L’Italia sperimenta il primo vaccino in grado di riconoscere e controllare l’infezione da HIV. Siamo ancora in una fase sperimentale, ma un passo in avanti è stato fatto. Il nuovo vaccino, denominato HIVconsvX, ha un potenziale scopo terapeutico ed è già stato testato su volontari privi dell’infezione, con risultati incoraggianti.
Oggi lo studio clinico di fase I che si sta eseguendo in Italia sta coinvolgendo 33 persone infette tra i 18 e i 60 anni. Della sperimentazione si stanno occupando i team di ricerca della dott.ssa Gabriella Scarlatti e prof.ssa Antonella Castagna dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Il vaccino è fornito dal prof. Tomas Hanke dello Jenner Institute all’Università di Oxford.
Con l’infezione terapie antiretrovirali per tutta la vita
Con un’infezione da HIV oggi si può vivere senza che la malattia diventi conclamata per molto tempo. Si possono proseguire le terapie antiretrovirali anche per tutta la vita. Il numero di persone che vive con l’Hiv in Italia, oggi è di 142mila (nel 2012 erano 127mila). Nel mondo sono circa 85 milioni.
“Ad oggi – spiega il San Raffaele – i farmaci antiretrovirali a disposizione riescono a bloccare con successo la replicazione del virus. Rendono la sua presenza nel sangue non rilevabilee l’aspettativa di vita di una persona che vive con HIV sovrapponibile a quella della popolazione generale. Tuttavia, le terapie antiretrovirali, anche se si tratta di farmaci long acting che possono essere somministrate con lunghi intervalli di tempo, devono essere proseguite per tutta la vita“.
“La loro interruzione induce, nella maggior parte dei casi, un rebound virale, ovvero una ricomparsa della carica virale plasmatica entro 3-4 settimane“, aggiunge la prof.ssa Castagna.
Da mettere in conto ci sono poi anche i possibili effetti collaterali legati alla lunga durata di assunzione.
HIV in Italia, tornano a salire i nuovi casi
Salgono le diagnosi di Hiv in Italia. La ripresa fa contare 1.888 casi dallo scorso anno, il 2% in più rispetto al 2021 ed il 34% in più rispetto al 2020. Anche se – bisogna dire – il 2020 essendo l’anno della pandemia aveva visto un blocco delle diagnosi per via del covid: quell’anno infatti aveva fatto segnare un -44% su base annua. L’aspetto preoccupante è che si tratta del secondo aumento dopo più di un decennio in discesa, anche se nel complesso, il dato del 2022 risulta del 25% più basso rispetto al 2019 e, rispetto a 10 anni fa, i casi sono più che dimezzati.
Le Regioni con il maggior numero di contagi nel 2022 sono il Lazio (4,8 per 100mila abitanti), Toscana (4), Abruzzo e Campania (3,9). La principale via di trasmissione è stata quella sessuale (43% etero; 41% MSM, “men who have sex with men”) e quasi il 79% ha riguardato i maschi. I contagi riguardanti persone che usano sostanze stupefacenti sono stati il 4,3%.
Il quadro emerge dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha aggiornato i dati della sorveglianza nazionale delle nuove diagnosi di infezione da Hiv e dei casi di Aids. Come ogni anno il 1 dicembre, Giornata Mondiale per la lotta contro l’Aids.
In Europa ancora troppe diagnosi tardive
Il quadro italiano è migliore di quello europeo. Infatti l’Italia, in termini di incidenza delle nuove diagnosi HIV, nel 2022 è al di sotto della media dell’Unione Europea (5,1 casi per 100.000 residenti in entrambe le aree).
L’altro dato è che in Europa le diagnosi arrivano ancora troppo tardi. Molte persone scoprono di essere sieropositive quando la conta dei linfociti Cd4 è di valore inferiore a 200, che indica un’infezione in stadio avanzato. Questo corrisponde a circa la metà delle nuove diagnosi.
“Questi dati indicano che le persone si sono infettate molti anni prima, suggerendo problemi di accesso e di adozione del test Hiv per alcuni segmenti della popolazione“. Si legge nel rapporto “Hiv/Aids surveillance in Europe” redatto dallo European Centre for Disease Prevention and Control e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Gli anfiboli rappresentano una classe di minerali appartenenti alla famiglia degli inosilicati, noti per la loro struttura e le proprietà intriganti.
Questi minerali, spesso confusi con altri nella loro famiglia, hanno giocato ruoli chiave nella geologia, nella creazione di gemme di valore come la giada e persino nell’uso industriale dell’amianto.
Sebbene sembrino solo dei piccoli frammenti del grande puzzle terrestre, rappresentano un elemento rilevante nel dipanare i misteri e la complessità delle rocce che compongono la crosta terrestre.
La loro storia affascinante racchiude tuttavia segreti oscuri e letali
Anfiboli: etimologia del nome
Anfiboli. Il termine deriva dal greco, “ἀμφίβολος”, “amphibolos” che significa “doppio senso” o “ambiguità”. Cosa che sottintende la complessità e molteplicità di caratteristiche del minerale, spesso confuso con altre pietre.
Il nome fu assegnato dal famoso cristallografo e mineralogista francese René-Just Haüy (1743,1 giugno 1822) nel 1801.
Anfiboli o Horneblenda
Anfiboli o Hornblenda? Questo è il dilemma
Prima che il termine “anfibolo” diventasse predominante, un nome più antico, “Hornblenda,” indicava i comuni minerali anfiboli trovati nelle rocce. Il nome tedesco, originariamente associato alla lucentezza vetrosa e alla durezza dei minerali, è stato in seguito oggetto di dibattito. Si riteneva che il nome riflettesse l’aspetto ingannevole dei minerali, poiché sembravano metallici ma non producevano metallo.
Struttura e composizione
La struttura fondamentale del minerale consiste in catene di tetraedri di silice, connesse tra loro, che danno origine a forme cristalline, prismatiche o aghiformi.
I tetraedri presentano poi una peculiare disposizione a doppia catena, con ioni di ferro e/o magnesio inseriti nella struttura.
E sono proprio gli ioni a conferire al minerale una varietà di colori, tra cui il verde, il nero, il bianco, il giallo e il marrone (talvolta è anche incolore).
Differenze e proprietà uniche
Gli anfiboli, generalmente di colore scuro, condividono molte caratteristiche tra loro e con i pirosseni (silicati appartenenti al gruppo degli inosilicati), rendendo la loro distinzione un compito complesso.
Per identificarli correttamente si è reso pertanto necessario l’uso del microscopio ottico.
Ma veniamo alla differenza con i pirosseni. Gli anfiboli si differenziano sostanzialmente per la loro struttura a doppia catena di silice, in contrasto con la struttura a singola catena dei primi.
Inoltre, la formazione di piani di clivaggio (naturale tendenza di determinate strutture a separarsi) degli anfiboli avviene a circa 120 gradi. I pirosseni invece li formano a 90 gradi.
Dove si trova in natura
La presenza dell’Anfibolo è comune sia nelle rocce ignee sia in quelle metamorfiche, cosa che lo rende un componente essenziale delle formazioni geologiche.
Si trova maggiormente nelle rocce intermedie e felsiche rispetto alle rocce mafiche, a causa della presenza di ioni ferro o magnesio.
È presente altresì in diverse rocce plutoniche e vulcaniche ed è un costituente primario delle anfiboliti e delle andesiti.
Varietà di anfiboli
Anfibolo
Secondo il mineralogista britannico Bernard E. Leake,esistono almeno settantasei varietà di anfiboli.
La nomenclatura minerale, presentata dal mineralogista, li suddivide in quattro principali gruppi basati sull’occupazione dei cationi nel gruppo B, evidenziando così la vasta gamma di variazioni chimiche presenti.
Tra le più rilevanti vi è l’amianto anfibolo, noto per le sue proprietà fibrose e per la sua pericolosità per la salute umana.
Quanto alle sottospecie, alcune vengono comunemente chiamate “amianto“, come la cummingtonite/grunerite, la tremolite/actinolite e la riebeckite.
La classificazione degli anfiboli comprende varie specie minerali, ognuna con caratteristiche specifiche. Tra queste specie, si distinguono varietà ortorombiche come la holmquistite e serie monoclina come la pargasite, la winchite e l’edenite. Inoltre, alcuni minerali anfiboli formano serie di soluzioni solide, permettendo la sostituzione di elementi chimici come ferro e magnesio.
Il ruolo nell’economia
Sebbene molti minerali anfiboli siano di valore economico limitato, alcuni hanno avuto un impatto notevole sull’industria. Il minerale d’amianto fu utilizzato in diversi settori, spaziando dall’edilizia alla produzione di pavimenti, rivestimenti e decorazioni, nonché nella costruzione di strade e letti ferroviari.
Poi, la svolta. In Italia l’amianto, in tutte le sue forme è stato messo al bando con la legge 257/92, per via della sua pericolosità. Cerchiamo di capire perché.
Le implicazioni ambientali e per la salute
Le fibre di amianto possono portare a problemi polmonari, aumentando il rischio di cancro. Questa consapevolezza ha sollevato questioni importanti sull’uso continuato di tali materiali e ha portato a un esame approfondito delle implicazioni ambientali.
Alcuni dei principali problemi legati all’amianto includono:
Mesotelioma: un tipo di cancro che colpisce il rivestimento dei polmoni, dell’addome o del cuore, associata all’esposizione professionale all’amianto;
Asbestosi: una malattia polmonare cronica causata dall’inalazione di fibre di amianto. Questa condizione provoca cicatrici sui polmoni, causando problemi respiratori gravi;
Cancro polmonare: l’amianto è stato correlato a un aumentato rischio di cancro ai polmoni;
Malattie pleuriche: l’esposizione all’amianto può portare a problemi pleurici, come l’ispessimento del rivestimento polmonare (pleura) e l’effusione pleurica, un accumulo di liquido tra i polmoni e la parete toracica;
Problemi gastrointestinali: l’amianto può causare problemi all’apparato digerente, compresi disturbi dello stomaco e dell’intestino;
Effetti sull’apparato respiratorio: l’esposizione all’amianto può portare a problemi respiratori cronici come tosse, difficoltà respiratorie e fibrosi polmonare.
Ancora una volta, la bellezza e il fascino dei minerali manifesta una certa ambiguità. Sarà forse scelto per questi motivi il nome?
Arrivano 855mila euro di fondi dalla Giunta regionale contro l’amianto in Puglia. Lo stanziamento è arrivato su proposta dell’assessora all’Ambiente Anna Grazia Maraschio, per fornire sostegno ai Comuni pugliesi. I fondi infatti potranno essere spesi dai comuni per sostenere le spese di decontaminazione, smaltimento e bonifica dell’amianto nei propri territori. I fondi concessi andranno distribuiti ai cittadini che ne faranno richiesta per la bonifica.
“È una misura molto importante per i nostri territori” – ha dichiarato l’assessora Maraschio. L’amianto in Puglia è infatti ancora presente in diversi luoghi. Parliamo di “vecchie rimesse, pollai, magazzini con tettoie in amianto. Un mosaico fittissimo, anche di piccole strutture, che però possono provocare danni molto seri alla salute delle persone“.
Fondi contro l’amianto in Puglia per tutelare i cittadini
Con la misura varata nei giorni scorsi saranno concessi, quindi, con procedura a sportello, arriveranno i contributi finanziari per la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica. A breve uscirà il bando.
Destinatari della misura saranno i Comuni pugliesi, al fine di incentivare e agevolare i cittadini negli interventi di eliminazione dei pericoli derivanti dalla presenza di amianto negli immobili di proprietà privata. L’entità del contributo massimo è proporzionata all’entità demografica dei comuni stessi. I contributi regionali finanzieranno la sola eliminazione dell’amianto e non, quindi, le spese di sostituzione delle parti rimosse.
Ass. Anna Grazia Maraschio
“L’amianto è stato riconosciuto come un cancerogeno certo per l’essere umano e i rischi maggiori, in seguito a frantumazione del materiale, sono legati alla presenza delle fibre nell’aria” – ha detto l’assessora Maraschio. “Una volta inalate, le fibre si possono depositare all’interno delle vie aeree e sulle cellule polmonari, dove possono rimanere anche per tutta la vita, provocando serissime malattie, anche tumorali. Consapevole della pericolosità di questo materiale, ancora troppo presente sul territorio, ho fortemente voluto questa misura a sostegno dei Comuni, che ora possono adoperarsi per le bonifiche”.
L’impegno dell’Ona contro l’amianto in tutta Italia
L’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto da sempre sostiene che le pubbliche amministrazioni e le istituzioni debbano svolgere un ruolo attivo nella bonifica dei territori. L’associazione presieduta dall’ Ezio Bonanni, dunque guarda con favore ad iniziative simili.
L’Ona stessa è parte attiva nella lotta contro l’amianto nei territori, in tutta Italia. Ha infatti ideato e messo a punto una App gratuita dove è presente una mappatura dei siti ancora oggi contaminati e segnalati. Ognuno può fare la propria segnalazione, rendendosi utile alla collettività per la tutela dell’ambiente e della salute. La mappa può essere consultata liberamente in ogni momento. Bisogna infatti anhe per difendersi dalle esposizioni inconsapevoli: l’amianto causa moltissime malattie, come riporta il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022 dell’avv. Bonanni. L’Osservatorio è sempre a disposizione dei cittadini. Per una consulenza gratuita chiama l’800.034.294.
La Tremolite, con la sua storia, rappresenta un affascinante enigma nella tavolozza mineralogica. Risalendo alle sue radici nel XVIII secolo, emerge un intreccio di nomenclature confuse e località enigmatiche, che hanno plasmato il modo in cui percepiamo questo minerale metamorfico comune. Ma la Tremolite nasconde anche un lato oscuro. La sua varietà fibrosa è stata associata all’amianto, un aspetto che ha richiamato l’attenzione sul suo potenziale pericolo. Se inalata o ingerita è infatti altamente nociva e può provocare una serie di patologie asbesto correlate, incluse il nefasto mesotelioma. Scopriamo la sua storia
Val di Tremola
Benvenuti a bordo: etimologia incerta della Tremolite
Tremolite. Il suo viaggio inizia con un nome associato a un luogo che non le appartiene. Johann Georg Albrecht Höpfner, nel lontano 1789, battezzò la Tremolite con il nome della Val Tremola, nel massiccio centrale del San Gottardo, Svizzera. Tuttavia, il suo nome originario, “säulenspath“, testimonia la sua antica storia, risalente al 1782, quando Johann Ehrenreich von Fichtel, minerologo ungherese, scoprì campioni in Transilvania, Romania.
Quanto alla Val di Tremola, sorprendentemente, questo minerale non è mai stato rinvenuto lì.
Moderne indagini hanno svelato che la vera località cui si riferiva il nome non era la Val Tremola, bensì Campolungo, a 14 km più a sud, zona rinomata per la scoperta dei grandi cristalli di corindone nel XIX secolo.
Questa scoperta ha sconvolto le fondamenta della sua storia, mettendo in discussione le radici storiche del suo etimo.
In ogni caso, il nome non è mai stato soggetto ai vari aggiornamenti sulla nomenclatura degli anfiboli, sfidando le tendenze di ridefinizione che hanno caratterizzato altre specie minerali.
Tremolite: classe di appartenenza
Intricata, variegata e talvolta oscura, la sua storia è un racconto affascinante di come la scienza e la geologia abbiano navigato tra nomi, luoghi e identità.
Essa appartiene alla tremolite-actinolite-ferro-actinolite, una famiglia di anfiboli calcici definiti da parametri chimici e posizioni specifiche degli elementi all’interno della struttura cristallina.
Caratteristiche della Tremolite
Attualmente, la Tremolite è suddivisa in due specie separate: la Tremolite, con ben 2713 località registrate secondo Mindat (dato del 2020), e la Fluoro-tremolite, con soltanto 10 località censite in Mindat. Tuttavia, si ritiene che la Fluoro-tremolite sia molto più diffusa di quanto indicato dal limitato numero di località catalogate.
La Tremolite è una presenza importante nelle rocce, soprattutto nelle formazioni carbonatiche metamorfizzate come skarn e marmi dolomitici.
È frequentemente associata ad altri anfiboli e forma una serie continua con l’actinolite.
Il minerale si trova anche nelle rocce ultrabasiche alterate idrotermicamente (serpentinizzate), dove crea aloni fibrosi di contatto e, a volte, cristalli verdi dai colori vivaci.
In questi ambienti, le varietà fibrose si manifestano insieme alle antofilliti, presentandosi come aggregati fibrosi intrecciati o lamelle di essoluzione.
La distinzione tra i due minerali è dunque complessa e richiede analisi chimiche dettagliate.
Le varianti della tremolite includono la tremolite cromata, esagonite, byssolite, tremolite occhio di gatto e giada nefrite, ognuna con caratteristiche uniche e preziose nel loro genere.
Tremolite: aspetto
Consistenza e colore del minerale
La consistenza varia dal granulare al fibroso, ma la sua apparizione sotto forma di cristalli ben formati è un evento raro.
Può anche presentarsi come pseudomorfosi della Tremolite (l’esistenza di un minerale con la forma esterna di un’altra specie mineralogica) dopo i diopsidi, un fenomeno affascinante nell’evoluzione dei minerali.
Il colore spazia da tonalità chiare come il bianco, il giallo, il grigio, bluastro e il marrone a colori più vivaci come il verde, il rosa, il lilla e il viola.
Cosa che dipende dalle impurità presenti, come il cromo o il manganese.
Tuttavia, il colore non è un indicatore affidabile per distinguere la Tremolite da altri anfiboli in ambienti simili. Composizioni ambigue tra anfiboli a base di calcio sono comuni, e spesso più di un anfibolo è presente nella stessa località.
Esplorando le località in cui è più diffusa la Tremolite
Norvegia– Storakersvatnet: la località è rinomata per gli pseudomorfi di tremolite dopo il diopside. Gli affioramenti calcarei mostrano regolari ventagli biancastri di tremolite fibrosa;
Finlandia– Distretto minerario di Outokumpu: la tremolite verde, ricca di cromo, si trova in uno skarn di carbonato/tremolite attorno al margine occidentale di un corpo di peridotite serpentinizzata;
Madagascar– Massiccio di Ibity: si presenta spesso come cristalli euedrali verdi, di buona qualità e talvolta trasparenti.
Kenya– Mangari: associata alla presenza di gemme di corindone, la tremolite si trova in rocce ultrabasiche fortemente alterate, spesso in gneiss di alto grado.
E ancora, Colline Merelani, Monti Lelatema, distretto di Simanjiro, regione di Manyara, Tanzania.
Le miniere di tanzanite di Merelani sono anche una delle riserve più notevoli di tremolite al mondo. La tremolite, ricca di vanadio e probabilmente anche di cromo, è stata scoperta nel 2005.
Le miniere si trovano in rocce metasedimentarie con una storia complessa di metamorfismo, risalente a circa 600 milioni di anni fa, durante l’Orogenesi del Mozambico.
Uno sguardo oltreoceano
Ontario, Canada nel lago Salerno. Qui la Tremolite si presenta come cristalli di diverse sfumature, ma la maggior parte è friabile.
Il minerale si trova in molti altri siti negli Stati Uniti d’America e ognuno di essi ha la sua storia geologica unica e caratteristiche distintive.
Le cave e i siti in Connecticut offrono una panoramica della presenza di tremolite nella formazione di Stockbridge. Questo minerale, noto per la sua bellezza e varietà, è stato trovato in diversi contesti e forme, dai cristalli primari agli aggregati a ventaglio e ai pseudomorfi dopo il diopside.
Nel New Jersey, le miniere della Franklin Marble e della Lime Crest Quarry hanno rivelato tremolite associata ad altre specie minerali, come la grafite e la fluorapatite, donando al minerale tonalità diverse e fluorescenze sorprendenti. Anche nelle miniere di New York, come la Selleck Road, si trovano esemplari impressionanti di tremolite, spesso associati a altri minerali come la tormalina e la scapolite.
Fowler, nel nord dello stato di New York, offre poi un aspetto unico: la tremolite qui è particolarmente ricercata per il suo colore variegato, che va dal lavanda al lilla. Questa varietà è conosciuta come esagonite e si trova associata a rocce di talco-tremolite, risalenti a un ambiente marino di deposizione di carbonato.
Un minerale poco apprezzato dai collezionisti
Tremolite: cristallo
Nonostante la sua presenza diffusa, la Tremolite non è mai stata uno dei minerali più ambiti dai collezionisti. Il suo colore e le fibre cristalline prive di venature non hanno infatti suscitato molta attenzione.
Tuttavia, esistono esemplari particolarmente interessanti, come i cristalli gemmosi verdi della Tanzania o quelli rosa/lilla provenienti dallo stato di New York, USA. Esemplari cristallini eccezionali possono essere trovati altresì nel terreno di Bancroft, in Ontario, Canada.
In rari casi, i cristalli gemmosi provenienti da Tanzania e Canada sono stati utilizzati per realizzare dei monili, ma la Tremolite non è mai salita al rango di “pietra preziosa”.
Troppo rara in qualità, non sufficientemente dura e con caratteristiche di taglio complicate, ha presentato sfide a chiunque cercasse di sfruttarla come pietra preziosa.
Significato della pietra e altre curiosità
La Tremolite è considerata una pietra zodiacale per Gemelli, Bilancia, Scorpione e Pesci, portando con sé simbolismi di pace, realizzazione e armonia.
Il suo significato antico e mistico si collega altresì a simboli di crescita spirituale, saggezza antica e benessere interiore.
La varietà bianca simboleggia la purificazione e la pace interiore, mentre quella verde è legata alla fortuna e all’equilibrio.
In base alla loro colorazione e vibrazione, le pietre sono state inoltre associate a proprietà curative, sia a livello fisico sia emotivo.
Si dice che le proprietà fisiche di questo minerale abbiano effetti curativi su malattie cardiache, immunodeficienze e visione, mentre a livello emotivo favoriscano la felicità, l’autostima e la resilienza.
Se a livello simbolico le pietre hanno un “presunto” effetto curativo, è altresì vero che la Tremolite è in realtà un killer invisibile.
L’amianto: il lato oscuro
In passato, la presenza di Tremolite, spesso associata al crisotilo, ha generato discussioni e ritardi nelle normative, a causa della difficoltà nel separare le diverse forme di amianto per scopi regolamentari.
Gli sforzi per regolamentarla sono stati ostacolati da una congiunzione di interessi. Le industrie che utilizzavano materiali contenenti tremolite esitavano infatti ad attribuirgli specifichi rischi associati all’amianto, come placche pleuriche, asbestosi e mesotelioma.
Eppure, i dati provenienti da regioni con miniere di crisotilo/tremolite indicavano che anche basse concentrazioni del minerale disperse nell’aria potevano tradursi in elevati livelli nei polmoni, persino in individui senza esposizione professionale.
Risultato? L’accumulo nei polmoni o nell’addome, ha rappresentato la principale causa di alterazioni genetiche e malattie oncologiche, incluso appunto il mesotelioma, soprattutto tra i minatori.
Utile precisare che secondo OSHA, non esiste un livello sicuro di esposizione all’amianto in qualunque delle sue forme. Ma per quali scopi si utilizzava il minerale?
Usi della Tremolite nell’industria
La Tremolite presenta una serie di proprietà che la rendono un minerale versatile: resistenza al calore, leggerezza, scarsa conducibilità elettrica, capacità di smorzare il suono e isolante, oltre a prevenire la corrosione. Queste qualità ne hanno fatto un materiale pregiato in svariati campi, tra cui isolamento, coperture, sigillanti e impieghi tessili.
Il minerale è stato utilizzato anche per le pastiglie dei freni, vernici, sigillanti, impianti idraulici e persino talco.
Prodotti noti per contenere amianto Tremolite e causare malattie correlate includono il borotalco Johnson & Johnson, fortunatamente ritirato dal commercio (almeno nella sua formulazione originale) e i rivestimenti dei soffitti presenti nelle case costruite fino agli anni ’90.
In conclusione, sebbene il minerale abbia una storia affascinante, come recita un saggio proverbio: “se lo conosci, lo eviti”.
Previsti per il nuovo anno i lavori per la rimozione della tettoia in amianto di un appartamento del centro storico vicino al Liceo artistico Mengaroni, a Pesaro. Una situazione grave che rischia di mettere in serio pericolo la salute di studenti e personale che frequentano l’Istituto, oltre degli inquilini e frequentatori dell’edificio. A dare l’allarme è stato un professore del Liceo, segnalando da ben cinque anni il pericolo di amianto a colui che ricopriva allora il ruolo di responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro.
«Quando lavoravo al Mengaroni, ho segnalato alla scuola la presenza di quella tettoia in amianto – racconta il docente Andrea De Biagi al Corriere Adriatico -. Inizialmente ho allertato, mi pare nel 2018, l’insegnante che si occupava delle questioni legate alla sicurezza, il quale ci aveva tenuto anche dei corsi di formazione specifici sull’argomento. Poi, tramite raccomandata, ho contattato direttamente la dirigenza scolastica a fine luglio del 2022».
Amianto, Pesaro: iniziano lavori di bonifica vicino al Liceo Artistico
Con l’anno nuovo si diventa tutti più buoni, o, come in questo caso, più consapevoli. Già, perchè la presenza di amianto nelle scuole, è un problema oggi ancora molto frequente. Basti pensare che in Italia sono ancora moltissime le scuole contenenti questo materiale pericoloso. La segnalazione del docente, avvenuta cinque anni fa, sembrerebbe essere caduta nel dimenticato, se si considera che la prima segnalazione ufficiale che risulta registrata al Comune e alla ASL del territorio risale ad aprile 2023, a firma dell’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione, insieme al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, infatti, si schiera al fianco delle vittime dell’amianto e a favore della bonifica, mettendosi a disposizione dei cittadini, così come nel caso degli studenti e del personale della scuola di Pesaro.
L’ONA al fianco di studenti e personale a rischio, non solo a Pesaro
Sono più di 10 anni che l’Osservatorio Nazionale Amianto dichiara che in Italia, sono più di di 2.400 le scuole contenenti amianto, con 352mila studenti e 50mila insegnanti a rischio esposizione. Si tratta di tutti coloro che hanno frequentato e lavorato presso gli edifici costruiti prima del 1992, vale a dire prima della messa al bando dell’asbesto, e non sottoposti a bonifica.
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, già nel 2012, ha presentato un report sui plessi scolastici e universitari a rischio. E, in questi ultimi anni, molto è stato fatto. L’ONA continua il suo impegno per far emergere le condizioni di rischio amianto nelle scuolee nelle università. I singoli cittadini possono segnalare e richiedere la messa in sicurezza di scuole, università e di tutti gli edifici pubblici che presentano amianto nelle fondamenta, sui muri e sui tetti.
L’ONA e il report sull’amianto nelle scuole
Risale al 2012, il report sui plessi scolastici e universitari a rischio presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. E, in questi ultimi anni, molto è stato fatto ma non basta. L’ONA continua il suo impegno per far emergere le condizioni di rischio amianto. Nelle scuolee nelle università, così come negli edifici, sui posti di lavoro, nelle fabbriche, ecc. L’Osservatorio Nazionale Amianto, tutela tutti coloro che sono stati esposti ad amianto. Garantendo un assistenza medica e legale, oltre che assistenza in caso di previsto risarcimento.
Come fermare la strage da amianto
L’ONA e il suo presidente, lo ripetono da anni: l’unico modo per fermare la strage causata dall’amianto è perseguire la bonifica. L’obiettivo è quello di salvaguardare la salute umana e ambientale, ecco perchè anche i cittadini devono collaborare. Come? Segnalando i siti contaminati grazie all’App Amianto. In alternativa si può chiedere assistenza direttamente all’ONA, chiamando il numero verde 800 034 294.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.OkNoLeggi di più