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sabato, Maggio 23, 2026
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Smaltimento amianto, in Friuli bonificare è impossibile

smaltimento amianto bonifica
onduline di amianto

Uno dei problemi relativi allo smaltimento amianto è quello del blocco dei depositi e delle discariche. In varie zone d’Italia. La denuncia arriva questa volta dalla consigliera regionale del Friuli, Mara Piccin, di Forza Italia.

Una notizia molto grave che blocca di fatto le bonifiche amianto per le quali sono state stanziate diverse somme. L’asbesto (sinonimo di amianto), è un materiale molto pericoloso per la salute. Per questo è stato messo al bando in Italia con la Legge 257/1992. Nonostante ciò ancora è presente in tanti edifici pubblici e privati, nelle scuole e negli ospedali.

Secondo una stima dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, ci sarebbero ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti asbesto (sinonimo di amianto). Le malattie causate dalla fibra killer, in primis il mesotelioma, sono in aumento. Raggiungeranno il picco massimo nel 2025-2030, come ha denunciato l’Avv. Bonanni ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Edizione 2022“.

Smaltimento amianto, il caso Friuli

Secondo la consigliera regionale sarebbe impossibile smaltire i materiali contenenti amianto. Molte amministrazioni proprio in questo momento hanno reso disponibili contributi per chi volesse bonificare edifici anche privati, ma è poi difficile conferirli in discariche adeguate.

 “A fare le spese del mancato smaltimento amianto – ha dichiarato Piccin – sono i cittadini e le aziende del settore, impossibilitate a lavorare”.

L’edilizia è uno dei settori a maggior rischio. Fino al 1992, infatti, l’amianto e quindi i minerali serpentini (crisotilo) e anfiboli, tra i quali l’amosite e la crocidolite, sono stati miscelati con il cemento per realizzare le nostre case e i luoghi pubblici che quotidianamente frequentiamo. Il maggior numero di mesoteliomi censiti nel VII Rapporto ReNaM è proprio tra coloro che hanno svolto attività di lavoro in edilizia.

Fu la multinazionale Eternit che produsse negli anni questi materiali, tanto da lasciare all’amianto anche questo ulteriore sinonimo.

“Come ho potuto apprendere da segnalazioni ricevute dal territorio – ha continuato la consigliera regionale – i centri di raccolta provvisori sono bloccati da inizio dicembre, anche in Veneto. Non soltanto: per le aziende che si occupano anche dello smaltimento di materiali contenenti amianto, è impossibile conferirlo pure in altre discariche del nord Italia e all’estero (in particolare in Germania, Austria o Spagna)”.

“A monte – sottolinea Piccin – c’è stato il blocco della procedura autorizzativa per l’ampliamento della piazzola dedicata allo smaltimento di materiali contenenti amianto di Porcia. Qui giungono i materiali dalle piazzole dove vengono depositati in via transitoria, pure esse ormai sature”.

Bonifiche, come smaltire l’amianto

Da 15 anni, l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni sostengono che soltanto la bonifica, prima di tutto con lo smaltimento amianto, permette di vincere questa battaglia. Tutti devono fare la loro parte, le istituzioni in primo luogo e anche gli stessi cittadini. Questi ultimi possono segnalare la presenza di materiali in amianto attraverso l’App dell’Ona.

Dove fosse necessario bonificare, i cittadini possono contattare l’Associazione al numero verde 800 034 294 e chiedere un parere per iscritto (consulenza gratuita).

L’Avv. Bonanni si batte da anni per sostenere legalmente, ma non solo, le persone colpite dalla fibra killer e per sensibilizzare gli Enti preposti alla necessità della bonifica. Il fenomeno può essere arginato e, infine, sconfitto soltanto evitando che la divisione in fibre, sempre più sottili, ne permetta l’insinuazione nel corpo umano, in particolare nei polmoni e nella pleura.

E allora le parole chiave per raggiungere questo obiettivo, in sicurezza per gli operai che se ne occupano, sono quelle dell’incapsulamento, del confinamento e dello smaltimento. Tutto questo ovviamente diventa difficile se non impossibile, se non ci sono siti adeguati dove conferire l’amianto.

Covid19 danza macabra

covid danza macabra
dipinto danza macabra

Covid19 e la danza macabra: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini.

La danza macabra è una rappresentazione iconografica del tardo medioevo che richiama il tema della morte. É conosciuta anche come “danza della morte”, la rappresentazione artistica che ritraeva diverse figure tra loro: re e poveri, vescovi e bambini, uomini e donne. Tutti uniti a danzare in cerchio e mano nella mano.

Queste rappresentazioni sono state utilizzate come allegorie per l’universalità della morte: “A prescindere dalla situazione di vita, la Danza macabra ci unisce tutti”.

Prima del Covid19, pandemie ed epidemie mondiali

Paradossalmente, se non avessimo la disponibilità del vaccino, oggi avremmo meno problemi, meno confusione e un’idea assolutamente chiara. Si, quella della rassegnazione, di fronte all’incombente pericolo, alla mannaia del boia Covid-19, salvo la sopravvivenza per grazia ricevuta.

Questa era la situazione, giusto un secolo fa, di fronte all’altra grande pandemia, la così detta “Spagnola”. Un’influenza che non fece sconti a nessuno e mollò la presa soltanto dopo aver compiuto un’ecatombe…

Se ieri il terrore era mitigato dalla censura di guerra, oggi ci consentiamo di discettare senza limiti su vax e no vax. E poi, su numeri, tipologie di mascherina, età, prescrizioni e proscrizioni, varietà dei pass …

I vaccini ci hanno salvato dalle precedenti pandemie

Ieri, a fronte dei trentasette milioni di vittime della Prima Guerra Mondiale (di cui 17 morti e 20 con lesioni permanenti) per il morbo partito da un campo militare USA nel 1917, ben cinquanta, se non cento, raggiunsero i Campi Elisi, contro la loro volontà, a fronte dei cinquecento milioni di infettati nel mondo.

Oggi cinque milioni e mezzo di deceduti e trecento di contagiati nel Pianeta sembrano stemperarsi, lontani nell’immaginario metabolizzato dai media e rielaborato dai social. Finendo per assumere anche i contorni di un fastidioso, esagerato impedimento ai consumi, allo sviluppo, alle logiche tradizionali del profitto.

Questa storia, che riguarda relativamente noi (comunque protetti a maggioranza da vaccino e protocolli) e minaccia seriamente altri (privi delle più elementari forme di difesa). Ha indubbiamente un suo fascino oscuro, un suo ruolo non soltanto simbolico, come peggio capitò con le pandemie da peste, colera e vaiolo, quando intere comunità furono annientate, decimate, impoverite, nonché naturalmente selezionate.

La danza macabra del Covid19: aumentano i morti

Dunque, a che gioco giochiamo? O meglio, con quale passo intendiamo continuare ad affrontare quella che sembra involversi e alternarsi, come una sorta di danza macabra?

Lo scontro sociopolitico sul vivere o morire. Scendere in campo o no, la diaspora sul rifiuto dell’attesa, insomma, potrebbe essere una disputa liberatoria a prescindere, come quella con i sostenitori del “chi se ne frega!”, che ispira chi sfida il rosso ai semafori.

E poi? Poi verrebbe comunque il tempo della ricostruzione, del come eravamo, della storia, che verrebbe raccontata da altri dopo di noi, che non si dovrebbero più difendere dal Covid19, ma da nuovi futuri invisibili perfidi inimici, forse.

L’impegno dell’ONA anche per la pandemia Covid19

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, continua la sua battaglia contro l’amianto e contro il virus dell’ultima pandemia mondiale. La malattia da coronavirus ha avuto un forte impatto sui lavoratori e sui cittadini esposti all’amianto. Infatti, nelle annualità 2020 e 2021, le morti per malattie asbesto correlate hanno avuto un’incidenza superiore, rispetto gli anni precedenti.

Per questo, l’Avv. Ezio Bonanni ribadisce l’importanza dei programmi di prevenzione. Inoltre, chiede a gran voce di ottenere un protocollo specifico per i lavoratori esposti ad amianto e per coloro che hanno già ricevuto la diagnosi di malattia asbesto correlata.

Tettoia amianto Pontinia, Ciotti denuncia: “Lì da 2 mesi”

tettoia in amianto
tettoia in amianto di un edificio

Un vecchio edificio con il tetto crollato ha messo così in bella mostra le lastre ondulate, con ogni probabilità amianto. La tettoia in amianto è un pericolo per la salute di tutti i cittadini di Pontinia. L’immobile si trova infatti vicino ai Laghi dei Gricilli, dove c’è anche la “Fontana di Muro”, una sorgente che sgorga in un laghetto di acqua purissima e limpidissima.

“La zona è attigua al Diversivo Sisto – ha detto Emiliano Ciotti, presidente dell’Associazione nazionale vittime delle marocchinate, che ha denunciato la presenza dell’asbesto al Comune – e le fibre amianto potrebbero contaminare anche le acque”. Infatti, insieme con l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, anche in qualità di Vigile del Fuoco, stiamo lavorando per segnalare i casi a rischio.

L’amianto, che è detto anche asbesto, è un killer silenzioso. Sono stati infatti più di 7 mila coloro che hanno perso la vita nel 2021 per malattie asbesto correlate. Questo anche per l’emergenza Covid-19, e l’assenza di adeguati presidi per coloro che sono stati esposti ad amianto. “Ne sanno qualcosa i lavoratori di Latina, dei numerosi cantieri navali, piuttosto che delle industrie chimiche e farmaceutiche”, così l’Avv. Ezio Bonanni, che dal gennaio 2000 ha avviato il primo procedimento presso il Tribunale di Latina.

Sono ormai passati 22 anni dalla prima azione giudiziaria nel centro Italia, e/o nel territorio pontino, e siamo ancora allo stato pioneristico. Eppure, nella città di Latina, l’ONA si è mobilitata già da tempo. Nei recenti incontri che si sono svolti a Latina, (come il Convegno “Tutela dell’ambiente: gli stati generali“, i partecipanti hanno più volte ribadito questa tematica. Lo stesso Sindaco Coletta ha ricevuto diverse istanze dall’ONA per affrontare e risolvere la problematica amianto.

L’Avv. Bonanni durante il Convegno 2019 a Latina “Tutela dell’ambiente: gli Stati Generali”

Tettoia amianto: solo la punta dell’iceberg

Come tutti i convegni dell’ONA hanno dimostrato, le tettoie in eternit non sono che la punta dell’iceberg. Infatti questi materiali cancerogeni sono stati utilizzati in tutte le strutture, specialmente in quelle industriali. Nella città di Latina la condizione è resa più delicata dall’insediamento della centrale nucleare. Questo e altri temi sono all’ordine del giorno nell’agenda dell’ONA per la mobilitazione ancora nel 2022, in questa città e in questa provincia.

Non a caso, l’ONA Latina punta al rinascimento della città “e sprona il Sindaco Coletta ad affrontare e risolvere questi problemi, anche perchè è già al secondo mandato elettorale”, così chiosa l’Avv. Ezio Bonanni.

“In realtà, con la L. 257/92, e anche con i nuovi finanziamenti, questo tema dell’amianto, almeno per quanto riguarda le bonifiche, poteva essere affrontato e risolto. Anche in provincia di Latina il numero dei casi di malattie asbesto correlate è in continuo aumento”, precisa Bonanni che a breve presenterà un report completo.

Per questi motivi, le diverse Amministrazioni, ai diversi livelli, sono chiamate ad intervenire per affrontare e risolvere questa problematica.

I casi di mesotelioma, causati dall’amianto, aumentano purtroppo e raggiungeranno il picco massimo nel 2025-2030. I numeri sono presenti nel testo dell’Avv. Bonanni ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Edizione 2022”.

Tettoia amianto nascosta tra le campagne

“La situazione eternit (nome con cui si conosce l’amianto, dall’azienda che per decenni lo ha prodotto), è seria in provincia di Latina – ha continuato Ciotti – Sono anni che troviamo asbesto vicino ai canali o anche all’interno dei corsi d’acqua della provincia pontina.

Si tratta, come in questo caso di vecchi edifici, ma più spesso di persone che smaltisco questo pericolosissimo materiale in modo irregolare, illecitamente. E’ necessario che le istituzione prendano coscienza del fenomeno e si impegnino per risolverlo. Purtroppo dopo 2 mesi dalla segnalazione nessuno è intervenuto”.

Asbesto abbandonato, come si smaltisce l’amianto

Lo smaltimento amianto andrebbe, invece, svolto da operai specializzati e dotati di tute specifiche. Servono anche tutti i dispositivi di protezione necessari ad evitare che anche chi prenda il materiale per eliminarlo non venga a sua volta attaccato dalle fibre killer.

In questo senso importante è l’impegno dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, e del suo presidente Avv. Ezio Bonanni, per una capillare comunicazione dei rischi legati all’asbesto, dei danni alla salute, ma anche dei giusti modi di smaltimento.

Incapsulamento, confinamento e smaltimento amianto sono, gli strumenti per le bonifiche amianto e quindi la prevenzione. Seguire questi tre passaggi è l’unico modo per evitare altri decessi. L’amianto causa infatti infiammazioni, mesotelioma e altre patologie asbesto correlate. Così andrebbe pure smaltita la tettoia in amianto trovata a Pontinia.

L’edilizia è il settore a maggior rischio. Tant’è vero che il maggior numero di mesoteliomi censiti nel VII Rapporto ReNaM è proprio tra coloro che hanno svolto attività di lavoro in edilizia. L’amianto e quindi i minerali serpentini (crisotilo) e anfiboli, tra i quali l’amosite e la crocidolite, sono stati miscelati con il cemento per dar vita ai nostri palazzi e ai nostri luoghi pubblici. La bonifica è l’unico sistema percorribile.

I cittadini hanno a disposizioen l’App Amianto dell’Ona, per segnalare materiali in amianto negli edifici e sul territorio. Al tempo stesso, con l’App possono tenersi informati sulla presenza di siti contaminati e quindi, evitare ulteriori esposizioni.

Assistenza tecnica: bonifica tettoia eternit

Tettoia in eternit, cosa fare? Questo è il tema importante dell’informazione per la tutela della salute. Oltre al servizio svolto dall’ONA con i suoi volontari e con l’App, è fondamentale anche l’informazione, come quella svolta da questa testata, con le sue pagine tecniche. Per poter comprendere tecnicamente quale sia lo strumento per poter mettere in sicurezza i siti contaminati si può approfondire alla voce bonifiche.

Se si teme un rischio amianto, ovvero fosse necessario bonificare, si può contattare l’Associazione al numero verde 800 034 294 e chiedere un parere per iscritto (consulenza gratuita).

Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano unaleucemia mieloide acuta.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Amianto tra i rifiuti, 2 discariche abusive a Caserta

discariche abusive Campania
discariche abusive Campania

C’erano anche cumuli di lastre ondulate e altri materiali con ogni probabilità contenenti amianto nelle discariche abusive scoperta a Caserta qualche giorno fa. A notare i materiali, rifiuti pericolossimi per la salute, i volontari della DEA e gli Osservatori civici Campania. Immediatamente è stata presentata una denuncia alle autorità competenti.

Il sospetto della presenza di asbesto, infatti, necessita di velocizzare la bonifica del sito, in quanto i minerali di amianto sono altamente cancorogeni e pericolosi per la salute. L’ultima monografia IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), infatti, conferma che l’esposizione alla fibra killer causi fenomeni infiammatori (come ad esempio l’asbestosi), e può portare allo sviluppo di gravi patologie asbesto correlate, come il mesotelioma.

Per questo è importante bonificare le aree contaminate e serve l’aiuto di tutti. I cittadini possono, infatti, fare la loro parte, segnalando la presenza di amianto sull’App dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.

L’asbesto è ancora presente sul nostro territorio nonostante la Legge 257/1992 della messa al bando. L’Avv. Ezio Bonanni ha denunciato il fenomeno ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Edizione 2022“.

In un terreno a Casal di Principe sono stati abbandonati, oltre a manufatti in asbesto (sinonimo di amianto), anche PFU, grossi fili sguainati e privati del rame all’interno, interni di coibentati, materassi, divani, bottiglie di vetro, mobili vecchi. E ancora sacchi neri con scarti di lavorazione tessile, batterie e pezzi plastici di auto, sacconi Big Bang (in polipropilene flessibile per l’imballaggio di materiali sfusi e polverosi per i settori plastico, minerario, chimico farmaceutico e siderurgico) smaltiti illecitamente.

Poi neon fluorescenti, residui di materiali combusti, guaine bituminose. Erano presenti infine materiali plastici, polistirolo, rifiuti urbani, sacchi di scarti di lavorazione tessile e rifiuti agricoli.

Amianto, discariche abusive tra Marcianise e Orta di Atella

Non è certo un caso isolato sul territorio. Sempre in questi primi giorni del 2022, il WWF Italia per la Campania ha denunciato un’altra discarica abusiva. In questo caso tra tra Marcianise ed Orta di Atella, vicino ai Regi Lagni.

“Ancora un attacco criminale alla nostra terra”, è la dichiarazione di Alessandro Gatto, coordinatore regionale della vigilanza ambientale dell’associazione. “Mentre perlustravamo il territorio abbiamo trovato di tutto – ha commentato Antonio Borrelli, vice coordinatore provinciale – amianto sbriciolato (pericolosissimo), guaine bituminose, materiale edile, pneumatici fuori uso di camion, auto e moto. Il tutto abbandonato lungo le strade di campagna tra Marcianise ed Orta di Atella.  Questi smaltimenti spesso servono più per occultare il lavoro ‘nero’ piuttosto che per un vero e proprio ‘risparmio’ sullo smaltimento. Nel frattempo questi pneumatici possono diventare facile innesco di incendi di rifiuti e così il danno ambientale aumenta esponenzialmente”.

Avvocato-Ezio-Bonanni-intervento-Campania-discariche-abusive

Da anni è attivo nella regione lo Sportello amianto Campania. L’ONA svolge il servizio di assistenza sia nel capoluogo che nelle province. Esperti e volontari offrono assistenza anche online legale e medica.

Quindi, non solo un impegno massiccio contro le discariche abusive ma anche per l’assistenza legale. Ne sa qualcosa Antonio Dal Cin, graduato della Guardia di Finanza, che da anni lotta a fianco dei cittadini contro le discariche abusive.

Infatti, proprio Antonio, dal 2008, ha sostenuto l’azione dell’ONA Campania per la bonifica di alcuni siti, comprese le discariche abusive.

Importante l’impegno del presidente dell’ONA, Avv. Ezio Bonanni, che nel 2017 (ma anche in precedenza), ha partecipato al convegno Il cuore di amianto della Campania al Maschio Angioino di Napoli.

L’impegno di ONA per lo smaltimento amianto

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, presidiato dall’avvocato Ezio Bonanni si batte da anni per un corretto smaltimento dell’amianto.

Per lo smaltimento amianto era stato previsto un bonus 2021 che ora è stato prorogato fino al 30 giugno del 2022.

Lo smaltimento di questi materiali è fondamentale per restituire ampi territori alla fruibilità, anche produttiva.

Infatti, i territori nei quali sono stati sversati questi rifiuti, oltre al pregio naturalistico, sono di massimo impiego nell’agricoltura. Quindi, questo vero e proprio disastro ambientale oltre che essere penalmente rilevante (art. 434 c.p. e L. 68/15), pregiudica enormemente l’economia agricola e turistica.

Discariche abusive: repressione e bonifica

La triste vicenda della Terra dei Fuochi, piuttosto che l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere, impongono l’azione penale e la repressione dei reati. Tuttavia, “l’aspetto più propriamente penalistico non è sufficiente a maggior ragione se attivato ex post, dopo la malattia e la morte di decine di migliaia di persone. Infatti, le esperienze di Casale Monferrato con il processo Eternit, terminato con la prescrizione, dimostrano che occorre agire prima del disastro. Occorre fermare il disastro ambientale con tutti gli strumenti. Anche con bonus amianto, ovvero l’uso della finanza pubblica e della leva fiscale, come abbiamo chiarito con la nostra proposta di legge. La bonifica amianto con il credito d’imposta è una delle vie d’uscita da questo dramma, che riguarda anche tutti gli altri veleni” così, l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA.

L’associazione, nei recenti incontri con il Ministro del Lavoro, On.le Orlando, e con il Sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, ha sollecitato questi interventi.

In questo modo, oltre alla tutela dell’ambiente e quindi della fauna, della flora, del suolo e delle acque, si preserva la salute, e allo stesso tempo, l’economia e la produzione. In sostanza, questa è la chiave di volta di un’economia e di uno sviluppo reale e sostenibile. Anche in questa era del Covid-19, dominata dall’Omicron, occorre non trascurare l’insegnamento per il quale se si distrugge il territorio, le conseguenze sono anche di natura sanitaria.