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Cancro ovarico, casi in crescita costante

ragazza rannicchiata pensierosa su un pontile
ragazza rannicchiata pensierosa su un pontile

Negli ultimi anni il numero di casi di cancro ovarico è in costante crescita. Lo sostiene la World Ovarian Cancer Coalition, che da 11 anni promuove la Giornata mondiale sul tumore ovarico (8 maggio). Una giornata che è spunto di riflessione, per sensibilizzare e fare il punto su questa patologia. Il tema della campagna del 2023 è stato “Nessuna donna resti indietro“.

Ogni anno sono sempre di più i casi di tumore alle ovaie: è la settima neoplasia al mondo per numero di casi e l’ottava per mortalità. In Italia nel 2020 ci sono state cinquemila nuove diagnosi e circa tremila decessi; nel mondo invece sono 314mila le donne che ricevono la diagnosi e per 200mila rappresenta la causa di morte. La stima è che di questo passo, senza interventi, nel 2040 le nuove diagnosi saranno 445mila ogni anno (+42%) e i decessi 313mila (più del 50% in più).

Informare le donne sul cancro ovarico può salvarle

L’importanza della corretta informazione sui temi della salute è importante per il benessere individuale e collettivo.

Promuovere la prevenzione aiuta le persone a comprendere i fattori di rischio e ad adottare comportamenti preventivi per ridurre la possibilità di contrarre malattie e, magari, migliorare la qualità della propria vita. Un approccio generale a questo, con campagne informative mirate, può anche contribuire a migliorare la salute pubblica. Le persone infatti possono modificare il proprio stile di vita, adottando abitudini più salutari ed in grado di migliorare la salute personale e quella della comunità in cui vivono.

Una corretta informazione inoltre aiuta le persone a prendere decisioni informate riguardo alla propria salute: un trattamento medico, o l’adozione di uno stile di vita più sano. In questo senso è molto importante anche il rapporto di fiducia con il proprio medico.

Questi presupposti valgono anche per il cancro ovarico, come in generale per altre malattie. Sottolinea bene questo aspetto proprio la World Ovarian Cancer Coalition. “Nove donne su dieci presentano sintomi prima della diagnosi e il 69% delle donne ha poca o nessuna consapevolezza del cancro ovarico prima della diagnosi. Più donne conoscono il cancro alle ovaie, più rapidamente possono rivolgersi al medico; con maggiori possibilità di iniziare il trattamento“. Nel 2022 la campagna informativa della WOCC ha raggiunto quasi 28 milioni di persone.

È necessario che ognuno di noi si unisca al coro di voci per diffondere la conoscenza del tumore ovarico, uno dei tumori femminili più gravi e silenti. Solo conoscendone i sintomi, i fattori di rischio e di protezione, le possibilità di prevenzione primaria e secondaria, si può sperare di cambiare il futuro della malattia“. Così Acto Italia, Alleanza contro il tumore ovarico, aderente alla stessa campagna.

Tumore ovaie, iniziative in Italia per la giornata mondiale

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, in occasione della Giornata Mondiale sul tumore ovarico, ha aderito all’iniziativa “M’illumino di Loto”. Lo ha reso noto con un comunicato. La campagna è promossa dall’Organizzazione di volontariato Loto ODV – Uniti per le donne contro i tumori ginecologici. Nella serata tra il 7 e l’8 maggio, quindi, la facciata principale di Palazzo Chigi in Piazza Colonna è rimasta illuminata di colore tiffany. E’ questo infatti il colore identificativo della patologia ovarica a livello internazionale.

Anche il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma ha aderito alla campagna internazionale. “Il tumore ovarico è troppo spesso sconosciuto. I sintomi possono essere molteplici e il percorso diagnostico complesso“. L’ospedale ha così promosso un punto informativo in podcast su Radio Rtl 102.5 con la prof.ssa Anna Fagotti, Ginecologa dell’Unità Operativa Complessa di Carcinoma Ovarico.

Anche Federfarma ha avviato un progetto di prevenzione, sempre con la collaborazione di Loto Odv, denominato “Conosciamoci, consapevolmente“. Si parte dalle farmacie di Roma, Napoli e Rovigo. Avranno un “diario del farmacista”, un questionario che può coinvolgere le donne dai 40 anni in su. Lo scopo è sensibilizzarle sulla malattia per far sì che si rivolgano al medico per controlli e screening.

Cause del cancro ovarico: tra genetica e esposizioni nocive

Il cancro ovarico più di frequente si sviluppa nelle cellule epiteliali che rivestono la superficie dell’organo. I sintomi del cancro ovarico possono includere gonfiore addominale, dolore pelvico, difficoltà a mangiare e perdita di peso. La diagnosi precoce è importante, tuttavia, i sintomi spesso non compaiono prima che il tumore sia in fase avanzata. Le donne a rischio dovrebbero quindi sottoporsi a regolari controlli medici e di screening: ecografia transvaginale e dosaggio del marker tumorale CA-125 sono gli esami di routine.

Tra i fattori di rischio più importanti ci sono l’età (il rischio aumenta in età avanzata); obesità; l’uso a lungo termine della terapia sostitutiva ormonale (TOS) per la menopausa; endometriosi. Importante anche la storia familiare: circa il 25% dei casi di cancro ovarico è di natura ereditaria, e di questi il 10-15% è collegato a una mutazione genetica in uno dei due geni BRCA1 e BRCA2, gli stessi coinvolti nel tumore al seno. Tra le cause del cancro ovarico può esserci anche l’esposizione all’amianto.

Il trattamento del cancro ovarico dipende dal tipo e dallo stadio della malattia, nonché dalle condizioni di salute generali della paziente. Il trattamento può includere la chirurgia, la chemioterapia e/o la radioterapia. In alcuni casi, la combinazione di questi trattamenti può essere necessaria per garantire il successo del trattamento.

Villa Literno, scoperta discarica abusiva: anche amianto

discarica abusiva, amianto abbandonato, soccavo
discarica abusiva, amianto abbandonato, soccavo Villa Literno

Discarica abusiva con amianto a Villa Literno, in provincia di Caserta. Il Gruppo operativo ambientale della Città metropolitana di Napoli, insieme al responsabile del servizio Ecologia ed Ambiente del Comune, ha scoperto i rifiuti pericolosi abbandonati in via Prolungamento di via Castello.

Discarica Villa Literno, terreno delle Ferrovie dello Stato

Il terreno, come scrive casertanews.it, è di proprietà di Ferrovie dello Stato. Il Comune ha ordinato la rimozione deli rifiuti.

Non è un caso isolato che rifiuti di vario tipo e in particolare quelli contenenti amianto vengano abbandonati sul territorio. Rimuovere e smaltire l’asbesto ha, infatti, un costo dovuto alla necessità – per rispettare stretti criteri di sicurezza – di rivolgersi a ditte specializzate.

I danni alla salute causati dall’amianto

L’amianto, infatti, come spiegato dal presidente dell’Osservatorio nazionale amianto ne “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”, è altamente pericoloso. Fino al 1992 è stato utilizzato in diversi settori per le sue proprietà, nonostante fosse chiaro che è cancerogeno e che anche pochissime fibre possono causare danni irreversibili alla salute.

Causa, infatti, il mesotelioma, il tumore del polmone e tante altre neoplasie. L’INAIL riconoscendo il mesotelioma come malattia sentinella dell’amianto ha registrato tutti i casi nel VII rapporto ReNaM. I numeri però non sono completi e l’Ona stima che soltanto nel 2022 ci siano stati 7mila vittime dell’amianto. Considerando anche tutte le altre patologie asbesto correlate.

Per questo sono fondamentali le bonifiche e abbandonare questo tipo di rifiuto è davvero eticamente sbagliato, oltre che illegale. L’Ona per contribuire alla mappatura dei siti contaminati ha realizzato anche una App. Attraverso questa i cittadini possono segnalare i luoghi in cui è presente il minerale killer.

Villa Literno, scatta l’ordinanza del sindaco

Nella discarica di Villa Literno il Gruppo ambientale ha trovato anche carcasse d’auto e spazzatura di vario genere. Oltre alle lastre in eternit, anche guaine bituminose, tappetini in gomma di veicoli, plastiche e indumenti.

Il primo cittadino, Valerio Di Fraia ha imposto a Ferrovie dello Stato, con un’ordinanza, di comunicare al Comune di Villa Literno gli interventi di messa in sicurezza adottati. Dovrà inviare entro 45 giorni dalla notifica dell’atto al Municipio, alla Provincia di Caserta Settore Ecologia e Tutela Ambiente e alla Regione Campania Settore Provinciale Ecologia e Tutela Ambiente, il progetto degli interventi. È necessario, infatti, ristabilire lo stato dei luoghi.

Soliera, fondi per la rimozione e lo smaltimento amianto

Soliera
amianto copertura di un tetto

Il Comune di Soliera, in provincia di Modena, ha confermato i contributi amianto per le bonifiche anche per il 2023. Sarà possibile, quindi, usufruire di somme messe a disposizione di interventi di rimozione e smaltimento di materiali contenenti asbesto. In particolare in matrice compatta, provenienti da edifici del territorio comunale.

Soliera, opportunità per le bonifiche dall’amianto

Un’opportunità per chi ha piccoli materiali in amianto da rimuovere, che potrà presentare richiesta all’Ufficio Protocollo Comunale (via Garibaldi 48) entro 31 dicembre 2023.

“Coloro che, avendone i requisiti e seguendo tutte le procedure previste – si legge nel bando – rimuovono e conferiscono gratuitamente al servizio pubblico i manufatti in amianto riportati in elenco, possono usufruire anche di un contributo economico per l’acquisto, presso i rivenditori specializzati, dei dispositivi necessari a rimuovere e confezionare in sicurezza i manufatti in amianto”. Questa spesa sarà coperta per l’80%.

A Soliera sportello amianto gestito da Legambiente

Dall’amministrazione fanno sapere che procede anche l’attività di consulenza dello Sportello Amianto del Comune di Soliera. È aperto al pubblico il primo e il terzo sabato di ogni mese, dalle 9 alle 12. Qui si possono trovare le informazioni su un fenomeno che ha interessato tutta la Penisola.

Descritto bene dal presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”. Allo sportello è possibile anche conoscere i contributi destinati allo smaltimento. Così come i modi per semplificare le pratiche ed eseguire la rimozione e la bonifica di amianto presso abitazioni, aziende, capannoni agricoli e pertinenze delle attività produttive. Legambiente gestisce lo sportello, mentre i sopralluoghi vengono effettuati dalle Guardie Ecologiche Ambientali.

Nel 2015 partito il censimento delle coperture con i droni

Nel 2015 Soliera ha iniziato un censimento delle coperture contenenti amianto, tramite aerodrone. Uno dei primi Comuni in Italia. La mappatura è fondamentale per liberare il territorio dall’asbesto. Si tratta, infatti, di un minerale altamente pericoloso, messo al bando nel 1992. Da allora l’Inail conteggia, nel VII rapporto ReNaM, i casi di mesotelioma (tumore della pleura causato esclusivamente dall’amianto). I numeri sono impressionanti, e pure sottostimati.

“Una vera strage”, dice l’avvocato Bonanni che attraverso l’Ona si impegna per la tutela della salute e dell’ambiente e assiste le vittime dell’amianto. L’Ona ha anche realizzato una App per segnalare i siti contaminati. Tutti i cittadini possono usarla contribuendo a ridurre i nuovi casi di patologie asbesto correlate.

Dellapietà: “Se eletta continuerò lavoro per la tutela dell’ambiente”

Roberta Dellapietà
foto di Roberta Dellapietà lavoro e ambiente

Alle prossime elezioni amministrative del Comune di Latina (14 e 15 maggio), si presenta, con la lista Forza Italia che appoggia la candidata Matilde Celentano, anche Roberta Dellapietà. Da tempo in politica, nel partito di Michele Forte, si è candidata per la prima volta nel 2021, sempre con FI, quando fu la più votata del suo partito, con 631 preferenze.

Roberta Dellapietà si ricandida al fianco di Celentano

Nonostante un lavoro impegnativo – Dellapietà si occupa dell’amministrazione di una società che progetta opere marittime e di una holding che gestisce Marine – vuole attivarsi per il suo territorio. Lo ha fatto come presidente della commissione Ambiente e della transizione ecologica. In breve tempo ha voluto affrontare temi importanti e complessi. Dai rifiuti al piano antenne, dalla zonizzazione acustica ai canali di bonifica. Non ha dimenticato i ponti Mascarello e del Passo Genovese. In commissione Ambiente ha portato anche i temi della sicurezza e dell’amianto.

“La situazione dell’anatra zoppa – ha spiegato Dellapietà – con lo scioglimento del consiglio comunale del settembre 2022, non ha dato il tempo di concretizzare le proposte. Sull’asbesto, per esempio, sono interessata all’istituzione di uno sportello amianto. Quindi se fossi eletta di nuovo, mi impegnerei in questo senso e per accelerare le bonifiche dei siti contaminati. Perché l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, in commissione, ha spiegato bene quali sono i rischi legati a questo minerale fibroso. Oggi mi ricandido proprio per continuare da dove ho lasciato, per portare avanti tanti progetti”.

Qual è il suo sogno per Latina?

“Quando mi sono candidata nel 2021 la mia idea era di realizzare il porto a Foce Verde. Un porto turistico che porterebbe ricchezza, in un territorio che non ha nulla da invidiare a molti altri. I tecnici valuteranno questa ipotesi. Comunque la Marina di Latina va valorizzata”.

Il 14 e 15 maggio la città si ferma per eleggere i suoi rappresentanti. I cittadini sceglieranno il nuovo sindaco e i nuovi consiglieri comunali. La sfida è tra il primo cittadino uscente, Damiano Coletta, e Matilde Celentano, candidata del centrodestra. Celentano è sostenuta da cinque liste: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Udc-Dc e la lista Matilde Celentano Sindaco. Coletta, invece, da Lbc, Pd, M5s e Per Latina 2032.

Motorista navale morto per mesotelioma, ministeri condannati

Motorista navale
La famiglia Arcieri al completo

La Corte di Appello di Catania ha confermato la sentenza di condanna dei ministeri della Difesa e dell’Interno a riconoscere vittima del dovere il motorista navale della Marina Militare Salvatore Arcieri.

Motorista navale morto a causa dell’amianto

Arcieri, nato ad Augusta, in provincia di Siracusa, è morto nel 2009, all’età di 68 anni. Un mesotelioma pleurico causato dall’esposizione ad amianto non gli ha dato scampo. L’asbesto lo ha respirato negli anni di servizio presso la Marina Militare, in tutti i luoghi frequentati dal militare, sulle navi e a terra.

In primo grado condannati ministeri Difesa e Interno

Per questo dopo la sua morte sua moglie, Vincenza Pungello, e i suoi 5 figli si sono rivolti all’Osservatorio nazionale amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere i benefici amianto. In primo grado il Tribunale i 6 ricorrenti hanno ottenuto quanto richiesto.

In Appello confermata la sentenza. Esclusi figli non a carico

I ministeri, però, hanno presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale di Siracusa 1085 del 2020. I giudici della Corte di Appello hanno ora respinto il ricorso, se non in un punto. “Un punto dolente – ha spiegato l’avvocato Bonanni – quello dei figli non a carico. Negando a 3 dei 5 figli di Arcieri (Sebastiano, Laura e Dario), il risarcimento perché al momento della morte del padre non erano conviventi.

Bonanni: “Vuoto normativo che va colmato”

Una discriminazione, un vuoto normativo che va colmato al più presto”. La sentenza conferma comunque, ancora una volta, la presenza di amianto sulle navi della Marina e il nesso causale con il mesotelioma che ha ucciso, purtroppo, tanti militari. Nel settore della Difesa militare in totale sono 982 i casi registrati dall’Inail nel VII rapporto ReNaM (con dati fino al 2018).

Motorista navale a contatto ogni giorno con amianto

Arcieri, in particolare, si è arruolato all’età di 16 anni in Marina, nel 1957, dove ha svolto servizio per 6 anni. Si è imbarcato sulle navi “Mitilo”, “Chimera” e “Vittorio Veneto”, per più di 15 mesi. La Procura di Padova, che ha svolto le indagini, ha spiegato che l’uomo “è stato impiegato nella diretta manipolazione di materiali in amianto, anche in forma di lastre e cartoni, presenti nella protezione delle paratie tagliafuoco, dei pavimenti e dei locali a motore, con esposizione anche indiretta e ambientale, in assenza di prevenzione tecnica e di protezione individuale”.

“Il militare – si legge ancora nella sentenza della Corte di Appello – era privo di informazioni circa il rischio amianto e svolgeva la sua attività di servizio in luoghi chiusi ed angusti”.

Figli non a carico, Laura Arcieri: “Non ce lo aspettavamo”

“Non ce l’aspettavamo – ha commentato la figlia Laura, secondogenita ed esclusa dai benefici amianto – abbiamo un po’ l’amaro in bocca. Non pensavamo di essere tirati fuori, per questo faremo ricorso in Cassazione.

Mi sembra discriminatorio, non ci sono figli e figliastri, tutti noi abbiamo sofferto per la morte di nostro padre, avvenuta prematuramente a causa dell’asbesto e di una Marina militare che è stata matrigna. Per colpa dell’amianto mio padre si è ammalato e se n’è andato in 3 settimane e abbiamo ricevuto una giustizia a metà”.

Gli stessi giudici nell’accogliere il ricorso sul punto hanno scritto: “La l. n. 266 del 2005 non ha provveduto all’unificazione della categoria delle vittime del dovere con quella delle vittime della criminalità organizzata, avendo solo fissato l’obiettivo di un progressivo raggiungimento di tale fine”. È ora il caso di colmare questo divario.