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sabato, Giugno 15, 2024

Miele miracoloso: merito delle api senza pungiglione

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Nell’Amazzonia peruviana, le specie native di api senza pungiglione producono un miele “miracoloso”. Perché è definito così?

Il miele medicamentoso delle api senza pungiglione

Miele. Le api della famiglia Meliponini Lepeletier, note come le “api senza pungiglione”, producono un miele molto ricercato per via delle sue straordinarie proprietà medicamentose.

Si tratta di un miele dalla consistenza molto liquida, dal colore chiaro e con una fragranza fiorita. Il suo sapore è dolce, ma può variare a seconda della stagione in cui viene prodotto, dai tipi di fiori o alberi da cui viene estratto.

Quante api!

Le varietà di api senza pungiglione “abejas nativas” (api native) sono oltre 500.
Le più diffuse sono la Melipona eburnea, nota anche come “l’ape dalla bocca di rana”, l’ape “pacucho” (che significa ape bionda) e la Tetragonica angustula, chiamata “rampichi” nella lingua madre.

Sono variopinte, con colori che vanno dall’oro brillante, all’onice, dal giallo tenue al color cannella. Anche i loro occhi hanno diverse sfumature: nero lapislazzulo, grigio ferro e verde-bluastro. Alcune sono più piccole di un chicco di grano, altre sono grandi quanto un acino di uva. Ad ogni modo, le loro misure sono inferiori rispetto alle comuni api mellifere.

Il linguaggio delle api

Ma la cosa che più colpisce è il loro misterioso “linguaggio”, documentato nella serie scientifica: “Cosmos: Odissea nello spazio 2”. Esso si verifica attreverso varie metodologie: la danza, gli assaggi e l’emissione di sostanze odorose.

Benefici per l’ecosistema

Le api senza pungiglione tendono a impollinare le piante originarie del luogo.
Caratteristica estremamente importante per la salute degli ecosistemi locali. In aggiunta, contribuiscono ad aumentare quasi del 50% la resa del camucamu, una coltura autoctona che cresce nelle zone più paludose, la cui bacca è nota per le sue proprietà antiossidanti.

Dove e chi alleva le api senza pungiglione

Già gli antichi Maya (750 -500 a.C.) avevano elaborato metodi sofisticati per allevare queste api nella Penisola dello Yucatán.

Gli indigeni utilizzano ancora le antiche tecniche, raccogliendo il miele dagli alveari che trovano in natura. L’allevamento è molto diffuso in Brasile e in Perù, nella parte settentrionale del paese tra i dipartimenti di San Martin, Loreto e Junin.

Miele: al via un progetto di raccolta sostenibile

Purtroppo, la raccolta del miele è piuttosto invasiva. Come accennato, le popolazioni locali lo estraggono direttamente dagli alveari della foresta o tagliando la parte del tronco dell’albero in cui si trova l’alveare. Questo procedimento, oltre a provocare la distruzione delle arnie, causa la morte di un gran numero di esemplari di ape.

Per ovviare all’inconveniente, alcuni scienziati dell’Istituto di ricerca dell’Amazzonia peruviana (Instituto de Investigaciones de la Amazonía Peruana, IIAP), stanno insegnando alla popolazione delle tecniche per allevare questi insetti in modo sostenibile.

Veniamo alle proprietà benefiche del miele

L’uso del miele per scopi medicinali ha origini che si perdono nella notte dei tempi.
In passato era usato come balsamo, come sostanza inebriante “il nettare degli Dei”, come composto psicoattivo e in certi casi, come veleno.
In particolare, la varietà di miele delle api senza pungiglione contiene delle sostanze che inibiscono la proliferazione microbica e fungina, ha proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti.

Altri benefici del miele

Combatte la stitichezza: ciò si deve all’impollinazione della pianta Achiote (Bixa orellana), da cui si ricava l’annoto, un colorante naturale. Le api impollinano anche l’albero chiamato sangre de grado (sangue di drago, Croton lechleri), il cui estratto è usato per trattare diarrea, diabete e infezioni.

Dalla resina di quest’albero, le api ricavano il materiale per costruire i loro alveari.
Il miele e la cera, mescolati con il polline, sono utili nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie superiori, malattie della pelle, ustioni, artrite, problemi gastrointestinali, problemi di vista come la congiuntivite e anche per curare il diabete e il cancro.

Anche i malati di patologie asbesto-correlate, possono utilizzare questo rimedio per alleviare i sintomi respiratori causati dalla malattia.

Il propoli miracoloso

Le api producono altresì il propoli, un antisettico naturale che rafforza il sistema immunitario ed è efficace per combattere raffreddore, tosse, mal di gola o altri sintomi influenzali.

Studi futuri sul miele e sulle api

Uno degli obiettivi futuri degli scienziati è quello di scoprire, al di là dei benefici ipotizzati, l’effettivo valore biochimico e medicinale di questo miele.
In secondo luogo, si continuerà a studiare il comportamento delle api, visto il ruolo svolto nella conservazione degli ecosistemi forestali.
A causa della mancanza di conoscenza della diversità e dell’ecologia di Meliponini, qualsiasi specie è considerata riproducibile nella meliponicicoltura, tanto da giustificare l’estrazione incontrollata dalla foresta di tutte le colonie.

D’altra parte, non tutti si rivelano adatti, e la meliponicoltura potrebbe finire per minacciare le popolazioni naturali delle api invece di avvantaggiare gli apicoltori- spiegano gli studiosi.

Un patrimonio da difendere

Le api senza pungiglione, essendo parte integrante della conoscenza culturale di molte popolazioni indigene in tutto il mondo, saranno preservate in ogni modo.
Per farlo, serve un’identificazione tassonomica affidabile dei Meliponini. Cosa fondamentale per guidare lo sviluppo rurale delle comunità indigene e per promuovere il mantenimento della biodiversità locale.


Fonti

Codifica a barre del DNA delle api senza pungitura (Hymenoptera: Meliponini) nelle foreste peruviane settentrionali: un appello per la tassonomia integrativa
Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre, Viale Guglielmo Marconi, 00146 Roma, Italia
Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin”, Sapienza Università di Roma, Viale dell’Università, 00185 Roma, Italia

https://www.mdpi.com/article/10.3390/d14080632/s1,
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