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mercoledì, Maggio 6, 2026
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Ucraina: guerra e amianto. È possibile una ricostruzione green?

guerra in ucraina
macerie di edifici, guerra in Ucraina

NEL CAOS DELLA GUERRA, L’UCRAINA AFFRONTA UNA DOPPIA TRAGEDIA: LA DEVASTAZIONE CAUSATA DAI BOMBARDAMENTI E LA MINACCIA DELL’AMIANTO DISPERSO TRA LE MACERIE. CIONONOSTANTE, SI INTRAVEDE LA POSSIBILITÀ DI RICOSTRUIRE IL PAESE IN OTTICA “GREEN”. SARÀ POSSIBILE?

Per l’Ucraina una duplice sofferenza

Ucraina. Non bastava la guerra e seminare terrore e morte.

Tonnellate di fibre di amianto, presenti in circa il 70% degli edifici ucraini sono state disperse nell’aria a causa dei bombardamenti.

«Quando una bomba riduce in macerie un intero edificio, il cemento si sbriciola. Tutto finisce per mescolarsi», spiega il professor Matti Kuittinen dell’Università di Aalto a Otakaari (Finlandia).

Il materiale tossico ha avuto un ruolo predominante nella costruzione degli edifici. È stato mischiato al cemento e ad altri materiali nel campo dell’edilizia, come sigillanti e isolanti.

Non dimentichiamo che l’Ucraina ha vietato l’uso dell’amianto nel 2017. Questo problema è stato evidenziato già a marzo del 2022 dal presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, nel corso del convegno “Governare la complessità“.

Ma il killer silente non è l’unico patogeno che si annida tra le macerie; le sostanze chimiche rilasciate da munizioni e missili sconquassano l’aria, il suolo e le acque ucraine, aggiungendo un livello inquietante alla complessa emergenza ambientale.

Ucraina: oltre alla guerra, l'amianto
Ucraina: l’amianto si annida tra le macerie causate dai bombardamenti russi

Ucraina: una discarica di amianto

David Hodgkin, esperto nel coordinamento dei rifugi e delle catastrofi del Miyamoto International di Sacramento (CA), dipinge un quadro drammatico della situazione.

«L’Ucraina è stata utilizzata per decenni come discarica per l’amianto. A volte quasi letteralmente, poiché i Paesi europei hanno esportato le scorte in eccesso da quando l’hanno vietato», (nel 2005 – ndr).

«La Russia e il Kazakistan hanno esportato grandi quantità di amianto negli ex stati sovietici come l’Ucraina e anche tante campagne di disinformazione», prosegue Hodgkin.

Ricostruzione verde dell’Ucraina: una chimera?

Durante la Conferenza ad alto livello della Commissione Europea a Vilnius (Lituania) si è discusso sulla cosiddetta “ricostruzione verde” in Ucraina.

Su tutte, una questione fondamentale ha catturato l’attenzione: l’eliminazione dell’amianto dalle macerie potrebbe essere una chiave verso una ricostruzione più sostenibile e sicura per il futuro del Paese?

Secondo Yvonne Waterman, fondatrice e presidente della European Asbestos Forum Foundation, nonostante il divieto di riciclare materiali nocivi e tossici in Europa, è possibile estrarre l’amianto in maniera sicura dal cemento, evitando altresì inutili sprechi ed emissioni di CO₂.

Utile ricordare infatti che per produrre una tonnellata di cemento si emette nell’atmosfera circa una tonnellata di CO₂.

 

Ucraina: Amianto
Ucraina. L’amianto aerodisperso minaccia la salute dei cittadini

Sicurezza e occupazione

Il tema del riciclaggio dei detriti e dell’amianto emerge come possibile soluzione non solo per una ricostruzione ecologica ma anche come fonte di nuove opportunità lavorative per l’Ucraina.

Neo-Eco Ucraina, un’azienda di ingegneria industriale, ha intrapreso un progetto pilota a Hostomel, una città a nord di Kiev, focalizzato appunto sul riciclo dei rifiuti, con particolare attenzione alla gestione dell’amianto.

«La nostra squadra è principalmente composta da ucraini, un modo per creare occupazione e rafforzare l’economia locale», afferma Bart Gruyaert, direttore del progetto Neo-Eco Ucraina.

E in effetti, il progetto ha già creato venti posti di lavoro nella comunità locale e impedito che 7.150 metri cubi di rifiuti fossero depositati in discarica, garantendo la salvaguardia dell’ambiente circostante.

In pratica, Neo-Eco Ucraina si concentra sulla rimozione preventiva dell’amianto dagli edifici prima della demolizione, un approccio che richiede maggiore attenzione e risorse, ma si rivela decisivo per prevenire la dispersione del crisotilo nell’ambiente.

Bart Gruyaert spiega: «rimuoviamo l’amianto dalla sua origine, spesso è necessario analizzare i tetti o le strutture prima della demolizione. È un processo leggermente più costoso ma fondamentale per una gestione sicura dei detriti».

L’azienda, seguendo una rigorosa procedura, si impegnerà dunque a ridurre al minimo la presenza residua di amianto nei detriti, assicurando il rispetto delle normative dell’Unione Europea, relative alla presenza dello stesso nei materiali solidi.

Il team sta attualmente lavorando a un nuovo progetto a Mykolaiv, nel sud dell’Ucraina, e mantiene una visione ottimistica sull’opportunità di far diventare il Paese un punto di riferimento nell’ambito della gestione dell’amianto su vasta scala.

Questo approccio al riciclaggio dei detriti non è isolato: altre aziende, come Kopach, stanno esplorando l’opportunità di riutilizzare le infrastrutture abbandonate, cercando nuove direzioni di lavoro nel trattamento dei rifiuti e delle macerie, anche in contesti industriali precedentemente attivi prima del periodo bellico.

Guerra
Ucraina. Sono evidenti i segni dei bombardamenti russi

Pareri discordi

Nonostante le parole rassicuranti di Yvonne Waterman e delle aziende sopracitate, c’è chi solleva dubbi relativi alla sicurezza sul lavoro e alla gestione del rischio amianto, per quanti sono impegnati nella ricostruzione.

Su tutti, Vasyl Andreyev, capo dell’Associazione ucraina dei lavoratori edili.

Secondo lui, molti cantieri mancano delle attrezzature necessarie per evitare l’esposizione alla polvere di asbesto durante la lavorazione dei detriti. Questa situazione mette in dubbio l’effettiva implementazione degli standard di sicurezza per proteggere i lavoratori.

In aggiunta, mancano dati accurati sulle malattie e sui decessi legati all’amianto in Ucraina, una realtà che sempre Andreyev denuncia con preoccupazione: «Non abbiamo accesso ai dati. Il divieto è stato approvato nel 2022 ma è entrato ufficialmente in vigore nell’ottobre 2023 e il ministero della Salute non ha raccolto queste informazioni».

Questa mancanza di trasparenza non può essere equivocata come assenza di casi!

Una mancanza di dati attendibili

Mentre nell’Unione Europea l’amianto ha portato alla morte di quasi 72mila persone solo nel 2019, in Ucraina i dati sono scarsamente documentati.

David Hodgkin, sottolinea poi un’ulteriore problematica: «Sebbene l’Ucraina abbia vietato l’amianto, deve ancora creare l’insieme di leggi e regolamenti necessari per la rimozione, il trasporto e lo smaltimento in sicurezza. Inoltre, non dispone dell’infrastruttura medica per condurre test su larga scala sui livelli non quantificati di malattie che l’amianto causerà».

Queste mancanze lasciano l’Ucraina vulnerabile a potenziali rischi per la salute pubblica legati all’amianto. Insomma, non si capisce ancora se sarà possibile una vera ricostruzione green.

Fonti

euronews.com

Calabria e amianto: governo revoca 43 milioni destinati alla bonifica

fondi calabria e amianto. bonifica
fondi calabria e amianto. bonifica

L’emergenza amianto continua. Ritorniamo in Calabria, una terra dove la presenza di manufatti e tetti in amianto è ancora massiccia e preoccupa per i rischi che potrebbe provocare alla salute. Secondo i dati diffusi dall’ONA, l’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni, nel 2020 in Calabria si sono verificati 100 decessi per tumore al polmone causato dall’amianto, 150 casi di mesotelioma e 30 casi di malattie correlate all’asbesto.


Numeri che fanno riflettere e attestano, oltre all’emergenza in atto, anche la scarsa attenzione e la lentezza delle istituzioni locali nel dare seguito alle norme nazionali. E, con la notizia che sta circolando, riportata anche sul sito del Consiglio regionale Calabria, ecco arrivare la conferma. La Regione non riceverà più i fondi concessi per fronteggiare l’emergenza amianto. I 43 milioni di euro destinati alla bonifica sono stati bloccati dal governo. Si parla di fondi già concessi alla Regione e destinati ai soli edifici pubblici.


La comunicazione sul sito del Consiglio regionale

Secondo quanto riportato sul sito ufficiale, questi fondi non arriveranno più a causa della “mancata comunicazione, nei termini, della volontà di utilizzare tali risorse“. Di seguito la comunicazione completa:
Considerato che:

“Recentemente è stata pubblicata su alcuni organi di stampa la notizia che il governo nazionale ha revocato alla Regione Calabria un finanziamento già concesso di 43milioni di euro. Questi fondi erano stati inizialmente destinati per il piano di bonifica dall’amianto dei soli edifici pubblici e successivamente, considerate le difficoltà riscontrate nell’utilizzo da parte di alcune Regioni, ne è stata rimodulata la destinazione per interventi generali di bonifica sempre dall’amianto;

la revoca da parte del ministero della Transizione Ecologica sembrerebbe sia dovuta alla mancata comunicazione nei termini da parte dell’amministrazione regionale della volontà di continuare a utilizzare tali risorse per la nuova destinazione. Nell’ultimo periodo, la rete di centraline per il controllo della qualità dell’aria della regione sembrerebbe non stia più trasmettendo i risultati alla rete nazionale;

tale interruzione di comunicazione di dati potrebbe essere stata determinata dal mancato rispetto di alcuni impegni contrattuali verso la società privata che gestisce il servizio. In particolare il mancato pagamento dei corrispettivi economici e il mancato rinnovo del contratto;

l’interruzione del flusso continuo di dati relativi alla qualità dell’aria comporta una carenza tale da rendere difficile, se non impossibile, monitorare in modo adeguato lo stato dell’ambiente, così determinando gravi conseguenze per la salute dei cittadini;

la gravità dell’interruzione del servizio di monitoraggio della qualità dell’aria potrebbe, inoltre, comportare l’apertura di una procedura di infrazione con notevoli ripercussioni nei confronti della Regione. Tutto ciò premesso e rilevato interrogano il presidente della Giunta regionale, anche nella qualità di titolare della delega all’Ambiente”.

L’amianto in Calabria

Quello dell’’amianto è uno dei tanti drammi del Paese e, quella della Calabria, è una delle più gravi situazioni italiane. Insomma, un accostamento rischioso per tutti, esseri viventi e ambiente. L’Osservatorio Nazionale Amianto, da anni ormai porta avanti una lunga battaglia a favore delle vittime. Tuttavia, nonostante l’impegno e il riconoscimento dei gravi danni provocati dall’amianto, ci sono Regioni che chiudono gli occhi e le orecchie di fronte alla questione.
L’ONA, attiva in tutto il territorio nazionale, grazie agli sportelli regionali, al fianco dei cittadini. E, grazie anche alle loro segnalazioni, sarà possibile realizzare una mappatura delle zone che richiedono urgente bonifica.

Rischio amianto a Favignana: intervento di bonifica a Cala Rotonda

Rifiuti Discariche
Rifiuti Discariche

Un’altra discarica a cielo aperto, in attesa di bonifica. Questa volta siamo a Favignana, un’isola dell’arcipelago delle Egadi, in Sicilia. Come ricorda l’Osservatorio Nazionale Amianto, questa regione è un territorio già tristemente noto per la strage silenziosa dell’amianto. La Sicilia, infatti, oltre a essere una delle zone più belle del nostro Paese, è anche una di quelle maggiormente a rischio, dove si contano circa 1850 casi di mesotelioma, dal 1998 al 2022. E, se si considera anche la mortalità dei primi cinque anni e i decessi per le altre patologie asbesto correlate, ecco che si parla di oltre 6 mila morti. Del resto, risale a meno di un mese fa la notizia di un’altra discarica abusiva sempre in Sicilia, a Monreale. Ma scopriamo cosa sta succedendo sull’isola.


Rimozione dell’amianto a Favignana: richiesta bonifica

L’Amministrazione comunale di Favignana ha disposto la rimozione dei rifiuti abbandonati nella zona di Cala Rotonda, tra essi anche materiale contenente amianto. A darne notizia è stato il sindaco Francesco Forgione e il vice sindaco Ignazio Galluppo, che ha la delega ai Servizi ecologici e ambientali, che hanno dichiarato che, purtroppo, non si tratta di un caso isolato e che il ripristino dell’ambiente e l’habitat naturale costituiscono una priorità per restituire alla serena fruibilità dei cittadini una delle zone più frequentate dell’isola.

Come riportato dalla testata alqamaH.it, Forgione e Galuppo hanno ribadito l’importanza della tutela della salute pubblica e dell’ambiente sottolinenando che “Abbiamo provveduto a bonificare l’area, una delle più belle e frequentate dell’isola, e a ripristinare l’ambiente e l’habitat naturale. Purtroppo questo non è un caso isolato. Proseguiamo la nostra azione confidando sempre nel senso civico dei cittadini”.

Intervento eseguito a Favignana da una ditta specializzata

Già, perchè è importante ricordare che l’amianto è un materiale cancerogeno e la manipolazione, se non eseguita correttamente e con tutte le accortezze, può provocare seri rischi. Dunque, è importante rimuovere e smaltire l’amianto, ma sempre seguendo le normative. Così, come a Favignana, l’amministrazione comunale fa sapere che l’intervento di rimozione dell’amianto è stato eseguito da un’azienda specializzata e che il materiale sarà conferito in discarica per il relativo trattamento.

L’Osservatorio Nazionale Amianto in Sicilia

Il fine dell’ONA è quello di tutelare la salute, umana e ambientale. Quindi è possibile rivolgersi all’Osservatorio Nazionale Amianto per l’assistenza tecnica, medica e legale, per prevenire i danni e ottenere la tutela dei diritti delle vittime. In Sicilia ci sono ancora tanti siti da bonificare, e l’ONA da anni si batte con manifestazioni e convegni, come a Gela, Biancavilla e Milazzo.

L’ONA offre assistenza medica e legale gratuita alle vittime

L’ONA, insieme al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, offre assistenza a tutte le vittime di malasanità e di errore medico per un risarcimento danni. L’Associazione ha, infatti, costituito un Dipartimento di Malasanità e Risarcimento danni, per tutte le vittime di malasanità e dei casi di ritardo nella diagnosi di patologie amianto correlate e, in particolare, del mesotelioma.

A Monfalcone un ambulatorio per esposti amianto

monfalcone ambulatorio esposti amianto
monfalcone ambulatorio

Dal 6 dicembre è attivo, in via sperimentale, un ambulatorio per gli esposti amianto a Monfalcone. L’annuncio, nei giorni scorsi, era arrivato dall’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (ASU GI), di cui fa parte il presidio ospedaliero di Monfalcone.

L’ambulatorio è dedicato al follow – up dei pazienti esposti ad amianto ed è stato aperto “a seguito della recente istituzione della SC Patologie Respiratorie diretta dal dottor Roberto Trevisan (struttura afferente al nuovo Dipartimento Specialistico Territoriale)“.

La programmazione delle visite è gestita direttamente dal CRUA (Centro Regionale Unico Amianto) su agenda e posti dedicati. Le visite però potranno seguire, in alternativa, anche la programmazione interna gestita dalla S.C. Patologie Respiratorie per i controlli e le procedure diagnostiche miniinvasive o invasive.

Le attività previste dall’ambulatorio sono:

  • visita pneumologica;
  • controllo pneumologico per la presa in carico dei pazienti con patologia asbesto correlata;
  • Spirometria globale;
  • test di diffusione per il CO (DLCO);
  • le procedure mini-invasive o invasive, in attesa del completamento della nuova area interventistica nel presidio ospedaliero San Polo, verranno programmate presso la sede di Gorizia e, ove necessario, presso l’Hub di Trieste per quanto riguarda gli eventuali accertamenti interventistici di II o III livello;
  • le sedute saranno calendarizzate a cadenza quindicinale e la collocazione è prevista all’interno degli ambulatori della S.C. Patologie Respiratorie dell’Ospedale di Monfalcone (II piano della Piastra A).

Monfalcone e la bonifica dell’amianto sul territorio

Il Comune di Monfalcone ha un proprio strumento di mappatura, che ha censito finora 34 coperture in amianto in “stato pessimo”, per tutte le quali ha preso avvio il procedimento; 292 in “stato scadente”, per le quali anche in questo caso è partito il procedimento; 36 siti in “stato discreto”, di cui 16 casi in fase di procedimento.

Gli insediamenti sono censiti all’Archivio Regionale Amianto (ARAM), così come previsto dal piano regionale amianto del Friuli Venezia Giulia. La Regione ogni anno concede contributi per la rimozione e lo smaltimento, sia a privati che ad aziende. Le domande si presentano sempre nel mese di febbraio secondo le modalità previste nel regolamento, con possibilità di riapertura dei termini durante l’anno.

Amianto e malattie asbesto correlate, consulenza gratuita

A Monfalcone in 20 anni si sono registrati 240 casi di mesotelioma, il principale tumore dell’amianto, che di per sé sarebbe raro. Un numero che sale a 600 casi se ci si allarga alla fascia costiera tra Monfalcone e Trieste. Circa duemila sono le pratiche Inail per asbesto correlate.

Sebbene sia concentrato maggiormente in alcune zone d’Italia, dove erano presenti numerosi manufatti in amianto e dove ci sono attività in cui si lavorava con l’amianto ogni giorno, oppure non ancora bonificate, purtroppo il problema dell’amianto è ancora molto presente in Italia. Il quadro completo è disponibile nel Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022 scritto dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione ha anche un’app per la mappatura su tutto il territorio italiano ed offre consulenza gratuita per le vittime e i loro familiari. Chiama il numero verde 800.034.294.

Hiv in Italia, il vaccino sperimentale

microscorio, ricerca: hiv in italia.
microscorio, ricerca: hiv in italia.

L’Italia sperimenta il primo vaccino in grado di riconoscere e controllare l’infezione da HIV. Siamo ancora in una fase sperimentale, ma un passo in avanti è stato fatto. Il nuovo vaccino, denominato HIVconsvX, ha un potenziale scopo terapeutico ed è già stato testato su volontari privi dell’infezione, con risultati incoraggianti.

Oggi lo studio clinico di fase I che si sta eseguendo in Italia sta coinvolgendo 33 persone infette tra i 18 e i 60 anni. Della sperimentazione si stanno occupando i team di ricerca della dott.ssa Gabriella Scarlatti e prof.ssa Antonella Castagna dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Il vaccino è fornito dal prof. Tomas Hanke dello Jenner Institute all’Università di Oxford.

Con l’infezione terapie antiretrovirali per tutta la vita

Con un’infezione da HIV oggi si può vivere senza che la malattia diventi conclamata per molto tempo. Si possono proseguire le terapie antiretrovirali anche per tutta la vita. Il numero di persone che vive con l’Hiv in Italia, oggi è di 142mila (nel 2012 erano 127mila). Nel mondo sono circa 85 milioni.

Ad oggi – spiega il San Raffaele – i farmaci antiretrovirali a disposizione riescono a bloccare con successo la replicazione del virus. Rendono la sua presenza nel sangue non rilevabile e l’aspettativa di vita di una persona che vive con HIV sovrapponibile a quella della popolazione generale. Tuttavia, le terapie antiretrovirali, anche se si tratta di farmaci long acting che possono essere somministrate con lunghi intervalli di tempo, devono essere proseguite per tutta la vita“.

La loro interruzione induce, nella maggior parte dei casi, un rebound virale, ovvero una ricomparsa della carica virale plasmatica entro 3-4 settimane“, aggiunge la prof.ssa Castagna.

Da mettere in conto ci sono poi anche i possibili effetti collaterali legati alla lunga durata di assunzione.

HIV in Italia, tornano a salire i nuovi casi

metastasi al cervello

Salgono le diagnosi di Hiv in Italia. La ripresa fa contare 1.888 casi dallo scorso anno, il 2% in più rispetto al 2021 ed il 34% in più rispetto al 2020. Anche se – bisogna dire – il 2020 essendo l’anno della pandemia aveva visto un blocco delle diagnosi per via del covid: quell’anno infatti aveva fatto segnare un -44% su base annua. L’aspetto preoccupante è che si tratta del secondo aumento dopo più di un decennio in discesa, anche se nel complesso, il dato del 2022 risulta del 25% più basso rispetto al 2019 e, rispetto a 10 anni fa, i casi sono più che dimezzati.

Le Regioni con il maggior numero di contagi nel 2022 sono il Lazio (4,8 per 100mila abitanti), Toscana (4), Abruzzo e Campania (3,9). La principale via di trasmissione è stata quella sessuale (43% etero; 41% MSM, “men who have sex with men”) e quasi il 79% ha riguardato i maschi. I contagi riguardanti persone che usano sostanze stupefacenti sono stati il 4,3%.

Il quadro emerge dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha aggiornato i dati della sorveglianza nazionale delle nuove diagnosi di infezione da Hiv e dei casi di Aids. Come ogni anno il 1 dicembre, Giornata Mondiale per la lotta contro l’Aids.

In Europa ancora troppe diagnosi tardive

Il quadro italiano è migliore di quello europeo. Infatti l’Italia, in termini di incidenza delle nuove diagnosi HIV, nel 2022 è al di sotto della media dell’Unione Europea (5,1 casi per 100.000 residenti in entrambe le aree).

L’altro dato è che in Europa le diagnosi arrivano ancora troppo tardi. Molte persone scoprono di essere sieropositive quando la conta dei linfociti Cd4 è di valore inferiore a 200, che indica un’infezione in stadio avanzato. Questo corrisponde a circa la metà delle nuove diagnosi.

Questi dati indicano che le persone si sono infettate molti anni prima, suggerendo problemi di accesso e di adozione del test Hiv per alcuni segmenti della popolazione“. Si legge nel rapporto “Hiv/Aids surveillance in Europe” redatto dallo European Centre for Disease Prevention and Control e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.