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L’Italia leader in Europa per il riciclo degli oli usati

Oli usati
Oli usati

L’Italia con la percentuale altissima del 98% degli oli usati raccolti e rigenerati, si colloca in testa ai Paesi europei che si dimostrano maggiormente attivi per la questione riciclaggio degli oli minerali usati.

È una percentuale importante. Infatti, dimostra di essere vicini all’obiettivo finale del 100% che, di questo passo, sarà perseguito in brevissimo tempo.

A confermare questi dati è il Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati (CONOU). Attraverso il rilasciato di informazioni nel corso dell’ Earth DayGiornata della terra. Di cui abbiamo già parlato in un’altro precedente articolo.

La manifestazione dedicata al rispetto e alla salvaguardia per il pianeta, si è tenuta a Roma e il CONOU per la prima volta vi ha preso parte come uno dei partners principali.

Tra i vari dati e le informazioni rilasciate, a destare attenzione è quello che riguarda il peso complessivo degli oli usati raccolti e rigenerati. Difatti, nel 2017 sono state raccolte 182.252 tonnellate di olio lubrificante usato, da lavorare e riutilizzare.

Gli italiani? Primi al mondo in olio usato

Una cifra veramente sorprendente che rispetto a quella dell’anno precedente presenta ben 5mila tonnelate in più. Numeri che possono fare la differenza per l’ambiente, basta pensare che 5mila t. avrebbero potuto inquinare una superficie pari a 25 volte il Lago di Garda.

«Il deciso aumento dei quantitativi di raccolta, unito a una qualità che si mantiene alta consentendo una percentuale di rigenerazione vicina al 100% – ha dichiarato Paolo Tomasi, presidente del CONOU, cercando di sottolineare l’importanza degli obiettivi raggiunti testimoniano i vantaggi della circular economy degli oli minerali usati gestiti dal Consorzio.

Il 2017 è stato un anno fondamentale nel quale abbiamo cambiato il nome e l’organizzazione interna, con l’obbiettivo di rendere ancora più forti il progetto, l’innovazione e il gioco di squadra.

Siamo convinti di aver creato le premesse utili per continuare a far crescere la nostra filiera e per incrementare ulteriormente le performance: i primi risultati ci danno ragione ed evidenziano che siamo sulla buona strada».

L’Italia si mostra un Paese sensibile che ha captato la gravità della problematica inquinamento.

Tuttavia, abbiamo la triste consapevolezza che gli oli usati non risultano gli unici agenti inquinanti del pianeta. Difatti, speriamo che gli italiani si dimostrino attivi anche sotto altri punti di vista.

Magari con una maggiore accuratezza della raccolta differenziata in tutte le città, evitando lo spreco di carta, plastica e limitando anche l’uso dell’acqua potabile che come ben sappiamo rappresenta un tallone di Achille della società moderna.

Giornata vittime amianto 28 aprile 2018

Giornata vittime amianto
Giornata vittime amianto

Il 28 aprile si celebra la Giornata vittime amianto, dedicata a coloro che hanno perso la vita a causa della fibra killer e delle patologie correlate. E proprio in prossimità di questa giornata l’Osservatorio Nazionale Amianto è stato scosso da una triste notizia.

La morte di Roberto Lucandri, valido sostenitore ONA

Nella notte a cavallo tra il 26 e il 27 aprile l’associazione onlus ha perso un  noto collaboratore, il sig. Roberto Lucandri.

Roberto Lucandri è stato uno dei più validi sostenitori dell’ONA. Era un ex elettricista dell’ospedale di Rieti. Egli ha contratto una forma di mesotelioma a causa dell’amianto presente nella struttura ospedaliera in cui lavorava.

Dopo aver denunciato la presenza di asbesto sul luogo di lavoro si è schierato fin da subito con l’ONA e con l’Avv. Ezio Bonanni. Al suo fianco la figlia Roberta.

La forza di Roberto, purtroppo, ha ceduto l’altra notte lasciando amarezza e rancore. Ma, nonostante questo, sarà ricordato dall’ONA durante la Giornata vittime amianto come un altro eroe moderno dei nostri giorni.

Lucandri non è l’unica vittima dell’Ospedale di Rieti

Purtroppo, Roberto non è la sola vittima all’interno dell’ospedale di Rieti, Ha perso la vita, per una situazione analoga, anche il sig. Mario Nicoletti e, sicuramente, non saranno gli unici a soccombere per via di questa strage. Ricordiamo che l’amianto è chiamato anche killer silenzioso. Questo perché, prima di avvertire i sintomi di una patologia asbesto correlata nel nostro organismo, può passare un lasso di tempo pari a 20-30 anni.

Alcune persone preferiscono ricordare le vittime ogni giorno, perché è sempre più frequente ascoltare storie in cui il protagonista è sempre lui l’amianto.  Tuttavia anche per un semplice valore simbolico, dedicare alle vittime di questa strage una giornata intera è anche un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni che molto spesso danno l’impressione di sottovalutare la problematica proprio a causa della lentezza delle azioni di contrasto da loro effettuate.

Le parole della figlia del Sig. Lucandri, Roberta

«L’amianto dell’ospedale di Rieti ha ucciso anche mio padre, dopo aver ucciso, sempre per mesotelioma, Nicoletti Mario, altro dipendente della ASL di Rieti. Con l’assistenza dell’avv. Ezio Bonanni, depositerò una denuncia penale per il reato di omicidio a carico della dirigenza ASL Rieti, per la presenza di amianto nell’ospedale e anche per il comportamento omissivo della dirigenza, e per tutte le complicità.

Spero che la Procura della Repubblica di Rieti faccia piena luce sulle condotte criminose che hanno portato alla morte di mio padre, che ha lavorato privo di maschere protettive. La morte di mio padre non mi fermerà nel chiedere giustizia contro i carnefici che hanno utilizzato amianto».

Queste sono le parole della sig.ra Roberta Lucandri che in occasione della Giornata vittime amianto ha voluto esprimere il proprio pensiero su chi come suo padre, ha speso una vita a lottare contro l’amianto, fino al giorno in cui le gambe non hanno retto più ed è stato perso anche l’ultimo filo di voce.

I dati della strage vittime amianto

Non sono bastati 26 anni dall’entrata in vigore della L. 257/92, che ha vietato l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’amianto, perché ce ne sono ancora 40.000.000 di tonnellate in tutto il territorio nazionale, con 50.000 siti contaminati, cui si aggiungono circa 1.000.000 di micrositi, e una condizione di rischio per tutti i cittadini.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è impegnato in prima linea per la prevenzione e cioè per la bonifica, che tarda a venire per l’incapacità delle forze politiche di agire con efficacia, la diagnosi precoce, terapia e cura delle patologie asbesto correlate (prevenzione secondaria) e il risarcimento danni (prevenzione terziaria).

La mappa del rischio amianto in Italia

  • le scuole (circa 2.400), con un rischio esteso a circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non;
  • gli ospedali; – gli altri edifici pubblici;
  • i mezzi di trasporto: gli aeromobili, le navi, i treni, etc.;
  • nelle Forze Armate e Comparto Sicurezza: nelle unità navali e nelle installazioni della Marina, negli elicotteri e negli aeromobili dell’Aeronautica, nei mezzi e nelle installazioni dell’Esercito e perfino nella Guardia di Finanza, come dimostra il caso di Antonio Dal Cin, il finanziere, eroe civile, vittima di asbestosi che, pur congedato per inabilità totale e riconosciuto vittima del dovere, continua il suo impegno per ottenere la bonifica di tutti i siti contaminati e la tutela delle vittime;
  • nelle installazioni industriali: petrolchimici, aziende metallurgiche, centrali elettriche, idroelettriche, termoelettriche, etc.;

Ad oggi, nonostante la sua accertata pericolosità (anche Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro delle Nazioni Unite, ha infatti riconosciuto l’amianto come cancerogeno e ha chiesto di bandirne l’utilizzo in ogni sua forma), non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione.

La Confederazione Internazionale dei Sindacati (Ituc), e il Sindacato Mondiale dell’Industria (IndustriAll) hanno sostenuto dodici nazioni africane nel chiedere l’inserimento dell’amianto nella lista dei materiali pericolosi della Convenzione di Rotterdam. Sono solo circa sessanta i paesi nel mondo ad aver bandito l’amianto.

Il mesotelioma è il tumore che si origina dalle cellule del mesotelio per effetto delle fibre di amianto (che ne costituisce l’esclusiva causa di insorgenza), rappresenta l’ottava causa di morte sia negli uomini sia nelle donne; una macabra contabilità che non tiene conto di tutte le altre patologie asbesto correlate, molto meno rare.

I dati riportati dall’Osservatorio Nazionale Amianto

Secondo i dati pubblicati i dati dell’ONA l’amianto nel solo 2017 ha ucciso circa 2.000 persone con il mesotelioma, e poi se si tiene conto anche delle altre patologie, si superano i 6.000 decessi (tumore della laringe, dell’ovaio, della faringe, dello stomaco e del colon retto e quelle fibrotiche – asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici e per complicazioni cardiocircolatorie), e più di 100.000 nel mondo.

Mare e aumento della temperatura: pericoli e soluzioni

Mare
Mare

Celebriamo insieme l’Earth Day

Il 22 aprile, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, le Nazioni Unite celebrano l’Earth Day

La più grande celebrazione ambientale del pianeta, la Giornata della Terra è un momento di valutazione delle problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, la scomparsa di piante e specie animali e l’esaurimento di risorse non rinnovabili. Dal 1970, ogni anno, la manifestazione promossa dal presidente USA John Fitzgerald Kennedy che oggi coinvolge più di un miliardo di persone in quasi duecento Paesi del mondo, è anche un avvenimento educativo e informativo.

Earth Day - Mare
Da sinistra: Pina Catino presidente Club per l’UNESCO di Bisceglie, Salvatore Valletta presidente Ordine Geologi della Puglia, Ugo Patroni Griffi, presidente Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale e Concetta Fazio Bonina presidente Associazione Culturale Porta d’Oriente – Libero Sviluppo Mediterraneo di Bari

A Bari, il Club per l’UNESCO di Bisceglie e l’Associazione Culturale Porta d’Oriente – Libero Sviluppo Mediterraneo hanno promosso il convegno di studio dal titolo “Change mentality. Anthropogenic Global Effects – Gli obiettivi in Agenda 2030 ONU per lo Sviluppo sostenibile del millennio”.

Il meeting ha visto come coordinamento scientifico per l’Italia Salvatore Valletta, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, per gli USA Solidea M. C. Bonina – PhD Environmental Scientist, in videoconferenza.

Gli interventi del Dott. Coppini e del Dott. Macaluso

Sono intervenuti all’incontro, tra gli altri, il dott. Giovanni Coppini e il dott. Domenico Macaluso.

Il dott. Giovanni Coppini ha rappresentato il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Fondazione di ricerca che realizza studi e modelli del nostro sistema climatico e delle sue interazioni con la società e con l’ambiente.

Mission del CMCC è sviluppare le conoscenze scientifiche utili a sostenere la creazione di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, proteggere l’ambiente e stimolare una crescita sostenibile.

Nel campo della ricerca il CMCC coordina il servizio operativo Europeo chiamato Copernicus Marine Service, per le previsioni del Mar Mediterraneo. Ogni giorno rilascia gratuitamente prodotti disponibili a imprese, enti di ricerca, enti pubblici, che a loro volta sviluppano servizi per la cittadinanza, per favorire la Blue economy.

«Noi stessi al CMCC ci siamo specializzati in una serie di servizi a valore aggiunto, per il turismo, appunto, l’acquacoltura, la gestione e la difesa delle coste e dei porti – specifica Coppini -. Per esempio la Regione Puglia ci ha finanziato un progetto (START), per il quale abbiamo sviluppato, con altri attori, sia privati (LINKS MT, ETACONS, ENSU) sia pubblici (UNISALENTO), un servizio di previsioni dei mari pugliesi, delle coste e dei porti, per offrire previsioni di eventi estremi, di mareggiate, in modo da rendere più sicure e gestibili le coste e i porti».

Giovanni Coppini, quali sono, dunque, le ultime previsioni sul Mediterraneo e sull’Adriatico in particolare?

«Dal punto di vista climatico, è chiaro che quello che osserviamo e ipotizziamo per il futuro sono innanzitutto i due fenomeni più importanti, l’aumento delle temperature e innalzamento del livello del mare. Che si collegano anche a una possibile intensificazione degli eventi estremi e delle mareggiate; a terra la siccità e sulla costa e lungo i fiumi il problema delle alluvioni. Per cui, diciamo, la previsione non è rosea; aumentando la temperatura e il livello del mare, le nostre coste saranno ancora più a rischio. Perciò, dobbiamo trovare delle misure di adattamento, che comprendano la rigenerazione delle coste e la gestione dei porti, in maniera intelligente, in modo che possa adattarsi a quello che è inevitabile».

L’altro tema importante, diceva, è quello delle riduzioni delle emissioni

«La scorsa settimana è stata trovata dall’IMO (International Maritime Organization) che coordina a livello internazionale il tema del trasporto marittimo, una risoluzione per impegnarsi a ridurre del 50%, entro il 2050 rispetto ai valori del 2008, le emissioni in atmosfera di anidride carbonica da trasporto navale. Noi pensiamo di contribuire a questo servizio, cercando di sviluppare ulteriormente il nostro sistema VISIR per l’ottimizzazione delle rotte delle navi, secondo le previsioni del servizio Copernicus Marine, in modo da ridurre il consumo carburante o, meglio, cercando di aumentare l’efficienza del trasporto».

Quindi tornando ai nostri mari, il Mediterraneo e l’Adriatico non sono proprio in una buona situazione

«I nostri mari sono hot spot per i cambiamenti climatici e dobbiamo cercare di sensibilizzare il comportamento dei cittadini e soprattutto anche delle istituzioni. A tale proposito abbiamo lavorato al fianco del ministero dell’Ambiente per lo sviluppo del piano di adattamento dei cambiamenti climatici dell’Italia. Un elemento, diciamo, adesso fondante, per poi far sì che le Regioni e gli enti locali a loro volta sviluppino piani di adattamento regionali e poi locali».

Dott. Coppini, il cambiamento climatico sta aprendo le rotte dell’Artico

«Quello che sicuramente si nota è che il cambiamento climatico sta aprendo le rotte dell’Artico in maniera molto importante ma questa nuova situazione, ha bisogno di una regolamentazione e particolare attenzione, perché è chiaro che il trasporto attraverso l’Artico mette a rischio gli ecosistemi. Per cui, sicuramente c’è bisogno di una attenzione internazionale che possa incidere su un corretto e sostenibile utilizzo, oppure non utilizzo, da parte dell’uomo, di queste regioni».  

Il dott. Macaluso, ricercatore dell’Unione Europea ha collaborato al progetto “Discovering Magna Grecia” con INGV, Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia e ci ha illustrato, quindi, le conseguenze dell’aumento della temperatura del Mare nostrum.

Domenico Macaluso, ci parli di questo progetto

Mare
Banco di Graham-Ferdinandea, 1999: rilievi subacquei
(foto D. Macaluso)

«Si è trattato di posizionare sonde multiparametro nel Canale di Sicilia. Penso siamo gli unici ad avere dieci anni di monitoraggio continuo di questo tratto di mare molto importante, che sta dimostrando effettivamente che un rialzo delle temperature del mare c’è, accompagnato probabilmente anche da un leggero aumento del livello del mare o battente d’acqua».

È un’affermazione importante

«È in atto questo problema del riscaldamento terrestre, abbiamo dei dati, una prima pubblicazione è stata fatta già nel 2010, un’altra è in corso d’opera. I rapporti sono disponibili a tutti sul sito dell’INGV, sul monitoraggio dello Stretto di Sicilia».

Che cosa implica l’aumento della temperatura del mare?

«A questo aumento della temperatura si sta accompagnando anche una diversificazione delle specie marine presenti in queste acque. Perché all’aumento della temperatura del mare segue una diminuzione della pressione parziale dell’ossigeno disciolto nell’acqua. Il pesce non tanto per l’aumento della temperatura dell’acqua ma proprio per la ricerca di ossigeno, cerca acque più fredde e va via. Quindi, diverse specie di pesci pregiati non le troviamo più, per esempio, nelle zone dei vulcani nello Stretto di Sicilia dove nel 1831 sorse dal mare l’Isola Ferdinandea, che scomparve dopo qualche mese».

Nelle reti dei pescatori, però finiscono pesci fino ad ora a noi sconosciuti

«Questo è un altro dato inquietante. A monte di questa fuga di pesce pregiato stanno arrivando specie di pesce aliene per i nostri mari che sono molto pericolosi nel caso venissero commercializzati sotto il nome di altri pesci: molti pescatori tagliano le teste allo squalo poco pregiato, per esempio, dicendo che invece è un pesce palombo».

Sono stati pescati anche esemplari di pesce palla, una prelibatezza della cucina giapponese

«Ne sono stati pescati alcuni esemplari anche di 2 chili e mezzo; ma il pesce palla contiene la tetradotossina (una tossina ancor più tossica del cianuro ndr) che è semplicemente mortale».

Antonio Dal Cin: Vittima del Dovere e dell’ingiustizia

Graduatoria Nazionale Vittime del Dovere
Graduatoria Nazionale Vittime del Dovere

È stata aggiornata la la graduatoria Nazionale Vittime del Dovere , questa volta potremo leggere tra le righe dei nostri “eroi italiani” anche il nome di Antonio Dal Cinex finanziere malato di asbestosi che ha condotto una lunghissima battaglia legale per ottenere il riconoscimento di vittima del dovere e per difendere i diritti di coloro che come lui sono stati messi in condizioni dallo Stato di ammalarsi per difendere il proprio Paese.

Nella graduatoria è possibile leggere nel dettaglio:  2693 FERITO Equiparato Guardia di Finanza DAL CIN Antonio 36 24^ grad.Marzo2018.

Ferito perché Antonio purtroppo porta  ancora dentro se i segni impressi di quella maledetta esposizione alle fibre di asbesto.

La storia di Antonio Dal Cin ha già commosso il nostro Paese perché una volta esser riuscito ad ottenere il risarcimento danni ha dovuto restituire buona parte della somma all’Inps, come se non bastasse gli è stato attribuito un grado di invalidità pari al solo 5% che non gli da diritto all’indennizzo vitalizio.

Questa situazione crea non poco disagio nella vita di Antonio, costretto a rinunciare anche alle cose più semplici come correre in bici con i propri figli o ridere di gusto alle cose belle da vita.

Il tenore di vita dei malati di asbestosi

Chi è malato di asbestosi purtroppo ha un tenore di vita molto limitato, il sistema respiratorio si mostra così compromesso che rischia di andare in blocco anche per i gesti più semplici e minimi sforzi.

Leggere il proprio nome nella graduatoria nazionale Vittime del Dovere è senza ombra di dubbio una soddisfazione, un’altra bandiera piantata sul percorso che ha come traguardo la giustizia ma questo non riuscirà a far tornare alla normalità la vita dell’ex finanziere di Sabaudia, soprattutto perché è costretto a vivere nel terrore che la sua patologia possa da un momento all’altro evolversi in un mesotelioma.

Antonio Dal Cin da quando ha scoperto di essere affetto dalla malattia asbesto correlata, dedica la sua vita ad aiutare chi si ritrova nella sua medesima situazione, è uno dei collaboratori più attivi dell’Osservatorio Nazionale Amianto ed è anche uno dei più vicini collaboratori dell’avvocato Ezio Bonanni.

È stato proprio quest’ultimo a precisare che non appena sarà notificato lo specifico decreto, bisognerà impugnare lo stesso per chiedere che nelle sedi di giustizia siano verificati tutti gli atti depositati e pertinenti lo stato di salute di Antonio Dal Cin e tramite un C.T.U., Consulente tecnico d’ufficio, bisognerà assicurarsi che sia verificato e riconosciuto il giusto punteggio di invalidità in rapporto alle sue gravi condizioni di salute.

Earth day, per aiutare il pianeta

Earth Day
Earth Day

Nella settimana appena trascorsa sono state celebrate molte iniziative finalizzate al rispetto e alla cura dell’ambiente: c’è stato l’incontro a Sofia tra i vertici dell’energia dell’UE per trovare un compromesso per un maggiore uso di energia rinnovabile ed è stata celebrata anche la Giornata della terra, Earth day, giornata mondiale promuovere l’educazione e un maggior rispetto per l’ambiente.

L’incontro avvenuto nella capitale della Bulgaria è stato di tipo informale, i ministri dell’Energia della UE si sono confrontati sulle forme di energia rinnovabile  da adottare come possibile soluzione al processo di “autodistruzione” del pianeta, al quale stiamo assistendo.

L’ emergenza ambiente è ormai estesa su tutta la superficie terrestre, dai poli che anno dopo anno si dissolvono nelle acque degli oceani, come se fossero zollette di zucchero all’interno di un bicchiere d’acqua, fino ad arrivare ad alcune aree del pianeta che presentano la problematica opposta cioè scenari aridi, desolati e senza speranza.

I vertici delle principali nazioni si interrogano ormai da decenni su come tamponare la questione e le possibili soluzioni da adottare.

Nel 2015 è stato stipulato il primo accordo universale finalizzato a salvaguardare la situazione climatica, l’accordo è chiamato Accordo di Parigi  e vi hanno preso parte ben 195 Paesi.

L’impegno dell’Europa per l’energia rinnovabile

Mentre l’incontro avvenuto il 19 aprile scorso a Sofia non ha una valenza così formale ma rappresenta comunque il tentavo dei Paesi europei di puntare verso un’obiettivo concreto: l’energia rinnovabile.

All’incontro ha partecipato anche l’Italia, sul cui territorio il 27% di energia in uso è del tipo energia pulita.

L’obiettivo della rappresentanza italiana è stato proprio quello di cercare di aumentare la percentuale di energia pulita adoperata nel Paese e sostenere di passare dal 27% al 35%.

Anche perché il 27% rappresenta la soglia minima accettabile di consumo per Paese; attenersi a tale soglia significa non essere in linea con gli impegni climatici sottoscritti con l’accordo di Parigi che prevedeva appunto un’incremento fino al 30%.

È stata celebrata anche la Giornata mondiale della terra,  una giornata ricca di iniziative promosse in ogni parte del mondo, mirate a educare la popolazione terrestre al rispetto per l’ambiente, per il pianeta che sembra esser messo a dura prova dall’inquinamento, dai cambiamenti climatici e fenomeni atmosferici.

Una delle iniziative più interessanti presentate durante Earth day è la giornata senza plastica.

Giornata senza plastica: dimostriamo di voler aiutare il pianeta

La giornata senza plastica è stata un’iniziativa promossa dal WWF: secondo l’associazione che da sempre si occupa di tutelare l’ambiente e le creature del pianeta, bastano pochi gesti per salvaguardare il mondo che ci circonda.

È stato redatto un vero e proprio Vademecum che racchiude in se piccoli gesti, precauzioni da adottare nei confronti dell’uso della plastica e  aiutare a diminuirne l’inquinamento.

Leggendo la semplice guida proposta come anteprima del nuovo numero della rivista WWF, vi accorgerete che sono davvero i piccoli gesti a fare la differenza.

Piccoli gesti che comprendono la scelta di uno spazzolino da denti con la testina intercambiabile, in questo modo diminuirà notevolmente il consumo dei nuovi spazzolini da acquistare, che come ben sappiamo sono fatti quasi totalmente in plastica.

Il Vademecum suggerisce anche di ritornare all’uso di piatti in ceramica, tovaglioli in cotone e bicchieri in vetro, al posto delle diffusissime stoviglie in plastica. Sarà pure scocciante lavare le stoviglie a fine pasto ma in questo modo evitiamo di sprecarne ancora.

Il Vademecum del WWF suggerisce anche consigli sul riciclo e gestione dei rifiuti di materiali polimerici, aiutandoci così ad avere un’idea chiara di quanto sia difficile per l’ambiente smaltire il nostro “uso e getta”.

Obiettivo 2030: la risposta italiana alla giornata della terra

Ha preso vita a Roma l’Obiettivo 2030, una nuova piattaforma lanciata da Earth Day Italia e dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Il progetto prevede la diffusione di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu, finalizzati alla sensibilizzazione dei cittadini all’emergenza ambiente.

L’iniziativa è stata promossa con un incontro all’interno del Villaggio per la Terra di Roma e vi hanno preso parte tra gli altri il sindaco di Roma Virginia Raggi, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il presidente di Earth Day Italia Pierluigi Sassi.

Durante l’incontro è stato presentato il nuovo portale web: Obiettivo2030, che ha come fine quello di usare la tecnologia per sensibilizzare il pubblico alla problematica ambientale, dare un’idea delle possibili soluzioni e educare il lettore a quali sono i comportamenti corretti da seguire per avere un maggior rispetto del nostro pianeta.

“Il Villaggio per la Terra che animerà Villa Borghese fino al 25 aprile. È il primo appuntamento in cui Obiettivo 2030 viene declinato nella sua forma fisica, con piazze multimediali nelle quali la tecnologia diventa luogo di incontro e non di alienazione”,  ha spiegato Pierluigi Sassi, Presidente di Earth Day Italia.

Alla luce di tali iniziative abbiamo notato che qualcosa ha iniziato a smuoversi, ad esempio molti organi istituzionali di alcuni importanti Paesi europei hanno annunciato il proprio disinvestimento dai combustibili fossili per offrire agli investitori istituzionali cattolici opzioni responsabili per affrontare la crisi climatica.

Sicuramente l’emergenza ambientale non è un problema risolvibile in breve lasso di tempo ma queste iniziative accendono la speranza che il percorso per la risoluzione sia già iniziato.