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Antonio Dal Cin: prigioniero della burocrazia italiana

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Antonio Dal Cin, una storia lunga da raccontare al mondo intero

Una vicenda quella di Antonio Dal Cin che non ha precedenti, tra strane dimenticanze, errori incomprensibili e una Giustizia Amministrativa che inspiegabilmente chiede tempo a chi non ha tempo. L’ex finanziere, affetto da gravi patologie, tra cui l’asbestosi pleurica contratta in servizio, affronta quotidianamente la malattia, consapevole di avere davanti a se un futuro assai incerto.

Una Vittima del Dovere che fatica a vedersi riconosciuti i suoi sacrosanti diritti e chiede Verità e Giustizia.

Antonio Dal Cin: una storia che merita di essere raccontata

Ripercorriamo il suo vissuto lavorativo, per comprendere attraverso il suo racconto cosa è successo.

Antonio Dal Cin, classe 1969, dopo aver regolarmente superato le visite d’idoneità fisica e psichica, ha prestato il servizio di leva nella Marina Militare, e giunto alle armi il 25 maggio 1988, è stato selezionato ed ha frequentato la “Scuola Difesa Basi” – Gruppo Scuole “Teseo Tesei” della Marina Militare, presso il COMSUBIN (Comando Subacqueo Incursori) in località Le Grazie – La Spezia.

Cresciuto con il sogno di difendere con onore il proprio Paese, viene addestrato all’interno del comprensorio del Varignano, presso la caserma “Santa Maria”.

Durante il corso si è esercitato congiuntamente agli allievi incursori e agli incursori operativi, per apprendere le tecniche difensive delle installazioni in caso di sabotaggio e attacco.

Antonio Dal Cin ha esperito attività di “vigilanza armata a difesa degli obiettivi sensibili e delle strutture militari” presso il comprensorio militare di “Santa Rosa”, base “NATO”, incluso  il “parco antenne” che si estende su un terreno di circa 140 ettari, con un perimetro di circa 6 chilometri, struttura dove peraltro ha sede il Comando in Capo della Squadra Navale, che costituisce il vertice dell’organizzazione operativa della Marina Militare, alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Marina, e dal quale dipendono direttamente le unità navali, i comandi operativi che le raggruppano e i reparti delle forze operative assegnati.

Il militare è stato congedato per “fine ferma leva” in data 31 luglio 1989, in ottimo stato di salute, e pertanto, senza che la Sanità militare, gli abbia riscontrato patologie fisiche e/o mentali.

L’inizio della carriera nella Guardia di Finanza

Dopo il superamento dei previsti test psico-attitudinali, e di tutte le prove, e gli accertamenti clinici e strumentali volti ad accertare il suo stato di salute, compatibile con lo status giuridico di “militare”, si è arruolato nel Corpo della Guardia di Finanza il 20 settembre 1991, frequentando il 61° Corso “Cadore”, presso la caserma “Giovanni Macchi”, sede della Scuola Alpina di Predazzo, nella Valle di Fiemme,   Provincia Autonoma di Trento. L’istituto di formazione militare, fondato nel 1920, è la scuola militare alpina più antica del mondo.

Conseguito il grado di Finanziere, dopo un breve periodo di assegnazione al Gruppo di Ferrara – Distaccamento di Bondeno (FE), in data 23 novembre 1992 giunge alla Brigata di Prosecco (TS), quale prima destinazione dal corso, dove presta servizio fino al 14 agosto 2004, ad eccezione di un periodo di 180 giorni, perché trasferito temporaneamente “a domanda” e per “gravi motivi familiari”, alla Compagnia di Terracina (LT) – Sezione Operativa, dal 12 novembre 2003 al 04 luglio 2004.

Durante la sua permanenza presso la Brigata di Prosecco (TS), e a distanza di quattro anni dalla data di incorporazione (20.09.1991), e di quasi tre anni dal suo arrivo alla sede di servizio (23.11.1992), è stato sottoposto alle previste visite e agli accertamenti sanitari come richiesti dall’Amministrazione, nonché, indispensabili per il transito nella posizione di “Servizio Permanente Effettivo” nel Corpo della Guardia di Finanza, senza che siano state riscontrate patologie costituenti impedimento a svolgere i compiti Istituzionali.

Problematiche dello stato di salute

In data 14 agosto 2004 viene trasferito “a domanda” dalla Brigata di Prosecco (TS) al Centro Sportivo della Guardia di Finanza, presso il Centro di Addestramento Polifunzionale della Guardia di Finanza di Castelporziano (RM), dove presta servizio fino al 16 maggio 2006, quando viene trasferito definitivamente alla dipendente sede del III Nucleo Atleti di Sabaudia (LT), nell’ambito delle situazioni straordinarie connotate da ragioni di salute gravi, come meglio specificato nell’istanza prodotta in data 3 maggio 2006. L’Amministrazione concede il trasferimento riconoscendo “le particolari problematiche connesse allo stato di salute del richiedente, degne della massima considerazione e tali da giustificare la concessione del richiesto provvedimento definitivo che ponga il graduato nelle migliori condizioni da ovviare alle gravi situazioni prospettate”, precisando che “quanto rappresentato dal militare non appare risolvibile attraverso alternative forme di mobilità e che non esistano “esigenze di servizio”.

Ciononostante, in data 03 settembre 2012 giunge alla Brigata della Guardia di Finanza di Sabaudia (LT), a seguito di un trasferimento d’autorità, disposto dal Comando Generale della Guardia di Finanza – Ufficio Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati e Finanzieri e per le ragioni richiamate nell’atto del Comando Generale della Guardia di Finanza prot. partenza n°0232619/12 – 01/08/2012/1241 pervenuto al Centro di Reclutamento della Guardia di Finanza Roma con prot. n° 01133610/12 del 01/08/2012.

La scoperta della patologia asbesto correlata

L’Amministrazione, sebbene a conoscenza dell’esistenza della patologia asbesto correlata, trasferisce definitivamente il graduato in una delle 111 caserme del Corpo risultate intrise di amianto.

Inevitabilmente, l’App. Sc. Antonio Dal Cin subisce l’ennesima esposizione ad uno dei cancerogeni più letali del pianeta, con la conseguenza di un ulteriore aggravamento del suo già precario stato di salute.

In data 24 ottobre 2012, Antonio Dal Cin produce ricorso al T.A.R. del Lazio, ma non viene accolta l’istanza cautelare ex art. 55, del D.L.vo 104/2010, ai fini della sospensione, nonostante sia rappresentato che sussiste il periculum in mora, cioè il primo dei presupposti che viene in rilievo all’art. 55, comma 1 del codice, ove si richiede che il ricorrente alleghi il pregiudizio grave e irreparabile, durante il tempo necessario a giungere alla decisione del merito, per i motivi come richiamati nell’atto in parola.

Mentre l’08.01.2014, il Ministero della Difesa, Dipartimento Militare di Medicina Legale di Roma, Prima Commissione Medica Ospedaliera, dopo aver esperito accertamenti clinici e strumentali nei confronti del prefato militare, accertandone l’aggravamento delle condizioni di salute, come meglio descritto nel giudizio medico legale pronunciato all’unanimità nel verbale n. A11306725 del 08.01.2014, lo riconosce “NON idoneo permanentemente al SERVIZIO DI ISTITUTO nella Guardia di Finanza in modo assoluto e da collocare in congedo assoluto”.

Nell’atto, tra le patologie sofferte, viene espressamente richiamata “l’asbestosi pleurica con accentuazione diffusa della trama”, patologia causata da una forte esposizione all’amianto, non suscettibile di miglioramento e quasi sempre ad esito infausto.

Dal Cin e la presentazione del ricorso

Con atto del 26 febbraio 2018 gli viene comunicato a mezzo PEC in pari data l’avviso di perenzione ultra quinquennale ai sensi dell’art. 82 cod. proc. amm. nel quale “Si comunica che il ricorso indicato, essendo decorsi cinque anni dalla data del deposito, sarà dichiarato perento, se non sarà presentata dalla parte ricorrente nuova domanda di fissazione di udienza, sottoscritta dalla parte che ha rilasciato la procura di cui all’art. 24 e dal suo difensore, entro centottanta giorni dalla data di ricezione del presente avviso”.

Dunque, al fine di ottenere la decisione della causa, Antonio Dal Cin sottoscrive l’istanza di fissazione udienza ai sensi dell’art. 82 cod. proc. amm..

Ma ecco che risultano trascorsi ben 67 mesi dalla data di presentazione del ricorso in argomento, per cui il Dal Cin attende che venga fissata la data di udienza per la decisione della causa.

Antonio Dal Cin dichiara: “visto quanto già occorso con il riconoscimento di “Vittima del Dovere”, per cui risultano trascorsi ben 70 mesi dalla data di presentazione della domanda alla notifica del decreto, che presumibilmente dovrebbe avvenire ad agosto 2018, mi ritrovo ancora una volta ostaggio della burocrazia che continua a chiedere tempo a chi non ha tempo, e tutto questo è incomprensibile ed inaccettabile”.

Asbestosi: malattia asbesto correlata

L’asbestosi è una malattia polmonare cronica, potenzialmente mortale e conseguente all’inalazione di fibre di asbesto, comunemente chiamato amianto: “le fibre penetrano attraverso le vie respiratorie e raggiungono gli alveoli polmonari, dove provocano un’infiammazione, non potendo essere espulse, in quanto non degradabili. Ma va detto che esercitano un’azione prima infiammatoria e poi cancerogena anche nella pleura (membrana che avvolge i polmoni).

L’asbestosi, è una malattia altamente invalidante, ad esito infausto, e può avere come conseguenza un mesotelioma, o un carcinoma polmonare.

I sintomi dell’asbestosi sono la difficoltà a respirare sia sotto sforzo che a riposo, senso di costrizione alla gabbia toracica, tosse e decadimento delle condizioni generali di salute.

Un calvario che può durare anche diversi anni e termina con una morte che avviene per soffocamento. Ma occorre precisare che attraverso gli scambi gassosi, molte fibre di amianto inalate, entrano nel torrente sanguigno e raggiungono altri organi, dove innescano il medesimo processo infiammatorio e successivamente la cancerogenesi.

L’aggravarsi delle condizioni di salute

Le TAC esperite e gli esami specialistici, hanno comprovato l’aggravarsi delle sue già precarie condizioni di salute, e l’ecocardio ha evidenziato importanti ripercussioni sotto il profilo cardiocircolatorio (Dopo i primi studi che posero in evidenza gli effetti dell’esposizione ad amianto sul sistema cardiocircolatorio, anche come complicazione dell’asbestosi, nel 1956 viene nuovamente considerato il problema delle pneumoconiosi nei lavoratori portuali (F. Molfino, D. Zannini, Malattie polmonari da polveri nei lavoratori dei porti, Folia Medica, 39 (6): 525-539, 1956), e venne ulteriormente approfondito lo studio delle patologie cardio-vascolari associate all’asbestosi (G. Odaglia, D. Zannini, Contributo allo studio dell’apparato cardiovascolare nell’asbestosi, Lav. Um.,VIII: 529-550, 1956) e venne presentata un’altra classificazione dell’asbestosi (A. Francia, Aspetti radiologici dell’asbestosi polmonare. Min. Med., 98: 1928-1937, 1956.), che tiene conto anche delle complicazioni neoplastiche e di quelle cardiovascolari e delle necessità di eseguire l’elettrocardiogramma. In caso di asbestosi, sono state, fin dagli anni ’60, accertate compromissioni cardio-vascolari e respiratorie (G. Scansetti, G.F. Rubino, Analisi comparata della compromissione cardiovascolare e respiratoria nell’asbestosi polmonare, Min. Med. 51(19): 8-17, 1960), che risultano direttamente proporzionale alla gravità della fibrosi per riduzione della superficie respirante).

Il rischio alla salute dell’esposizione ad amianto

Sottoporre ad ulteriori esposizioni all’amianto un soggetto malato di asbestosi pleurica, equivale a condannarlo a morte, perché l’incidenza, i tempi di latenza e di progressione delle patologie asbesto correlate, sono direttamente proporzionali all’intensità e alla durata dell’esposizione, ma sono indipendenti dalla soglia, e nei soggetti predisposti ne può essere sufficiente anche una sola esposizione: “AL MOMENTO NON E’ POSSIBILE SAPERE SE VI SIA UNA SOGLIA (DI FIBRE DI AMIANTO) AL DI SOTTO DELLA QUALE NON SI OSSERVI UN AUMENTO DI RISCHIO DI TUMORE” (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – Lione 1976); in determinate condizioni, chiunque viene esposto può essere vittima dell’Amianto, considerato che una fibra di Amianto è 1.300 volte più sottile di un capello umano, e che non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa. Teoricamente, anche una sola fibra può causare il mesotelioma pleurico e altre patologie amianto correlate, e l’esposizione prolungata nel tempo o a elevate quantità aumenta le probabilità di contrarle.

Oltre al mesotelioma pleurico, l’amianto determina un aumento dell’incidenza di altri tumori, in particolare di quelli del polmone, della laringe, dell’esofago, del colon – retto e del rene”; anche l’esposizione sporadica è dunque dannosa per la salute umana.

Da vittima ad eroe, accanto all’Osservatorio Nazionale Amianto

Auspichiamo che il ricorso di Antonio Dal Cin possa trovare accoglimento, per le motivazioni in esso contenute e che possa finalmente tornare libero di vivere una vita serena accanto ai suoi cari.

Intanto però Antonio lotta contro l’amianto accanto all’Osservatorio Nazionale Amianto.

Schierato in prima linea contro la strage di asbesto, Antonio è diventato uno dei collaboratori più vicini all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona.

L’epilogo di questa vicenda dovrebbe essere da esempio a tutti coloro che soffrono di una patologia asbesto correlata, per dimostrare ad essi che una malattia può mettere a dura prova il fisico di una persona, ma se nel cuore risiede la giustizia e l’amore per la vita questa riuscirà sempre ad affrontare tutto.

Asbesto: la strage del killer silenzioso

Asbesto
Asbesto

La silenziosa strage dell’asbesto in Italia

Si parla spesso di amianto, asbesto ed Eternit, ma raramente ci si sofferma sulla strage provocata da questo killer silenzioso.

La parola amiantodal greco asbesto (che non si spegne mai”) indica i minerali inosilicati (serie degli anfiboli) e fillosilicati (serie del serpentino) che, grazie alle qualità fisiche (fonoassorbenza e resistenza al calore) e al basso costo, sono stati ampiamente utilizzati in Italia. L’utilizzo di asbesto è continuato in Italia fino all’entrata in vigore della Legge 257 del 1992. Questo articolo intende far luce sui gravissimi problemi di salute che l’amianto arreca alle persone che vi sono state a contatto in maniera prolungata, delineando un vero e proprio ritratto del killer silenzioso.

In cosa si suddividono i minerali di asbesto?

Le fibre dei minerali di asbesto si suddividono in modo longitudinale in fibrille, lunghe, flessibili e sempre più sottili (più di un capello). Per questa ragione sono facilmente inalabili o ingeribili (per esempio attraverso l’acqua potabile). I minerali di asbesto sono classificabili in due principali gruppi: il serpentino (nel quale può essere annoverato il crisotilo) e gli anfiboli (dal greco αμφίβολος, e dal latino amphibolus = ambiguo). Fanno parte del gruppo degli anfiboli l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite e l’antofillite. Esistono anche altre forme di asbesto, la cui struttura chimica non è mai sovrapponibile e per la cui identificazione si impone l’analisi quantistica elementare. (Fonte: “La storia dell’amianto nel mondo del lavoro” di Ezio Bonanni).

Come è stato utilizzato l’amianto

L’amianto (sinonimo asbesto) è stato utilizzato fin dall’antichità per le sue caratteristiche ignifughe e fonoisolanti. In Italia, tra il 1959 e il 1975, si è verificato un vero e proprio boom dell’utilizzo di asbesto. Fino al 1992 (anno di entrata in vigore della legge n. 257), in Italia è stato impiegato in più di 3.000 applicazioni, con danni gravissimi per le persone che ne restano esposte. Essere a conoscenza degli impieghi dell’amianto può facilitare la sua individuazione e ridurre i rischi per la salute. Ancora a tutt’oggi l’asbesto è impiegato in molti paesi, visto che ne è stata bandita la commercializzazione e l’utilizzo solo in una sessantina di Paesi, tra cui quelli europei. Nonostante quest’ultima circostanza, l’amianto continua dunque a rappresentare un nemico per la salute dei cittadini e per l’intero ecosistema: un killer silenzioso.

L’impiego nel settore dell’Edilizia

L’asbesto è stato massicciamente utilizzato impastato insieme con il calcestruzzo per alleggerire e rendere più resistenti le tegole, gli intonaci e gli stucchi. L’impasto di cemento e asbesto (Eternit / Ethernit o cemento amianto) sotto forma di lastre ondulate è stato spesso utilizzato nelle coperture degli edifici industriali, civili e prefabbricati. Il cemento amianto sotto forma di lastre piane è stato impiegato per la costruzione di pareti divisorie e nella produzione di tubi di acquedotti dell’acqua potabile, fognature, serbatoi d’acqua e canne fumarie.

Industria: come è stato utilizzato l’amianto

L’asbesto è stato utilizzato nel settore industriale per la produzione di diversi manufatti e oggetti. Come isolante termico nei processi ad alte temperature (industrie chimiche, siderurgiche, vetrarie, ceramiche, distillerie, zuccherifici, centrali termiche e termoelettriche) e a basse temperature (in impianti di frigorifero o di condizionamento) o come antifiamma nelle condotte per impianti elettrici. Nel campo tessile ne sono state ricavate corde, nastri e guaine utilizzati per coprire cavi elettrici, tubazioni, così come tessuti per tute protettive antifuoco, tute per l’industria siderurgica e tute per piloti da corsa. Nell’industria chimica e alimentare alcuni filtri venivano costruiti con carte d’amianto o polvere compressa e poi venivano utilizzati per la filtrazione del vino e delle bibite. L’amianto è stato utilizzato anche nella produzione di oggetti di uso comune che si possono trovare in casa: asciuga capelli, forni, stufe, tendaggi, teli da stiro, filtri per sigarette e persino in alcuni giocattoli, come la sabbia artificiale dei giochi per bambini, nelle solette da scarpe e in alcuni preparati farmaceutici.

L’utilizzo nel settore dei trasporti

Nel settore dei trasporti, è stato utilizzato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, di navi e autobus, oltre che come materiale d’attrito, impastato con resine sintetiche nella realizzazione dei ferodi dei freni e delle frizioni degli autoveicoli.

Talco: pericolo di contaminazione amianto

In passato è stato utilizzato asbesto nel talco. Infatti, negli Stati Uniti è stata condannata la società Johnson & Johnson al pagamento di 4,7 miliardi di dollari a titolo di risarcimento danni subiti da 22 donne che si sono ammalate di cancro alle ovaie dopo aver utilizzato prodotti contenenti talco. Un’altra sentenza, sempre negli Stati Uniti, ha condannato una nota azienda produttrice di talco a risarcire per ben 72 milioni di dollari i parenti di una donna deceduta per cancro all’ovaia per non aver adeguatamente informato i consumatori sui danni derivanti dall’uso prolungato di prodotti per l’igiene a base di talco (in particolare se usato a livello inguinale o, come si faceva fino a qualche anno fa, per mantenere asciutti i diaframmi contraccettivi in lattice di gomma). Dal punto di vista scientifico, però, non si nota alcuna relazione tra uso di talco e aumento del rischio ed in nessuno studio è stata notata questa relazione.

La produzione dell’amianto in Italia

La produzione di asbesto (sinonimo amianto) ha superato i 2 milioni di tonnellate e la sua messa al bando è circoscritta a 62 Stati: quelli dell’Unione Europea e Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Kuwait, Seicelle ed Uruguay. In Italia, nel periodo dal 1946 fino al 1992, ne sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di asbesto. La legge 257 del 1992 ne ha vietato l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione e dei prodotti che lo contengono, ma senza obbligo di bonifica.

La necessità di bonifica amianto

Ci sono ancora più di 40.000.000 di tonnellate di materiali di asbesto, in circa 1.000.000 di siti. La mappa del rischio: più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio, 250 ospedali, 300.000 km di tubature di acqua potabile, contengono materiali di asbesto, con fibre che provocano malattie amianto.

Le malattie causate dall’esposizione ad amianto

Come confermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i minerali di asbesto causano tumori e malattie: mesotelioma, tumore polmonare e di altri organi (laringe, ovaio, faringe, stomaco, colon, etc.), asbestosi e infiammazioni pleuriche.

Mortalità dovuta all’esposizione ad amianto

I decessi ogni anno, relativi solo alle tre principali malattie da amianto (asbestosi, tumore polmonare e mesotelioma) e solo per esposizione lavorativa, sono 107.000, con 125 milioni di lavoratori esposti e un trend in continuo aumento, causato dalla mancata bonifica dei siti contaminati.

Ai casi di mortalità per queste tre patologie asbesto correlate vanno aggiunti gli altri casi per altre neoplasie e malattie asbesto correlate, anche quelle non ancora indicate nella monografia Iarc, i casi di esposizione ambientale e i casi di mesotelioma, tumore dei polmoni ed asbestosi non censiti come tali.

In Italia, nel 2017 ha causato più di 6.000 decessi (1.800 per mesotelioma, 3.600 per tumore ai polmoni e  circa 600 per asbestosi) senza contare le altre malattie.

I danni alla salute provocati dall’asbesto

L’asbesto provoca non solo una serie di malattie definite asbesto correlate (tumore amianto Eternit o Eternit tumore), di cui ne è l’unica causa, ma anche altre per le quali il minerale contribuisce alla loro insorgenza (multifattoriali). In particolare, secondo la classificazione INAIL, sono sempre riconducibili all’esposizione ad asbesto e perciò inserite nella Lista I:

Lista II

L’INAIL ha inoltre elaborato la tabella LISTA II , in cui rientrano le malattia la cui origine professionale è di limitata probabilità: 

Per queste neoplasie non sussiste la presunzione legale di origine, tuttavia per il lavoratore è possibile ottenere il riconoscimento della patologia e la rendita INAIL. In caso di decesso, tale prestazione viene liquidata in favore della vedova e/o del coniuge e dei figli, se minorenni e/o studenti (in particolare fino all’età di 26 anni). Nella LISTA III (origine professionale possibile) è inserita una sola patologia, il cancro all’esofago.

Malattie professionali non tabellate da INAIL

Le fibre di asbesto provocano diverse patologie (tumori amianto o tumore Eternit), tra cui:

  • tumore al cervello (Robinson et al., 1999; Omura,2006; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);
  • Tumore alla colecisti (Moran, 1992);
  • Tumore al Colon-retto (Bianchi et al., 2007; Manzini et al., 2010; Reid et al., 2012) e allo stomaco (Kanarek, 1989; Moran, 1992);
  • Tumori Emolinfopoietici (Robinson et al., 1999; Omura, 2006; Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);
  • Tumore all’esofago (Kanarek, 1989; Omura, 2006), alla laringe e lingua (Omura, 2006; Manzini et al., 2010);
  • Tumore alla mammella (Selikoff, 1974; Feigelson et al., 1996; Fear et al., 1996; Robinson et al., 1999; Omura 2006 & 2010);
  • Tumore all’ovaio (Heller et al., 1996; Heller et al., 1999) e alla vagina-Vulva (Pukkala & Saarni, 1996);
  • Tumore della tiroide (Manzini et al., 2010);
  • Cancro del pancreas (Moran, 1992; Kanarek, 1989):
  • Mesotelioma al peritoneo (Moran, 1992; Heller et al., 1999; Pavone et al., 2012);
  • Cancro della prostata (Moran, 1992; Feigelson et al., 1996; Stellman et al., 1998; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003;  Bianchi et al., 2007; Reid et al., 2012);
  • Cancro al rene (Bianchi et al., 2007);
  • Tumore testicolare (Manzini et al., 2010) e alla vescica (Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Manzini et al., 2010; Pavone et al., 2012).

A questi tumori amianto si aggiungono quelli del torace:

  • Tumore alla pleura (Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009; Bayram et al., 2012; Reid et al., 2012);
  • Tumore al polmone: Selikoff, 1974; Moran, 1992; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009 (tumore amianto Eternit)

Tra le patologie degenerative, non tumorali, rientrano la miocardiopatia (Omura, 2006; Reid et al., 2012), il morbo di Alzheimer (Omura, 2006) e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Omura, 2006). Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a consultare la pagina del sito istituzionale dell’ONA: Tutte le patologie da asbesto.

Assistenza medica e legale gratuita

L’ONA ti assiste per evitare le esposizioni al cancerogeno e, nel caso tu sia stato già esposto, ti assicura l’assistenza sanitaria per ottenere la diagnosi precoce e le migliori terapie e cure.

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Incendio a Pomezia: ricorda il rogo dell’Eco-X

Rogo Pomezia
Rogo Pomezia

Nuovo rogo a Pomezia: non c’è pace per i cittadini

Sono stati avviati perlomeno in via burocratica, i provvedimenti per iniziare i lavori di bonifica dall’amianto presso la società 4M Cutting Multiservice s.r.l., stabilimento che fabbricava carta a Pomezia (città metropolitana di Roma) , nel quale è avvenuto il rogo di fiamme che ha coinvolto non solo la carta presente nei magazzini della struttura ma anche lastre di amianto presenti in loco.

L’incendio scoppiato il 2 febbraio 2018, ha colpito uno dei più grandi capannoni industriali di Pomezia, la struttura si trova con precisione a Via Pontina Vecchia, il rogo ha catturato l’attenzione di tutta la popolazione locale in quanto ricorda da vicino l’episodio dell’ Eco-X:  un’impresa di raccolta e smaltimento dei rifiuti industriali speciali situata sempre a Pomezia, andata a fuoco nel maggio 2017. Il pericoloso incendio ha fatto notizia in tutta Italia.

All’interno del magazzino erano presenti plastica, carta e altri materiali riciclati, che hanno generato un’enorme nube nera che ha lasciato presagire un disastro ambientale; tuttavia alla luce delle analisi condotte dall’Asl locale, non erano stati riscontrati livelli di tossicità nell’aria.

Il pericolo della presenza di amianto

Una situazione analoga si è presentata in seguito al rogo dello scorso febbraio che ha colpito un importante quantitativo di bobine di carta presenti nel capannone della 4M e coinvolto anche macchine e attrezzature presenti.

Il danno economico non sembra l’aspetto più preoccupante, visto che come nel precedente episodio in cui abbiamo visto protagonista l’Eco-X, anche in questa occasione la copertura del capannone era composta da lastre di amianto.

Le autorità competenti, anche stavolta, hanno dichiarato nero su bianco che le fibre di amianto presenti nella struttura non sono state aerodisperse. In questo modo i rischi alla salute di chi vive nei paraggi della struttura erano stati quasi azzerati.

Nonostante i bassi rischi di salute per i civili l’Asl ha chiesto di “disporre gli opportuni provvedimenti per assicurare la tempestiva rimozione in sicurezza dei materiali ivi presenti e la contestuale bonifica del sito, nel rispetto della normativa vigente e a garanzia della salute pubblica, previa autorizzazione della Procura della Repubblica di Velletri”.

Le disposizioni del Comune di Pomezia

Il Comune di Pomezia e nello specifico il Commissario Prefettizio, richiamando alcuni articoli di legge ha firmato un documento con il quale si ordina ai soggetti obbligati di provvedere quanto prima possibile alla rimozione e il recupero/smaltimento secondo legge in discarica o impianto autorizzato di tutti i rifiuti, combusti e non combusti, presenti nell’area in cui è avvenuto l’incendio.

Al termine degli interventi dovrà essere prodotta e trasmessa al Comune di Pomezia apposita relazione tecnica finale.

È preoccupante che solo nel Lazio in un breve lasso di tempo siano scoppiati due incendi che hanno messo in pericolo i civili che vivono nei paraggi delle strutture.

Sono state infatti condotte anche in seguito al rogo dell’Eco-X numerose iniziative, manifestazioni da parte di comitati e associazioni che sostengono la popolazione locale non convinta dei risultati delle analisi degli enti competenti.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha già mostrato vicinanza nei confronti degli abitanti di Pomezia in occasione del rogo dell’Eco-X, stavolta invece il presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni si interroga sulle possibili misure di sicurezza da adottare in questi casi e soprattutto sollecita le autorità competenti a bonificare i siti ancora contaminati.

Nonostante i chiari risultati delle analisi, è giusto sottolineare i rischi correlati alla respirazione di fibre di amianto.

Risulta in incremento il numero delle vittime di amianto che ogni anno lasciano questo mondo a causa di patologie asbesto correlate come: mesotelioma pleurico, tumore al polmone e asbestosi.

Per porre fine a questa strage occorre prevenzione e soprattutto promuovere un efficace piano di bonifica che tuteli perlomeno le generazioni future, in modo tale da evitare le esposizioni ad amianto e altri cancerogeni e quindi vivere in un mondo pulito. Solo così si potrà sconfiggere il cancro e in particolare i tumori amianto, primi fra tutti il mesotelioma.

Per informazioni o assistenza ricordiamo che l’Osservatorio Nazionale Amianto ha messo a disposizione uno Sportello Nazionale Amianto da contattare al numero verde gratuito: 800 034 294.

Primo maggio sicurezza sul lavoro

Sicurezza sul lavoro
Sicurezza sul lavoro

Primo maggio sicurezza sul lavoro. Inaugurata la mostra: “L’Italia che muore al lavoro. Tragedie sul lavoro e malattie professionali in Italia”. Plaude l’Avv. Ezio Bonanni che richiama la questione del rischio amianto.

Mostra sull’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro

L’esposizione, al Municipio di Torino, aperta al pubblico in occasione della conferenza stampa sulle iniziative per la Festa del Lavoro, si può vedere fino a venerdì 11 maggio 2018; ingresso gratuito.

La vetrina è stata realizzata da Sicurezza e Lavoro, con INAIL, Regione Piemonte, Festival CinemAmbiente. Sono stati presenti anche gli attivisti di ONA Piemonte.

Infatti, l’Osservatorio Nazionale Amianto è presente in Piemonte, con particolare riferimento alla tutela delle vittime Eternit.

Sicurezza sul lavoro e amianto: l’impegno dell’ONA

L’ONA, già dalla sua costituzione, ha consacrato il primo maggio, come data fondamentale per la sicurezza sul lavoro. Non ci può essere lavoro senza la tutela della salute.

Lo dice l’art. 2087 del Codice Civile e, ancora, l’art. 32 Cost., tanto più alla luce del nuovo testo unico, Dlgs. 81/2008.

Infatti c’è tutta una specifica normativa di prevenzione del rischio cancerogeno, tra cui quello dei minerali di asbesto.

Si contesta da parte dell’Avv. Ezio Bonanni il concetto di limite di soglia, poiché i cancerogeni sono sempre dannosi per la salute umana. Così, lo sono anche i minerali di asbesto, siano i serpentini che gli anfiboli.

Tant’è vero che, oltre all’asbestosiplacche ed ispessimenti pleurici, questi minerali provocano anche cancro.

Ci riferiamo anche ai mesoteliomi:

  • pleurico;
  • peritoneale;
  • pericardico;
  • della tunica vaginale del testicolo

Per approfondimenti:

Primo maggio sicurezza sul lavoro: impegno costante

Quello della tutela della sicurezza sul lavoro è un tema fondamentale per l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni.

Infatti, la commemorazione del primo maggio sicurezza sul lavoro è il tema chiave della giornata della festa dei lavoratori. Non ci può essere festa se ci sono infortuni e malattie professionali. Infatti il tema della tutela del lavoro e dei lavoratori non può prescindere dalla sicurezza, ovvero dalla tutela della salute.

Se c’è malattia e morte, non serve avere un salario leggermente più alto. Infatti, all’indennità di rischio si deve sostituire la tutela della salute, ovvero l’ambiente di lavoro salubre. In più, la rimozione del rischio, tra cui l’amianto.

Primo maggio sicurezza sul lavoro: aggiornamento 2020

La questione della sicurezza sul lavoro rimane centrale anche nel 2020 e la festa del primo maggio non è sufficiente.

Infatti, ricordare le vittime del lavoro solo il primo maggio, è sbagliato. L’INAIL è l’istituto assicuratore, e dovrebbe intervenire in prevenzione. Tuttavia, ha sempre esaltato l’indennizzo e, cioè, l’intervenire dopo, quando il danno biologico si è già verificato.

Invece, bisogna intervenire con la prevenzione, come più volte sostenuto dall’Avv. Ezio Bonanni.

Sicurezza sul lavoro e rischio sull’amianto

L’amianto continua a mietere vittime. Per questo motivo, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta in Campidoglio lo scorso 13.10.2020, l’Avv. Ezio Bonanni ha insistito sulla prevenzione.

Prevenire significa bonificare e rimuovere il rischio e, quindi, rendere il lavoro sicuro.

In più, nella stessa seconda puntata di ONA TV, si è discusso di “Amianto emergenza ambientale – il caso industrie meccaniche siciliane“.

Sicurezza sul lavoro: incontro a Scurcola Marsicana

Scurcola Marsicana
Scurcola Marsicana

A Scurcola Marsicana un evento sul rischio amianto

Scurcola Marsicana è un piccolo paesino in provincia dell’Aquila in Abruzzo dove domenica 6 maggio nella sala consiliare del municipio di si terrà un incontro per discutere della problematica amianto e delle giuste misure da adottare nell’ambito della sicurezza sul luogo di lavoro.

All’incontro parteciperanno  oltre agli esponenti dell’amministrazione comunale, anche Ettore Di Biase amministratore di Lo studio srl, Massimo Lombardo coordinatore regionale Osservatorio Nazionale Amianto, Rosa Mei medico del lavoro e Silverio Spurio, sociologo.

Oggetto di discussione saranno le norme vigenti sulla sicurezza sul lavoro e naturalmente verranno proposte alcune soluzioni alla problematica correlata alla presenza di amianto che nonostante sia una sostanza cancerogena e soprattutto messa al bando circa 25 anni fa, continua a mietere vittime e seminare strage.

L’assemblea sarà conclusa con l’inaugurazione di una speciale targa commemorativa, dedicata a tutti coloro che hanno perso la vita sui luoghi di lavoro o per ragioni legate alla loro professione.

Rischio amianto e la sicurezza sul lavoro

L’iniziativa sembra aver suscitato molto interesse negli abitanti del paese abruzzese e sicuramente accorreranno in numerosi all’incontro nel quale parteciperà mediante un collegamento telefonico anche l’avv. Ezio Bonanni.

La sicurezza al lavoro è una tematica importante per tutti, soprattutto se si parla di presenza di amianto nei luoghi di lavoro.

Negli ultimi tempi leggiamo troppo spesso nella stessa frase le parole: amianto lavoro, rappresenta infatti questa una delle questioni più spinose del nostro secolo, discussa e ridiscussa in molteplici iniziative prese dall’Ona che cerca di promuovere un sistema di informazione e prevenzione per evitare l’insorgenza di malattie asbesto correlate come: mesotelioma, cancro al polmone, asbestosi, placche pleuriche e tumore alla faringe.

In attesa dell’incontro di Scurcola Marsicana diamo un’occhiata all’ultima iniziativa dell’Ona fatta a Palermo lo scorso 19 aprile, in cui è stato presentato l’ultimo libro: Sicilia, il libro delle morti bianche. Cause, eventi e testimonianze scritto dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’associazione ONA Onlus, anche in quell’occasione sono accorsi in molti mossi forse anche dalla paura di poter cadere anche loro nella trappola amianto.