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Amianto a scuola, 260mila euro per bonificare due storici licei a Roma

amianto a scuola, bonifica di due licei a Roma
amianto a scuola, bonifica di due licei a Roma

Buone notizie per i genitori e gli alunni di due licei storici della capitale. Come promesso da Città Metropolitana, l’ente (ex Provincia) che ha la responsabilità dell’edilizia scolastica per quanto riguarda gli istituti superiori, entro la fine del 2023, il liceo scientifico “Augusto Righi” e il liceo classico “Torquato Tasso” verranno bonificati dall’amianto. L’amianto a scuola è un problema ancora molto presente all’interno degli istituti. Basti pensare che in Italia sono ancora 2400 le scuole contenenti questo materiale pericoloso.


Roma, via l’amianto a scuola da due licei

Sono più di 100 gli istituti nella capitale che contengono amianto e che devono essere bonificati. Questa è la volta di due licei storici, l’ “Augusto Righi” e il “Torquato Tasso”, al Pinciano. I due edifici condividono una parte della struttura, per poi affacciare su due strade parallele. È il 2022, quanto viene stilato un piano per rimuovere l’amianto nelle scuole di Roma e provincia. Per i lavori previsti si è stimato un investimento complessivo pari a circa 260.000 euro. Ma, non si può fare diversamente, visto che l’unica soluzione per sconfiggere l’amianto è la bonifica. Ricordiamo, infatti, che non vi è una quantità di esposizione al di sotto della quale si annullano i rischi per la salute.

L’ONA denuncia ancora studenti e personale a rischio esposizione

Sono più di 10 anni che l’Ona – Osservatorio nazionale amianto dichiara che in Italia, sono più di di 2.400 le scuole contenenti amianto, con 352mila studenti e 50mila insegnanti a rischio esposizione. Si tratta di tutti coloro che hanno frequentato e lavorato presso gli edifici costruiti prima del 1992, vale a dire prima della messa al bando dell’asbesto, e non sottoposti a bonifica

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, già nel 2012, ha presentato un report sui plessi scolastici e universitari a rischio. E, in questi ultimi anni, molto è stato fatto. L’ONA continua il suo impegno per far emergere le condizioni di rischio amianto nelle scuole e nelle università. I singoli cittadini possono segnalare e richiedere la messa in sicurezza di scuoleuniversità e di tutti gli edifici pubblici che presentano amianto nelle fondamenta, sui muri e sui tetti. 

Come segnalare la presenza di amianto nelle scuole

Gli stessi cittadini possono fare la differenza e segnalare la presenza di amianto nelle scuole. L’ONA è a disposizione della comunità per offrire assistenza a tutti coloro che sono e sono stati a rischio esposizione.

Come fare? Segnalando, anche in forma anonima, tutti i siti che contengono materiali di amianto, attraverso la piattaforma; ONA Guardia Nazionale Amianto. L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutti i cittadini, genitori e alunni, docenti e studenti, che si trovano nelle condizioni di rischio amianto;per ottenerne la bonifica e la messa in sicurezza.

Usare il biorisanamento contro l’amianto, con i funghi

legno, biorisanamento.
legno, biorisanamento.

Il biorisanamento è una tecnica che si usa per ripristinare o migliorare un ambiente contaminato da sostanze inquinanti. In che modo? Appunto attraverso l’uso di organismi o processi biologici: batteri, funghi, piante o enzimi che danno il proprio contributo alla rimozione o alla riduzione della contaminazione ambientale.

Anche con l’amianto si può tentare un’opera di biorisanamento. Ci stanno provando gli studiosi dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR. Questi ultimi hanno analizzato la crescita di alcuni funghi del suolo in presenza di crocidolite, uno dei sei minerali di amianto, ed hanno studiato la loro capacità di estrarre ferro da questo materiale. 

I funghi infatti hanno la capacità di estrarre ferro dall’ambiente e gli studiosi hanno notato che riescono a farlo anche con ottimi risultati anche dalla crocidolite, grazie all’azione dei chelanti. La loro azione può formare una rete filamentosa molto fine, in grado di immobilizzano le fibre di amianto. E di conseguenza, in questo modo, si potrebbe risurre anche la loro capacità di disperdersi nell’ambiente circostante.

Le specie fungine più efficaci in questo senso, tra quelle testate, sono state: Fusarium oxysporum, Mortierella hyalina e Oidiodendron maiu. 

Biorisanamento, risanare l’ambiente con la natura

Il biorisanamento è considerato una soluzione sostenibile ed ecologica contro l’inquinamento ambientale. Sono 650.000 in Europa i siti contaminati registrati negli inventari nazionali e regionali. Solo il 10% di essi, però, ha concluso una procedura di bonifica. I dati sono aggiornati al 2020. I contaminanti più frequenti, come riporta il Ministero dell’Ambiente, sono oli minerali e metalli pesanti e ad oggi la procedura di bonifica più usata è quella dello scavo con successivo smaltimento fuori sito.

Il biorisanamento trova oggi molte applicazioni, ma la sua efficacia dipende ovviamente dal tipo di contaminazione, dalle condizioni del sito e dalla scelta degli agenti di intervento appropriati.

L’azione di biorisanamento contro l’amianto, sfruttando la capacità estrattiva del ferro da parte dei funghi, implicherebbe anche un secondo vantaggio, oltre alla riduzione della dispersione delle fibre. Sembra esserci anche la possibilità, infatti, che la progressiva estrazione del ferro sia in grado di modificare la superficie stessa delle fibre di amianto, che quindi potrebbero vedere anche una riduzione del loro potenziale cancerogeno.

L’azione ONA contro l’inquinamento ambientale da amianto

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, associazione presieduta dall’avv. Ezio Bonanni, da anni è impegnata per preservare l’ambiente e la salute delle persone. La sua è una vera e propria lotta per un ambiente più salubre. Moltissime le segnalazioni arrivate negli anni, anche ai decisori politici, sui temi più scottanti connessi all’inquinamento, al degrado ambientale e all’esposizione ai cancerogeni, che causano malattie, sofferenze e morte.

L’ONA tutela le vittime dell’amianto e di tutte le esposizioni nocive sul lavoro e nell’ambiente. Per consulenze personalizzate gratuite basta chiamare il numero verde 80.034.294.

L’amianto nel settore aeronautico durante la Rivoluzione Industriale

settore aeronautico amianto durante la rivoluzione
settore aeronautico amianto durante la rivoluzione

L’asbesto, o amianto, è un materiale ampiamente utilizzato in passato, nonostante, a oggi, sia stata riconosciuta la sua nocività. L’asbesto comprende un insieme di minerali di amianto, che comprende a sua volta una serie di formulazioni chimiche da cui deriva anche una grande resistenza meccanica e al calore. Per questa, e tante altre caratteristiche, l’amianto è stato anche utilizzato nel settore aeronautico.


Amianto aeronautica nella terza Rivoluzione Industriale

L’industrializzazione ha comportato con se una serie di innovazioni e introduzioni. Durante la prima rivoluzione industriale troviamo l’introduzione di macchinari da lavoro e macchine a vapore, la seconda rivoluzione industriale è contraddistinta dall’ampliamento dei trasporti, e, infine, la terza rivoluzione prevede il susseguirsi di nuove invenzioni, compresi gli aeromobili. Dai motori alle tute utilizzate dai lavoratori, la presenza di amianto nell’Aeronautica Militare è stata accertata sia da studi sull’esposizione dei lavoratori sia da documenti tecnici. Tuttavia, nonostante si conoscesse la pericolosità della fibra killer già prima della legge 257 del 1992, sono stati molti coloro che hanno lavorato in questo settore e che, inconsapevolmente, sono stati a contatto con l’amianto. Anzi, nonostante la legge e l’effettiva conferma della nocività di questo materiale, l’amianto nel XXI secolo è ancora presente in molti siti e settori.

L’amianto nel settore aeronautico: impatto

L’amianto nell’aeronautica è stato ampiamente utilizzato, anche perché la sua tossicità è stata a lungo sottovalutata. I motori degli aerei, guarnizioni, guaine isolanti, tappeti, pneumatici in gomma rinforzata, fascette di tenuta delle tubazioni idrauliche, e altre componenti, comprese tele e tessuti, che contenevano amianto polverizzato sono utilizzate sin dall’antichità. Così come le stesse tute indossate dagli operatori erano intrise di amianto. Ma, non è semplice trovare scritture e dichiarazioni che ne confermano l’impiego nel settore aeronautico. Un vero e proprio problema, visto che la solo esposizione a tale materiale può comportare un rischio per i lavoratori del settore. In Italia il Registro Mesoteliomi ha dedicato particolare attenzione al problema dell’esposizione all’asbesto nel settore aeronautico. Tuttavia proprio i suoi punti di forza, sono ciò che lo rende estremamente pericoloso per la salute.

Mesotelioma e neoplasie da amianto nel settore aeronautico

I danni dell’amianto possono presentarsi anche a distanza di molti anni dall’ultima esposizione. Le fibre di amianto, una volta inalate, provocano infiammazione, e possono evolversi in diverse neoplasie come il tumore del polmone e il mesotelioma pleurico. Ma l’esposizione ad amianto determina anche il sopraggiungere di altre tipologie di patologie asbesto correlate. L’impatto dell’amianto sulla salute può essere devastante. Le fibre di questo materiale killer sono inodori e invisibili, pertanto difficili da individuare nell’aria.

Aeronautica militare vittime del dovere: il riconoscimento

L’ONA e l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto sono in prima linea per tutelare le vittime del dovere, mettendo a disposizione del personale civile e militare dell’Aeronautica che ha contratto un danno biologico da amianto, la possibilità di ottenere il riconoscimento di vittima del dovere. Nel dettaglio, coloro che nell’esecuzione del servizio in una delle attività di cui all’art. 1, co. 563, L. 266/2005, hanno subito delle infermità o lesioni invalidanti, sono vittime del dovere.

Proteina influenza il mesotelioma: la ricerca

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laboratorio, microscopio: terapia mesotelioma

Una ricerca condotta dal Cancer Center dell’Università delle Hawaii ha individuato una proteina, la HMGB1, che sembra avere un ruolo cruciale nello sviluppo del mesotelioma, il tipico tumore da amianto. Tale proteina è nota anche come anfoterina.

La proteina HMGB1, una volta rilasciata dalle cellule, dà il via a un processo infiammatorio. Quest’ultimo, a sua volta, favorisce lo sviluppo del mesotelioma. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences e “mirava a identificare il tipo di cellula primaria responsabile della produzione di HMGB1 in seguito all’esposizione all’amianto” – riporta una nota del Cancer Center delle Hawaii.

A guidare il gruppo di ricerca internazionale, la dott.ssa Haining Yang e il dott. Michele Carbone, che già in un precedente studio avevano compreso che la chiave per aumentare il tasso di sopravvivenza del mesotelioma potrebbe essere utile anche per trattare altri tipi di cancro.

Proteina HMGB1: lo studio condotto sui topi

Il gruppo di ricerca ha studiato la regolazione della proteina HMGB1 in topi geneticamente modificati ed esposti all’amianto. 

Nelle prime fasi del mesotelioma, l’HMGB1 è stata rilasciata dalle cellule mesoteliali e poi anche dai macrofagi, le cellule della risposta infiammatoria dell’organismo.

Il futuro della ricerca riguarderà dunque le modalità con le quali tale proteina riesce ad influenzare le cellule nelle varie fasi della malattia. Ciò servirà a ridurre la crescita del mesotelioma, o addirittura a prevenirlo, se la ricerca raggiungerà il suo obiettivo.

Il prossimo passo sarà quindi osservare le molecole nei diversi tipi di cellule, in diversi stadi della malattia nei topi.

Risultati incoraggianti” – ha commentato Yang. “Speriamo di sviluppare strategie preventive e terapeutiche più efficaci per le persone a rischio mesotelioma perché esposte all’amianto“.

Mesotelioma, ancora troppi morti a causa dell’amianto

Il mesotelioma è una tipologia di tumore molto rara e aggressiva. Negli USA è causa di circa 3.200 decessi ogni anno. In Europa sono 90mila i decessi per mesotelioma e le vittime sono in aumento anche in Italia, come riporta il VII Rapporto ReNaM. In Italia il mesotelioma, così come anche le altre patologie asbesto correlate, miete ancora troppe vittime: circa 7.000 all’anno, in totale. Questo a causa delle esposizioni negli anni all’amianto e che purtroppo ancora continuano ad esserci per via dei ritardi nelle bonifiche e di zone degradate in cui ancora avvengono abbandoni di amianto.

Per avere un quadro chiaro della situazione, si può leggere il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022, a cura dell’avv. Ezio Bonanni che è il presidente dell’associazione. 

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto è al fianco delle vittime e dei loro familiari e lotta da anni per risolvere il problema, intervenendo in tutte le sedi istituzionali e giudiziarie. Inoltre l’associazione continua a lavorare anche per aggiornare la mappatura con l’App Amianto, gratuita e a disposizione di tutti. Per informazioni e consulenza gratuita chiama il numero verde 800.034.294.

L’amianto nelle automobili durante la Rivoluzione Industriale

automobili. amianto durante la rivoluzione industriale
automobili. amianto durante la rivoluzione industriale

L’amianto è un materiale pericoloso e nocivo. La sola esposizione all’amianto é sempre da considerarsi dannosa, in quanto non vi è una soglia sotto la quale il rischio si annulla. L’esposizione, così come l’inalazione delle fibre di amianto, provoca infiammazioni che possono successivamente provocare l’insorgere di neoplasie come tumore del polmone e il mesotelioma pleurico. Le fibre di questi materiale killer sono inodori e invisibili, pertanto difficili da individuare nell’aria. Ma, durante il periodo industriale, l’amianto è stato utilizzato anche nei settori destinati alla produzione di automobili.


Rivoluzione industriale: storia

L’amianto, proprio per le sue caratteristiche di resistenza al calore, è stato ampiamente utilizzato durante il periodo della rivoluzione industriale. Nell’industria l’amianto è stato utilizzato in diversi settori, tra cui binari, locomotive, macchine a vapore, macchinari industriali, guarnizioni e materiali di coibentazione. Così come all’inizio del ‘900, nelle città di Londra e Parigi, questo materiale viene impiegato nella costruzione delle metropolitane. La decisione, soprattutto in Francia, venne presa in seguito a un incidente ferroviario, che causò oltre 80 vittime, a causa dell’incendio divampato dopo l’impatto.

Amianto auto quando è stato impiegato

Il primo prototipo di automobile risale alla fine del 1800, quindi durante la seconda rivoluzione industriale. Soprattutto, la maggior diffusione di automobili realizzate in amianto, risale alla metà nel 1900. Questo materiale, non solo era presente nella carrozzeria, ma anche in alcuni parti. L’amianto nell’industria automobilistica era dovuto alle proprietà, già precedentemente elencate di questo materiale, oltre alla sua leggerezza. Oggi, ovviamente, con la messa al bando di questo materiale non è più possibile utilizzarlo, ma se si considera che , ad esempio, gli ultimi modelli nel Regno Unito sono stati realizzati poco prima dell’anno 2000, è probabile trovarne ancora qualcuno in circolazione.

L’importanza della bonifica

I danni causati dall’amianto possono verificarsi anche a distanza di anni dall’esposizione. Per questo è importante bonificare, quindi rimuovere i siti ancora presenti nel nostro paese tra strutture, case, scuole, ospedali e palestre. Le parole amianto e salute viaggiano su due rette parallele. Bonificare è l’unica soluzione per evitare il continuare dell’insorgere di patologie asbesto correlate. Per questo, l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’avvocato Ezio Bonanni, invitano la popolazione a segnalare la presenza di amianto e siti a rischio, tramite la piattaforma ONA Guardia Nazionale Amianto.

La messa la bando dell’amianto

Nonostante la Legge 27 marzo 1992 n. 257, dove l’Italia mette al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietandone “l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione”, il futuro dell’amianto è ancora ricco di ostacoli. Questo anche perché l’Italia, nonostante sia stata tra i primi paesi a mettere al bando questo materiale, è stata tra i maggiori produttori mondiali di amianto e materiali contenenti asbesto.