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Problema amianto, l’impegno del sottosegretario Andrea Costa

problema amianto
Il sottosegretario del ministero della Salute, Andre Costa e il presidente dell'Ona, l'avvocato Ezio Bonanni

Andrea Costa, sottosegretario di Stato al ministero della Salute, ha mantenuto la sua promessa e, dopo l’evento del 22 febbraio scorso “Sport, salute e sostenibilità, per una nuova cultura d’impresa”, ha incontrato il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, per proseguire il discorso sul problema amianto.

Già in quell’occasione, al salone d’onore del Coni, Costa aveva mostrato grande sensibilità sulla necessità di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini, passando anche dall’eliminazione di cancerogeni che ancora sono intorno a noi. Ha poi accettato l’incontro proposto dall’avvocato Bonanni che porta nelle sedi istituzionali il problema legato all’asbesto e tutte le criticità che ancora si affrontano per eliminare il materiale dagli edifici e nello stesso tempo a veder riconosciuti per le vittime i giusti risarcimenti.

Problema amianto, l’incontro tra Costa e il presidente Ona

Ieri, 15 marzo 2022, alle 19, Costa e Bonanni hanno approfondito il fenomeno e ipotizzato alcune soluzioni concrete per affrontarlo e mettersi alle spalle i ritardi legislativi nelle bonifiche. Dopo un’ora e mezza hanno rilasciato alcune dichiarazioni, senza svelare i progetti che metteranno in campo nel futuro, ma sottolineando l’importanza di intervenire.

“Ringrazio il sottosegretario Costa – ha detto il presidente Ona – per l’istituzionale sensibilità sul problema amianto. Non solo per la sua vicinanza alle vittime – forse perché viene da La Spezia (Liguria), un territorio martoriato dall’asbesto per i cantieri navali, come per le basi a terra – ma soprattutto per l’acume e l’intelligenza di capire l’importanza della prevenzione primaria. Fondamentale superare l’idea di poter risolvere il problema amianto con azioni giudiziarie e risarcimenti”.

Problema amianto, Costa: “Dovere morale della politica”

“Credo che sia – ha dichiarato il sottosegretario – un dovere morale della politica. Tanto è stato fatto per fermare la strage, ma molto resta ancora da fare. Introdurre il concetto di bonifica credo sia un elemento di novità, ma allo stesso tempo l’elemento risolutivo. Ringrazio l’avvocato Bonanni che con la sua preparazione, con la sua conoscenza, ritengo possa fornire gli strumenti per portare avanti un’iniziativa che possa finalmente dare risposta risolutiva al problema in questo Paese”.

Le malattie causate dall’amianto

L’amianto, come ha spiegato approfonditamente l’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022” è un killer silenzioso e per questo ancora più pericoloso. Le fibre di asbesto causano infiammazioni, asbestosi, mesotelioma e tumori che possono comparire anche 30 o 40 anni dopo l’esposizione. Per questo, esattamente 30 anni dopo la messa al bando del minerale, con la Legge 257/1992, le vittime continuano a crescere. Nel 2021 l’Ona stima in 7mila i morti, considerando i casi di mesotelioma registrati e delle malattie asbesto correlate, una tra tutte il tumore del polmone.

Per avere un’idea dei decessi causati dal solo mesotelioma in Italia si può consultare il VII Rapporto ReNaM dell’Inail. L’ente raccoglie i dati della malattia sentinella (causata infatti soltanto dall’amianto), dal 1993.

I colpevoli ritardi delle bonifiche

La Legge 257/1992, sebbene mise al bando l’amianto, non dispose l’obbligatorietà delle bonifiche. Prevede, infatti, l’obbligo solo per l’amianto friabile. Invece, per quello a matrice compatta, è prevista una procedura stabilita dal DM 06/09/94, in relazione alle altre norme.

Tutto sta nel valutare lo stato di degrado della matrice compatta, spesso in cemento amianto. In realtà, però, lo stesso cemento, specialmente per i materiali messi in opera ormai da più di 30 anni perde il potere aggrappante. Le fibre allora si aerodisperdono. Una normativa così farraginosa e ambigua blocca le bonifiche.

Si elude l’obbligo di legge di tutela della salute e continuano le esposizioni. Tenendo conto dei lunghi tempi di latenza, l’epidemia è destinata a proseguire se non ci si muove per ripristinare lo stato dei luoghi eliminando l’amianto.

Barriera corallina, gli scienziati: bisogna estirpare le alghe 

barriera corallina
barriera corallina

Barriera corallina: rimuovere alcune alghe potrebbe funzionare

La Grande Barriera Corallina è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità. 

Ricchissima di biodiversità, fornisce un supporto vitale a centinaia di milioni di persone, sotto forma di cibo e indotto economico. 

La zona che si estende dalla penisola di Cape York, nel Queensland (il punto più settentrionale dell’Australia), fino a Bundaberg, nel sud del continente, corre tuttavia seri pericoli. 

Oltre ai cambiamenti climatici e alle influenze antropogeniche, arrivano nuove minacce. Si tratta di uno sbilanciamento dei coralli della Barriera.

Lo sostengono ricercatori dell’agenzia meteorologica e oceanografica Usa, National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa).

Anche l’ultimo report del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, non lascia intravedere spiragli di positivismo.

Grande Barriera Corallina: l’allarme degli scienziati 

Giusto qualche mese fa, un team di ricercatori aveva espresso una certa preoccupazione per le condizioni di salute della barriera.

Al largo della costa di Magnetic Island (nel nord del Queensland), i coralli presentavano infatti un aspetto alquanto pallido e malsano.

A causare lo sbiancamento dei coralli (coral bleaching), sono diversi fattori, inclusa la presenza infestante di alcune alghe simbiotiche

Purtroppo questo fenomeno può uccidere i coralli e non sarebbe la prima volta che ciò accade. 

Dal 1998, si sono verificati altri cinque eventi simili. Nel 2002, 2016, 2017 e 2020. 

Quello del 2016 è stato addirittura descritto come “il più grande sbancamento mai registrato“.

Relazione fra alte temperature, alghe e sbiancamento 

La temperatura ideale dell’acqua sulla Grande Barriera Corallina dovrebbe essere compresa tra 22 e 30°C. In questi giorni,la temperatura dell’acqua al largo di Magnetic Island è arrivata tuttavia a 31°C. Il calore eccessivo, soprattutto nel lungo termine, interrompe la relazione tra i coralli e le loro alghe fotosintetiche simbionti.

Di conseguenza, le alghe unicellulari che vivono in simbiosi con i polipi del corallo, non sono più in grado di fornire loro nutrimento, e vengono espulse dallo scheletro calcareo. Quest’ultimo diventa bianco (perché sono le alghe a colorarlo), mentre i polipi si indeboliscono e muoiono, perché non hanno cibo a sufficienza. Anche quelli che riescono a insediarsi, non ricevono abbastanza luce per crescere bene.

Pertanto possono essere spazzati via dalle alghe galleggianti o addirittura danneggiati dalle sostanze chimiche e dagli agenti patogeni contenuti naturalmente nelle stesse.

Tradotto in parole povere?

Se le temperature dovessero continuare a innalzarsi, entro il 2050 il 95% dei coralli potrebbe correre seri rischi (ad affermarlo, tra gli altri, un rapporto del 2020 redatto dalla Coral Reef Monitoring Network).

Altri fattori di morte 

  • Inquinamento
  • Pesca indiscriminata 
  • Distruzione dell’habitat

Il piano dell’ARC Center: rimuovere le alghe

I ricercatori dell’ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies, hanno già messo a punto qualche piano per evitare un nuovo episodio di sbancamento del corallo.

Innanzitutto ritengono che sia necessario estirpare le alghe più grosse, tra cui il sargasso, la più diffusa all’interno della barriera corallina. Il sistema di “estirpazione”, è stato testato nel 2018 da un team di ricerca condotto dalla dott. Hillary Smith, National Geographic Explorer ed ecologa all’Università James Cook di Queensland.

La dottoressa aveva già fatto eseguire il “diserbo” in diversi punti della barriera. In media, gli snorkelisti e i sub volontari avevano estirpato oltre 86 kg di alghe (il 90% erano sargassi).

Parlando del procedimento “è molto semplice, proprio come pulire il giardino dalle erbacce. Basta afferrare e tirare”, ha spiegato la dottoressa. “L’attività si è svolta sotto la supervisione degli esperti, per controllare che i volontari non si lasciassero prendere dall’entusiasmo, mettendo a rischio i coralli” ha poi precisato.

I risultati dello studio di Hilary Smith e del suo team, sono apparsi sulla rivista scientifica Restoration Ecology. Stando ai ricercatori, pulire i coralli della Grande barriera corallina ha favorito il triplicarsi del numero di nuovi coralli, sia nel 2019 che nel 2020.

Anche il Governo australiano interviene 

Intanto il Governo australiano ha annunciato che investirà un miliardo di dollari australiani (da spendere nei prossimi nove anni), per proteggere la Grande Barriera Corallina.

Al tempo stesso cercherà di sostenere i circa 64.000 abitanti del Queensland che vivono grazie all’economia legata alla barriera corallina.

Il progetto prevede di:

  • Implementare dei sistemi avanzati di monitoraggio;
  • Prevenire la pesca illegale;
  • Sostenere la ricerca;
  • Ripristinare l’habitat;
  • Avviare programmi di volontariato;
  • Eliminare i rifiuti marini.

Conclusioni: spedizioni per salvare la barriera 

Utile ricordare che a febbraio, l’Unesco aveva pesantemente bacchettato il governo australiano per la cattiva gestione della Grande Barriera Corallina.

Intanto, scienziati, ambientalisti, cittadini australiani e volontari di tutto il mondo, stanno organizzando diverse iniziative per tutelare i coralli e ripristinare le barriere degradate. 

Anche una missione di Unesco visiterà la barriera corallina allo scopo di monitorarne lo stato di salute.

ONA:

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), da oltre 25 anni si occupa di tematiche legate l’ambiente e alla salute, rappresentando le istanze di cittadini e lavoratori che si sono ammalati a causa dell’esposizione ad agenti patogeni, tra cui amianto e uranio impoverito.

Fonti

Rosenberg Y., Blecher NS, Lalzar M., Yam R., Shemesh A., Alon S., Perna G., Cardenas A., Voolstra CR, Miller DJ, Levy O. 2022. “L’urbanizzazione altera in modo completo i ritmi negli olobionti di corallo ‘. Biologia del cambiamento globale.

Assistenza ai malati oncologici, la missione della Fondazione Ant

assistenza
La dottoressa Raffaella Pannuti, presidente di Ant Italia onlus, con in mano la monna lisa pelata

L’assistenza domiciliare come forma di cura

Assistenza domiciliare ai malati oncologici: alleviare la sofferenza e lasciare il paziente vicino ai propri cari.

L’11 marzo scorso l’Ona – Osservatorio nazionale amianto Bologna e la Fondazione Ant Italia onlus hanno organizzato un convegno per affrontare il tema dell’asbesto. Un minerale molto utilizzato fino alla sua messa al bando, ma purtroppo altamente cancerogeno che ha causato mesotelioma e altri tumori, come pure tutta una serie di malattie asbesto correlate.

L’evento si è tenuto nella sede dell’Ant e uno degli interventi principali è stato quello della presidente, Raffaella Pannuti, che ha sottolineato come sia importante l’assistenza domiciliare ai pazienti oncologici in tutte le fasi della malattia. L’abbiamo raggiunta la telefono per approfondire la nascita della Fondazione, che svolge un ruolo così importante, e quali sono gli obiettivi per il futuro.

“La solitudine è la più grande alleata della sofferenza, diceva mio padre – ci ha detto Pannuti – Se la famiglia del paziente e lo stesso malato vengono abbandonati a loro stessi la sofferenza è moltiplicata: diventa sofferenza non solo fisica, ma anche psicologica e sociale. Quando si parla di eutanasia penso sempre ai pazienti che quando conoscono i nostri professionisti esprimono a volte la volontà di farla finita. Quando però si sta loro vicini, si assistono nelle cure palliative, con una reale assistenza domiciliare allora in molti tornano sui loro passi. Questo lo dico ovviamente rispettando le idee di tutti”.

Lei raccoglie il testimone di suo padre, il professor Franco Pannuti, che fondò l’Ant nel 1978. Quali sono i suoi insegnamenti?

“Due cose mi ha tramandato: l’importanza dell’umiltà e dell’onestà: 2 valori che mi ha trasmesso. Ha rilasciato una dichiarazione che mi commuove sempre: ‘Non so se mia figlia sarà in grado di guidare la fondazione dal punto di vista operativo, ma sono convinto che sarà garante dell’idea dell’Eubiosia’, che significa qualità della vita. Lui ci ha sempre creduto e spero che il tempo abbia dimostrato che aveva ragione. Quei valori sono stati portati avanti come lui ci ha insegnato.

Anche questa mattina ho detto ai miei operatori sanitari: il regalo più grande che possiamo fare a mio padre è portare avanti l’Ant. A volte il passaggio generazionale crea un grande vuoto e mancando la figura forte di riferimento le associazioni possono sfaldarsi. Questo ci tengo che non accada mai: mio padre è morto un venerdì, il lunedì successivo eravamo tutti a lavorare, senza interruzione del servizio. Non ci siamo mai chiesti: adesso cosa faccio”.

Assistenza, dove è nata la volontà di aiutare i malati oncologici?

“Il primo assistito – ha raccontato ancora Pannuti – è stato mio nonno. Mio padre era il medico e c’era un’infermiera che lo assisteva in casa: da lì è partito tutto. L’Ant ha permeato la mia vita familiare ed è riuscita a portare quel sistema di assistenza domiciliare ad altre 144mila persone”.

Oltre all’assistenza l’Ant si occupa anche della ricerca clinica. In che modo?

La Fondazione Ant è impegnata nel promuovere e realizzare progetti in ambito oncologico, psico-oncologico e di cure palliative. L’obiettivo è sempre quello di migliorare costantemente la qualità delle cure rivolte ai malati di tumore.

“La ricerca clinica – ha concluso la presidente – è fondamentale perché alla base di un modello assistenziale. In questo senso lavoriamo anche a livello europeo, per creare le basi per il nostro modello di assistenza e anche per implementarlo. La società, infatti, cambia, si evolve e non si può restare fermi. Non utilizziamo famaci innovativi sui nostri pazienti, ma cerchiamo di migliorare l’uso di quelli che già ci sono per la gestione del dolore. Affinchè la qualità di vita possa essere sempre più accettabile. La ricerca quindi è finalizzata a migliorare il modello di assistenza e anche la comunicazione tra medici e familiari.

La Fondazione Ant è un ospedale senza muri che ogni giorno cura gratuitamente a domicilio 3.000 malati di tumore in 29 province in 11 regioni italiane (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Basilicata, Puglia, Umbria). È stata tra i pionieri dell’assistenza sanitaria domiciliare in Italia e anche in questi ultimi due anni, con l’epidemia da Covid 19, è sempre stata in prima fila, non in corsia ma nelle case delle persone. Conta 170 sedi in tutta la Penisola.

L’amianto e le finalità dell’Ona

L’amianto, come ribadito anche durante il convegno a Bologna, dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, è un killer silenzioso. Per decenni le aziende hanno continuato ad utilizzarlo nonostante se ne conoscesse la pericolosità e adesso continua a mietere vittime. Anche 30 anni dopo dalla sua messa al bando. È subdolo: anche poche fibre inalate possono causare danni. Le malattie possono manifestarsi anche dopo 30 o 40 anni.

L’unico modo per fermare la strage, ha spiegato più volte Bonanni, anche nel “Libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022” è quello di bonificare. Per questo l’Ona ha creato anche una App per le segnalazioni. Per realizzare una mappatura completa dei siti contaminati.

Transizione ecologica, l’Ona insieme al Miur verso l’obiettivo

onduline amianto
tetto onduline di amianto

L’Osservatorio nazionale amianto farà parte della “Green Community” del Ministero dell’Istruzione. Insieme contribuiranno a realizzare la transizione ecologica prevista dall’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle nazioni unite.

L’Ona è stato selezionato insieme ad altre associazioni per 2 progetti presentati per le scuole. L’associazione si impegna a realizzare attività di educazione ambientale con esperti e ad eleminare l’amianto dagli istituti scolastici.

La transizione ecologica passa anche dalla rimozione dell’amianto

L’amianto utilizzato in Italia almeno fino al 1992 (anno della sua messa al bando), nonostante se ne conoscesse la pericolosità, è ancora un grave problema.

Le bonifiche sono in ritardo e l’eternit (cemento amianto) è presente ancora in numerosi edifici pubblici, perfino negli ospedali. L’Osservatorio ed il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, già nel 2012 segnalò il rischio amianto nelle scuole.

Ancora 2292 scuole contaminate dall’amianto

Rischio confermato anche nell’ultimo rapporto ReNaM (il settimo), pubblicato il 14 febbraio 2022, che segnala 121 casi di mesotelioma nel personale docente e non docente. Ma è solo la punta dell’iceberg, perché l’amianto è un potente cancerogeno e provoca molte altre malattie, più comuni, e sempre, purtroppo, altamente lesive, e quasi sempre mortali. Per approfondire i danni dell’amianto è possibile leggere l’ultima pubblicazione del presidente Ona: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“.

Secondo le stime Ona, sono ancora 2292 le scuole nelle quali è ancora presente l’asbesto. Gli studenti esposti sono invece 356.900, ai quali si devono aggiungere circa 50mila persone tra personale docente e non docente.

C’è molto da fare perché, ad esempio, la legge 257 del 1992 che ha vietato l’utilizzo dell’amianto è ormai obsoleta. Troppe persone sono ancora oggi a rischio esposizione e non è stata realizzata una mappatura completa dei siti contaminati da cui poi partire per le bonifiche. Per questo motivo l’Osservatorio ha creato una App apposita, per le segnalazioni.

La bonifica ha bisogno di incentivi statali

Il progetto dell’Ona è quello di avviare delle operazioni di bonifica per la salubrità delle scuole attraverso un sistema di incentivi statali anche tramite imprese private vincitrici di appositi appalti.

Vuole anche creare una rete di tecnici, tra cui igienisti, personale medico ed esperti di organizzazione dei sistemi sociali e produttivi. Saranno in grado di sensibilizzare gli studenti sul problema amianto e altri cancerogeni in Italia, anche nella prospettiva del loro inserimento nel mondo del lavoro in un contesto di cultura di sicurezza del lavoro.

Transizione ecologica, obiettivo del Piano RiGenerazione Scuola

La transizione ecologica, che è l’obiettivo del Piano RiGenerazione Scuola del Ministero dell’istruzione, passa anche dalla tutela dell’ambiente e quindi anche dall’eliminazione di tutti gli agenti cancerogeni che danneggiano la salute. “La tutela dell’ambiente e quella della salute – ha spiegato l’avvocato Bonanni – sono indissolubilmente legate e l’una non può prescindere dall’altra”.

Il compito della scuola è fondamentale: si devono educare gli studenti e renderli protagonisti del cambiamento. Con il termine “rigenerazione” viene superato anche il concetto di “resilienza”. Non si tratta più di adattarsi o resistere ai cambiamenti climatici. È tempo di generare un nuovo modo di abitare che guardi “lontano” nel tempo e nello spazio. Nel triennio 2022-2025 le scuole potranno inserire nel curricolo di istituto, le attività relative ai temi della transizione ecologica e culturale.

L’Ona continua, anche con l’opportunità messa in campo dal Ministero dell’Istruzione, la sua missione di sensibilizzazione ed azioni concrete. Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line o contattare il numero verde 800 034 294.

Il dono di Donatella Gimigliano

il dono
Al centro la giornalista Donatella Gimigliano

La giornalista e Presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas, Donatella Gimigliano, grazie al suo dono, ha ricevuto il Premio “RomaRose – Non solo 8 marzo”. L’evento è alla sua prima edizione e si è svolto presso la Sala Pietro da Cortona, ai Musei Capitolini.

L’ultima sferzata di una realtà sempre più cruda, quella della migrazione biblica in atto da un teatro di guerra improbabile, ma possibile, come drammaticamente si sta rivelando adesso l’Ucraina. Come appena ieri ci traumatizzava l’improvvisa catartica conclusione del dramma afgano, in un folle rigurgitare di altre pessime vicende, vede sempre le donne come salvifico baricentro di un sistema altrimenti irrimediabilmente fuori sesto.

E’ pur vero che si è consolidata l’abitudine quasi rituale di riconoscimenti a scadenze e luoghi debiti, con motivazioni a volte indebite, ma è anche vero che i meriti, quelli veri, sono come i bisogni e alla fine arrivano a dama. E Gimigliano ha un dono, quello di saper supportare le donne che hanno bisogno di aiuto.

“RomaRose – Non solo 8 marzo”

Per questo, la straordinarietà del Premio conferito a Donatella Gimigliano, in Campidoglio, il “ROMA ROSE – NON SOLO 8 MARZO”, consiste nel fatto che chi lo ha ricevuto, valente giornalista di lungo corso, più di altri si è spesa e si spende senza remore per dare sostegno alle donne. A queste eroiche protagoniste di un movimento perenne della salvezza, non di genere ma del genere, quello umano. Che rischia finanche la propria estinzione ad ogni piè sospinto.

Essere contro ogni forma di violenza è un imperativo che riscuote finanche ipocrite condivisioni e poi magari lascia solo chi è sul campo. Con il proprio carico di responsabilità e dolore, spesso con il problema di supplire a necessità elementari. Quelle che il vero volontariato con le mani nude alla fine risolve, anche in nome e per conto di chi il proprio compito istituzionale non sempre lo assolve. Adesso Roma Capitale, attraverso i suoi vertici, il Sindaco Roberto Gualtieri e la Presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli, ha mandato un segnale chiaro e forte. Considerando il dono del coraggio e della solidarietà, da parte di Donatella. Un contributo sostanziale al cambiamento, alla transizione etica che urge per la nostra collettività.

Il dono: l’impegno di Gimigliano contro la violenza e il tumore

Il Premio “RomaRose – Non solo 8 marzo”, importante riconoscimento per l’impegno nella realtà del no profit, è stato dunque conferito a Donatella Gimigliano, come capo della comunicazione dell’Associazione Salvamamme e come ideatrice e produttrice, con l’Associazione Consorzio Umanitas, di cui è Presidente, della kermesse tv “Women for Women against ViolenceCamomilla Award”, che mette al centro del racconto i due temi della violenza di genere e del tumore al seno partendo dalle cicatrici e dai segni indelebili che lasciano nelle donne.

Un evento dedicato alle donne per le donne contro la violenza che le colpisce che, però, vuole celebrare la vita e la rinascita con storie di donne sopravvissute al mostro. Mostro che si può trovare “a fianco, ma anche dentro di noi”, grande esempio di forza per quelle più fragili. A tutte viene assegnato il Camomilla Award che s’ispira al fiore di camomilla, simbolo della solidarietà. L’ultima edizione del format tv è andata in onda su Rai Due il 25 novembre in occasione della giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne.

All’evento era presente la Presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli, che ha promosso l’iniziativa con l’obiettivo di “dare voce alla forza che le donne mettono in campo sempre e in ogni settore e riflettere sulle conquiste fatte fino ad ora per la parità di genere”. Con lei il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, l’Assessora alle Attività Produttive e Pari Opportunità, Monica Lucarelli e la Consigliera Regionale, Michela Di Biase.

Il dono, tutte le donne premiate

Nel corso della cerimonia, presentata dalla giornalista Rai Monica Marangoni, è stata premiata inoltre la giornaliste Barbara Carfagna del Tg1. E la giornalista Franca Giansoldati, vaticanista e coordinatrice di “Mind The Gap”, lo speciale del Messaggero contro ogni discriminazione di genere.

Così come Gabriella Palmieri Sandulli, già a capo del Consiglio di Stato, prima donna magistrato al vertice della giustizia sportiva del Coni, Giovanna Melandri, presidente del Maxxi.

E ancora Antonella Polimeni, rettore de la Sapienza Università di Roma, Paola De Nicola, magistrato. Anna Safroncik, attrice di origine ucraina che ha letto un toccante testo contro la guerra che si è abbattuta contro la sua gente. La campionessa Simona Quadarella, vincitrice oro olimpico nuoto a Tokyo. Berta Zezza, capo comunicazione Auditorium Parco della Musica. Simona Agnes, componente Cda Rai, Claudia Gerini, attrice, Emanuela Aureli, personaggio televisivo ed imitatrice. Liana Berishvili, di nazionalità georgiana, medico specializzato in geriatria, si è occupata di persone anziane malate di Covid presso una residenza pubblica a Bergamo. L’operatrice ecologica di Ama Federica Pagotto e le agenti della Polizia Locale di Roma Capitale Nicoletta Nicolosi, Katia Prece e Rosalba Pucciariello.

Bonanni “Giornalista brillante, il suo dono è la forza”

“Donatella è l’esempio di donna – ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni – che incarna una visione limpida e lucida e al tempo stesso illuminata. Giornalista esperta e brillante, che trasfonde in questa sua professione quella che era la brillantezza dell’avvocato Gimigliano principe del foro.

Purtroppo venuto a mancare troppo presto non solo all’amore della famiglia ma anche alla professione e all’avvocatura che tanto avrebbe la necessità di avvocati brillanti e con la schiena dritta”.

“Quando Alcanterini mi fece il nome di Donatella – ricorda il presidente Ona – come ufficio stampa dell’Osservatorio Nazionale Amianto, il cognome mi suggerì subito quello dell’illustre principe del foro che io, ancora giovane della professione, avevo apprezzato in alcuni brillanti difese. Era proprio così.

Donatella merita molto, sia come donna che come giornalista, il premio è più che meritato. A lei vanno anche i ringraziamenti delle vittime dell’amianto per la forza e la determinazione con le quali vi dà voce, il suo dono”.