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martedì, Agosto 9, 2022

Assistenza ai malati oncologici, la missione della Fondazione Ant

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Assistenza domiciliare ai malati oncologici: alleviare la sofferenza e lasciare il paziente vicino ai propri cari.

L’11 marzo scorso l’Ona – Osservatorio nazionale amianto Bologna e la Fondazione Ant Italia onlus hanno organizzato un convegno per affrontare il tema dell’asbesto. Un minerale molto utilizzato fino alla sua messa al bando, ma purtroppo altamente cancerogeno che ha causato mesotelioma e altri tumori, come pure tutta una serie di malattie asbesto correlate.

L’evento si è tenuto nella sede dell’Ant e uno degli interventi principali è stato quello della presidente, Raffaella Pannuti, che ha sottolineato come sia importante l’assistenza domiciliare ai pazienti oncologici in tutte le fasi della malattia. L’abbiamo raggiunta la telefono per approfondire la nascita della Fondazione, che svolge un ruolo così importante, e quali sono gli obiettivi per il futuro.

“La solitudine è la più grande alleata della sofferenza, diceva mio padre – ci ha detto Pannuti – Se la famiglia del paziente e lo stesso malato vengono abbandonati a loro stessi la sofferenza è moltiplicata: diventa sofferenza non solo fisica, ma anche psicologica e sociale. Quando si parla di eutanasia penso sempre ai pazienti che quando conoscono i nostri professionisti esprimono a volte la volontà di farla finita. Quando però si sta loro vicini, si assistono nelle cure palliative, con una reale assistenza domiciliare allora in molti tornano sui loro passi. Questo lo dico ovviamente rispettando le idee di tutti”.

Lei raccoglie il testimone di suo padre, il professor Franco Pannuti, che fondò l’Ant nel 1978. Quali sono i suoi insegnamenti?

“Due cose mi ha tramandato: l’importanza dell’umiltà e dell’onestà: 2 valori che mi ha trasmesso. Ha rilasciato una dichiarazione che mi commuove sempre: ‘Non so se mia figlia sarà in grado di guidare la fondazione dal punto di vista operativo, ma sono convinto che sarà garante dell’idea dell’Eubiosia’, che significa qualità della vita. Lui ci ha sempre creduto e spero che il tempo abbia dimostrato che aveva ragione. Quei valori sono stati portati avanti come lui ci ha insegnato.

Anche questa mattina ho detto ai miei operatori sanitari: il regalo più grande che possiamo fare a mio padre è portare avanti l’Ant. A volte il passaggio generazionale crea un grande vuoto e mancando la figura forte di riferimento le associazioni possono sfaldarsi. Questo ci tengo che non accada mai: mio padre è morto un venerdì, il lunedì successivo eravamo tutti a lavorare, senza interruzione del servizio. Non ci siamo mai chiesti: adesso cosa faccio”.

Assistenza, dove è nata la volontà di aiutare i malati oncologici?

“Il primo assistito – ha raccontato ancora Pannuti – è stato mio nonno. Mio padre era il medico e c’era un’infermiera che lo assisteva in casa: da lì è partito tutto. L’Ant ha permeato la mia vita familiare ed è riuscita a portare quel sistema di assistenza domiciliare ad altre 144mila persone”.

Oltre all’assistenza l’Ant si occupa anche della ricerca clinica. In che modo?

La Fondazione Ant è impegnata nel promuovere e realizzare progetti in ambito oncologico, psico-oncologico e di cure palliative. L’obiettivo è sempre quello di migliorare costantemente la qualità delle cure rivolte ai malati di tumore.

“La ricerca clinica – ha concluso la presidente – è fondamentale perché alla base di un modello assistenziale. In questo senso lavoriamo anche a livello europeo, per creare le basi per il nostro modello di assistenza e anche per implementarlo. La società, infatti, cambia, si evolve e non si può restare fermi. Non utilizziamo famaci innovativi sui nostri pazienti, ma cerchiamo di migliorare l’uso di quelli che già ci sono per la gestione del dolore. Affinchè la qualità di vita possa essere sempre più accettabile. La ricerca quindi è finalizzata a migliorare il modello di assistenza e anche la comunicazione tra medici e familiari.

La Fondazione Ant è un ospedale senza muri che ogni giorno cura gratuitamente a domicilio 3.000 malati di tumore in 29 province in 11 regioni italiane (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Basilicata, Puglia, Umbria). È stata tra i pionieri dell’assistenza sanitaria domiciliare in Italia e anche in questi ultimi due anni, con l’epidemia da Covid 19, è sempre stata in prima fila, non in corsia ma nelle case delle persone. Conta 170 sedi in tutta la Penisola.

L’amianto e le finalità dell’Ona

L’amianto, come ribadito anche durante il convegno a Bologna, dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, è un killer silenzioso. Per decenni le aziende hanno continuato ad utilizzarlo nonostante se ne conoscesse la pericolosità e adesso continua a mietere vittime. Anche 30 anni dopo dalla sua messa al bando. È subdolo: anche poche fibre inalate possono causare danni. Le malattie possono manifestarsi anche dopo 30 o 40 anni.

L’unico modo per fermare la strage, ha spiegato più volte Bonanni, anche nel “Libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022” è quello di bonificare. Per questo l’Ona ha creato anche una App per le segnalazioni. Per realizzare una mappatura completa dei siti contaminati.

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