abituale a un perfetto sconosciuto, mostrando una fedeltà solida come l’amianto.

A dire il vero, anche le madri prive di Oxtr hanno adottato lo stesso comportamento. Hanno preferito il loro marito ”ufficiale” e partorito e svezzato amorevolmente e responsabilmente i loro cuccioli.

Lo studio ha pertanto sfatato il mito secondo cui l’ossitocina, detto “ormone dell’amore“, sia responsabile della beatitudine domestica delle arvicole.

Bisogna rivisitare certi dogmi

«Questi risultati sorprendenti evidenziano l’importanza di rivisitare il dogma accettato quando emergono nuove tecniche scientifiche».

Ad affermarlo, la neuroscienziata Bianca Jones Marlin del Columbia University Zuckerman Institute di New York City, una delle autrici dello studio. 

Insomma, i neuroscienziati avrebbero preso una sonora cantonata, nel ritenere che l’ormone proteico avesse la capacità di cementare le unioni di questi simpatici roditori.

Somiglianza comportamentale fra uomini e arvicole 

Per decenni, la fedeltà delle arvicole ha suscitato l’interesse dei neuroscienziati che si occupano delle basi biologiche dei comportamenti sociali umani.

«C’è una sorta di inquietante somiglianza tra i comportamenti sociali della prateria e i comportamenti sociali umani», afferma Nirao Shah, neuroscienziato della Stanford University in California. 

Un controllo incrociato sulle arvicole della prateria

Anche il neuroscienziato sociale Larry Young della Emory University di Atlanta, in Georgia, e i suoi colleghi hanno condotto lo stesso esperimento, in maniera indipendente.

Sebbene la ricerca non sia stata ancora ufficiliazzata, pare che il risultato ottenuto confermi le tesi dei colleghi Shah e Jones Marlin.

Un enigma senza risposte

Gli studi hanno sicuramente aperto la strada a molteplici interrogativi circa il ruolo dell’ormone.

Se non è l’ossitocina la responsabile della monogamia delle arvicole, cosa influenza il loro comportamento, anomalo per la specie dei roditori?

Tante ipotesi: sarà merito della vasopressina?

Un ormone chiamato vasopressina, noto anche come ormone antidiuretico (ADH) o diuretinastato è stato associato all’attaccamento sociale nelle arvicole della prateria.

Ma gli esperti non hanno trovato alcun segno che la produzione di vasopressina entri in overdrive quando manca il recettore dell’ossitocina.

Il rebus sulle arvicole della prateria si infittisce

Se nemmeno la vasopressina ha un ruolo chiave nella monogamia, quali meccanismi entrano in gioco? Bel rebus!

I ricercatori ipotizzano ci possano essere altri meccanismi di sviluppo che compensino parzialmente la perdita del recettore dell’ossitocina. 

«Tali meccanismi potrebbero non essere attivati quando un arvicole della prateria con un sistema di segnalazione dell’ossitocina funzionante lo perde improvvisamente, come negli animali trattati con farmaci che bloccano il recettore dell’ossitocina. Al contrario, le arvicole geneticamente modificate non hanno mai avuto il recettore dell’ossitocina».

E se i farmaci avessero bloccato altro?

Anche questa ipotesi è al vaglio degli esperti, ma non sembra assai convincente.

«Forse, l’ossitocina potrebbe influenzare il cervello usando altri recettori – qualcosa che è stato proposto in alcuni studi precedenti ma non è stato dimostrato con fermezza», dice Shah.

Perché è importante studiare il ruolo dell’ossitocina 

Al di là della semplice curiosità circa la monogamia delle arvicole, studiare l’ormone potrebbe contribuire alla scoperta di un efficace trattamento per alcune patologie che intaccano l’attaccamento sociale, come l’autismo

Una strada in salita

«È giusto dire che c’è ancora molto da fare prima di poter davvero dire che questo è davvero un ormone dell’amore» spiega Shah. 

«Sembra abbastanza chiaro che l’ossitocina non sarà una cura per le condizioni in cui l’attaccamento sociale è stato interrotto».

Insomma la strada è in salita, ma la fiducia nella scienza non può e non deve mancare.

Arvicole della prateria, fonti

Doi: https://doi.org/10.1038/d41586-023-00197-9

Berendzen, K. M. et al. Neurone https://doi.org/10.1016/j.neuron.2022.12.011 (2023)

cell.com 

- Advertisement -spot_img

Numero verde ONA

spot_img

Chiedi assistenza gratuita