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Giornata Mondiale del Malato, il messaggio dell’Avv. Ezio Bonanni

Avvocato Ezio Bonanni, giornata mondiale del malato
Giornata mondiale del malato L'Avvocato Ezio Bonanni. Presidente di ONA - Osservatorio Nazionale Amianto

L’11 febbraio è la Giornata Mondiale del Malato, istituita nel 1992 da Papa Giovanni Paolo II con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza della salute.


L’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto, è impegnato da più di 25 anni nella tutela delle vittime dell’amianto, causa primaria del mesotelioma.
Questo tipo di tumore nasce dalle cellule del mesotelio, la membrana che riveste gli organi interni.
Bonanni ha portato avanti con successo le battaglie di numerosi malati ed è reduce, tra gli altri, dalla recente vittoria legale che ha visto il riconoscimento del risarcimento di 280mila euro a Monica Pittau, orfana del motorista navale Luigi Angelo Pittau, deceduto a 60 anni esposizione all’amianto.

La comunicazione dell’Avvocato Ezio Bonanni

Per la Giornata Mondiale del Malato, l’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto, rinnova la necessità di una prevenzione primaria. L’amianto è altamente lesivo perla salute umana.

Sono fondamentali non solo la tempestiva diagnosi e l’efficacia delle cure, ma anche prevenire la malattia sia degenerativa che tumorale.

Nel caso delle patologie asbesto correlate, definite tali in quanto causate dall’amianto come unico agente eziologica o in sinergia con altri elementi cancerogeni. come nel caso del tumore al polmone, provocato anche dal fumo di sigaretta.

Per questo motivo l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto si batte anche contro le abitudini tabagiche, promuovendo la necessità di mantenere uno stile di vita sano.

Al centro della nostra azione, di quella di ogni singolo individuo e di ogni istituzione, vi deve essere l’uomo, la dignità della persona umana, il rispetto per sé stesso e per gli altri in quanto proiezione del Creatore.

E’ per questi motivi che andiamo avanti nella tutela dei diritti in sede giudiziaria. Ottenere un risarcimento è inutile dal punto di vista della salute, ma fondamentale per permettere a chi ha subito un danno e ai loro cari in caso di decesso per poter proseguire a vivere pur nel lutto, pur nella tragedia.”

Bolzano, possibile rischio amianto

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

Richiesti immediati controlli per la possibile presenza di amianto nel quartiere di Oltrisarco a Bolzano. A presentare la mozione urgente è Angelo Liuzzi, consigliere della Circoscrizione Oltrisarco-Aslago per la lista Civica per Bolzano.
Un ruolo determinante l’hanno avuto le segnalazioni dei cittadini. Il sito sospetto è il sottopasso di via Volta, dove sono stati individuati dei pannelli sospetti. Il posto sarebbe molto frequentato.

Importante quindi la partecipazione attiva della popolazione per richiedere interventi tempestivi volti alla bonifica e smaltimento di asbesto.

A tal proposito l’Avvocato Ezio Bonanni Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto di Roma e Latina consiglia: “In caso di sospetta presenza di amianto è importante richiedere una verifica alla ASL dei luoghi. E’ possibile informare l’Osservatorio Nazionale Amianto al numero verde 800 034 294. L’ ONA offre assistenza tecnica, medica e legale gratuita”.

La normativa vigente in fatto di amianto

Secondo quanto segnalato dalla Camera rispetto la normativa in tema, “l’amianto è un minerale naturale a struttura fibrosa con buone proprietà fonoassorbenti e termoisolanti che, anche per via dell’economicità, è stato largamente utilizzato in passato in innumerevoli applicazioni industriali ed edilizie. Con il tempo però tale materiale si è rivelato nocivo per la salute dell’uomo per la sua proprietà di rilasciare fibre che, se inalate, possono provocare patologie gravi ed irreversibili a carico dell’apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi). E’ quindi sicuramente pericoloso soltanto quando può disperdere le sue fibre nell’ambiente circostante. Riconosciuta la pericolosità dell’amianto e in attuazione di specifiche direttive comunitarie, con la legge 27 marzo 1992, n. 257 sono state dettate norme per la cessazione dell’impiego dell’amianto e per il suo smaltimento controllato. Questa legge stabilisce il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto.

Se la presenza di asbesto a Bolzano venisse confermata, sarà necessario procedere immediatamente per la bonifica e lo smaltimento. Intanto la mozione di Liuzzi è stata depositata e sarà discussa nel prossimo consiglio circoscrizionale.

Immagine: Wikipedia Commons

 

Guerra in Ucraina: amianto nei crolli aumenta il rischio

macerie di guerra. Ucraina: paura per l'amianto
macerie di guerra. Ucraina: paura per l'amianto - dichiarazione di Bonanni

Secondo gli esperti, l’abbattimento degli edifici in ucraina, a causa del conflitto potrebbero creare milioni di tonnellate di macerie pericolose.
Molte vecchie strutture infatti, sono cariche di amianto e la sua dispersione è causa di gravi forme di tumore come il mesotelioma.


La segnalazione preoccupante arriva degli oncologi in occasione del convegno ‘World Cancer Day: United by Unique’, promosso dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e Fondazione Aiom nella Giornata mondiale contro il cancro che si è celebrata il 4 febbraio.


Se in Italia l’uso dell’amianto è bandito dal 1992, In Ucraina il divieto è arrivato solo nel 2017.
Secondo lo Undrr – United Nations Office for Disaster Risk Reduction: “fino al 60% dei tetti potrebbero essere rinforzati con l’amianto. La massiccia distruzione degli edifici sta quindi creando milioni di tonnellate di macerie altamente pericolose”. Durante i crolli e gli incendi in seguito ai bombardamenti, le fibre di amianto sono rilasciate nell’atmosfera e vengono respirate dalle persone”.

La dichiarazione di Ona – Osservatorio Nazionale Amianto

Un chiarimento a tal proposito arriva dall’Avvocato Ezio Bonanni dell’Osservatorio Nazionale Amianto e Vittime del Dovere: “L’amianto era utilizzato nella costruzione di edifici in Ucraina, impastato con il cemento in tempi relativamente recenti. In seguito allo scoppio della guerra con la Russia, la distruzione di edifici come abitazioni civili e militari è evidente che causerà la moltiplicativa aerodispersione di polveri di fibre di asbesto, oltre alla dispersione di radiazioni e la contaminazione di acqua, aria e suolo in una sinergia che coinvolgerà la popolazione civile e militare. Si potrebbero verificare incrementi di casi di mesotelioma, cancro del polmone, tumori linfoemopoietici come linfomi e leucemie.”

Fonte: Ansa    

 

Recanati, in corso verifiche per possibile amianto sul tetto Nervi

Immagine generica di un tetto con amianto
Immagine generica di un tetto con amianto

Sono in corso i controlli per verificare la presenza di amianto sul tetto del capannone Nervi di Porto Recanati.
Gli accertamenti sono effettuati da parte degli operatori dell’Ast di Macerata in seguito a risultati contrastanti avuti da precedenti analisi.

Esami con risultati contrastanti sulla presenza di amianto

Nel 2014 era stata confermata la presenza di “crisotilo” sul tetto della struttura.
Ad ottobre, invece, secondo quanto dichiarato, nuovi controlli non avrebbero rilevato la sostanza pericolosa.

Cos’è il crisotilo

È noto anche come fibra di serpentinite, picrostina o amianto bianco. Si tratta di un minerale comune del gruppo del serpentino all’interno della classe dei “silicati e germanati”.
Fu scoperto per la prima volta nei pressi di Złoty Stok, in Polonia) e descritto nel 1834 da Franz von Kobell, che chiamò il minerale in riferimento alla sua lucentezza dorata componendo le parole greche χρυσός (‘chrysós’, oro) e τίλος (‘tilos’, fibra), denominando così il materiale come “fibra d’oro”.


Il colore del crisotilo generalmente varia tra il verde chiaro e il verde scuro, mentre le sue fibre sono di colore bianco, ondulate e luminose.
Considerate le possibili insidie del minerale, mai come in questo caso acquisisce senso il detto “non è oro tutto ciò che luccica.
Anche in Italia questa tipologia di amianto veniva estratta nei giacimenti della miniera a cielo aperto di Balangero, in prossimità delle Valli di Lanzo in Piemonte.

Le dichiarazioni del sindaco Michelini

Secondo quanto riportato dal Corriere Adriatico rispetto il caso del capannone di Recanati, il sindaco Andrea Michelini ha dichiarato: “L’iniziativa nasce a seguito dei due campionamenti effettuati lo scorso anno dalla nostra amministrazione, che avevano escluso la presenza di fibre di amianto, contraddicendo i risultati analitici risalenti a dieci anni prima. L’esito di queste nuove analisi sarà determinante per fare chiarezza sulla questione e definire eventuali interventi futuri”.

Amianto: sentenza Torino riconosce 280mila euro a Pittau

Navi - TAR condanna Difesas: giustizia per capitano esposto ad amianto
Navi - TAR condanna Difesas: giustizia per capitano esposto ad amianto

QUINDICI ANNI DOPO IL DECESSO DI LUIGI ANGELO PITTAU, UNA SENTENZA DEFINITIVA EMESSA DAL TRIBUNALE CIVILE DI TORINO HA SANCITO FINALMENTE IL RICONOSCIMENTO DI UNA VERITÀ DOLOROSA E INELUDIBILE. MONICA PITTAU, FIGLIA DEL MARINAIO MORTO A CAUSA DI UN MESOTELIOMA PLEURICO PROVOCATO DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO, HA VISTO RICONOSCIUTI I SUOI DIRITTI IN UN RISARCIMENTO DI CIRCA 280MILA EURO

Amianto. Il caso Pittau: un uomo esposto al silenzioso killer

Dal 1967 al 1973, Luigi Angelo Pittau, motorista navale della Marina Militare, ha svolto il suo lavoro in condizioni di gravissimo pericolo. Senza alcuna protezione adeguata contro l’amianto. Le sue mansioni, che lo portavano a occuparsi della manutenzione delle caldaie e delle turbine a vapore a bordo di una nave ormeggiata all’Isola della Maddalena (Sardegna), lo esponevano quotidianamente alle micidiali polveri. Nonostante il materiale fosse ampiamente conosciuto per i suoi effetti letali. L’amministrazione militare ha continuato a ignorare le misure di protezione, permettendo che centinaia di uomini lavorassero in ambienti saturi di fibre pericolose senza il minimo accorgimento. 

La tragica diagnosi del mesotelioma pleurico è arrivata nel 2009, e un anno dopo il lavoratore è morto a soli 60 anni. L’uomo ha passato gli ultimi mesi della sua vita lottando contro una malattia incurabile, devastante e che, purtroppo, rappresenta solo uno degli innumerevoli casi di esposizione all’asbesto che hanno segnato la vita di tanti lavoratori italiani.

La battaglia di Monica Pittau: un percorso legale segnato dal coraggio

La morte del padre ha spinto Monica Pittau a intraprendere una battaglia legale, un percorso tortuoso e doloroso che è durato quasi dieci anni. Nonostante il riconoscimento di Luigi Angelo come Vittima del Dovere da parte della Corte d’Appello di Torino nel 2019, la donna ha deciso di non fermarsi e di chiedere giustizia non solo per l’amato genitore, ma per tutte le vittime di amianto che, come lui, sono state esposte a un rischio mortale in totale indifferenza da parte delle istituzioni. Così, con l’assistenza dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Monica ha portato il caso davanti al Tribunale Civile di Torino, chiedendo che il ministero della Difesa fosse riconosciuto responsabile della morte del padre per negligenza nella gestione dei rischi legati al pericoloso minerale.

In fase di causa, il Ministero ha cercato di opporsi sollevando la questione della presunta prescrizione del diritto al risarcimento. Tuttavia, la sentenza ha smontato questa obiezione, stabilendo che la morte di Luigi Angelo Pittau non rientrava nelle prescrizioni ordinarie, bensì nella fattispecie criminosa di omicidio colposo, per la quale la prescrizione è di 14 anni. Questo ha permesso di portare avanti la causa e di ottenere il risarcimento che oggi Monica ha diritto a ricevere.

La sentenza: una condanna che risuona come un monito

La sentenza, rappresenta un punto di svolta in una lunga serie di condanne che, purtroppo, non bastano ancora a fermare il martirio delle vittime dell’amianto. Il giudice Francesco Moroni ha sottolineato che il ministero della Difesa ha «colposamente omesso le cautele per tutelare i militari nell’esposizione all’amianto» e che non sono state adottate «misure antinfortunistica nel rispetto delle regole»

Ovviamente, il risarcimento a favore di Monica è una somma che non può mai restituire un padre. Rappresenta, almeno simbolicamente, un atto di giustizia che si fa attendere da troppo tempo.

Il presidente ONA, Ezio Bonanni: una battaglia che continua

Per il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni: «Il tempo delle attese è finito. È il momento di agire»

L’avvocato Bonanni, che ha assistito Monica Pittau in questa lunga e difficile causa, ha commentato l’esito processuale con parole di forte denuncia: «Si tratta dell’ennesima sentenza, in sede civile, di condanna a carico della Difesa per la malattia e il decesso di un militare per l’elevata e non cautelata esposizione a fibre e polveri d’amianto nelle unità navali e nelle basi arsenalizie». Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ha inoltre sottolineato, con toni che lasciano poco spazio a dubbi, che «il problema è tutt’altro che risolto» e che solo una piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni può portare ad una vera giustizia per le vittime.

Amianto: una piaga ancora viva

Il caso di Luigi Angelo Pittau è solo uno degli innumerevoli esempi di un’emergenza sanitaria che non accenna a placarsi. Sebbene la legge 257 del 1992 abbia imposto il divieto di utilizzo dell’asbesto, la bonifica dei luoghi contaminati è ancora inadeguata, e migliaia di strutture pubbliche e private continuano a rappresentare una minaccia per la salute di chi le frequenta. Il “killer silente” è ancora presente in innumerevoli edifici, impianti industriali e navi militari. La lenta attuazione di un piano di rimozione nazionale continua a ritardare una soluzione definitiva.

Quanto alle vittime dell’amianto, sono ancora troppe, e il sistema sanitario italiano sta affrontando una vera e propria emergenza economica e sociale, destinata a durare nel tempo. 

La giustizia arriva tardi, ma può ancora essere un punto di partenza

La sentenza del Tribunale Civile di Torino è, senza dubbio, una vittoria importante. Ma la giustizia postuma, sebbene necessaria, non può cancellare il dolore delle famiglie che hanno perso i loro cari per una malattia che avrebbe potuto essere evitata. Serve una vera e propria rivoluzione nelle politiche di prevenzione, informazione e bonifica. Finché non si agirà con la stessa determinazione con cui si affrontano altre emergenze sanitarie, le vittime continueranno a pagare il prezzo di una negligenza che si è perpetuata per troppo tempo.

Le parole di Bonanni sono chiare e indiscutibili «Il tempo delle attese è finito. È il momento di agire». Non basta una sentenza: servono azioni concrete e tempestive per porre fine a una tragedia che sta ancora mietendo vittime.