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Pet Therapy: un aiuto dagli animali

Pet Therapy
golden retriver all'ospedale vicino ad un bambino

Alla scoperta della “pet therapy”

La pet therapy è una “cura” che prevede l’interazione tra una persona e un animale addestrato, al fine di superare problemi fisici e mentali.

Si divide in tre rami

  1. rieducazione attraverso il contatto e l’osservazione dell’animale (Eaa);
  2. riabilitazione attraverso attività svolte con gli animali (Aaa);
  3. terapia assistita con l’ausilio animale (Taa). 

Solitamente si impiegano cani e gatti, tuttavia si può ricorrere anche a pesci, cavie, cavalli, asini, rapaci, delfini e altri animali.

L’elenco degli animali che possono essere coinvolti è definito dal Dpcm del 28 febbraio 2003.

Ad ogni modo, nella selezione dell’animale più adatto per i programmi assistiti, bisogna prendere in considerazione diversi fattori, primo fra tutti il paziente cui è destinato.

È essenziale infatti che si sviluppi la giusta empatia fra animale e malato: un animale eccessivamente nervoso, potrebbe impaurire il paziente, mentre un animale eccessivamente timido potrebbe non stimolare in modo adeguato un soggetto già di per sé introverso. 

Quando è nata la pet therapy?

Il primo a ricorrere a questo tipo di terapia fu lo psichiatra infantile statunitense Boris Levinson, negli anni ‘60.

Il medico notò che il suo cane Jingles aveva aiutato un bambino autistico a progredire.

Da quelle osservazioni nacquero alcune teorie scritte nel “Il cane come coterapeuta” e la pet teraphy, quale disciplina di aiuto alle terapie tradizionali, iniziò ad essere seriamente considerata dalla medicina ufficiale.

Il percorso italiano 

La prima proposta di legge che ne prevedeva il riconoscimento fu promossa dall’onorevole Piero Ruzzante nel 1997.

Nel 2003, l’allora deputata Carla Castellani presentò una seconda proposta di legge.

Il riconoscimento vero e proprio avvenne nello stesso anno con il Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 28 febbraio del 2003.

Il decreto “recepisce un accordo tra il Ministero della Sanità e le Regioni sul benessere apportato dalla presenza degli animali, in particolare in alcune situazioni e patologie definendo le specie di animali da compagnia da utilizzare”.

Inoltre sancisce che questo approccio terapeutico debba venire esercitato da personale con competenze specifiche.

Il 25 marzo 2015 è arrivato un accordo tra Stato e Regioni, che definisce in maniera maggiormente dettagliata la pet therapy. 

Fido in pole position 

Il cane è senza dubbio l’animale che più frequentemente viene chiamato a svolgere il ruolo di co-terapeuta ed è di lui che parleremo in questo articolo.

Solo negli Stati Uniti si addestrano oltre 50.000 cani da terapia. I motivi sono diversi:

  1. Rapporto uomo-cane. Il cane è stato uno dei primi animali con i quali l’uomo ha instaurato un legame. È un animale socievole, che cerca il rapporto con l’uomo ed è abituato a un ordine gerarchico;
  2. È inoltre un animale capace di adattarsi a situazioni disparate e docile nel ricevere un’educazione. Tutte caratteristiche che lo predispongono a una più completa e profonda interazione con gli utenti della pet therapy. 
  3. Parte di ciò che rende il cane speciale e che è una delle poche specie che generalmente non ha paura degli estranei. 

Requisiti importanti per la pet therapy 

Il primo passo nella pet therapy è la selezione dell’animale adatto. 

Sia l’animale prescelto sia il suo formatore devono soddisfare inoltre determinati requisiti:

1) un esame fisico dell’animale deve confermare che è immunizzato e privo di malattie;

2) bisogna che il cane abbia frequentato un corso di addestramento all’obbedienza;

3) occorre una valutazione del temperamento e del comportamento dell’animale;

4) l’organizzazione promotrice deve possedere un’idonea certificazione.

Una volta approvato il team animale/formatore, gli animali vengono assegnati alla terapia in base alle esigenze di una persona specifica. 

Il tipo, la razza, la taglia, l’età e il comportamento naturale dell’animale determineranno a quale paziente dovrà essere destinato. 

Riguardo alla razza, alcune sembrano aver dimostrato un maggior grado di socialità e per questo vengono più facilmente scelte (es. il Golden Retriever). 

I benefici 

In linea di massima, tutte le persone beneficiano dell’interazione con i cani. 

Sopratutto in ospedale, i malati possono avere meno ansia se è presente un animale domestico.  

Nella riabilitazione, i pazienti possono essere più motivati a riprendersi e a praticare la loro terapia quando lavorano con un animale domestico.  

Le persone che hanno disabilità sensoriali a volte possono comunicare più facilmente con un animale.  

Anche se la pet therapy da sola non è risolutiva, associata ad una terapia vera e propria darà il suo valido contributo.

Qualche esempio?

Accarezzare un cane può rilasciare endorfine che producono un effetto calmante.

Questo può aiutare ad alleviare il dolore, ridurre i livelli di ormone dello stress e migliorare lo stato psicologico generale, regolare la respirazione e abbassare la pressione sanguigna. 

Pare inoltre che, grazie alla terapia, si riesca a rilasciare ossitocina, l’ormone “dell’amore”, che stimola il desiderio sessuale, favorisce l’affettività e l’empatia.

Gli obiettivi della pet therapy

Gli obiettivi della pet therapy sono diversi e definiti di volta in volta a seconda delle esigenze de paziente. 

I relativi progressi vengono poi registrati e monitorati in sessioni strutturate.

Tra gli obiettivi più comuni:

1) migliorare le capacità motorie e il movimento articolare;

2) migliorare il movimento assistito o indipendente; 

3) aumentare l’autostima;

4) aumentare la comunicazione verbale;

5) sviluppare abilità sociali;

6) migliorare le interazioni con gli altri;

7) motivare all’esercizio fisico

Altri vantaggi della pet therapy includono:

Di seguito potrai leggere altri vantaggi riscontrati dopo aver effettuato questa particolare terapia:

1) un ottimo antidepressivo;

2) diminuisce il senso di solitudine e l’isolamento;

3) riduce la noia;

4) riduce l’ansia grazie ai suoi effetti calmanti;

5) aiuta i bambini ad apprendere abilità empatiche ed educative.

Rischi della pet therapy

I rischi della pet therapy riguardano sostanzialmente la sicurezza e l’igiene.  

1) Le persone allergiche ai peli di animali possono avere reazioni durante la pet therapy;

2) Sebbene non comuni, possono verificarsi lesioni umane quando vengono utilizzati animali non idonei;

3) Gli animali stessi possono subire lesioni;

4) In alcuni casi, le persone possono diventare possessive nei confronti degli animali ed essere riluttanti a rinunciare alla loro presenza dopo le sedute. 

A chi si rivolge la pet therapy?

A parte che chiunque può trarre giovamento della vicinanza con gli animali, la pet therapy è rivolta sopratutto a: 

1) persone sottoposte a chemioterapia;

2) residenti in strutture di lungodegenza;

3) persone ricoverate con insufficienza cardiaca cronica;

4) persone con disturbo da stress post-traumatico;

6) bambini sottoposti a riabilitazione fisica o psichica;

7) vittime di ictus e persone sottoposte a terapia fisica per recuperare le capacità motorie;

8) persone con disturbi di salute mentale;

9) pazienti affetti da autismo o anziani con parkinson e alzheimer. 

Non è che si sfruttano gli animali? 

I benefici della pet therapy sull’uomo sono reali, ma gli animali sono altrettanto contenti?

La risposta si presta a molteplici considerazioni. 

Buona parte del mondo vegan non vede di buon occhio questo genere di terapia, proprio in virtù del fatto che rientra nella logica dello “sfruttamento” animale. La scienza tuttavia ci rassicura.

Uno studio pubblicato su Applied Animal Behavior Science evidenzia che i cani da terapia nei reparti di oncologia pediatrica non sono stressati dal loro “lavoro”.

Pare addirittura che lo apprezzino.

 “Ciò che ha reso unico questo studio è stato il fatto che era multisito – si è svolto in cinque diversi ospedali in tutto il paese”, afferma l’autrice dello studio Amy McCullough, direttrice nazionale della ricerca e della terapia presso American Humane, un’organizzazione per il benessere degli animali con sede a Washington, DC.

Come lavorano i cani

I ricercatori hanno misurato i livelli di cortisolo, un ormone elevato in risposta allo stress, nella saliva dei cani.  

I tamponi sono stati prelevati sia a casa sia il durante le sedute di terapia in ospedale.

Gli scienziati non hanno trovato alcuna differenza tra i livelli di cortisolo dei cani dello studio a casa e in ospedale, prova che i cani da terapia non erano particolarmente stressati.

In ogni caso, il compito principale dei volontari è assicurarsi che i cani non si stressino troppo.

Per questi motivi, ogni due ore agli animali viene concessa una pausa per giocare a palla o fare un pisolino. 

Rendere il lavoro divertente

“La scoperta è coerente con una ricerca precedente”, spiega Lisa Maria Glenk, del Vienna’s Università di Medicina Veterinaria.

 “Gli studi precedenti fornivano solo informazioni limitate o nulle sulle attività della sessione, il che rendeva difficile identificare le pratiche che aumentano i livelli di stress nei cani”, afferma Glenk.

Riguardo alla piacevolezza del loro lavoro, lo studio sul cancro pediatrico ha evidenziato che i cani sembravano più felici durante alcune attività rispetto ad altre.

Se un bambino parlava con il cane o giocava con il suo giocattolo, per esempio, sembrava suscitare reazioni più amichevoli, rispetto a quando un bambino sfiorava semplicemente l’animale.

Per evitare dunque di “sfruttare” i cani da terapia, gli addestratori e i certificatori dovrebbero cercare di coinvolgerlo in attività piacevoli, non semplicemente “tollerabili”.

Pet Therapy

Progetto Amianto: la società malata e gli effetti criminosi

Progetto Amianto: la società malata e gli effetti criminosi
persona ha in mano del materiale bianco

Il progetto amianto è ideato per lo sviluppo di un sistema di monitoraggio di tutto lo spazio urbano. L’urbanizzazione costituisce un fertile campo di indagine per la ricerca criminologica.

In Italia si sviluppano fenomeni significavi legati ai comportamenti criminali per il controllo sociale.  Per questa ragione, i metodi di ricerca sono mutati ed evoluti nel corso del tempo. La scuola di Chicago portò avanti i primissimi studi che riguardano il cambiamento sociale scaturito dalle azioni umane sull’ambiente. 

Per limitare la commissione di crimini e i relativi disagi che ne conseguono, si deve predisporre un approccio multidisciplinare alle problematiche legate alla fibra killer.

Per approfondimenti: Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2021.

Criminologia ambientale: il progetto amianto che salva il futuro

La environmental criminology (criminologia ambientale) è un campo in continua espansione, studia e osserva come gli eventi criminosi interagiscono con la società. Infatti, l’ allarme dei crimini ambientali trova spesso poco spazio tra le notizie in primo piano. La società prende conoscenza, nella maggior parte delle volte, in modo drammatico, dalle conseguenze.

Con le varie inchieste sugli innumerevoli smaltimenti illegali di ingenti quantità di rifiuti nocivi, hanno generato danni irreversibili per l’ambiente e la salute dell’uomo.

Progetto amianto: combattere il virus delle ecomafie

La normativa pone finalmente in primo piano l’ambiente con la legge 68/2015 “Eco-reati. Si cerca di proiettare tutto verso un senso del dovere verso la legalità, del rispetto, che informi e formi le persone.

L’Associazione dell’ONA ogni giorno studia e progetta soluzioni per le vittime di amianto. Non solo dal supporto telematico, ma anche dalla segnalazione tramite l’APP amianto, si arriva a quello che vuole essere il progetto amianto.

I reati commessi dalle ecomafie si suddividono in 3 aspetti: produzione, trasporto e smaltimento. Il monitoraggio di questi siti d’interesse criminale è fondamentale.

Profilazione geografica della fibra mortale

La criminologia ambientale lavora sul profilo geografico, usufruendo della mappatura delle aree contaminate dall’amianto. Una misurazione delle aree esposte alla fibra killer, un monitoraggio costante delle stesse attraverso l’uso dei droni, o altri strumenti utili per la profilazione geografica.

Inoltre, un’ulteriore indagine analizza le posizioni geografiche dei reati così da poter determinare la zona e le persone che gestiscono tutto il giro criminale.

Attraverso i metodi qualitativi e quantitativi si comprende al meglio il comportamento che detiene una persona all’interno dello spazio indagato.

Progetto amianto: sviluppare nuovi approcci d’indagine

Le investigazioni sull’ecomafie si concentrano sugli spostamenti dei criminali, ciò per determinare l’estensione dello spazio che abitualmente occupano. L’area che si crea è detta “zona di quiete” ossia un posto sicuro dove il reo può perpetrare le sue attività illegali in sicurezza. Mentre la “zona cuscinetto” è il posto in cui si eviterà sempre di commettere crimini, visto che si trova vicino la propria abitazione.

Ad ogni modo, la formula di Rossmo è utilizzata per predire o geolocalizzare il luogo in cui vive il soggetto deviante posto sotto osservazione. Una mappa composta da una griglia sovrapposta di piccoli quadrati denominati “settori”.

Formula Rossmo
Formula di Rossmo

La profilazione geografica è importante e innovativa per il progetto amianto, utile per una perfetta mappatura fatta anno per anno del territorio italiano.

Progetto amianto le orme del “Criminal Geographic targeting”

Con la Criminal Geographic Targerting, è possibile tracciare una Mappa tridimensionale. La mappa jeopardy surface (superfice di pericolo), al fine di stimare la probabilità del luogo utilizzato dal criminale, utilizza colori e algoritmi.

Nel complesso, il modello CGT è correlato da un numero di punti disponibili per le analisi successive. Quindi, più informazioni si hanno sui luoghi del crimine e più si ha una mappa precisa.

I dati spaziali, ovvero, tempo, distanza e movimento da e verso il crimine, sono analizzati per la produzione del modello tridimensionale della superficie di pericolo.

D’altra parte è una metodologia investigativa all’avanguardia, che include un’ampia revisione del settore del profilo criminologico.

Aeronautica militare vittime del dovere: divisa bella e letale

Aeronautica militare
Aeronautica militare

Ali azzurre vittime in tempo di pace: Aeronautica Militare vittime del dovere. Il giuramento, segna la fedeltà al dovere, al lavoro per cui si viene chiamati, al decoro e all’orgoglio di portare sempre alta la bandiera italiana. Un fascino, quello della divisa dell’Aeronautica Militare, che indugia sicurezza, stabilità nel lavoro e protezione.

Se ci addentriamo nella fattispecie di ogni piccolo centimetro della Forza Armata, nelle strumentazioni, si riscontrano diverse problematiche, alcune purtroppo inevitabili e irrisolvibili.

Amianto nelle forze armate: è allarme nazionale

Gli hangar, gli aerei e così anche le tute ignifughe dei militari erano composti e realizzati con l’amianto, almeno fino agli anni Novanta.

Dai vari studi messi in atto da un’equipe di esperti, sembrerebbe che l’Aeronautica Militare sia stata per lungo tempo in un mondo diverso. Infatti, la cosiddetta “Arma Azzurra” sembrava separata da tutto ciò che accadeva in altri posti, in cui il pericolo di asbesto era del tutto ignorato.

Nello stesso periodo, nel resto del paese questo materiale rappresentava un gravissimo problema che ha generato una situazione di allarme nazionale.

Aeronautica militare vittime del dovere: presenza di amianto

Diverse sono le notizie pervenute in cui l’amianto veniva utilizzato negli aerei civili e militari. Difatti, la fibra killer era presente nel materiale di attrito usato per i freni.

Per lo stesso motivo, è stato ritrovato amianto anche nei cartoni utilizzati per la conservazione dei cibi caldi. Così come nelle tele utilizzate durante la saldatura di materiale metallico, nelle guarnizioni e anche nella realizzazione di pannelli insonorizzatori per gli aeromobili.

L’amianto era utilizzato in modo esponenziale all’interno della Forza Armata, prima della legge del 1992 ma anche dopo.

Aeronautica Militare
(c) Terni Oggi

Infatti, sono molti i soldati che hanno indossato le tute antincendio con questa composizione. Le stesse tute venivano indossate sulla pista di volo per il soccorso aereo e nelle altre varie situazioni di emergenza.

È in atto una vera e propria strage all’interno del personale civile e militare dell’aviazione, così come nella Marina Militare, Esercito e nelle altre Forze Armate.

A confermarlo, è la IARCAgenzia internazionale per la ricerca sul cancro, attraverso la pubblicazione della sua ultima monografia.

Amianto: il cancerogeno cucito sulla pelle

I militari e i civili del comparto aviazione lavoravano ignari di ciò che indossavano. Ciò che per loro era sicurezza e protezione, in realtà era il loro nemico “cucito sulla pelle”.

L’uso dell’amianto nel settore aeronautico è stato costante fino ai giorni attuali. Difatti, è tanto ovvio che l’esposizione sia avvenuta anch’essa in modo costante durante le fasi di lavorazione e manutenzione degli aerei.

I dispositivi di protezione utilizzati fino agli anni novanta erano nocivi, proprio da questo si è determinata gran parte dell’esposizione amianto. In tal caso non c’erano misure preventive da mettere in pratica, l’unica prevenzione consisteva nella sostituzione di questi materiali altamente cancerogeni con altri privi di amianto.

Occorre precisare che l’amianto deve essere sostituito se presenta segni di usura e quindi fuoriuscita di fibra.

L’aerodispersione delle fibre di amianto provoca l’insorgenza di numerose malattie asbesto correlate. Alcune di esse sono altamente invalidanti come il mesotelioma, l’asbestosi e il tumore al polmone.

Proprio come il caso del Sig. Nicola Panei, malato di asbestosi per aver prestato servizio nell’Aeronautica Militare. Lo stesso Panei ha affermato di aver indossato le tute ignifughe di amianto per anni durante la sua attività di servizio.

Per approfondimenti consulta l’intervento del Sig. Nicola Panei nella conferenza ONA del 07.07.2017 tenutasi presso la Regione Lazio.

Aeronautica militare vittime del dovere: il riconoscimento

Il personale civile e militare dell’Aeronautica che ha contratto un danno biologico da amianto, può ottenere il riconoscimento di vittima del dovere.

Nel dettaglio, coloro che nell’esecuzione del servizio in una delle attività di cui all’art. 1, co. 563, L. 266/2005, hanno subito delle infermità o lesioni invalidanti, sono vittime del dovere.

L’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto è in prima linea per la tutela delle vittime del dovere.

Sono molti e positivi i risultati ottenuti nel tempo dall’associazione in favore dei militari esposti. Attraverso i servizi gratuiti ONA è possibile chiedere ed ottenere anche il riconoscimento di causa di servizio, l’equo indennizzo e l’equiparazione alle vittime del terrorismo.

Approfondisci su: Servizi di assistenza gratuita.

La normativa quando equipara le vittime del dovere a quelle del terrorismo lascia indietro, però gli orfani non a carico. Se per quelli delle vittime del terrorismo spettano i benefici assistenziali destinati ai superstiti, non è così invece per i figli non a carico delle vittime del dovere. Per saperne di più leggi l’articolo: “Equiparazione vittime del dovere e del terrorismo” e scopri l’ultima sentenza della Cassazione 2022.

Il presidente ONA Bonanni dal ministro del Lavoro Orlando

Ministro Orlando
orlando bonanni vicario

Italia: Rischio amianto e mobilitazione dei lavoratori

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha ricevuto l’avvocato Ezio Bonanni, nel suo dicastero, per un confronto sulla drammatica situazione del rischio amianto in Italia e sul caso dei lavoratori delle Industrie Meccaniche Siciliane in mobilitazione dall’estate 2020.

Il presidente delll’ONA si è soffermato ad esporre il caso emblematico dei lavoratori delle Industrie Meccaniche Siciliane (SIN Siracusa), in mobilitazione dall’estate del 2020. 

Il coordinatore ONA della regione Sicilia, Calogero Vicario, ha accompagnato Bonanni dal ministro, in rappresentanza dei lavoratori.

A questi ultimi, nonostante l’esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni, la Corte di Appello di Catania, in riforma della sentenza del Tribunale di Siracusa che aveva riconosciuto i benefici contributivi per l’esposizione alla fibra killer, ha negato il diritto alla pensione, giudizio ora affidato alla Suprema Corte di Cassazione.

Orlando: allo studio uno specifico intervento normativo

Bonanni ha sottoposto al membro del governo – che ha mostrato particolare attenzione, è scritto nella nota – la riflessione che, per rimuovere l’amianto dagli edifici privati, siano sanciti strumenti premiali per le imprese che innovano in sicurezza. Con modulazione del premio INAIL in relazione agli standard raggiunti, credito di imposta e risorse del recovery found per le bonifiche, e bonus fiscale del 110%.

«Sono vicino alle vittime dell’amianto e alle loro famiglie», ha dichiarato Orlando, nel corso dell’incontro.

«Faremo tutto quanto è nella nostra disponibilità per la bonifica dei siti, la loro messa in sicurezza, e per la tutela dei diritti delle vittime e dei lavoratori esposti», ha continuato il ministro.  

Questi ha sottolineato di essersi già attivato a studiare uno specifico intervento normativo da inserire nella prossima legge finanziaria.

Appello di Bonanni e Vicario per tutelare i lavoratori ammalati

Bonanni e Vicario si sono appellati, quindi, chiedendo che la problematica possa essere risolta con un decreto ad hoc che tuteli i lavoratori.

«Ho insistito sul fatto che è indispensabile bonificare con urgenza per ridurre il rischio di esposizione dei cittadini (prevenzione primaria) – spiega Bonanni -. Ma ho ribadito anche la necessità della sorveglianza sanitaria per coloro che sono stati già esposti (prevenzione secondaria) e delle corrette tutele previdenziali e risarcitorie (prevenzione terziaria), auspicando la deflazione dei contenziosi giudiziari a cui sono costrette le vittime e i familiari per il riconoscimento dei loro diritti».

In Sicilia è allarme amianto. Ritardo del censimento pubblico

La condizione di allarme amianto in Sicilia è stata certificata, a suo tempo, anche dall’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha più volte visitato i territori, in particolare Augusta.

Lo stesso ReNaM, il Registro Nazionale dei Mesoteliomi stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% sulla base nazionale.

Il Presidente ONA ha comunque voluto esporre anche un ampio quadro della situazione italiana con i dati di morbilità e di mortalità delle malattie asbesto correlate provocate dall’esposizione all’amianto che nel nostro Paese, solo nel 2020, ha causato il decesso di 7mila persone. Ma il picco di morti è previsto tra il 2025 e il 2030. L’avv. Bonanni, quindi, denuncia il ritardo del censimento pubblico sia dei casi di mesotelioma sia delle altre malattie asbesto correlate.

Per consulenze, clicca qui per collegarti allo Sportello Amianto dell’ONA

Mappatura amianto criminografia: scienza per l’ambiente

Mappatura amianto criminografia
mappatura

La mappatura amianto criminografia è un metodo particolare delle scienze forensi. Infatti, questo sistema è utilizzato oltre che dall’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto anche dalle Forze dell’Ordine per schematizzare e visualizzare gli eventi criminali.

Inoltre l’ONA fornisce un servizio di consulenza gratuita medica e legale alle vittime.

consulenza mappatura amianto criminografia
Indice

  • L’importanza della mappatura amianto

  • I danni alla salute provocati dall’amianto


  • Tempo di lettura: 5 minuti

    Criminografia e mappatura amianto

    È stata concepita come elemento must di implementazione alle nuove strategie di difesa sociale. Infatti, la modalità d’intervento prevede un lavoro minuzioso con le tecnologie e i sistemi geografici d’informazione. In questo modo si riesce a localizzare le zone così dette “calde” da vari punti di vista: criminalità organizzata, reati e modelli crimino-comportamentali.

    Mappatura amianto con il sistema informativo geografico

    Lo strumento d’indagine SIG (sistema informatico geografico) è utile per poter monitorare una vastissima quantità di informazioni. Infatti, la demografia, posizione delle persone, dei punti nevralgici istituzionali, così da avere un quadro completo delle aree a rischio “zone calde”.

    Un’osservazione a 360° in grado di captare ogni singolo movimento nella zona, un meccanismo in grado di aiutare lo Stato per una buona e corretta pianificazione riguardo alle metodologie da attuare in caso di intervento.

    Un sistema che viene utilizzato anche per monitorare le situazioni d’emergenza riuscendo a coordinare dall’alto i soccorsi sanitari, vigili del fuoco ma anche le volanti per un inseguimento.

    Amianto: la criminologia contro la fibra killer

    Il criminologo utilizza il sistema criminografico come supporto alle forze dell’ordine, grazie a esso è possibile predisporre le migliori tecniche d’intervento, nonché metodiche decisioni e gestione della minaccia in corso.

    In America utilizzano il sistema COMPSTAT, nome che nasce dall’unione delle due parole con cui si chiama il file del programma originale: COMPare STATistic, un programma modellato secondo la “teoria delle finestre rotte”.


    Nel tempo il sistema è evoluto, i sistemi di informazione geografica sono in grado di mappare la criminalità. La mappatura amianto criminografia è quindi lo strumento moderno contro il crimine, tra cui quello ambientale.

    Questa scienza è in grado di valorizzare anche la recente normativa sugli ecoreati (Legge 68/2015). Tanto più, in un contesto geografico come quello italiano, nel quale alcune aree sono dominate dalla criminalità organizzata.

    Specialmente la Camorra ha nei rifiuti uno dei suoi business. I sistemi di mappatura ed in particolare la criminografia giocano quindi un ruolo chiave di ausilio nella tutela dell’ambiente. Infatti, la mappatura delle zone contaminate, tra cui per esempio la Terra dei fuochi, è fondamentale anche per identificare le responsabilità.

    Mappatura amianto e tutela della salute

    Ambiente e salute sono un binomio imprescindibile. Infatti, per ambiente si intende prima di tutto l’ambiente naturale: flora, fauna e paesaggio, compreso il clima. In questo contesto l’ambiente e anche il rapporto dell’uomo con ciò che lo circonda.

    Quindi, è fondamentale che ci sia una salvaguardia dell’ambiente contro l’inquinamento. Difatti, in molti casi, i danni alla salute, tra cui le malattie asbesto correlate, sono proprio il risultato della contaminazione ambientale.

    Ciò è dovuto al fatto che l’amianto fu utilizzato in circa 3.000 applicazioni fino all’entrata in vigore del divieto di utilizzo con l’art. 1 della Legge 257/92.

    Si deve osservare che le esposizioni ad amianto sono proseguite anche dopo l’entrata in vigore della legge 257 del 1992 (Aprile 93), per i ritardi delle bonifiche.

    Infatti, l’ONA con la pubblicazione dell’avv. Ezio Bonanni Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022 ha dimostrato che ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali in amianto. Ci sono quindi casi di malattie amianto correlate per esposizioni ambientali alla fibra killer, come conferma la monografia IARC.

    Certo, nella maggior parte dei casi, le malattie asbesto correlate sono di orgine occupazionale. Tant’è che l’ONA ha istituito il servizio di consulenza legale gratuita.

    In questo notiziario amianto vi è anche una guida alla tutela e al riconoscimento delle patologie asbesto correlate.

    Prevenzione del crimine ambientale con la mappa amianto

    La prevenzione del crimine si concentra molto sulla progettazione ambientale, grazie al Crime prevention though environmental design (CPTED). Infatti, con l’ approccio multidisciplinare, che è in grado di sviluppare un deterrente al comportamento criminale con una corretta progettazione ambientale, è possibile quest’interdizione.

    Per questo si attuano le seguenti misure di sicurezza in ambito ambientale:

    • Sorveglianza
    • Controllo
    • Rinforzo

    Sorveglianza naturale e guardie ambientali

    La sorveglianza naturale aumenta l’apprensione del deviante scaturita dal rischio di essere sorpreso durante l’atto criminale. L’installazione di apparecchiature elettroniche riesce a massimizzare la sicurezza pubblica e privata, nel sito di interesse.

    Parlando di controllo di accesso naturale si fa riferimento alla limitazione imposta per quelle opportunità di comportamenti devianti verso i rifiuti o comunque siti pericolosi per la vita.  

    Infine il rinforzo territoriale naturale è fondamentale per un controllo sociale positivo, si avvale di una maggiore definizione degli spazi pubblici/privati e degli spazi a rischio. Il senso di “spazio a rischio” induce ad una automatica limitazione di intrusione.

    Utilizzando queste nuove tecnologie di controllo degli spazi viene perfezionato e amplificato il controllo territoriale, così da riuscire a portare avanti lo smaltimento dei rifiuti in modo corretto, senza continuare a rincorrere i criminali ambientali.

    Per questi motivi è fondamentale l’uso della APP AMIANTO. Ovvero, lo strumento attraverso il quale è possibile segnalare i siti contaminati. Al tempo stesso, con l’APP AMIANTO è possibile tenersi informati sulla presenza di siti contaminati e quindi, evitare ulteriori esposizioni.

    In ogni caso la bonifica amianto è fondamentale per evitare le future esposizioni e quindi fermare la strage amianto.

    Lotta contro l’amianto e approccio multimediale

    L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno sempre sostenuto che il ruolo chiave per vincere contro l’amianto è la bonifica amianto. Quindi, per poter rimuovere i materiali in amianto, è indispensabile la mappatura amianto.

    Inoltre chi è stato già esposto può ottenere la tutela medica e legale. Per avere maggiori informazioni è possibile chiamare il numero verde o compilare il form.

    Numero mappatura amianto criminografia
    Whatsapp mappatura amianto criminografia