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Il finanziere Antonio Dal Cin, da martire ad eroe nazionale

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Negli ultimi tempi abbiamo visto al centro di un ciclone mediatico la figura di Antonio Dal Cin, finanziere condannato a morte dallo Stato, che ha servito questo Paese pur avendo la consapevolezza di lavorare a contatto con l’amianto. Uno degli elementi maggiormente cancerogeni e dannosi per il nostro organismo.

Antonio ha con coraggio accettato il suo destino, un destino segnato da una delle patologie asbesto correlate più maligne, che si insidia nel proprio apparato respiratorio compromettendone le funzioni.

Antonio Dal Cin

Antonio Dal Cin agli occhi dell’Italia non è solo un valoroso finanziere che per una malaugurata sorte ha contratto l’asbestosi, dopo un’ardua battaglia legale, guidata dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto durata 70 lunghissimi mesi Antonio è riuscito ad ottenere il riconoscimento di “Vittima del Dovere”.

Abbiamo deciso infatti in seguito a questa importantissima notizia di incontrare Antonio e parlare proprio della sua esperienza e del riconoscimento tanto atteso.

  1. Quella del parere del Comitato di verifica delle cause di servizio sul riconoscimento dello status di vittima del dovere è una vittoria personale, morale oltre che giudiziaria. Aveva perso le speranze?

Antonio Dal Cin: E’ una vittoria per tutti i martiri dell’amianto (vittime di asbestosi, mesoteliomi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici contro i quali combatte l’ONA), per i loro figli, per le famiglie, per le persone che soffrono, per chi non si arrende, per chi crede nella speranza, per chi invoca verità e giustizia, per chi è al servizio del prossimo, per chi lotta in difesa della vita, per chi spera in un mondo migliore, per chi fa il proprio dovere fino in fondo, per chi sa ascoltare la propria coscienza.

Per fortuna ho trovato sulla mia strada l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni e centinaia di altri aderenti a questa organizzazione che mi hanno dato la forza di continuare a sperare nella vittoria finale contro l’amianto, che è quella della bonifica perché se si bonifica non ci sono più le fibre killer e quindi non ci saranno più le malattie da amianto, in modo particolare il terribile mesotelioma e l’altrettanto terribile asbestosi, quest’ultima mortale.

Importante trovare medici buoni e capaci, come è accaduto a me che, attraverso il dipartimento di cura del mesotelioma di ONA Onlus ho potuto prendere contatti con il Prof. Luciano Mutti.

Tutti possono accedere ai servizi gratuiti di assistenza ONA

Tutti possono beneficiare dell’attività volontaria dei medici dell’ona attraverso il numero verde (800 034 294): è sufficiente contattare l’associazione per avere subito la disponibilità dei medici volontari.

Si può scrivere anche attraverso l’apposita sezione del sito ONA.

Per coloro che hanno l’asbestosi e altre patologie importante non disperare, avere sempre fiducia nell’Osservatorio Nazionale Amianto e nell’aiuto di Dio.

Nel mio caso ci sono state strane dimenticanze ed errori incomprensibili, direi inaccettabili, ed un tempo estremamente improponibile per chi come me non ha tempo, ho temuto che il procedimento amministrativo potesse concludersi innanzi ad un giudice e ciò avrebbe ulteriormente allungato i tempi. Non dimentichiamo che la domanda di riconoscimento di Vittima del Dovere è stata presentata a luglio del 2013 ed il decreto presumibilmente verrà emesso ad agosto 2018, dopo ben 70 mesi di attesa. E’ un tempo intollerabile per chi è affetto da patologie che sono quasi sempre ad esito infausto, e questo impone una profonda riflessione da parte delle Istituzioni, affinchè questi riconoscimenti siano concessi in vita. Questa è una battaglia comune che quotidianamente vede in trincea i malati, le famiglie delle vittime e le associazioni, come l’ONA Onlus che da anni combatte in prima linea per rivendicare diritti sacrosanti e legittimi, fornendo assistenza sanitaria, medico legale, psicologica, e non in ultimo legale.

2. Anche se però il riconoscimento del 5% di invalidità sembra quasi ridicolo…

Antonio Dal Cin: Certamente. Ma il “Comitato di Verifica per le Cause di Servizio” riunitosi in adunanza, ha dovuto tener conto del Verbale mod. BL/G N. TS1415892 datato 27/04/2015, pronunciato dal Ministero della Difesa, Dipartimento di Medicina Legale di Roma, Commissione Medica Ospedaliera Speciale Vittime del Terrorismo e della Criminalità Organizzata di Roma, da me già impugnato e contestato in data 27.07.2015 per il tramite di una missiva, peraltro inoltrata per conoscenza al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato Servizio Assistenza ed Attività Sociali Divisione I
Assistenza Vittime del Dovere. Nel predetto verbale non viene fatta menzione della patologia “asbestosi pleurica”, nonostante sia stata prima diagnosticata e poi riconosciuta “Sì dipendente da Causa di Servizio” dallo Stesso Ente della Sanità militare, che documenta in modo chiaro, inequivocabile ed incontrovertibile che le patologie di cui al Punto 10 del Verbale della C. M. O. mod. BL/B – N. A21403666 del 03.06.2014, hanno invece determinato il riconoscimento della patologia “asbestosi pleurica”, tabellata INAIL, come patologia asbesto correlata contratta in servizio e per causa di esso. Ciò ha reso possibile l’errore, ovvero, quell’inaccetabile pregiudizio che ha determinato una invalidità totale pari al 5% . Sono fermamente convinto che ancora una volta l’avv. Ezio Bonanni, patrocinante in Cassazione e presso le Magistrature Superiori, saprà fare piena chiarezza nelle sedi di giustizia.

In ogni caso l’associazione assiste tutte quante le vittime attraverso il dipartimento assistenza vittime del dovere.

  1. Una rapporto – con annessa bonifica – sulle condizioni insalubri della caserma dove ha lavorato per anni arrivato solo nel 2010, un primo diniego dal comitato arrivato nel 2016…Si è sentito abbandonato dallo Stato? Si sente un condannato a morte dallo Stato?

Antonio Dal Cin: Effettivamente, con i lavori di ristrutturazione della Caserma della Guardia di Finanza di Prosecco (TS), l’amministrazione ha dovuto provvedere alle bonifiche dell’amianto presente su alcuni beni di sua proprietà. Ma non dimentichiamo che nel 2008 la stessa Guardia di Finanza dichiarava in atti che nella caserma non c’era amianto, mentre nel 2010 confermava ne confermava la presenza richiedendo urgenti bonifiche.

Riguardo all’asbestosi di cui risulto affetto, debbo dire che c’è un errore macroscopico, direi lampante all’occhio del semplice uomo comune, perchè non è possibile che nel verbale di riconoscimento di dipendenza da “Causa di Servizio”, redatto dalla 2^ Commissione Esercito Italiano sia pronunciato un parere con giudizio medico legale espresso all’unanimità, la cui diagnosi è di “asbestosi pleurica”, poi però disatteso da altra Commissione dello stesso Ente dello Stato che non può  e non deve assolutamente ignorarne l’esistenza, o minimizzarne la gravità. Parliamo di una patologia che è quasi sempre mortale. Tengo anche a precisare che il primo parere negativo pronunciato dal “Comitato di Verifica per le Cause di Servizio” non ha tenuto conto della sussistenza della “Causa di Servizio” per “asbestosi pleurica”, ed è solo grazie alla caparbietà dell’avv. Ezio Bonanni se è stata fatta piena chiarezza, affinchè fossi riconosciuto “Vittima del Dovere”,  viste le osservazioni e produzioni documentali che il legale ha formulato ai sensi dell’art. 10-bis della Legge 241/90, in risposta alla ministeriale prot. n. 559/C/3/E/8/GdiF/392 del 11.11.2016, in merito a quanto notificatogli il 5 dicembre 2016 dalla Prefettura di Latina, Ufficio Territoriale del Governo – Area 1 Ordine e Sicurezza Pubblica.

Poi l’amianto corre sui binari di FF.SS. e fuor di metafora mi riferisco alle carrozze ferroviarie, con il loro carico di morte: ricordo che su ogni carrozza c’era quasi una tonnellata di amianto, tant’è vero che tra i dipendenti FF.SS. c’è un altissimo numero di casi di mesotelioma e asbestosi.

  1. Difficile mettersi nei suoi panni e comprendere come si possa affrontare una malattia del genere e convivere per anni con un senso di frustrazione per la mancata giustizia.

Antonio Dal Cin: Dobbiamo partire dal presupposto che non si può chiedere tempo a chi non ha tempo, come non si può aggiungere soffferenza alla sofferenza. Mi sono sentito ostaggio della burocrazia, che non si dimostra in linea con quanto previsto dalla Costituzione ed è per questo motivo che mi sono sentito in dovere di rivolgermi al Capo dello Stato, Comandante Supremo delle Forze Armate e garante della nostra Costituzione.

Importante mettersi subito in contatto con il dipartimetno di assistenza e cura dell’asbestosi dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che annovera importanti scienziati oltre alla collaborazione del Prof. Mutti. Ricordo che il protocollo Mutti nel mio caso ha permesso di ottenere eccellenti risultati e se sono ancora in vita lo debbo al buon Dio (sono ormai molti anni che ho ricevuto la diagnosi di patologia asbesto correlata e non sono ancora deceduto, un vero e proprio record dei record che spero di poter alimentare, sempre con l’aiuto di Dio).

  1. Da anni, con l’ONA, si prodiga in cause di risarcimento per le vittime dell’amianto? Com’è il quadro complessivo? Sono più i dinieghi o i riconoscimenti?

Antonio Dal Cin: Purtroppo la battaglia è dura. Come risulta pure dalla relazione finale della Commissione di Inchiesta Parlamentare sull’uranio impoverito, il cui contenuto è stato diffuso dall’ONA, per coloro che hanno operato in missioni e in stato di servizio nel comparto sicurezza vi è un’alta incidenza di patologie asbesto correlate, ma anche un silenzio assordante, tanto che gli atti sono stati rimessi alla procura di Roma e l’ONA si costituirà parte civile.

i dati sono agghiaccianti e per la prima volta sono certificati da una commissione di inchiesta ai cui lavori ha contribuito anche l’Avv. Ezio Bonanni, che è stato audito lo scorso 6 dicembre 2017 e ha potuto depositare atti e documenti a sostegno dell’inchiesta della commissione.

Più di 2.000 morti nel solo comparto militare, circa 1.000 nella sola Marina Militare, queste cifre sono state confermate quindi c’è una condizione di rischio e ci sono ritardi e alcune volte colpevoli rigetto.

Al momento le pratiche accolte sono quelle pubblicate dall’ONA nel dipartimento vittima del dovere, che riporta anche la graduatoria nazionale.

E’ evidente che i riconoscimenti sono una minima parte rispetto ai danneggiati ecco perché stiamo pensando a una protesta pacifica attraverso lo sciopero della fame oltre alle azioni giudiziarie.

Ma perché una vittima deve fare anche una causa per avere i suoi diritti al risarcimento?

  1. Il suo caso può aprire la strada a nuovi procedimenti per chi come lei ha avviato un percorso di richiesta di risarcimento come vittima del dovere?

Antonio Dal Cin: Certamente, perché è la prova provata che il rischio amianto c’è anche per i finanzieri.

Il riconoscimento nei miei confronti è un ammissione del rischio e quindi delle responsabilità. Spero che questa strage sia fermata al più presto con la bonifica.

  1. La relazione dell’ex pm della procura di Torino nonché consulente della commissione Uranio, Guariniello, parla di 946 morti o malati per asbestosi in Marina, su cu c’è stato il silenzio delle alte cariche. Le fa rabbia tutto questo?

Antonio Dal Cin: No non mi fa rabbia perché sono un uomo timorato di Dio e quindi non voglio fare peccato.

Occorre canalizzare la rabbia in forza, lottare per la vita e per la dignità della persona umana contro ogni forma di imbarbarimento in seguito al quale l’essere umano è trasformato in cavia oppure in un anello della catena di montaggio, come nell’eternit o in altre realtà.

Occorre più trasparenza anche da parte delle forze politiche, ricordo qualche anno quando il proprietario dell’ILVA aveva finanziato tutti i partiti. Si badi bene, tutti i finanziamenti erano a norma di legge perché i finanziamenti erano iscritti nei bilanci dei partiti, però così le cose non vanno bene perché quel signore, che da una parte finanziata i partiti, dall’altra padroneggiava la città di Taranto, che era quindi saccheggiata nel bene più prezioso, che è l’ambiente e la salute.

Mi risulta strano che il Capo dello Stato, come comandante supremo delle Forze Armate, non intervenga per imporre la bonifica e quindi la rimozione dell’amianto ancora presente per evitare che questa strage continui, anzi, utilizzo questa intervista per rivolgere un accorato appello affinché si dia corso alle bonifiche.

Si conclude così la vicenda di Antonio Dal Cin, un uomo semplice che ha dimostrato lealtà e pazienza nei confronti del paese che servito e che inaspettatamente sta dipingendo lo stesso Dal Cin come una sorta di eroe nazionale.

Per chi volesse sapere di più sul Sig. Antonio Dal Cin e la sua storia, è invitato a leggere anche un altro dei nostri interessantissimi articoli dedicato proprio all’appello che Antonio Dal Cin ha fatto al Presidente della Repubblica.

Eternit bis: giustizia per Testore

Eternit Bis

Eternit bis, accolte le richieste delle famiglie delle vittime

Si è tenuta questa mattina al tribunale penale di Torino l’udienza che vede alla sbarra unico imputato Stephan Schmidheiny, l’imprenditore svizzero, condannato a 18 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Torino – poi prosciolto in via definitiva per intervenuta prescrizione del reato – per il disastro ambientale provocato dall’amianto lavorato negli stabilimenti Eternit in Italia, di cui era proprietario e amministratore.

Schmidheiny, sottoposto a procedimento penale per il reato di omicidio colposo, con colpa cosciente, è imputato nel processo Eternit Bis per la morte per mesotelioma di due persone, causata dalle fibre di amianto respirate in fabbrica.

Il Tribunale, cui è rimasto uno dei tronconi del processo Eternit Bis dopo lo spacchettamento deciso dal GUP di Torino, ha rigettato le richieste dell’imputato e, invece, ha accolto le richieste dell’avvocato Ezio Bonanni – presidente dell’Osservatorio nazionale Amianto – che assiste e difende la famiglia di Giulio Testore. La Corte ha formalizzato la costituzione di parte civile dei famigliari del defunto e ha rigettato le richieste di Schmidheiny.

La storia di Giulio Testore

Giulio Testore, dipendente dello stabilimento di Cavagnolo, reparto mescole, è deceduto nel dicembre 2008 all’età di 82 anni per mesotelioma pleurico. Vi lavorò per ventisette anni, fino al 1982, quando la fabbrica chiuse senza preavviso.

La difesa dell’imprenditore elvetico aveva chiesto in aula di rigettare la domanda di costituzione di parte civile della famiglia testore e di respingere la precedente richiesta di costituzione di parte civile dell’ONA.

La famiglia Testore aveva beneficiato di un risarcimento dopo aver sottoscritto un documento nel quale dichiarava di rinunciare a qualsiasi successiva azione legale nei confronti di Eternit. L’avv. Bonanni ha sostenuto, invece, “il principio dell’inapplicabilità di quella rinuncia nei confronti dell’attuale imputato, il quale non era parte di quell’accordo”.

“È una decisione molto importante, quella di oggi, assunta dal Tribunale di Torino – sottolinea Bonanni -. Astutamente Stephan Schmidheiny ha fatto indennizzare con pochi spiccioli centinaia di vittime a Torino, come a Siracusa e anche a Napoli. Con tali accordi Schmidheiny pensava di aver chiuso il conto. Non è così. Gli atti di transazione fatti sottoscrivere con il versamento di un’esigua somma non possono valere nel processo penale – spiega l’avvocato – e, comunque, non possono fare venire meno il diritto all’integrale risarcimento dei danni”.

Prossima udienza il 26 aprile venturo

A Venezia apre lo Sportello Amianto Regione Veneto

Venezia, Porto Marghera
Venezia, Porto Marghera

L’ONA presenta a Venezia lo “Sportello Amianto Regione Veneto”

L’appuntamento è fissato alle ore 16:30, alla Sala Auditorium Business Center di Via Banchina dell’Azoto, 15, a Porto Marghera. La presentazione dello sportello avverrà nel corso dell’assemblea pubblica dal titolo “Amianto e polveri sottili”. Al momento chi risulta danneggiato da polveri sottili non ha diritto al prepensionamento ma come già previsto solo a un risarcimento INAIL.

Interverranno l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA e legale delle vittime dell’amianto; l’on Luca Coletto, assessore alla Sanità e programmazione socio-sanitaria della Regione Veneto, in rappresentanza anche del presidente della Regione on. Luca Zaia; Alessandro Gabotti, segretario provinciale CUB Trasporti Venezia e provincia; Nico Biasiotto, responsabile dell’ONA Veneto. All’incontro è stata invitata on. Sara Moretto che ha sostenuto l’impegno dei lavoratori della vetreria Zignago Vetro, di Fossalta di Portogruaro, ai quali, come denunciato dall’ONA, l’INPS competente nega l’applicazione dei benefici già riconosciuti per il periodo successivo al 1996, perché l’Istituto fa un erroneo riferimento alla Legge Dini e poi alla Legge Fornero.

Abbiamo riscontrato un costante aumento nel numero di casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto correlate – spiega l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA -, in particolare a Marghera, Mira, Padova, Treviso, Verona e Vicenza, per questo motivo abbiamo istituito lo Sportello Amianto on line Veneto”.

Sarà spiegato agli intervenuti che tutti i cittadini interessati all’assistenza sulle problematiche amianto e altri cancerogeni, comprese le polveri sottili e altri veleni, potranno rivolgersi allo “Sportello Amianto on line Veneto” chiamando il numero verde gratuito 800 034 294, oppure andando dalla pagina internet dell’Osservatorio Nazionale AmiantoAssistenza Legale

L’ONA, inoltre, informa i lavoratori che la domanda per pensionamento amianto per chi è affetto da asbestosi, cancro polmonare e mesotelioma va depositata entro il 31 marzo 2018. Sono esclusi quanti, invece, risultano essere solo esposti all’amianto.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto è la più rappresentativa organizzazione indipendente italiana di vittime dell’amianto. Già da dieci anni è il punto di riferimento di tutti i lavoratori esposti e vittime dell’amianto, in tutta Italia. Ora apre uno sportello ONA anche nella Regione Veneto, un nuovo strumento di appoggio e di assistenza a tutti i cittadini.

“Lo Sportello Amianto on line Veneto – continua Bonanni – apre per far fronte alle numerose richieste di assistenza pervenute da tutto il territorio, dove si assiste a un aumento dei casi di patologie asbesto correlate e a un rischio incipiente dovuto anche all’innalzamento dell’età pensionabile stabilito dalla Legge Fornero”.

Con l’innalzamento dell’età pensionabile, infatti, i lavoratori veneti, esposti ad amianto, hanno 12 anni di minore aspettativa di vita, le lavoratrici 17 anni (bollettino informativo del Sistema Epidemiologico Regionale del Veneto, n. 1, gennaio 2007), rispetto al resto della popolazione nazionale e si segnala che, a tutt’oggi, anche la legge sul prepensionamento di coloro che sono stati riconosciuti affetti da asbestosi, cancro polmonare e mesotelioma, a prescindere dall’età, (art. 1 comma 250 della L. 232/16) non hanno ancora ricevuto l’accesso al prepensionamento, per i ritardi della circolare dell’INPS.

Le richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Di seguito una serie di richieste che l’ONA ha formulato all’Amministrazione regionale: istituzione di un Fondo vittime amianto Regione Veneto, che vada a implementare il fondo vittime amianto istituito dall’INAIL (art. 1 commi 241/246 della L. 247/07), che è limitato a 27milioni di euro fino al 2020 per l’intero territorio nazionale;

intensificazione della sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti all’amianto e diagnosi precoce delle patologie asbesto correlate, che assicura un più efficace intervento sanitario, con maggiori probabilità di sopravvivenza per le vittime;

emanazione di atti di indirizzo regionali, al fine di ottenere il riconoscimento dei benefici amianto per il prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto fino al 2 ottobre 2003;

applicazione del coefficiente 1,5 e quindi dell’art. 13 co. 8 della L .257/92 per i lavoratori della vetreria Zignago Vetro di Fossalto di Portogruaro e delle altre situazioni similari, cui, in maniera non del tutto legittima, l’INPS sta applicando penalizzazioni per il lavoro svolto dal 1996 alla data di riconoscimento, a ottobre 2003, non corrisponde l’aumento dell’entità della contribuzione, come peraltro denunciato dall’ONA e confermato anche dall’on. Moretto.

“Abbiamo chiesto alla politica locale, regionale e nazionale – spiega ancora Bonanni – di intervenire in favore dei lavoratori del Porto di Venezia, per il riconoscimento dei benefici amianto fino al 2003, per il prepensionamento e per chi è affetto da patologie asbesto il pensionamento immediato, in base all’art. 1 co. 250 della L. 232/16”.

La mappatura dell’amianto nel Veneto

La mappatura dell’amianto in Veneto è sottostimata. Sono solo 365 gli edifici pubblici registrati e su 951 scuole censite, solo in 37 è stata confermata la presenza di amianto pari al 3%. In particolare la situazione è allarmante per i lavoratori del Porto di Venezia e per i siti industriali dell’intera regione. In questi ultimi anni l’incidenza del mesotelioma è di circa 100 casi ogni anno, tenendo presente che tale trend è in aumento rispetto alla media degli 80 casi l’anno registrati dal 1987 al 2005.

I casi di mesotelioma segnalati sono più di 2mila – secondo l’ONA sono, invece, negli ultimi venti anni ce ne sono stati più di 5mila -.

Più in dettaglio, in ordine ad alcune situazioni di rischio lavorativo abbiamo:

  • Montedison, Marghera: 76 casi di mesotelioma associati alla produzione del passato;
  • Officine Meccaniche Stanga, Padova: 62 casi;
  • Fincantieri, Marghera: 60 casi;
  • Ferrovie dello Stato: 44 casi tra Vicenza e Verona;
  • Sartori Guido (realizzazione di impianti industriali), Marghera: 26 casi;
  • Alumix Alluminio, Marghera: 25 casi;
  • Compagnia Portuale di Venezia: 34 casi di mesotelioma.

Casi mesotelioma in Veneto, clicca qui

ONA – Focus di approfondimento, clicca qui

Amianto: dieci anni di Osservatorio

Fibra Amianto, Latina, Bonifica
Fibra Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione di promozione sociale, traccia il bilancio delle sue attività di dieci anni nel territorio pontino e in tutta Italia.

Dal 2008, è stato il punto di riferimento di diverse realtà istituzionali, per affrontare e risolvere il problema amianto nel Lazio, come nel resto d’Italia.

A Roma, anche grazie all’impegno dell’On. Fabrizio Santori presidente della VI Commissione ambiente, lavori pubblici, mobilità, politiche della casa e urbanistica e componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA, è stato possibile bonificare scuole e asili nido. Impegno che è continuato anche negli anni successivi in tutta la regione.

Tuttavia, l’ONA è critica nei confronti della Regione Lazio poiché nessuna iniziativa concreta è assunta per la prevenzione dei danni da amianto e per il sostegno alle vittime.

L’On. Santori ha anche presentato una proposta di legge, mai discussa. Pertanto, l’associazione censura l’operato della Regione e delle ASL. Per assenza di un piano articolato ed efficace di sorveglianza sanitaria per quanti sono stati esposti ad amianto.

L’ONA è sempre accanto ai cittadini

La Regione Lazio si era impegnata a porre in atto strumenti di assistenza per le vittime di amianto e l’Osservatorio aveva dato la sua disponibilità a curare le attività di alcuni degli sportelli, come quello di Latina, in modo assolutamente gratuito, con l’ausilio di volontari.

“Anche nella provincia pontina – spiega l’avv. Ezio Bonanni presidente dell’ONA – purtroppo i casi di patologie asbesto correlate sono in aumento ma la città di Latina sconta l’assenza di uno sportello amianto che possa costituire un punto di riferimento e un raccordo tra le varie istituzioni. Come associazione continua il presidente – abbiamo sopperito a questa carenza istituendo il numero verde 800 034 294 e costituendo un’unità operativa presso la nostra sede di Latina, in Via Cairoli 10. Lascia, comunque, l’amaro in bocca il disinteresse delle istituzioni che pure sono informate e allertate”.

Bonanni, infatti, si è rivolto al sindaco di Latina Damiano Coletta e all’assessore all’Ambiente Roberto Lessio perché facessero anche pressione sulla Regione Lazio per l’apertura di uno sportello amianto nel centro pontino, richiesta che prevedeva anche la bonifica dei siti contaminati, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti ad amianto, la costituzione di un’unità operativa specializzata in malattie da amianto all’ospedale S. Maria Goretti del capoluogo pontino. L’Amministrazione comunale, però, non ha dato riscontro ai numerosi colloqui.

L’impegno e i servizi dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Come risaputo, ormai, le patologie asbesto correlate si manifestano dopo molti anni dall’esposizione (da 5 a 45 anni). Ragione per la quale è indispensabile attivare al più presto un’unità operativa, come già detto, precisa Bonanni, presso l’Ospedale S. Maria Goretti, con la necessaria dotazione di strumenti tecnici e finanziari e di personale per poter far fronte alle attività di monitoraggio sui lavoratori esposti ad amianto.
L’art. 259 del D.Lvo 81/2008 stabilisce che “tutti i lavoratori esposti ad amianto che hanno ottenuto i benefici contributivi del prepensionamento e anche coloro che pur essendo stati esposti non hanno ottenuto il riconoscimento, hanno diritto ad essere sottoposti a sorveglianza sanitaria”. Pertanto l’ONA insiste con la Regione Lazio e con le Amministrazioni dei Comuni più colpiti, come quello di Latina, affinché si dia corso al programma di sorveglianza sanitaria.

L’Osservatorio Nazionale Amianto conferma l’impegno, sempre e comunque a favore delle vittime dell’amianto. Possono beneficiare dell’attività di medici e di altri volontari per ottenere diagnosi, terapia e cura delle patologie asbesto correlate e la tutela dei loro diritti.

Si può accedere al servizio sanitario dell’ONA facendone richiesta attraverso il sito istituzionale:

www.osservatorioamianto.com

o contattare il numero verde 800 034 294

Operatori risponderanno 24 ore su 24 a tutti i cittadini a rischio di esposizione ad amianto, oppure sono stati già esposti e sono a rischio di malattia (mesotelioma, cancro polmonare, asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici e altre patologie tumorali).

I cittadini possono accedere direttamente

alla sede di Roma:

Via Crescenzio n. 2 Sc. B. int. 3

alla sede di Latina:

Via Cairoli n. 10, secondo piano, ufficio 8

Focus sul rischio amianto nel Lazio e in provincia di Latina – clicca qui

Rischio amianto anche nell’acqua potabile

Amianto e acqua potabile
Amianto e acqua potabile

L’ONA a Soliera: no all’amianto nell’acqua potabile

Si è tenuto a Soliera, in provincia di Modena, il convegno “Amianto: dalla prevenzione primaria al risarcimento delle vittime”, curato dall’Osservatorio Nazionale Amianto. Oggetto dell’incontro pubblico il “Rischio amianto anche nell’acqua potabile”.

Amianto e acqua potabile
Rischio amianto anche nell’acqua potabile. Convegno a Soliera (MO)

Nel corso del seminario che si è svolto al Nuovo cinema teatro Italia nella città emiliana, l’avv. Ezio Bonanni ha insistito nel chiedere la bonifica delle tubature e degli acquedotti che contengono amianto. Infatti, l’ingestione delle fibre di asbesto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione.

Bonanni ha precisato che l’ammodernamento degli acquedotti e la sostituzione delle tubature vetuste, permetterebbe anche di evitare le dispersioni di acqua potabile causate dalle condutture danneggiate e, quindi, di proteggere due beni fondamentali: la salute umana e l’acqua pubblica.

“Si deve osservare – ha commentato il presidente dell’ONA – che l’amianto nell’acqua porta un rischio anche di inalazione di fibre di amianto oltre che di ingestione, perché con gli usi antropici, per esempio come cucinare, lavarsi etc., l’acqua evapora e le fibre di amianto in essa contenute si disperdono nell’aria e vengono quindi inalate”.

Per tutelare le vittime di amianto l’ONA e l’Avvocato Bonanni mettono a disposizione un servizio di consulenza gratuita medica e legale.

consulenza amianto e acqua potabile

Il danno amianto nell’acqua potabile

Nel corso del convegno, sono state ribadite le capacità lesive delle fibre di amianto anche nell’acqua potabile.

Già in precedenti occasioni, l’Avv. Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto avevano sollevato la problematica delle fibre di amianto nell’acqua potabile.

L’amianto, infatti, è cancerogeno.

Questo problema dell’amianto nell’acqua potabile negli acquedotti, infatti, riguarda tutte le regioni italiane, e ci sono ancora quasi tutti gli acquedotti in amianto, ovvero con tubature in cemento amianto. Questa situazione determina aerodispersione di polveri e fibre nell’acqua potabile. In questo modo, le polveri e le fibre si aerodisperdono nell’ambiente, anche domestico, per attività antropiche. Lavarsi, cucinare, etc., provoca l’evaporazione dell’acqua e, dunque, la dispersione di fibre. Poi ci sono le fibre direttamente inalate.

Le acquisizioni dello IARC: conferma del danno amianto

Ha aperto i lavori il Prof. Giovanni Brandi dell’Università di Bologna e Oncologo del Policlinico S. Orsola di Bologna.

Di recente, in Toscana, è stata riscontrata in campioni di acqua potabile una quantità pari a 700mila fibre/litro di amianto. Il dato, considerevole, ha riaperto il dibattito sui rischi da ingestione della fibra killer.

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), esiste un rapporto causale tra ingestione di amianto e cancro dello stomaco e del colon retto. Il rischio di tumori sarebbe proporzionale alla concentrazione di fibre ingerite, attraverso il consumo quotidiano di acqua potabile, alla durata dell’esposizione e alla contemporanea esposizione ad altri carcinogeni come per esempio il benzo(a)pirene.

ONA: rimuovere l’amianto nelle condutture dell’acqua potabile

L’Avv. Ezio Bonanni, nel corso del convegno, ha ribadito le tesi dell’ONA. Lo IARC (International Agency for Research on Cancer), nell’ultima monografia sull’Asbesto amianto, ha confermato che l’amianto è cancerogeno anche se ingerito. C’è poi la problematica dell’evaporazione dell’acqua per le attività antropiche, che provoca l’aerodispersione delle fibre.

Nell’ultima monografia IARC sull’amianto, si legge testualmente:

  • L’ingestione di fibre di amianto è “esposizione primaria” al pari dell’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225)
  • I test su i topi che hanno ingerito amianto(capitolo 3.6 pagina 273), hanno dimostrato che su 75 cavie che hanno ingerito amianto, 18 hanno contratto il cancro.

La IARC conclude: Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto. Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo (gruppo 1).

Le fibre di amianto nell’acqua sulla base della monografia IARC sono dannose per la salute. Per questo motivo l’ONA non accetta di sottovalutare il problema.

Gli accertamenti effettuati dall’ONA

Per i ricercatori, le fibre possono migrare per via linfatica dai polmoni ad altri organi, che possono essere riassorbite dall’intestino e possono raggiungere il fegato attraverso il circolo collaterale della vena porta.

In Italia, però, nonostante la diffusione delle condotte in cemento-amianto e il progressivo deterioramento di queste, anche a causa dell’alto tasso di acidità delle nostre acque, non ci sono limiti di legge sulla concentrazione di fibre di amianto in acqua e non ci sono riscontri di rilevazioni metodiche.

Pertanto la normativa nazionale andrebbe rivista e un efficace e sistematico piano di monitoraggio dell’acqua andrebbe messo in atto dalle Amministrazioni locali.

“Per questi motivi – conclude Bonanni -, a maggior ragione, insistiamo per la bonifica. Se non altro, la bonifica è imposta nel rispetto del principio di precauzione”.

L’ONA si è impegnata a rendere nota l’emergenza al Parlamento Europeo. In occasione delle interrogazioni parlamentari del 26 settembre 2017 ha reso noto come, in Italia, il problema interessa circa 100 mila chilometri di tubature. Per adesso la Commissione europea ha predisposto solo delle raccomandazioni.

I servizi di assistenza e tutela dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento dei danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

È possibile richiedere la consulenza gratuita chiamando il numero verde o compilando il form.

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