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Prepensionamento per lavoratrice esposta ad amianto. l’INPS condannata  

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IL TRIBUNALE DI ROMA HA EMESSO UNA SENTENZA STORICA CHE RICONOSCE IL DIRITTO AL PREPENSIONAMENTO PER UNA LAVORATRICE ESPOSTA ALL’AMIANTO DURANTE LA SUA LUNGA CARRIERA AMMINISTRATIVA. QUESTA DECISIONE, CHE PONE L’ACCENTO SULLA NECESSITÀ DI TUTELE ANCHE PER CHI NON VIENE DIRETTAMENTE A CONTATTO CON IL PERICOLOSO MATERIALE, SEGNA UN PUNTO DI SVOLTA NELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E DI RICONOSCIMENTO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI LEGATE ALL’AMIANTO. L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), ATTRAVERSO LA VOCE DEL SUO PRESIDENTE EZIO BONANNI, AUSPICA CHE QUESTA VITTORIA POSSA APRIRE LA STRADA A NUOVI DIRITTI PER MOLTI LAVORATORI ESPOSTI INCONSAPEVOLMENTE ALLA “FIBRA KILLER”

Il diritto al prepensionamento di una figura amministrativa

L’amianto, noto per le sue proprietà isolanti e di resistenza al calore, ha trovato largo impiego in passato in diversi ambiti industriali e edilizi. Tuttavia, le sue microscopiche fibre rappresentano un pericolo mortale, essendo strettamente collegate a malattie gravi come l’asbestosi, il mesotelioma e altre patologie polmonari. La particolarità di questa sentenza risiede nel fatto che non riguarda un lavoratore manuale ma una figura amministrativa, che ha svolto il suo lavoro in un ambiente contaminato e il diritto al prepensionamento del soggetto.

Il caso specifico

La signora, una dipendente amministrativa del Consorzio di Casal Palocco, ha trascorso 36 anni in un container contenente materiali in asbesto, senza mai essere informata dei rischi. Questo prolungato contatto ha provocato gravi danni alla sua salute, riconosciuti dall’INAIL come conseguenti all’esposizione professionale al killer silente.

Casalpalocco
Casalpalocco

L’implicazione giuridica e previdenziale

Dopo il riconoscimento della malattia professionale, la lavoratrice ha richiesto all’INPS il ricalcolo della sua posizione contributiva per accedere al prepensionamento. Dopo il primo no alla richiesta, il Tribunale di Roma ha ribaltato questa decisione, ordinando all’INPS di rivalutare la posizione contributiva. Questo riconoscimento non solo le consente di andare in pensione anticipata ma apre un importante precedente per altri lavoratori amministrativi esposti all’amianto in circostanze simili.

La svolta legale e sociale: giustizia è fatta

«Questa decisione del Tribunale dimostra che ci sono state funzioni amministrative svolte in luoghi altamente contaminati e rappresenta una svolta per gli impiegati esposti perché introduce una tutela che è sempre stata riconosciuta solo a chi manipolava il cancerogeno», commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Questo caso evidenzia la necessità di una revisione delle politiche di prevenzione e risarcimento per includere anche coloro che, sebbene non direttamente coinvolti nella manipolazione, hanno subito l’esposizione passiva con gravi conseguenze per la salute.

Verso un futuro di maggiore consapevolezza e giustizia

Questa sentenza rappresenta un passo avanti nella lotta per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti all’eternit. Oltre a rafforzare la necessità di ambienti di lavoro sicuri, promuove una maggiore consapevolezza sul tema della salute occupazionale e potrebbe portare a ulteriori revisioni delle normative previdenziali. La vittoria legale della signora non è solo un successo personale ma un esempio di giustizia per tutti coloro che hanno subito le devastanti conseguenze dell’esposizione all’amianto.

Fondo Vittime Amianto: sostegno ai lavoratori navali

Fondo Vittime Amianto: cantieri navali, sostegno essenziale ai lavoratori
Fondo per le Vittime dell'Amianto: un sostegno essenziale per i lavoratori dei cantieri navali

L’AMIANTO, UN MATERIALE AMPIAMENTE UTILIZZATO NEI CANTIERI NAVALI PER LE SUE PROPRIETÀ ISOLANTI E IGNIFUGHE, HA LASCIATO UNA SCIA DI SOFFERENZA E MORTE TRA I LAVORATORI. IN RISPOSTA A QUESTA CRISI SANITARIA, IL GOVERNO ITALIANO HA ISTITUITO IL FONDO PER LE VITTIME DELL’AMIANTO, UNA MISURA STRAORDINARIA PER FORNIRE SOSTEGNO ECONOMICO E MORALE A CHI È STATO COLPITO DA MALATTIE ASBESTO-CORRELATE. QUESTO STANZIAMENTO RAPPRESENTA UN RICONOSCIMENTO UFFICIALE DEL DEBITO SOCIALE VERSO QUEI LAVORATORI CHE, PER DECENNI, HANNO AFFRONTATO RISCHI MORTALI SENZA UN’ADEGUATA PROTEZIONE

I cantieri navali, il pericolo dell’amianto e il Fondo

Fondo vittime cantieri navali
Il Fondo Vittime Amianto è destinato, in particolare, ai lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto malattie asbesto-correlate durante il loro impiego nei cantieri marittimi

I cantieri navali sono stati per lungo tempo luoghi critici per l’esposizione all’amianto. L’uso di questo minerale era diffuso nella costruzione e manutenzione delle imbarcazioni per la sua capacità di resistere al calore e al fuoco. L’asbesto era utilizzato per rivestire tubazioni, caldaie, motori e paratie.

Le condizioni di lavoro nei cantieri marittimi, caratterizzate da spazi ristretti e scarsa ventilazione, hanno amplificato il rischio. Durante operazioni come il taglio e la rimozione dei materiali, le fibre del killer silente rilasciate nell’aria, creavano un ambiente altamente pericoloso. L’inalazione prolungata di queste microscopiche particelle ha esposto i lavoratori a gravi malattie, spesso letali, che si sono manifestate dopo decenni.

Purtroppo, i lavoratori erano spesso inconsapevoli del pericolo imminente. Le tutele erano insufficienti o assenti, e la conoscenza dei rischi legati al pericoloso minerale è emersa solo quando ormai il danno era fatto, lasciando una generazione di lavoratori e le loro famiglie a fronteggiare una crisi sanitaria senza precedenti.

Conseguenze sanitarie e sociali

Le conseguenze dell’esposizione all’amianto sono devastanti. Le malattie asbesto-correlate, come l’asbestosi, il mesotelioma pleurico e il cancro ai polmoni, hanno periodi di latenza lunghi, spesso superiori a trent’anni. Questo lungo periodo, che può durare decenni, fa sì che i sintomi emergano quando il danno ai tessuti è ormai esteso e irreversibile. Cosa che rende le opzioni terapeutiche limitate e, nella maggior parte dei casi, palliative.

Queste patologie non solo hanno un impatto fisico devastante, ma portano con sé un peso emotivo e finanziario enorme. Le famiglie dei lavoratori malati si trovano ad affrontare spese mediche significative e la perdita del reddito principale. Cosa che aggrava ulteriormente il loro stato di vulnerabilità economica e sociale.

Il Fondo Vittime Amianto

Il ministero del Lavoro, in collaborazione con il ministero dell’Economia, ha emanato il decreto del 16 luglio 2024, stabilendo le risorse destinate al Fondo Vittime Amianto per il triennio 2024-2026. Questo, mira a fornire un sostegno economico a chi è stato colpito da patologie legate all’esposizione all’amianto, con una dotazione finanziaria di 20 milioni di euro per ciascun anno del periodo considerato.

L’indennizzo è destinato, in particolare, ai lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto malattie asbesto-correlate durante il loro impiego nei cantieri marittimi. Tali lavoratori devono rientrare nei criteri specificati dall’articolo 2 del decreto interministeriale e beneficiare delle disposizioni dell’art. 13 della legge n. 257 del 1992. I beneficiari devono inoltre essere titolari di provvedimenti legali che dispongano il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Modalità di accesso

Le modalità di accesso al fondo variano a seconda dell’anno di riferimento:

  • Per il 2024, sono ammissibili le sentenze esecutive e i verbali di conciliazione giudiziale depositati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dello stesso anno, oltre ai verbali di conciliazione sottoscritti in sede protetta nel medesimo periodo;
  • Analogamente, per il 2025 e il 2026, sono valide le sentenze esecutive e i verbali di conciliazione giudiziale o in sede protetta, rispettivamente tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ciascun anno.

In caso di decesso dei lavoratori, il diritto a ricevere l’indennizzo può essere esercitato dagli eredi. Questi ultimi, in conformità agli articoli 536 e seguenti del Codice Civile, possono accedere al fondo sulla base delle stesse condizioni, a patto che siano destinatari di un risarcimento definito da sentenza esecutiva o da verbale di conciliazione.

Gli indennizzi, modulati in base al grado di inabilità riconosciuto dall’INAIL, variano in relazione alla gravità della condizione clinica del lavoratore. Questo sistema, attentamente articolato, mira a garantire che i risarcimenti siano equi e proporzionati, tenendo conto non solo dell’impatto fisico delle malattie, ma anche delle ripercussioni economiche e psicologiche che queste avevano sulla vita delle vittime e delle loro famiglie.

Un aiuto dal Fondo sociale

Per sostenere economicamente questa estensione, si è reso necessario attingere parzialmente al Fondo sociale per occupazione e formazione, una scelta che riflette la determinazione del governo di non abbandonare le vittime, pur mantenendo un equilibrio tra le varie esigenze finanziarie del Paese. L’ampliamento del periodo di validità del fondo ha garantito continuità di supporto, permettendo di includere nuove famiglie colpite, oltre a quelle che inizialmente non erano riuscite ad accedere al risarcimento.

L’impegno per il futuro: ONA in prima linea

Ezio-Bonanni
L’avv. Bonanni: «il Fondo per le Vittime dell’Amianto è una misura necessaria per riconoscere i diritti di chi ha sofferto a causa dell’esposizione all’amianto»

L’istituzione e l’estensione del Fondo per le Vittime dell’Amianto rappresentano progressi significativi, ma non devono essere considerati come un punto di arrivo. Per prevenire ulteriori esposizioni e migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro, è essenziale che le autorità continuino a promuovere una cultura della prevenzione.

Questo impegno implica un’educazione costante sui rischi dell’amianto, una vigilanza rigorosa sulle condizioni ambientali nei luoghi di lavoro, e l’applicazione severa delle norme di sicurezza. Solo attraverso un approccio integrato, che combini prevenzione, educazione e risarcimento, si potrà garantire che le tragedie legate all’amianto non si ripetano. Che il lavoro possa tornare a essere sinonimo di dignità e sicurezza, piuttosto che di malattia e sofferenza.

Come ha sottolineato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto: «il Fondo per le Vittime dell’Amianto è una misura necessaria per riconoscere i diritti di chi ha sofferto a causa dell’esposizione all’amianto. Tuttavia, il lavoro da fare è ancora lungo. Dobbiamo garantire che tutte le vittime ricevano il sostegno che meritano e che venga fatta giustizia per le famiglie colpite. Inoltre, è imperativo intensificare le misure preventive per assicurare che tragedie simili non si ripetano».

Autotrasportatori: riconoscimento storico per esposizione all’amianto 

Autotrasportatori: riconoscimento storico per esposizione all’amianto
Autotrasportatori e sicurezza sul lavoro: un precedente importante per l’esposizione all’amianto

L’INAIL HA RICONOSCIUTO IL MESOTELIOMA PLEURICO COME MALATTIA PROFESSIONALE PER UN AUTOTRASPORTATORE DI 61 ANNI, L.M., DIPENDENTE DI UNA DITTA DI TRASPORTI DI GUBBIO, ESPOSTO PER ANNI ALL’AMIANTO DURANTE LE SUE MANSIONI LAVORATIVE. SUPPORTATO DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, L’UOMO HA VISTO ACCOLTA LA SUA RICHIESTA DI GIUSTIZIA

Il caso di L.M.: una vita dietro al volante e l’esposizione invisibile

 

L.M., autotrasportatore di Gubbio, ha dedicato la sua vita alla guida di mezzi pesanti per una ditta di trasporti, senza mai immaginare che l’ambiente lavorativo potesse nascondere un rischio così subdolo e letale: l’amianto. Oggi, a 61 anni, l’uomo si trova a combattere contro il mesotelioma pleurico, una malattia che ha origine dall’esposizione prolungata al killer invisibile. Nel suo caso, le polveri e le fibre derivanti dal vano motore e dal sistema frenante penetravano costantemente nell’abitacolo di guida, esponendolo al contatto con l’asbesto.

Questo tipo di esposizione era comune tra gli autotrasportatori, soprattutto per coloro che lavoravano su mezzi prodotti entro il 20 aprile 1993, quando l’uso del pericoloso minerale era ancora diffuso. Si tratta di una realtà che ha colpito numerosi lavoratori della sua categoria, i quali, senza tutele adeguate, si sono trovati involontariamente esposti a questa sostanza letale.

Esposizione all’amianto: rischi e realtà per gli autotrasportatori

L’asbesto è stato ampiamente utilizzato in vari settori industriali e dei trasporti per le sue proprietà isolanti e ignifughe. Negli autocarri e nei mezzi pesanti, l’amianto veniva impiegato principalmente nei freni, nelle frizioni e in alcune parti del motore, ma con il passare degli anni, le fibre liberate dall’usura di questi componenti si disperdevano nell’ambiente di lavoro, finendo per contaminare gli abitacoli di guida. Gli autotrasportatori, trascorrendo ore all’interno dei veicoli, respiravano queste polveri, accumulando un’esposizione che, nel tempo, si è dimostrata letale per molti di loro.

L’iter giuridico: dal rifiuto dell’INAIL al riconoscimento della malattia professionale

Inizialmente, l’INAIL aveva respinto la richiesta di riconoscimento della malattia professionale di L.M., sostenendo l’assenza di un nesso causale certo tra il suo lavoro e il mesotelioma. Tuttavia, grazie all’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni, specializzato nella difesa dei lavoratori esposti all’amianto, l’uomo ha visto riaperta la sua causa. Bonanni ha presentato una vasta documentazione tecnico-giuridica che ha dimostrato la correlazione tra l’attività di autotrasportatore e l’esposizione all’asbesto, ottenendo anche il certificato di esposizione per l’intero periodo lavorativo fino al 31 marzo 2024.

Grazie a questa documentazione, l’INAIL di Perugia ha accettato di concedere a L.M. il riconoscimento della malattia professionale. Tale riconoscimento consentirà all’autotrasportatore di ottenere una rendita diretta e un adeguamento dei contributi previdenziali dall’INPS, per un periodo di quarant’anni, con la possibilità di anticipare il trattamento pensionistico e beneficiare di una maggiorazione sulla pensione stessa.

Un riconoscimento storico per i lavoratori esposti all’amianto

La decisione di riconoscere il mesotelioma pleurico come malattia professionale per un autotrasportatore rappresenta un passo significativo nella tutela dei diritti dei lavoratori esposti all’asbesto.

Questo caso solleva inoltre l’importante questione della prevenzione e delle condizioni di sicurezza sul lavoro. Negli ultimi decenni, molti lavoratori esposti ad asbesto – autotrasportatori, ma anche artigiani e camionisti indipendenti – hanno contratto malattie gravi come il mesotelioma, il tumore polmonare e l’asbestosi, spesso senza sapere di essere a rischio. Tra gli autotrasportatori, infatti, il VII rapporto ReNaM ha censito 852 casi di mesotelioma, di cui 131 riguardavano camionisti e 59 autotrasportatori.

Il VII Rapporto ReNaM: un quadro sui rischi per gli autotrasportatori

Secondo il VII Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), i casi di mesotelioma tra gli autotrasportatori dimostrano una correlazione preoccupante tra questa categoria professionale e l’esposizione alle fibre di amianto. Questo rapporto ha permesso di fare luce sui numerosi casi di malattie asbesto-correlate, evidenziando l’urgenza di una protezione maggiore per tutti coloro che, in passato, hanno lavorato in condizioni a rischio senza adeguate misure di sicurezza.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e il ruolo dell’avvocato Ezio Bonanni

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Bonanni, presidente ONA: «Questo riconoscimento dà voce ai tanti lavoratori autotrasportatori e artigiani che sono deceduti per mesoteliomi, tumori polmonari, asbestosi e altre malattie asbesto correlate»

L’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, è impegnato da anni nella difesa e nel supporto dei lavoratori esposti all’amianto, offrendo assistenza legale e informativa per garantire loro giustizia. Bonanni ha dedicato la sua carriera a sensibilizzare le istituzioni sui rischi correlati all’esposizione all’asbesto e a ottenere riconoscimenti legali per le vittime di malattie asbesto-correlate.

«Questo riconoscimento dà voce ai tanti lavoratori autotrasportatori e artigiani che sono deceduti per mesoteliomi, tumori polmonari, asbestosi e altre malattie asbesto correlate», ha dichiarato il presidente.L’ONA mette a disposizione un servizio di assistenza gratuita per le vittime e i loro familiari, accessibile tramite il numero verde 800 034294 o il sito web ufficiale dell’Osservatorio.

Vito Vasiento, un pioniere della lotta contro l’amianto in Puglia

coni - VITO VASIENTO - bonanni - giovannelli
Da sinistra, Vito Vasiento, l'avv. Ezio Bonanni e Luigi Giovannelli

Vito Vasiento, storico attivista dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) in Puglia, ha dedicato la propria vita alla battaglia contro l’amianto. Vasiento, infaticabile difensore della salute pubblica, è stato impegnato nel sensibilizzare e proteggere le comunità pugliesi, particolarmente vulnerabili a causa della massiccia presenza di eternit in aree industriali come Taranto e Bari. In particolare si è battuto per il problema amianto che ha coinvolto molti suoi colleghi di lavoro alla Bridgestone, ex Firestone Brema, nel capoluogo pugliese. Per l’impegno profuso da Vasiento, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, lo ha voluto ricordare, a qualche giorno dalla sua dipartita, con queste parole: «Vito Vasiento, storico militante in tante comuni iniziative contro l’amianto. Aderente all’ONA Puglia, ha contribuito alla bonifica di molti siti contaminati, così da rimuovere la fibra killer. Lo ricorderemo e lo porteremo sempre nel nostro cuore».

La crisi dell’amianto in Puglia

La Puglia è diventata un epicentro dell’emergenza amianto in Italia, con oltre 6mila decessi causati da malattie asbesto-correlate, tra cui mesoteliomi e tumori polmonari. In particolare, Taranto, con il complesso dell’ex Ilva e Bari, sede dell’ex stabilimento Fibronit e, come suddetto, sede della Bridgestone dove Vasiento ha passato la sua vita lavorativa.

Vito Vasiento: un simbolo di giustizia sociale

Dalle testimonianze raccolte emerge un ritratto di Vito Vasiento come uomo profondamente legato ai valori della giustizia e della difesa della salute pubblica. Sin dai primi anni 2000, Vasiento, guidato da un senso incrollabile di equità e giustizia, ha messo al servizio della comunità tutta la sua dedizione e il suo coraggio. Convinto che l’amianto fosse un nemico invisibile ma letale, il suo impegno si è concentrato su una battaglia incessante per portare alla luce i rischi nascosti, per rompere il silenzio che troppo spesso avvolgeva le istituzioni e per scuotere le coscienze.

A Bari, con la collaborazione del dottor Loizzi, medico che condivideva la stessa determinazione, Vasiento ha contribuito alla costituzione di un gruppo di operai uniti in un’alleanza di difesa, creando anche un giornale di fabbrica che permetteva di dare voce a questioni spesso ignorate. Grazie a questa iniziativa e alla cooperazione con il Policlinico di Bari, furono organizzati screening mirati, gratuiti, per monitorare costantemente la salute dei lavoratori e intervenire precocemente in caso di patologie asbesto-correlate. Per Vasiento, la prevenzione e la consapevolezza erano strumenti imprescindibili nella lotta contro l’amianto, pilastri su cui fondare una nuova cultura della tutela della salute e della dignità umana.

Una battaglia quasi solitaria

Vito Vasiento ha sacrificato molto per la sua causa. Secondo i ricordi di chi gli è stato vicino, spesso ha dovuto rinunciare al tempo con la propria famiglia, spendendo ogni energia per portare avanti il suo impegno sociale. Anche quando la sua salute era in declino, non si è mai fermato. La sua dedizione lo esponeva a incomprensioni e inimicizie, ma non ha mai esitato: si considerava un combattente morale, spinto dalla convinzione che la forza della comunità potesse davvero trasformarsi in un cambiamento reale e tangibile. I colleghi e i compagni lo ricordano come un idealista, un sognatore che, con fermezza e umiltà, agiva in nome di una visione di giustizia e rispetto per la vita umana.

Un esempio per le nuove generazioni

Se Vito Vasiento potesse osservare oggi i frutti del suo impegno, forse vedrebbe nella crescente consapevolezza collettiva dei lavoratori pugliesi uno dei suoi risultati più significativi. La sua battaglia ha acceso una luce su una tragedia che era spesso ignorata o minimizzata, ed è grazie al suo esempio che molte persone hanno trovato il coraggio di unirsi e far sentire la propria voce. Vasiento è diventato per molti un simbolo di coraggio e integrità, qualcuno che ha mostrato come la lotta per un mondo più giusto passi anche per le azioni di un singolo individuo.

Vito Vasiento ci ha lasciato con un pensiero profondo: che il profitto non debba mai prevalere sulla dignità e sulla salute umana. E che le grandi aziende, che a volte sembrano sentirsi invincibili e onnipotenti, devono essere chiamate a rispondere dei propri atti. Tra i suoi pensieri più significativi, amava dire: “Possiamo scegliere di ignorare, ma abbiamo una responsabilità verso il futuro e verso i nostri figli, a cui stiamo negando il diritto a un mondo sano. Non hanno colpe, e noi non abbiamo il diritto di compromettere la loro speranza di vita in un ambiente salubre“. Vasiento credeva che, al di là di ogni potere economico, esista una giustizia superiore, una forza morale che ciascuno è chiamato a rispettare.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e la lotta al “killer silente”

Oggi, l’Osservatorio Nazionale Amianto continua a portare avanti la missione di Vito, denunciando l’insufficienza delle azioni preventive e delle bonifiche dei siti contaminati. L’ONA non solo assiste le vittime, ma agisce per sensibilizzare la popolazione e mettere a disposizione strumenti concreti come l’App Amianto, grazie alla quale i cittadini possono segnalare in modo anonimo i luoghi a rischio, alimentando una mappatura capillare e costante del territorio.

Il presidente dell’ONA, Ezio Bonanni, sottolinea come sia essenziale un piano di finanziamento stabile che consenta interventi concreti e diffusi, una bonifica profonda che restituisca dignità e sicurezza ai territori pugliesi. Tuttavia, le difficoltà burocratiche e il limitato accesso ai fondi rallentano gravemente i progressi, esponendo la popolazione a rischi sanitari inaccettabili. Bonanni insiste sull’importanza di una collaborazione tra cittadini, istituzioni e forze politiche, affinché si possa finalmente costruire un futuro in cui la Puglia e l’Italia intera siano libere dal “killer silenzioso” e in cui la salute pubblica venga rispettata sopra ogni altro interesse.

Amianto in Italia: analisi mortalità per mesotelioma e altre patologie

Amianto e salute in Italia. Analisi della mortalità per mesotelioma e altre patologie asbesto-correlate, Massimo
Amianto e salute in Italia. Analisi della mortalità per mesotelioma e altre patologie asbesto-correlate


IL NUOVO RAPPORTO DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ (ISS), AGGIORNATO CON I DATI ISTAT PIÙ RECENTI, EVIDENZIA L’IMPATTO PERSISTENTE DELL’AMIANTO SULLA MORTALITÀ IN ITALIA, CON UN’ANALISI SUI DECESSI PER MESOTELIOMA MALIGNO TRA IL 2010 E IL 2020. A PIÙ DI TRENT’ANNI DAL BANDO DELL’ASBESTO, LE ESPOSIZIONI CONTINUANO A CAUSARE MALATTIE LETALI, SPECIE NELLE REGIONI INDUSTRIALI DEL NORD. IL RAPPORTO SOLLECITA INTERVENTI DI BONIFICA, ASSISTENZA E SORVEGLIANZA PER ARGINARE I RISCHI, ANCHE PER GIOVANI E DONNE ESPOSTI INDIRETTAMENTE

Il nuovo rapporto ISS sull’emergenza amianto

Secondo il nuovo Rapporto ISS, dal 2010 al 2020, in Italia si sono verificati 16.993 decessi per mesotelioma

Il nuovo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) analizza l’impatto dell’amianto sulla mortalità in Italia nel decennio 2010-2020, con un focus sulle malattie direttamente collegate all’esposizione, tra cui il mesotelioma maligno.

Questo studio rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere come l’esposizione al pericoloso minerale continui a influire sulla salute pubblica, nonostante il divieto di produzione e utilizzo in vigore con legge 257/1992. L’analisi non si limita a presentare i dati, ma evidenzia i comuni e le regioni con tassi di mortalità superiori alla media nazionale, sottolineando l’urgenza di un’azione mirata per la prevenzione e l’assistenza alle persone esposte e ai loro familiari.

Incidenza del mesotelioma e mortalità regionale


Dal 2010 al 2020, in Italia si sono verificati 16.993 decessi per mesotelioma, una forma di tumore strettamente collegata all’esposizione all’asbesto. Di questi, 12.276 sono uomini e 4.717 donne, con un tasso standardizzato di 3,79 decessi per 100mila abitanti negli uomini e di 1,1 nelle donne. Le regioni con i tassi di mortalità più elevati sono concentrate al Nord, con Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta in testa.

La geografia del rischio di mortalità conferma il legame tra questa patologia e le regioni industrializzate, dove, fino al bando del 1992, si faceva largo uso di amianto nei settori della produzione di manufatti e della cantieristica.

Inoltre, il report evidenzia il persistente rischio anche in comuni più piccoli, dove il “killer silente” era utilizzato come materiale isolante in edifici pubblici e privati, e nelle aree portuali e di manutenzione navale.

Focus sui giovani e le esposizioni ambientali


Uno degli aspetti più preoccupanti emersi dal rapporto riguarda l’incidenza della mortalità per mesotelioma maligno in persone di età pari o inferiore ai 50 anni, una fascia solitamente meno colpita dalla malattia. Dei 16.993 decessi registrati, 279 hanno coinvolto persone in questa fascia di età, il che suggerisce una possibile esposizione indiretta o ambientale in contesti extra-lavorativi.

I comuni italiani con eccessi di mortalità in questa classe di età includono Milano, Napoli, La Spezia e Casale Monferrato, tutte aree con una lunga storia di esposizione ad amianto. Questo dato fa emergere la necessità di continuare la sorveglianza epidemiologica e di rafforzare le politiche di bonifica ambientale per prevenire nuove esposizioni accidentali o indirette.

Le donne e il rischio di esposizione familiare e ambientale


In Italia, i decessi per mesotelioma maligno sono stati registrati anche in un numero significativo di donne, sempre nelle regioni settentrionali, come Piemonte e Lombardia. Nella maggior parte dei casi, le vittime non erano direttamente esposte all’amianto sul posto di lavoro ma hanno subito esposizioni indirette attraverso familiari o residenze vicino a industrie che trattavano il minerale.

Questi casi rivelano il rischio persistente delle esposizioni ambientali e para-occupazionali, dimostrando come l’asbesto possa rappresentare una minaccia anche per chi non ha lavorato direttamente a contatto con esso.

Effetti dell’amianto su altri tumori: un focus sul tumore ovarico


Un’altra importante evidenza emersa dal rapporto è l’associazione tra esposizione all’amianto e tumore ovarico. In Lombardia, circa il 30% dei decessi per questa neoplasia è attribuibile all’asbesto nei comuni vicini alle aree industriali e ai siti di lavorazione del materiale.

Il rapporto ISS rileva come l’eternit continui a incidere su malattie oncologiche diverse dal mesotelioma, nonostante la sua messa al bando. Questa scoperta sottolinea l’importanza di includere il tumore ovarico e altre patologie correlate tra gli obiettivi dei programmi di sorveglianza epidemiologica per valutare appieno l’impatto dell’amianto sulla salute.

Necessità di interventi e sorveglianza continua


Il rapporto sottolinea altresì la necessità di interventi mirati per affrontare il problema dell’amianto, una sfida che richiede la collaborazione tra istituzioni, enti sanitari e comunità locali. Le principali priorità indicate includono la bonifica dei siti contaminati, l’assistenza sanitaria e psicologica per le vittime e i loro familiari, e l’attivazione di programmi di sorveglianza continua, come quelli previsti dal Progetto SEPRA, promosso dall’INAIL. Inoltre, è fondamentale che le istituzioni implementino politiche preventive per evitare nuove esposizioni, incluse azioni per rimuovere il minerale ancora presente in edifici e infrastrutture pubbliche e private.

L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto chiede azioni più urgenti

Ezio-Bonanni
Per l’avv. Ezio Bonanni, le cifre potrebbero essere sottostimate

Secondo l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ONA, i dati sulla mortalità e sull’incidenza delle malattie amianto-correlate presentati nel rapporto ISS potrebbero essere sottostimati. L’avvocato ha sottolineato come la reale portata dell’impatto dell’amianto sulla salute sia probabilmente più vasta rispetto a quanto emerge dai numeri ufficiali, sia per la difficoltà di diagnosticare con precisione i casi legati all’amianto sia per la mancanza di tracciabilità completa delle esposizioni.

Bonanni ha inoltre evidenziato l’importanza di intensificare le attività di monitoraggio e di allargare i criteri di riconoscimento delle malattie asbesto-correlate, proponendo un intervento urgente per garantire una sorveglianza più capillare, il rafforzamento delle bonifiche e un adeguato sostegno legale e sanitario per i pazienti e le loro famiglie. La posizione dell’ONA punta a rendere più trasparente la situazione reale e a migliorare l’efficacia delle politiche di prevenzione, tutela e risarcimento per chi ha subito esposizioni inconsapevoli o non tracciate, così da contribuire a promuovere una maggiore giustizia sociale per le vittime dell’amianto.