Cantiere infinito sulla strada 160 a Carrosio, Comune in provincia di Alessandria, in Piemonte. La causa è ancora il terribile amianto, questa volta naturale e non utilizzato dall’uomo per fare cemento o materiali vari. Le rocce amiantifere si trovano, infatti, sulla parte interessata all’ampliamento della provinciale. I lavori sono una compensazione per i problemi causati dal cantiere del Terzo valico.
Legambiente e Le Iene denunciarono la situazione nel cantiere
Della presenza del minerale killer si sapeva già dal 2000. Nonostante questo la zona rimase esposta senza una copertura. Furono l’associazione ambientalista Legambientee la trasmissione Le Iene a puntare il dito su un pericolo per la salute umana. Infatti, dopo le proteste e il servizio televisivo, sulla parte gli operai colarono del cemento.
La Provincia ha spiegato, come riporta giornale7.it, che la società che porta avanti i lavori sta risolvendo il problema. È necessario, infatti, seguire tutta una serie di procedure in questi casi contenute nelle “Linee guida per lo scavo, la movimentazione e il trasporto delle terre e rocce con amianto naturale”, aggiornato proprio quest’anno.
Senso unico alternato sulla 160 a causa del cantiere
Intanto i residenti continuano a sopportare il semaforo per il senso unico alternato lungo il tratto dell’arteria. Una situazione che va avanti ormai da 5 anni.
L’amianto è molto pericoloso a causa delle sue fibre che si disperdono nell’aria e possono essere inalate. Una volta in circolo nell’organismo causano infiammazioni, asbestosi, placche pleuriche e il mesotelioma. Come pure tanti altri tumori e patologie asbesto correlate.
La mobilitazione dell’Ona per la prevenzione
Nonostante questo per decenni è stato utilizzato in Italia per le sue caratteristiche. Molti imprenditori hanno negato la sua cancerogenicità, fino a quando è stata evidente. Così come racconta il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Decessi che sono molti di più rispetto a quelli registrati nel VII rapporto ReNaM dell’Inail. Per questo l’Ona ha anche realizzato unaApp, per la segnalazione dei siti contaminati da materiali in asbesto.
Anche quando si trova allo stato naturale, però, può far danni e per questo è necessario usare sempre la massima attenzione e seguire la normativa, per evitare nuove esposizioni.
(foto dal sito del Comune di Carrosio dell’Associazione Oltregiogo)
di Nicoletta Pisanu, giornalista professionista – Muri di cemento e scheletri di ferro che si ergono nel cuore di Broni, in provincia di Pavia, sono quello che resta dei capannoni della ex fabbrica di prodotti in amianto Fibronit, dichiarata fallita e bonificata. Tubi e coperture in asbesto sono spariti, ma la loro sgradita eredità è ben viva tra i bronesi. A pochi passi dallo stabilimento c’è una schiera di abitazioni, le finestre e i balconi rivolti verso la carcassa industriale: “In queste case molti si sono ammalati”, racconta Silvio Mingrino, 58 anni, presidente di Avani – Associazione vittime amianto nazionale italiana. Affacciandosi si respirava inevitabilmente il cancerogeno asbesto.
Mingrino da ragazzo viveva a duecento metri dalla Fibronit: “Mio papà aveva iniziato a lavorare lì nel 1962, caricava i sacchi di amianto a mano. Mamma lavava i suoi vestiti e così è stata contaminata. Sono morti per il mesotelioma, lui nel 1999 e lei nel 2008”.
Il mesotelioma, tumore legato all’amianto, ha una latenza di circa 48 anni, come spiegano dall’ATS di Pavia. L’ente ritiene che in provincia di Pavia ci si debbano aspettare malati per l’asbesto della Fibronit ancora per quindici anni. Come indicato nella ricerca “La mortalità per mesotelioma maligno in provincia di Pavia 1980 – 2015” di Ennio Cadum e Paola Borrelli dell’ATS pavese, tra il 1980 e il 2015 in provincia si sono verificate 788 morti per mesotelioma “pari a 6,08 casi x 100.000 abitanti (contro una media italiana di circa 1,5 casi x 100.000)”.
Dei rischi non si parlava e non si sapeva
Ma dei rischi durante il periodo di attività della fabbrica, dal 1932 al 1994, non si parlava, non si sapeva: “A mio papà venivano regalate le lastre di amianto rotte – ricorda Mingrino -. Lui le usava per la copertura dell’orto”.
Silvio Mingrino mostra i ritratti dei suoi genitori davanti alla ex Fibronit
Il padre di Mingrino ha assistito anche alla cosiddetta “nevicata di amianto”, come è ricordato l’incidente del 6 marzo 1990: “Nella fabbrica si ruppe una conduttura tra due silos e l’amianto si disperse: la piazza principale di Broni, la via Emilia e la ferrovia si ricoprirono di un manto bianco. Gli operai Fibronit andarono a pulire”.
La legge 257 del 1992 vietò ogni attività legata all’utilizzo dell’amianto, dall’e- strazione alla commercializzazione. In seguito, la Fibronit è stata dichiarata fallita.
Fibronit di Broni, la vicenda giudiziaria
Per i morti e i malati d’amianto di Broni, dieci ex manager Fibronit sono stati indagati per disastro doloso, omicidio colposo e rimozione ed omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Il 16 aprile 2012 a Voghera si è aperta l’udienza preliminare. Le parti civili erano 307: 295 malati o parenti di deceduti, sia ex operai che abitanti di Broni, sei enti pubblici e sei associazioni. Dei dieci imputati iniziali, due scelsero il rito abbreviato e dopo la condanna a quattro anni di reclusione nel luglio 2013 sono stati assolti in Appello nel 2016, con conferma della Cassazione nel 2017.
Gli altri otto sono stati rinviati a giudizio: le posizioni di cinque di loro sono state stralciate per decesso o incapacità di attendere al processo, mentre i restanti tre hanno ottenuto il rito abbreviato condizionato a perizie tecniche dal Collegio del tribunale di Pavia, dove intanto era stato trasferito il processo per la chiusura del tribunale di Voghera dopo il decreto legislativo 155/2012 con cui si sono ridotti gli uffici giudiziari in tutta Italia.
Assolti tutti gli imputati
Nel 2017 uno di questi tre imputati è stato assolto mentre gli altri due, ex amministratore delegato ed ex direttore dello stabilimento, sono stati condannati a quattro anni il primo e a tre anni e quattro mesi di reclusione il secondo, pene ridotte in Appello a tre anni e otto mesi per il primo e tre anni per l’altro. La Cassazione nel 2020 ha annullato con rinvio la sentenza, per approfondire il legame tra l’insorgenza delle patologie e il periodo in cui i due ricoprivano posizioni di garanzia cioè tra il 1981 e il 1985. L’Appello bis si è concluso a luglio 2022 con la loro assoluzione.
L’avvocato Paolo Zambianchi
L’avvocato Paolo Zambianchi, difensore dell’ex direttore di stabilimento, spiega: “Allo stato delle conoscenze scientifiche, come indicato nelle perizie e nelle motivazioni della Corte d’Appello di Milano, non si può stabilire se nel periodo in cui i due imputati ricoprivano posizioni di garanzia si sia verificato il cosiddetto failure time”, cioè il passaggio dalla fase in cui l’esposizione all’amianto è rilevante per l’insorgenza del tumore a quella in cui la trasformazione maligna delle cellule è irreversibile.
La bonifica e la nuova inchiesta
Ora l’area della ex Fibronit, 140mila metri quadrati, dichiarata SIN – Sito di interesse na- zionale dal Ministero dell’Ambiente, è bonificata. I lavori sono partiti nel 2007 e si sono conclusi nel 2021, con fondi per 32 milioni di euro dallo Stato e dalla Regione Lombardia.
Il sito è stato dichiarato sicuro, ma non si possono concludere gli ultimi lavori perché da maggio 2022 è sotto sequestro. La Procura sta indagando sulla società incaricata della bonifica per presunta frode: “L’eventuale conferma delle accuse sarebbe un’offesa gravissima per Broni – racconta il sindaco di Broni Antonio Riviezzi -. I bronesi non meritano ritardi e speculazioni dopo quello che hanno passato”. E che ancora continuano a passare.
Il sindaco di Broni Antonio Riviezzi
(Tesina presentata alla 136a sessione dell’esame di idoneità professionale dell’Ordine dei giornalisti di gennaio 2023. Foto Pisanu)
Il Tribunale di Rieti ha condannato l’ex dirigente Asl della città, Marcello Fiorenza, a 9 anni di reclusione. I giudici hanno condannato gli imputati con le contestazioni più gravi e la pena più severa è stata proprio quella dell’ex dirigente.
Asl Rieti, contesti corruzione e abuso d’ufficio
Il pubblico ministero Lorenzo Francia gli ha contestato reati di corruzione per l’affidamento di appalti finalizzati ad ottenere favori personali, ma anche peculato, abuso d’ufficio e turbativa d’asta.
Gli imprenditori di Roma, Claudio e Andrea Monti, hanno subito una condanna a 7 anni e 7 mesi e a 7 anni. Cinque anni, invece, per Mario Mancini, collaboratore di Fiorenza. Ruggero Curini è stato, invece condannato a 4 anni di reclusione.
La Regione Lazio e la Asl, che si erano costituite parti civili nel processo, potranno chiedere un risarcimento da quantificarsi in separata sede.
Asl Rieti, il blitz della GdF nel 2015
Le indagini divennero note nel 2015, con un blitz della Guardia di Finanza negli uffici della Asl di Rieti. Gli uomini delle Fiamme Gialle, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Lorenzo Francia entrarono negli immobili della Asl, ma anche nelle abitazioni di dirigenti e imprenditori. Gli accertamenti permisero di fare luce su presunti appalti e affidamenti diretti assegnati dall’ufficio tecnico nell’arco di 6 anni.
L’amianto negli edifici della Asl
Gli edifici della Asl di Rieti, come tanti in Italia, sono ancora contaminati dall’amianto killer. Due lavoratori per la Asl di Rieti hanno contratto il mesotelioma e grazie all’intervento dell’Osservatorio nazionale amianto e del suo presidente, avvocato Ezio Bonanni, hanno ottenuto la rendita. Il percorso giudiziario, però, è stato lungo perché la presenza di amianto all’inizio non era stata nemmeno riconosciuta. Qualche anno fa sono partite le bonifiche nei vari immobili.
Anche garzie alla denuncia della moglie dell’uomo assistito dall’Ona, Roberto Lucandri, partirono le indagini che portarono poi al procedimento penale.
La Regione Piemonte ha comunicato che la Rete oncologica regionale individuerà presto i due nuovi esperti per valutare le ricerche svolte sui casi di mesotelioma pleurico nella zona di Casale Monferratoe Alessandria.
Piemonte, entro settembre la valutazione dei risultati
L’obiettivo è quello di capire le modalità di impiego delle risorse da destinare alle prossime ricerche. Entro settembre si concluderà così la valutazione dei risultati raggiunti e si decideranno modalità e operatività dei nuovi progetti previsti in avvio entro la fine dell’anno.
L’assessore alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, i rappresentanti del Centro regionale Amianto, dell’Associazione famigliari vittime dell’amianto, della Rete oncologica, delle aziende sanitaria e ospedaliera di Alessandria, hanno preso questa decisione durante l’ultimo incontro. Si sono, infatti, riuniti nel palazzo della Regione proprio per fare il punto sulla situazione.
“Un risultato molto importante – ha dichiarato Icardi – che consente di mettere in campo nuove progettualità ed un impegno altamente qualificato, che può rappresentare un modello anche a livello nazionale”.
La regione ha pagato un alto prezzo per l’uso dell’amianto
Alessandria e Casale Monferrato hanno pagato caro l’utilizzo dell’amiantonell’industria italiana. Il minerale cancerogeno causa, purtroppo, mesotelioma, tumore del polmone, della laringe, della faringe. E ancora il cancro delle ovaie e del colon. Le patologie legate all’asbesto non finiscono qui. Eppure gli imprenditori hanno continuato ad usarlo fino al 1992, anno della sua messa al bando.
Il VII rapporto ReNaM conteggia i casi di mesotelioma da quella data e in 30 anni ne ha contati 31.572. Si tratta di una stima al ribasso per diverse ragioni e, a questi, bisogna aggiungere tutte le altre malattie. È evidente che il costo sanitario e quello legato alle bonifiche dall’amianto sia enorme. Senza considerare la sofferenza delle famiglie colpite.
Nel frabbraio 2023 la Regione ha diffuso i dati aggiornati. Nel periodo 1990-2019 in Piemonte sono stati registrati 5790 casi di mesotelioma, per i quali è stato possibile definire l’esposizione in 4468 soggetti (77,2%). I casi con esposizione definita a localizzazione pleurica sono stati 4157 (93,0%), mentre quelli a localizzazione peritoneale rappresentano il 6,7% del totale (299 casi).
Da sinistra il sindaco di Broni, Antonio Riviezzi, e il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin
Il sindaco di Broni, Antonio Riviezzi e il deputato Alessandro Cattaneo sono stati ieri a Roma per chiedere al governo il rispetto delle fasi della bonifica sull’area ex Fibronit.
Ex Fibronit, per concludere la bonifica servono 30 milioni
Lavori che hanno bisogno di un finanziamento ingente: circa 30 milioni di euro. Sedici milioni sono stati già stanziati, anche se per un’inchiesta intervenuta sulla zona, non si possono spendere. Gli altri devono essere trovati per il rifacimento del liceo scientifico di Broni, ancora contaminato dall’amianto. Non è l’unico edificio scolastico in Italia che presenta materiali ancora contenenti asbesto ed è sotto controllo. Però la situazione va risolta.
In ballo anche il rifacimento del liceo scientifico
Riviezzi e Cattaneo hanno incontrato il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. “L’incontro, reso possibile dall’interessamento dell’onorevole Alessandro Cattaneo, che ringrazio per la sua disponibilità – ha detto il primo cittadino di Broni – è stato finalizzato a mettere a fuoco le partite ancora aperte nel contesto di Broni sul versante della lotta all’amianto. Con particolare riferimento alla conclusione delle opere di bonifica dell’area ex Fibronit. E alla costruzione di un nuovo edificio scolastico. In sostituzione dell’ultimo immobile pubblico contenente il pericoloso materiale ancora presente in città.
Ringrazio il ministro Pichetto Fratin e il direttore generale Giuseppe Lo Presti, per avermi ricevuto presso il Ministero dell’Ambiente insieme all’onorevole Cattaneo, fra i rappresentanti istituzionali della provincia di Pavia che, lo scorso marzo, hanno sottoscritto l’impegno ad attivarsi per risolvere in via definitiva il problema della presenza di amianto a Broni”.
Il processo penale ex Fibronit
Nel luglio dello scorso anno la Corte di Appello di Milano ha assolto i due vertici della Fibronit per omicidio colposo nel processo che va avanti da 17 anni, dopo una condanna in primo grado. L’amianto spezzò tante vite, ma nei giudizi penali una condanna è difficile da ottenere.
Lo stabilimento, però, continuò a produrre cemento amianto anche quando tutti gli altri si erano fermati, preoccupati per le troppe patologie asbesto correlate dei lavoratori. Come pure dagli studi che sempre più insistentemente dimostravano la cancerogenicità dell’asbesto. Ora l’area della ex Fibronit è inserita tra i Siti di interesse nazionale, i Sin, che rappresentano un pericolo ambientale. La bonifica non è stata ancora completata.
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