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Scuderie e amianto: pericolo per cavalli e cavalieri

Scuderie e amianto: pericolo per cavalli e cavalieri
occhio di un cavallo

Scuderie e amianto un devastante connubio che rovina l’ambiente, gli animali e le persone che lavorano li.

La causa più grande riscontrata in questi centri è lo smaltimento dei rifiuti.

La non curanza, la mancata gestione del problema, l’inadempienza al dover bonificare e smaltire induce a un atto deviante, ad un reato!

Un esempio è quello relativo alla vicenda di Guido Borghi, il rappresentate legale delle Scuderie Olona dell’ippodromo di Varese; l’imprenditore ha scontato 3 mesi di carcere, con pena sospesa, per aver abbandonato materiale inerte nell’ambiente.

Tanto è vero che, in tanti ippodromi italiani è stata trovata una significante quantità di materiale cancerogeno.

L’amianto si trova nei capannoni, nei box dei cavalli, sui tetti, e lo si respira continuamente. Come ben sappiamo è il materiale più resistente, e che oggi purtroppo sta continuando a causare grandi danni.

Le ispezioni sono datate, ma grazie a queste si è trovato tutto questo materiale all’interno delle scuderie.

Il 2015 è stato il boom di denunce per la presenza dell’amianto sui tetti degli ippodromi.

Il rischio amianto è evidente, le costruzioni di molte scuderie sono di anni fa, quando ancora era possibile utilizzare la fibra.

Scuderie e amianto: sfratto immediato e bonifica

L’esposizione e la vivibilità con questa fibra ha innescato grandi momenti difficili, in Toscana ad esempio c’è stata una lunga agonia in un centro ippico.

La scoperta dell’asbesto all’interno della struttura si è rilevata provvidenziale per la cessazione di una delle attività equestri più famose su quel territorio. In quel luogo c’erano più di settata box con cavalli a pensione, la parte adibita all’ambito sportivo e sociale. Tutto finito, cavalli spostati in altri maneggi a norma, e le serrande chiuse per sempre.  

La copertura di amianto è stata la causa scatenante e la rottura e morte di quella realtà.  Ma non era di certo finita qui, la necessità era di iniziare subito la bonifica, accelerando i tempi per cercare di non alimentare ancora la dispersione di amianto nell’ambiente.

Il lavoro parte con la rimozione bonifica amianto ossia, la tecnica di bonifica che consiste nello smaltimento amianto.

L’ONAOsservatorio Nazionale Amianto raccomanda tale bonifica e grazie alla tecnologia per agevolare e velocizzare i tempi di ingaggio è possibile fare segnalazioni sull’app amianto.

Le esposizioni continuano se non si cerca di bonificare e mappare più aree possibili.

Lo smaltimento è fondamentale, la rimozione fa si che non si continui una qualsiasi forma di dispersione del materiale cancerogeno.

Scuderie e amianto: c’è lo zampino della mafia?

Si è sentito parlare negli anni di tetti in amianto presso gli ippodromi, ma anche del fatto che vi siano delle discariche.

Opere abusive e amianto sono i problemi centrali dell’Ippodromo palermitano ma non è l’unico.

A Roma, Tor di Valle, sono state rinvenute stalle ricoperte di amianto e tribune (Olimpiadi 1960) non a norma di sicurezza antisismica.

Ci si trova davanti a un degrado raccapricciante, una struttura chiusa dal 2013 che oggi, purtroppo, è utilizzata come una discarica.

Gli ambientalisti e il M5S lo ha definito un Ecomostro.

Tanto è vero che, per lo stesso motivo, ha acquistato fama l’ippodromo de “La Favorita” (PA). In questo centro ci sono susseguiti diversi scontri, lotte per accaparrarsi degli appezzamenti di terreno.

Proprio a causa di un’interdittiva antimafia, è stata revocata la concessione Ires, una società di gestione. Per cui nasce spontanea la domanda: c’è qualcosa a che fare con l’ecomafia?

Scuderie e rispetto per l’ambiente: la bonifica parte da dentro

Questi locali equestri inquinati e inquinanti sono ancora presenti o addirittura attivi. Come per ogni cosa, l’aggiornamento in merito alla situazione degli stabili è fondamentale, ma nel nostro paese questo non accade.

Infatti, quando si parla di amianto, troviamo sempre dei riscontri con datazioni ormai troppo vecchie.

Uno dei compiti dell’ONA, presieduta dall’avv. Ezio Bonanni, è anche quello di monitorare i cambiamenti, le situazioni e i progressi dei luoghi già sotto osservazione.

Per le nuove strutture o discariche abusive è necessario il contributo di ogni singolo cittadino.

Molte scuderie ormai chiuse e abbandonate hanno bisogno di essere bonificate e smaltite, il materiale che giace li non è così innocuo.

Inoltre, è doveroso porre l’attenzione agli ambienti aperti, dove si svolgono attività equestri, gare, serve maggior controllo e un’adeguata prevenzione.

L’inalazione di asbesto è davvero deleteria per il nostro corpo. Comporta conseguenze devastanti, quasi sempre non curabili.

Saper riconoscere tale materiale e avere la prontezza di diramare la “notizia” è importante.

Nel nostro paese ancora ci sono molti maneggi che contengono strutture coperte da amianto. In un luogo prettamente naturalistico, in cui si è a contatto con gli animali, si dovrebbe respirare solo aria buona.

La realtà prende una forma un po’ diversa nei contesti contaminati, ecco perché è fondamentale ricercare quei luoghi e attenzionarli.

La prevenzione è determinante per combattere e vincere contro le malattie asbesto correlate. Evitiamo ogni forma di esposizione.

Agusta Westland pieno di amianto: rischio contagi

Agusta Westland
elicottero militare in volo

Indagati per disastro colposo i dirigenti di Agusta Westland. L’indagine riguarda una dozzina di persone, è legata al problema amianto presente in tutti gli elicotteri delle FF.AA.

Le persone indagate sono i dirigenti che negli anni si sono succeduti all’apice di alcune posizioni speciali.

L’indagine posta in essere per questo problema si è concentrata prevalentemente sul “ritardo” di segnalazione del problema.

Quindi, una mancanza grave da parte della società, la segnalazione completa risale solo al 2013, mentre negli anni precedenti ci sono stati semplici avvisi.

Il Ministero della Difesa ha subito negato, dicendo che non era a conoscenza di questa presenza nociva all’interno dei velivoli.

Tutta l’intera flotta di elicotteri delle Forze Armate italiane sonno a rischio contagio. Sono diversi i modelli in dotazione a Esercito, Marina Militare, Aeronautica e Carabinieri.

Come è noto, i nostri militari volano in scatole piene di amianto, una situazione che va avanti da 15 anni, con la massima “riservatezza” da parte delle autorità.

Elicottero Augusta Westland: Finmeccanica confessa

Dopo la data dell’emanazione legislativa in riferimento al divieto amianto nel 1992, la Finmeccanica ha debitamente dichiarato tutto.

Per una repentina ricezione dell’importanza di tale dichiarazione, è stata scritta in modo dettagliato, provvedendo a informare il Ministero della Difesa.

Un dossier inerente a tutti i velivoli, per modello e quantità, che contenevano asbesto, specificando le parti dove e in che quantità si trovava il materiale al loro interno.

L’azienda ha dichiarato che:

Sin dal 1996 abbiamo trasmesso l’elenco di tutti i materiali ‘pericolosi’ presenti (asbesto incluso) sui nostri elicotteri”.

Proprio queste dichiarazioni rendono meno complessa la situazione dell’azienda, la quale dice brevemente che con questi documenti la Difesa non poteva non sapere.

Sono trascorsi molti anni dalle prime comunicazioni aziendali, eppure la Difesa non ha mai contemplato un’eventuale bonifica per questa sostanza.

Agusta Westland: elicotteri a rischio

Gli elicotteri contaminati sono davvero tanti, questo perché dall’Augusta amianto viene utilizzato nelle guarnizioni, condotti, tubi e anche nelle pastiglie dei freni.

Per questi motivi, le pastiglie dei freni sono state fin da subito dichiarate cancerogene e ci si è attivati per l’immediata sostituzione.

Agusta elicottero
Agusta Westland Elicottero

Ma per quanto riguardano tutti gli altri componenti nocivi, qual è il fine ultimo?

Un elicotterista ha dichiarato che non aveva mai sentito parlare di asbesto, nessuna comunicazione o informazione.

Le comunicazioni e informazioni sui rischi che si incorrono non sono mai stati debitamente esposti ai lavoratori.

Purtroppo, questa drastica situazione non riguarda solo le FF.AA.. Analoga problematica si è verificata anche per la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Protezione Civile.

Ogni amministrazione statale che è chiamata a operare in emergenze, ad affrontare compiti di sicurezza e soccorso, con l’ausilio di questi velivoli.

Per questa ragione lo stato ne risponde al 100% su ogni fronte, il Ministro della Difesa dovrebbe adottare ogni azione possibile a garanzia della salute.

La tutela della salute del personale militare, che ha lavorato a stretto braccio con la fibra killer, ed è stato esposto inconsapevolmente alle proprietà nocive.

Agusta Westland: ONA a tutela delle vittime del dovere

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA tutela e sostiene le vittime di amianto.

La tutela è riconosciuta a tutti coloro che, come dipendenti pubblici del Ministero della Difesa e comparto sicurezza hanno subito dei danni.

L’ONA, con l’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto per gli appartenenti alle FF.AA. il riconoscimento di vittima del dovere.

Ha istituito un servizio sanitario, le vittime del dovere hanno diritto ad un’assistenza medica gratuita.

Con il suo entourage, il Presidente ONA, offre assistenza legate per il riconoscimento delle vittime.

Vittima del dovere è colui che era dipendente pubblico o militare e ha contratto malattia invalidante e/o morte.

Lavoratori che erano impiegati nel contrasto di ogni criminalità, svolgevano ordine pubblico, vigilanza nelle strutture civili e militare.

Ancora in operazioni di soccorso, in attività di tutela della pubblica incolumità e ciò comportava ogni giorno ad esporti ai fattori di rischio:

Per approfondimenti consulta la pagina sulle tutele per le vittime del dovere.

Amianto nelle carceri: la pena di morte concessa in Italia

Amianto nelle carceri: la pena di morte concessa in Italia
Amianto nelle carceri: la pena di morte concessa in Italia

L’amianto nelle carceri, una triste realtà, ancora da debellare.

L’Italia non ammette la pena di morte nella sua giurisdizione, ma se guardiamo attentamente, la presenza di asbesto nelle carceri allora che comporta?

In ventotto complessi carcerari è presente l’amianto nel fabbricato e negli impianti di depurazione.

Questo killer non si trova solo nelle scuole o nelle fabbriche, ma è all’interno e silenzioso nelle case circondariali italiane.

Lo Stato italiano già ha avuto condanna da parte dell’Unione Europea per i diritti dell’uomo.

Qui non si tratta più di sovraffollamento o trattamenti disumani, i detenuti devono fare i conti anche con l’indistruttibile asbesto.

Amianto nelle carceri: la mappatura di vecchia data

Attraverso la mappatura in possesso dell’Adnkronos rivela numeri spaventosi, circa nel 14% dei penitenziari è presente l’amianto.

I detenuti scontano inconsapevolmente una doppia condanna. Dal nord al sud vi sono carceri che contengono la fibra maledetta, diverse sono le segnalazioni che arrivano dai sindacati.

Una mappatura risalente al 2015 che è stata oggetto anche di un’interrogazione parlamentare presentata a A. Villarosa, deputato del Movimento 5 Stelle.

Nel prospetto presentato in Parlamento si legge della presenza di:

pannelli in eternit presso l’impianto di depurazione e nella canna fumaria della centrale termica

Pannelli presenti nel carcere minorile di Catania, così come negli altri plessi per tutto il paese.

Una terrificante realtà, minimizzano il problema, riassumendo e debellandolo con la dicitura “piccolo quantitativo”.

Amianto nelle carceri: polizia penitenziaria disarmata

L’esposizione all’amianto non riguarda i detenuti, ma anche tutto il comparto di polizia penitenziaria che lavora lì.

Direi una forza di polizia disarmata, che si aggira inconsapevole del rischio che corre per la propria salute.

I sindacati di polizia sono i primi a denunciare questa triste realtà, i quali sono riusciti ad aggiungere anche altri istituti penitenziari colpiti dal killer.

Un elenco lunghissimo, più dettagliato se sono si accogliessero e si facessero le denunce.

Il ministero cerca sempre di sviare il problema, di ridimensionarlo.

Ha dichiarato in quegli anni che le direzioni hanno provveduto ad avviare lo smaltimento, per cui ogni situazione è debitamente sotto controllo.

Tuttavia il ministero scrive compatibilità di risorse disponibili, ciò vuol dire che, qualora non vi siano risorse per procedere il materiale non verrà mai dismesso.

Riqualificazione degli istituti penitenziari

È passato decisamente troppo tempo dall’ultima mappatura, bisogna agire e mettere in norma ogni cosa. La mancanza di fondi è una scusa ormai stra-utilizzata che non ha più nessuna valenza reale e morale.

La necessità di avviare una nuova mappatura è fondamentale per avere un quadro generale in tempo reale.

La riqualificazione degli istituti è fattibile ma avrà tempi lunghi e metodologie da rispettare. Non vi è più tempo, lo smaltimento deve prendere piede.

Sappiamo bene che il picco massimo di manifestazione sono gli anni che vanno dal 2020/2025, non c’è più tempo aggiungerei.

Cerchiamo sempre di arrivare ai limiti di ogni cosa, senza rendersi conto che la prevenzione e il lavoro qui è vita.

Si presentano le prime vittime: appello per le bonifiche e controllo

Nel 2018 si ha una delle prime diagnosi di mesotelioma peritoneale, uno dei tumori riconducibili all’esposizione di amianto.

Una vittima del dovere, che ha lavorato per il suo Paese senza sapere che era il primo a non essere al sicuro.

Un destino abominevole, l’odore di morte riecheggia dietro quelle sbarre.

Una malattia, il cancro, provocata dall’inalazione di polveri di amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i lavoratori vittime da esposizione ad amianto.

L’osservatorio dispone di tecnici impegnati nell’assistenza dei cittadini, per la bonifica e la decontaminazione dei siti dalle sostanze cancerogene.

Attraverso l’AppAmianto è possibile segnalare, in modo anonimo, i siti contaminati.

In Italia vi sono ancora 1 milione di siti contaminati, oltre che nelle carceri, anche negli edifici pubblici e privati. Un’applicazione utile per gli enti competenti a tracciare velocemente una mappatura dei siti “hot”.

Per approfondimento: “Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia”.

Dal Cin, finanziere in congedo affetto da patologia asbesto correlata

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Antonio Dal Cin, Appuntato della Guardia di Finanza in congedo, vittima di asbestosi, ottiene finalmente giustizia, grazie all’impegno dell’ONA. Infatti, il Tribunale di Latina, sezione lavoro, ha accolto il ricorso di Antonio Dal Cin e ha quindi condannato il Ministero dell’Interno e delle Finanze.

Antonio Dal Cin: riconoscimento tra le vittime del dovere

Importante vittoria dello studio legale Bonanni e dell’Osservatorio nazionale Amianto, nella causa civile che ha visto contrapposti il finanziere in congedo Antonio Dal Cin e il governo.

Antonio Del Cin, si era ammalato di una grave forma polmonare a causa dell’inalazione di amianto, durante il suo servizio in caserma.

Il Tribunale di Latina, sezione Lavoro, ha accolto il ricorso presentato dall’avv. Ezio Bonanni e ha condannato il ministero dell’Interno e quello delle Finanze (cui fa capo il Corpo) al pagamento di due assegni vitalizi per un importo complessivo di 1800 euro mensili e alla liquidazione di 90mila euro. Seppure ritualmente evocate in giudizio le parti resistenti non si sono costituite e sono rimaste in contumacia.

Il giudice Umberto Maria Costume ha riconosciuto il militare in congedo una invalidità del 50% perché ha “svolto servizio in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà”.

Il commento di Antonio Dal Cin dopo la sentenza

«Le persone si rispettano in vita, non deponendo corone d’alloro – è il commento lapidario di Antonio Dal Cin -. Tuttora, sono ostaggio della burocrazia e di una giustizia amministrativa che continua a chiedere tempo».

Dal Cin è affetto da una malattia asbesto-correlata, per aver inalato fibre killer di amianto. Queste quasi sempre sono fatali.

«Ringrazio pubblicamente l’avvocato Bonanni per questa importante vittoria e sono fiducioso sul fatto che riuscirà a rendermi ulteriore giustizia su questa vita terrena».

Antonio Dal Cin, 52 anni, ha vinto la sua lotta contro l’asbestosi e l’amianto contratti all’età di 41. Dopo anni, ha vinto anche la sua battaglia giudiziaria contro i due succitati dicasteri.

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Arruolato nel corpo della Guardia di Finanza nel settembre del 1991, Dal cin ha frequentato il 61° Corso “Cadore” della Scuola Alpina di Predazzo (TN),

Dopo essere stato assegnato al Gruppo di diverse città, nel 2006, “a domanda”, si è fatto trasferire alle dipendenze del III Nucleo Atleti di Sabaudia (LT), per “gravi” ragioni di salute. A gennaio del 2014 è stato collocato in congedo assoluto, perché non più idoneo al Servizio di Istituto nel Corpo della Guardia di Finanza.

Pur essendo malato di asbestosi, una patologia altamente invalidante e letale, da una parte è stato valutato inabile al 100%, dall’altra, in sede di riconoscimento di vittima del dovere, aveva ottenuto solo il 5% di invalidità. Ma poi, l’accertamento tecnico d’ufficio del medico legale del Tribunale, invece, gli ha riconosciuto un maggiore grado invalidante.

Una situazione familiare problematica di Antonio Dal Cin

Questa sentenza è importante per Antonio. Perché, oltre a essere gravemente malato, il Finanziere in congedo delle Fiamme gialle ha una situazione familiare veramente difficile. Infatti, anche sua moglie versa in una situazione gravata da problemi di salute. Inoltre Antonio ha a carico una figlia, Jennifer, maggiorenne e due minorenni, Matteo e Anna, di 8 e 14 anni.

Tutto il comparto sicurezza è costantemente esposto alla fibra killer, afferma Bonanni

«Quello di Antonio – dichiara l’avv. Ezio Bonanni, con una valutazione medico legale del tutto errata, è solo uno dei tanti casi che purtroppo affliggono le Forze Armate. E tutto il comparto sicurezza, costantemente esposto alla fibra killer, ampliamente utilizzata, fino alla messa al bando. È molto importante che il sacrificio delle Fiamme Gialle, nello svolgimento del loro dovere, sia riconosciuto, senza la necessità di adire le vie giudiziarie, questo è uno degli impegni che l’Osservatorio porta avanti da anni».

Per il Tribunale di Latina, le patologie di Dal Cin sono riconducibili alla fibra killer presente sul luogo di lavoro

Il Tribunale di Latina ha evidenziato che il quadro clinico di Dal Cin si compone di trepatologie: asbestosi pleurica, bronchite cronica asmatiforme e disturbo ansioso disadattivo. Per le prime due, il competente Comitato di Verifica, prima, e la Commissione Medica Ospedaliera poi, hanno confermato la sussistenza della causa di servizio.

«… le patologie “asbestosi pleurica” e “bronchite cronica asmatiforme” possono essere ricondotte secondo adeguati criteri probabilistici all’esposizione a fibre di amianto la cui presenza è stata accertata sul luogo di lavoro…», è scritto nella sentenza.

Antonio Dal Cin e il diritto al risarcimento danni

L’azione giudiziaria prosegue anche innanzi al Tar del Lazio. Infatti, l’Avv. Ezio Bonanni ha già adito il Tribunale Amministrativo per chiedere l’integrale risarcimento di tutti i danni. Questa importante sentenza determinerà, quindi, anche un congruo risarcimento di tutti i danni subiti dal finanziere

Osservatorio Nazionale Amianto: tutela vittime del dovere

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, ha abbracciato l’impegno di Antonio Dal Cin. Il nostro eroe civile, infatti, lotta anche per i suoi colleghi. Il suo impegno ha fatto si che molte delle caserme fossero bonificate.

La sentenza di riconoscimento dei suoi diritti è un importante precedente per tutti gli altri finanzieri esposti ad amianto. L’impegno di Antonio Dal Cin e dello stesso Avvocato Ezio Bonanni prosegue con la mappatura dei siti contaminati su tutto il territorio nazionale.

Per questo è stata istituita l’APP amianto. In oltre l’ONA, con lo Sportello online e con il numero verde dedicato 800034294 continua la tutela per tutte le vittime e i loro familiari.

Festeggiamenti 60°anniversario dei XVII Giochi Olimpici di Roma

Ezio Bonanni Andrea Costa
FAIR PLAY DAY del 01.12.2021 Salone D'Onore del CONI. ph: Enrico Ripari "citazione obbligatoria" by RIPARIYOUNGGROUP

Roma, il 1 dicembre 2021 l’ONA, in persona dell’avv. Ezio Bonanni ha partecipato all’evento Fair Play Day – Il dovere compiuto.

L’evento, organizzato per celebrare il 60° anniversario dei XVII Giochi olimpici di Roma, si è svolto al Salone d’Onore del CONI e ha visto la partecipazione di numerosi ospiti, tra cui il Sottosegretario Andrea Costa.

La salute ha la priorità, ancor più se coinvolge i nostri bambini e le nostre bambine. Non possiamo perdere più altro tempo”.

Sono queste le parole del Sottosegretario Costa, alla luce anche del dossier sulla situazione amianto negli impianti sportivi e nelle scuole, consegnato dall’avv. Ezio Bonanni.

L’avv. Ezio Bonanni consegna il dossier al Sottosegretario Andrea Costa.

Lotta all’amianto nelle scuole e negli impianti sportivi

L’ONA, da anni ha acceso i riflettori sulla problematica dell’amianto presente nelle scuole e negli impianti sportivi.

Lo ha fatto attraverso numerosissime e svariate iniziative. Dagli eventi promossi per sensibilizzare il pubblico alla tematica, ai vari appelli istituzionali che però spesso restano nel totale silenzio.

Per saperne di più consulta il video dell’evento: Sport e scuola ambiente e sicurezza, via l’amianto.

Oltre ad eventi e iniziative, l’ONA ha dedicato anche un’intera puntata di ONA News alla problematica dell’amianto nelle scuole.

La celebrazione dei giochi olimpici di Roma è diventata così un’ulteriore occasione per smuovere le coscienze di chi nonostante siano trascorsi quasi 30 anni dalla Legge che ha messo al bando l’amianto, continua a far tardare le bonifiche.

I festeggiamenti dei giochi olimpici di Roma continuano

Nell’incredibile cornice del Salone d’Onore del CONI, le celebrazioni hanno avuto seguito con l’intervento del Dott. Ruggero Alcanterini, Presidente del Comitato Nazionale Fair Play.

Lo dovevamo a tutti quelli che resero possibile la rinascenza italiana nel 1960, appena tredici anni dopo la batosta della Seconda Guerra. lo dovevamo e lo abbiamo fatto con entusiasmo..”

Patrocinato dal Ministero della salute, della Pubblica Istruzione, dal CONI e da Sport e Salute l’evento ha avuto inizio con l’inaugurazione della mostra esclusiva “Dovere Compiuto”.

La mostra, curata da Sergio Garroni e dedicata al padre MarcelloSegretario Generale della storica Olimpiade, ha esposto reperti straordinari.

Per il taglio del nastro abbiamo visto la vicepresidente del CONI, Silvia Salis in rappresentanza di Giovanni Malagò.

Silvia Salis
Silvia Salis al taglio del nastro.

Un importante riconoscimento per l’ONA

Nel corso della celebrazione del 60° anniversario dei Giochi olimpici di Roma, anche l’ONA ha ottenuto un importante riconoscimento.

Giochi olimpici di Roma
Riconoscimento FAIR PLAY DAY.

Consegnato direttamente all’avv. Ezio Bonanni dal Dott. Alcanterini, questo diploma rappresenta la forza motrice di questa estenuante lotta contro la fibra killer.

Il riconoscimento infatti è stato assegnato proprio in merito alla sensibilità e alla particolare attenzione che l’ONA assieme all’avv. Ezio Bonanni, hanno dimostrato nei confronti delle vittime di asbesto.

Consegna del diploma all’avv. Ezio bonanni.

Il video dell’evento FAIR PLAY DAY – Il dovere compiuto è consultabile in versione integrale attraverso questo link.