Marina Militare, strage di militari imbarcati

Muore anche D.S. tra atroci sofferenze. I familiari: “Ha trovato la morte per svolgere il suo dovere di cittadino”.

Hanno perso il padre, M. e M., e un marito, la signora Z., è questo il caso del sergente D.S. un’altra vittima dell’amianto all’interno della Marina Militare, quell’agente killer che uccide in silenzio e lentamente.
Era il maggio del 2011 quando l’ex marinaio e la moglie, come ogni sera, passeggiavano per le strade di una tranquilla cittadina, battuta dal vento primaverile, nel sole che volgeva al tramonto.
La coppia aveva anche il piacere di godere della vicinanza affettiva che non si era mai indebolita dopo molti anni passati insieme.

Improvvisamente D., che aveva prestato servizio nella Marina Militare dal 1973 al 1976, prima come militare di leva poi come motorista navale, svolgendo varie mansioni, iniziò a sentire forti dolori e affaticamento , strano per un uomo come lui, abituato agli sforzi fisici e che aveva sempre avuto cura del suo corpo e dell’alimentazione. Pensando si trattasse di un dolore transitorio dell’ex marinaio e i suoi familiari non diedero peso alla cosa fin quando, nel Luglio 2011,al ritorno da una cerimonia matrimoniale, dopo essersi lavato i denti ,iniziò a sputare sangue.

Così i familiari preoccupati accompagnarono il padre a fare una visita da uno pneumologo del posto il quale consigliò loro di sottoporre D. ad una visita da un noto chirurgo toracico dell’ospedale sant’Eugenio di Roma.

Dopo aver sottoposto l’ex marinaio ad una Toracoscopia (esame consistente nel prelievo della pleura) il chirurgo conferma la diagnosi di MESOTELIOMA PLEURICO.
I mesoteliomi sono la forma più comune di cancro associata all’esposizione all’amianto, sono tumori maligni della pleura e del peritoneo, del pericardio e della tunica vaginale, del testicolo e molte altre neoplasie.

Il rischio amianto e le patologie asbesto correlate

Le fibre di amianto, se inalate per molto tempo, raggiungono e si depositano negli alveoli polmonari(zone profonde del polmone) e possono provocare infiammazione permanente, ispessimento della parete  polmonare e fibrosi polmonare chiamata asbestosi(condizione infiammatoria che colpisce i polmoni).
Inoltre possono provocare altre neoplasie tra le quali il tumore al polmone, alla laringe, all’ovaio ,al colon o le cosiddette placche pleuriche.
Se ingerite, le fibre di amianto possono raggiungere più facilmente tutti altri gli organi.

La malattia e la reazione della famiglia

Così  D.S., sempre sostenuto dalla moglie e dai due figli, dopo aver subito due ricoveri all’ospedale Sant’Eugenio di Roma viene sottoposto, a fine Agosto, ad una delicatissima operazione consistente nella rimozione della pleura, del diaframma e parte del pericardio.
Iniziano anche le stenuanti sedute di chemioterapia, con cicli di forte malessere alternati a piccoli momenti di miglioramento.

Tutti sapevano che il Mesotelioma che aveva colpito l’ex marinaio era incurabile, eppure i familiari si facevano forza l’uno con l’altro: D., da una parte, alleggerendo il suo problema e rassicurando i familiari, conferendo loro speranza; dall’altra, i figli e la moglie, pur essendo distrutti psicologicamente dalla terribile malattia che aveva colpito il rispettivo padre e marito, celando la loro sofferenza con attenzioni, amore e sorrisi di speranza.

Quei sorrisi che la figlia voleva rivedere negli occhi di quel padre che aveva amato tanto sin da bambina, che aveva sempre visto come un uomo forte e gli aveva insegnato a lottare davanti a tutto, che aveva lavorato al servizio dello Stato con onore e, sottolinea la figlia, che il 2 Luglio 2012 aveva perso la vita proprio  a causa dello Stato.

La figlia all’epoca aveva solo 24 anni e aveva trascurato gli studi di biologia per stare accanto al padre, aveva subito un forte stress dopo aver sostenuto ed aiutato il padre in questa terribile lotta contro una malattia che uccide terribilmente e se diagnosticata troppo tardi non dà alcuna speranza di guarigione.
Così la figlia, dopo la morte del padre decide di rivolgersi all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avvocato a tutela e difesa delle vittime dell’amianto, dell’uranio impoverito e di vaccini che hanno mietuto migliaia di vittime, con riconoscimento da parte della Magistratura e parificazione alle vittime del terrorismo.
Insieme decidono di intraprendere questa battaglia legale per dare giustizia al Sig. S.D e non solo, per dare voce a tutti quelli che sono morti a causa dell’esposizione a fibre killer come l’amianto e che potrebbero essere tutt’ora esposti a tale pericolo.

Inizia il processo contro la Marina Militare nel Giugno del 2014

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, comitato di verifica per le cause di servizio, vista la documentazione richiesta dal Ministero della difesa relativamente al quadro morboso diagnosticato al sergente D.S. considera che, ai sensi del D.P.R 461/2001, l’infermità: Mesotelioma pleurico, disseminazione metastatica ,cachessia neoplastica, deceduto può riconoscersi dipendente da fatti di servizio  in quanto l’ufficio generale del personale per la Marina Militare, ha dichiarato che le navi a bordo delle quali ha prestato servizio l’interessato sono state costruite quando l’amianto era comunemente impiegato anche nella costruzione delle stesse e non sottoposto a restrizioni.

Secondo gli atti Il Sig. S.D. è stato incorporato nella Marina Militare in data 14.05.1973,prima come militare di leva e poi come Motorista Navale su diverse unità navali tra le quali: ”Mincio” con base navale a Messina per il trasporto d’acqua potabile dal porto di Reggio Calabria a Messina e, assunto il grado di sergente era stato avviato a un maggiore livello di responsabilità perché adibito a manovrare i motori delle diverse unità navali ,oltre che alla cura della loro manutenzione.

Nell’Agosto del 1975 fu comandato a svolgere le stesse mansioni presso l’unità navale BRENTA con base a Palermo.
Con L’atto della marina militare, Arsenale Militare Marittimo di Messina del 13.01.2000 con specifica indicazione dei lavori di rimozione di materiali di amianto. In particolare “Incapsulamento amianto”.

Con questo documento si dimostra che all’epoca dei fatti l’amianto era presente ed utilizzato come materia prima nell’unità navale Brenta. Tra le attività eseguite “incapsulata la coibentazione di amianto, ormai deteriorata”.

Sia nell’unità navale Brenta che Mincio, entrambe della Marina Militare, nel periodo di servizio del Sig. S.D. le condizioni erano particolarmente insalubri poiché gli ambienti si caratterizzavano oltre alla presenza di amianto, anche di altri cancerogeni. Per tutto il periodo di servizio è stato esposto a polveri e fibre di amianto in assenza di strumenti di prevenzione tecnica e protezione.

Sono rinvenute fibre di amianto persino nel cappello, sugli indumenti che venivano lavati a casa ed esponevano anche i familiari a tale pericolosità di inalazione.
Fin dal 1910 l’amianto veniva usato come coibente dei motori delle navi della Marina Militare, per isolare tutte le tubazioni(essendo caratteristica dell’amianto la sua incombustibilità, isolamento e resistenza al calore. Veniva inoltre spruzzato per isolare grandi superfici.
Dopo varie lotte e ricorsi finalmente le SS.UU della Corte di Cassazione, nella sentenza n.776/2017,hanno stabilito espressamente che “in tema di benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati, l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile è uguale a quello dell’analogo assegno attribuito alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata”.
Accerta il diritto soggettivo a percepire l’assegno vitalizio, nell’importo di 500,a far data dal dì del decesso dell’ex marinaio.
Un’altra vittoria per l’avvocato e per i familiari dell’ex marinaio che hanno combattuto a lungo per dare giustizia a quell’uomo che si è ammalato ed è deceduto a causa dell’amianto mentre prestava servizio per lo Stato.

La rabbia e il doloroso ricordo dei familiari della vittima

I familiari e in particolare la figlia “i colpevoli ci sono e devono pagare per quello che hanno fatto”
“Finalmente è stata fatta giustizia per mio padre”
“Questa cosa che sto facendo è soprattutto un atto d’amore perché penso che l’amore sia l’eredità più grande che ci ha lasciato e spero che il modo in cui ha vissuto la sua malattia e il modo in cui l’abbiamo accompagnato possa essere racchiuso solo nella parola amore, perché di questo si è trattato, un amore molto sofferto intriso da profondo dolore” afferma la figlia, che ancora oggi, dopo la costante lotta ricorda ogni giorno suo padre con dolore, amore ma soprattutto con forza per continuare a lottare perché il suo ricordo sia sempre vivo e possa essere un esempio per tutti coloro che hanno bisogno di accettare e combattere questa lotta contro l’amianto che purtroppo tutt’oggi non si è ancora arrestata nonostante sia stato messo al bando dal 1992 con la legge 257,molti siti, edifici e scuole attendono di essere bonificati.

Ilaria Cicconi

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