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Bicicletta, Cenerentola d’Italia: il Paese investe in auto

ragazza in bicicletta
ragazza in bicicletta

La bicicletta è la Cenerentola d’Italia in fatto di investimenti. Il nostro Paese, infatti, investe quasi tutto nel settore dell’automotive. Su 100 miliardi di euro, soltanto uno è per la ciclabilità e 98 sono per l’auto.

Nonostante questo grande divario, la forbice con gli altri Paesi europei in fatto di mobilità ciclistica potrebbe però iniziare a chiudersi investendo 3,2 miliardi in sette anni. Vale a dire almeno 500 milioni all’anno, il 3,5% di quanto già stanziato per auto ed infrastrutture connesse.

La stima è delle ong Clean Cities, Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta), Kyoto Club e Legambiente, che hanno redatto il dossier “L’Italia non è un paese per bici“.

Bicicletta, Italia fanalino di coda dell’Europa

L’Italia è il fanalino di coda dell’Europa in fatto di ciclabilità. Helsinki sta ad una media di 20 km di piste ciclabili per 10mila abitanti; Amsterdam si attesta a 14 km e Copenaghen a 8.

La media delle città italiane è invece, in base ai dati Istat, di 2,8km di piste ciclabili ogni 10mila abitanti. E il dato è estremamente eterogeneo tra nord e sud. Se infatti l’Emilia Romagna fa registrare tra una media di 12-15 km nei capoluoghi di Modena, Ferrara e Reggio Emilia, il centro-sud batte tutti con 0 Km in vari capoluoghi.

Per colmare il divario l’Italia dovrebbe realizzare 21.000 km di piste ciclabili entro il 2030.

Città ciclabili: scatta la petizione

Iniziamo a investire nel futuro che vorremmo per noi e per i nostri figli: rendiamo le nostre città (davvero) ciclabili. Non domani, oggi“. E’ la proposta delle ong che hanno lanciato una petizione online per sensibilizzare il governo a stanziare nuovi fondi e ad aumentare gli investimenti per la ciclabilità.

La proposta delle organizzazioni è rivolta al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit) e al nuovo Parlamento. Si tratta di integrare il Piano Generale della Mobilità Ciclistica, approvando un piano straordinario di investimenti. Lo stanziamento richiesto è di 500 milioni di euro all’anno fino al 2030.

La petizione si chiama Vogliamo #CittaCiclabili, per una “città in cui pedoni e ciclisti hanno la priorità, in cui i bambini tornano a giocare per strada, e in cui si può tornare a respirare aria pulita“.

Ching: il libro divinatorio dei mutamenti 

ching, mani che generano una fiamma
ching, mani che generano una fiamma

Il Ching è un sistema di divinazione cinese che affonda le sue radici sulle tradizioni sciamaniche mongole. Considerato da Confucio un “libro di saggezza”, ancora oggi fa parte del bagaglio culturale orientale.

Ching: storia del libro della “saggezza”

Ching (易經T, 易经S, Yìjīng), conosciuto anche come Zhou Yi 周易 o “I mutamenti della dinastia Zhou”, è molto probabilmente il più antico testo classico cinese.

La sua prima versione risale al 3000 a.C.

Antecedente alla nascita del primo Impero cinese, sopravvisse alla distruzione delle biblioteche operata dal Primo imperatore, Qin Shi Huang Di.

In Occidente, il sistema è stato reso noto nell’Ottocento.

In realtà, già nel Seicento esistevano dei resoconti dei Gesuiti sul libro. I religiosi avevano infatti decodificato il testo per rivelarne la verità universale cristiana. Nella loro interpretazione, l’esagramma, numero uno era Dio; due era il secondo Adamo, cioè Gesù; tre era la Trinità; otto erano i membri della famiglia di Noè e così via.

Il testo, incontrò tuttavia la resistenza della Chiesa Cattolica e del Papato, pertanto non fu possibile diffonderne la conoscenza. 

Nel Settecento, scienziati, filosofi e matematici si resero conto che il sistema binario aveva una sua logica. Fu così che grazie alle missioni anglicane e protestanti in Cina, nel 1854 il libro venne tradotto.

La prima pubblicazione, in lingua inglese, avvenne tuttavia solo qualche anno dopo: nel 1882, ad opera del canonico Thomas McClatchie, un religioso anglicano di Hong Kong

Ching composizione del testo 

Il testo è suddiviso in due parti:lo jing o“classico” e zhuan 傳 o “commentario”. La prima parte conta sessantaquattro unità, basate su un esagramma (gua 卦). Questo è composto da sei linee continue, rappresentanti il principio yang o interrotte, rappresentanti il principio yin. 

Ogni esagramma ha la sua spiegazione ( 卦辞 guaci), accompagnata dalla spiegazione delle singole linee costituenti il trigramma chiamate 爻辞 yaoci.

Utile a questo punto ripercorrere le tappe della sua nascita e i successivi mutamenti.

Origine mitologica del Ching

Secondo una leggenda, i sistema divinatorio fu inventato nel 1000 a.C. dall’eroe Fu Xi, un drago o un serpente dal volto umano, che studiava gli schemi della natura nel cielo e sulla terra.

Egli analizzava e interpretava i segni che provenivano dagli uccelli, le incisioni sulle rocce, il movimento delle nuvole e la disposizione delle stelle. 

Si rese conto che tutto poteva essere ridotto a otto trigrammi, ciascuno composto da tre linee piene o spezzate, lo yin e lo yang, l’eterno dualismo che guida l’universo.

I trigrammi rappresentavano, rispettivamente:

Paradiso – Il creativo

Terra – Il Ricettivo

Tuono – L’eccitazione

Acqua – L’Abissale

Montagna – Stare fermi

Vento – Il gentile

Fuoco – L’attaccamento

Lago – Il gioioso

Da questi elementi costitutivi del cosmo, Fu Xi riusciva a divinare ogni aspetto della società. 

Fra mito e leggenda 

Intorno all’anno 1050 a.C., l’imperatore Wen, fondatore della dinastia Zhou, raddoppiò i trigrammi in esagrammi. Numerando e disponendo tutte le possibili combinazioni, si ottennero pertanto 64 esagrammi, ognuno dei quali aveva un proprio nome.

Per ogni linea degli esagrammi scrisse degli oracoli divinatori, noti come i “Giudizi”

Suo figlio, il duca di Zhou, un poeta, aggiunse interpretazioni gnomiche (moralistiche) conosciute come le “Linee”.

Intorno all‘800 a.C. quella che era solo una tradizione orale, prese forma di testo scritto. Il libro divenne noto come Zhou Yii mutamenti della dinastia Zhou”

Con l’ascesa del confucianesimo, furono aggiunti i commentari delle “Dieci ali”, trasformando lo Zhou Yi, da un manuale strettamente divinatorio a un testo filosofico ed etico.

Cleromanzia: dal guscio di tartaruga alle monete

Inizialmente, la divinazione avveniva consultando i segni sui gusci di tartaruga. 

Ad analizzarli era un oracolo esperto, che svelava il responso a un sacerdote.

Successivamente, si passò a un metodo più “terra terra”, cui potevano ricorre anche le persone comuni: il sistema di monete o steli di achillea delle piante ritenute sacre. 

Tre monete, con numeri assegnati a testa o croce, venivano lanciate contemporaneamente; la somma risultante indicava una linea continua o tratteggiata; sei lanci di monete producevano così un esagramma.

Come si ottengono i responsi Ching? 

Per divinare bisogna cercare di capire la struttura. 

Nel diagramma esiste una partenza, che è una “coscienza indifferenziata”.

Da questa parte una spinta immediata, la “conoscenza limitata”, formata da i due simboli tao yin e yang, che sono due forze contrarie ma complementari.

Pertanto, ciascuno dei sessantaquattro esagrammi del Ching è la combinazione di due elementi o attributi. Questa combinazione è come un composto chimico o un’equazione matematica, che galvanizza o produce un nuovo attributo. Ad esempio, Fuoco + Lago = Rivoluzione o Tuono + Cielo = Innocenza.

Nel caso di coppie, come Cielo + Cielo = Il Creativo, l’attributo, che è potere creativo, o energia benevola, è composto. Un’altra coppia è Terra + Terra = Il Ricettivo, che è la capacità di cedere, accettare e nutrire.

Ching: unione di microcosmo e macrocosmo

Il libro del Ching ha rappresentato per secoli la guida essenziale dell’Universo, le “basi della realtà” in cui tutte le parti, il microcosmo, sono interconnesse con l’Uno. 

Era al contempo uno strumento per la meditazione sul Cosmo e un metodo che svelava ciò che sarebbe stato di buon auspicio o infausto per il futuro.

  • I 64 esagrammi divennero le categorie di base per innumerevoli discipline; 
  • I “Giudizi”, il nocciolo di ogni pensiero da elaborare;
  • Le “Dieci ali” rappresentarono i più preziosi consigli per i governanti.

Insegnamenti del Ching

Alcune delle qualità essenziali che il Ching insegna sono: modestia, pace, moderazione, indipendenza, umiltà, accettazione, consapevolezza. E ancora: adattabilità, innocenza, semplicità, distacco, perseveranza, sincerità, gioia, equanimità, pazienza, apertura. Afferma il valore della devozione alla verità interiore, compassione, neutralità e coscienziosità. 

Il testo insegna anche le influenze negative associate all’ego: paura, ansia, rabbia, desiderio, arroganza, aggressività, asprezza, astuzia, orientamento agli obiettivi e avidità.

Fonti 

I Ching. Il Libro dei Mutamenti- Richard Wilhelm

Ricoveri Covid, risalgono le terapie intensive: +77%

pasticche che formano la scritta covid 19
pasticche che formano la scritta covid 19

Dopo una recente diminuzione, torna a salire la curva dei ricoveri Covid. Cambia la percentuale delle terapie intensive con un picco in salita del 77%. Stando ai valori assoluti però i numeri ridimensionano la visione e la rendono meno drammatica: is è passati infatti da 18 a 32 pazienti ricoverati nelle terapie intensive.

Tuttavia è il trend che spaventa. Invece di diminuire, la tendenza è in costante aumento. Torna infatti a salire anche il numero dei pazienti ricoverati nei reparti ordinari: nell’ultima settimana si è passati da 487 a 595 pazienti ricoverati (+22,2%). I dati sono quelli relativi alla rete Fiaso, Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere relativi al periodo 16-22 novembre rispetto al periodo 9-15 novembre.

Fa notare la Fiaso che “si tratta del primo significativo incremento, al di là di qualche lieve assestamento verificatosi ad ottobre, dopo quattro mesi quasi continui di calo progressivo dei posti letto occupati negli ospedali“.

Ricoveri Covid, il virus è tornato a circolare

I numeri testimoniano dunque una ripresa della circolazione del virus, già registrata dall’aumento dei contagi. Con il cambio di stagione e l’arrivo del freddo – rileva il presidente Fiaso, Giovanni Miglioreha ripreso a circolare ampiamente il virus; insieme ai contagi, sono tornati a crescere anche i ricoveri.

Il vaccino, però, rappresenta uno scudo di protezione importante e offre una protezione valida dalle conseguenze gravi del Covid. A finire in ospedale con sintomi respiratori tipici della malattia da Covid – nota Migliore – infatti, sono quasi sempre anziani e fragili che dovrebbero ricevere la quarta dose. Invece, come vediamo dai ricoveri in ospedale, non l’hanno fatta.

La campagna vaccinale per il secondo booster va a rilento nonostante sia partita ormai da mesi. Ben il 65% della platea di destinatari, stando ai dati ministeriali, non ha ancora fatto la quarta dose. È importante accelerare per tutelare i più vulnerabili; ed evitare che le corsie degli ospedali tornino a riempirsi“.

A rilento la campagne vaccinale, anche contro l’influenza

Se viaggia a rilento la campagna vaccinale contro il Covid, altrettanto sta facendo anche quella contro l’influenza stagionale. Corrono invece i contagi, con una incidenza che è arrivata già a 6,6 casi per mille abitanti. Si tratta di numeri che di solito si riscontrano a gennaio e che invece sono arrivati con un anticipo di circa due mesi.

A sottolinearlo è il professor Paolo Bonanni. Il prof. Bonanni è componente del gruppo ‘Vaccini e Politiche Vaccinali’ della Società italiana di Igiene ed ha partecipato a una recente sessione del Congresso SIMG (Società Italiana di Medicina Generale).

Oggi siamo a un livello di incidenza che solitamente si riscontra intorno alla prima settimana di gennaio: siamo in anticipo di quasi 2 mesi. Questo non significa che si debba avere un andamento simile a quello che si avrebbe a gennaio, ma è comunque un motivo di allarme. E rappresenta un invito a procedere con le vaccinazioni quanto prima. In questa prima fase abbiamo riscontrato una lentezza nelle adesioni. Eppure le previsioni per l’influenza non lasciano ben sperare: non solo la curva epidemica ha già iniziato a salire in maniera importante, ma a causa della limitata circolazione negli ultimi due anni la diffusione potrebbe essere superiore rispetto agli anni pre-pandemici, mentre l’abbandono delle misure di distanziamento potrebbe favorire la diffusione di tutte le infezioni alle vie respiratorie, come influenza, COVID-19, virus respiratorio sinciziale“.

Cura mesotelioma, Lovadina: “Puntare su diverse terapie”

Stefano Lovandina, medico con la mascherina e la bandana
Stefano Lovandina, medico con la mascherina e la bandana

Stefano Lovadina, dirigente medico SC Chirurgia Toracica ASUGI (Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina), ha partecipato all’ultimo convegno dell’Osservatorio nazionale amianto organizzato a Trieste. Durante il suo intervento ha parlato della cura del mesotelioma e di come affrontare questo tumore.

Cura mesotelioma: “Seguire le linee guida”

“Da tempo sappiamo che è una malattia severa, – ha specificato al convegno – di difficile guarigione, dobbiamo puntare quindi su più terapie per avere più chance, più probabilità di sopravvivere. Molto importante per i medici è seguire le linee guida con l’obiettivo di allinearsi all’evidenza scientifica e non alle proprie credenze”.

Allora cosa si sente di dire, gli chiediamo dopo averlo raggiunto al telefono, a chi viene colpito dal mesotelioma?

Lovadina: “C’è la possibilità di combattere”

“Che c’è comunque la possibilità di poter combattere per poter vivere meglio. La ricerca fa più fatica perché si tratta di una patologia rara e quindi fa passi avanti meno facilmente. Fondi ce ne sono pochi, ma anche se cerchiamo nella ricerca farmaceutica si fa meno rispetto ad altre neoplasie. Inoltre ci potrebbero essere in futuro sempre meno casi, e a questo punto potrebbe essere un investimento a perdere.

Per chi purtroppo viene colpito dal mesotelioma consiglio di rivolgersi a un gruppo che conosce il tipo di patologia. Ai centri che hanno esperienza con questo tipo di malattia. Sto parlando sicuramente dei centri di alto volume, che si trovano nelle grandi città e poi quelli come in Friuli Venezia Giulia, di Casale Monferrato per esempio, che hanno un’esperienza tristemente riconosciuta per il numero elevato dei casi trattati”.

Diagnosi mesotelioma, solo con toracoscopia

Durante l’incontro a Trieste Lovadina aveva anche spiegato come non si può fare ancora una diagnosi con analisi del sangue, ci sono delle possibilità ma non hanno validità diagnostica, né legale. Quindi la diagnosi può esserci soltanto dopo la toracoscopia con biopsie multiple. A quel punto si può capire se di tratta di mesotelioma certo oppure di un mesotelioma legato ad altri tipi di neoplasie non correlate con l’amianto. Sono casi molto rari, ma con questi pazienti si possono usare dei farmaci molto efficaci, a bersaglio molecolare, direi miracoloso, ma solo per lo 0,6% dei casi.

“Quando c’è sospetto di diagnosi di mesotelioma alla tac – aveva continuato il dirigente – se è epitelioide allo stadio precoce si può optare per la chirurgia o altre cure. Al IV stadio, invece, non è prevista la chirurgia che non ha alcuno spazio.

Cura mesotelioma, immunoterapia e chirurgia

La terapia medica non è variata molto negli anni, recentemente si aggiunge l’immunoterapia, che toglie il freno al sistema immunitario per poter attaccare il tumore.

Per quanto riguarda la chirurgia, nella maggior parte dei centri è prevista la pleurectomia, che però i centri internazionali stanno abbandonando. Troppi sono gli effetti collaterali. Si sceglie, invece, la pleurectomia decorticazione, che elimina solo la pleura lasciando in sede il polmone con l’asportazione di più pleura possibile e del diaframma e del pericardio se coinvolti”.

Ha detto che la diagnosi precoce non è possibile per il mesotelioma. Sarebbe utile l’assistenza sanitaria almeno per tutti i lavoratori esposti ad amianto?

“È un discorso dibattuto. Ora si punta all’assistenza sanitaria con la tac non tanto per ricercare il mesotelioma, ma quanto il tumore del polmone che può essere riconosciuto presto. Per ogni mesotelioma l’amianto provoca almeno 3 tumori del polmone. Sono più frequenti e hanno una curabilità maggiore se scoperti in tempo. Il rapporto costo beneficio è favorevole, per questo si tende a ricercare il tumore del polmone piuttosto che il mesotelioma. Anche perché il tumore della pleura quando è in fase iniziale non si riesce a vedere né con la Tac né con la Pet. Non si riesce a fare uno screening, altri sistemi oggi hanno ancora, purtroppo, molti falsi positivi o negativi”.

Un altro importante concetto che ha voluto condividere al convegno è che quando il paziente non è più curabile non deve essere abbandonato. “Ci sono modi e consigli utili – ha detto – per limitare il dolore e per alleviare la difficoltà di respirazione”. Allora a chi si può rivolgere il paziente e la sua famiglia per riuscire ad avere questo tipo di assistenza?

Cura mesotelioma, rafforzare assistenza domiciliare

“Ogni regione è organizzata in maniera diversa e le cure domiciliari afferenti al territorio hanno un ruolo importante per il paziente e la sua famiglia. Per questo le regioni nelle quali è carente dovrebbero cercare di migliorare questo servizio. Di solito viene attivato dal medico di famiglia o dall’oncologo. È necessario quindi implementare l’assistenza domiciliare e gli hospice”.

Cosa può fare la ricerca?

“Sul mesotelioma c’è uno studio multicentrico nazionale in corso, al quale partecipa anche ASUGI. Lo studio è su pazienti che non hanno problemi dopo l’intervento e non presentano un residuo di malattia. Si chiama AtezoMeso. Vuole verificare se per i pazienti trattati dopo l’intervento con questo nuovo farmaco chemioterapico aumenti la sopravvivenza.

Certo è che in generale la ricerca sul cancro ha bisogno di più finanziamenti e di reclutare più pazienti. Molti, infatti, seguono i percorsi tradizionali e non vengono arruolati in studi sperimentali, per vari motivi”.

A causare il mesotelioma, così come tanti altri tipi di tumori e patologie, è l’amianto. Un minerale utilizzato dalle aziende perché ha ottime caratteristiche. Purtroppo, però, è cancerogeno e ha un tempo di latenza molto lungo, per cui la malattia può manifestarsi anche decenni dopo l’esposizione.

Secondo stime dell’Ona le vittime di amianto arrivano a 7mila l’anno, come specifica l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Ona, nel suo: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’osservatorio da anni assiste le vittime e le loro famiglie con un’assistenza legale gratuita. Mira anche alla bonifica di oltre un milione di siti contaminati e alla realizzazione di una mappatura accurata e sempre aggiornata. Per questo ha creato la App dove è possibile segnalare i luoghi in cui sono presenti materiali contenenti asbesto.

Nu-Shu: il linguaggio segreto delle donne cinesi

nu-shu, donna cinese, linguaggio segreto
nu-shu, donna cinese, linguaggio segreto

Nu-Shu – letteralmente “linguaggio delle donne”, è una forma di scrittura e di linguaggio “segreto” delle donne cinesi, nato per sfidare le leggi patriarcali.

Origini e caratteristiche del Nu-Shu

Il Nu-Shu (女书 ) è nato nella contea di Jiangyong, nella provincia di Hunan, in Cina meridionale fra il 1700 e il 1800.

Conta circa 1000/1500 caratteri romboidali, obliqui, definiti “femminili”, ad ognuno dei quali corrisponde a un suono, non un significato. Questo si può solo dedurre dal contesto.

Si parla di linguaggio femminile, proprio perché i suoi ideogrammi sono diversi da quelli della scrittura cinese tradizionale, logografica, con caratteri che rappresentano parole e significati ben precisi.

Anche se le sue origini sono tuttora incerte, la leggenda narra l’ideatrice di questa forma di scrittura e di linguaggio fu una donna molto intelligente e affascinante.

Vissuta alla fine dell’XI sec., divenne una delle concubine dell’Imperatore. A Corte tuttavia viveva in completo isolamento. 

Piccola precisazione: all’epoca, le ragazze della società patriarcale Yao non potevano frequentare la scuola, non conoscevano i “caratteri maschili”, della scrittura tradizionale.

Dal momento che le donne sposate interrompevano ogni contatto con i parenti, la bella concubina escogitò pertanto un sistema “criptico”, attraverso cui comunicare con le componenti femminili della sua famiglia. 

Da allora, le “sorelle giurate” della Regione, lo utilizzarono per creare una sorta di “universo parallelo” in cui trovare rifugio, conforto, comprensione o anche solo per sfogare il proprio dolore.

Il Nu-Shu divenne così una chiara risposta alla società patriarcale dell’epoca, che poneva le donne in uno stato di sottomissione.

Un fenomeno culturale non solo linguistico

Il Nu-Shu non è solo un interessante fenomeno linguistico ma anche culturale. 

La sua storia, i racconti legati a questa cultura rappresentano infatti uno spaccato molto affascinante della tradizione locale.

Una lingua cantata e universale 

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, ogni carattere del Nu-Shu corrisponde a un suono. 

Da qui, la domanda spontanea: che rapporto esiste fra melodia e scrittura?

Il Nu-shu, è una lingua con dei propri caratteri, ma i canti sono il vettore principale della lingua. 

Essi sono esclusivamente tramandati, non scritti e solo le donne del posto conoscono le melodie originali.

Quelle intonate oggi sono le stesse del passato e non vengono creati nuovi canti, dal momento che esprimono concetti universali.

Uno di essi parla ad esempio dell’ “improvvisamente scoppiò una malattia che coinvolge l’umanità”.

Frase quanto mai profetica e universale!

Una lingua sopravvissuta a Mao

Con la “Rivoluzione culturale lanciata nel 1966 da Mao Zedong (noto come Mao-Tse-Tung), il Nu-Shu visse un momento di stop. 

La Guardia Rossa pensava inizialmente che fosse un codice utilizzato per lo spionaggio anti-imperialista. Dopo aver appreso che si trattava di una lingua femminile segreta, numerose lettere, tessuti, ricami e altri manufatti furono distrutti e alle donne fu proibito di praticare le usanze Nu-Shu. Di conseguenza, la lingua cessò di essere tramandata attraverso sorelle giurate

Fortunatamente, a metà degli anni ’90, grazie al lavoro di molti studiosi, questo fenomeno è stato riscoperto ed è rinato.

Le eredi del Nu-Shu

Il 20 settembre 2004, morì Yang Huanyi, l’ultima abile utilizzatrice della lingua.

Successivamente nacquero le “eredi del “Nu-Shu”. A loro va il merito di mantenere vivo il focolaio di questa tradizione. Ne tramandano i canti, la lingua e organizzano festival che ne celebrano la nascita, anche se non la utilizzano nel lessico quotidiano.

Riconoscimenti e privilegi per gli eredi del Nu-Shu

Chi possiede il titolo di “erede del Nu-Shu”, ha un riconoscimento economico. 

Nel 1995, il Nu-Shu ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’umanità tra le lingue a rischio di estinzione.

La lingua è attualmente inclusa nello standard Unicode (sistema di codifica universale dei caratteri) da giugno 2017.

La Fondazione Ford ha concesso 209.000 dollari per costruire un Museo Nu-Shu che ospita manufatti come: registrazioni audio, manoscritti e articoli, alcuni dei quali risalgono a più di 100 anni fa. 

L’investimento di Hong Kong SAR viene utilizzato anche per costruire infrastrutture in potenziali siti turistici nell’Hunan e alcune scuole della zona hanno iniziato l’insegnamento della lingua.

Una lingua scritta sulla stoffa 

Molti tessuti, quali: ventagli, federe, fazzoletti, vestiti cinture, stoffe, coperte ecc; riportano caratteri scritti in Nu-Shu. 

Il ventaglio segreto”, film del 2011 diretto da Wayne Wang, basato sul romanzo “Fiore di Neve e il ventaglio segreto” di Lisa See, sembrerebbe alludere a questa tradizione.

Sicuramente il film, ma anche il libro si basano sulla cultura del Nu-Shu. Ci sono tuttavia molti elementi inventati, che non corrispondo alla verità del fenomeno.

E’ una lingua segreta? 

Riguardo alla segretezza della lingua, occorre fare una specifica molto importante. Il Nu-Shu era ed è una lingua “segreta”, solo in quanto il suo significato era noto esclusivamente alle donne, non perché se ne ignorasse l’esistenza.

Gli uomini sapevano che le loro donne comunicavano attraverso un linguaggio tutto loro, ma semplicemente non se ne interessavano.

Questo perché si sentivano superiori rispetto al “gentil sesso” e a ogni forma di espressione femminile.

Oggi molto uomini si interessano al Nu-Shu, tanto che il primo dizionario (anno 2000) è stato realizzato dal Capo di partito del distretto: un uomo. 

Fonti 

Zhao Liming, Il leggendario Nüshu – La scrittura creata dalle donne per le donne (CSA editrice, a cura di Giulia Falcini, pagg. 254, euro 19,90)

Giulia Falcini, Il nüshu. La scrittura che diede voce alle donne (CSA editrice, pagg. 152, euro 19,90)