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Riomaggiore: primo Comune a beneficiare del bonus amianto

Amianto
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Riomaggiore: primo comune italiano a beneficiare dell’incentivo

“Riomaggiore è un esempio virtuoso: bene i contributi per la rimozione amianto”. Così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il Parco nazionale delle Cinque Terre ha stanziato i primi incentivi per rimuovere le coperture in amianto nei tre Comuni della zona.

La presenza di numerose vittime e familiari ci responsabilizza a dover proseguire e rende più efficace la nostra azione a La Spezia, come a Taranto, da Venezia fino a Gela.

In ogni angolo di questa nostra Italia deturpata dalla presenza di amianto, ancora in 40 milioni di tonnellate, che sta provocando migliaia e miglia di morti ogni anno, con un’epidemia che deve essere fermata.

Il Comune di Riomaggiore ha già approvato il regolamento sull’erogazione dei contributi, per eliminare e smaltire i materiali contenenti amianto sul territorio comunale.

Quali sono gli altri comuni che aderiscono al bando?

Sull’esempio di Riomaggiore, a breve seguiranno anche i Comuni di Vernazza e Monterosso.

Alle Cinque Terre, purtroppo, esistono ancora edifici con porzioni di coperture in amianto. Pertanto il Parco, al momento, ha stanziato 10 mila euro per il Comune di Riomaggiore che fornirà un sostegno economico in più ai privati e alle aziende, che dall’inizio di quest’anno, possono contare già sul contributo dello Stato.

Per il momento a Riomaggiore ci sono solo una decina di richieste per un totale di oltre 7 mila euro, mentre il Comune ha deciso di mettere a disposizione un contributo di 1.000 euro a fondo perduto ad unità famigliari, per lo smaltimento amianto.

I privati possono accedere anche ad incentivi fiscali statali per le ristrutturazioni delle case ed ottenere le detrazioni fiscali per la bonifica dell’amianto. L’importo della detrazione è pari al 50% delle spese sostenute fino ad un ammontare di 96 mila euro.

Riomaggiore: dati della strage nella regione Liguria

La Liguria ha fatto registrare 2.314 mesoteliomi fino al 2011, pari al 10,8% su base nazionale per una popolazione di 1.575.000 pari a circa il 2,5% della popolazione, con un trend a salire dai 42 casi del 1994 fino ai 178 casi del 2006.

La Spezia, dal 1994 al 2008, ha fatto registrare 213 mesoteliomi per un popolazione di 91.000 abitanti circa, con un tasso grezzo del 15,54 che la colloca al 15° posto come incidenza in riferimento alla popolazione;

Al 12mo posto per incidenza, figurano Lerici (provincia di La Spezia) con 31 casi per 10.900 abitanti e un tasso grezzo di 18,96 su 100.000, 10 volte di più l’ordinaria incidenza; poi Arcola, con 22 casi per 9.914 abitanti (16° posto) e ancora Vezzano Ligure, 15 mesoteliomi per 7.424 abitanti (17° posto) e poi ancora Sarzana, 25 mesoteliomi per 20.059 abitanti, e così via.

Ben 4 città della provincia di La Spezia figurano entro i primi 17 posti e 5 città tra le prime 23 in quella che è la più macabra delle statistiche (il tutto confermato dal Ministero della Salute, nel quaderno n. 15 del maggio-giugno 2012).

Quali sono le altre malattie da amianto?

Il mesotelioma è solo la punta dell’iceberg, perché l’amianto provoca anche asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici, con complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie e altri tumori: tumore polmonare, tumore alla laringe e all’ovaio, tumori del tratto gastrointestinale, faringe, stomaco e colon.

Per ulteriori informazioni visita il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto dove è possibile consultare anche l’apposita sezione dello Sportello Nazionale Amianto, in alternativa puoi contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.

L’ ONA è al fianco di tutte le vittime amianto per la diagnosi, terapia, cura dell’asbestosi e per la tutela dei loro diritti, con professionisti e volontari che sono al tuo servizio 24 ore su 24. 

 

Antonio Dal Cin: Le fibre di amianto viaggiano in treno

Antonio Dal Cin, ruggito, finanziere
Antonio Dal Cin

Antonio Dal Cin, coordinatore nazionale ONA, ex militare delle Fiamme Gialle, indomito nonostante l’asbestosi pleurica, trova la forza in questa torrida estate per vincere anche la dispnea ed affanno, dovuti alle fibre killer di amianto, che gli hanno reso i polmoni più duri del cemento, e quindi flagellato il cuore (cuore polmonare).

Antonio Dal Cin, interviene il finanziere condannato a morte

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, è legale di molte vittime per amianto tra i dipendenti delle Ferrovie dello Stato, e loro familiari.

Il Presidente ONA ha lanciato e continua a lanciare l’allarme, per l’alto numero di casi di mesotelioma, cancro al polmone e agli altri organi delle vie aeree e per patologie fibrotiche, tra coloro che hanno lavorato nel settore dei rotabili ferroviari.

Lo ricorda, Antonio, quando legittimamente si chiede come sia possibile che l’Amministrazione Guardia di Finanza non fosse a conoscenza dei “vagoni della morte” lasciati in sosta su binari tronchi ed esposti alle intemperie.

Vagoni lasciati anche nei pressi della Dogana di Fernetti (TS) – Sezione doganale di Prosecco (TS), a breve distanza dall’allora Brigata, odierna Compagnia della Guardia di Finanza di Prosecco (TS).

Presa visione delRapporto Informativo redatto nei suoi confronti dalla Guardia di Finanza di Prosecco (TS), e quindi richiama l’attenzione, non solo delle Ferrovie dello Stato, ma anche la Guardia di Finanza, sul rischio amianto.

Questi vagoni ferroviari sono sopravvissuti a coloro che vi hanno lavorato all’interno. Le fibre di amianto che vi si sono sprigionate hanno ucciso con il mesotelioma, il cancro polmonare, il cancro alla laringe, il cancro alla faringe, il cancro al fegato, il cancro al colon retto, alle ovaie, oltre alle asbestosi e placche pleuriche.

Niente e nessuno sono stati risparmiati da questo killer, ed Antonio dal Cin è uno degli ultimi che ancora resiste, riconosciuta la sua patologia come causa di servizio, e in attesa che venga definita la procedura di riconoscimento di vittima del dovere.

La storia di Antonio e della sua famiglia

Ha due figli piccoli, Antonio, il piccolo Matteo di 4 anni, Anna di 10 anni, ed è ancora giovanissima anche la moglie, la Sig.ra Monica, e spera di non lasciarli così in tenera età e la vedova inconsolabile.

Era appena nato Matteo, e già il padre era in gravi condizioni di salute, poi le cure del dipartimento ONA di Ricerca e Cura del Mesotelioma, hanno fin ora evitato che l’ asbestosi si trasformi in mesotelioma o in altro cancro mortale.

Quindi, Antonio lotta, come Davide contro Golia. Perchè le fibre di amianto, anche se invisibili all’occhio nudo bucano i polmoni e arrivano alla pleura e scatenano quel terribile cancro che è il mesotelioma.

Eppure la presenza di questi vagoni ferroviari, veri e propri “untori di morte”, ha costituito delle vere e proprie violazioni poste in essere da parte delle Ferrovie dello Stato. Violazioni comprovate dai sequestri operati dalla magistratura su tutto il territorio nazionale.

Dunque, non può essere revocato in dubbio che in molte stazioni ferroviarie del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, hanno sostato dei convogli carichi di amianto, in attesa di essere inviati verso i Paesi dell’Est Europa in violazione della Legge 257/92.

Infatti, il 23 maggio 1994 esplode la “bomba amianto” tra le Stazioni FF. SS. di Camposampiero (PD), Gorizia, Prosecco (TS) e Villa Opicina (TS) su ordine dell’allora Sostituto Procuratore della Repubblica di Padova Dott. Angelo Risi, vengono sequestrate un centinaio di carrozze “avvelenate”, e dirette alle ferrovie Ucraine e Bulgare, vista l’ipotesi di un trasporto illegale di quei vagoni all’estero, vietato in Italia dalla Legge 257 del 1992″.

L’isochimica e la scoibentazione dei vagoni contaminati

Occorre anche precisare che diversi vagoni ferroviari sono stati decoibentati presso il sito Isochimica di Avellino.

Successivamente gli stessi vagoni sono stati trasferiti anche in Veneto e lo conferma la Sentenza della Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Regione Veneto, n°934/08.

Infatti, la Corte Dei Conti ha accolto le domande di prepensionamento dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato ed attesta che effettivamente le carrozze ferroviarie lavorate ad Avellino erano contaminate di amianto ed i ferrovieri nel Veneto rimanevano esposti oltre le 100 ff/ll, così da aver diritto al prepensionamento.

Per quanto sopra, Dal Cin ribadisce fortemente che questi vagoni ferroviari carichi di amianto sono stati dei veri e propri “untori di morte”. Questo perché hanno percorso in lungo e in largo per l’Italia, costituendo una vera e propria minaccia per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente.

Questo è inaccettabile ed è il motivo per cui ha doverosamente inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica di Torino, all’attenzione del Procuratore Guariniello, e alla Procura della Repubblica di Avellino all’attenzione del Procuratore Dott. Cantelmo.

Partono le indagini difensive dell’avv. Ezio Bonanni

In seguito ad indagini difensive, l’Avv. Ezio Bonanni ha acquisito un documento che prova ulteriormente la presenza di rotabili con amianto nel sito di Prosecco (TS).

Luogo presso il quale Antonio Dal Cin ha esperito attività di servizio circondato dall’eternit, e da cui si evince chiaramente che nel marzo del 1996 le Ferrovie dello Stato, ammettono e documentarono (Tavola n 4 alla voce “Rotabili con amianto nel Friuli Venezia Giulia) “la presenza di n°44 rotabili accumulati presso la Stazione di Prosecco, Comune di Sgonico (TS).

La stazione di Prosecco aveva il primato per numero di rotabili per il sito in argomento, come altresì confermato nel Piano di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica.

Antonio Dal Cin, oggi gravemente malato, ha continuato a lavorare senza essere informato sul rischio morbigeno per esposizione all’amianto e senza essere tutelato con idonei mezzi e strumenti.

La Guardia di Finanza non gli ha fornito alcuna protezione individuale, volta a ridurre al minimo sostenibile le probabilità di un danno conseguente a malattie professionali.

La salubrità dell’ambiente è un bene primario

Inoltre, non ha verificato periodicamente la salubrità dell’ambiente lavorativo, nel rispetto dei principi di tutela del lavoro e della salute (artt. 3, 4, 32, 35 e 36 Cost..

Ricordiamo che la salubrità dell’ambiente è un bene primario, che assurge a diritto fondamentale della persona ed impone una piena ed esaustiva tutela delle condizioni di vita, di ambiente e di lavoro.

È assurdo che le gerarchie superiori della Guardia di Finanza non sono a conoscenza di quanto sopra decritto. Respiriamo per vivere, non per morire. 

Non esitare a contattarci, l’ONA assiste tutti coloro che hanno subito danni per esposizione ad amianto ed altri cancerogeni.

Grazie alla nostra assistenza potrai ottenere la tutela dei tuoi diritti e il risarcimento dei danni subiti. 

Per ulteriori informazioni visita il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto dove è possibile consultare anche l’apposita sezione dello Sportello Nazionale Amianto.

Moria di pesci: rischi inquinamento anche per le persone

Inquinamento
Inquinamento

Il Sindaco interviene per la tutela della salute pubblica

Antonio Dal Cin e Antonella Franchi sostengono l’impegno di Massimiliano Posarelli e chiedono al sindaco di Rosignano Solvay di agire per la prevenzione primaria: bloccare l’inquinamento per preservare la salute dei cittadini ed evitare gravi rischi per le persone.

“La morte scorre nell’acqua potabile delle tubature di amianto ed è somministrata dall’aria che respiriamo, con le fibre killer che attraversano i polmoni e li trapassano, provocando il terribile male del mesotelioma, del cancro polmonare e degli altri cancri da amianto.

Ne so qualcosa, perché mio padre fu stroncato dal male dell’amianto quella mattina del 19 novembre 2010, quando mia madre lo ha trovato riverso sul divano di casa, ucciso per soffocamento.

Eppure da allora nulla si è fatto, la gente continua a morire e ora anche i pesci muoiono perché i veleni somministrati da questi industriali assassini uccidono.

Il Sindaco di Rosignano Solvay vuole estendere il divieto balneazione

Ma piuttosto, compia il suo ruolo! Tuteli la salute con la prevenzione primaria, che presuppone di non contaminare l’ambiente. Questo io chiedo per salvare vite umane e non solo i pesci del mare” dichiara Massimiliano Posarelli.

“Abbiamo appreso, almeno dai mezzi di informazione, che sarebbero state trovate tracce di ammoniaca e che l’Arpat annuncia nuove analisi. Ma dov’era l’Arpat fino ad ora? Perché sono morti questi pesci? Possono esserci gravi danni anche per le persone”.

C’è il rischio che le correnti trasportino questi pesci contaminati, che poi vengono pescati ed entrano nella catena alimentare dei cittadini, con conseguenti gravi danni per le persone, oltre naturalmente agli altri cancerogeni, allarme lanciato dal Dott. Marabotti con uno studio pubblicato in ambito internazionale.

E che cosa fa il Sindaco di Rosignano Solvay?

Perché non accoglie le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni di svolgere il suo ruolo di tutore della salute ed evitare queste contaminazioni a danno dell’ambiente?” dichiara Antonio Dal Cin, coordinatore nazionale ONA.

Gli fa eco Antonella Franchi, anche lei coordinatrice ONA Nazionale e colonna portante dell’ONA nel territorio, una giovane donna coraggiosa, brillante ed intelligente che dedica parte del suo tempo ad un impegno, quello in tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, che è ammirabile e pregevole, tanto più in un contesto di rappresentati istituzionali incapaci di tutelare appieno la salute.

Infatti, Rosignano è tra le città che hanno il record di patologie asbesto correlate, in particolare mesoteliomi.

“C’è un’emergenza e cioè la moria di pesci che si sta verificando davanti le spiagge bianche e che è stata rilevata lo scorso 29 agosto: centinaia di esemplari sono stati trovati sulla battigia e al largo del Fosso bianco. Possono esserci gravi danni anche per la popolazione. Chiediamo di accertare chi scarichi in questo canale e che quindi si proceda.

Noi dell’Osservatorio Nazionale Amianto preannunciamo un’istanza di giustizia alla Procura della Repubblica di Livorno, che inoltreremo anche alla Procura Generale di Firenze perché vengano identificati coloro responsabili dello sversamento” dichiara Antonella Franchi.

Comunicazioni dei campionamenti dell’Arpat

Intanto l’Arpat ha comunicato i primi risultati dei campionamenti effettuati martedì sera, quando il Dipartimento di Livorno ha ricevuto la segnalazione dalla centrale operativa della Protezione civile. Come confermano dal Comune, sono state trovate tracce di ammoniaca in acqua. Martedì mattina i tecnici Arpat erano intervenuti in Solvay per un forte odore di ammoniaca, accertando che si era verificato un problema nei distillatori della sodiera. «Per il momento Arpat non ha fatto un collegamento di causa-effetto – dice l’assessore all’ambiente Daniele Donati – tra l’ammoniaca e la moria. Aspettiamo i risultati definitivi delle analisi anche sui pesci prelevati. È certo che, pure alla luce di quest’ultimo episodio, dovremmo cominciare a ragionare con gli enti del percorso di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) di allargare il limite del divieto di balneazione». Attualmente l’area interdetta alla balneazione va da 100 metri a nord a 100 metri a sud del Fosso bianco. «Fino al 2011 – aggiunge Donati – erano 50 metri, noi li abbiamo raddoppiati. Adesso col Ministero dell’Ambiente, la Regione, l’Arpat, gli enti preposti al percorso dell’Aia, penso che dovremmo verificare l’esigenza di ampliare ulteriormente la fascia di rispetto intorno allo scarico Solvay».

«Dopo aver effettuato un campionamento istantaneo allo scarico generale della fabbrica Solvay – si legge nel comunicato Arpat – verso le 21 per la ricerca del parametro ammoniaca e test di tossicità acuta, sono stati effettuati successivamente 6 campionamenti, 3 a sud e 3 a nord dallo scarico, di acqua di mare finalizzati alla ricerca del parametro ammoniaca, considerata la problematica verificatasi nello stabilimento martedì mattina. Durante il prelievo dei campioni di acqua di mare lungo la battigia, soprattutto nel tratto a sud dello scarico generale Solvay, sono stati rinvenuti pesci morti: lecce stella e muggini/cefali».

L’amianto non risparmia neanche i fotografi

Amianto
Amianto

Fotografi: malattia professionale per il Sig. Pierleonzio Caliaro

L’amianto può essere pericoloso anche per i fotografi.Amianto Pierleonzio Caliaro affitta un locale per il suo laboratorio per fotografi, non sa che il tetto è ricoperto di amianto. Interpella l’Avv. Ezio Bonanni che gli consiglia la sorveglianza sanitaria. Attraverso la Dott.ssa Paola Calvaresi, uno dei medici dell’ONA, viene sottoposto a dei controlli sanitari e viene diagnosticato un cancro al polmone da amianto al primo stadio. Viene sottoposto ad operazione chirurgica e il tumore è stato estirpato.

Per ora è salvo. L’INAIL ha riconosciuto che questo cancro polmonare è stato causato dall’amianto presente nel locale per fotografi che il Sig. Pierleonzio Caliaro aveva affittato per svolgere la sua attività professionale.

‘Lo ricordo, Pierleonzio Caliaro, è arrivato a Roma presso la sede ONA tutto trafelato. Aveva chiesto alla ASL di Vicenza lumi circa il rischio legato alle fibre di amianto che ha inalato perché presente nel locale per fotografi preso in affitto. Ma era ignaro di essere malato di cancro. Sembrava essere in buona salute. Gli ho detto di rivolgersi ad un medico ONA, uno dei tanti nostri volontari, e abbiamo chiamato la Dott.ssa Paola Calvaresi che si è resa subito disponibile, e ha prescritto gli accertamenti da fare, e questa volta ce l’abbiamo fatta. Diagnosi del cancro ed estirpazione perché al primo stadio, senza metastasi, e anche l’INAIL si è dovuto arrendere e ha riconosciuto la rendita e ora questo sventurato si avvia al pensionamento. Chiediamo maggiore attenzione da parte degli organismi pubblici, sorveglianza sanitaria e responsabilità di chi affitta locali che hanno materiali di amianto al loro interno’ – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Le dichiarazioni del Signor Caliaro

Il Sig. Pierleonzio Caliaro dichiara: ‘Non è soltanto una mia vittoria, ma il segno dell’importanza dell’opera dell’Osservatorio Nazionale Amianto che se non ci fosse dovrebbe essere costituito, prima di tutto dallo Stato. Non si possono lasciare milioni di cittadini esposti all’amianto, ignari e inermi. Sono stato un fotografo di professione eppure mi sono ammalato di cancro polmonare da amianto. Infatti, ho affittato un locale che ho adibito a laboratorio, ma non sapevo che tra i materiali c’era anche l’amianto e per fortuna sono stato avvisato dall’Avv. Ezio Bonanni del fatto che l’amianto, anche se fosse a basse dosi, provoca comunque anche il cancro al polmone. L’insorgenza del tumore al polmone, causata dall’amianto, è stata diagnosticata anche grazie all’attenta e scrupolosa analisi di uno dei medici volontari dell’Associazione, la Dott.ssa Paola Calvaresi.

“Chiediamo una maggiore attenzione da parte degli organi di controllo, e l’obbligo di bonifica. Nei prossimi mesi l’ONA nella citta di Vicenza avvierà ulteriori azioni per il prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto e per la costituzione delle rendite Inail di coloro che risulteranno aver contratto delle patologie. E’ necessaria oltre la bonifica anche la sorveglianza sanitaria”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che dal 2008 tutela i familiari e i cittadini esposti ad amianto.

Nel 1991, il Sig. Caliaro ha affittato un locale di circa 250 mq nell’hinterland di Vicenza, per potervi creare la sede della sua azienda: uno studio grafico e fotografico.

Gli effetti sui fotografi della fibra killer

Per circa 18 anni questo locale è stato per lui, per sua moglie e per i suoi due figli come una seconda casa, ignorando completamente la presenza di un altro “ospite”: l’amianto, questo killer silenzioso che quotidianamente si faceva spazio nella vita di questa famiglia.

Passando all’interno dello studio la maggior parte del tempo, l’intera famiglia, inconsapevolmente, è stata esposta ad un grave rischio per la propria salute.

Come citato dal Prof. Irving Selikoff in “Asbestos and disease” del 1978, anche “una dose piccola, “straordinariamente piccola”, di fibre di amianto può costituire la scintilla che poi porta al mesotelioma”. Ma, oltre al mesotelioma, sono patologie asbesto correlate anche quelle fibrotiche (asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici con le complicazioni cardiocircolatorie) e altre neoplasie (tumore della laringe, dell’ovaio, della faringe, dello stomaco, del colon retto e dell’esofago).

Il tumore al polmone può essere causato da basse dosi, o presunte tali

La prima avvisaglia di malattia risale al 2009 quando, in seguito ad alcune infiltrazioni d’acqua all’interno del locale, con annesse polveri “sospette”, il Sig. Caliaro tramite l’ufficio ambiente dell’Associazione Artigiani ha richiesto che questo materiale venisse analizzato tramite un laboratorio specializzato. I risultati hanno parlato chiaro: il 5% di quelle polveri era composto da amianto. Il locale è stato dichiarato inagibile nel successivo 2010.

Consapevole dei rischi e della pericolosità alla quale sia lui che la sua famiglia erano stati esposti, tutti cominciano a sottoporsi a controlli periodici presso l’Ospedale e gli ambulatori di Vicenza fino al 2013 quando al Sig. Caliaro viene diagnosticato un nodulo ai polmoni che dopo 3 anni (nel 2016) si è trasformato in un tumore al polmone.

Un calvario durato quasi 7 anni, cioè da quando è stata scoperta la presenza di amianto sul tetto dello studio, anni fatti di preoccupazione e controlli che purtroppo hanno portato ad un esito a cui nessuno avrebbe mai voluto giungere.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Foto: il Sig. Caliaro Pierleonzio

“Sono molto soddisfatto di questo risultato ottenuto grazie all’ONA. Io e la mia famiglia abbiamo vissuto e stiamo vivendo un vero e proprio calvario e il semplice fatto di vedere riconosciuto un mio diritto mi fa tornare a sperare. Sono stati anni bui e angoscianti dove noi, una volta individuato il pericolo a cui siamo stati esposti, abbiamo cominciato a fare delle ricerche su internet per cercare qualcuno che potesse informarci su tutti i rischi e assisterci. E’ così che ho conosciuto l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni che mi hanno messo subito in contatto con la Dott.ssa Paola Calvaresi, Medico Volontario dell’ONA che fin da subito aveva capito la gravità della mia situazione”, dichiara il Sig. Pierleonzio Caliaro. “Il 23 febbraio 2017, a seguito della triste diagnosi di tumore polmonare ho subito un intervento importante e che, fortunatamente, sembra essere andato bene. Dovrò comunque continuare a fare controlli sperando che la malattia non si ripresenti. Ringrazio ancora la Dott.ssa Calvaresi e tutto l’ONA, in quanto è anche grazie alla loro assistenza se si è riusciti a prendere in tempo questo brutto. Un grazie anche ai medici del Reparto di Pneumologia di Vicenza che dal 2009 mi seguono. Ora sono seriamente preoccupato per mia moglie, alla quale è già stato diagnosticato un nodulo al polmone, ad oggi sotto controllo, e per i miei figli che adesso stanno bene ma come ben sappiamo gli effetti potrebbero vedersi anche tra 20-30 anni. Dove sono le istituzioni? Chi doveva vigilare e non l’ha fatto?”, conclude il fotografo vicentino.

Il Sig. Pierleonzio Caliaro è assistito legalmente, oltre che dall’Avv. Ezio Bonanni, dall’Avv. Francesco Buso, Foro di Vicenza, il quale dichiara “Insieme all’ONA continuiamo a sostenere l’importanza di una sorveglianza sanitaria più stretta e rigorosa”.

Orfana vittime del dovere: prestazioni ai figli non a carico

Roffeni vittima del dovere
Roffeni vittima del dovere

Un problema da non sottovalutare è quello che affronta ogni orfana vittime del dovere. Di vittime del dovere come il Sig. Tiraferri, il nostro paese ne ha viste molte. Stavolta, però, il Tribunale di Salerno, Sezione Lavoro, con sentenza 2334/2017, del 30.08.2017, condanna il Ministero della Difesa

Orfana vittime del dovere: prestazioni figlio non a carico

Il Ministero della Difesa deve corrispondere alla ricorrente l’assegno ex art. 2 L. 407/1998, nell’importo mensile di €500,00, oltre perequazioni ex lege. Anche lo speciale assegno vitalizio nell’importo di €1.033,00, oltre perequazioni ex lege, a decorrere dal decesso del Sig. Roffeni Tiraferri Giovanni (20.08.2013)’.

Ha resistito sulla linea del Piave il Ministero della Difesa e la Marina Militare. In particolare, nel tentativo di rifiutare alla giovane Roffeni Tiraferri Renata le prestazioni di orfana di vittima del dovere. Quindi, l’assegno vitalizio ai figli, lo speciale assegno vitalizio, e la speciale elargizione con equiparazione alle vittime del terrorismo.

Il tutto perché non era a carico del padre, quando si è ammalato ed è deceduto per mesotelioma da amianto. La ricorrente lavorava, salvo poi dover abbandonare la sua attività per assistere il genitore, morto tra atroci dolori, ancora in giovane età (60 anni al momento della morte).

Orfana vittime del dovere: la storia della Sig.ra Tiraferri

La giovane Renata è rimasta orfana a 28 anni. Con il cuore straziato per la morte del padre e si era sentita dire dalla Marina Militare che non le spettava nulla, nonostante il padre fosse stato riconosciuto come vittima del dovere. Da qui la necessità dell’azione giudiziaria condotta dall’Avv. Ezio Bonanni, il quale ha chiesto ed ottenuto non solo l’accoglimento della domanda, e quindi la liquidazione delle prestazioni quale orfana di vittima del dovere, ma anche l’equiparazione ai fini previdenziali alle vittime del terrorismo.

Quello che più rileva e colpisce nella motivazione del Giudice del lavoro del Tribunale di Salerno, nella sentenza del 30.08.2017, è la equiparazione alle vittime del terrorismo, che vale anche per i figli non a carico. Infatti, si legge nella sentenza, ‘con la legge 147/2013 le vittime del dovere sono equiparate a quelle del terrorismo’. Accolte le tesi dellAvv. Ezio Bonanni e sbaragliate le posizioni e le resistenze dell’Avvocatura Generale dello Stato. Inoltre, Renata, ha diritto a poter usufruire del prepensionamento di 10 anni.

Le parole dell’Avv. Bonanni e della Dott.ssa Renata Roffeni

Non riesco a comprendere per quale motivo ci sia tutto questo accanimento del Ministero della Difesa e della Marina Militare. Non si riconoscono i diritti degli orfani delle vittime del dovere, ovvero, di coloro che sono deceduti per malattie asbesto correlate.

Come per il caso della Dott.ssa Roffeni Tiraferri Renata, il cui genitore aveva prestato servizio su due sommergibili, acquistati dagli Stati Uniti, imbottiti di amianto. Gli hanno tolto la vita in giovane età. Ora, il Tribunale di Salerno ha reso giustizia, e, oltre a riconoscere la qualità di orfana di vittima del dovere, ha equiparato la sventurata ragazza ad orfana di vittima del terrorismo.

Spero che questa ulteriore sentenza, che si aggiunge a quella del Tribunale di Cagliari del 2016, basti all’Amministrazione per smetterla di avere questi comportamenti. Lo ha ribadito anche la recente relazione (19.07.2017) della Commissione di Inchiesta della Camera” – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ringraziamenti della Sig.ra Tiraferri e l’impegno nell’ONA

“Voglio ringraziare l’Avv. Ezio Bonanni per il risultato conseguito, è stato proprio grazie alla sua tenacia che ho potuto intraprendere questa azione giudiziaria di tutela dei miei diritti ed ottenere quindi il riconoscimento di orfana di vittima del dovere e l’accredito delle prestazioni previdenziali con equiparazione alle vittime del terrorismo. Il mio impegno, nell’Osservatorio Nazionale Amianto, proseguirà per permettere a tutti i figli orfani di ottenere il riconoscimento dei loro diritti a carico dell’Amministrazione dello Stato” – dichiara la Dott.ssa Renata Roffeni Tiraferri.

La strage dell’amianto nella Marina Militare

Il V Rapporto RENAM fa riferimento, per i soli casi di mesotelioma nella Difesa, a 621 casi, pari al 4,1% (fino al 2011). La punta dell’iceberg rispetto al più elevato numero di casi, che deve tener conto anche delle altre patologie.

Successivamente, nel VI rapporto mesoteliomi, sono stati censiti 830 casi, di cui 570 nella Marina Militare. A testimonianza del fatto che il fenomeno epidemico prosegue a tutt’oggi e se ne fa riferimento anche nella relazione finale della relazione finale della Camera di Inchiesta della Camera dei Deputati. Adesso i dati aggiornati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM.

Sviluppi giudiziari sulle vittime del dovere (30.12.2019)

La Corte di Appello di Genova accoglie il ricorso dell’Avv. Ezio Bonanni e condanna il Ministero della Difesa a costituire le prestazioni previdenziali delle vittime del dovere in favore di orfana non a carico fiscale. Con la storica sentenza, la Corte di Appello di Genova mette il punto sulla questione: anche gli orfani non a carico fiscale hanno diritto alle prestazioni di vittima del dovere, oltre che al risarcimento dei danni sia quelli subiti dalla vittima, che quelli subiti direttamente.

La Corte di Appello di Genova condanna il Ministero

Riconosciuti i benefici di vittima del dovere alla Sig.ra Lorenza Garosi, figlia di un ex marinaio deceduto a causa dell’esposizione amianto.

La Presidente della IV Sezione Lavoro della Corte di Appello di Genova, Dott.ssa Alessandra Scarzella, ha condannato il Ministero della Difesa a pagare, in favore della Sig.ra Garosi, orfana di vittima del dovere, l’assegno vitalizio nella misura mensile di €500,00 e lo speciale assegno vitalizio di €1.033,00.

La Commissione d’Inchiesta: strage di militari

Pag. 18 della seconda relazione della Commissione di Inchiesta sull’uranio impoverito e altri rischi si legge:

“Secondo quanto comunicato dalla Difesa, nel comparto si sarebbero verificati 126 casi di mesotelioma; dai dati raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova le malattie asbesto correlate a carico di dipendenti della Marina Militare sono state 1101, di cui 570 mesoteliomi pleurici”.

Assistenza ONA orfana vittime del dovere

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha costituito un Dipartimento che si prefigge di assistere il personale civile e militare che ha contratto malattie riconducibili al servizio svolto, per permettere loro di ottenere il giusto risarcimento.

Tutti i cittadini possono quindi consultare il sito ufficiale alla voce Dipartimento Forze Armate e Comparto Sicurezza.

ONA news tv: nuovo strumento di comunicazione dell’ONA

ONA news TV è il nuovo strumento di comunicazione istituito dall’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione intende informare e formare i cittadini in merito ai rischi ambientali e sanitari che corre il nostro paese.

ONA News vittime del dovere: orfana vittime del dovere

Orfana vittime del dovere: ultimi aggiornamenti

La Corte di Appello di Salerno ha confermato la sentenza di condanna a carico del Ministero. Quest’ultimo ha, però, impugnato la sentenza in Corte di Cassazione. Nell’attesa che si pronunci la Suprema Corte, l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni insistono perché si pronunci il Parlamento.

Nel corso dell’audizione dell’Avv. Ezio Bonanni presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica, è stato posto sul tappeto questo problema.

Quello, in particolare, della resistenza del Ministero a riconoscere i diritti degli orfani se non a carico. Per questi motivi, l’ONA continua il suo impegno in sede giudiziaria.

Recentemente si è pronunciata sulla questione anche la Corte di Cassazione. Con l’ordinanza, Sez. 6 Num. 15224 del 2021, ha precisato che non ha, sul punto, ancora assunto una posizione definitiva.

Sempre la Corte di Cassazione, sezione Lavoro, con sentenza n. 11181/22, ha spiegato che gli orfani non a carico delle vittime del dovere (a differenza di quelli delle vittime del terrorismo), non hanno diritto ai benefici assistenziali.

Perciò l’Osservatorio Nazionale Amianto continua la sua azione di tutela.
Perciò invita tutti gli orfani di vittima del dovere non a carico, a proseguire nelle loro richieste e ad impugnare le sentenze risultate negative.