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GREEN CRIMINOLOGY: nuove tecnologie ecologiche

GREEN CRIMINOLOGY: nuove tecnologie ecologiche
GREEN CRIMINOLOGY: nuove tecnologie ecologiche

Tra le varie discipline che compongono la criminologia, negli ultimi anni c’è stato l’inserimento della Green Criminology.

Una nuova branca forense che studia i danni e i crimini contro l’ambiente.

L’osservazione di questi delitti necessita di diversi studi: diritto, giustizia e politica ambientale.

L’ONA segue da anni diverse battaglie per combattere questo mostro, è fondamentale il loro ruolo nel campo giuridico a supporto delle famiglie delle vittime.

Difanni, il presidente Avv. Ezio Bonanni, ogni giorno è sul campo per studiare tutti i crimini e i danni generati da questa fibra mortale. Infiniti e non controllabili i danni infatti, sono necessarie nuove risorse professionali al fine di creare un’equipe d’avanguardia per la tutela dell’ambiente e dell’uomo.

Tanto è vero che, lo studio si rifà molto anche a quei crimini perpetrati dalle aziende e la giustizia ambientale vista sotto la lente criminologica.

Green criminology, l’innovazione a supporto dell’ambiente

Il termine è stato introdotto nel 1990 da Michael J. Lynch e ampliato successivamente dopo due anni nel libro Corporate Crime, Corporate Violence.

 Si esaminano le origini politiche, economiche e la parte dell’ingiustizia in ambito di applicazione del diritto ambientale.

Uno studio innovativo che nel tempo ha trovato la sua importanza. Difatti é supportata da gruppi come l’International Green Criminology Working Group.

Per di più è un approccio eco politico che studia il danno perpetrato dalla criminalità. Una nuova realtà che, in ogni modo, viene inserita in più contesti d’indagine.

Green criminology: ecocidio, la criminalizzazione delle attività

Si arriverà a parlare di Ecocidio, ossia quei tentativi di criminalizzare tutte le attività umane.

Tale circostanza causa ingenti danni, distruzioni e perdite dell’ecosistema di un determinato territorio.

Alcuni professionisti, che studiano questa tipologia di crimine, tendono ad utilizzare il termine Rob White (criminologia eco-globale).

Green Criminology: An Introduction to the Study of Environmental Harm :  White, Rob: Amazon.it: Libri
Green Criminology, an introduction to the study of environmental harm

D’altra parte si fa riferimento all’economia politica del crimine e anche alle questioni di giustizia sociale e ambientale che ne conseguono.

Danni ecologici e il riconoscimento delle vittime

Oggi la GC è molto rilevante, non studia solo i danni ecologici ma richiama l’attenzione su vari fattori:

  • la costruzione;
  • l’attuazione delle leggi ambientali e la loro applicazione;
  • il problema che gira intorno alla giustizia ambientale;
  • le vittime dei danni ecologici;
  • crimini verdi

La criminologia verde riconosce vittime umane, non umane,ecosistemiche/ecologiche, che la criminologia tradizionalista ignora.

A causa di ciò, la vittimizzazione ecologica è priva di interessi.

Alla fine è una branca che si sorregge grazie ai continui studi di ricerca distinte all’interno e all’esterno della fattispecie criminologica.

Una materia che si sostiene grazie ai professionisti che basano tutto sulla ricerca.

Degli specialisti in criminologia verde, gli IUCN Green Criminology Specialist Group (GCSG), formano una rete globale.

Attraverso tale rete è possibile fornire indicazioni in merito alle trasgressioni dannose per l’uomo, l’ambiente e la fauna.

Green criminology: crimini primari e secondari

Il danno ambientale viene visto spesso come una qualsiasi alterazione rilevante che modifichi negativamente l’ambiente in toto.

La criminologia verde definisce come tale a qualsiasi tipologia di attività umana che determina il sistema biotico in generale.

Un danno non dipendente dalla gravità del comportamento originario ma da vari fattori: caratteristiche dell’area geografica d’interesse, influenze e regolamenti comunitari.

A tal proposito si differenziano i crimini verdi in due categorie: primari e secondari.

I crimini verdi primari sarebbero quei danni diretti e distruzioni causati all’ambiente e alle specie, compreso l’inquinamento atmosferico.

La deforestazione, declino delle specie e abuso di animali, inquinamento delle acque e esaurimento delle risorse.

I crimini verdi secondari sarebbero quelli che derivano dall’attività del governo o governo societario illegale e/o negligente.

Include la violazione di norme stabilite dagli stessi organismi che regolamentano le attività sensibili all’ambiente (violenza di stato, rifiuti pericolosi e criminalità organizzata).

REATO AMBIENTALE: LE ECOMAFIE

Reato ambientale: le ecomafie
immagine di un lavoratore con protezioni che sfoglia una pagina e dietro c'è un mondo più pulito

La legge 68/2015 ha inserito nel Codice Penale il Titolo VI-bis, il quale è dedicato al reato ambientale. I nuovi delitti contro l’ambiente sono i seguenti:

  • Inquinamento ambientale
  • Traffico e/o abbandono di rifiuti tossici
  • Disastro ambientale
  • Omessa bonifica

Cresce in modo esponenziale il rischio di inquinamento a causa dei roghi che si propagano sempre di più sul nostro territorio.

Reato ambientale, l’amianto killer immerso nella società

L’amianto abbandonato e non debitamente smaltito genera preoccupazione.

Un materiale cancerogeno, quello dell’asbesto, che è sotto controllo dal piromane, il quale ultimamente tende a diramare paura, causando disastri sul territorio.

I crimini ambientali crescono, i rifiuti vengono bruciati in segno di protesta o come smaltimento illecito.

Ogni anno, vengono indagate persone di ogni regione, la Polizia lavora costantemente, senza fermarsi mai.

Lo smaltimento costa e il margine che si ottiene con il lato illecito è molto gradevole non solo per la criminalità organizzata.

Reato ambientale: operazione Escalation

Nel 2016 c’è stata una crescita esponenziale di questi reati nel nord Italia. Escalation era il nome dell’operazione di polizia che ha portato al sequestro ben 4 aziende, con 29 persone indagate per crimini ambientali.

Il sequestro prevedeva materiali di proprietà delle aziende coinvolte, utilizzati per la “produzione” illecita dello sporco smaltimento.

Infatti, da questa operazione, sono stati sequestrati ben 180.000 tonnellate di rifiuti, tra cui anche rifiuti “speciali”. D’altra parte, gli anni di irregolarità hanno generato un problema, cioè la diffusione di danni enormi su tutto il territorio. Parliamo di irregolarità e di illeciti di diversa natura: civili e penali.

Nelle aree industriali dismesse era solito bruciare materiali nocivi, le bare delle riesumazioni, cisterne di gasolio abbandonate, o altri liquidi chimici. In aggiunta a questo, sono state trovate diverse zone fortemente inquinate anche dall’amianto.

L’Italia malata: i bilanci delle ecomafie

In particolare, quando si parla di smaltimento dei rifiuti e di crimini ambientali in Italia, non si può non parlare di ecomafie.

La parola ecomafia è un neologismo coniato da Legambiente. Definisce quelle attività illecite da parte di organizzazioni criminali a stampo mafioso che creano o generano danni all’ambiente.

Le attività delle ecomafie comprendono abusivismo edilizio, smaltimento illegale di rifiuti, incendi boschivi e illegalità su vasta scala degli alimenti.

Un bilancio milionario quello delle ecomafie, che li vede protagonisti in alcuni settori prediletti: rifiuti e cemento illegale.

L’uomo è responsabile della salvaguardia e della conservazione di tutto l’ambiente che lo circonda.

Con la violazione delle proprie responsabilità si innesca un meccanismo di comportamento deviante. Tanto è vero che, alla portata della violazione, si risponde di sanzioni penali o sanzioni amministrative.

Un filo sottile tra crimine e malattia

Varie indagini e studi scientifici hanno messo in luce una forte correlazione tra i fenomeni criminogeni e il numero di malati oncologici.

Basti pensare al territorio campano dove esiste un luogo nominato il “triangolo della morte” in cui il tasso di mortalità dovuto al cancro è altissimo. Difatti, tale malattia viene innescata a causa dello smaltimento illegale dei rifiuti da parte dei camorristi.

L’asbesto, fibrosi polmonare, è causata esclusivamente dai minerali di amianto. L’Osservatorio Nazionale AmiantoONA e l’Avv. Ezio Bonanni infatti, hanno incentrato il loro lavoro anche su una finalità preventiva per tali malattie.

L’Associazione Vittime Amianto tutela le vittime, segue tutto l’iter per adempiere alla più corretta forma di tutela dei propri diritti.

Ad ogni modo, secondo l’Osservatorio, è fondamentale la prevenzione primaria.

Reato ambientale: è emergenza nazionale

Siamo difronte ad un’emergenza nazionale, dove lo Stato deve attivarsi per la prevenzione. È doveroso attuare metodi diversi per conoscere e saper affrontare uno stato emergenziale.

Le bonifiche per i roghi dei rifiuti abbandonati stanno diventando a sua volta una pesante spesa per il Paese.

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) mette nero su bianco i numeri che determinano questo nuovo problema:

  • Una tonnellata di rifiuti bruciati produce 1.8 tonnellate di CO2

Ogni tonnellata, per essere smaltita, prevede un costo tra i 160€ ai 240€.

Concludendo, la bonifica di una zona contenente amianto serve per la tutela della salute dei cittadini, così come la salvaguardia dell’ambiente. È possibile richiedere assistenza tecnica per la bonifica, di grande aiuto per una maggiore cura verso l’ambiente.

La messa in sicurezza degli spazi, attraverso la bonifica, serve a tutelare ogni cosa. Ultimo, e non meno importante, è il tentativo che ogni uomo dovrebbe ossia fare prevenzione verso questi atti criminali, ancor prima che si verifichino.

In ogni caso, invece di aprire indagini e iniziare una lunga giurisdizione, si deve rendere il crimine meno interessante o stimolante.

Amianto, risarcito sottufficiale della Marina Militare

Marina Militare - Francesco Volterrani
Volterrani Francesco e famiglia

Il Tribunale di Roma condanna il ministero della Difesa a risarcire gli eredi di una vittima del dovere. Il sottufficiale, deceduto, è stato esposto all’amianto durate il servizio militare.

L’ONA e l’avv. Ezio Bonanni hanno ottenuto la condanna del ministero della Difesa al risarcimento dei danni, per il decesso del sig. Volterrani Francesco. Il sottufficiale della Marina Militare è deceduto a causa di tumore del polmone, a soli 53 anni, perché ha respirato amianto e altri cancerogeni.

Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA: «L’ennesima condanna per la Marina Militare Italiana e il ministero della Difesa, che continuano a negare il diritto al risarcimento del danno».

Marina Militare, ONA assiste le vittime e le famiglie

È stata la famiglia di Volterrani a chiedere l’ausilio dell’Osservatorio Nazionale Amianto che ha avviato la procedura. L’ONA ha, quindi, ottenuto prima il riconoscimento della causa di servizio e della qualità di vittima del dovere; in seguito, ha attivato la tutela per il risarcimento del danno.

Di conseguenza, però, la Marina Militare si è irrigidita, e ha contraddetto sé stessa e ha negato il risarcimento.

Per questo motivo l’avv. Bonanni, si è rivolto al Tribunale di Roma per chiedere la condanna del ministero della Difesa al risarcimento del danno.

La causa, quindi, si è sdoppiata in due procedimenti. Uno vede il TAR del Lazio giudicare il dicastero per il danno subito dal defunto.

L’avv. Bonanni batte il ministero della Difesa due a zero

Nell’altra procedura, Tribunale di Roma si è pronunciato in merito al danno iure proprio, cioè il danno che hanno subito i familiari della vittima.

Il Tribunale di Roma “condanna il Ministero della Difesa – sentenza n. 17002/2021 – convenuto al risarcimento del danno non patrimoniale iure proprio a favore di Filippi Stefania di €323.621,10 al lordo, da cui andranno sottratti in compensazione €226.400,00 insieme al valore della rendita; Volterrani Riccardo danno pari ad €127.487,00; Volterrani Annalisa danno pari ad €294.201,00 per tutte le somme oltre interessi legali dalla data della notifica dell’atto di citazione al saldo”.

La sentenza riporta anche il testo dell’accertamento medico legale, coerente con il contenuto della super perizia della Corte di Appello di Venezia, richiesta e ottenuta dall’avv. Bonanni. La corte ha riconosciuto il nesso di causalità.

Marina Militare, strage dell’amianto tra i militari

I periti Dott. Dario Consonni, epidemiologo e medico del lavoro e Prof. Bruno Murer, anatomopatologo, coadiuvati dall’Ing. Laureni, hanno confermato il nesso causale nella precedente udienza del 07.07.2021.

L’ONA, infatti, ha censito, fino a tutt’oggi, circa 800 casi di mesotelioma, tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare Italiana.

Questa sentenza dimostra che, oltre ai casi di mesotelioma, anche il tumore dei polmoni, ha origine dall’esposizione ad amianto. I casi stimati dall’ONA sono circa 1600. I decessi per l’uso dell’amianto da parte della Marina Militare italiana sono più di 3mila.

Questa è l’ennesima sentenza di condanna del ministero della Difesa, dal 2008, da quando, cioè, l’ONA si è mobilitata in soccorso delle vittime.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Impegno dell’ONA ha portato anche alla pendenza, in Corte di Appello di Venezia, della procedura n. 2905/2019. La prossima udienza il 9 febbraio 2022. Oltre al cosiddetto MARINA TER in istruttoria, dopo che la Procura generale ha avocato le indagini.

«Il Tribunale di Roma ha finalmente affermato il principio che i militari di leva esposti all’amianto in servizio nella Marina Militare, come nelle altre forze armate italiane, hanno diritto al risarcimento del danno – ha dichiarato Bonanni -. In questo caso un risarcimento di €518.909,10, oltre alle prestazioni di equiparati a vittime del dovere, cioè la speciale elargizione, l’assegno vitalizio e lo speciale assegno vitalizio. Di fronte al TAR la causa prosegue per il danno subito direttamente dalla vittima, dalla diagnosi alla morte».

«Ci chiediamo le ragioni per le quali il ministero della Difesa neghi i diritti delle vittime – continua Bonanni -, nonostante abbia riconosciuto le loro ragioni, liquidando pure le prestazioni dovute alle vittime del dovere. Auspichiamo l’intervento del Capo dello Stato, per evitare queste sperequazioni, come a suo tempo fece anche il Presidente Emerito, Sen. Giorgio Napolitano, grazie al quale furono introdotte queste tutele».

L’Osservatorio ha istituito un servizio di assistenza per le vittime del dovere con il numero verde 800 034 294 e con lo sportello telematico di assistenza.

Mistero Difesa: morti per Amianto fra omertà e segreti

Mistero Difesa: morti per Amianto fra omertà e segreti
nave f592

Siamo difronte ad un mistero difesa, ostico e pieno di peripezie, in cui bisogna combattere per far valere i propri diritti.

Il governo italiano ha stanziato 12 milioni di euro per la bonifica di amianto sulle navi militari italiane. Nonostante questo oggi si contano ancora più di cento unità navali “contaminate” al servizio dello Stato.

La legge del 1992, che aboliva l’uso di questa fibra, non è risultata sufficiente al fine di evitare la strage. I lunghi silenzi da parte dei vertici della difesa sono assai deleteri per chi oggi combatte questa maledetta malattia.

Le navi italiane avevano amianto ovunque, prima della legge 257/92, l’amianto era legale e ampiamente usato in ogni settore. Era particolarmente utilizzato come oggetto di costruzioni nelle navi, grazie alle sue caratteristiche, purtroppo indistruttibili.

Mistero difesa: il dovere lavorativo pagato con la vita

I militari hanno continuato a lavorare senza alcun tipo di precauzione, ammalandosi e morendo. Lavoravano senza sapere che quei materiali in dotazione, di “protezione”, li avrebbero condotti alla morte.

Materiali che nella maggior parte dei casi non veniva neanche assegnato, lasciato nelle loro custodie al riparo per non essere rovinate.

La realtà dei fatti è sconcertante ma vera, le tute di protezione non venivano utilizzate, i militari si trovavano così a respirare amianto h24.

Inoltre, parti delle navi erano composte da amianto friabile.

Per questo motivo, l’effetto del moto ondoso e il lavoro dei macchinari stabilivano un’altissima percentuale di aerodispersione delle polveri e delle fibre del minerale killer.

Allo stesso modo era per le polveri provenienti dalle armi da fuoco utilizzate durante le esercitazioni. Vivevano sulle navi, e proprio il moto della navigazione metteva i marinai in un’estrema e continua esposizione.

Mistero difesa: i cambiamenti dopo il ’93

Dopo il 1993, anno in cui è entrata in vigore la legge 257/92 sul divieto di estrazione, lavorazione e commercializzazione dell’Amianto.

Le cose cambiarono, non troppo favorevolmente in quanto, il materiale posato, ha generato una contaminazione tale da favorire l’esposizione, provocando un’epidemia patologica da asbesto.

Una vera strage di uomini, più di mille tra militari e civili solo negli ultimi venti anni; una delle patologie più comuni è il mesotelioma pleurico.

La Marina Militare è stata denunciata per l’utilizzo di 40.000.000 tonnellate di amianto, soprattutto nelle navi militari.

Tante sono le vicende giudiziarie, lunghe e ostiche, in cui molte volte è impossibile stabilire un nesso, ma è doveroso avere riscatto e riconoscimento.

Le esposizioni subite sono state del tutto deleterie per chi purtroppo non ha potuto evitarle.

La professionalità del Presidente dell’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto, l’avv. Ezio Bonanni, sa come prendere per il colletto questi atti giudiziari.

Il Ministero viene condannato: fiume di vittime dell’amianto

Il Ministero della Difesa è stato condannato al risarcimento degli eredi di un sottoufficiale della Marina Militare, morto per aver prestato servizio tra l’amianto.

L’avv. Ezio Bonanni è determinato a proseguire le battaglie vicino le famiglie delle vittime, un dovere per chi sta vivendo questo dolore.

Le morti per Amianto sono continue, così come le battaglie lunghe anni ma che riescono a ottenere risarcimenti.

Scelte di vita, come quella della Marina Militare, che ha portato solo ad una morte obbligata da un’esposizione nociva.

Mistero difesa: quanto ancora si dovrà pagare

Questo problema ancora oggi è tabù, le sentenze arrivano ma dopo lunghi anni di indagini e perizie. Si cerca in ogni modo di arrivare ad un punto certo che riesca a chiarire i tanti perché sorti dopo aver scoperto il lavoro sporco.

Oggi ci troviamo a dover attendere ancora l’inizio delle ultime bonifiche. Vengono fornite le informazioni sull’amianto e naviglio militare, in attesa che venga creata una banca dati ad hoc.

Le bonifiche da effettuare sono ancora 11, oltre a 9 già parzialmente iniziate, per passare poi alla strumentazione piccola.

Il Ministero della Difesa dovrebbe mettersi in primo piano e riconoscere tutte le vittime, ponendo così fine ai diversi contenziosi giudiziari.

Atti che non vedono una fine, statisticamente è già stato possibile dedurre una tempistica in cui si potrà dichiarare che il rischio è finito.

Si parla ancora di qualche decina d’anni; oggi ci troviamo negli anni di maggiore presentazione, vista l’incubazione (30 anni) di questo killer all’interno dell’organismo.

Monitoraggio aereo amianto: fotogrammetria con i droni

Monitoraggio aereo amianto: fotogrammetria con i droni
drone in volo

Il monitoraggio aereo amianto è uno dei progetti delineati e studiati in questo ultimo periodo per l’ONA Osservatorio Nazionale Amianto. Attraverso la fotogrammetria, tecnica di rilievo, è possibile acquisire dati di più fotogrammi e analizzarli tra di loro.

L’applicazione degli strumenti di ultima generazione in ambito aerofotogrammetria, riesce ad operare attraverso la creazione di modelli digitali del terreno.

Monitoraggio amianto aereo: tecniche di acquisizione

Attualmente l’utilizzo dei droni rappresenta una delle tecniche di acquisizione dei dati del territorio tra le più affidabili. La misurazione è composta da diverse tecniche:

  • Ortofoto
  • Rilievi geologici
  • Servizi topografici
  • Modelli 3D
  • Mappatura cantieri e territori
  • Rendering edifici
  • Monitoraggi siti con dissesto idrogeologico
  • DEM – Digital Elevation Model

I vantaggi nell’uso del drone sono molteplici. Grazie alla mappatura georeferenziata è possibile avvicinarsi fino a 5cm dalle aree interessate.

UAV: mappatura aerea dell’amianto

Gli UAV sono considerati degli aeromobili senza pilota. Dalle documentazioni si attesta che i primi rilievi risalgono al 1900, e si effettuavano con i palloni e l’elio. Come è noto, attualmente sono utilizzati per scopi aeronautici e per la geomantica.

Inoltre, la tecnologia ci offre la possibilità di calcolare le aree con una precisione quasi impeccabile. Il rilievo fotogrammetrico per la mappatura dell’amianto è utile per rilevare abusivismi, grazie al confronto che si ha con le mappe catastali.

Droni in decollo: pianificazione e procedure da attuare

Nel 1992 l’amianto è stato vietato, ma per il suo smaltimento non sono stati ben definiti nè i tempi nè i modi. Un lavoro senza fine, visto che tale fibra è stata utilizzata nei modi più disparati.

Il primo passo è l’individuazione delle coperture in cemento-amianto, attraverso la mappatura si ha accesso a dati e immagini. Mentre, il lavoro successivo è quello di incrociare i dati ottenuti riuscendo a individuare tutte le coperture “non a norma”, con una precisione del 99%.

La pianificazione e la gestione della sicurezza aerea sono fondamentali, poiché viene svolta prevalentemente in contesti urbani ed industriali.

Monitoraggio aereo amianto: la mappatura annuale

La regolamentazione della mappatura amianto si trova nei testi di riferimento: Legge 93/2001 e il relativo D.M. 101/2003. Testi normativi che delineano la mappatura della presenza di amianto sul territorio nazionale, ossia il “piano nazionale amianto”.

Ogni regione deve obbligatoriamente trasmettere al Ministero i dati relativi alla presenza di asbesto, entro il 30 giugno. Purtroppo, questa trasmissione negli anni è venuta a mancare, tanto che ad oggi ci sono molte regioni che presentano documentazioni incomplete e non omogenee.

Rischio scuola: doverosi sopralluoghi nelle scuole italiane

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto ha raccolto dati in merito alla problematica relativa alla contaminazione dei plessi scolastici. Le scuole amianto in Italia sono ben 2400, questo vuol dire che circa 300.000 studenti e 50.000 insegnanti e non sono esposti a questa fibra mortale.

Attraverso l’osservazione aerea con i droni si spera che ci sia un contributo positivo per l’aggiornamento della situazione amianto. Conseguentemente serve a poter agire in tempi certi e celeri attuando il programma migliore per la rimozione e successiva bonifica.