Indagine shock della Procura di Rieti. “Giustizia è fatta”, dichiara Roberto Lucandri dell’ONA di Rieti.

Roberto Lucandri, dipendente della ASL di Rieti, ha tagliato, manipolato e perfino mangiato amianto mentre lavorava all’interno della struttura ospedaliera reatina. Roberto, che ha svolto la mansione di elettricista per oltre 30 anni, è stato esposto al rischio amianto per un lungo periodo e, anche dopo essersi ammalato di mesotelioma pleurico, l’Ing. M.F., ha negato la presenza di amianto, tra l’altro confermata anche dagli stessi colleghi di lavoro.

L’INAIL ed il Tribunale hanno creduto alle parole dell’Ing. M.F. e allo sventurato lavoratore è stato negato il riconoscimento della patologia, con grande amarezza e stupore da parte anche dei suoi familiari.

L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, non si ferma, ricorre in appello e scrive alla Procura.

Ora l’Ing. M.F. è stato colpito da una misura cautelare emessa proprio per i problemi di amianto nell’Ospedale di Rieti.

In seguito all’esito shock delle indagini, il Sig. Roberto Lucandri annuncia che si costituirà parte civile, assistito dall’ONA.

Anche l’INAIL verrà chiamata a rispondere dei danni per aver creduto alle parole dell’Ingegnere, senza aver effettuato un’attenta verifica sulla realtà dei fatti (ci sono altri lavoratori esposti ad amianto che si sono già rivolti all’ONA, che nella città reatina è presente con un proprio nutrito numero di iscritti e volontari).

La Sig.ra Roberta Lucandri, figlia del Sig. Roberto Lucandri, elettricista della ASL di Rieti, ha rilasciato la seguente intervista.

Sig.ra Lucandri ci racconti l’assurda storia che ha visto protagonista suo padre Roberto.

“Ha detto bene, è veramente una storia assurda. Mio padre ha lavorato per oltre 30 anni come elettricista per la Asl di Rieti, dal 1973 al 2005. Un lavoro che amava e che al tempo stesso lo stancava molto, ma sempre senza lamentarsi. Ogni giorno, durante lo svolgimento delle mansioni lavorative, era costantemente a contatto con l’amianto, ma era totalmente inconsapevole dei rischi di questa sostanza. Ogni giorno respirava le fibre, invisibili agli occhi e di conseguenza lui stesso si è fidato di chi lo ha fatto lavorare in quelle condizioni, senza alcuna precauzione. Ma il pericolo c’era e anche tanto, tanto è vero che gli stessi colleghi, durante l’udienza hanno testimoniato a suo favore, confermando la presenza di amianto all’interno dei materiali che utilizzavano e maneggiavano quotidianamente”.

Come avete reagito di fronte all’esito della sentenza che ha visto negata la malattia professionale per suo padre?

“Inutile descrivere l’amarezza e la rabbia che abbiamo provato. Questo esito ci ha veramente colti di sorpresa. Eravamo sicuri e fiduciosi nella giustizia e speravamo veramente di avere già ricevuto una punizione gratuita con la malattia di mio padre, ed invece è arrivata anche un’ulteriore sconfitta con l’ingiusta sentenza. Ci siamo sentiti veramente abbandonati da tutti, perché veramente il nesso tra esposizione e patologia asbesto correlata era evidente”.

E adesso che la verità è venuta a galla come vi sentite?

“Partiamo del presupposto che la salute di mio padre non ce la ridarà nessuno e questo purtroppo è per noi motivo di grande sconforto e paura ma quantomeno adesso sappiamo che finalmente chi ha sbagliato pagherà come è giusto che sia. Spero che tutti i nodi vengano al pettine e che nessuno più debba ammalarsi per lavorare. E’ necessaria una sorveglianza sanitaria più approfondita, anche perché purtroppo ad oggi conosco la situazione di mio padre e di un altro collega ma chissà quante altre persone ancora si ammaleranno nel corso dei prossimi anni. Tutto questo non è giusto! Ringrazio l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA, per aver preso a cuore il caso di mio padre e per la dedizione che dimostra verso la problematica dell’amianto. Un tema di cui ancora oggi si parla molto poco, spero che la nostra storia sia da esempio per molti altri cittadini che combattono ogni giorno per avere giustizia”.

Come sta suo padre oggi?

“A 5 anni dalla diagnosi di mesotelioma pleurico, mio padre ha subito un intervento molto delicato e ha fatto 2 cicli di chemioterapia. Tutte cure debilitanti e costose che noi abbiamo dovuto sostenere a nostre spese. Per alcuni trattamenti ci siamo anche dovuti recare fuori Rieti: per effettuare la pleurectomia siamo stati un mese a Mestre. Tutt’oggi siamo costretti a fare controlli trimestrali per tenere monitorata la malattia. Ora vogliamo giustizia!”.

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