25 C
Rome
venerdì, Giugno 26, 2026
Home Blog Page 142

Amianto e ambiente: fibra killer anche di piante e animali

Ambiente e amianto: killer di flora e fauna
Ambiente amianto, killer di animali e piante Credits: Pixabay

L’amianto è ancora oggi largamente presente nell’ambiente circostante. Questo killer silenzioso non risulta essere deleterio solo per la salute pubblica, piuttosto anche per la fauna e la flora. I residui di questa sostanza nociva che ad oggi si trovano all’interno degli edifici contribuiscono all’incremento dell’inquinamento atmosferico, attraverso polveri e fibre aerodisperse, e di conseguenza rappresentano un serio pericolo per l’ecosistema.

Ambiente amianto
Ambiente amianto, Credits: Pixabay

Quando si parla di amianto ci si concentra principalmente sugli effetti devastanti che può avere nei confronti della salute umana, e mai abbastanza sulle conseguenze che invece ha sull’ambiente circostante. Flora e fauna, soprattutto nei pressi dei siti urbani e industriali, sono continuamente esposte a rifiuti tossici, tra cui quelli di amianto, che rappresentano un potenziale pericolo per la sopravvivenza dell’ecosistema.

In che modo l’amianto è pericoloso per l’ambiente?

L’amianto è una sostanza molto pericolosa, ancora oggi troppo diffusa, nonostante i numerosi interventi di rimozione e bonifica che hanno effettuato negli ultimi anni. Questo materiale, infatti, è stato largamente utilizzato a cavallo tra gli Anni ’70 e ’80, ma anche in precedenza. All’epoca, infatti, rappresentava una scoperta innovativa, ma con i successivi studi si è presa consapevolezza della sua pericolosità, per l’ambiente e per l’uomo. Si è dovuto attendere fino al 1992 per l’elaborazione di una legge che ne vietasse l’utilizzo e la commercializzazione. Eppure, ancora oggi le costruzioni contenenti questo materiale tossico non sono ancora del tutto bonificate. Esistono ancora molti edifici che contengono tracce di asbesto, che veniva utilizzato spesso nelle misture di cemento per la costruzione, tra cui anche scuole ed altri edifici pubblici.

Questa fibra killer – definita tale per le vittime che miete ogni anno – se non correttamente conservata aumenta la propria frabilità. In questo modo, diventa letale non solo per l’uomo, ma anche per l’ambiente. Spesso ci si concentra solamente sugli effetti indesiderati che l’inalazione di questa sostanza provoca sulla salute umana, ma questa rappresenta anche un grave pericolo per l’ecosistema, danneggiando sempre più frequentemente flora e fauna circostanti.

L’asbesto, un killer silenzioso anche di piante e animali

Se con il tempo si stanno raggiungendo nuove consapevolezze in merito alla pericolosità dell’amianto per gli effetti sulla salute pubblica, non viene spesso dato il necessario rilievo ai danni che invece provoca all’ambiente. Soprattutto nei luoghi apparentemente incontaminati e naturali nei pressi di siti industriali, ma anche di aree urbane, spesso l’amianto si camuffa come un killer silenzioso, insinuandosi tra fauna e flora. Quando l’asbesto aumenta la friabilità inizia a sgretolarsi aerodisperdendo le proprie polveri e fibre nell’ambiente circostante. Queste potrebbero essere assorbite dal terreno, e quindi anche dalle radici delle piante, fino a migrare nel sistema vascolare dei vegetali in questione. Gli effetti dell’amianto sulle piante potrebbero comprometterne la crescita e il regolare sviluppo. Inoltre, queste, accumulando la quantità di eternit nei loro tessuti, potrebbero diventare nocive per l’ecosistema che le circonda. Trasformandosi, quindi, in una vera e propria fonte di inquinamento ulteriore.

Ambiente amianto
Ambiente amianto, Credits: Pixabay

Gli animali, invece, potrebbero essere esposti a polveri e fibre di amianto in differenti modi. Infatti, potrebbero inalare le fibre nocive, o in alternativa entrarne in contatto attraverso l’ingestione di acqua e cibi contaminati. Gli animali più vulnerabili sono proprio quelli che si trovano nelle vicinanze dei siti più esposti a questa sostanza, che possono essere quelli industriali, come quelli urbani. Entrando in contatto con questo materiale pericoloso la fauna interessata può sviluppare problemi di salute, come malattie polmonari, asbestosi e persino il cancro. Non solo, perché l’ingestione di cibi contaminati potrebbe creare un effetto di bioaccumulo nella catena alimentare e influenzare negativamente la biodiversità dell’ecosistema.

Come proteggere ambiente e biodiversità dall’amianto?

Proteggere l’ambiente e la biodiversità dai pericoli rappresentanti dall’inquinamento, e in particolar modo dall’amianto, è un compito cruciale e indispensabile. Al fine di evitare che l’amianto rappresenti anche negli anni a venire un pericolo per l’ambiente e salute pubblica è bene procedere alla sensibilizzazione. In particolare, sull’inquinamento da amianto e sugli effetti nocivi che questo potrebbe avere a lungo e breve termine. Fondamentale è anche la segnalazione agli organi competenti della presenza di questo materiale, in modo da garantirne la rimozione e conseguente bonifica. Inoltre, un monitoraggio regolare dell’aria, del suolo e dell’acqua nelle aree a rischio potrebbe aiutare a identificare la presenza di asbesto e ad adottare misure preventive.

Un altro ruolo cruciale è svolto dalla ricerca. Questa negli ultimi anni è riuscita ad elaborare metodi innovativi per lo smaltimento di amianto in modo sostenibile e non pericoloso per l’ambiente circostante. Pochi e semplici passaggi, che se seguiti da gran parte della popolazione, potrebbero rappresentare un significativo cambiamento, volto alla salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica.

 

Materit: pena sospesa per 5 ex dirigenti

Amianto
Amianto

Processo amianto: il Tribunale di Matera ha condannato ad un anno di reclusione e al risarcimento dei danni patrimoniali e non, Silvano Benitti, Pietro Pini, Michele Cardinale, Michele Bonanni e Lorenzo Mo, ex dirigenti delle ex aziende Cemater-Materit presenti nell’area industriale di Ferrandina (Matera) in cui venivano lavorati materiali a base di amianto. La pena è ora sospesa per prescrizione.

L’area è stata dichiarata SIN (sito di interesse nazionale) da ventuno anni. I lavori di bonifica sono fermi alla rimozione dei sacchi di amianto e sono stati stanziati poco meno di quattro milioni di euro.

La condanna

Dopo sei anni dall’avvio del processo, si è giunti a sentenza di fronte al Tribunale di Matera, dove erano presenti gli avvocati (parte civile) e i familiari delle vittime da amianto.

Il Tribunale ha condannato a un anno di reclusione, con beneficio di sospensione della pena gli ex dirigenti Materit accusati a vario titolo di reati di omicidio colposo, lesioni colpose e mancato rispetto delle norme per la sicurezza sul lavoro. Presenti alla lettura della sentenza anche le associazioni Aiea e Medicina Democratica, che per anni hanno accolto le denunce di molti lavoratori esposti ad amianto. Furono infatti ritenuti responsabili della morte di 4 lavoratori a causa dell’esposizione ad amianto presente sul luogo di lavoro. Le loro condotte omissive riguardo ai pericoli che l’inalazione di amianto comporta avrebbero causato l’insorgere di malattie professionali asbesto correlate a diversi ex lavoratori, il decesso di quattro di essi e quello di una vedova di un operaio, esposta anch’essa alle fibre di amianto.

L’accusa nel giugno 2023 chiesa una condanna di 2 anni e 8 mesi di reclusione. I fatti contestati riguardano il periodo che va dal 1975 al 1989, data in cui la produzione dello stabilimento venne sospesa per chiusura dello stesso. Il giudice ha inoltre condannato gli ex dirigenti a pagare una cifra di 10.000 euro ciascuno alle parti civili di Medicina Democratica, rappresentata dall’Avv. Angela Galetta, e all’Associazione italiana esposti amianto assistita dall’Avv. Andrea di Giura, e infine l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro con l’Avv. Mariella Tritto. Per ultimo è stato disposto il pagamento della somma di 50.000 euro per i famigliari di quattro operai.

La prescrizione dei reati

Il Tribunale di Matera ha stabilito il non doversi procedere per intervenuta prescrizione dei reati, per episodi riferiti ad altri 16 operai. Gli ex dirigenti sopra citati sono dunque stati assolti per non aver commesso il fatto in riferimento ad altri episodi denunciati. I diretti interessati potranno presentare ricorso unicamente in altre sedi, ma non più di fronte al Tribunale di Matera. Una pagina chiusa dunque ma non considerata tale da Mario Murgia vicepresidente nazionale dell’Aiea (Associazione Italiana Esposti Amianto), che continua nel suo impegno dalla parte dei lavoratori, tra tavoli di Prefettura e Ministeri, per il riconoscimento di tutte le persone colpite da malattie asbesto correlate, nell’ambito professionale e non solo, continuando a seguire situazioni come quella della Materit in cui la salute dei lavoratori e dei loro familiari è un bene da tutelare.

“Azzurro amianto”: un romanzo per la giustizia

“Azzurro amianto”: un romanzo per la giustizia
“Azzurro amianto”: un romanzo per la giustizia

Sabato 2 marzo, alle 18:00 nella Sala Consiliare del comune di Cesinali (Avellino), verrà presentato l’ultimo lavoro della scrittrice avellinese Emilia Bersabea Cirillo, “Azzurro Amianto”. Insieme all’autrice discuteranno il Sindaco di Cesinali, la giornalista Katiuscia Guarino con le letture a cura di Claudia del Gaudio dott.ssa in Lingue e letterature straniere.

La storia di due donne che cercano giustizia

Azzurro Amianto”, è un romanzo ambientato negli anni 2000, in un’area industriale abbandonata di una città del Sud Italia. È qui che si snodano le vicende di due donne che vi trovano rifugio, alla disperata ricerca di giustizia per Romualdo. L’uomo negli anni 80, svolse un lavoro pericolosissimo facendo parte di una squadra di operai impiegati a scoibentare amianto dalle carrozze dei treni delle Ferrovie delle Stato. Dietro gli sforzi di questi giovani, solo gli interessi di industriali senza scrupoli totalmente incuranti delle loro vite. La vicenda prosegue con l’arrivo di Beatrice, fuggita molti anni prima dalla città, e piena di sensi di colpa per aver lasciato alle cure degli altri sua figlia Bianca affetta da un disturbo dello sviluppo.

Una vicenda sociale, politica e intima  

La scrittrice irpina Emilia Bersabea Cirillo, attraverso una scrittura elegante e che crea connessione tra personaggi e registri diversi, tratta in questo romanzo una vicenda sociale, politica e intima molto delicata. Affronta infatti una pagina quasi dimenticata della storia italiana, gli avvenimenti dell’ ex Isochimica nell’Irpinia dell’immediato post-terremoto ovvero, il problema dell’amianto.

Intrecciando questa vicenda con quella della protagonista e della figlia con disabilità, il lettore trasportato in queste pagine trova come sfondo un territorio ferito, in cui sia le protagoniste che l’autrice stessa cercano di trovare riscatto.

Tra i temi più rilevanti dell’opera ci sono il valore del prendersi cura, l’ipocrisia di un certo tipo di borghesia benpensante, la difficoltà dell’accettare il diverso e le diverse sfumature del femminile. 

Vite sotto la polvere

Un fatto drammatico di cronaca locale è il filo conduttore del romanzo. Dalla lettura riemergono le storie di tanti uomini che per anni hanno lavorato presso l’ex Isochimica, una delle tante attività industriali sorta nel 1982 nell’Irpinia dopo il terremoto. Questa da subito rappresentò una speranza di impiego fisso per molti operai, più di 300, totalmente ignari del destino che li attendeva. Vite perse e sepolte sotto la polvere, che svolsero per anni un lavoro rischiosissimo, scoibentare quintali di amianto, circa 3 mila carrozze delle Ferrovie dello Stato.

Nel 1983 infatti queste ordinarono la bonifica di locomotori e carrozze. L’appalto venne affidato all’Isochimica di Piano d’Ardine, (Avellino). La scoibentazione sui binari, a pochi metri dalle case, da un campo sportivo, da un asilo, dalle scuole, lasciò tale fibra totalmente libera di disperdersi a cielo aperto, mietendo ogni giorno vittime.

L’autrice

Emilia Bersabea Cirillo ha lavorato per tutta la vita come architetto e vive ad Avellino. Ha pubblicato il primo libro nel 1999 e nel 2010 ha vinto il Premio Prata con “Una terra spaccata” (Edizioni San Paolo, Milano). Con L’Iguana editrice ha pubblicato il romanzo “Non smetto di aver freddo” nel 2016 (Premio Minerva 2016 e Premio Di Lascia 2017). Ha fondato l’Associazione “Paroletranoileggere” per la promozione della lettura e la valorizzazione dei saperi femminili del territorio irpino e non solo.

“Azzurro amianto” sarà in libreria il prossimo 19 ottobre per la collana Cantastorie de “Le plurali”, casa editrice nata nel marzo del 2021.

 

Rischio amianto: gli obblighi del datore di lavoro

Amianto lavoro
Amianto lavoro, Credits: Pixabay

L’amianto resta una delle sostanze maggiormente pericolose, purtroppo tuttora in circolo. Infatti, nonostante sono ormai passati diversi anni dalla legge che ne ha messo a bando il suo utilizzo e la commercializzazione, ancora non è stato completamente debellato dalla circolazione. L’absesto è stato largamente utilizzato nella costruzione degli edifici, soprattutto negli Anni ’80. Per questo motivo, anche se in minor parte è ancora presente in parecchi fabbricati, principalmente quelli industriali.

Amianto lavoro
Amianto lavoro, Credits: Pixabay

L’eternit – altro nome con cui veniva indicato questo materiale pericoloso – rappresenta ancora oggi un rischio tangibile, soprattutto negli ambienti di lavoro. Per questo motivo, spesso è necessario una valutazione dei rischi sul lavoro determinati dall’amianto. Da questo, ne derivano conseguentemente anche altrettanti obblighi da parte della dirigenza aziendale.

Valutazione rischio amianto sul posto di lavoro

Il primo obbligo del datore di lavoro per i dipendenti che lavorano in ambienti ad alta pericolosità e a contatto con amianto è quello di fare una preventiva valutazione dei rischi connessi. Questo impegno diventa necessario, soprattutto per quei lavoratori occupati in mansioni di rimozione asbesto e conseguente bonifica, il più delle volte costretti a respirare polveri e fibre dannose per il loro organismo. Se inalato, infatti, l’amianto, specie se altamente friabile, può essere deleterio – se non letale – per la salute, oltre che per l’ambiente. L’eternit, infatti, è una delle principali causa di tumori maligni, che colpiscono principalmente l’apparato respiratorio.

Negli ultimi tempi, c’è stato un significativo incremento delle denuncie per malattie professionali, tra le quali si posizionano anche le patologie asbesto correlate. Anche se la legge del 1992 ne ha bandito l’utilizzo e la commercializzazione, infatti, esistono ancora molti edifici costruiti precedentemente a quell’anno che contengono tracce di amianto. La dannosità di questo materiale deriva soprattutto dalla scarsa manutenzione che c’è stata e continua ad esserci degli edifici in questione. La valutazione del rischio amianto diventa quindi strettamente necessaria in queste condizioni di lavoro.

Per le attività che comportano potenziale esposizione ad amianto diventa obbligatorio per il datore di lavoro attuare un’attenta valutazione dei rischi. I valori limite per l’absesto sono attualmente fermi a 100 fibre/litro, che corrispondono a 0,1 fibre per centimetro cubo di aria su una media ponderata di turni di 8 ore lavorative. Esistono però delle misure preventive che la dirigenza aziendale deve adottare al fine di ridurre il rischio amianto sul lavoro e ridurre l’esposizione al limite. Tra queste è fondamentale l’utilizzo dei DPI e l’intervallare dei dispositivi con momenti di riposo adeguati. Inoltre, è fondamentale trasportare in appositi imballaggi chiusi i residui di amianto ed evitare che questi vengano lasciati incustoditi negli ambienti di lavoro, garantendo anche una costanze pulizia degli stessi.

Amianto lavoro
Amianto lavoro, Credits: Pixabay

Amianto e lavoro: quali sono gli altri obblighi del datore

Oltre alla valutazione del rischio amianto sul posto di lavoro, esistono altri obblighi per i dirigenti aziendali. Importante è, infatti, anche l’informazione e la formazione agli stessi dipendenti. Questi ultimi devono assumere un comportamente consapevole nella manipolazione dell’asbesto, che è conseguenza della giusta informazione dei rischi che ne derivano. È obbligatorio per il datore di lavoro effettuare un’adeguata formazione ai lavoratori in materia di prevenzione e sicurezza.

Non meno importante, invece, è la sorveglianza sanitaria. Questa procedura è obbligatoria prima che il lavoratore sia adibito a svolgere le attività di manutenzione, rimozione, smaltimento di amianto e di tutti i materiali che ne potrebbero contenere tracce, e trattamento dei relativi rifiuti. Inoltre, la sorveglianza deve essere soggetta a periodicità, stabilita ogni tre anni o definita dal medico competente. Solo mantendo l’adeguato rispetto degli obblighi da parte del datore di lavoro può essere garantita sicurezza ai lavoratori.

Bonifica amianto: la risposta dell’Agenzia delle Entrate

amianto sui tetti
amianto sui tetti

Per quanto riguarda la bonifica amianto, arrivata la risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate che danno l’ok alle detrazioni per il recupero del patrimonio edilizio.

Le novità sugli interventi di bonifica amianto

Fisco Oggi, organo ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, in risposta ad un contribuente ha dichiarato che tra le spese agevolabili per il recupero del patrimonio edilizio, rientrano anche quelle sostenute per la rimozione dell’amianto.

Inoltre è stato specificato che sono attuabili su singole unità immobiliari e su parti comuni di edifici residenziali, senza realizzare un intervento di ristrutturazione edilizia. Sarà possibile detrarre ad esempio, anche solo le spese sostenute per il trasporto dell’amianto nelle apposite discariche.

Detrazione Irpef 2024

Fino al 31 dicembre 2024 sarà possibile ottenere una detrazione Irpef maggiorata al 50% circa le spese sostenute per i lavori di bonifica amianto, con un massimale di spesa pari a 96 mila euro per unità immobiliare.

Il riferimento normativo è rappresentato dall’ Art. 16-bis del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR). Tale legge fa rientrare la bonifica dell’amianto tra gli interventi agevolabili con detrazione Irpef pari al 36% delle spese documentate, fino al tetto massimo di 48 mila euro per unità immobiliare. In particolare i contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi:

  • a) di cui alle lett. a) b), c) e d) dell’articolo 3 del d.P.R. n. 380/2001 effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale di cui all’articolo 1117 del codice civile;
  • b) di cui alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del d.P.R. n. 380/2001, effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, e sulle loro pertinenze;

 

  • c) necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, ancorché non rientranti nelle categorie di cui alle lettere a) e b), sempreché sia stato dichiarato lo stato di emergenza, anche anteriori alla disposizione in esame;

 

  • d) relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali anche a proprietà comune;

 

  • e) finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi, alla realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap in situazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104/1992;

 

  • f) relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi;

 

  • g) relativi alla realizzazione di opere finalizzate alla cablatura degli edifici, al contenimento dell’inquinamento acustico;

 

  • h) relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia;

 

  • i) relativi all’adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione;

 

  • l) di bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici.

Le agevolazioni per le aziende

Per tutto il 2024, le aziende hanno la possibilità di poter godere di un finanziamento a fondo perduto nella misura del 65% grazie alla proroga del bando ISI INAIL 2023. Questo incentivo è rivolto alle imprese e copre parte delle spese per la rimozione e la bonifica dell’amianto. Il finanziamento è calcolato sulle spese sostenute al netto dell’iva. L’ammontare del finanziamento oscilla tra un minimo di 5 mila euro e un massimo erogabile di 130 mila euro, a fondo perduto.

Le agevolazioni fiscali offrono dunque un tangibile contributo per la lotta all’amianto. La sua rimozione infatti rappresenta il primo passo per garantire la sicurezza e salvaguardare la salute dei cittadini. In tale modo l’Agenzia delle Entrate permette di affrontare, sia ai privati che alle imprese, tali interventi in modo più agevole e responsabile.

Consigliamo di consultare gli avvisi territoriali in quanto Comuni e Regioni potrebbero prevedere bandi dedicati.