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Aldo Guerrera: addio al pioniere contro l’amianto

Aldo Guerrera
Aldo Guerrera: addio al cofondatore ONA - Aldo Guerrera: addio al sindacalista e pioniere nella lotta all'amianto

LA RECENTE SCOMPARSA DI ALDO GUERRERA HA LASCIATO UN VUOTO PROFONDO NEL PANORAMA SINDACALE E NELLA LOTTA CONTRO L’ASBESTO IN ITALIA. ORIGINARIO DI CISTERNA DI LATINA, GUERRERA È STATO IL PRIMO PRESIDENTE E COFONDATORE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO. A RICORDARLO, L’AVV. EZIO BONANNI, ATTUALE PRESIDENTE DELL’ONA, CHE SOTTOLINEA IL RUOLO DECISIVO DEL SINDACALISTA NEL PROMUOVERE LA SICUREZZA SUL LAVORO E NEL SENSIBILIZZARE ISTITUZIONI E CITTADINI SUI GRAVI RISCHI LEGATI AL PERICOLOSO MINERALE

Aldo Guerrera: un sindacalista al servizio dei lavoratori

vigile del fuoco
Addio ad Aldo Guerrera: era un riferimento per i lavoratori, non solo nella provincia di Latina, ma in tutto il contesto sindacale italiano

Aldo Guerrera ha incarnato la figura di un sindacalista concreto e determinato, capace di affrontare con energia le problematiche più complesse legate ai diritti dei lavoratori. Con un forte radicamento nel territorio di Cisterna di Latina, si è distinto per il suo impegno diretto e pragmatico nel miglioramento delle condizioni di lavoro. Concentrandosi soprattutto sulla sicurezza e sulla tutela della salute nei contesti professionali più esposti a rischi.

La sua esperienza sindacale ha messo al centro il dialogo ma mai a scapito della fermezza necessaria per ottenere risultati tangibili. Guerrera ha saputo costruire un rapporto solido con le comunità locali, portando avanti battaglie per il riconoscimento dei diritti retributivi e per l’adeguamento delle normative sulla sicurezza. Questo approccio gli ha permesso di diventare un riferimento per i lavoratori, non solo nella provincia di Latina, ma in tutto il contesto sindacale italiano.

La nascita dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Spinto dalla crescente consapevolezza dei gravi rischi legati all’amianto, Aldo Guerrera ha cofondato l’Osservatorio Nazionale Amianto, assumendone la presidenza con determinazione. 

Dalla sua nascita, l’ONA ha saputo trasformare una questione spesso ignorata in una priorità pubblica, portando al centro dell’attenzione nazionale e istituzionale, la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Nello specifico, ha avviato campagne strategiche per la bonifica dei siti contaminati e per il supporto concreto alle vittime dell’amianto e ai loro familiari. Ha contribuito altresì a rafforzare le politiche di prevenzione, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’urgenza di affrontare i pericoli connessi all’esposizione a questa sostanza, e consolidando il suo ruolo come promotrice di cambiamenti tangibili in ambito sanitario e ambientale.

Focus sul territorio e il lavoro di Aldo Guerrera

Il territorio di Cisterna di Latina ha rappresentato il laboratorio di molte delle azioni di Guerrera. Il cofondatore ONA ha affrontato in modo diretto la questione dell’asbesto, evidenziando l’impatto devastante sulla salute pubblica e le carenze nelle politiche di prevenzione. Il suo lavoro ha quindi creato un effetto moltiplicatore, coinvolgendo associazioni, cittadini e rappresentanti istituzionali in un’azione corale per ridurre l’esposizione ai pericoli del killer invisibile e accelerare i processi di bonifica.

Una figura pratica e visionaria

Più che un leader idealista, Guerrera è stato un uomo d’azione. Le sue scelte, spesso radicate in un’approfondita conoscenza dei problemi concreti dei lavoratori, hanno prodotto cambiamenti reali e duraturi. La sua capacità di combinare visione strategica e attenzione ai bisogni immediati lo colloca tra le personalità che hanno saputo trasformare una crisi sanitaria e sociale in un’opportunità. Per costruire un futuro più sicuro e giusto per i lavoratori.

Il ricordo di Ezio Bonanni

L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, ricorda Aldo Guerrera – Clicca sulla foto per il video

L’avvocato Ezio Bonanni, ha ricordato Guerrera con parole toccanti:

«Voglio ricordare la figura di Aldo Guerrera, il primo presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e cofondatore dell’associazione» – dichiara l’attuale presidente ONA–. «Lo voglio ricordare perché è recentemente scomparso dopo una lunga malattia che potrebbe avere origine proprio dalla sua pregressa esposizione all’amianto.

Lo ricordo per il suo spirito combattivo di sindacalista, difensore dei lavoratori e dei loro diritti, anche retributivi. Poi come protagonista della lotta contro il killer silenzioso dell’amianto, che in provincia di Latina, e in particolare a Cisterna di Latina, sua città natale e luogo di lavoro, ha mietuto e purtroppo continua a mietere decine, se non centinaia, di vittime» – aggiunge Bonanni.

«Lo ricorderemo per il suo coraggio, la sua umiltà, la sua determinazione e la sua onestà. Come Osservatorio Nazionale Amianto, continueremo a portare avanti il suo pensiero e la sua linea di azione, maturata sia come presidente dell’associazione sia successivamente come componente del direttivo nazionale e socio fondatore.

Aldo, spero che un giorno potremo rivederci e che, da lassù, tu possa guardarci e guidarci nella nostra battaglia contro l’amianto, per la salute, per la dignità dei lavoratori e per il benessere di tutti gli esseri umani».

Taranto e l’emergenza amianto, tra storia, dati e urgenze sanitarie

Taranto e l'emergenza amianto, tra storia dati e urgenze sanitarie
Taranto e l’emergenza amianto, tra storia, dati e urgenze sanitarie

IL 16 NOVEMBRE 2024, NEL SALONE DEGLI SPECCHI DEL PALAZZO DI CITTÀ A TARANTO, SI È TENUTO IL CONVEGNO “AMIANTO, TARANTO PRIGIONIERA – ANALISI, SOLUZIONI SOCIALI E GIURIDICHE”, ORGANIZZATO DALL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA) E MODERATO DALLA GIORNALISTA MEDIASET VALENTINA RENZOPAOLI. L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’ONA, CHE HA DELINEATO LA GRAVE SITUAZIONE SANITARIA E AMBIENTALE DELLA CITTÀ

Taranto e l’emergenza amianto

La città di Taranto è l’epicentro ormai da decenni di una drammatica crisi sociale, sanitaria ed occupazionale, alimentata dal ricatto del falso dilemma morire di fame o morire di lavoro

Taranto si trova al centro di una crisi che coinvolge ambiente, salute e lavoro. Il recente convegno intitolato “Amianto, Taranto prigioniera – analisi, soluzioni sociali e giuridiche”, ha reso evidenti le dimensioni drammatiche di questa emergenza. L’evento, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e moderato dalla giornalista Mediaset Valentina Renzopaoli, ha visto la partecipazione di esperti e autorità locali, con interventi di spessore come quello dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.

«Taranto è l’epicentro ormai da decenni di una drammatica crisi sociale, sanitaria ed occupazionale, alimentata dal ricatto del falso dilemma morire di fame o morire di lavoro», ha spiegato Bonanni. «Si è preferito mantenere operativo un sito altamente dannoso per la salute umana, anche per i cittadini, piuttosto che tutelare la salute, in un contesto ulteriormente fragile per l’utilizzo di amianto e altri cancerogeni nell’organizzazione dell’Arsenale della Marina Militare e delle unità navali. Le conseguenze della lesione della salute e della pubblica incolumità, sono certificate dalla imponente epidemia di malattie asbesto correlate tra i dipendenti civili e militari del Ministero della Difesa stanziati nella città (oltreché imbarcati sulle unità navali)».

I saluti istituzionali e l’introduzione ai lavori

I lavori si sono aperti con i saluti del presidente del Consiglio Comunale, Luigi Abbate, che ha sottolineato l’importanza di un’azione concertata per affrontare una questione tanto complessa quanto urgente. «Il futuro di Taranto dipende dalla capacità di superare questo drammatico passato e di garantire alla comunità una città libera da inquinamento e malattia». Successivamente, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha preso la parola per analizzare in dettaglio la situazione sanitaria e sociale della città.

Il dramma di Taranto: tra lavoro e malattia

Ezio-Bonanni
Per l’avv. Ezio Bonanni, Taranto «è prigioniera di un ricatto sociale», dove si è imposto il falso dilemma tra “morire di fame o morire di lavoro”

Nel suo intervento, Bonanni ha descritto Taranto come una città «prigioniera di un ricatto sociale», dove si è imposto il falso dilemma tra “morire di fame o morire di lavoro”. Ha proseguito evidenziando che «si è preferito mantenere operativo un sito altamente dannoso per la salute umana, anche per i cittadini, piuttosto che tutelare la salute, in un contesto ulteriormente fragile per l’utilizzo di amianto e altri cancerogeni nell’organizzazione dell’Arsenale della Marina Militare e delle unità navali».

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ha inoltre sottolineato che «le conseguenze della lesione della salute e della pubblica incolumità sono certificate dalla imponente epidemia di malattie asbesto correlate tra i dipendenti civili e militari del Ministero della Difesa stanziati nella città, oltreché imbarcati sulle unità navali». Ma esaminiamo i dati.

I dati dell’ONA: uno scenario desolante

Durante il convegno sono stati presentati i dati aggiornati sull’impatto sanitario dell’esposizione all’asbesto a Taranto e in Puglia. Secondo le rilevazioni del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), nel 2018 si contavano 1.302 casi di mesotelioma in tutta la regione. Tuttavia, le rilevazioni dell’ONA hanno registrato, negli anni successivi, circa quattrocento nuovi casi, portando il totale a 1.700.

Ezio Bonanni ha dichiarato che «questo dato è allarmante perché i cluster sono circoscritti al foggiano in modo limitato, alla città di Bari per la presenza della Fibronit, e a Taranto, che è il vero e proprio epicentro di un’emergenza sanitaria e sociale, anche per tutte le altre patologie asbesto correlate e per altre neoplasie dovute ad altri cancerogeni».

Bonanni ha stimato che «il dato epidemiologico corrisponde a circa 3.400 casi di cancro del polmone asbesto correlato, con un indice di mortalità entro i cinque anni rispettivamente del 93% per il mesotelioma e dell’88% per il cancro del polmone. Pertanto, tenendo conto delle altre patologie asbesto correlate, si superano i circa 6.500 decessi in tutta la Puglia nel periodo dal 1993 ad oggi». Questi numeri drammatici interessano in particolare i quartieri Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia-Borgo, dove «il 68% dei casi è diagnosticato in individui di sesso maschile e il restante 32% in quelli di sesso femminile», spesso contaminati indirettamente.

Le conseguenze per la comunità

La questione amianto ha forti ripercussioni sulla salute e sull’ambiente

L’impatto sulla salute a Taranto non si limita ai dati statistici, ma si riflette nella vita quotidiana di migliaia di famiglie, che convivono con la malattia e il lutto. Il presidente ONA ha rimarcato che «le conseguenze colpiscono non solo i lavoratori direttamente esposti, ma anche la popolazione civile, evidenziando il fallimento di un intero sistema di prevenzione e tutela».

I quartieri più colpiti, come Tamburi e Paolo VI, vivono in una condizione di continua esposizione, aggravata dalla mancanza di bonifiche adeguate e di tutele sanitarie. Molte delle donne colpite dalle patologie asbesto correlate sono state contaminate indirettamente attraverso gli indumenti dei loro familiari, lavoratori negli impianti industriali.

Le proposte dell’ONA per il futuro

Bonanni ha evidenziato l’urgenza di interventi concreti per affrontare questa emergenza: «È indispensabile riconoscere i diritti di chi è stato colpito da questa tragedia e garantire un futuro alle nuove generazioni, libero dall’ombra dell’inquinamento e della malattia». Tra le proposte avanzate, è emersa la necessità di intensificare le bonifiche ambientali, garantire un monitoraggio sanitario continuo e riconoscere i diritti previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto.

Il presidente dell’ONA ha anche ribadito l’importanza di un maggiore coinvolgimento delle istituzioni per accelerare i tempi di intervento e fornire supporto economico e sanitario alle vittime. «Il tempo delle promesse è finito. Taranto ha bisogno di interventi concreti, di giustizia e di un impegno collettivo per spezzare le catene che la tengono prigioniera», ha concluso.

Un problema esteso al Mezzogiorno

L’emergenza di Taranto non è isolata, ma si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge tutto il Mezzogiorno. La presenza della Fibronit a Bari e le miniere del Sulcis in Sardegna testimoniano quanto il problema dell’amianto sia diffuso e sottovalutato. Tuttavia, Taranto rappresenta il caso più emblematico per la gravità dell’impatto sanitario e sociale.

Taranto come simbolo di riscatto

Taranto incarna le contraddizioni di un modello di sviluppo che ha privilegiato il profitto a scapito della salute pubblica e dell’ambiente. Ma può anche diventare un simbolo di rinascita, grazie alla crescente consapevolezza della sua comunità e all’impegno collettivo di istituzioni, associazioni e cittadini.

Il convegno ha rappresentato un momento importante per riflettere sul passato e guardare al futuro con speranza e determinazione. Solo attraverso interventi concreti e un impegno condiviso sarà possibile restituire dignità a una città che merita di essere ricordata non solo per le sue ferite, ma anche per la sua capacità di risorgere.

Mesotelioma e yoga: supporto palliativo per il benessere

Yoga amianto, cura palliativa
Lo yoga nella cura palliativa del mesotelioma. Un approccio integrato per migliorare la qualità di vita


DI FRONTE A UNA DIAGNOSI DIFFICILE COME QUELLA DEL MESOTELIOMA, LA MEDICINA TRADIZIONALE OFFRE TERAPIE PALLIATIVE PER ALLEVIARE IL DOLORE E MIGLIORARE IL BENESSERE. COME SUPPORTO COMPLEMENTARE NELLE CURE PALLIATIVE, UN NUMERO CRESCENTE DI STUDI E PRATICHE CLINICHE SOTTOLINEA IL RUOLO SIGNIFICATIVO DELLO YOGA. UNA PRATICA, CHE GRAZIE ALLA SUA CAPACITÀ DI AGIRE SIA SUL CORPO SIA SULLA MENTE, SI STA RIVELANDO UNO STRUMENTO PREZIOSO

L’impatto emotivo e psicologico della diagnosi di mesotelioma

l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e la Society for Integrative Oncology (SIO), raccomandano lo yoga come terapia complementare

Ricevere una diagnosi di mesotelioma è un evento traumatico che va oltre il danno fisico e influisce in maniera significativa anche sulla sfera emotiva e psicologica. La consapevolezza di avere una malattia grave e progressiva, spesso con aspettative di vita limitate, genera uno stato di crisi profonda che mette a dura prova il benessere mentale del paziente. Questa condizione può scatenare una complessa gamma di reazioni emotive, dal rifiuto e la negazione iniziali a un senso di disperazione che può evolvere in ansia profonda, depressione e isolamento sociale.

L’ansia legata alla malattia può diventare costante, alimentata dal timore di peggioramenti improvvisi o dall’insicurezza su come reagirà il corpo ai trattamenti. I pazienti possono sentirsi intrappolati in una spirale di pensieri ossessivi sulla propria salute e sul proprio futuro. Cosa che riduce la loro capacità di concentrarsi su altre attività e interessi. Spesso, la difficoltà di mantenere uno stato d’animo positivo influenza negativamente anche la risposta fisica del corpo alla malattia, poiché lo stress e la tristezza cronici possono indebolire ulteriormente il sistema immunitario, aggravando la fatica e il dolore.

La depressione, che può manifestarsi come conseguenza naturale della diagnosi, è un’altra sfida complessa. Molti pazienti affetti da mesotelioma sperimentano una perdita di speranza, la sensazione che la loro vita sia stata “interrotta” e che ogni progetto o desiderio sia diventato irrealizzabile. Questo sentimento di perdita, spesso accompagnato da difficoltà a trovare significato e scopo nella propria esistenza, può rendere la malattia un’esperienza di profonda solitudine e disconnessione emotiva.

Lo yoga come supporto palliativo e strumento di benessere mentale  

Le preoccupazioni finanziarie rappresentano un ulteriore fardello per molti pazienti, specialmente se il trattamento richiede un lungo periodo di assenza dal lavoro o cure costose non completamente coperte dal sistema sanitario. Questo stress economico non solo aumenta il peso della malattia, ma può alimentare anche sensi di colpa o frustrazione, specialmente se il paziente si sente un “carico” per la famiglia.

Infine, il mesotelioma impone un pesante impatto sulle relazioni personali. Le persone care spesso non comprendono appieno l’intensità delle sfide psicologiche che il paziente sta affrontando. Questo può portare a incomprensioni, distanze emotive e difficoltà di comunicazione. Per il paziente, il bisogno di sentirsi compreso e sostenuto diventa vitale, ma l’isolamento emotivo e il timore di essere un “peso” possono frenare l’apertura e la condivisione delle proprie paure.

Per i pazienti che affrontano il mesotelioma, un approccio integrato che comprenda non solo le terapie mediche tradizionali, ma anche interventi olistici, offre un sostegno fondamentale per gestire le complesse sfide psicofisiche della malattia.

Tra le pratiche che possono integrarsi efficacemente nelle cure palliative, lo yoga rappresenta una preziosa risorsa in grado di ristabilire un profondo equilibrio tra corpo e mente, favorire il rilascio delle tensioni accumulate e migliorare la qualità della vita anche in contesti complessi come quello oncologico. A dimostrarlo, studi recenti, secondo cui questa antica disciplina può svolgere un ruolo complementare nella gestione dei sintomi emotivi legati al cancro. Ma in cosa consiste esattamente? 

I pilastri dello yoga 

Questa antica disciplina, nata in India e diffusa oggi a livello globale, si fonda su tre pilastri essenziali: le posture fisiche (asana), il controllo del respiro (pranayama) e la meditazione (dhyana), ognuno dei quali contribuisce in modo distinto ma complementare al benessere fisico e mentale.

Gli asana, ovvero le posture, offrono un lavoro dolce e profondo sul corpo. Attraverso il movimento consapevole e il mantenimento di posizioni specifiche, le tensioni muscolari si sciolgono gradualmente, favorendo il rilassamento e alleviando il dolore. Questa pratica consente ai pazienti di recuperare una certa flessibilità e leggerezza corporea, spesso compromesse dal mesotelioma e dai suoi trattamenti. Inoltre, il miglioramento della postura e della respirazione, ottenuto attraverso gli asana, aiuta a ottimizzare l’ossigenazione e la circolazione sanguigna. Il che apporta benefici all’intero organismo senza sovraccaricare il corpo.

Il pranayama, o controllo del respiro, si concentra sul ritmo e la profondità dell’inspirazione e dell’espirazione. Questi esercizi respiratori, oltre a calmare il sistema nervoso, aiutano a ridurre l’agitazione interiore, portando la mente e il corpo a uno stato di quiete. La pratica costante del pranayama induce un rallentamento dei battiti cardiaci e una riduzione del cortisolo, l’ormone dello stress, promuovendo così un rilassamento profondo. Questo processo è particolarmente utile per i pazienti oncologici, che spesso sperimentano livelli elevati di ansia e angoscia.

La meditazione

La meditazione, infine, rappresenta il cuore dello yoga come pratica spirituale e mentale. Attraverso l’allenamento alla concentrazione e alla presenza mentale, i pazienti possono sviluppare una consapevolezza distaccata dai pensieri negativi, dalle paure e dalle preoccupazioni, così da avere una visione serena e lucida della propria condizione. 

Per i pazienti affetti da mesotelioma, lo yoga non solo offre sollievo fisico e mentale, ma rappresenta anche un sostegno per il miglioramento della qualità del sonno. Spesso compromesso dall’ansia e dal dolore. Il rilassamento profondo derivante dalle pratiche yogiche favorisce un riposo più rigenerante, che è fondamentale per sostenere il corpo e la mente in un percorso complesso come quello delle cure oncologiche.

Raccomandazioni per la pratica dello yoga nei pazienti con mesotelioma

L’avv. Bonanni, presidente ONA sottolinea spesso come l’approccio globale al mesotelioma e alle altre malattie da amianto debba includere un sostegno psicologico continuo e strutturato

Le principali organizzazioni oncologiche, come l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e la Society for Integrative Oncology (SIO), raccomandano lo yoga come terapia complementare. Tuttavia, è essenziale adattare la pratica alle capacità fisiche e alle restrizioni mediche di ciascun paziente. Tipi di yoga riparativi, come l’Hatha yoga o lo yoga terapeutico, sono spesso suggeriti per la loro natura delicata e rilassante.

L’importanza dell’aspetto psicologico nella gestione del mesotelioma 

La visione dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, va oltre la sfera legale. Sottolinea spesso come l’approccio globale al mesotelioma e alle altre malattie da amianto debba includere un sostegno psicologico continuo e strutturato.

«Il supporto psicologico è fondamentale per affrontare la sofferenza dei pazienti», afferma il presidente ONA «Non possiamo concentrarci solo sullaspetto fisico della malattia: è cruciale prendersi cura anche delle ferite emotive che questa patologia lascia. Quando un paziente è in pace con stesso, le terapie possono diventare più efficaci», conclude.

Il sostegno psicologico infatti, non solo riduce l’ansia e la depressione, ma consente ai pazienti di affrontare con maggiore serenità le cure, le incertezze e le sfide della malattia. Affrontare il mesotelioma significa quindi considerare ogni aspetto della vita del paziente. Poiché un benessere globale e integrato può influire in modo positivo sui risultati delle terapie oncologiche stesse.

Mesotelioma e salute mentale. Il supporto dopo la diagnosi

Mesotelioma e salute mentale. Il supporto dopo la diagnosi
Mesotelioma e salute mentale. Il supporto dopo la diagnosi - impatto psicologico

IL MESOTELIOMA È UN CANCRO AGGRESSIVO CAUSATO PRINCIPALMENTE DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO, CHE NON SOLO INFLIGGE GRAVI DANNI FISICI MA LASCIA UN IMPATTO PSICOLOGICO PROFONDO SUI PAZIENTI, I LORO FAMILIARI E I CAREGIVERS, OSSIA GLI ASSISTENTI. DURANTE LA GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE, CHE SI È CELEBRATA LO SCORSO 10 OTTOBRE, L’ATTENZIONE SI È FOCALIZZATA SULL’IMPORTANZA DI AFFRONTARE ANCHE LE SFIDE MENTALI LEGATE A QUESTA MALATTIA DEVASTANTE

L’impatto psicologico di una diagnosi di mesotelioma

Spesso, i pazienti affetti da mesotelioma provano ciò che viene definito “scanxiety”, cioè l’ansia legata ai risultati dei controlli medici periodici per verificare l’avanzamento della malattia

Una diagnosi di mesotelioma sconvolge la vita dei pazienti e delle loro famiglie. Lo shok iniziale provoca spesso paura, ansia e depressione. L’incertezza sulla prognosi e la consapevolezza della gravità della malattia amplificano i sentimenti di disperazione. I pazienti sperimentano spesso la cosiddetta “scanxiety”, cioè l’ansia che provano mentre attendono i risultati dei controlli medici per monitorare l’avanzamento della malattia.

Oltre alla paura della morte, molti pazienti provano un profondo senso di colpa per aver potenzialmente messo in pericolo i propri cari con l’esposizione all’amianto. Si sentono, infatti, quasi “bombe a orologeria” in grado di minacciare chi li circonda.

Le sfide per i familiari e i caregivers

I familiari dei pazienti affetti da mesotelioma affrontano sfide emotive altrettanto ardue e complesse. Spesso, si trovano a dover gestire il ruolo di assistenti senza una preparazione specifica, immersi nelle necessità quotidiane del malato, nella gestione di questioni legali e finanziarie, e nel difficile equilibrio del proprio benessere psicologico. Questo intenso impegno può generare tensioni e, talvolta, portare a fratture nei rapporti familiari, specialmente quando i ruoli all’interno della famiglia cambiano in modo drastico.

Svolgere il compito di caregiver comporta infatti un carico emotivo costante e può esporre a un elevato rischio di burnout, cioè una condizione caratterizzata da esaurimento fisico e mentale, causata da uno stress prolungato e dalla difficoltà di staccarsi emotivamente dai propri cari. Questa situazione, che può facilmente sfociare anche in depressione, rende difficile trovare energia e motivazione per affrontare le attività quotidiane.

Di conseguenza, è fondamentale che chi si occupa dei pazienti non trascuri la propria salute mentale.

Mesotelioma: supporto psicologico e strategie di coping

Programmi di sostegno psicologico specializzati, come gruppi di supporto, aiutano le persone ad esprimere liberamente le proprie paure, condividere difficoltà e trovare confronto. Questi gruppi creano uno spazio sicuro ed accogliente, favoriscono un forte senso di appartenenza e solidarietà e riducono la sensazione di isolamento che spesso accompagna malattie gravi, offrendo un ambiente dove i partecipanti si sentono compresi e sostenuti.

Le strategie di coping rappresentano un elemento centrale del supporto psicologico perchè aiutano le persone a gestire stress e sfide emotive legate alla malattia. Imparare ed applicare strategie adattive, come gestire lo stress e rielaborare positivamente i propri pensieri, permette ai pazienti e familiari di mantenere l’equilibio emotivo e ridurre il rischio di burnout.

In aggiunta, alcune aziende offrono Programmi di Assistenza ai Dipendenti (in inglese EAP – Employee Assistance Program) che forniscono un sostegno psicologico gratuito ai lavoratori e alle loro famiglie, aiutandoli a gestire situazioni di stress, malattie gravi o difficoltà personali.

Considerazioni dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Bonanni, presidente ONA: «È essenziale che il diritto alla salute mentale venga riconosciuto come parte integrante del percorso di cura e che sia sostenuto da politiche pubbliche adeguate»

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto, ha più volte sottolineato l’importanza di un approccio olistico nella gestione del mesotelioma, che includa anche il sostegno psicologico. «I pazienti affetti da mesotelioma non devono affrontare solo una battaglia fisica, ma anche emotiva. È essenziale che il diritto alla salute mentale venga riconosciuto come parte integrante del percorso di cura e che sia sostenuto da politiche pubbliche adeguate», ha dichiarato.

Secondo lui, la mancanza di un supporto psicologico adeguato può compromettere gravemente la qualità della vita dei malati, rendendo ancora più difficile affrontare il percorso terapeutico. L’ONA, mette a disposizione dei pazienti servizi di assistenza psicologica gratuita, forniti da un team di professionisti che supportano anche i familiari.

Affrontare una diagnosi di mesotelioma significa non solo curare il corpo, ma anche offrire un costante sostegno emotivo a pazienti, familiari e caregivers. È

fondamentale ricordare che la salute mentale è parte integrante della cura e deve essere trattata con la stessa importanza della salute fisica.

Fonte

Mesothelioma.net

Amianto a Castelfranco Emilia: vittoria ONA per la salute pubblica

amianto a Castelfranco Emilia: vittoria ONA
Castelfranco Emilia, amianto e bonifica. Una vittoria dell'ONA e della comunità per la salute pubblica

LA RECENTE BONIFICA DELL’EX CANTINA SOCIALE DI BAZZANO, A CASTELFRANCO EMILIA (MODENA), CONCLUDE UNA BATTAGLIA IMPORTANTE PER I RESIDENTI, PREOCCUPATI DA TEMPO PER IL RISCHIO AMIANTO IN UNA STRUTTURA ORMAI FATISCENTE. A SEGUITO DI NUMEROSE SEGNALAZIONI PARTITE DIRETTAMENTE DAI CITTADINI, DOMENICA SCORSA MIRCO ZANOLI, COORDINATORE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA) EMILIA ROMAGNA, HA EFFETTUATO UN SOPRALLUOGO PER VERIFICARE IL COMPLETAMENTO DEI LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA AVVIATI CIRCA DUE SETTIMANE FA. I CONTROLLI HANNO EFFETTIVAMENTE CONFERMATO L’AVVENUTA RIMOZIONE AMIANTO

La denuncia dei cittadini di Castelfranco Emilia e dell’ONA

Nell’agosto 2023, le prime segnalazioni sul rischio amianto nell’ex Cantina Sociale di Bazzano

Il primo allarme era stato lanciato nell’agosto 2023, quando l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), informato dai residenti della situazione di degrado dell’ex cantina di Bazzano, aveva sollecitato un intervento urgente per valutare e arginare i rischi legati alla dispersione delle pericolose fibre di amianto. La struttura, collocata tra via Vittorio Veneto, via Mascagni e la storica linea ferroviaria, presentava infatti coperture ormai compromesse, con alcuni pannelli addirittura divelti dalle recenti intemperie. Questo stato di abbandono rappresentava un grave pericolo, poiché aumentava il rischio che particelle del pericoloso minerale si disperdessero nell’ambiente circostante, minacciando la salute dei cittadini.

In risposta alla segnalazione dell’ONA, le autorità sanitarie locali, tra cui l’Azienda AUSL, avevano effettuato sopralluoghi e avviato una serie di monitoraggi per misurare la concentrazione delle fibre sospese nell’aria, al fine di determinare l’effettiva pericolosità dell’area e valutare la necessità di un immediato intervento di bonifica.

Tuttavia, nel dicembre dello stesso anno, un principio di incendio aveva ulteriormente aggravato la situazione. Il rogo, se non fosse stato rapidamente domato, avrebbe potuto diffondere nell’aria le minuscole particelle del minerale. Cosa che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti. Quando l’asbesto brucia, infatti, le fibre rilasciate nell’ambiente– invisibili, ma letali –, aumentano drasticamente il rischio di inalazione. Queste, se respirate, possono depositarsi nei polmoni, causando lesioni irreparabili e favorendo lo sviluppo di gravi patologie come il mesotelioma, il carcinoma polmonare e altre malattie correlate all’amianto, anche molti anni dopo l’esposizione iniziale. Per questo, la comunità ha intensificato le richieste di un intervento risolutivo, appoggiata dall’ONA, che ha fatto pressioni sulle istituzioni per un intervento tempestivo.

Un successo per la comunità di Castelfranco Emilia e il ruolo dell’ONA

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Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni sottolinea l’urgenza di un approccio preventivo in tutto il Paese

L’avvio dei lavori di bonifica, circa due settimane fa, ha rappresentato una risposta concreta alle pressanti richieste della popolazione, che, non avendo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal Comune, ha visto in questo intervento il riconoscimento delle proprie preoccupazioni. «L’amianto presente era davvero tanto – ha dichiarato Mirco Zanoli, coordinatore di ONA Emilia Romagna – e siamo soddisfatti di questo risultato. Questo è un successo importante per la salute dei cittadini e dell’ambiente, ottenuto grazie alla tenacia dei residenti di Castelfranco Emilia e al nostro impegno costante». L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha ribadito il valore di tale vittoria, sottolineando l’urgenza di un approccio preventivo in tutto il Paese: «Il diritto alla salute è tutelato dall’articolo 32 della Costituzione, e l’eventuale presenza di amianto costituirebbe una grave lesione di questo diritto, che appartiene a ogni essere umano e che costituisce un interesse collettivo».

Preparativi per il convegno sull’amianto e le risorse idriche

Questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio di attenzione verso le problematiche legate alla presenza di amianto nelle infrastrutture, che rappresentano una minaccia insidiosa e persistente.

Il prossimo 14 novembre, all’hub di Quistello, Mantova, si terrà il convegno “Amianto e acqua potabile: la pericolosità dei tubi in cemento-amianto dell’acquedotto di Quistello”, durante il quale esperti, istituzioni e rappresentanti locali si confronteranno per analizzare l’impatto del “killer invisibile” sulle risorse idriche contaminate da vecchie tubature in cemento-amianto.

Il caso di Castelfranco Emilia, con la sua vittoria per la sicurezza ambientale, rappresenta un esempio concreto dell’importanza di rimuovere il pericoloso minerale da ogni sito potenzialmente a rischio. L’Osservatorio Nazionale Amianto, da tempo protagonista nella lotta per la bonifica di siti industriali e delle reti idriche in cemento-amianto, considera l’intervento sull’ex cantina sociale di Bazzano una conquista di rilievo e dal forte valore simbolico per la tutela della salute collettiva e la salvaguardia ambientale.