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Amianto in Calabria: la rabbia dei testimoni inermi

Amianto Calabria
amianto carbonizzato a bordo strada in Calabria

La situazione dell’amianto in Calabria continua a fare rumore. Nonostante i tentativi di stilare e attuare un piano definito, come affermato dall’ingegnere Infusini, tutto tace. Questo crea una forte indignazione, soprattutto tra chi ha visto morire i propri cari in un battito di ciglia, a causa dell’amianto. Un grido di rabbia verso le istituzioni. Un grido di dolore per le vite spezzate. Un grido di battaglia per dare forza a chi vive ogni giorno queste tragedie. A dare una visione ampia e d’impatto della situazione è Massimo Alampi, coordinatore dell’ONA Reggio Calabria, che ci racconta la sua esperienza personale con il mesotelioma.

Amianto, Massimo Alampi: “Ho perso mio padre”

«Tutti sanno quanto l’amianto sia tossico e nocivo, ma nessuno fa niente per avviare una bonifica», ci racconta Massimo Alampi. «Recentemente, mentre camminavo per la città, ho trovato una serie di rifiuti bruciati e sotto c’erano tubi di amianto. Con il calore, il rischio di dispersione nell’ambiente aumenta, inquinando l’aria e i polmoni delle persone».

Qual è la situazione “amianto” a Reggio Calabria?

Secondo la testimonianza di Massimo, a Reggio Calabria sono “all’anno zero” per la questione amianto. Oltre le leggi nazionali, che ci sono dal 1992, la Calabria è dotata di un piano regionale chiamato PRAC. Al suo interno c’è una serie di prescrizioni che dicono passo passo cosa fare. In primo luogo bisogna fare la mappatura georeferenziata aggiornata. L’ultima a Reggio risale al 2016. Poi si deve applicare il piano comunale.

«Il rischio, ed è già successo, è che senza mappatura chiunque decida di togliere l’amianto dal proprio edificio e buttarlo in giro, provocando danni ambientali e alle persone, non può essere rintracciato. Secondo l’ultimo report, sicuramente sottostimato, su Raggio Calabria abbiamo circa 30 ettari. Può capitare che alcuni edifici abbiano il tetto con uno strato di eternit sotto, ricoperto poi da lamiere, che lo rende occultato e non percepibile. Esiste anche la manutenzione dell’amianto, infatti se non è ammalorato, basta incapsularlo con delle vernici particolari».

Quindi non c’è stata alcuna manovra per la questione?

«Assolutamente nulla. Solo nel 2014 è stato fatto un piccolo censimento. La mossa è stata giusta, ma si è fermato tutto. È stato fatto il primo passo, ma non i successivi».

Che impatto ha avuto l’amianto sulla sua vita privata?

«Ho perso mio padre, è stato devastante. Nessuno l’ha mai chiamato, nonostante fosse un esposto riconosciuto dall’INAIL, nessuno gli ha mai consigliato di fare sorveglianza sanitaria. Ci siamo trovati con i primi sintomi e nel giro di 5 mesi è morto a causa del mesotelioma pleurico – racconta Massimo –. Io ricordo che è stato ricoverato in ben due ospedali di Reggio. Decine di analisi e non risultava nulla. Poi è stato trasferito a Messina e, dopo aver ripetuto le analisi, eseguito toracentesi e talcaggio, il medico mi ha rivolto una domanda che nessuno aveva posto prima: “Suo padre dove lavorava?”. Domanda lecita, visto che durante l’intervento ha trovato i polmoni pieni di amianto e la biopsia ha poi rivelato il mesotelioma pleurico sarcomatoide maligno. Chiedendo che tipo di terapia si potesse iniziare per combattere la malattia, il medico ha risposto semplicemente la terapia dell’accompagno», afferma con una forte commozione.

Com’è entrato in contatto con l’ONA?

Non sapendo nulla sull’amianto, il giorno che suo padre è morto ha cercato sul web “mesotelioma pleurico” ed è comparso l’Avv. Ezio Bonanni. L’ha contattato, iniziando il percorso per avere i riconoscimenti dovuti. «Si è creato un legame così forte da ritrovarmi un giorno una mail con la nomina di coordinatore dell’Osservatorio di Reggio Calabria – ci dice Massimo –. Onestamente, io faccio il volontario, faccio quello di cui avevo bisogno io nel 2016, quando non ho trovato nessuno che potesse indirizzarmi».

Cosa fate per i parenti e le vittime di amianto in Calabria?

«L’unica cosa che possiamo fare è solo informazione a 360°, soprattutto utilizzando i canali social. Purtroppo, un coordinatore qui su Reggio, volendo andare oltre utilizzando le leggi vigenti, il piano regionale e altro, ha un po’ le mani legate. Dove ci sono le criticità cerco di dare quello che so. Qui su Reggio Calabria il discorso amianto” è tabù».

Cosa direbbe alle autorità sull’amianto in Calabria?

«La minaccia dell’amianto non è solo mia, ma di tutti, compresi gli amministratori. Loro hanno l’obbligo morale, si parla di salute pubblica, non di un fatto privato». Massimo ha spiegato molte volte alla Commissione Ambiente i passi da compiere e la sequenza da sviluppare. Ha sottolineato in numerose occasioni che si tratta di un problema di tutti. «Ricevo tanti sì, ma nessuno si muove. Avevo proposto l’apertura di uno sportello amianto comunale, gestito da dipendenti del comune, ma niente». Al bando del 2020 per i fondi per la bonifica degli edifici, circa 43 milioni di euro, Reggio non ha pertecipato. «Alcuni hanno affermato che i fondi erano solo per rimuovere l’amianto, e non per ricostruire i tetti. Perciò l’amministrazione avrebbe dovuto mettere i soldi. Il problema è che i politici vogliono la primogenitura e in questo caso non converrebbe. Quando si tratta di amianto, nessuno vuole metterci il nome».

Amianto in Calabria: intervento dell’Avv. Bonanni

Amianto ad Aprilia, aggiornamenti ex Freddindustria – VIDEO

ex freddindustria Aprilia
ex freddindustria Aprilia

I vigili del fuoco hanno spento l’incendio all’ex Freddindustria di Aprilia di ieri pomeriggio, 1 febbraio 2023, soltanto verso le 21 della stessa giornata. Grande è la preoccupazione della popolazione, anche dopo l’allarme lanciato dall’Ona della possibile presenza di amianto nell’area che comprendeva anche la ex dogana.

Incendio Aprilia, ex dipendente conferma presenza amianto

Oggi la presenza dell’asbesto nei capannoni del siti dismesso è stata confermata anche da un ex dipendente dell’azienda che questa mattina ha raggiunto, in via Enna, il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni.

Pietro Mililli ha spiegato all’Ona notiziario in una breve video intervista che alcuni capannoni avevano la copertura in amianto. Uno è stato demolito, negli altri l’asbesto sarebbe stato ricoperto da una guaina che, con il tempo si starebbe deteriorando.

Del resto molte sono state negli anni le domande per prepensionamento per esposizione ad amianto degli ex lavoratori della ex Freddindustria di Aprilia.

Ecco l’intervista:

Amianto nelle foto del 2020 e in una perizia

L’avvocato Bonanni anche durante l’intervista al TgR Lazio ha sottolineato come la presenza di amianto nel sito dismesso di Aprilia era stata segnalata alla Procura della Repubblica di Latina nel 2020, con un esposto correlato di documentazione fotografica. E ancora da una perizia presentata alla Corte di Appello di Roma nel corso di un procedimento del 2010.

Il presidente Ona ha quindi chiesto che venga accertata la presenza del minerale killer, a maggior ragione dopo l’incendio che si è sviluppato ieri. Poche fibre di asbesto possono, infatti, causare il mesotelioma, ma anche tanti altri tipi di tumore. I capannoni sono, ha continuato, anche a rischio crollo ed è necessaria una immediata messa in sicurezza.

Ieri, nel tardo pomeriggio, sono intervenuti i tecnici dell’Arpa Lazio per un primo sopralluogo. Questa mattina, in accordo con il sindaco, è stato deciso di installare il campionatore per il monitoraggio della qualità dell’aria. Si attendono ora i primi risultati, per i quali serviranno almeno 48 ore.

Segui il servizio del TgR Lazio:

Amianto in Calabria: una tragica vicenda

lastre amianto
lastre ondulate di amianto sopra un tetto

L’amianto in Calabria è uno dei tanti drammi di questo terribile cancerogeno del 3° millennio. Una vera piaga per l’umanità. In Calabria abbiamo una delle più gravi situazioni italiane. Questa sostanza è responsabile di numerose patologie dell’apparato respiratorio, in particolare il mesotelioma.

L’Osservatorio Nazionale Amianto da anni ormai porta avanti una lunga battaglia a favore delle vittime. Tuttavia, nonostante l’impegno e il riconoscimento dei gravi danni provocati dall’amianto, ci sono regioni che chiudono gli occhi e le orecchie di fronte alla questione.

I responsabili ONA Reggio Calabria, Massimo Alampi, e Cosenza, Giuseppe Infusini, stanno combattendo contro la “cecità” volontaria delle amministrazioni competenti. A partire da quella comunale, per arrivare a quella regionale, nessuno ai ranghi alti si degna di ascoltare le loro richieste. L’invio di mail certificate e contatti telefonici sono caduti nel vuoto, lasciando solo una desolata eco in mezzo ai morti causati dall’amianto e alle lacrime dei loro familiari.

Giuseppe Infusini: “Una missione per tutelare la salute”

«L’Associazione in Calabria è nata nel 2011 e nessuno di noi ha avuto a che fare con parenti colpiti da malattie legate all’amianto. Abbiamo sposato questa causa perché ci sono delle problematiche qui molto importanti. Abbiamo conosciuto delle persone che hanno avuto dei parenti o loro stessi colpiti da questa terribile malattia, il mesotelioma, ed è nato con questo grande scopo di natura morale e istituzionale, di dare supporto alle istituzioni e alla cittadinanza affinché questo problema venga consapevolizzato e gestito nella maniera adeguata», racconta l’ingegnere Giuseppe Infusini, presidente della sezione ONA Calabria.

Com’è entrato a far parte dell’ONA?

«Questa passione è nata sulla scia di una mia importante consulenza tecnica d’ufficio al tribunale di Castrovillari, che riguardava l’ex cementificio della Italcementi. Mi sono interessato a questa materia dal punto di vista scientifico. È stato anche il frutto di una caparbia iniziativa del mio compianto presidente. Era il 1° novembre del 2011. Lui volle contattare l’Osservatorio Nazionale Amianto perché aveva visto che in questa consulenza c’erano tanti aspetti tecnici, giuridici, scientifici, geologici ecc. Siamo andati a Siracusa per seguire un convegno dell’avvocato Ezio Bonanni e poi abbiamo istituito la sezione Calabria qui a Cosenza».

«Dopo è arrivato Massimo Alampi, che si occupa molto più dell’aspetto risarcitorio e ha contatti anche con lo studio Bonanni per eventuali casi particolari da seguire. È molto vicino alle persone che hanno proprio avuto vittime o sono state vittime dell’amianto. A Reggio c’è l’ex officina O.ME.CA, che riguardava la riparazione dei rotabili ferroviari, da cui abbiamo avuto il primo caso riconosciuto di mesotelioma da esposizione in ambiente lavorativo nelle ferrovie. Quindi è nato scientificamente».

«Noi abbiamo lo sportello provinciale qui a Cosenza dove accogliamo una serie di situazioni sia riguardanti persone che si avvicinano per capire come devono bonificare e a chi rivolgersi, sia persone che sono state affette da malattie da amianto da esposizione ambientale. La missione principale è rimuovere le fonti di esposizione, qualunque esse siano, perché sono in grado di liberare amianto e le persone predisposte, più fragili, non se ne accorgono al momento ma a distanza di anni viene fuori questa terribile malattia. Mi è capitato di vedere persone alla nostra associazione e non vederle più l’anno successivo. È terribile. Quando si viene colpiti dal mesotelioma l’aspettativa di vita è questa: da 1 a 2 anni».

La Regione Calabria non risponde sulla questione amianto

«Da quando ci siamo costituiti, non ho mai potuto parlare con le persone che sono a capo della Regione. Istituzionalmente, come ONA, non sono mai riuscito a parlare con il presidente. È una cosa vergognosa! Hanno a che fare con una istituzione, la nostra, che è di tipo scientifico. Noi possiamo dare un supporto alla Regione Calabria per avviare delle iniziative che la legge pone in capo alla Regione stessa e che poi devono essere anche trasferite ai Comuni per la parte di loro competenza».

«Sto cercando di avere un appuntamento con il presidente Occhiuto, che si mostra una persona aperta per quello che sta facendo in campo ambientale, pensavo che avesse uno spazio anche per l’amianto che alla Regione Calabria non c’è. Ho parlato con il Direttore Generale per proporre una convenzione gratuita con l’ONA, per avere la possibilità di rendere validi sotto tutti gli aspetti i documenti prodotti. Ho proposto anche una serie di attività che avrebbero messo a regime a breve e lungo termine la situazione con costi contenuti. In tutto questo, la Regione deve mettere in campo le risorse per i privati, secondo quanto previsto dalla legge regionale e dal PRAC (Piano Regionale Amianto Calabria), decaduto l’8 maggio 2022 quindi siamo in un periodo di vuoto normativo. Questo è un passo importante per avviare le bonifiche».

«Il vero problema è l’assenza di un protocollo ben delineato che dia indicazioni ai sindaci su come muoversi. Quello che ho proposto è un protocollo valido, già attuato in alcuni comuni in collaborazione con sindaci consapevoli della problematica. Si tratta di aspetti che vanno curati e che va fatto con una delibera di giunta e con uno schema, come il PRAC».

PRAC non aggiornato: perché questa grossa mancanza?

«Il PRAC è stato stilato nel 2016 e pubblicato sul Bur nel 2017. A oggi non ci sono stati aggiornamenti. Non voglio usare parole grosse, non voglio dire che sono ignoranti, perché non è così. La situazione nella Regione Calabria deve essere regolata, ci potrebbero così essere anche i motivi di una denuncia per mancanza di atti d’ufficio. Il PRAC è un obbligo di legge, ma passano inosservati anche a livello comunale. Il PRAC ha durata quinquennale e va aggiornato ogni due anni».

«Qui è stato fatto alla svelta per far approvare il piano di gestione dei rifiuti perché devono essere approvati insieme. Il PRAC è molto carente, lo sapevamo, ma eravamo fiduciosi sull’aggiornamento. Sfortunatamente abbiamo avuto in Regione quasi due anni di stasi, per il decesso della presidente Santelli, e da lì poi il cambio di tutti i dirigenti. Se non c’è un progetto politico, non si muove nulla. Il problema ambientale in Calabria è sempre esistito. Ho proposto di aprire uno sportello regionale amianto, avere una persona fisica che dia informazioni, ma non si riesce».

La questione amianto in Calabria è lontana dalla soluzione

«La questione del PRAC è irresponsabile, immorale. Uno strumento che deve governare il territorio e deve dare direttive buone non c’è, è decaduto. Senza Il PRAC, i censimenti, le mappature e tutti i passi necessari, i Comuni non hanno diritto a concorrere per i fondi per le bonifiche. In Calabria i 43 milioni di euro sono stati persi con un’inettitudine spaventosa. Ci sono stati due bandi, noi abbiamo insistito affinché venisse divulgato il più possibile e pochi Comuni hanno partecipato. La Regione ha avuto tempo per promulgare questa iniziativa, ma si è andati oltre la scadenza e i soldi si sono persi. È un grave danno, non tanto economico, quanto di salute».

Non si tratta di un danno solo in ambito lavorativo…

«Il fatto che aumentano i casi di mesotelioma di origine ambientale, quindi non c’è stata esposizione sul posto di lavoro, è gravissimo. Noi dobbiamo fare in modo che bisogna rimuovere le fonti, perché oggi i bambini, i giovani che vivono dove l’amianto è presente corrono un rischio concreto. Credo che la collaborazione con le istituzioni sia fondamentale, perciò io chiedo di essere ricevuto dal presidente Occhiuto. Un’altra iniziativa che ho proposto è una conferenza di sindaci per redigere un documento per la Regione. Tutte le Regioni hanno fatto un telerilevamento ma non tutti i Comuni della Calabria lo sanno. Solo il 30% dei Comuni sono andati in Regione a prendere la pen drive con la mappatura in cui le coperture in amianto sono perimetrate in giallo. Con il telerilevamento e il censimento si può vedere l’amianto “mancante”, smaltito illecitamente, ma con la mancanza di un piano diventa tutto inutile».

«Oltre il censimento, bisognerebbe fare anche il monitoraggio e la valutazione dei rischi per dare un ordine di priorità. Se un edificio pieno di amianto si deteriora in un centro abitato, i rischi sono sicuramente maggiori rispetto a un edificio nelle stesse condizioni in aperta campagna, perché aumenta l’indice di esposizione. La stima del rischio infatti viene proprio da due parametri: lo stato del materiale e il contesto. La Regione è obbligata per legge nazionale a effettuare la ricerca di tutti quegli edifici industriali abbandonati e fare una graduatoria di rischio. Grazie ad alcuni fondi regionali, abbiamo portato avanti un progetto con le scuole per sensibilizzare sull’argomento. I giovani ci hanno dato molta soddisfazione, sono molto più attenti».

Amianto in Calabria, Avv. Bonanni: “Chiediamo bonifica”

«Questo dramma dell’amianto in Calabria è stato trasfuso anche nelle aule dei tribunali. In sede penale e in sede civile e ancora in sede previdenziale. Naturalmente noi abbiamo chiesto e chiediamo la bonifica integrale e totale dei luoghi di lavoro e dei luoghi di vita. Paghiamo ancora le vecchie esposizioni, che provocano ancora traumi, malattie e morte. Finché non ci sarà la bonifica e ci saranno nuove esposizioni, ci saranno purtroppo nuove malattie e nuovi decessi nei prossimi 30, 40 e 50 anni visti i lunghi tempi di latenza».

Piazza Navona: cosa si nasconde nei suoi sotterranei?

piazza Navona
piazza Navona

Piazza Navona è una delle sette meraviglie della Roma Imperiale. Oltre al valore artistico, i sotterranei nascondono misteri e le leggende sui “fantasmi”.

Piazza Navona: cenni storici

Piazza Navona è una delle più famose piazze monumentali di Roma in stile barocco.
A farla edificare fu la famiglia Pamphili, per volere di Papa Innocenzo X, che verso la metà del 1600 commissionò agli eterni rivali Francesco Borromini prima e Gian Lorenzo Bernini dopo, la realizzazione delle fontane e la ricostruzione della chiesa di Santa Agnese in Agone.

Oggi, oltre al suo valore artistico è ricordata per il tradizionale mercatino dell’Epifania, per il martirio di S. Agnese e per il mercato rionale risalente al 1477.
Piccola curiosità: fino all’Ottocento, nei mesi caldi il mercato veniva sospeso.
I cittadini bloccavano le chiusure delle tre fontane e allagavano la piazza per avere un po’ di refrigerio.

I misteriosi sotterranei

Al di là della storia nota, forse non tutti sanno che sotto l’ex palazzo INA, a circa 4,50 metri di profondità, esistono dei sotterranei che ospitavano uno stadio.

Essi sono circoscritti in una zona compresa tra piazza Navona, piazza di Tor Sanguigna e via di Tor Sanguigna (quest’ultima realizzata in epoca fascista).

Piazza Navona: i resti dello Stadio di Domiziano

Già a prima vista, la moderna Piazza Navona ricorda la forma di un antico Stadio Romano. Ebbene, è proprio nei sotterranei che si cela il primo e unico esempio di stadio in muratura fino ad oggi conosciuto a Roma: lo stadio di Domiziano.

Il finora è d’obbligo visto che la città nasconde tuttora aree che non sono mai state esplorate. Anche Cesare e Augusto avevano edificato degli stadi, ma erano solo provvisori, costruiti in legno.

Uno stadio unico nel suo genere

Quello di Domiziano, costruito nell’ 85 d.C e restaurato nel III sec. dall’Imperatore Alessandro Severo, è di contro uno dei rarissimi esempi di struttura in muratura, al di fuori della Grecia e dell’area orientale.

Esso fu costruito insieme al vicino Odeion, un piccolo teatro oggi non più esistente destinato a spettacoli e gare poetiche.

Curiosità sullo stadio

Lo stadio era lungo 265 metri, largo 106 e poteva ospitare 30.000 spettatori. Questi si sedevano sulle gradinate sorrette da grandi arcate di travertino decorate con statue.
Le odierne strade di accesso alla Piazza, cioè Via Agonale, Corsia Agonale, Via della Cuccagna e Via di Sant’Agnese in Agone, corrispondono agli antichi ingressi monumentali, con avancorpi in colonne di travertino, disposti in corrispondenza degli assi maggiore e minore (fonte Wikipedia).

L’antico nome della Piazza

Anticamente la piazza era concava e si chiamava “agones” (in greco, in latino agonis, giochi) poiché lo stadio era adibito alle gare di atletica, i “Certamen Capitolino Iovi”, simili ai giochi olimpionici che si tenevano in Grecia. Nel Medioevo, il nome da “agones” si trasformò in “In agone”, “nagone“, “navone” e infine Navona.

Perché lo stadio fu abbandonato

I romani consideravano i giochi olimpici, come la corsa a piedi, il lancio del giavellotto e del disco o il salto in lungo, “poco virili”. Del resto erano abituati a spettacoli più cruenti come quelli che si tenevano nell’Anfiteatro Flavio.

Di conseguenza, lo stadio di Domiziano ebbe vita breve e durò esclusivamente per il breve periodo del regno del suo costruttore.

Successivamente fu impegnato come luogo per le esecuzioni capitali. Ed è proprio qui che avvenne il martirio di S. Agnese, oggi sepolta nelle omonime catacombe a Nomentana.

Piazza Navona: i frammenti dello stadio

Tra i frammenti dello stadio nascosti nei sotterranei, si possono ammirare dei meravigliosi resti scultorei quali ad esempio un torso in marmo pentelico, estratto in Grecia nella cava del monte omonimo. Piccola parentesi: nelle vicinanze si scoprirono cave di amianto, successivamente utilizzate dagli antichi greci.

Torniamo alla scultura del torso. Si tratta della copia dell’Apollo Liceo del IV secolo a.C. di Prassitele. Altri frammenti dello stadio si trovano sotto la chiesa di S. Agnese e nei sotterranei della sede della École Française de Rome a Piazza Farnese.

La statua di Pasquino a Piazza Navona

Lo stadio era decorato con alcune statue, una di esse ritraeva Pasquino (attualmente si trova nell’omonima piazza nei pressi di Navona).
La statua parlante, insieme ad alcune tra le più celebri e velenose composizioni affisse su di essa, è divenuta un tramite per manifestare il dissenso popolare nei confronti del potere.

Una scoperta a più tappe

I paramenti antichi dello stadio sono collocati a livello delle cantine dei palazzi di Piazza Navona. Essi furono scoperti in più tappe a partire dal 1868 fino al 1950.
Gli scavi, eseguiti sotto la direzione dell’archeolgo Antonio Maria Colini tra il 1936 e il 1938, portarono alla luce gli emicicli. Il ritrovamento avvenne in occasione dell’apertura di Corso Rinascimento a seguito del Piano regolatore del 1931 ad opera del Governatorato.

E i fantasmi di piazza Navona?

Una leggenda narra che dalle finestre di palazzo De Cupis, nelle notti di luna piena si veda l’ombra di una bellissima mano femminile dietro i vetri. Essa apparterrebbe a donna Costanza Conti, nobile che nei primi anni del Seicento sposò appunto un membro della casata De Cupis. Si narra che avesse delle mani perfette, tanto da essere celebrate da poeti, scrittori e artisti. Lo scultore Bastiano alla Serpenti riprodusse un calco di gesso delle stesse e le depose in una teca di vetro, adagiate su un cuscino di velluto.

L’opera divenne ben presto meta di pellegrinaggio. Un giorno, un prete di San Pietro in Vincoli affermò che per via della sua bellezza, qualcuno avrebbe potuto pensare di tagliare le mani alla vera proprietaria degli arti.
La bella Costanza, terrorizzata, visse nel rimorso di aver ceduto alla vanità e profeticamente, mentre era dedita al ricamo si punse un dito. Ben presto la ferita si infettò. La mano, gonfia e deformata, dovette essere amputata e la donna morì poco dopo.

Un patrimonio protetto dall’Unesco

L’intera zona archeologica fa parte del Patrimonio Unesco dell’umanità (sottoposta a tutela indiretta con Decreto Ministeriale del 7 Aprile 1954), ed è di competenza della Sovrintendenza Capitolina.

Incendio ex Freddindustria Aprilia, “brucia l’amianto” – VIDEO

incendio ex Freddindustria
incendio ex Freddindustria Aprilia Pontina

Un enorme incendio sta distruggendo questo pomeriggio (1 febbraio), l’ex dogana ed ex Freddindustria di Aprilia. Un disastro ambientale annunciato, perché già tre anni fa l’Osservatorio nazionale amianto, tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, il consigliere Vincenzo La Pegna e il luogotenente della GdF Vincenzo Chiocca, avevano segnalato la presenza di amianto e il pericolo per la popolazione.

https://youtu.be/b8ZNZC9MZgI

A fuoco l’ex Freddindustria coperta di amianto

Un esposto era stato presentato anche alla Procura della Repubblica di Latina il 9 ottobre 2020, ma tutto è caduto nel vuoto. I capannoni della struttura sono, infatti, ricoperti di eternit, il terribile cemento-amianto.

La nube tossica è visibile anche dalla Pontina ed è composta da diossine e altri componenti cancerogeni e tossico nocivi. Le fibre di amianto si stanno diffondendo nell’area e insieme agli elementi tossici dei rifiuti stipati nell’area abbandonata, rappresentano un grave rischio per la salute.

Consigli dell’Ona ai cittadini vicini all’ex Freddindustria

L’Ona invita i cittadini a tenere chiuse le finestre, portare in casa gli animali domestici e i panni, evitando per i prossimi giorni di consumare gli alimenti coltivati nei dintorni, specialmente quelli a foglia larga.

Appello alle istituzioni

L’Osservatorio lancia un appello alle istituzioni affinché siano monitorati, ovviamente, i livelli di diossina e anche di polveri e fibre di amianto.

“È vergognoso – ha commentato l’avvocato Bonanni guardando i primi video del disastro – il ritardo nella messa sicurezza dell’area contaminata, nonostante le continue segnalazioni. Ora purtroppo è tardi, le fibre killer si stanno diffondendo nella città, creando un vero disastro ambientale”.

A disposizione dei cittadini è già operativo il numero verde gratuito dell’associazione 800 034 294. Assistenza può essere richiesta anche scrivendo a questo link.

Ex Freddindustria, vigili del fuoco al lavoro

Sul posto sono subito sopraggiunte diverse squadre dei vigili del fuoco di Aprilia e del capoluogo pontino indirizzate in via Enna dalla sala operativa del comando di Latina, che stanno lavorando per spegnere le fiamme. Ignote per ora le cause del rogo. Solo quando il fuoco sarà spento sarà possibile iniziare le indagini per capire come sia divampato l’incendio e chiarire anche se vi siano eventuali responsabili.

Il pericolo per i cittadini è alto ed è importante prestare la massima attenzione.

I rischi legati all’amianto

Non esiste una soglia minima di fibre di amianto sotto la quale ci si possa dire al sicuro. Anche poche fibre di amianto inalate possono, infatti, causare il mesotelioma, tumore della pleura, ma anche altri tipi di patologie asbesto correlate. Tra queste il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon.

L’Ona porta avanti da anni la sua battaglia a favore delle vittime amianto che causa, secondo un’ultima stima, 7mila decessi l’anno in Italia. Le bonifiche, inoltre sono in ritardo. Negli anni il cemento amianto perde la sua forza aggrappante e le fibre si disperdono più facilemnte mettendo in pericolo la popolazione. Quando poi si verificano disastri come questo di Aprilia, l’amianto che non brucia al fuoco, però si sgretola, rilasciando nell’aria le fibre killer.

Aprilia è tristemente famosa anche per un altro disastro ambientale, l’incendio della Eco X. Ci sono voluti gionri, nel maggio 2017, per spegnere le fiamme ci vollero giorni.

https://youtube.com/shorts/h_RaZfb6oHM
https://youtube.com/shorts/_yHnY9jr3tk