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lunedì, Agosto 3, 2026
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Anfiboli: un’incursione nel mondo delle rocce e del minerale

Anfiboli rari
anfiboli rari, minerali e rocce

Gli anfiboli rappresentano una classe di minerali appartenenti alla famiglia degli inosilicati, noti per la loro struttura e le proprietà intriganti. 

Questi minerali, spesso confusi con altri nella loro famiglia, hanno giocato ruoli chiave nella geologia, nella creazione di gemme di valore come la giada e persino nell’uso industriale dell’amianto.

Sebbene sembrino solo dei piccoli frammenti del grande puzzle terrestre, rappresentano un elemento rilevante nel dipanare i misteri e la complessità delle rocce che compongono la crosta terrestre.

La loro storia affascinante racchiude tuttavia segreti oscuri e letali

Anfiboli: etimologia del nome

Anfiboli. Il termine deriva dal greco, “ἀμφίβολος”, “amphibolos” che significa “doppio senso” o “ambiguità”. Cosa che sottintende la complessità e molteplicità di caratteristiche del minerale, spesso confuso con altre pietre. 

Il nome fu assegnato dal famoso cristallografo e mineralogista francese René-Just Haüy (1743,1 giugno 1822) nel 1801.

Anfiboli o Horneblenda

Anfiboli o Hornblenda? Questo è il dilemma

Prima che il termine “anfibolo” diventasse predominante, un nome più antico, “Hornblenda,” indicava i comuni minerali anfiboli trovati nelle rocce. Il nome tedesco, originariamente associato alla lucentezza vetrosa e alla durezza dei minerali, è stato in seguito oggetto di dibattito. Si riteneva che il nome riflettesse l’aspetto ingannevole dei minerali, poiché sembravano metallici ma non producevano metallo.

Struttura e composizione

La struttura fondamentale del minerale consiste in catene di tetraedri di silice, connesse tra loro, che danno origine a forme cristalline, prismatiche o aghiformi. 

I tetraedri presentano poi una peculiare disposizione a doppia catena, con ioni di ferro e/o magnesio inseriti nella struttura.

E sono proprio gli ioni a conferire al minerale una varietà di colori, tra cui il verde, il nero, il bianco, il giallo e il marrone (talvolta è anche incolore).

Differenze e proprietà uniche

Gli anfiboli, generalmente di colore scuro, condividono molte caratteristiche tra loro e con i pirosseni (silicati appartenenti al gruppo degli inosilicati), rendendo la loro distinzione un compito complesso. 

Per identificarli correttamente si è reso pertanto necessario l’uso del microscopio ottico.

Ma veniamo alla differenza con i pirosseni. Gli anfiboli  si differenziano sostanzialmente per la loro struttura a doppia catena di silice, in contrasto con la struttura a singola catena dei primi. 

Inoltre, la formazione di piani di clivaggio (naturale tendenza di determinate strutture a separarsi) degli anfiboli avviene a circa 120 gradi. I pirosseni invece li formano a 90 gradi.

Dove si trova in natura 

La presenza dell’Anfibolo è comune sia nelle rocce ignee sia in quelle metamorfiche, cosa che lo rende un componente essenziale delle formazioni geologiche. 

Si trova maggiormente nelle rocce intermedie e felsiche rispetto alle rocce mafiche, a causa della presenza di ioni ferro o magnesio. 

È presente altresì in diverse rocce plutoniche e vulcaniche ed è un costituente primario delle anfiboliti e delle andesiti.

Varietà di anfiboli

Anfibolo

Secondo il mineralogista britannico Bernard E. Leake,esistono almeno settantasei varietà di anfiboli.  

La nomenclatura minerale, presentata dal mineralogista, li suddivide in quattro principali gruppi basati sull’occupazione dei cationi nel gruppo B, evidenziando così la vasta gamma di variazioni chimiche presenti.

Tra le più rilevanti vi è l’amianto anfibolo, noto per le sue proprietà fibrose e per la sua pericolosità per la salute umana. 

Quanto alle sottospecie, alcune vengono comunemente chiamate “amianto“, come la cummingtonite/grunerite, la tremolite/actinolite e la riebeckite.

La classificazione degli anfiboli comprende varie specie minerali, ognuna con caratteristiche specifiche. Tra queste specie, si distinguono varietà ortorombiche come la holmquistite e serie monoclina come la pargasite, la winchite e l’edenite. Inoltre, alcuni minerali anfiboli formano serie di soluzioni solide, permettendo la sostituzione di elementi chimici come ferro e magnesio.

Il ruolo nell’economia 

Sebbene molti minerali anfiboli siano di valore economico limitato, alcuni hanno avuto un impatto notevole sull’industria. Il minerale d’amianto fu utilizzato in diversi settori, spaziando dall’edilizia alla produzione di pavimenti, rivestimenti e decorazioni, nonché nella costruzione di strade e letti ferroviari.

Poi, la svolta. In Italia l’amianto, in tutte le sue forme è stato messo al bando con la legge 257/92, per via della sua pericolosità. Cerchiamo di capire perché.

Le implicazioni ambientali e per la salute 

Le fibre di amianto possono portare a problemi polmonari, aumentando il rischio di cancro. Questa consapevolezza ha sollevato questioni importanti sull’uso continuato di tali materiali e ha portato a un esame approfondito delle implicazioni ambientali.

Alcuni dei principali problemi legati all’amianto includono:

  • Mesotelioma: un tipo di cancro che colpisce il rivestimento dei polmoni, dell’addome o del cuore, associata all’esposizione professionale all’amianto;
  • Asbestosi: una malattia polmonare cronica causata dall’inalazione di fibre di amianto. Questa condizione provoca cicatrici sui polmoni, causando problemi respiratori gravi;
  • Cancro polmonare: l’amianto è stato correlato a un aumentato rischio di cancro ai polmoni;
  • Malattie pleuriche: l’esposizione all’amianto può portare a problemi pleurici, come l’ispessimento del rivestimento polmonare (pleura) e l’effusione pleurica, un accumulo di liquido tra i polmoni e la parete toracica;
  • Problemi gastrointestinali: l’amianto può causare problemi all’apparato digerente, compresi disturbi dello stomaco e dell’intestino;
  • Effetti sull’apparato respiratorio: l’esposizione all’amianto può portare a problemi respiratori cronici come tosse, difficoltà respiratorie e fibrosi polmonare.

Ancora una volta, la bellezza e il fascino dei minerali manifesta una certa ambiguità. Sarà forse scelto per questi motivi il nome?

Fonti

PubMed

ScienceDirect

vedantu.com

pennmedicine.org

https://study.com/academy/lesson/amphibole-mineral-properties-structure.html

Amianto in Puglia, la Regione stanzia fondi per la rimozione

amianto abbandonato Palermo
amianto abbandonato a palermo

Arrivano 855mila euro di fondi dalla Giunta regionale contro l’amianto in Puglia. Lo stanziamento è arrivato su proposta dell’assessora all’Ambiente Anna Grazia Maraschio, per fornire sostegno ai Comuni pugliesi. I fondi infatti potranno essere spesi dai comuni per sostenere le spese di decontaminazione, smaltimento e bonifica dell’amianto nei propri territori. I fondi concessi andranno distribuiti ai cittadini che ne faranno richiesta per la bonifica.

È una misura molto importante per i nostri territori” – ha dichiarato l’assessora Maraschio. L’amianto in Puglia è infatti ancora presente in diversi luoghi. Parliamo di “vecchie rimesse, pollai, magazzini con tettoie in amianto. Un mosaico fittissimo, anche di piccole strutture, che però possono provocare danni molto seri alla salute delle persone“.

Fondi contro l’amianto in Puglia per tutelare i cittadini

Con la misura varata nei giorni scorsi saranno concessi, quindi, con procedura a sportello, arriveranno i contributi finanziari per la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica. A breve uscirà il bando.

Destinatari della misura saranno i Comuni pugliesi, al fine di incentivare e agevolare i cittadini negli interventi di eliminazione dei pericoli derivanti dalla presenza di amianto negli immobili di proprietà privata. L’entità del contributo massimo è proporzionata all’entità demografica dei comuni stessi. I contributi regionali finanzieranno la sola eliminazione dell’amianto e non, quindi, le spese di sostituzione delle parti rimosse.

amianto in puglia
Ass. Anna Grazia Maraschio

L’amianto è stato riconosciuto come un cancerogeno certo per l’essere umano e i rischi maggiori, in seguito a frantumazione del materiale, sono legati alla presenza delle fibre nell’aria” – ha detto l’assessora Maraschio. “Una volta inalate, le fibre si possono depositare all’interno delle vie aeree e sulle cellule polmonari, dove possono rimanere anche per tutta la vita, provocando serissime malattie, anche tumorali. Consapevole della pericolosità di questo materiale, ancora troppo presente sul territorio, ho fortemente voluto questa misura a sostegno dei Comuni, che ora possono adoperarsi per le bonifiche”.

L’impegno dell’Ona contro l’amianto in tutta Italia

L’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto da sempre sostiene che le pubbliche amministrazioni e le istituzioni debbano svolgere un ruolo attivo nella bonifica dei territori. L’associazione presieduta dall’ Ezio Bonanni, dunque guarda con favore ad iniziative simili.

L’Ona stessa è parte attiva nella lotta contro l’amianto nei territori, in tutta Italia. Ha infatti ideato e messo a punto una App gratuita dove è presente una mappatura dei siti ancora oggi contaminati e segnalati. Ognuno può fare la propria segnalazione, rendendosi utile alla collettività per la tutela dell’ambiente e della salute. La mappa può essere consultata liberamente in ogni momento. Bisogna infatti anhe per difendersi dalle esposizioni inconsapevoli: l’amianto causa moltissime malattie, come riporta il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022 dell’avv. Bonanni. L’Osservatorio è sempre a disposizione dei cittadini. Per una consulenza gratuita chiama l’800.034.294.

Tremolite: alla scoperta di un minerale affascinante

Tremolite: minerale di amianto
Tremolite: minerale di amianto

La Tremolite, con la sua storia, rappresenta un affascinante enigma nella tavolozza mineralogica. Risalendo alle sue radici nel XVIII secolo, emerge un intreccio di nomenclature confuse e località enigmatiche, che hanno plasmato il modo in cui percepiamo questo minerale metamorfico comune. Ma la Tremolite nasconde anche un lato oscuro. La sua varietà fibrosa è stata associata all’amianto, un aspetto che ha richiamato l’attenzione sul suo potenziale pericolo. Se inalata o ingerita è infatti altamente nociva e può provocare una serie di patologie asbesto correlate, incluse il nefasto mesotelioma. Scopriamo la sua storia

Val di Tremola
Val di Tremola

Benvenuti a bordo: etimologia incerta della Tremolite

Tremolite. Il suo viaggio inizia con un nome associato a un luogo che non le appartiene. Johann Georg Albrecht Höpfner, nel lontano 1789, battezzò la Tremolite con il nome della Val Tremola, nel massiccio centrale del San Gottardo, Svizzera. Tuttavia, il suo nome originario, “säulenspath“, testimonia la sua antica storia, risalente al 1782, quando Johann Ehrenreich von Fichtel, minerologo ungherese, scoprì campioni in Transilvania, Romania.

Quanto alla Val di Tremola, sorprendentemente, questo minerale non è mai stato rinvenuto lì. 

Moderne indagini hanno svelato che la vera località cui si riferiva il nome non era la Val Tremola, bensì Campolungo, a 14 km più a sud, zona rinomata per la scoperta dei grandi cristalli di corindone nel XIX secolo.

Questa scoperta ha sconvolto le fondamenta della sua storia, mettendo in discussione le radici storiche del suo etimo.

In ogni caso, il nome non è mai stato soggetto ai vari aggiornamenti sulla nomenclatura degli anfiboli, sfidando le tendenze di ridefinizione che hanno caratterizzato altre specie minerali.

Tremolite: classe di appartenenza

Intricata, variegata e talvolta oscura, la sua storia è un racconto affascinante di come la scienza e la geologia abbiano navigato tra nomi, luoghi e identità. 

Essa appartiene alla tremolite-actinolite-ferro-actinolite, una famiglia di anfiboli calcici definiti da parametri chimici e posizioni specifiche degli elementi all’interno della struttura cristallina. 

Caratteristiche della Tremolite

Attualmente, la Tremolite è suddivisa in due specie separate: la Tremolite, con ben 2713 località registrate secondo Mindat (dato del 2020), e la Fluoro-tremolite, con soltanto 10 località censite in Mindat. Tuttavia, si ritiene che la Fluoro-tremolite sia molto più diffusa di quanto indicato dal limitato numero di località catalogate.

La Tremolite è una presenza importante nelle rocce, soprattutto nelle formazioni carbonatiche metamorfizzate come skarn e marmi dolomitici. 

È frequentemente associata ad altri anfiboli e forma una serie continua con l’actinolite.

Il minerale si trova anche nelle rocce ultrabasiche alterate idrotermicamente (serpentinizzate), dove crea aloni fibrosi di contatto e, a volte, cristalli verdi dai colori vivaci. 

In questi ambienti, le varietà fibrose si manifestano insieme alle antofilliti, presentandosi come aggregati fibrosi intrecciati o lamelle di essoluzione. 

La distinzione tra i due minerali è dunque complessa e richiede analisi chimiche dettagliate.

Le varianti della tremolite includono la tremolite cromata, esagonite, byssolite, tremolite occhio di gatto e giada nefrite, ognuna con caratteristiche uniche e preziose nel loro genere.

Tremolite: aspetto

Consistenza e colore del minerale 

La consistenza varia dal granulare al fibroso, ma la sua apparizione sotto forma di cristalli ben formati è un evento raro. 

Può anche presentarsi come pseudomorfosi della Tremolite (l’esistenza di un minerale con la forma esterna di un’altra specie mineralogica) dopo i diopsidi, un fenomeno affascinante nell’evoluzione dei minerali. 

Il colore spazia da tonalità chiare come il bianco, il giallo, il grigio, bluastro e il marrone a colori più vivaci come il verde, il rosa, il lilla e il viola.

Cosa che dipende dalle impurità presenti, come il cromo o il manganese. 

Tuttavia, il colore non è un indicatore affidabile per distinguere la Tremolite da altri anfiboli in ambienti simili. Composizioni ambigue tra anfiboli a base di calcio sono comuni, e spesso più di un anfibolo è presente nella stessa località.

Esplorando le località in cui è più diffusa la Tremolite

Norvegia– Storakersvatnet: la località è rinomata per gli pseudomorfi di tremolite dopo il diopside. Gli affioramenti calcarei mostrano regolari ventagli biancastri di tremolite fibrosa;

Finlandia– Distretto minerario di Outokumpu: la tremolite verde, ricca di cromo, si trova in uno skarn di carbonato/tremolite attorno al margine occidentale di un corpo di peridotite serpentinizzata;

Madagascar– Massiccio di Ibity: si presenta spesso come cristalli euedrali verdi, di buona qualità e talvolta trasparenti.

Kenya– Mangari: associata alla presenza di gemme di corindone, la tremolite si trova in rocce ultrabasiche fortemente alterate, spesso in gneiss di alto grado.

E ancora, Colline Merelani, Monti Lelatema, distretto di Simanjiro, regione di Manyara, Tanzania.

Le miniere di tanzanite di Merelani sono anche una delle riserve più notevoli di tremolite al mondo. La tremolite, ricca di vanadio e probabilmente anche di cromo, è stata scoperta nel 2005.

Le miniere si trovano in rocce metasedimentarie con una storia complessa di metamorfismo, risalente a circa 600 milioni di anni fa, durante l’Orogenesi del Mozambico.

Uno sguardo oltreoceano

Ontario, Canada nel lago Salerno. Qui la Tremolite si presenta come cristalli di diverse sfumature, ma la maggior parte è friabile. 

Il minerale si trova in molti altri siti negli Stati Uniti d’America e ognuno di essi ha la sua storia geologica unica e caratteristiche distintive. 

Le cave e i siti in Connecticut offrono una panoramica della presenza di tremolite nella formazione di Stockbridge. Questo minerale, noto per la sua bellezza e varietà, è stato trovato in diversi contesti e forme, dai cristalli primari agli aggregati a ventaglio e ai pseudomorfi dopo il diopside.

Nel New Jersey, le miniere della Franklin Marble e della Lime Crest Quarry hanno rivelato tremolite associata ad altre specie minerali, come la grafite e la fluorapatite, donando al minerale tonalità diverse e fluorescenze sorprendenti. Anche nelle miniere di New York, come la Selleck Road, si trovano esemplari impressionanti di tremolite, spesso associati a altri minerali come la tormalina e la scapolite.

Fowler, nel nord dello stato di New York, offre poi un aspetto unico: la tremolite qui è particolarmente ricercata per il suo colore variegato, che va dal lavanda al lilla. Questa varietà è conosciuta come esagonite e si trova associata a rocce di talco-tremolite, risalenti a un ambiente marino di deposizione di carbonato.

Un minerale poco apprezzato dai collezionisti 

Tremolite
Tremolite: cristallo

Nonostante la sua presenza diffusa, la Tremolite non è mai stata uno dei minerali più ambiti dai collezionisti. Il suo colore e le fibre cristalline prive di venature non hanno infatti suscitato molta attenzione.

Tuttavia, esistono esemplari particolarmente interessanti, come i cristalli gemmosi verdi della Tanzania o quelli rosa/lilla provenienti dallo stato di New York, USA. Esemplari cristallini eccezionali possono essere trovati altresì nel terreno di Bancroft, in Ontario, Canada.

In rari casi, i cristalli gemmosi provenienti da Tanzania e Canada sono stati utilizzati per realizzare dei monili, ma la Tremolite non è mai salita al rango di “pietra preziosa”.

Troppo rara in qualità, non sufficientemente dura e con caratteristiche di taglio complicate, ha presentato sfide a chiunque cercasse di sfruttarla come pietra preziosa.

Significato della pietra e altre curiosità

La Tremolite è considerata una pietra zodiacale per Gemelli, Bilancia, Scorpione e Pesci, portando con sé simbolismi di pace, realizzazione e armonia.

Il suo significato antico e mistico si collega altresì a simboli di crescita spirituale, saggezza antica e benessere interiore.

La varietà bianca simboleggia la purificazione e la pace interiore, mentre quella verde è legata alla fortuna e all’equilibrio.

In base alla loro colorazione e vibrazione, le pietre sono state inoltre associate a proprietà curative, sia a livello fisico sia emotivo. 

Si dice che le proprietà fisiche di questo minerale abbiano effetti curativi su malattie cardiache, immunodeficienze e visione, mentre a livello emotivo favoriscano la felicità, l’autostima e la resilienza. 

Se a livello simbolico le pietre hanno un “presunto” effetto curativo, è altresì vero che la Tremolite è in realtà un killer invisibile. 

L’amianto: il lato oscuro 

In passato, la presenza di Tremolite, spesso associata al crisotilo, ha generato discussioni e ritardi nelle normative, a causa della difficoltà nel separare le diverse forme di amianto per scopi regolamentari.

Gli sforzi per regolamentarla sono stati ostacolati da una congiunzione di interessi. Le industrie che utilizzavano materiali contenenti tremolite esitavano infatti ad attribuirgli specifichi rischi associati all’amianto, come placche pleuriche, asbestosi e mesotelioma.

Eppure, i dati provenienti da regioni con miniere di crisotilo/tremolite indicavano che anche basse concentrazioni del minerale disperse nell’aria potevano tradursi in elevati livelli nei polmoni, persino in individui senza esposizione professionale. 

Risultato? L’accumulo nei polmoni o nell’addome, ha rappresentato la principale causa di alterazioni genetiche e malattie oncologiche, incluso appunto il mesotelioma, soprattutto tra i minatori. 

Utile precisare che secondo OSHA, non esiste un livello sicuro di esposizione all’amianto in qualunque delle sue forme. Ma per quali scopi si utilizzava il minerale?

Usi della Tremolite nell’industria

La Tremolite presenta una serie di proprietà che la rendono un minerale versatile: resistenza al calore, leggerezza, scarsa conducibilità elettrica, capacità di smorzare il suono e isolante, oltre a prevenire la corrosione. Queste qualità ne hanno fatto un materiale pregiato in svariati campi, tra cui isolamento, coperture, sigillanti e impieghi tessili.

Il minerale è stato utilizzato anche per le pastiglie dei freni, vernici, sigillanti, impianti idraulici e persino talco. 

Prodotti noti per contenere amianto Tremolite e causare malattie correlate includono il borotalco Johnson & Johnson, fortunatamente ritirato dal commercio (almeno nella sua formulazione originale) e i rivestimenti dei soffitti presenti nelle case costruite fino agli anni ’90.

In conclusione, sebbene il minerale abbia una storia affascinante, come recita un saggio proverbio: “se lo conosci, lo eviti”.

Fonti

semanticscholar.org

gemrockauction

Mindat.org

mesothleiomaguide.com

ScienceDirect Topics

Amianto a Pesaro. Bonifica vicino ad un Liceo, già segnalato dall’ONA

Scuola Amianto: 930mila euro per la morte di un’insegnante, pesaro
classe chiusa

Previsti per il nuovo anno i lavori per la rimozione della tettoia in amianto di un appartamento del centro storico vicino al Liceo artistico Mengaroni, a Pesaro. Una situazione grave che rischia di mettere in serio pericolo la salute di studenti e personale che frequentano l’Istituto, oltre degli inquilini e frequentatori dell’edificio. A dare l’allarme è stato un professore del Liceo, segnalando da ben cinque anni il pericolo di amianto a colui che ricopriva allora il ruolo di responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro.

«Quando lavoravo al Mengaroni, ho segnalato alla scuola la presenza di quella tettoia in amianto – racconta il docente Andrea De Biagi al Corriere Adriatico -. Inizialmente ho allertato, mi pare nel 2018, l’insegnante che si occupava delle questioni legate alla sicurezza, il quale ci aveva tenuto anche dei corsi di formazione specifici sull’argomento. Poi, tramite raccomandata, ho contattato direttamente la dirigenza scolastica a fine luglio del 2022».


Amianto, Pesaro: iniziano lavori di bonifica vicino al Liceo Artistico

Con l’anno nuovo si diventa tutti più buoni, o, come in questo caso, più consapevoli. Già, perchè la presenza di amianto nelle scuole, è un problema oggi ancora molto frequente. Basti pensare che in Italia sono ancora moltissime le scuole contenenti questo materiale pericoloso. La segnalazione del docente, avvenuta cinque anni fa, sembrerebbe essere caduta nel dimenticato, se si considera che la prima segnalazione ufficiale che risulta registrata al Comune e alla ASL del territorio risale ad aprile 2023, a firma dell’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione, insieme al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, infatti, si schiera al fianco delle vittime dell’amianto e a favore della bonifica, mettendosi a disposizione dei cittadini, così come nel caso degli studenti e del personale della scuola di Pesaro.

L’ONA al fianco di studenti e personale a rischio, non solo a Pesaro

Sono più di 10 anni che l’Osservatorio Nazionale Amianto dichiara che in Italia, sono più di di 2.400 le scuole contenenti amianto, con 352mila studenti e 50mila insegnanti a rischio esposizione. Si tratta di tutti coloro che hanno frequentato e lavorato presso gli edifici costruiti prima del 1992, vale a dire prima della messa al bando dell’asbesto, e non sottoposti a bonifica.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, già nel 2012, ha presentato un report sui plessi scolastici e universitari a rischio. E, in questi ultimi anni, molto è stato fatto. L’ONA continua il suo impegno per far emergere le condizioni di rischio amianto nelle scuole e nelle università. I singoli cittadini possono segnalare e richiedere la messa in sicurezza di scuoleuniversità e di tutti gli edifici pubblici che presentano amianto nelle fondamenta, sui muri e sui tetti. 

L’ONA e il report sull’amianto nelle scuole

Risale al 2012, il report sui plessi scolastici e universitari a rischio presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. E, in questi ultimi anni, molto è stato fatto ma non basta. L’ONA continua il suo impegno per far emergere le condizioni di rischio amianto. Nelle scuole e nelle università, così come negli edifici, sui posti di lavoro, nelle fabbriche, ecc. L’Osservatorio Nazionale Amianto, tutela tutti coloro che sono stati esposti ad amianto. Garantendo un assistenza medica e legale, oltre che assistenza in caso di previsto risarcimento.

Come fermare la strage da amianto

L’ONA e il suo presidente, lo ripetono da anni: l’unico modo per fermare la strage causata dall’amianto è perseguire la bonifica. L’obiettivo è quello di salvaguardare la salute umana e ambientale, ecco perchè anche i cittadini devono collaborare. Come? Segnalando i siti contaminati grazie all’App Amianto. In alternativa si può chiedere assistenza direttamente all’ONA, chiamando il numero verde 800 034 294.

Vasto, al termine i lavori di rimozione amianto dal capannone comunale

amianto abbandonato Palermo
amianto abbandonato a palermo

L’amianto, nonostante la messa al bando con la Legge 257 del 1992, è ancora un grave problema nel nostro paese. I siti ancora contaminati sono tanti ed è necessario velocizzarne la bonifica. Solo eliminando, in modo corretto, questo materiale, la sicurezza sarà garantita. Le fibre di amianto sono invisibili e prive di odore, dunque, tutti siamo a rischio. Ecco perché, i cittadini e le istituzioni devono prendere in mano la situazione e attivarsi per garantire sicurezza e benessere a cittadini, animali e ambiente. Insomma, per garantire la vita del nostro pianeta. Un altro tassello è stato fatto, grazie all’amministrazione comunale di Vasto che sta portando a termine i lavori di sostituzione della copertura in cemento amianto del capannone comunale, in via San Leonardo.


Vasto: intervento rimozione amianto

Come sappiamo, la rimozione e lo smaltimento dell’amianto devono essere eseguiti rispettando tutte le normative in termini di sicurezza e svolte da personale esperto. L’amianto, durante gli interventi rischia di sgretolarsi e disperdersi nell’aria, mettendo in serio pericolo non solo gli addetti ai lavori, ma tutti coloro che si muovono in quella zona. Dunque, nel caso di Vasto, i lavori sono stati pianificati in modo attento e scrupoloso, fanno sapere il sindaco Francesco Menna e l’assessore ai servizi manutentivi Alessandro D’Elisa. Lo scopo, del resto, è proprio quello di garantire sicurezza e benessere a cittadini e dipendenti.

Quali lavori sono stati eseguiti

Come si legge sulla testata online, zonalocale.it, la scelta di sostituire la copertura con pannelli isolanti ed impermeabili sandwich è stata dettata da un approccio a lungo termine. In linea con le linee programmatiche dell’amministrazione comunale. L’Ingegner Nicola Sciarra, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) del comune, è stato incaricato della progettazione e della direzione dei lavori. Così da garantire una gestione competente e attenta alla sicurezza.
“Abbiamo adottato tutte le precauzioni necessarie durante la rimozione dei pannelli in amianto – dichiara l’Ing. Sciarra – Prima della loro eliminazione, sono stati trattati con appositi prodotti per evitare la dispersione di fibre nocive”.

Importante garantire sicurezza sia durante i lavori che dopo

Sempre l’amministrazione comunale di Vasto fa sapere che, una volta ultimati i lavori, il capannone comunale sarà riconsegnato solo dopo essere sicuri delle condizioni di sicurezza. Saranno, difatti, eseguiti approfonditi controlli per assicurare la piena conformità agli standard di sicurezza e per garantire il corretto riutilizzo della struttura. L’amministrazione comunale si è schierata al fianco dei cittadini, impegnandosi nel tutelare la loro salute e il benessere, dimostrando un costante impegno per la sicurezza e la qualità delle infrastrutture comunali.

L’ONA e l’amianto negli edifici

L’Osservatorio Nazionale Amianto e, il suo presidente, Avvocato Ezio Bonanni, da anni sostengono le vittime dell’amianto e i loro famigliari, sia dal punto di visto medico e legale, ma anche sensibilizzando l’intera popolazione sull’importanza della bonifica. Solo così, si potrà auspicare a un futuro senza amianto e in sicurezza. Dunque, fino a quando questo non avverrà, ogni singolo cittadino deve impegnarsi e segnalare la presenza di amianto. Come? Attraverso la piattaforma Guardia Nazionale Amianto.