Home Blog Page 202

Arezzo, rimozione amianto a Scuola Orciolaia: investiti 150 mila euro

arezzo, banchi di scuola orciolaia. rimozione amianto
arezzo, banchi di scuola orciolaia. rimozione amianto

Buone notizie per i genitori dei 130 bambini, tra nido e infanzia, della Scuola Orciolaia di Arezzo, in Toscana. Era il 2021 quando, è arrivato il via ibera dall’amministrazione comunale aretina riguardante l’intervento di bonifica presso il nido e scuola per l’infanzia “Orciolaia”. L’intervento, venuto a costare 150 mila euro, è iniziato al termine di questo ultimo anno scolastico, e ha previsto la bonifica delle pavimentazioni in vinil-amianto e la successiva posa in opera di pavimento in linoleum. Ma, come hanno dichiarato il vice sindaco Lucia Tanti e l’assessore Alessandro Casi “Sulle scuole non badiamo a spese”. Ora, che i lavori per l’eliminazione dell’amianto (in precedenza incapsulato) bisognerà attendere i risultati dell’ultimo controllo da parte dell’organo competente, così da poter permettere ai bambini di rientrare in classe in totale sicurezza.


L’incontro con i genitori degli alunni della scuola di Arezzo

Secondo il calendario scolastico 2023/2024, tra pochi giorni i bambini dovranno sedere nuovamente tra i banchi di scuola. Per questo, oggi, martedì 29 agosto, è previsto un incontro tra il vice sindaco Lucia Tanti, l’assessore Alessandro Casi e i genitori dei 130 bambini iscritti alla scuola dell’infanzia e al nido proprio per fornire loro indicazioni sugli interventi effettuati e sulle indicazioni da seguire per un rientro sicuro.

L’ONA, sempre al fianco delle scuole per l’eliminazione dell’amianto

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, già nel 2012, ha presentato un report sui plessi scolastici e universitari a rischio. E, in questi ultimi anni, molto è stato fatto. L’ONA continua il suo impegno per far emergere le condizioni di rischio amianto nelle scuole e nelle università. I singoli cittadini possono segnalare e richiedere la messa in sicurezza di scuole, università e di tutti gli edifici pubblici che presentano amianto nelle fondamenta, sui muri e sui tetti.

Segnalazioni amianto: come fare

È possibile segnalare la presenza di amianto nelle scuole o negli edifici pubblici in due modi. Attraverso una formale richiesta alle autorità competenti. Oppure segnalando, anche in forma anonima, tutti i siti che contengono amianto, ovvero materiali di amianto, attraverso la piattaforma ONA Guardia Nazionale Amianto. L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutti i cittadini, genitori e alunni, docenti e studenti, che si trovano nelle condizioni di rischio amianto per ottenerne la bonifica e la messa in sicurezza.

L’amianto in Toscana: la scuola di Arezzo come la scuola di Firenze

La Toscana, purtroppo, non è nuova a queste emergenze. Il Presidente dell’ONA, ha più volte citato il caso dell’Istituto Tecnico Leonardo Da Vinci di Firenze, uno dei 2.400 istituti scolastici con asbesto. Il Presidente ha chiesto, e ottenuto, il trasferimento degli studenti in un altro istituto, nonché il la chiusura immediata e il prepensionamento del personale. Con l’augurio che anche queste ultime richieste vengano accolte.

Rischio mesotelioma anche nelle scuole

Già nel 2015, nel corso della Conferenza ONA, che si è tenuta in Firenze presso Palazzo Vecchio il giorno 10 aprile, è stato evidenziato il problema dell’amianto scuole. Sul territorio nazionale, sono più di di 2.400 le scuole contenenti amianto e che mettono a rischio la salute, non solo degli studenti, ma anche dei dipendenti del Ministero dell’Istruzione. Ben almeno 80 casi di mesotelioma sono stati registrati tra il personale docente e non docente, così come riportato nella presentazione del II Rapporto Mesoteliomi (3 luglio 2017).

Amianto nel casertano, l’appello dell’Ona

abbandono amianto
amianto abbandonato nella natura

Continua la presenza di amianto nel casertano dove è in corso una vera epidemia che continua a mietere vittime. L’Osservatorio Nazionale Amianto ne parla da tempo e chiede tempi rapidi sulle bonifiche.

Amianto nel centro cittadino di Teverola

A Teverola, nel casertano, scatta la denuncia sulla presenza di amianto nel centro cittadino. Ieri la segnalazione arrivata alle cronache con l’immagine di lastre lasciate davanti all’ex mulino di via Roma. Si tratta di una cospicua quantità di materiale ad alto rischio per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Dopo la denuncia, l’arrivo della polizia municipale per il sopralluogo e le opportune indagini. Parallelamente la mobilitazione dell’amministrazione comunale per la rimozione e la bonifica.

Teverola è solo uno dei tanti casi nel casertano dove l’amianto non è uno sconosciuto. Al contrario spunta fuori tra le numerose discariche a cielo aperto scovate nella periferia così come tra le vie delle zone più centrali.

Amianto nel borgo medievale di Casertavecchia

Altra notizia pubblicata dalle cronache locali riguarda il borgo medievale di Casertavecchia. Nei giorni scorsi, infatti, alcuni volontari dell’Associazione D.E.A. e Osservatori Civici ambientali hanno segnalato la presenza di lastre ondulate sospette lungo via della Pineta nella zona di Caserta Vecchia.

“Le lastre si presentavano usurate, rotte e ricoperte da un monocromatico tappeto scuro annerito dal tempo” così i volontari che specificano come “da successive verifiche si è riscontrato che i materiali erano presenti già ad ottobre 2022”. “

“Questo è un chiaro messaggio dell’interesse per la salute pubblica, dell’ambiente, e pensare che per molto di meno chi viene pagato per vigilare gioca in casa e non si accorge di queste che dovrebbero rappresentare la priorità su tutto” concludono i volontari.

Amianto nel casertano, i dati sull’epidemia in corso

Le voci e gli appelli dei piccoli centri esprimono una condizione che abbraccia tutto il territorio campano dove l’Osservatorio Nazionale Amianto, ONA, è da sempre attivo: lanciando l’allarme sui tempi di latenza delle malattie asbesto-correlate e invitando ad accelerare sulle bonifiche.

Il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni è intervenuto al tavolo dello scorso maggio sul tema già a lungo dibattuto dell’amianto in Campania. Un momento nel quale sono emersi dati allarmanti sull’epidemia provocata dall’amianto e che continua a mietere vittime nel territorio campano: 660 decessi solo nel 2022 e migliaia di nuovi malati. Gli ultimi dati disponibili (del 2018) parlano di 3 nuovi siti industriali con amianto, 85 edifici pubblici, 955 edifici privati e 3043 coperture in eternit. In totale oltre 4000 strutture.

Come spiegato nel servizio del TgR Campania, la presenza nel territorio di determinati settori –  cantieristica navale, industria metallurgia, edilizia, rotabili ferroviari, agricoltura, industria tessile – ha esposto numerosi lavoratori al rischio di tumori ed altre patologie asbesto-correlate. Lo ha fatto per lunghi anni.

Amianto nel casertano, l’appello del presidente Bonanni

Una situazione drammatica che è il risultato di un fenomeno irrisolto che oscilla tra i ritardi nelle bonifiche e la mancanza di discariche per lo smaltimento. Tra gli edifici interessati dalla necessità di bonifica anche le scuole.

“Siamo di fronte a una grave epidemia che potrebbe essere arrestata solo con la bonifica e messa in sicurezza. Tuttavia continueremo a pagare per le vecchie esposizioni perché queste malattie hanno tempi di latenza dai 20, ai 30, fino ai 50 anni” spiega Bonanni ai microfoni del TGR Campania.

Osservatorio Nazionale Amianto, consulenze gratuite

L’Ona mettono in campo azioni volte alla tutela dei cittadini colpiti dall’amianto. E’ possibile infatti ricevere una consulenza gratuita chiamando il numero verde 800.034.294 o compilare i campi sottostanti per essere ricontattati.

Inoltre ogni cittadino può con un semplice click segnalare i siti contaminati attraverso una App gratuita.

Liguria, ex esposti amianto: da settembre visite gratuite

dottoressa, lastra. in liguria visite gratuite
dottoressa, lastra. in liguria visite gratuite per ex esposti amianto

Da settembre in Liguria visite gratuite per tutti i lavoratori che, nel corso della loro carriera, siano stati esposti all’amianto. La Giunta regionale infatti ha dato il via libera al protocollo di sorveglianza sanitaria, che prevede l’eliminazione del del ticket per le visite specifiche di controllo.

“In tutte le Asl della Liguria, i tanti lavoratori che sono venuti a contatto con l’amianto, non dovranno più pagare il ticket. Con l’avvio delle procedure, sarà fornito un codice di esenzione a tutti coloro che ne hanno diritto”.

Ad annunciarlo, alcuni giorni fa, è stato il presidente del consiglio regionale della Liguria, Gianmarco Medusei. L’intervento era atteso da tempo. Soprattutto dai lavoratori dello spezzino.

Amianto in Liguria, uguale cantieri navali

cantiere navale

In Liguria l’amianto è soprattutto sinonimo di cantieri navali. E quando se ne parla generalmente si fa riferimento al Muggiano della Fincantieri. In questo cantiere navale sono state realizzate anche le navi della Marina Militare Italiana, usando amianto e materiali contenenti amianto.

Non si può dimenticare la scia di sofferenza causata dall’amianto: intere famiglie distrutte. I dati relative alle vittime sono riassunti nell’ultima pubblicazione dell’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, che da anni difendono le vittime e le loro famiglie. Si tratta de “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, scaricabile e consultabile liberamente. I dati specifici sul mesotelioma, patologia asbesto correlata per anotnomasia, sono invece consultabili nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

L’ONA e l’avv. Bonanni sono da sempre al fianco dei lavoratori esposti all’amianto. La loro lotta è per le bonifiche in tutti gli ambienti di utilizzo e di presenza della fibra killer. La prevenzione primaria infatti è fondamentale, ma lo è anche la prevenzione secondaria, ossia la sorveglianza sanitaria quando c’è stata esposizione, per intervenire subito in caso di diagnosi precoce. Quest’ultima infatti è importante per rendere più efficaci le terapie. La terziaria aiuta nella tutela dei diritti.

Aiuti regionali per la rimozione dell’amianto

“Considerata la diffusione sul territorio regionale di manufatti contenenti amianto, presso edifici di proprietà sia pubblica che privata, la Regione, anche ai fini di tutela ambientale, sostiene le necessarie attività di bonifica, in particolare gli interventi a carico delle pubbliche amministrazioni“.

Così si legge nella pagina del sito istituzionale dell’ente regionale, in cui si trova la modulistica per accedere ai fondi. I contributi sono assegnati con bandi appositi, ed ai finanziamenti si accede in base ai criteri di priorità definiti con deliberazione della Giunta regionale n.1118/2004.

Con l’App Amianto, messa a disposizione gratuitamente dall’associazione, mentre si eseguono le bonifiche, è intanto possibile aiutarsi per visionare la mappa ed effettuare nuove segnalazioni. Inoltre i cittadini possono richiedere la consulenza gratuita legale e medica chiamando il numero verde gratuito 800.034.294.

Maltempo al Nord Italia, le disposizioni per l’amianto

Maltempo, grandine al nord
grandine, maltempo in Italia

Friuli Venezia Giulia e Lombardia si rimboccano le maniche per una rimozione straordinaria dell’amianto danneggiato a seguito del maltempo.

Sono stati infatti giorni difficili per le regioni del Nord Italia, particolarmente colpite dalle perturbazioni che si sono susseguite dal mese di luglio. Hanno portato anche alla precipitazione di grandine di maxi dimensioni.

La Regione Friuli Venezia Giulia ha attivato delle modalità straordinarie per la rimozione e la raccolta di amianto da parte dei proprietari di edifici danneggiati dai recenti eventi di maltempo. A Melzo, invece, la cittadina che ha visto cadere chicchi di grandine di enormi dimensioni, la preoccupazione è principalmente per le vecchie coperture. Emanata un’ordinanza con procedure speciali per il recupero.

Friuli: a Pordenone rimozione amianto in deroga

L’inviton del Comune di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia, è quello di seguire le indicazioni operative diramate per le operazioni di rimozione e raccolta. Sarà valida fino al 30 settembre l’autorizzazione ad operare in deroga alle procedure ordinarie e riguarderà solo gli edifici segnalati precedentemente al Comune per i danni derivanti dal recente maltempo.

La deroga non trova applicazione per manufatti di altezza superiore ai due metri; manufatti contenenti amianto libero o in matrice friabile; materiali per cui sia necessario procedere a demolizione di opere murarie; materiali che necessitino di taglio o rottura per essere rimossi.

Melzo devastata dalla grandine, aggiornamenti amianto

maltempo melzo
I danni della grandine a Melzo (foto: In Meteo)

A Melzo, in Lombardia, cittadina dell’hinterland della Città Metropolitana di Milano, la grandine grossa come palline da tennis ha provocato forti danni. Il maltempo non è stato clemente con la cittadina del milanese e l’amministrazione comunale ha dovuto emanare un’ordinanza per verificare lo stato delle coperture in cemento amianto ancora presenti.

Il provvedimento impone ai proprietari di edifici, incluse le proprietà di Enti Pubblici, agli amministratori condominiali ed a chiunque a qualsiasi titolo vanti diritti reali su immobili di “provvedere a propria cura e spese e nel più breve tempo possibile, alla immediata messa in sicurezza delle coperture in cemento amianto che si fossero danneggiate o fessurate per il tempo strettamente necessario alla rimozione della copertura“.

In pratica dovranno presentare uno specifico piano di bonifica e sostituire il manto di copertura danneggiato. Inoltre, entro il 7 settembre 2023, dovranno aggiornare lo stato di valutazione del grado di degrado (ID) delle coperture esterne in cemento amianto. “Qualora il risultato dell’Indice di Degrado produca un valore che preveda la rimozione della copertura entro i dodici mesi – si legge nell’ordinanza – procedere con la presentazione di specifico piano di bonifica e successivamente sostituire il manto di copertura danneggiato nei tempi indicati“.

La mappatura amianto e l’impegno dell’ONA

La bonifica dell’amianto è un passo fondamentale a tutela della salute pubblica e per l’ambiente. Lo sostiene da sempre l’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto, con il suo presidente, avv. Ezio Bonanni.

L’associazione ha messo a disposizione di tutti i cittadini, per segnalazioni e per visualizzare la mappa dei siti ancora contaminati dall’amianto. Un’utile app da scaricare gratuitamente.

L’amianto è ancora diffusissimo perché l’industria italiana ha utilizzato l’asbesto per le sue caratteristiche in moltissimi applicazioni. La scia di dolore che ha causato, infatti, non si arresta perché in troppi ancora si ammalano e muoiono come riporta “Il Libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“.

L’ONA sostiene da sempre le vittime non solo dell’amianto ma di tutti gli agenti cancerogeni. Si può richiedere chiamando il numero verde gratuito 800 034 294.

L’ “Ambiente” visto dal generale Roberto Vannacci

generale Roberto Vannacci
Generale Roberto Vannacci - foto: Vincenzo Di Canio Esercito Italiano

Il Generale Roberto Vannacci si trova al centro dell’attenzione a causa delle sue opinioni sulla sessualità, espresse nel libro “Il Mondo al Contrario”. Nel testo, Vannacci affronta anche il tema dell’ambientalismo. Tuttavia, c’è chi potrebbe aver voluto attirare l’attenzione del governo sulle sue denunce riguardanti i militari colpiti dall’Uranio Impoverito.

Cosa sostiene il Generale Vannacci

Il contenuto omofobo e sessista presente nel testo scritto da Vannacci, ha scatenato un’accesa discussione sia in campo politico sia tra la gente comune. Tuttavia, l’articolo 1472 del codice militare (D.lgs. 66/2010 in vigore dal 27.03.2012) garantisce ai militari in servizio la “Libertà di manifestazione del pensiero da parte dei militari in servizio”.

Per quanto riguarda la posizione del nostro giornale, il generale dedica una sezione anche agli “ambientalisti della domenica”. Nel secondo capitolo del suo saggio: “L’Ambientalismo”, Vannacci dedica un ampio spazio a questo argomento, che noi abbiamo cercato di sintetizzare senza diminuire l’importanza delle tematiche affrontate: dal cambiamento climatico all’inquinamento, fino all’ambientalismo estremo e così via.

Le opinioni del generale sono critiche verso l’ambientalismo estremo e sottolineano l’importanza di trovare un equilibrio tra la salvaguardia dell’ambiente e lo sviluppo umano. Secondo Vannacci, l’ambientalismo estremo trasforma il rispetto per la natura in una sorta di principio religioso, creando divisioni ideologiche invece di concentrarsi su soluzioni concrete.

L’ambientalismo non è una moda

Vannacci prende di mira anche “l’ambientalismo alla moda”, rappresentato, secondo lui, da figure come Greta Thunberg e attivisti vari. Sottolineando come sia spesso utilizzato per propagandare scenari apocalittici e spingere a decisioni discutibili per il bene del pianeta. Tuttavia, queste decisioni potrebbero comportare un deterioramento del benessere attuale in nome di un futuro incerto, afferma il generale.

Questi sostiene che lo sviluppo umano e il benessere sono indissolubilmente legati all’utilizzo delle risorse naturali. L’ufficiale mette in evidenza come la lotta per la sopravvivenza abbia spinto l’umanità a migliorare le proprie condizioni di vita, e sebbene le azioni umane abbiano un impatto sull’ambiente, esse riflettono la necessità di migliorare la qualità della vita stessa.

I dubbi sull’allarme climatico

A proposito dei cambiamenti climatici, l’alto ufficiale dell’Esercito Italiano afferma, con tanto di documentazione, che il clima è sempre cambiato nel corso della storia del pianeta. L’autore suggerisce che l’umanità dovrebbe concentrarsi sulla sua adattabilità ai cambiamenti climatici anziché cercare di fermarli completamente. L’adattamento ai cambiamenti climatici e l’implementazione di soluzioni concrete e realistiche sono essenziali, secondo l’autore, per affrontare le sfide ambientali attuali.

Di recente, è scritto nel testo, è stato proposto un “contatore climatico” che indica una presunta data di punto di non ritorno, suggerendo che l’Apocalisse è inevitabile se non si agisce immediatamente.

Per il generale, il “climate clock”, sembra essere più un espediente allarmista che una previsione scientifica. La scienza non può prevedere con precisione il momento dell’Armageddon – afferma – e le ipotesi sul cambiamento climatico enfatizzano le conseguenze del riscaldamento piuttosto che una distruzione improvvisa. Il parere del “punto di non ritorno” – scrive – si basa su un rapporto del 2018 dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, che è stato distorto e manipolato.

Eco-ansia: una strategia per terrorizzare le persone

L’eco-ansia, diffusa attraverso video e discorsi emotivi, sembra giocare sulla paura della distruzione per promuovere determinate agende. Le prospettive apocalittiche potrebbero essere utilizzate per ottenere donazioni e partecipazioni, minando la capacità di una riflessione razionale e sensata. Una strategia, questa, secondo Vannacci, di terrorizzare le persone con scenari catastrofici, utilizzata già nel passato, nelle religioni.

“Ma io che sono un po’ malizioso credo che questa ossessiva mania di terrorizzarci con prospettive apocalittiche abbia ben altri fini connessi sempre al vile denaro”, chiosa l’ufficiale.

Il punto sull’inquinamento atmosferico

Sull’inquinamento atmosferico, sottolinea, che è legato a condizioni di vita diverse nel mondo. Nei Paesi ricchi, sono proprio le attività “inquinanti”, a finanziare la ricerca, l’innovazione tecnologica, la sanità, gli ospedali, l’istruzione, le strutture che consentono migliori condizioni di vita, “ma il saldo complessivo è decisamente positivo”.

Invece, dovunque il generale sia stato in missione in Africa, “ho sempre visto roghi di immondizia”.

Un equilibrio tra benessere umano e conservazione ambientale

Nella prima parte del capitolo, Vannacci prospetta che l’obiettivo dovrebbe essere un equilibrio tra benessere umano e conservazione ambientale, piuttosto che abbracciare estremismi ideologici.

L’autore è molto critico verso alcune politiche ambientali che, a suo parere, ostacolano lo sviluppo di infrastrutture idrauliche necessarie per gestire gli effetti dei cambiamenti climatici, come alluvioni e siccità. Non si spiega perché da almeno un ventennio non siano stati realizzati invasi per trattenere l’acqua piovana e dighe per regolare il flusso dei fiumi e dei torrenti.

“L’acqua che ha spazzato via le auto e allagato i campi in Romagna è la stessa che avrebbe potuto salvare città, coltivazioni, allevamenti e agricoltori dal rischio siccità nei periodi caldi”. Ma, afferma Vannacci, “ogni progetto viene ostacolato dai verdi, dagli ambientalisti, dagli amanti degli animali, dagli eco-ansiosi, dai progressisti, dai sostenitori delle trote e delle anguille, dai protettori delle lontre e dai fanatici della legge sulla restaurazione della Natura, tanto cara a Timmermans, che le dighe le vorrebbe distruggere per lasciar libero il passo a salmoni e lamprede”.

A proposito del rapporto tra sviluppo economico e ambiente, l’autore sottolinea che lo sviluppo economico sostenibile è compatibile con la conservazione dell’ambiente e che il progresso tecnologico può contribuire a ridurre l’impatto ambientale.

Impatto delle scelte ambientali sull’economia e sulla società

Secondo il generale, le scelte ambientali, come lo European Green Deal, hanno causato un impatto sull’economia e sulla società, numeri alla mano.

La Banca Mondiale – scrive – segnala che dal 2008 al 2022, il PIL dell’Unione Europea è cresciuto del 20% (da 14mila a 17mila miliardi di dollari), mentre quello degli Stati Uniti è quasi raddoppiato (da 14mila a 25.500 miliardi). La Cina, addirittura, lo ha quadruplicato (da 4500 a 18mila miliardi di dollari).

Visti questi dati, sorprende che i Paesi maggiormente inquinanti – vedi la Cina – hanno registrato incrementi di crescita nettamente superiori a quei Paesi che hanno, invece, seguito disposizioni sostenibili.

In altre parole, commenta Vannacci, “i provvedimenti green dell’Unione Europea hanno fortemente contribuito a trasformare il Vecchio Continente da produttore netto a consumatore netto di beni andando a distruggere la nostra capacità produttiva”.

Attivisti senza cognizioni scientifiche

L’attivismo ambientale sembra spesso concentrarsi su obiettivi irrealizzabili – afferma l’autore -, creando un fronte dell’opposizione piuttosto che presentare soluzioni pratiche. Per esempio, la lotta contro il nucleare ha portato i Paesi a una dipendenza maggiore dai combustibili fossili, aumentando le emissioni inquinanti.

Come pure l’opposizione agli organismi geneticamente modificati (OGM) ha ostacolato l’innovazione agricola. E ciò non ha fatto altro che portarci all’importazione di OGM per la produzione alimentare. Inoltre – secondo Vannacci – le posizioni degli attivisti spesso mancano di fondamento scientifico e questo contribuisce a paradossi e problemi reali. Infatti, è riportato nel capitolo, l’American Association for the Advancement of Science, l’American Medical Association, la National Academies of Sciences e la Royal Society of Medicine hanno ribadito che gli OGM non comportano maggiori rischi rispetto ai cibi modificati attraverso le normali tecniche di incrocio.

Le suddette associazioni e la stessa Commissione Europea – è scritto – hanno, quindi, sottolineato che non si riscontra in letteratura scientifica, o in altra fonte, alcuna notizia di effetti avversi sulla popolazione umana che possano essere collegati agli OGM.

Per quanto attiene l’Italia, il nostro Paese vieta la coltivazione degli OGM ma ne importa centinaia di tonnellate, per fornire “prodotti tipici italiani”. Ma questa politica “ha generato un deficit annuo del settore agricolo che, nel 2017, si stimava in 5miliardi di euro”.

Sottolinea, quindi, il Gen. Vannacci, che “le giustificazioni pseudoscientifiche addotte dagli estremisti dell’ambiente e dai ribaltatori della realtà si sono dimostrate prive di alcun fondamento e hanno condotto a scelte dimostratesi deleterie per l’ecosistema stesso”.

Dal canto loro, recita il testo, “Tutto un complotto – tuonano gli ambientalisti – che muniti di un sostegno ideologico piuttosto che scientifico ostacolano ogni ricorso agli organismi ingegnerizzati”.

La retorica dei “no”

La retorica dei “no” – dichiara Vannacci – ha ostacolato sviluppi cruciali come il Gasdotto dall’Azerbaijan, che ha ridotto le importazioni russe di gas e preservato la spiaggia di San Foca nel Salento. Secondo il movimento “NO TAP”, il gasdotto avrebbe aumentato l’inquinamento e i costi energetici. L’opposizione alle trivelle ha impedito l’estrazione di gas dalla Zona Economica Esclusiva (ZEE) in Adriatico. Mentre i Croati hanno sfruttato il potenziale, generando energia e lavoro. “Fortunatamente – scrive Vannacci – il governo ha recentemente sbloccato i permessi per estrarre gas e autorizzato nuove trivellazioni alla ricerca di possibili nuovi giacimenti”.

Oppure l’opposizione alla TAV. Il Treno ad Alta Velocità è necessario per l’economia italiana e l’Europa. Migliorerebbe l’ambiente e ridurrebbe i costi di trasporto, consentendo anche viaggi sostenibili.

Invece, i facinorosi e violenti dimostranti continuano a sabotare la TAV. “Rigorosamente incappucciati hanno tentato di divellere cancelli e recinzioni e hanno ingaggiato le forze dell’ordine con lanci di pietre, sassi, petardi e bombe carta. L’ennesima conferma della nauseabonda e disgustosa logica del Mondo al Contrario”.

L’opposizione ai motori termici è guidata dall’ideologia

Le politiche ecologiste bloccano infrastrutture vitali, aumentano i costi e non migliorano l’ecosistema. L’opposizione ai motori termici è guidata dall’ideologia. Ma le auto elettriche presentano problemi, dall’impatto del ciclo di vita alle sfide di ricarica e produzione energetica.

La conversione all’elettrico richiederebbe enormi investimenti per auto e infrastrutture, influenzando l’economia e la vita delle persone.

L’influenza dell’Europa sulle emissioni globali è minima e altre nazioni stanno incrementando l’uso del carbone. “Pechino aumenta la produzione da centrali a carbone utilizzando tale energia super-inquinante per realizzare la componentistica necessaria per le rinnovabili esportate in Occidente”.

Vannacci mette in discussione l’efficienza e l’efficacia dell’auto elettrica.  “Inefficace perché non raggiunge l’obiettivo valendo notevolmente meno dell’un percento delle emissioni globali di anidride carbonica. Inefficiente perché quell’infinitesimo di guadagno in termini di esalazioni ci costerà enormemente”.

Studi sul life cycle delle vetture elettriche dimostrano che tra ciclo produttivo, impiego e smaltimento delle auto elettriche, le emissioni di CO2 sono uguali, se non maggiori, a quelle necessarie per le auto a motore termico.

La stessa TOYOTA ha di recente dimostrato a Davos, numeri e grafici alla mano, “l’inconvenienza green dei motori full electric, se paragonati agli ibridi che mantengono in vita il propulsore termico”. “La Svizzera ha fatto marcia indietro poiché le ricariche consumano troppa energia”. E sono proprio i partiti ecologisti a chiederlo.

Ai miliardi di Euro, da qui al 2030, per la produzione delle elettriche, si aggiungano, poi, i costi di adeguamento della rete, delle infrastrutture e l’installazione di milioni di colonnine di ricarica.

E le tasse sui motori elettrici potrebbero aumentare a causa della perdita di entrate dalle accise sui combustibili fossili, fa notare il generale.

In conclusione

“Potrei continuare a citare decine di situazioni paradossali che coinvolgono l’ambientalismo da strapazzo – scrive l’ufficiale – ma per pietà del lettore…” si è limitato a qualche esempio.

“Alla fine – conclude il Gen. Vannacci – considerando l’assurdità delle pretese ecologiste, le strategie dei no e l’assenza pratica di proposte alternative viene un legittimo dubbio: ma non è che l’ambientalismo e l’ecologia ideologizzata siano solo un paravento e una maschera per nascondere il desiderio di sovvertimento totale del sistema che sino ad oggi ha consentito benessere, progresso, sviluppo e prosperità?”.