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L’Italia dice “basta amianto”

Amianto
Amianto

L’Italia continua ad essere contaminata da amianto anche dopo il 1992

Nonostante la Legge 257/1992 in Italia vieti la presenza dell’elemento, risultano presenti sul territorio ancora 75mkla ettari contaminati; preoccupanti sono anche i 2,5miliardi di metri quadri che fanno da tettoie e coperture di edifici ancora abitati.

La prolungata esposizione a fibre di amianto favorisce l’insorgenza di malattie, di cui non si conosceva la vera causa, denominate patologie asbesto correlate, come: asbestosiplacche pleuriche ed ispessimenti pleurici.

Alle patologie asbesto correlate appartengono anche alcune tipologie di cancro come: mesotelioma, tumore alla faringe e una forma particolarmente aggressiva di tumore ai polmoni.

Queste malattie ogni anno provocano più di 4mila decessi e altrettante sono le vittime che pur riuscendo a sopravvivere sono costretti a condurre una vita povera di emozioni ma ricca di timori perché risultano invalidanti anche per le azioni più semplici da compiere.

Gli italiani dinnanzi ad una situazione tanto preoccupante hanno deciso di prendere posizione, lanciando una campagna di sensibilizzazione dell’argomento e una petizione online che prende il nome di #BastaAmianto.

La petizione è stata lanciata poco più di un mese fa ma ha già raccolto oltre 50mila firme, un risultato impressionante che sottolinea il fatto che in Italia inizia a girare la giusta informazione e che gli italiani iniziano a prendere coscienza della gravità della problematica.

Il fine della petizione è quello di sollecitare il governo a ripristinare un incentivo extra per coloro che scelgono di bonificare coperture e tettoie in eternit, scegliendo di sostituirle con pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita.

Tale incentivo è stato garantito fino al 2012, momento in cui è stato poi soppresso improvvisamente, questo dimostra che sono ancora troppo poche le iniziative del governo italiano finalizzate al supporto di piani di bonifica.

L’Osservatorio Nazionale Amianto sostiene “basta amianto”

L’Osservatorio Nazionale Amianto, è una delle associazioni Onlus maggiormente attive in Italia, nella difesa delle vittime amianto. Da anni si espone  a nome dei cittadini per cercare risoluzioni alla problematica.L’associazione onlus naturalmente supporta la petizione #BastaAmianto in quanto rappresenta per l’italia una delle iniziative più interessanti e maggiormente sostenute.

Parallelamente è stata istituita da Antono Dal Cinuno dei più validi collaboratori Ona, un’altra petizione mirata ad arrivare direttamente al cuore del governo. La petizione lanciata dall’ex finanziere chiede al governo la mappatura completa dei siti italiani ancora contaminati e la progettazione di un nuovo piano di bonifica, più esteso e più completo.

Già i numeri presentati adesso spaventano l’opinione pubblica, anche se gli esperti hanno stabilito che il periodo di picco delle patologie asbesto correlate è previsto tra il 2020 e 2030. Questo poiché le fibre di amianto sono una bomba a orologeria, possono risiedere nell’organismo umano anche per oltre 20 anni prima di esplodere in una patologia asbesto correlata.

Per ulteriori informazioni, più dettagliate vi consigliamo di consultare il sito istituzionale dell’Ona oppure di contattare direttamente il numero verde gratuito: 800 034 294.

Prepensionamento amianto ferrovieri

Amianto ferrovieri
Amianto ferrovieri

Amianto ferrovieri: è un vostro diritto andare in pensione

C’è stato tempo fino al 2 marzo 2018 per presentare la domanda per il bonus pensionistico per esposizione all’amianto (prepensionamento amianto ferrovieri).

I destinatari di tale richiesta sono i lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario che hanno prestato la loro attività senza essere dotati degli equipaggiamenti di protezione adeguati all’esposizione alle polveri di amianto, durante le operazioni di bonifica.

A ricordarlo è il messaggio Inps del 15 febbraio 2018, n. 696, che fornisce le istruzioni per la presentazione della domanda per il riconoscimento dei benefici previdenziali a seguito delle novità contenute nella legge di Bilancio 2018, che ha parzialmente modificato l’art. 1 comma 277 della L. 28.12.2015 n. 208.

Amianto ferrovieri: circolare INPS n. 46. Proroga dei termini

La circolare Inps n. 46, pubblicata il 14 marzo 2018, fornisce istruzioni ai lavoratori per ottenere il riconoscimento di benefici previdenziali per il prepensionamento amianto. È una misura circoscritta ai lavoratori della produzione di materiale rotabile ferroviario, che sono stati esposti amianto privi di adeguate misure di sicurezza per la salute, rispetto al rischio asbesto. Nel documenti inps, sono indicate le istruzioni per ottenere il diritto al beneficio amianto e di certificazione esposizione amianto. Il beneficio pensionistico è riconosciuto a partire dal 1° gennaio 2018 a condizione che alla domanda sia allegata la documentazione probante e soltanto dopo apposito accertamento eseguito dall’INAIL.

La nuova Legge amianto si applica ai:

  • lavoratori siti produttivi amianto ferrovie stato privi di equipaggiamenti di protezione asbesto;
  • lavoratori assicurati inail;
  • siano ancora in attività oppure privi di pensione.

La precedente circolare INPS

L’amianto è stato massicciamente utilizzato nel settore ferroviario e nei mezzi di trazione e rotabili utilizzate dal Gruppo Ferrovie dello Stato. Pertanto, tutti i lavoratori impegnati nei siti produttivi ferroviari, sono stati professionalmente esposti ad amianto e quindi sono a rischio di patologie asbesto correlate.

È opportuno, tuttavia, porre l’attenzione sulla particolarità della misura: da quanto si evince dal testo di legge (art. 1, comma 277, L. 208/15, come modificato dall’articolo 1 comma 246 Legge 205/17), la disposizione sembrerebbe essere circoscritta per un solo sito lavorativo, cioè quello della Breda di Pistoia.

Tuttavia è opportuno che tutti i lavoratori ferrovieri depositino la domanda entro il 2 marzo 2018, poiché le limitazioni imposte con gli atti amministrativi (messaggio Inps) sono illegittime e la Magistratura le può disapplicare, estendendo i benefici a tutti i lavoratori del settore ferroviario.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, in caso di rigetto delle domande di prepensionamento, presenterà ricorso al giudice del lavoro e, a sua volta, alla Corte Costituzionale, con l’obiettivo di ottenere l’identica applicazione di prepensionamento e l’aumento della pensione per tutti i lavoratori ferrovieri.

“La richiesta del bonus pensionistico da parte di tutti i lavoratori del settore ferroviario esposti ad amianto è una ottima contromisura per richiedere l’annullamento del discriminante, affinché la misura legislativa sia applicata a tutti i lavoratori del settore ferroviario italiano”, ha commentato l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. L’ONA, attraverso uno staff medico specializzato e il supporto legale dell’avv. Bonnanni offre assistenza medica e legale a tutti i lavoratori esposti ad amianto e a rischio di patologie asbesto correlate.  Per maggiori informazioni contattare il numero verde 800 034 294, oppure visitando il sitowww.osservatorioamianto.com.

Amianto ferrovieri: epidemia di malattie asbesto correlate tra i ferrovieri: l’Osservatorio Nazionale Amianto ONA tutela i diritti delle vittime Ferrovie dello Stato asbesto. 

Ci si può rivolgere allo Sportello Unico Nazionale ONA per ottenere i seguenti diritti:

  • benefici contributivi esposizione amianto
  • benefici contributivi ferrovieri malati amianto (art. 13 comma 7, Legge 257/1992)
  • prepensionamento / pensionamento immediato ferrovieri malati amianto
  • asbestosi prepensionamento 
  • tumore ai polmoni prepensionamento
  • mesotelioma ferrovie prepensionamento
  • riconoscimento INAIL malattie amianto
  • risarcimento danni lavoratore Ferrovie dello Stato vittima amianto
  • risarcimento danni famigliari ferrovieri vittime amianto

Consulta il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto oppure chiama il numero verde gratuito: 800 034 294.

Antonio Dal Cin: prigioniero della burocrazia italiana

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Antonio Dal Cin, una storia lunga da raccontare al mondo intero

Una vicenda quella di Antonio Dal Cin che non ha precedenti, tra strane dimenticanze, errori incomprensibili e una Giustizia Amministrativa che inspiegabilmente chiede tempo a chi non ha tempo. L’ex finanziere, affetto da gravi patologie, tra cui l’asbestosi pleurica contratta in servizio, affronta quotidianamente la malattia, consapevole di avere davanti a se un futuro assai incerto.

Una Vittima del Dovere che fatica a vedersi riconosciuti i suoi sacrosanti diritti e chiede Verità e Giustizia.

Antonio Dal Cin: una storia che merita di essere raccontata

Ripercorriamo il suo vissuto lavorativo, per comprendere attraverso il suo racconto cosa è successo.

Antonio Dal Cin, classe 1969, dopo aver regolarmente superato le visite d’idoneità fisica e psichica, ha prestato il servizio di leva nella Marina Militare, e giunto alle armi il 25 maggio 1988, è stato selezionato ed ha frequentato la “Scuola Difesa Basi” – Gruppo Scuole “Teseo Tesei” della Marina Militare, presso il COMSUBIN (Comando Subacqueo Incursori) in località Le Grazie – La Spezia.

Cresciuto con il sogno di difendere con onore il proprio Paese, viene addestrato all’interno del comprensorio del Varignano, presso la caserma “Santa Maria”.

Durante il corso si è esercitato congiuntamente agli allievi incursori e agli incursori operativi, per apprendere le tecniche difensive delle installazioni in caso di sabotaggio e attacco.

Antonio Dal Cin ha esperito attività di “vigilanza armata a difesa degli obiettivi sensibili e delle strutture militari” presso il comprensorio militare di “Santa Rosa”, base “NATO”, incluso  il “parco antenne” che si estende su un terreno di circa 140 ettari, con un perimetro di circa 6 chilometri, struttura dove peraltro ha sede il Comando in Capo della Squadra Navale, che costituisce il vertice dell’organizzazione operativa della Marina Militare, alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Marina, e dal quale dipendono direttamente le unità navali, i comandi operativi che le raggruppano e i reparti delle forze operative assegnati.

Il militare è stato congedato per “fine ferma leva” in data 31 luglio 1989, in ottimo stato di salute, e pertanto, senza che la Sanità militare, gli abbia riscontrato patologie fisiche e/o mentali.

L’inizio della carriera nella Guardia di Finanza

Dopo il superamento dei previsti test psico-attitudinali, e di tutte le prove, e gli accertamenti clinici e strumentali volti ad accertare il suo stato di salute, compatibile con lo status giuridico di “militare”, si è arruolato nel Corpo della Guardia di Finanza il 20 settembre 1991, frequentando il 61° Corso “Cadore”, presso la caserma “Giovanni Macchi”, sede della Scuola Alpina di Predazzo, nella Valle di Fiemme,   Provincia Autonoma di Trento. L’istituto di formazione militare, fondato nel 1920, è la scuola militare alpina più antica del mondo.

Conseguito il grado di Finanziere, dopo un breve periodo di assegnazione al Gruppo di Ferrara – Distaccamento di Bondeno (FE), in data 23 novembre 1992 giunge alla Brigata di Prosecco (TS), quale prima destinazione dal corso, dove presta servizio fino al 14 agosto 2004, ad eccezione di un periodo di 180 giorni, perché trasferito temporaneamente “a domanda” e per “gravi motivi familiari”, alla Compagnia di Terracina (LT) – Sezione Operativa, dal 12 novembre 2003 al 04 luglio 2004.

Durante la sua permanenza presso la Brigata di Prosecco (TS), e a distanza di quattro anni dalla data di incorporazione (20.09.1991), e di quasi tre anni dal suo arrivo alla sede di servizio (23.11.1992), è stato sottoposto alle previste visite e agli accertamenti sanitari come richiesti dall’Amministrazione, nonché, indispensabili per il transito nella posizione di “Servizio Permanente Effettivo” nel Corpo della Guardia di Finanza, senza che siano state riscontrate patologie costituenti impedimento a svolgere i compiti Istituzionali.

Problematiche dello stato di salute

In data 14 agosto 2004 viene trasferito “a domanda” dalla Brigata di Prosecco (TS) al Centro Sportivo della Guardia di Finanza, presso il Centro di Addestramento Polifunzionale della Guardia di Finanza di Castelporziano (RM), dove presta servizio fino al 16 maggio 2006, quando viene trasferito definitivamente alla dipendente sede del III Nucleo Atleti di Sabaudia (LT), nell’ambito delle situazioni straordinarie connotate da ragioni di salute gravi, come meglio specificato nell’istanza prodotta in data 3 maggio 2006. L’Amministrazione concede il trasferimento riconoscendo “le particolari problematiche connesse allo stato di salute del richiedente, degne della massima considerazione e tali da giustificare la concessione del richiesto provvedimento definitivo che ponga il graduato nelle migliori condizioni da ovviare alle gravi situazioni prospettate”, precisando che “quanto rappresentato dal militare non appare risolvibile attraverso alternative forme di mobilità e che non esistano “esigenze di servizio”.

Ciononostante, in data 03 settembre 2012 giunge alla Brigata della Guardia di Finanza di Sabaudia (LT), a seguito di un trasferimento d’autorità, disposto dal Comando Generale della Guardia di Finanza – Ufficio Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati e Finanzieri e per le ragioni richiamate nell’atto del Comando Generale della Guardia di Finanza prot. partenza n°0232619/12 – 01/08/2012/1241 pervenuto al Centro di Reclutamento della Guardia di Finanza Roma con prot. n° 01133610/12 del 01/08/2012.

La scoperta della patologia asbesto correlata

L’Amministrazione, sebbene a conoscenza dell’esistenza della patologia asbesto correlata, trasferisce definitivamente il graduato in una delle 111 caserme del Corpo risultate intrise di amianto.

Inevitabilmente, l’App. Sc. Antonio Dal Cin subisce l’ennesima esposizione ad uno dei cancerogeni più letali del pianeta, con la conseguenza di un ulteriore aggravamento del suo già precario stato di salute.

In data 24 ottobre 2012, Antonio Dal Cin produce ricorso al T.A.R. del Lazio, ma non viene accolta l’istanza cautelare ex art. 55, del D.L.vo 104/2010, ai fini della sospensione, nonostante sia rappresentato che sussiste il periculum in mora, cioè il primo dei presupposti che viene in rilievo all’art. 55, comma 1 del codice, ove si richiede che il ricorrente alleghi il pregiudizio grave e irreparabile, durante il tempo necessario a giungere alla decisione del merito, per i motivi come richiamati nell’atto in parola.

Mentre l’08.01.2014, il Ministero della Difesa, Dipartimento Militare di Medicina Legale di Roma, Prima Commissione Medica Ospedaliera, dopo aver esperito accertamenti clinici e strumentali nei confronti del prefato militare, accertandone l’aggravamento delle condizioni di salute, come meglio descritto nel giudizio medico legale pronunciato all’unanimità nel verbale n. A11306725 del 08.01.2014, lo riconosce “NON idoneo permanentemente al SERVIZIO DI ISTITUTO nella Guardia di Finanza in modo assoluto e da collocare in congedo assoluto”.

Nell’atto, tra le patologie sofferte, viene espressamente richiamata “l’asbestosi pleurica con accentuazione diffusa della trama”, patologia causata da una forte esposizione all’amianto, non suscettibile di miglioramento e quasi sempre ad esito infausto.

Dal Cin e la presentazione del ricorso

Con atto del 26 febbraio 2018 gli viene comunicato a mezzo PEC in pari data l’avviso di perenzione ultra quinquennale ai sensi dell’art. 82 cod. proc. amm. nel quale “Si comunica che il ricorso indicato, essendo decorsi cinque anni dalla data del deposito, sarà dichiarato perento, se non sarà presentata dalla parte ricorrente nuova domanda di fissazione di udienza, sottoscritta dalla parte che ha rilasciato la procura di cui all’art. 24 e dal suo difensore, entro centottanta giorni dalla data di ricezione del presente avviso”.

Dunque, al fine di ottenere la decisione della causa, Antonio Dal Cin sottoscrive l’istanza di fissazione udienza ai sensi dell’art. 82 cod. proc. amm..

Ma ecco che risultano trascorsi ben 67 mesi dalla data di presentazione del ricorso in argomento, per cui il Dal Cin attende che venga fissata la data di udienza per la decisione della causa.

Antonio Dal Cin dichiara: “visto quanto già occorso con il riconoscimento di “Vittima del Dovere”, per cui risultano trascorsi ben 70 mesi dalla data di presentazione della domanda alla notifica del decreto, che presumibilmente dovrebbe avvenire ad agosto 2018, mi ritrovo ancora una volta ostaggio della burocrazia che continua a chiedere tempo a chi non ha tempo, e tutto questo è incomprensibile ed inaccettabile”.

Asbestosi: malattia asbesto correlata

L’asbestosi è una malattia polmonare cronica, potenzialmente mortale e conseguente all’inalazione di fibre di asbesto, comunemente chiamato amianto: “le fibre penetrano attraverso le vie respiratorie e raggiungono gli alveoli polmonari, dove provocano un’infiammazione, non potendo essere espulse, in quanto non degradabili. Ma va detto che esercitano un’azione prima infiammatoria e poi cancerogena anche nella pleura (membrana che avvolge i polmoni).

L’asbestosi, è una malattia altamente invalidante, ad esito infausto, e può avere come conseguenza un mesotelioma, o un carcinoma polmonare.

I sintomi dell’asbestosi sono la difficoltà a respirare sia sotto sforzo che a riposo, senso di costrizione alla gabbia toracica, tosse e decadimento delle condizioni generali di salute.

Un calvario che può durare anche diversi anni e termina con una morte che avviene per soffocamento. Ma occorre precisare che attraverso gli scambi gassosi, molte fibre di amianto inalate, entrano nel torrente sanguigno e raggiungono altri organi, dove innescano il medesimo processo infiammatorio e successivamente la cancerogenesi.

L’aggravarsi delle condizioni di salute

Le TAC esperite e gli esami specialistici, hanno comprovato l’aggravarsi delle sue già precarie condizioni di salute, e l’ecocardio ha evidenziato importanti ripercussioni sotto il profilo cardiocircolatorio (Dopo i primi studi che posero in evidenza gli effetti dell’esposizione ad amianto sul sistema cardiocircolatorio, anche come complicazione dell’asbestosi, nel 1956 viene nuovamente considerato il problema delle pneumoconiosi nei lavoratori portuali (F. Molfino, D. Zannini, Malattie polmonari da polveri nei lavoratori dei porti, Folia Medica, 39 (6): 525-539, 1956), e venne ulteriormente approfondito lo studio delle patologie cardio-vascolari associate all’asbestosi (G. Odaglia, D. Zannini, Contributo allo studio dell’apparato cardiovascolare nell’asbestosi, Lav. Um.,VIII: 529-550, 1956) e venne presentata un’altra classificazione dell’asbestosi (A. Francia, Aspetti radiologici dell’asbestosi polmonare. Min. Med., 98: 1928-1937, 1956.), che tiene conto anche delle complicazioni neoplastiche e di quelle cardiovascolari e delle necessità di eseguire l’elettrocardiogramma. In caso di asbestosi, sono state, fin dagli anni ’60, accertate compromissioni cardio-vascolari e respiratorie (G. Scansetti, G.F. Rubino, Analisi comparata della compromissione cardiovascolare e respiratoria nell’asbestosi polmonare, Min. Med. 51(19): 8-17, 1960), che risultano direttamente proporzionale alla gravità della fibrosi per riduzione della superficie respirante).

Il rischio alla salute dell’esposizione ad amianto

Sottoporre ad ulteriori esposizioni all’amianto un soggetto malato di asbestosi pleurica, equivale a condannarlo a morte, perché l’incidenza, i tempi di latenza e di progressione delle patologie asbesto correlate, sono direttamente proporzionali all’intensità e alla durata dell’esposizione, ma sono indipendenti dalla soglia, e nei soggetti predisposti ne può essere sufficiente anche una sola esposizione: “AL MOMENTO NON E’ POSSIBILE SAPERE SE VI SIA UNA SOGLIA (DI FIBRE DI AMIANTO) AL DI SOTTO DELLA QUALE NON SI OSSERVI UN AUMENTO DI RISCHIO DI TUMORE” (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – Lione 1976); in determinate condizioni, chiunque viene esposto può essere vittima dell’Amianto, considerato che una fibra di Amianto è 1.300 volte più sottile di un capello umano, e che non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa. Teoricamente, anche una sola fibra può causare il mesotelioma pleurico e altre patologie amianto correlate, e l’esposizione prolungata nel tempo o a elevate quantità aumenta le probabilità di contrarle.

Oltre al mesotelioma pleurico, l’amianto determina un aumento dell’incidenza di altri tumori, in particolare di quelli del polmone, della laringe, dell’esofago, del colon – retto e del rene”; anche l’esposizione sporadica è dunque dannosa per la salute umana.

Da vittima ad eroe, accanto all’Osservatorio Nazionale Amianto

Auspichiamo che il ricorso di Antonio Dal Cin possa trovare accoglimento, per le motivazioni in esso contenute e che possa finalmente tornare libero di vivere una vita serena accanto ai suoi cari.

Intanto però Antonio lotta contro l’amianto accanto all’Osservatorio Nazionale Amianto.

Schierato in prima linea contro la strage di asbesto, Antonio è diventato uno dei collaboratori più vicini all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona.

L’epilogo di questa vicenda dovrebbe essere da esempio a tutti coloro che soffrono di una patologia asbesto correlata, per dimostrare ad essi che una malattia può mettere a dura prova il fisico di una persona, ma se nel cuore risiede la giustizia e l’amore per la vita questa riuscirà sempre ad affrontare tutto.

Asbesto: la strage del killer silenzioso

Asbesto
Asbesto

La silenziosa strage dell’asbesto in Italia

Si parla spesso di amianto, asbesto ed Eternit, ma raramente ci si sofferma sulla strage provocata da questo killer silenzioso.

La parola amiantodal greco asbesto (che non si spegne mai”) indica i minerali inosilicati (serie degli anfiboli) e fillosilicati (serie del serpentino) che, grazie alle qualità fisiche (fonoassorbenza e resistenza al calore) e al basso costo, sono stati ampiamente utilizzati in Italia. L’utilizzo di asbesto è continuato in Italia fino all’entrata in vigore della Legge 257 del 1992. Questo articolo intende far luce sui gravissimi problemi di salute che l’amianto arreca alle persone che vi sono state a contatto in maniera prolungata, delineando un vero e proprio ritratto del killer silenzioso.

In cosa si suddividono i minerali di asbesto?

Le fibre dei minerali di asbesto si suddividono in modo longitudinale in fibrille, lunghe, flessibili e sempre più sottili (più di un capello). Per questa ragione sono facilmente inalabili o ingeribili (per esempio attraverso l’acqua potabile). I minerali di asbesto sono classificabili in due principali gruppi: il serpentino (nel quale può essere annoverato il crisotilo) e gli anfiboli (dal greco αμφίβολος, e dal latino amphibolus = ambiguo). Fanno parte del gruppo degli anfiboli l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite e l’antofillite. Esistono anche altre forme di asbesto, la cui struttura chimica non è mai sovrapponibile e per la cui identificazione si impone l’analisi quantistica elementare. (Fonte: “La storia dell’amianto nel mondo del lavoro” di Ezio Bonanni).

Come è stato utilizzato l’amianto

L’amianto (sinonimo asbesto) è stato utilizzato fin dall’antichità per le sue caratteristiche ignifughe e fonoisolanti. In Italia, tra il 1959 e il 1975, si è verificato un vero e proprio boom dell’utilizzo di asbesto. Fino al 1992 (anno di entrata in vigore della legge n. 257), in Italia è stato impiegato in più di 3.000 applicazioni, con danni gravissimi per le persone che ne restano esposte. Essere a conoscenza degli impieghi dell’amianto può facilitare la sua individuazione e ridurre i rischi per la salute. Ancora a tutt’oggi l’asbesto è impiegato in molti paesi, visto che ne è stata bandita la commercializzazione e l’utilizzo solo in una sessantina di Paesi, tra cui quelli europei. Nonostante quest’ultima circostanza, l’amianto continua dunque a rappresentare un nemico per la salute dei cittadini e per l’intero ecosistema: un killer silenzioso.

L’impiego nel settore dell’Edilizia

L’asbesto è stato massicciamente utilizzato impastato insieme con il calcestruzzo per alleggerire e rendere più resistenti le tegole, gli intonaci e gli stucchi. L’impasto di cemento e asbesto (Eternit / Ethernit o cemento amianto) sotto forma di lastre ondulate è stato spesso utilizzato nelle coperture degli edifici industriali, civili e prefabbricati. Il cemento amianto sotto forma di lastre piane è stato impiegato per la costruzione di pareti divisorie e nella produzione di tubi di acquedotti dell’acqua potabile, fognature, serbatoi d’acqua e canne fumarie.

Industria: come è stato utilizzato l’amianto

L’asbesto è stato utilizzato nel settore industriale per la produzione di diversi manufatti e oggetti. Come isolante termico nei processi ad alte temperature (industrie chimiche, siderurgiche, vetrarie, ceramiche, distillerie, zuccherifici, centrali termiche e termoelettriche) e a basse temperature (in impianti di frigorifero o di condizionamento) o come antifiamma nelle condotte per impianti elettrici. Nel campo tessile ne sono state ricavate corde, nastri e guaine utilizzati per coprire cavi elettrici, tubazioni, così come tessuti per tute protettive antifuoco, tute per l’industria siderurgica e tute per piloti da corsa. Nell’industria chimica e alimentare alcuni filtri venivano costruiti con carte d’amianto o polvere compressa e poi venivano utilizzati per la filtrazione del vino e delle bibite. L’amianto è stato utilizzato anche nella produzione di oggetti di uso comune che si possono trovare in casa: asciuga capelli, forni, stufe, tendaggi, teli da stiro, filtri per sigarette e persino in alcuni giocattoli, come la sabbia artificiale dei giochi per bambini, nelle solette da scarpe e in alcuni preparati farmaceutici.

L’utilizzo nel settore dei trasporti

Nel settore dei trasporti, è stato utilizzato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, di navi e autobus, oltre che come materiale d’attrito, impastato con resine sintetiche nella realizzazione dei ferodi dei freni e delle frizioni degli autoveicoli.

Talco: pericolo di contaminazione amianto

In passato è stato utilizzato asbesto nel talco. Infatti, negli Stati Uniti è stata condannata la società Johnson & Johnson al pagamento di 4,7 miliardi di dollari a titolo di risarcimento danni subiti da 22 donne che si sono ammalate di cancro alle ovaie dopo aver utilizzato prodotti contenenti talco. Un’altra sentenza, sempre negli Stati Uniti, ha condannato una nota azienda produttrice di talco a risarcire per ben 72 milioni di dollari i parenti di una donna deceduta per cancro all’ovaia per non aver adeguatamente informato i consumatori sui danni derivanti dall’uso prolungato di prodotti per l’igiene a base di talco (in particolare se usato a livello inguinale o, come si faceva fino a qualche anno fa, per mantenere asciutti i diaframmi contraccettivi in lattice di gomma). Dal punto di vista scientifico, però, non si nota alcuna relazione tra uso di talco e aumento del rischio ed in nessuno studio è stata notata questa relazione.

La produzione dell’amianto in Italia

La produzione di asbesto (sinonimo amianto) ha superato i 2 milioni di tonnellate e la sua messa al bando è circoscritta a 62 Stati: quelli dell’Unione Europea e Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Kuwait, Seicelle ed Uruguay. In Italia, nel periodo dal 1946 fino al 1992, ne sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di asbesto. La legge 257 del 1992 ne ha vietato l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione e dei prodotti che lo contengono, ma senza obbligo di bonifica.

La necessità di bonifica amianto

Ci sono ancora più di 40.000.000 di tonnellate di materiali di asbesto, in circa 1.000.000 di siti. La mappa del rischio: più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio, 250 ospedali, 300.000 km di tubature di acqua potabile, contengono materiali di asbesto, con fibre che provocano malattie amianto.

Le malattie causate dall’esposizione ad amianto

Come confermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i minerali di asbesto causano tumori e malattie: mesotelioma, tumore polmonare e di altri organi (laringe, ovaio, faringe, stomaco, colon, etc.), asbestosi e infiammazioni pleuriche.

Mortalità dovuta all’esposizione ad amianto

I decessi ogni anno, relativi solo alle tre principali malattie da amianto (asbestosi, tumore polmonare e mesotelioma) e solo per esposizione lavorativa, sono 107.000, con 125 milioni di lavoratori esposti e un trend in continuo aumento, causato dalla mancata bonifica dei siti contaminati.

Ai casi di mortalità per queste tre patologie asbesto correlate vanno aggiunti gli altri casi per altre neoplasie e malattie asbesto correlate, anche quelle non ancora indicate nella monografia Iarc, i casi di esposizione ambientale e i casi di mesotelioma, tumore dei polmoni ed asbestosi non censiti come tali.

In Italia, nel 2017 ha causato più di 6.000 decessi (1.800 per mesotelioma, 3.600 per tumore ai polmoni e  circa 600 per asbestosi) senza contare le altre malattie.

I danni alla salute provocati dall’asbesto

L’asbesto provoca non solo una serie di malattie definite asbesto correlate (tumore amianto Eternit o Eternit tumore), di cui ne è l’unica causa, ma anche altre per le quali il minerale contribuisce alla loro insorgenza (multifattoriali). In particolare, secondo la classificazione INAIL, sono sempre riconducibili all’esposizione ad asbesto e perciò inserite nella Lista I:

Lista II

L’INAIL ha inoltre elaborato la tabella LISTA II , in cui rientrano le malattia la cui origine professionale è di limitata probabilità: 

Per queste neoplasie non sussiste la presunzione legale di origine, tuttavia per il lavoratore è possibile ottenere il riconoscimento della patologia e la rendita INAIL. In caso di decesso, tale prestazione viene liquidata in favore della vedova e/o del coniuge e dei figli, se minorenni e/o studenti (in particolare fino all’età di 26 anni). Nella LISTA III (origine professionale possibile) è inserita una sola patologia, il cancro all’esofago.

Malattie professionali non tabellate da INAIL

Le fibre di asbesto provocano diverse patologie (tumori amianto o tumore Eternit), tra cui:

  • tumore al cervello (Robinson et al., 1999; Omura,2006; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);
  • Tumore alla colecisti (Moran, 1992);
  • Tumore al Colon-retto (Bianchi et al., 2007; Manzini et al., 2010; Reid et al., 2012) e allo stomaco (Kanarek, 1989; Moran, 1992);
  • Tumori Emolinfopoietici (Robinson et al., 1999; Omura, 2006; Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);
  • Tumore all’esofago (Kanarek, 1989; Omura, 2006), alla laringe e lingua (Omura, 2006; Manzini et al., 2010);
  • Tumore alla mammella (Selikoff, 1974; Feigelson et al., 1996; Fear et al., 1996; Robinson et al., 1999; Omura 2006 & 2010);
  • Tumore all’ovaio (Heller et al., 1996; Heller et al., 1999) e alla vagina-Vulva (Pukkala & Saarni, 1996);
  • Tumore della tiroide (Manzini et al., 2010);
  • Cancro del pancreas (Moran, 1992; Kanarek, 1989):
  • Mesotelioma al peritoneo (Moran, 1992; Heller et al., 1999; Pavone et al., 2012);
  • Cancro della prostata (Moran, 1992; Feigelson et al., 1996; Stellman et al., 1998; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003;  Bianchi et al., 2007; Reid et al., 2012);
  • Cancro al rene (Bianchi et al., 2007);
  • Tumore testicolare (Manzini et al., 2010) e alla vescica (Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Manzini et al., 2010; Pavone et al., 2012).

A questi tumori amianto si aggiungono quelli del torace:

  • Tumore alla pleura (Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009; Bayram et al., 2012; Reid et al., 2012);
  • Tumore al polmone: Selikoff, 1974; Moran, 1992; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009 (tumore amianto Eternit)

Tra le patologie degenerative, non tumorali, rientrano la miocardiopatia (Omura, 2006; Reid et al., 2012), il morbo di Alzheimer (Omura, 2006) e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Omura, 2006). Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a consultare la pagina del sito istituzionale dell’ONA: Tutte le patologie da asbesto.

Assistenza medica e legale gratuita

L’ONA ti assiste per evitare le esposizioni al cancerogeno e, nel caso tu sia stato già esposto, ti assicura l’assistenza sanitaria per ottenere la diagnosi precoce e le migliori terapie e cure.

Contattaci al numero verde gratuito: 800 034 294.

 

Incendio a Pomezia: ricorda il rogo dell’Eco-X

Rogo Pomezia
Rogo Pomezia

Nuovo rogo a Pomezia: non c’è pace per i cittadini

Sono stati avviati perlomeno in via burocratica, i provvedimenti per iniziare i lavori di bonifica dall’amianto presso la società 4M Cutting Multiservice s.r.l., stabilimento che fabbricava carta a Pomezia (città metropolitana di Roma) , nel quale è avvenuto il rogo di fiamme che ha coinvolto non solo la carta presente nei magazzini della struttura ma anche lastre di amianto presenti in loco.

L’incendio scoppiato il 2 febbraio 2018, ha colpito uno dei più grandi capannoni industriali di Pomezia, la struttura si trova con precisione a Via Pontina Vecchia, il rogo ha catturato l’attenzione di tutta la popolazione locale in quanto ricorda da vicino l’episodio dell’ Eco-X:  un’impresa di raccolta e smaltimento dei rifiuti industriali speciali situata sempre a Pomezia, andata a fuoco nel maggio 2017. Il pericoloso incendio ha fatto notizia in tutta Italia.

All’interno del magazzino erano presenti plastica, carta e altri materiali riciclati, che hanno generato un’enorme nube nera che ha lasciato presagire un disastro ambientale; tuttavia alla luce delle analisi condotte dall’Asl locale, non erano stati riscontrati livelli di tossicità nell’aria.

Il pericolo della presenza di amianto

Una situazione analoga si è presentata in seguito al rogo dello scorso febbraio che ha colpito un importante quantitativo di bobine di carta presenti nel capannone della 4M e coinvolto anche macchine e attrezzature presenti.

Il danno economico non sembra l’aspetto più preoccupante, visto che come nel precedente episodio in cui abbiamo visto protagonista l’Eco-X, anche in questa occasione la copertura del capannone era composta da lastre di amianto.

Le autorità competenti, anche stavolta, hanno dichiarato nero su bianco che le fibre di amianto presenti nella struttura non sono state aerodisperse. In questo modo i rischi alla salute di chi vive nei paraggi della struttura erano stati quasi azzerati.

Nonostante i bassi rischi di salute per i civili l’Asl ha chiesto di “disporre gli opportuni provvedimenti per assicurare la tempestiva rimozione in sicurezza dei materiali ivi presenti e la contestuale bonifica del sito, nel rispetto della normativa vigente e a garanzia della salute pubblica, previa autorizzazione della Procura della Repubblica di Velletri”.

Le disposizioni del Comune di Pomezia

Il Comune di Pomezia e nello specifico il Commissario Prefettizio, richiamando alcuni articoli di legge ha firmato un documento con il quale si ordina ai soggetti obbligati di provvedere quanto prima possibile alla rimozione e il recupero/smaltimento secondo legge in discarica o impianto autorizzato di tutti i rifiuti, combusti e non combusti, presenti nell’area in cui è avvenuto l’incendio.

Al termine degli interventi dovrà essere prodotta e trasmessa al Comune di Pomezia apposita relazione tecnica finale.

È preoccupante che solo nel Lazio in un breve lasso di tempo siano scoppiati due incendi che hanno messo in pericolo i civili che vivono nei paraggi delle strutture.

Sono state infatti condotte anche in seguito al rogo dell’Eco-X numerose iniziative, manifestazioni da parte di comitati e associazioni che sostengono la popolazione locale non convinta dei risultati delle analisi degli enti competenti.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha già mostrato vicinanza nei confronti degli abitanti di Pomezia in occasione del rogo dell’Eco-X, stavolta invece il presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni si interroga sulle possibili misure di sicurezza da adottare in questi casi e soprattutto sollecita le autorità competenti a bonificare i siti ancora contaminati.

Nonostante i chiari risultati delle analisi, è giusto sottolineare i rischi correlati alla respirazione di fibre di amianto.

Risulta in incremento il numero delle vittime di amianto che ogni anno lasciano questo mondo a causa di patologie asbesto correlate come: mesotelioma pleurico, tumore al polmone e asbestosi.

Per porre fine a questa strage occorre prevenzione e soprattutto promuovere un efficace piano di bonifica che tuteli perlomeno le generazioni future, in modo tale da evitare le esposizioni ad amianto e altri cancerogeni e quindi vivere in un mondo pulito. Solo così si potrà sconfiggere il cancro e in particolare i tumori amianto, primi fra tutti il mesotelioma.

Per informazioni o assistenza ricordiamo che l’Osservatorio Nazionale Amianto ha messo a disposizione uno Sportello Nazionale Amianto da contattare al numero verde gratuito: 800 034 294.