Rosignano e il mesotelioma: picco di patologie denunciato dall’ONA
Infatti, risultano diagnosticati sette nuovi casi di mesotelioma in 2 anni a Rosignano Solvay. L’incidenza del mesotelioma su base nazionale è di circa 3 casi ogni 100.000 abitanti. Avendo Rosignano 15.850 abitanti, ne discende ch si dovrebbe avere un’incidenza di un caso ogni 7 anni, e invece abbiamo 7 casi in 2 anni. Una media superiore a 30 volte quella nazionale. E’ proprio il direttore ad intervenire per affermare che bontà sua la fabbrica ha portato ricchezza e non certo inquinamento.
«Ed allora, come mai c’è questa epidemia di mesotelioma tra i cittadini di Rosignano Solvay? È forse questo cancro una patologia infettiva? O invece è l’amianto utilizzato nel grande stabilimento Solvay? Su questo dovrebbe rispondere il direttore dello stabilimento e anche la ASL. Dovrebbe chiarire per quale motivo ha iniziato la sorveglianza sanitaria solo dopo che è stata citata in giudizio. E per quale motivo al Sig. Posarelli Romano, che aveva il cancro polmonare da amianto riconosciuto poi dall’INAIL come di origine professionale per l’amianto in Solvay, i medici della ASL hanno per lungo tempo diagnosticato una malattia infettiva?» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
L’Osservatorio Nazionale Amianto chiede una più attenta verifica epidemiologica sull’incidenza di patologie degenerative e neoplastiche tra gli abitanti della città e quindi il raffronto con il resto della regione ed inoltre chiede la verifica dei livelli di inquinamento.
Ci sorprende che ancora a tutt’oggi non ci sia una presa di posizione Solvay sul fatto che ci sia un’alta incidenza di casi di mesotelioma tra gli abitanti della città di Rosignano e, a maggior ragione, tra coloro che hanno lavorato nel grande stabilimento della multinazionale.
“Ci si dovrebbe preoccupare e chiedere come ci sono finite in mare tutte quelle tonnellate di sostanze tossiche”, dichiara Antonella Franchi, Coordinatore Nazionale ONA.
Proseguono le varie iniziative dell’Osservatorio
Proseguono intanto le iniziative dell’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso i diversi Dipartimenti, al fine di assistere dal punto di vista medico e legale tutti quei lavoratori e cittadini che, purtroppo, continuano ad ammalarsi di patologie asbesto correlate e altre patologie legate all’esposizione ad agenti tossico-nocivi presenti negli ambienti lavorativi.
Quindi, l’Osservatorio Nazionale Amianto prende posizione attraverso l’Avv. Ezio Bonanni sulla richiesta dei cittadini e del Dott. Claudio Marabotti, che compone quel pool di studiosi che nei mesi scorsi hanno svolto un’analisi statica relativa all’incidenza di patologie tumorale e degenerative nella bassa Val di Cecina volta a dimostrare il maggior tasso di mortalità tra coloro che hanno lavorato oppure hanno risieduto nei dintorni degli stabilimenti con utilizzo di cancerogeni.
Embargo: misura richiesta dall’Osservatorio Nazionale Amianto
OMS: più di 100.000 decessi ogni anno per l’amianto, per i soli mesoteliomi e cancri polmonari.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiamato tutti sul rischio amianto. Per eliminare le malattie amianto-correlate è necessario interromperne l’uso in quei paesi che non l’hanno ancora messo al bando ed evitare ogni forma di esposizione, anche nel corso della rimozione e bonifica; realizzare la diagnosi precoce, il trattamento e la riabilitazione delle vittime.
È questa la ricetta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che detta programmi nazionali per l’eliminazione delle patologie asbesto-correlate e la salute dei lavoratori.
Nel 2004, il cancro polmonare, il mesotelioma e l’asbestosi hanno provocato più di 107.000 morti e centinaia di migliaia di malati e, in Italia, almeno 6.000 decessi, così a salire negli anni successivi come recentemente messo in evidenza nel corso della conferenza stampa di presentazione del II Rapporto Mesoteliomi di ONA Onlus.
Le misure dell’OMS, organismo delle Nazioni Unite, non sono sufficienti per mettere fine a questa strage. Le esortazioni sono infatti timide ed inefficaci, occorre un embargo globale contro gli Stati canaglia, che fondano il loro sviluppo economico sulla concorrenza sleale e su prodotti con amianto, di pessima qualità e dannosi per la salute umana: è questa la ricetta dell’Osservatorio Nazionale Amianto che verrà inoltrata direttamente alle Nazioni Unite attraverso delegati presenti nello stato di New York, città presso la quale l’organismo ha la sua sede.
Tesi dell’ONA trova conferma nell’OMS
Le tesi dell’ONA hanno trovato autorevole conferma proprio nel massimo organismo internazionale di tutela della salute umana che, in riferimento al rischio amianto, afferma la necessità:
interrompere l’uso di tutti i tipi di amianto da parte dei paesi che ancora non lo hanno posto al bando;
sostituire i materiali di amianto con altri non dannosi per la salute umana;
utilizzo delle migliori misure cautelari in caso di presenza di amianto e/o nel corso della sua rimozione;
migliorare la diagnosi precoce, il trattamento, la riabilitazione sociale e medica delle malattie legate all’amianto e creando registri di persone con esposizioni passate e / o correnti all’amianto.
L’Oms ha chiaro il quadro del massiccio utilizzo dei materiali di amianto nei diversi settori e quindi quanto sia incipiente il rischio per la salute umana, che va ben oltre le principali forme di minerali (in particolare il crisotilo – amianto bianco, oppure gli anfiboli – crocidolite, amianto blu, amosite, amianto verde, actinolite, antofillite e tremolite).
Tutte le forme di amianto sono cancerogene per gli esseri umani, ivi compreso il crisotilo, tant’è vero che finalmente anche il Canada , uno dei maggiori produttori (che però negli ultimi tempi si era dovuto limitare all’esportazione), ha buttato la spugna e quindi ha dismesso tutte le attività di estrazione e produzione di crisotilo.
L’esposizione all’amianto, compreso il crisotilo, provoca cancro del polmone, della laringe e delle ovaie e anche del mesotelioma (cancro pleurico e peritoneale), cancro alle ovaie e al colon retto. L’esposizione all’amianto è anche responsabile di altre malattie come l’asbestosi (fibrosi dei polmoni) e le placche, l’ispessimento e l’effusione nella pleura.
Cancro professionale causato dall’amianto
Circa la metà delle morti da cancro professionale è stimata essere causata da amianto. Inoltre, si stima che diverse migliaia di decessi annualmente possano essere attribuiti all’esposizione all’amianto in casa.
Inoltre, c’è il potenziamento degli effetti tra amianto e fumo di sigaretta, quindi con effetto moltiplicativo di casi di cancro polmonare tra i fumatori esposti ad amianto (Boffetta), ed un potenziamento indotto anche dai metalli pesanti, tra cui il ferro.
La risoluzione 58.22 dell’Assemblea mondiale sulla prevenzione del cancro ha sollecitato gli Stati membri a prestare particolare attenzione per i tumori, attraverso la prevenzione primaria nei luoghi di vita e di lavoro, confermando la bontà del programma dell’ONA, centrato sulla prevenzione primaria, che l’Avv. Ezio Bonanni ha enfatizzato nel corso di diverse conferenze, tra cui anche quelle tenute negli Stati Uniti (Burligton, 2011, New York, 2011, Burlington, 2014).
Con la risoluzione 60.26, l’Assemblea mondiale della sanità ha chiesto all’OMS di elaborare e realizzare la campagna globale per l’eliminazione delle malattie legate all’amianto “… tenendo conto di un approccio differenziato per regolare le sue varie forme – in linea con gli strumenti giuridici internazionali pertinenti e le ultime prove Per interventi efficaci … “. Gli interventi a basso costo per la prevenzione delle malattie polmonari occupazionali dall’esposizione all’amianto sono tra le opzioni politiche per l’attuazione del ” Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili” (2013-2020), come approvato dalla sesta Assemblea in risoluzione WHA66.10 nel 2013.
Embargo per eliminare malattie correlate all’amianto
“La censura più rilevante è rivolta ai paesi che ancora utilizzano il crisotilo e l’amianto in generale: si tratta di un’iniziativa timida ed inefficace perché gli Stati canaglia continuano ad utilizzare l’amianto senza alcuna precauzione per i lavoratori, si pensi alla Cina, al Kazakhstan, all’India e altri Stati. Occorrerebbe un embargo commerciale nei confronti di questi Stati ed evitare le importazione, così da evitare rischi per prodotti contaminati e soprattutto costituire un deterrente che colpisca il portafoglio di quelli che sono veri e propri criminali, animati dalla lobby dell’amianto, che privilegia il profitto alla salute umana” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
L’eliminazione delle malattie correlate all’amianto è particolarmente mirata ai paesi che ancora usano l’amianto crisotilo, oltre all’assistenza in relazione alle esposizioni derivanti dall’uso storico di tutte le forme di amianto.
L’Oms, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro e con altre organizzazioni intergovernative e la società civile, tengono delle iniziative del tutto velleitarie.
Inoltre, anche gli esiti della Convenzione di Rotterdam sono molto lacunosi.
Su Quotidiano Sanità vengono messe in evidenza tre criticità
Il primo ostacolo riguarda decisioni politiche nel contesto dell’incertezza scientifica. Ad esempio, il rappresentante di un paese, secondo quanto riportato dall’Oms, ha sostenuto che non esistono dati scientifici sufficienti per sostenere l’amianto nell’ambito della convenzione di Rotterdam. Questa obiezione secondo l’Oms riflette una mancanza di comprensione delle complessità del processo scientifico e della variabilità intrinseca di fattori che contribuiscono al rapporto tra esposizioni tossiche ed effetti delle malattie. Ci sono piccole differenze nei risultati di studi osservazionali sugli effetti dell’esposizione all’amianto.
Questi sono il risultato di complesse interazioni tra l’esposizione di amianto e fattori genetici, ambientali e sociali. La ricerca pubblicata in questo campo include studi condotti da laboratori che potrebbero avere un conflitto di interesse con l’industria dell’amianto. Questo complica ogni valutazione delle prove scientifiche. In pratica, una combinazione di diverse categorie di prove viene utilizzata per raggiungere decisioni politiche che proteggono le persone più vulnerabili. Il requisito proposto di consenso informato per l’uso del crisotile, aggiunge l’Oms, è basato su prove coerenti e affidabili da numerosi studi empirici e meccanici condotti da scienziati indipendenti.
Il secondo ostacolo è il ruolo delle valutazioni alternative nella selezione di materiali più sicuri utilizzati nei prodotti di consumo. Ad esempio, almeno due rappresentanti di paesi che si oppongono alla regolamentazione internazionale degli amianto-crisotili sostengono che materiali alternativi non sono stati sufficientemente testati per confrontare i rischi con la salute umana e con l’ambiente. Inoltre, è stato affermato che manca l’assistenza tecnica per i paesi che desiderano eliminare l’uso dell’amianto e sostituirlo con alternative più sicure. I metodi scientifici sviluppati per affrontare questo problema – inclusa la valutazione del ciclo di vita dei materiali e l’equivalenza funzionale – stanno lottando per fare confronti su caratteristiche molto diverse e potenziali impatti sulla salute e sull’ambiente.
I metodi di valutazione devono anche confrontare una gamma di endpoint plausibili della malattia. Sebbene esistano legittime questioni scientifiche da risolvere con valutazioni alternative, queste non costituiscono, nel caso dell’amianto, motivi di bloccaggio delle procedure politiche che richiedono semplicemente il consenso informato. L’inclusione dell’amianto nell’ambito della Convenzione di Rotterdam aumenterebbe il ritmo della ricerca per scoprire materiali alternativi più sicuri e la loro adozione da parte delle industrie chiave.
Il terzo ostacolo nella traduzione delle prove scientifiche nella politica di prevenzione delle malattie, è la necessità di riconoscere i compromessi tra la sanità pubblica, lo sviluppo industriale, l’avanzamento economico, l’occupazione e l’autonomia politica. I rappresentanti dei paesi che si oppongono all’elenco dell’amianto sotto la Convenzione di Rotterdam riconoscono che questa inclusione non implica un divieto di produzione, ma sostengono che avrebbe un impatto negativo sul commercio internazionale e contribuirebbe alla disoccupazione. Senza il consenso politico, i regolamenti possono essere inefficaci poiché i detrattori identificano e utilizzano scappatoie e negoziazioni di backdoor per aggirare la politica internazionale.
Ciò è avvenuto, ad esempio, con i rifiuti elettronici tossici e la Convenzione di Basilea per il controllo dei movimenti transfrontalieri e lo smaltimento di rifiuti pericolosi. Tuttavia, i paesi in via di avanzamento riescono a sopportare la pressione per proteggere gli interessi economici a scapito della salute pubblica. Ciò è esemplificato, conclude, dall’attuazione dei regolamenti più sicuri dei prodotti di consumo della California dopo cinque anni di osservazione e dibattito che riguardano questi compromessi.
L’avv. Ezio Bonanni e l’intervista sul mesotelioma
Il Mesotelioma è solo una delle tante patologie causate dall’amianto, purtroppo quasi sempre con esito infausto. Una “Epidemia Europea” che causerà nei prossimi 30 anni in Europa un quarto di milione di morti solo tra i pazienti di sesso maschile esposti precedentemente (Peto et al., 1999) .
La lunghissima latenza pre-clinica di questa neoplasia (fino a 50 anni!) e la considerazione che l’esposizione attuale è tutt’altro che inesistente, rappresentano un sufficiente indizio in grado di far presagire che i dati epidemiologici citati siano purtroppo parziali.
In Italia circa 1800 persone ogni anno perdono la vita a causa del mesotelioma, che è solo la punta dell’iceberg, perché tante altre patologie sono provocate da questo killer, implacabile, che non ha una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla.
L’epidemia è in corso, e non risparmia nessuna regione italiana ed europea.
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha assistito ed assiste tutti coloro che ne fanno richiesta.
Il caso di Casale Monferrato: produzione di amianto
A Casale Monferrato l’esistenza di un grande impianto per la produzione di manufatti di amianto ha determinato la comparsa di un progressivo aumento di mortalità per mesotelioma che ha raggiunto un’incidenza di 40 volte quella del resto del Piemonte e che sta, purtroppo, ancora aumentando.
Nella stessa area si è inoltre assistito ad un’estensione della mortalità non solo ai famigliari degli ex addetti (esposti a causa delle tute sporche portate a casa) ma alla popolazione generale.
Le condizioni di rischio sono estese a tutti i settori di attività, perfino alle forze armate e al comparto sicurezza, con progressivo aumento di mortalità per mesotelioma.
In Italia nel solo periodo dal 1945 al bando nel 1992, sono state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo, e ne sono state importate altre 1.900.885 tonnellate, che sono state utilizzate in oltre 3.000 applicazioni, determinando così più di 34.000.000 di tonnellate di materiali contenenti amianto, che sono in matrice compatta e alcuni milioni di tonnellate (si stima tra 5 e 6) in matrice friabile.
L’amianto è oggi ancora presente in molti edifici, pubblici e privati e nelle aziende.
Nelle scuole (2.400 hanno materiali contenenti amianto, con l’esposizione a rischio di circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non); cosi gli ospedali e gli altri edifici pubblici; e ancora i rotabili ferroviari, gli aeromobili e le navi, compresi i mezzi militari.
L’amianto è ancora presente, e quindi ci sono altre esposizioni, e ci saranno, purtroppo, per questo, altre patologie, ed altri decessi. Malattie e decessi, prevedibili ed evitabili, e per questo tanto più inaccettabili.
Le azioni e i servizi dell’ONA
Molte vite umane possono ancora essere salvate, con la prevenzione primaria, cioè evitando ogni altra esposizione al minerale killer, e con la diagnosi precoce, che permette un tempestivo intervento sanitario, prima di tutto chirurgico, e poi farmacologico.
Tutti colori che sono stati esposti ad amianto e hanno subito dei danni, o temono di averli subiti, e desiderano ricevere informazioni ed assistenza medica e tutela legale, possono contattare l’Osservatorio nazionale amianto .
Ad oggi, nonostante la sua accertata pericolosità (anche Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro delle Nazioni Unite, ha infatti riconosciuto l’amianto come cancerogeno e ha chiesto di bandirne l’utilizzo in ogni sua forma), non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione dei prodotti che lo contengono.
L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, il contenuto della monografia IARC, che avverte come al momento non è possibile determinare l’eventuale presenza di un livello di esposizione umana al disotto del quale non sussiste un aumento del rischio di contrarre il cancro.
Questo conferma le tesi del Prof. Irving Selikoff, che nel libro “Asbestos and disease” pubbilcato nel 1978 avverte come anche le basse dosi possono causare il mesotelioma.
Anche una dose piccola, “straordinariamente piccola”, di fibre di amianto può causare il mesotelioma(trigger dose).
Mesotelioma: ottava causa di morte in Italia
Oggi, il mesotelioma è l’ottava causa di morte in Italia, sia negli uomini sia nelle donne. I dati dell’ONA sono confermati dalla pubblicazione “I numeri del cancro 2016 di Aiom /Airtum”, che riporta 1900 casi di mesotelioma per il solo anno 2016 (il Renam ne certifica più di 1.500 ogni anno per il 2011). I numeri sono in salita.
Un nuovo “big killer” che silenziosamente si fa spazio nella quotidianità di tutti.
I casi di mesotelioma non sono altro che la punta dell’iceberg, poiché, se si tiene conto di tutte le altre patologie che l’amianto provoca, il bilancio porta a stimare in più di 6.000 i decessi.
Per ogni caso di mesotelioma ne corrispondono due di cancro al polmone, e quindi altri 3500 decessi, che aggiunti a tutti gli altri in seguito alle altre patologie (tumore della laringe, dell’ovaio, della faringe, dello stomaco e del colon retto e quelle fibrotiche, asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici e per complicazioni cardiocircolatorie), giustificano queste stime.
L’Osservatorio Nazionale Amianto, anche sulla base delle risultanze dell’ultima monografia IARC, ha chiesto ed ottenuto l’aggiornamento delle tabelle Inail, con l’inserimento di tutte le patologie neoplastiche nella lista 1, che ne fa presumere la loro origine professionale, e quindi un indennizzo da parte dell’Inail, ovvero il loro riconoscimento quale causa di servizio.
L’INAIL considera nella lista I (per cui c’è la presunzione legale di origine) asbestosi polmonare, placche e/o ispessimenti della pleura, mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, tumore del polmone, tumore della laringe, tumore dell’ovaio, nella lista II (per cui l’origine lavorativa è di limitata probabilità): tumore della faringe, tumore dello stomaco, tumore del colon retto, e nella lista III (per cui l’origine lavorativa è possibile): tumore dell’esofago.
Nuovi approcci terapeutici per mesotelioma
Novità sulla terapia del mesotelioma, a cura del Prof. Luciano Mutti, titolare della Cattedra di Oncologia Medica e Ricerca Oncologica della Facoltà di Medicina presso l’Università Salfor di Manchester
Non ci sono dubbi che negli ultimi anni nuovi approcci terapeutici sono stati presi in considerazione per il trattamento del mesotelioma. Tra i fattori che influenzano l’efficacia dei nuovi agenti terapeutici e rendono questo tumore così unico e letale è l’esistenza di un complesso ed alterato microambiente. La “miglior” attuale opzione terapeutica permette di allungare la sopravvivenza di solo 2.7 mesi, e si basa su uno studio pubblicato dal nostro gruppo ben 16 anni fa.
Quindi, dovremmo soffermarci a riflettere sul perché non sono ancora stati raggiunti significativi passi avanti dal punti di vista terapeutico.
La biologia del tumore
Sulla base della nostra esperienza di ricerca è molto più accurato basarsi sullo studio della biologia del tumore, soffermandosi sullo studio della genetica, dei processi cellulari e delle funzioni che rendono peculiari questo tumore in organismi modello, in linee cellulari prelevate dal paziente o utilizzando sistemi cellulari in 3D, favorendo il nostro impatto clinico.
Inoltre, utilizzare come obiettivo primario surrogati come la sopravvivenza libera da progressione di malattia non rispecchia il reale effetto clinico di nessun tipo di farmaco oncologico.
Il nostro scopo dovrebbe essere quello di estendere la sopravvivenza globale di più di tre mesi per il trattamento del mesotelioma.
Questo è particolarmente vero per i recenti studi sull’immunoterapia che ha mostrato un fallimento, nonostante il primario end point fosse la sopravvivenza globale ma soltanto un limitato numero di pazienti hanno potuto realmente beneficiare della terapia basata sull’utilizzo di inibitori del checkpoint immunitario.
L’approccio genetico per trattare il mesotelioma è attualmente in discussione e valutato poiché è considerato controverso dovuto al basso numero di mutazioni presenti nel mesotelioma. Noi crediamo che soltanto un più integrato ed equilibrato approccio permetterà di andare avanti e raggiungere significativi risultati clinici.
Questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto tramite un coinvolgimento multidisciplinare di campi di studio come genetica, biochimica, ed immunologia. Una migliore compressione di come lo stroma potrebbe influenzare la risposta alla terapia ha recentemente acquistato importanza, offrendo nuovi bersagli terapeutici.
L’effetto del microambiente e della riprogrammazione metabolica offre uno scenario unico con potenziali e significative implicazioni terapeutiche per il mesotelioma.
I MicroRNA
Altri potenziali bersagli terapeutici sono i microRNA, piccole molecole di RNA non codificante dotate di una funzione regolativa, alterata in vari tumori, compreso nel mesotelioma.
Un nuovo studio clinico effettuato in collaborazione con ricercatori dell’università di Sydney ha permesso di portare in clinica un nuovo promettente approccio terapeutico basato sui microRNA.
Perciò sulla base di questi recenti studi, evidenze scientifiche stanno offrendo aspettative nuove ed inattese fino ad un anno fa.
Questi incoraggianti piccoli passi sono stati effettuati senza il coinvolgimento di case farmaceutiche ma grazie alla rete di collaborazioni che stanno permettendo di trovare punti deboli di questo incurabile tumore.
Nota dell’assistenza medica e legale dell’Associazione:
L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste, rappresenta e difende i lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto, e i loro familiari.
Per maggiori informazioni, e per poter chiedere assistenza tecnica, medica e legale puoi accedere al sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
Potrai acquisire tutte le informazioni e i riferimenti delle sedi territoriali, e ti potrai rivolgere direttamente alla presidenza nazionale, anche per richiedere assistenza medica e legale, anche per permettere ai lavoratori esposti ad amianto di accedere al prepensionamento con l’accredito dei benefici contributivi ex art. 13, comma 7 e comma 8, della Legge 257/92 (per poter accedere a questo diritto è sufficiente consultare la relativa sezione del sito dell’Associazione.
Per maggiori informazioni, sul diritto al risarcimento dei danni e per un parere legale, il Presidente dell’Associazione, l’Avv. Ezio Bonanni, può essere contattato inoltrando una richiesta all’indirizzo e-mail: avveziobonanni@gmail.com.
L’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente ONA, vi risponderà e vi fornirà del tutto gratuitamente tutte le informazioni richieste.
Il Presidente, Avv. Ezio Bonanni, può essere contattato anche telefonicamente al n. 0773/663593 e fornirà ogni ulteriore chiarimento si rendesse necessario.
L’ONA chiede la bonifica delle tubature in amianto
L’amiantonell’acqua potabile provoca fibrosi e cancro, cioè amianto danni alla salute. Le fibre possono contaminare l’acqua potabile perché le tubature degli acquedotti sono state realizzate in eternit. Le tubature eternit in caso di terremoto, di manutenzione, e con il passare del tempo, rilasciano fibre, che contaminato l’acqua.
Infatti l’acqua potabile giunge nelle case degli italiani attraverso le tubature degli acquedotti, che sono ancora in gran parte in eternit. L’acqua potabile è utilizzata per fini antropico, può evaporare e le fibre maggior ragione essere inalate. Ma anche se ingerite sono comunque cancerogene. Gli acquedotti in cemento amianto, detto eternit causano ingestione ed inalazione di fibre e danno alla salute umana.
Infatti l’amianto fa male. Le fibre di amianto provocano, prima di tutto, un fenomeno infiammatorio. Successivamente displasico, e poi la cancerogenesi da amianto. Per questo l’ONA è in prima fila nella tutela medica e legale delle vittime e nella prevenzione.
Le fibre di amianto nell’acqua e i danni alla salute
I minerali di amianto si dividono in serpentini, tra cui il crisotilo e gli anfiboli. Tra questi ultimi troviamo:
Questi danni dell’amianto alla salute per malattia svesto correlate fibrotiche sono causate anche dall’amianto dell’acqua potabile. Infatti le tubature in eternit degli acquedotti trasportano l’acqua nelle nostre case. Se ci sono dei lavori, ho delle leggere scosse di terremoto, le amianto tubature si fessurano e rilasciano fibre nell’acqua potabile.
L’acqua potabile utilizzata per lavare i panni, piuttosto che per cucinare o per l’igiene personale, evapora. Nell’ evaporazione dell’acqua, le fibre si disperdono negli ambienti e sono inalate. Il che si somma all’esposizione per ingestione per il consumo diretto di acqua potabile. Quindi risulta dimostrato che la contaminazione dell’acqua potabile provoca le seguenti neoplasie:
Anche le malattie tumorali da amianto, sono provocate dall’infiammazione il cui ruolo non può essere ritenuto secondario. Quindi colpiscono anche il tratto gastro-intestinale, per le quali rileva l’amianto ingerito, in particolare con l’acqua potabile.
Fibre di amianto nell’acqua cancerogene per stomaco e colon
In ordine ai cancri gastro-intestinali, vi è il fondato sospetto che possano aver origine anche dall’ingestione dell’amianto. Le fibre sono presenti nell’acqua potabile. Come detto perché le tubature acqua potabile sono state realizzate prima dell’entrata in vigore del divieto di cui all’articolo 1 della legge 257 del 1992. Infatti tutti gli acquedotti realizzati prima dell’aprile del 1993, hanno le tubature in cemento amianto. Specialmente in seguito a terremoti e ad attività di manutenzione, queste fibre si disperdono nell’acqua.
La conferma IARC che l’amianto nell’acqua è cancerogeno
L’ultima monografia IARC, si conferma quanto già sostenuto dall’Avv. Ezio Bonannie l’ONA. L’ingestione delle fibre di asbesto è “esposizione primaria” come l’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225).
Cosi le ricerche e i test, tra cui quelli sui topi. Come si evince nel capitolo 3.6, pagina 273, su 75 cavie su cui sono state somministrate le fibre di asbesto, in pochi mesi 18 si sono ammalati di cancro.
La conclusioni della monografia sono inequivocabili: “esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto. Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto. Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo”.
Epidemia di malattie asbesto-correlate
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha accertato che fibre di asbesto, fibre amianto o polvere di amianto provocano questi tumori amianto che incidono per
107.000 decessi ogni anno solo per 3 delle malattie asbesto correlate (asbestosi, mesotelioma e tumore al polmone), e solo quelle di origine lavorativa;
125 milioni di lavoratori esposti.
Queste valutazioni dell’OMS sono riduttive, perché tengono conto solo di 3 del più ampio numero di malattie asbesto-correlate. Inoltre ci sono degli Stati, primi fra tutti la Cina e la Corea che non hanno rilevazioni epidemiologiche. In più l’OMS fa riferimento alle sole tre malattie asbesto correlate professionali.
Quindi, escludere tutte le altre malattie, per di più, quelle ambientali significa ulteriormente sottovalutare il rischio amianto. In più, si dovrebbe tener conto che i malati sono molti di più e le lesioni altamente invalidanti.
Per questo, l’amianto deve essere messo al bando, e debbono essere bonificati tutti i siti, come timidamente affermato dall’OMS, che lo ha raccomandato ma non imposto.
Perché l’amianto è pericoloso anche nell’acqua?
Le fibre anche nell’acqua provocano tutta una serie di malattie. Non solo quelle infiammatorie (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi) delle vie respiratorie, ma anche tutta una serie di cancri.
Sono infatti asbesto correlate le seguenti neoplasie: mesotelioma, tumore dei polmoni, della laringe, della faringe, delle ovaie, dello stomaco, dell’esofago.
L’ONA ha testimoniato al Parlamento Europeo (interrogazioni del 26 settembre 2017) come l’amianto sia presente, in Italia, in circa 100 mila chilometri di tubature.
Il colangiocarcinoma da asbesto
C’è pure la ricerca del Prof. Brandi a Bologna. Questo scienziato è intervenuto in più occasioni nei convegni dell’ONA per segnalare come le fibre di amianto siano cancerogene anche per il fegato.
Il gruppo del Prof. Brandi in collaborazione con lo IARC (International Agency for Research on Cancer di Lione). Risulta dimostrato che l’amianto è associato in oltre la metà dei casi di colangiocarcinoma intraepatico.
Ciò è stato ribadito nel corso della presentazione del primo rapporto mesoteliomi dell’ONA presso il Senato della Repubblica.
La conferma della cancerogenicità delle fibre di asbesto
Come già, più volte evidenziato, l’AgenziaInternazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’amianto tra i cancerogeni del gruppo 1, il che equivale a sicura cancerogenicità nei confronti dell’uomo.
In ordine all’inalazione delle fibre non vi è stato mai dubbio sul fatto che fossero dannose per la salute umana. I produttori di amianto contestavano la dannosità e la pericolosità delle fibre ingerite con l’acqua potabile.
Le fibre di amianto cancerogene nell’acqua potabile
Infatti, come chiarito dallo IARC, l’amianto provoca cancro sull’apparato digerente.
Fin dagli anni ’70, l’amianto è considerato cancerogeno anche per ingestione. Può essere ingerito perché veicolato nei cibi e nell’acqua potabile. La stessa acqua potabile, se evaporata, può provocare la aerodispersione delle fibre e, quindi, la loro inalazione. Il rischio amianto nell’acqua potabile è legato all’utilizzo di tubi in cemento amianto/eternit.
Infatti le tubazioni amianto veicolano l’acqua che può risultare contaminata anche per effetto di micro scosse di terremoto. Il problema dei tubi amianto acqua si è verificato in Emilia-Romagna già nel 2011, e, ancora, per effetto del terremoto in Abruzzo.
I cancri gastrointestinali per amianto nell’acqua
Le fibre di amianto ingerite colpiscono l’apparato gastro-intestinale, perché vengono assorbite dalle pareti, possono giungere al fegato. Avviano l’azione cancerogenica.
Si verifica, per il tratto gastro-intestinale, ovvero per lo stomaco e colon. Le fibre permangono per tutta la vita nell’organismo di chi le ha inalate. La ricerca scientifica ha dimostrato che l’ingestione di fibre di amianto, con l’acqua potabile e con i cibi, provoca l’insorgenza di cancri nell’apparato gastrico.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha definito il valore che costituisca un più elevato livello di rischio di presenza di amianto nelle acque potabili.
In Italia, la qualità dell’acqua non si misura sulla base della presenza o meno di fibre di amianto. Questo parametro è contestato dall’ONA.
C’è un limite di soglia per l’amianto nell’acqua?
Le “Linee guida per la qualità dell’acqua potabile” (1994) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità avevano stabilito, inizialmente: “Non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute, non è stato ritenuto utile, pertanto, stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.
Successivamente, queste conclusioni sono state superate nella monografia IARC, e, quindi, evidentemente, le tesi dell’OMS debbono essere aggiornate, tenendo conto della sicura cancerogenicità delle fibre di amianto per la salute umana, anche se ingerite.
L’assenza dei limiti dell’ amianto nell’acqua potabile
La direttiva 98/83/CE, non considera l’amianto un parametro da controllare e non ne fissa i limiti. Questa direttiva è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 31/2001, che non fa riferimento all’amianto e all’acqua contaminata nel suo quadro normativo.
Successivamente, nel 2017, la Commissione europea ha presentato delle raccomandazioni. Solo negli Stati Uniti ci sono delle normazioni specifiche in ordine al rischio amianto nell’acqua potabile. Negli U.S.A., vi è un sostanziale controllo della presenza di amianto nell’acqua potabile. E’ valutato anche il rischio di inalazione per evaporazione.
Per questo è previsto un limite di 7 milioni di fibre/litro (fonte Epa. Environmental Protection Agency).
Il Safe Drinking Water Committee della National Academy of Sciences degli U.S.A., stabilisce che c’è il rischio di tumore per la presenza di amianto nelle acque potabili.
Sempre secondo gli studi condotti dalla National Academy of Sciences degli U.S.A., ogni 100.000 abitanti che hanno ingerito, per oltre 70 anni, acqua contaminata da fibre di amianto, vi è uno che contrae un tumore allo stomaco.
Perché le fibre di amianto contaminano l’acqua?
I livelli di concentrazione normalmente inferiori ad 1 MFL, si sono verificati casi in cui venivano superati i 1000 MFL, specialmente in caso di terremoto, ovvero di micro scosse, ovvero di micro terremoti.
Infatti, in seguito ad eventi sismici, le tubature in amianto e cemento amianto e anche le strutture stesse degli acquedotti, compreso le vasche di raccolta, si contaminano di materiali di amianto e cemento amianto.
Le micro fratture inducono alla diminuzione della capacità aggrappante del cemento e conseguente rilascio di fibre. In Italia ci sono almeno 125.000 Km di tubature realizzate in amianto. Tubazioni degli acquedotti. Queste condotte con amianto e cemento amianto, sono ancora presenti nelle amianto tubature acqua.
Il tubo, se è integro, non da rilascio di fibre nell’acqua. Molte volte, grazie all’elevato grado alcalino, si crea una superficie di carbonato di calcio all’interno.
Le problematiche sorgono con la fessurazione del tubo, ovvero con la perdita del potere aggrappante del cemento sulle fibre di asbesto. Ciò si verifica quando la composizione chimica dell’acqua è aggressiva, ovvero quando vi è un pessimo stato di conservazione e manutenzione delle strutture e quando vi è il ristagno dell’acqua.
Come verificare le fibre di amianto nell’acqua?
Le acque possono essere analizzate con il microscopio elettronico a scansione (SEM) o tramite microscopia ottica a contrasto di fase (MOCF).
Per questi motivi, soccorre quanto stabilito nel Decreto del Ministero della Sanità del 6 settembre 1994, per verificare l’indice e per conteggiare l’entità delle fibre nelle acque.
Eseguito il campionamento con una bottiglia di vetro nuova di 1 litro sterile, si esegue la filtrazione di aliquote di 200 mL di acqua su filtri in policarbonato. Così, è possibile quantificare il livello di contaminazione con l’analisi con SEM o MOCF.
In Italia ci sono numerosi casi di presenza di amianto nell’acqua potabile. In Emilia-Romagna, piuttosto che in Sicilia. Il livello di contaminazione è dovuto anche all’entità delle scosse, ovvero dei micro terremoti, o anche dei terremoti che si sono verificati nel tempo, come quello dell’Emilia-Romagna.
L’elevato numero di canti gastrointestinali campanello d’allarme
Ai casi di mortalità per queste tre patologie asbesto correlate debbono essere aggiunti tutti gli altri casi e gli altri decessi:
per altre neoplasie asbesto correlate non ancora indicate nella monografia IARC;
esposizione ambientale;
le decine di migliaia di malattie asbesto correlate, tutte invalidanti;
i mesoteliomi, tumore dei polmoni ed asbestosi, che non sono censiti specialmente in quei paesi che fanno ancora largo uso del minerale, tra i quali gli “stati canaglia” (Cina, Unione Sovietica, India).
Come agire per tutelare la salute
È necessario sostituire tutte le tubature che ancora sono in amianto, oppure in cemento amianto. In questo modo si evita anche la dispersione dell’acqua, che è un bene prezioso.
Infatti, le tubature degli acquedotti italiani sono vetuste ed in pessimo stato di conservazione. Le tubazioni italiane in tutte le regioni, provocano dispersione di molta acqua potabile. Non meno del 50% dell’acqua potabile si disperde per via delle fessurazioni degli acquedotti. Con il cambiamento climatico e il surriscaldamento, l’acqua diventa un bene sempre più prezioso.
L’acqua, infatti, è la fonte della vita. E’ necessaria anche per i micro-organismi, per tutti gli esseri viventi. La flora, la fauna, la vita del pianeta dipende dall’acqua. L’essere umano si alimenta con l’acqua, il corpo umano è composto dal 70% di acqua.
Un problema che si acuisce in Regioni come Umbria, Toscana, Abruzzo, Calabria e chiaramente Sicilia, tutte ritenute zona altamente sismiche.
Bonifica delle tubazioni: i risultati dell’ONA
Con riferimento all’impegno dell’ONA, c’è da osservare che gli acquedotti in amianto a Soliera, come a Carpi e nel resto dell’Emilia-Romagna, sono stati, in buona parte, bonificati. La rimozione amianto acquedotti in Emilia-Romagna, se pur tardiva, ha permesso di porre in sicurezza le popolazioni per il futuro.
Rischio dei dipendenti delle aziende di distribuzione dell’acqua
L’ONA ha ricevuto diverse segnalazioni di casi di mesotelioma ed altre malattie asbesto-correlate tra i dipendenti di aziende pubbliche e con partecipazione pubblica, che hanno distribuito l’acqua potabile.
Come confermato anche nel VI Rapporto ReNaM, ci sono stati n. 276 casi di mesotelioma fino al 2015. Questi lavoratori sono esposti ad amianto nelle attività di manutenzione delle condotte d’acqua.
Tanto che si evince a pag. 204 del citato VI Rapporto Mesoteliomi, vi fu abnorme utilizzo di amianto nelle aziende di erogazione di acqua pubblica, in tutta Italia. Questi lavoratori sono stati, quindi, esposti amianto.
L’ONA tutela anche i lavoratori del settore. L’amianto, infatti, provoca danni alla salute, molte volte sono coinvolti anche i famigliari dei lavoratori. L’Avv. Ezio Bonanni ha dimostrato che i lavoratori del settore hanno diritto, prima di tutto, alla sorveglianza sanitaria, e ai benefici amianto, delle maggiorazioni contributive con il coefficiente 1,5.
I benefici contributivi permettono il prepensionamento per un periodo pari al 50% di quello di esposizione, e per coloro che sono già in pensione, di poter adeguare la prestazione pensionistica.
Le prove dell’uso dell’amianto nelle condutture acqua
Le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni sono confermate dal contenuto del VI Rapporto mesoteliomi:
“Cemento-amianto è stato utilizzato per la costruzione di condotte a pressione per l’adduzione di acqua potabile di vari diametri. È stato utilizzato amianto intorno al 20% in peso sul cemento di cui 1/3 crisotilo a fibra corta, 1/3 crisotilo a fibra lunga ed 1/3 della varietà crocidolite.
Anche alcune condotte per il gas di città sono state realizzate con lo stesso impasto di cemento-amianto. Alcune condotte di metallo per gas sono state rivestite di corda in amianto, solitamente crisotilo, e successivamente incatramate per proteggerle dall’ossidazione.
Durante gli interventi di manutenzione e riparazione dei tubi della rete di distribuzione del gas (che non poteva essere sospesa) venivano utilizzati manufatti in amianto (feltri, cartoni) e protezioni personali contro le fiamme che potevano svilupparsi dalle saldature del metallo, per piccole fuoriuscite di gas.
L’utilizzo di condotte in cemento-amianto per il trasporto dell’acqua potabile è ancora in essere in gran parte del territorio nazionale. Le aziende per la distribuzione dell’acqua di città hanno interrotto la posa delle condotte in cemento-amianto che avevano in magazzino soltanto nel 2004. È verosimile che l’impiego di guarnizioni e baderne sia stato interrotto dalla L. 257/1992“.
Lavoratori aziende acqua pubblica: rendita e risarcimento
Coloro che hanno svolto attività lavorativa nella realizzazione e nella manutenzione degli acquedotti, in molte occasioni, presentano malattie asbesto-correlate.
Questi lavoratori amianto acquedotti hanno diritto alla tutela legale. Al fine di ottenere le prestazioni INAIL riconoscimento malattia professionale e rendita INAIL e l’integrale risarcimento danni amianto acquedotti, è sufficiente rivolgersi allo sportello amianto ONA.
Nel frattempo, l’associazione prosegue anche nell’azione di tutela legale preventiva e risarcitoria in tutto il territorio nazionale.
Tutela legale vittime amianto acqua potabile
L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni hanno, più volte, richiamato l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla problematica amianto negli acquedotti.
L’associazione ha chiesto la bonifica degli acquedotti, ed ha celebrato convegni per sensibilizzare l’opinione pubblica. Come quello che si è celebrato a Soliera (MO) il 10.02.2018, dal titolo “Rischio amianto anche nell’acqua potabile“.
In caso di tumore del colon, dello stomaco, o anche il colangiocarcinoma, sussiste il diritto al risarcimento del danno. Sono numerosi i casi di vittime di colangiocarcinomaamianto che si sono rivolti all’ONA da tutte le regioni d’Italia.
Questa neoplasia del fegato come dimostrato dal Prof. Brandi è riconducibile all’esposizione ad amianto. Il colangiocarcinoma amianto, colpisce anche coloro che hanno lavorato nella manutenzione degli acquedotti, e anche coloro che hanno consumato il pasto nelle mense e gli stabilimenti in cui si è lavorato e/o utilizzato amianto.
Per questi motivi, anche l’ingestione di amianto è considerata dannosa per la salute e, comunque, costituisce un eventus damni, oggetto di tutela risarcitoria da parte dei legali dell’ONA.
L’Osservatorio Nazionale Amianto, con il suo pool di legali, è in grado di assistere legalmente tutti coloro che ritengono di aver subito dei danni per la presenza di amianto negli acquedotti.
Consulenza gratuita per le vittime di amianto
Se si è inalato o ingerito amianto e si è contratti una patologia asbesto correlata ci si può rivolgere all’ONA per avere la consulenza gratuita medica e legale.
È possibile chiamare il numero verde o compilare il form per avere maggiori informazioni.
La Dott.ssa Paola Calvaresi e la sua esperienza al fianco dell’ONA
“Sono entrata a fare parte dell’Osservatorio Nazionale Amianto circa 3 anni fa. Da allora il sostegno che fornisco all’Associazione è andato coinvolgendomi sempre più. Entrare a stretto contatto con persone che si sono ammalate per cause “terze” e vederle preoccupate, non solo per loro stessi ma anche per i loro familiari, mi porta ad apprezzare ancora di più di tutto il lavoro che l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, porta avanti ogni giorno, con non poca fatica. Ogni persona che ho incontrato mi ha raccontato una storia che definire “assurda” è dire poco.
Gente comune, grandi lavoratori, che avevano come unico obiettivo quello di sostenere la famiglia e che, invece, adesso si ritrova malata e con un’aspettativa di vita nettamente inferiore. Queste patologie, correlate all’amianto e alla esposizione alle fibre di asbesto, hanno dei tempi di latenza veramente lunghi, quindi paradossalmente nessuno può definirsi “al sicuro”. Alcuni miei colleghi sostengono che si aspettano il picco di queste diagnosi tra una decina di anni ma io mi sento di sostenere che questo picco c’è già. Essendo io un medico specialista in anestesia e rianimazione, igiene e medicina preventiva – medicina del lavoro, e dirigente medico della ASL Roma 5, ho scelto di offrire gratuitamente e al di fuori del mio orario lavorativo, un aiuto concreto all’Associazione.
Tutela e assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto
I pazienti che si rivolgono a me, sempre tramite l’ONA, vengono sottoposti a controlli e accertamenti strumentali. Questi mi permettono di verificare se c’è stata esposizione ad amianto e se questa può essere considerata la causa della patologia riscontrata. Ma il mio lavoro non si limita a questo. In quanto molto spesso mi trovo anche a supportare i familiari dei pazienti, giustamente spaventati e preoccupati. Non solo per il loro caro ma anche per loro stessi, in quanto anche loro potrebbero aver inalato indirettamente fibre di amianto. Ricordiamo che non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio per la salute si annulla. Far parte dell’Osservatorio Nazionale Amianto è un’esperienza gratificante sia dal punto di vista umano ma anche professionale. Riuscire in qualche modo a contribuire a rendere giustizia a queste persone ti ripaga di tutto il lavoro svolto”.
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