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Fotovoltaico gratis al posto dell’amianto

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Dal 2024 le imprese che decideranno di installare un impianto fotovoltaico sul proprio tetto, avranno la possibilità di eliminare l’amianto in maniera gratuita. 

Ad offrire questa possibilità è un’altra impresa, la Gift Solutions di Padova, che lo ha annunciato in occasione di un evento organizzato sul tema dei modelli di riqualificazione delle zone industriali.

Via l’amianto: arriva l’impianto fotovoltaico

In pratica la società – attraverso il servizio denominato FV Cloud – “regala” l’impianto fotovoltaico e sostituisce gratuitamente l’amianto sul tetto dell’impresa idonea. In cambio, il risparmio generato sarà riconosciuto dall’impresa alla Gift per 10 anni, ma nel frattempo l’azienda risulterà riqualificata e amianto free. Non solo: per i successivi 20 anni potrà beneficiare di energia pulita gratuita.

Non ci sono incentivi da richiedere né finanziamenti da ottenere. Per beneficiare di questa opportunità, alle imprese interessate basterà disporre di planimetrie, visura aziendale e bollette dell’ultimo anno. Questa documentazione permetterà di verificare se esiste la possibilità di rimuovere l’amianto ed allo stesso tempo installare l’impianto fotovoltaico.

Riqualificazione industriale e neutralità climatica

L’evento sulla riqualificazione industriale era organizzato dall’associazione Padova Europea. Quest’ultima è un’associazione che promuove attività di approfondimento e di aggregazione sociale per avvicinare i cittadini alla vita politica e istituzionale. Il suo obiettivo è sviluppare proposte e contenuti che avvicinino la realtà locale ai migliori standard delle politiche pubbliche europee, con una visione riformista e innovatrice.

Il progetto della Gift Srl invece si inserisce nel contesto più ampio che vede la città di Padova tra le 9 città italiane selezionate dalla Comunità Europea per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2030. Per dieci anni, con l’installazione gratuita di un MW di impianti, il risparmio si condivide con l’installatore, poi l’impianto resta all’azienda beneficiaria. E quest’ultima per altri 20 anni potrà beneficiare di energia pulita gratuita.

Il progetto è infatti partito proprio da Padova. Poi si è allargato nel 2023 anche per le aziende ricadenti nelle province di Bologna, Vicenza e Verona.

Benefici del fotovoltaico per le imprese

In generale i benefici del fotovoltaico per le imprese sono molteplici. Innanzitutto un notevole risparmio in bolletta per l’utilizzo di energia solare anziché restare dipendenti dalle fonti energetiche tradizionali; il solare infatti consente di generare elettricità propria in modo autonomo.

L’indipendenza energetica, inoltre, può risultare particolarmente utile in caso di interruzioni dell’alimentazione elettrica generale o in situazioni di instabilità. 

Le aziende che usano fonti rinnovabili e pulite di energia possono anche beneficiare della valorizzazione dei loro immobili. Tali edifici infatti possono diventare più appetibili sul mercato immobiliare. Ultimo, non per importanza, l’utilizzo di energia solare può migliorare l’immagine aziendale, dimostrando l’impegno verso pratiche sostenibili e responsabili dal punto di vista ambientale. Questo può essere un vantaggio perché può determinare un’opinione positiva dei clienti e dei partner commerciali e contribuire fattivamente alla riduzione delle emissioni di carbonio.

ONA contro l’amianto e per le bonifiche

L’associazione ONA è attiva senza sosta nella lotta contro l’amianto e per sollecitare le bonifiche sul territorio. Costantemente inoltre aggiorna la mappatura attraverso l’App Amianto, a cui chiunque può inviare segnalazioni.

“È necessario accelerare con le bonifiche – afferma l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – che dopo 30 anni dalla legge che ha vietato il minerale killer sono fortemente in ritardo. Occorre evitare nuove esposizioni e altri morti. L’amianto è ancora presente in Italia in oltre un milione di siti e micrositi”. L’amianto provoca ancora numerosi morti ogni anno, come riporta il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto sostiene da sempre le vittime dell’amianto e non solo. Numerose infatti sono anche le vittime di tutti glialtri agenti cancerogeni. Tutti gli interessati ad informazioni o a una consulenza gratuita in materia ambientale e di salute, possono richiederle chiamando il numero verde gratuito 800.034.294.

Fibrocemento ecologico VS amianto

microcemento ecologico vs amianto
microcemento ecologico vs amianto

Cosa si realizza in fibrocemento ecologico

Le lastre in fibrocemento ecologico rappresentano un prodotto di punta del settore, l’impasto è miscelato con fibre naturali o polimeriche, di queste tra le più utilizzate ricordiamo le fibre ecologiche in PVA.

Fibre in PVA

Nel caso delle fibre in PVA (polivinilalcool), si utilizza un materiale monofilamentoso che si aggiunge al cemento; gli operatori inseriscono poi le fibre in PVA tridimensionalmente dall’alto all’interno alla massa cimentizia.

La principale caratteristica di queste fibre è la loro forte coesione con la matrice cementizia: in caso di rottura del manufatto, la fibra resta fortemente ancorata al cemento. A differenza delle fibre di amianto, quelle di PVA possono allungarsi fino al 10% della loro lunghezza.

Fibre naturali di origine vegetale

La produzione di fibrocemento utilizza anche fibre di origine vegetale.

Queste fibre derivano da fonti rinnovabili, costano meno delle fibre polimeriche, hanno un impatto completamente ecologico e risultano riciclabili. La ricerca e lo sviluppo continuo delle fibre vegetali ampliano costantemente il loro impiego nel settore edile e nella produzione di manofatti in fibrocemento.

Differenze tra fibrocemento ecologico e amianto

L’utilizzo più popolare dell’amianto come rinforzo del cemento è stato senz’altro rappresentato dai pannelli ondulati per coperture, anche chiamati eternit sposando il nome del produttore.

Queste erano una soluzione molto conveniente, erano impermeabili e fortemente isolanti.

La produzione delle lastre in amianto fu realizzata a partire dal 1901 con macchine Hatschek, autore del cemento – amianto.

Balangero (TO) rappresentò la principale miniera a cielo aperto europea, fattore che influì in maniera determinante sui costi di approvvigionamento del materiale in quanto i costi del trasporto risultavano ridotti.

Ecco allora come in cemento – amianto si realizzassero coperture, tubazioni, vasche per l’acqua potabile, furono tra i principali manufatti impiegati, mentre l’amianto era unito al cemento per formare la malta con cui si ricoprivano le tubature dell’impianto di riscaldamento.

Un altro vantaggio dell’impiego delle coperture in amianto era la lunga durata, quasi 20 anni.

Oggi, come sappiamo, l’amianto non si utilizza più perchè è stato messo al bando; le fibre che lo sostituiscono, come abbiamo evidenziato, rendono i manufatti e ole opere edili più resistenti. Il fibrocemento ecologico non solo esclude l’amianto, ma indica anche un materiale prodotto con un processo a bassissimo impatto ambientale e completamente riciclabile.

Dove troviamo il fibrocemento

Questo materiale vede un largo impiego nell’edilizia moderna.

Il fibrocemento ecologico ha una vita media utile dichiarata di circa 15 anni.
Gli intonaci fibra-rinforzati sono impiegati sia nella realizzazione di nuovi intonaci, sia nella ristrutturazione di parti d’intonaco esistente.

L’impiego del fibrocemento ecologico si individua principalmente nelle lastre piane così come comignoli e canalette di scolo dell’acqua.

Questa tipologia di lastre si destinano al rivestimento di facciate esterne o pareti interne e sono disponibili in diversi colori, con una buona resistenza alle radiazioni UV.

Si realizzano in diversi profili: ondulate tradizionali, per coperture alla romana con una parte piana, per tetti alla francese e piane.

Mesotelioma pleurico: l’analisi del respiro

mesotelioma pleurico
mesotelioma pleurico, analisi del respiro

Mesotelioma pleurico: l’analisi del respiro

Nuovi approcci terapeutici e di ricerca attestano che l’analisi del respiro rappresenta la prospettiva più promettente per individuare questo tipo di patologia

Parliamo di respiromica, ovvero lo studio dei composti organici volatili contenuti nel respiro, è un’area di ricerca sempre più indagata e potrebbe essere utilizzata per effettuare lo screening dei pazienti a rischio di cancro ai polmoni.

Il suo successo si addebita alla sua scarsa invasività e alla potenzialità di diventare strumento di analisi precoce, prima arma del medico e del paziente per affrontare la malattia.

E’ senz’altro una prospettiva ma si rimane in attesa che si confermi la bontà del metodo e che divenga disponibile nella diagnostica di routine, le premesse sembrano confermare le speranze riposte in questo esame.

Grazie allo sviluppo e all’uso delle nuove nanotecnologie (la tecnologia dell’infinitamente piccolo), il metodo consente di individuare l’esistenza di prodotti biologici del tumore (VOC – composti organici volatili) presenti in piccolissima quantità nell’aria espirata dei soggetti affetti da tumore del polmone.

Un semplice test consistente nel respirare in un boccaglio collegato all’apparecchio rilevatore, sarebbe in grado di distinguere i soggetti sani da quelli ammalati e, pare anche, di distinguere tra i diversi tipi di tumore maligno (tipo istologico).

Lo studio italiano sul mesotelioma pleurico

Un importante studio sull’insorgere del mesotelioma pleurico è stato condotto da Claudio Sorino, la ricerca è pubblicata dal Journal Clinical Medicine.

La ricerca conferma il triste dato per cui questo tipo di tumore insorge soprattutto nei maschi ed è associato all’esposizione all’amianto, parliamo dell’80% dei casi rilevati dalla ricerca italiana citata.

L’esposizione all’amianto sarebbe, infatti, individuata come causa di infiammazione pleurica prolungata, producendo radicali liberi e interferendo con la mitosi sarebbe causa ancora di attivazione di proto-oncogeni.

Questo tipo di patologia ha una lunga latenza, parliamo di un periodo di almeno 10 anni, quindi, dall’inalazione delle fibre alla comparsa dei primi sintomi si rileva per la maggioranza dei casi, una richiesta di intervento tardiva, e quindi, quando la malattia è in stadio avanzato.

Le attuazioni terapeutiche sono limitate e il mesotelioma pleurico rimane una malattia con prognosi sfavorevole, incurabile.

Quando si parla di questa situazione clinica estremamente critica, parliamo di un intervento multidisciplinare che prenda in considerazione istologia, stadiazione, età, comorbidità.

Nuovi progressi

Alcuni recenti rapporti indicano un trend in miglioramento riguardo alla sopravvivenza dei pazienti, da un anno a tre anni, con una variazione in percentuale che passa dal 38% al 40%.

Chirurgia e immunoterapia

La chirurgia radicale per la patologia è stata proposta con approcci multimodali, che la combinano con altri trattamenti come la chemioterapia, la radioterapia e l’immunoterapia. 

Nel dettaglio, l’immunoterapia emerge come possibile strategia terapeutica per il mesotelioma pleurico, ed è considerata oggi il trattamento più efficace.

E’ stata approvata dalla Food and Drug Administration come regime di prima linea per i pazienti con mesotelioma pleurico in stadio avanzato.

La ricerca attuale sul mesotelioma pleurico

L’attuale ricerca si è concentrata sui biomarcatori del cancro ai polmoni suscitando da tempo molto interesse, con tre principali scopi potenziali:

1.  screening nelle persone a rischio (sia esposti all’amianto che familiari in casi di mesotelioma pleurico “geneticamente correlati”); 

2.  migliorare il processo di diagnosi nei pazienti con versamento pleurico o altre anomalie, come l’ispessimento pleurico; 

3.  valutare le risposte al trattamento e la valutazione prognostica. 

L’importanza dello screening

I procedimenti di screening dovrebbero essere test minimamente invasivi ed economici in grado di identificare il tumore tra le popolazioni esposte all’amianto al fine di trattare potenzialmente la malattia nelle fasi iniziali. 

Nonostante sia relativamente invasiva, la toracoscopia medica o chirurgica può consentire la diagnosi e la stadiazione e, allo stesso tempo, offrire trattamenti definitivi per contrastare la recidiva del versamento pleurico maligno.

Ulteriore, e molto interessante branca di ricerca prende in considerazione la potenziale implicazione dei biomarcatori del mesotelioma: è l’identificazione dei bersagli terapeutici.

I biomarcatori candidati possono essere molecole con caratteristiche diverse, come proteine ​​o loro frammenti, acidi nucleici, lipidi e metaboliti. 

Di conseguenza, i metodi per la loro identificazione variano notevolmente.

Riqualificare le aree industriali: cos’è FV Cloud di GIFT

Riqualificare le aree industriali
Riqualificare le aree industriali

Riqualificazione di modelli obsoleti a favore di nuovi impianti

La riqualificazione delle aree industriali, si traduce nella sostituzione di un modello obsoleto di visione d’impresa. Ci si avvia verso la rimozione dell’amianto preesistente sostituendolo con impianti fotovoltaici

Come riqualificare le aree industriali

Riqualificare le aree industriali prende il nome di FV Cloud di GIFT.

Il progetto – servizio è stato presentato a Padova in occasione dell’evento organizzato da Padova Europea a fine novembre e ha l’obiettivo di agevolare le imprese che presentano ancora strutture e coperture di amianto.

Cosa succede nel 2024

Le imprese provviste di planimetrie, visura aziendale e bollette dell’ultimo anno potranno richiedere la rimozione gratuita dell’amianto presente sui tetti e sostituirlo con un impianto fotovoltaico.

Non si parla di incentivi né di finanziamenti, è soltanto necessario essere in possesso di quanto sopra citato.

Trent’anni di energia pulita e rinnovabile è la promessa del progetto FV Cloud di GIFT.

E’ importante ribadire che in caso di idoneità dell’azienda questa usufruirà gratuitamente al servizio offerto di sostituzione dell’amianto in favore di un impianto fotovoltaico, aderendo a un programma di riqualificazione industriale.

Servizio FV Cloud

Nel dettaglio il servizio FV Cloud prende forma all’interno di un convegno pubblico su nuovi modelli di riqualificazione industriale di alcune zone prese in esame, il tutto organizzato da Padova Europea.

GIFT è una società che unisce tecnici, consulenti e professionisti green.

Efficienza energetica e attenzione all’ambiente sembrano rappresentare la mission GIFT, che si profila come realtà impegnata per il benessere del Pianeta, offrendo sia servizi di consulenza che assistenza e vendita.

Proprio GIFT, allora, sarà fautore della sostituzione senza costo del tetto in amianto, installando sul tetto dell’impresa un impianto fotovoltaico di sua proprietà attraverso il servizio FV Cloud.

L’impianto fotovoltaico sarà in grado di produrre energia gratuita dal sole, determinando un abbattimento importante dei costi dell’energia e un buon risparmio in bolletta.

«Quando ci arriva la richiesta per l’FV Cloud chiediamo che ci vengano inviate anche le bollette con i consumi energetici tipici dell’anno, oltre alla visura camerale dell’azienda e alle planimetrie del tetto. A quel punto valutiamo la fattibilità tecnica e finanziaria dell’intervento e, se l’esito è positivo, il cliente riceve comunicazione e si proseguono gli approfondimenti con sopralluoghi, dando il via alla progettazione necessaria alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico», spiega Riccardo Grigolon di GIFT SRL.

La tempistica

Sarà necessaria una prima settimana per valutare in maniera preliminare l’attuazione del progetto di riqualificazione industriale e trenta giorni per avviare le procedure di installazione dell’impianto fotovoltaico.

Le aziende che presentano il tetto in amianto si devono aggiungere i tempi di autorizzazione e sostituzione.

Il risparmio

Secondo parametri concreti, una società con 1.000 metri di capannone con un conseguente consumo per un impianto da 100 kW risparmierà almeno 120 mila euro per i primi dieci anni.

Alessandro Salvalaio, Presidente del CdA di GIFT Srl continua: «Chi ha il tetto in amianto risparmierà magari qualcosa di meno, ma eliminerà gratuitamente un bel problema».

Langhe, protesta a Clavesana contro rifiuti pericolosi

Osservatorio Nazionale dei rifiuti, Clavesana
Osservatorio Nazionale dei rifiuti

Clavesana dice NO: cittadini protestano contro il deposito

Il comitato “Clasesana dice NO” si è costituito in ottobre e cerca, con il consenso dei cittadini e delle realtà agro-vinicole di zona, di opporre resistenza al fianco del Comune, alla scelta di San Giovanni a Clavesana come sito di stoccaggio di rifiuti, anche pericolosi.

Clavesana dice NO è un comitato spontaneo che nasce per difendere il territorio da insidie che potrebbero compromettere identità ed economia del posto.

Contrastare il progetto configurandosi come comitato di protesta perché il luogo che sarebbe stato indicato è una fonte preziosa di acqua e rappresenta un geosito di interesse nazionale.

San Giovanni a Clavesana è attraversato, infatti, da circa venti sorgenti sotterranee e grazie all’acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi fornisce acqua potabile a più di 200 mila persone.

Il luogo scelto è ricco di sorgenti sotterranee (circa venti), è attraversato dall’acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi (che fornisce acqua potabile a 200 mila persone), ma anche da una grande galleria che raccoglie l’acqua del Tanaro a Clavesana e la convoglia alla centrale idroelettrica Edison, a Farigliano.

Meandro del fiume Tanaro, si caratterizza per l’andamento sinuoso e per i calanchi, ovvero caratteristiche formazioni geologiche che sono state inserite nell’elenco ISPRA.

Il sito indicato come luogo di stoccaggio è in stretto vicinato con ben 4 centri abitati: Cascina San Giovanni, frazione Pra, frazione Tetti di Clavesana, frazione Naviante di Farigliano.

Il rischio di contaminazione

Un sito di stoccaggio insidierebbe economia e patrimonio naturale della comunità piemontese.

I prodotti agricoli a rischio contaminazione, la svalutazione degli immobili a causa della vicinanza di un deposito rifiuti, in parte tossici sarebbero fonte di impoverimento per tutta la cittadina e i suoi abitanti.

Effetti negativi si prospetterebbero anche per il settore turistico una risorsa importante che ha risollevato le sorti della comunità dopo l’alluvione del 1994.

I numeri

Il comitato Clavesana dice NO conferma un diffuso timore anche in vista dell’ingente transito di rifiuti, si parla di circa 49 tonnellate, che è la quantità massima stoccabile, di rifiuti pericolosi quali amianto, cadmio, mercurio, gas in contenitori a pressione, liquidi antigelo, tubi fluorescenti e altri rifiuti contenenti mercurio, rifiuti solidi prodotti dalle operazioni di bonifica dei terreni, fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, pitture e vernici di scarto.

In pratica a pieno regime si parlerebbe di 230 mila tonnellate di rifiuti non pericolosi e oltre 3.000 pericolosi.

La paura degli incendi

Così come si accennava il Comitato “Clavesana dice NO” mostra evidenti preoccupazioni per la salute delle persone che abitano il luogo.

Basti pensare alla frequenza con cui si verificano incidenti in stoccaggi, depositi e discariche (sversamenti, incendi).

Soltanto tra il 2017 e il 2019 si contano, così come riporta il giornale “Cuneo 24dai 50 ai 112 incendi l’anno; la maggioranza si è verificata nel Nord Italia.

Un incendio nel deposito avrebbe gravissime conseguenze per l’aria (per dispersione di fumi tossici) e per il suolo e le acque sottostanti. 

La quantità di rifiuti prevista, inoltre, determinerebbe un importante traffico di tir, con conseguenze negative su emissioni, traffico e rischio incidenti.