Il presidente AIACE, Giuseppe Spartà, ed Ezio Bonanni presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto
L’AIACE (Associazione italiana assistenza consumatore europeo) e l’Ona – Osservatorio nazionale amianto hanno avviato in questi giorni una collaborazione. Un ulteriore strumento per il cittadino contro l’amianto killer.
Il presidente del sodalizio che difende i consumatori, Giuseppe Spartà, ed Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, hanno siglato un accordo nazionale. Lo ha reso noto Niccolò Francesconi, esperto in criminologia clinica e dirigente nazionale di entrambe le associazioni.
L’obiettivo è quello di contrastare la diffusione dell’amianto, un materiale ancora molto presente nell’ambiente che ci circonda, ma estremamente pericoloso per la salute.
Amianto killer, i rischi legati all’asbesto
L’asbesto amianto è stato utilizzato fino al 1992, anno in cui è stato messo al bando per legge, per diversi usi. L’austriaco Ludwig Hatschek brevettò il cemento amianto, un materiale che egli stesso chiamò eternit, con riferimento al latino aeternitas (eternità), in relazione alla sua elevata resistenza. Non è attaccabile né dal calore, né dagli acidi e resiste nel tempo.
Le aziende lo hanno impiegato per diversi usi. Nel 1911 viene avviata la produzione di lastre e tegole. Poco più tardi, nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti. entitidue anni dopo, nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, usate spesso per tetti e capannoni.
Lastre ondulate di cui tutti oggi conoscono la pericolosità. Negli anni cinquanta inizia il suo utilizzo anche per oggetti quotidiani.
Negli anni settanta finalmente alcune ricerche mostrarono come la polvere di amianto, generata dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca asbestosi e una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico. Non solo, la fibra killer, come pure viene chiamato, è causa di numerose patologie asbesto collegate.
E’ necessario però arrivare al 1992 perché il Legislatore vieti finalmente estrazione, commercializzazione e produzione di tutti i prodotti a base di amianto.
Eppure a causa dell’amianto si continua a morire. Ogni anno in Italia sono 7mila i morti legati a questo materiale. Oltre al VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL, l’avvocato Bonanni ha pubblicato i dati aggiornati nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.
Amianto killer, l’ONA si occuperà della consulenza legale
L’associazione Aiace, tramite il presidente Spartà e il segretario nazionale Maria di Stefano, proprio per rendere maggiormente funzionale questa partnership annunciano che sarà proprio il presidente nazionale Bonanni ad occuparsi di tutto il settore ambiente a livello nazionale e legale.
Riguardo questa importante collaborazione le associazioni metteranno a disposizione le proprie conoscenze e strutture a tutela dei cittadini presentando alla stampa, in un prossimo incontro a Roma, l’importanza di questa iniziativa.
L’ONA si occupa da anni di assistere le persone, spesso nei luoghi di lavoro, venute a contatto con l’amianto killer che proprio per questo si sono ammalate. Offre, grazie al lavoro dell’avvocato Bonanni e di tanti esperti e professionisti nelle varie sedi d’Italia, un’attenta consulenza tecnica e legale.
Da anni si impegna poi per la bonifica dall’amianto e ha poi creato un App apposita per le segnalazioni.
Aiace, associazione al fianco dei cittadini
L’AIACE (Associazione Italiana Assistenza Consumatore Europeo) è un’organizzazione senza fini di lucro. Il suo obiettivo è la difesa dei consumatori associati e delle loro famiglie nei rapporti con i fornitori di beni e gli erogatori di servizi. AIACE fornisce agli utenti un servizio utile di informazione, consulenza, assistenza e tutela individuale e collettiva. Dispone di sedi a Roma, Taormina, Giardini Naxos ed in altre regioni italiane.
Si impegna da tempo contro il sovrindebitamento, ma copre diversi ambiti, come quello bancario, delle assicurazioni, dell’energia, delle mediazioni e della sicurezza stradale.
La giunta del Comune di Potenzaha approvato ieri, 12 gennaio, il progetto di fattibilità tecnica economica per i lavori di bonifica amianto nel quartiere di Bucaletto.
Il vicesindaco Antonio Vigilante e l’assessore alle Politiche sociali del Comune, Fernando Picerno hanno diffuso, soddisfatti, la notizia. “Dopo l’inizio dei lavori di demolizione e smaltimento dei 31 prefabbricati insistenti nella Zona 8 – hanno detto Vigilante e Picerno – interverremo con la rimozione dei prefabbricati nelle Zone 17, 16 e 19 per un numero complessivo di 23 prefabbricati”.
L’amianto è un materiale altamente dannoso per la salutecome denuncia da anni l’ONA Osservatorio nazionale amiantoe il suo presidenteAvv. Ezio Bonanni. Tante aziende purtroppo, all’inizio non conoscendo il rischio amianto, lo hanno utilizzato per molteplici impieghi. In primis in edilizia, dove è più conosciuto come eternit.
La Legge 257/1992 ha messo al bando questo materiale altamente cancerogeno, vietandone estrazione, commercializzazione e produzione di tutti i prodotti a base di amianto. Purtroppo, però, questo non è bastato a fermare i tumori che crescono ancora ogni anno. La malattia, infatti, si sviluppa molti anni dopo l’inalazione delle fibre killer.
Bonifica amianto, l’unica strada per fermare la fibra killer
L’unico modo per eliminare l’asbesto dai luoghi frequentati dalle persone, tra cui rientrano purtroppo anche scuole e ospedali, è quello delle bonifiche dall’amianto. L’ONA porta avanti la sua battaglia, per la bonifica amianto, per sensibilizzare le istituzioni e prevedere finalmente almeno una mappatura amianto in tutte le regioni.
L’ONA ha poi creato un App apposita per le segnalazioni. I cittadini in questo modo possono fare il loro per liberare la Penisola ed evitare l’esposizione all’amianto.
Bonifica amianto a Bucaletto grazie ai fondi europei
Il sindaco Mario Guarente, con un’idea vincente, ha permesso l’opera di bonifica amianto. Il primo cittadino ha chiesto infatti la rimodulazione dell’intervento prima previsto per la rimozione amianto soltanto sulla copertura della struttura del “Palarossellino”, all’Autorità di gestione del PO FESR Basilicata 14-20.
L’amministrazione ha già approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo all’impianato sportivo e sono in corso le procedure per l’appalto dei lavori.
La bonifica dell’amianto è il primo passo per la riqualificazione del quartiere Bucaletto. Lo step seguente per l’amministrazione sarà quello di poter realizzare i progetti per i quali sono stati stanziati i fondi del finanziamento ministeriale del Piano Città. Il Comune realizzerà così 53 alloggi di edilizia residenziale pubblica per 7.950.000 euro.
ONA Onlus spinge verso la bonifiche amianto e offre assistenza tecnica
Il presidente dell’ONA onlus Bonanni, i professionisti, i tecnici e i collaboratori lavorano da sempre per tutelare le vittime dell’amianto in Italia. E’ attivo uno sportello dedicato all’assistenza tecnica, medica e legale per tutti i lavoratori che hanno contratto una malattia professionale e a cui è stata riconosciuta la qualità di vittima del dovere.
La battaglia di ONA Onlus comincia con la prevenzione, a cominciare da quella primaria, che prevede la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, passando poi per quella secondaria, che riguarda proprio la sorveglianza sanitaria e i controlli sanitari di e sull’individuo, fino ad arrivare alla terziaria, che punta al reinserimento adeguato del paziente nella sua vita quotidiana.
Discarica amianto nell’ex cava di Villadolt: è l’ipotesi emersa in questo ultimo periodo a Fontanafredda (in provincia di Pordenone). Il consigliere comunale Claudio Peruch, però, frena su questa eventualità.
Discarica amianto, i rischi per la salute legati all’asbesto
L’amianto è un composto di minerali che ha avuto una capillare diffusione fino al 1992. In quella data la Legge n. 257 lo ha vietato. E’ virtualmente indistruttibile, infatti resiste al fuoco ed al calore (fino a 2000°), ed è inattaccabile da agenti esogeni (come gli acidi). Tante aziende lo hanno utilizzato in quanto estremamente flessibile, resistente alla trazione, fonoassorbente, facilmente friabile, abbondante ed economico.
Le caratteristiche e il basso costo di estrazione e produzione hanno favorito Il suo impiego nella produzione del cemento – amianto (Eternit). Con questo materiale sono state realizzate anche tegole, pavimenti, tubazioni, vernici e canne fumarie. E’ stato poi utilizzato per la coibentazione di edifici, navi, treni, aerei. Sono oltre 3mila gli usi che sono stati fatti dell’asbesto.
Purtroppo però è risultato presto cangerogeno. Per decenni, soprattutto gli operai che lo hanno utilizzato, in edilia e non solo, hanno respirato le fibre di amianto. Questo ha causato infiammazioni e tumori. L’amianto è infatti causa del mesotelioma e delle patologie asbesto correlate. Malattie che restano latenti per anni. Il decorso è repentino e in una grande percentuale porta alla morte.
Il VII Rapporto ReNaM, pubblicato dall’INAIL, dimostra che il trend è in aumento, come confermato per gli anni successivi dall’ONA.
Discarica amianto nella cava Villadolt, ipotesi da valutare
“Gli importanti lavori di pulizia eseguiti dalla proprietà della cava dismessa Moretto hanno reso fruibile il sito – ha spiegato Peruch – Tuttavia il monitoraggio continua sull’evolversi della situazione e sull’iter autorizzativo che la proprietà ha intrapreso con gli uffici competenti della Regione”.
Circa 20 anni fa la società Moretto ha comprato la cava dismessa, pagandola 860mila euro. L’ex sindaco ha detto che un modo per riconvertirla sarebbe proprio quello di farne una discarica di amianto.
“In Veneto c’è un’unica discarica a Porcia e preoccupa che un luogo deputato potrebbe essere l’ex cava a Villadolt, classificata Ceolini1”.
Peruch ha sollevato tanti dubbi e preoccupazioni. In primis sulla quantità di amianto che potrebbe essere trasportata nell’area. Poi sulle tecniche di isolamento che dovranno essere studiate appositamente per evitare contaminazioni del suolo. Intanto l’impegno del consigliere, in attesa di capire cosa vorrà fare del sito dismesso la proprietà, è quello di monitorare l’iter.
Discariche necessarie per le bonifiche amianto
E’ vero anche che le bonifiche amianto necessitano di depositi e discariche dove conferire, in totale sicurezza, i materiali che lo contengono. E’ proprio di questi giorni la denuncia della consigliera regionale del Friuli,Mara Piccin, di Forza Italia, che ha spiegato come sia impossibile trovare nella sua regione, ma anche nel Veneto, siti adeguati.
“Come ho potuto apprendere da segnalazioni ricevute dal territorio – ha detto la consigliera regionale – i centri di raccolta provvisori sono bloccati da inizio dicembre, anche in Veneto. Non soltanto: per le aziende che si occupano anche dello smaltimento di materiali contenenti amianto, è impossibile conferirlo pure in altre discariche del nord Italia e all’estero (in particolare in Germania, Austria o Spagna)”.
Tutto questo in un momento in cui sono stati sbloccati diversi finanziamenti, anche per i privati, per liberare edifici e inustrie dall’asbesto amianto.
Bonifiche amianto, l’impegno ONA contro la fibra killer
L’unico mezzo per fermare la strage dovuta alla presenza di questi minerali in tantissimi immobili, alcuni abbandonati, e per questo ancora più perisolosi per il deterioramento dei materiali, è la bonifica dall’amianto. Per questo l’ONA – Osservatorio nazionale amianto si batte da anni. L’ONA ha creato anche una App Amianto per la segnalazione dei siti in cui è presente. Tutto questo per evitare il rischio esposizione amianto.
Irisacqua, società che gestisce il servizio idrico nel territorio dell’Isontino, in Friuli Venezia Giulia, sostituirà totalmente le usurate tubature amianto. I Comuni interessati dall’intervento sono Gorizia, Gradisca, Cormòns, Farra d’Isonzo, Staranzano, San Lorenzo Isontino.
Amianto tubature dell’acqua, alto rischio per la salute
L’opera è davvero molto importante in quanto l’amianto, pericolosissimo per la salute, è stato utilizzato anche per le condutture dell’acqua potabile. Ovviamente anche queste si deteriorano e con il tempo potrebbero rilasciare fibre killer che provocano fibrosi e cancro. Le tubature eternitrilasciano fibre cancerogene anche in caso di terremoto e di manutenzione.
Sono quelle realizzate prima dell’entrata in vigore del divieto di cui all’articolo 1 della legge 257 del 1992. Infatti tutti gli acquedotti costruiti prima dell’aprile del 1993, hanno le tubature in cemento amianto. L’asbesto, altro sinonimo di amianto, provoca, prima di tutto, un fenomeno infiammatorio. Successivamente displasico, e poi la cancerogenesi da amianto.
L’ONA chiede la rimozione delle tubature in amianto
L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, e il suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, chiedono da tempo l’eliminazione dell’asbesto dalle condutture idriche, proprio perché ha sempre sostenuto che relativamente ai tumori gastro-intestinali, vi sia il fondato sospetto che potessero aver origine anche dall’ingestione dell’amianto.
E’ l’ultima monografia IARC, a confermarlo. L’ingestione delle fibre di asbesto è “esposizione primaria” come l’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225).
Rimozione condutture amianto, l’obiettivo di Irisacqua
L’obiettivo del Gestore del servizio idrico è quello di liberare la rete idrica dall’amianto. “Siamo partiti bene – ha spiegato il presidente Giambattista Graziani – e abbiamo un orizzonte temporale lungo, dieci anni, ma i prossimi tre saranno cruciali per centrare l’obiettivo di avere una rete idrica libera dal cemento-amianto”.
L’intervento di sostituzione delle condotte in cemento-amianto ammonta, secondo una stima dell’azienda, a 55 milioni di euro per tutto il territorio dell’Isontino. Servirà intanto ad evitare i possibili danni amianto sulla salute. Poi anche a ridurre le perdite, i tubi in cemento amianto sono infatti più fragili rispetto a quelli in Pet. Infine la riduzione dei valori di concentrazione di fibre di amianto nelle condutture aumenta la qualità dell’acqua.
“In Italia – ha scritto l’avvocato Bonanni – nonostante il divieto legale di cui alla L. 257 del 1992, entrata in vigore l’anno dopo, poiché non sono state effettuate le bonifiche, ci sono ancora 40.000.000 di tonnellate di materiali contenenti amianto, con circa 1.000.000 di micrositi, e 50.000 siti, che si aggiungono ai SIN5 (siti di interesse nazionale), tra i quali 9 per presenza esclusiva di amianto.
Il VII Rapporto ReNaM, pubblicato dall’INAIL, riporta un trend in aumento, confermato per gli anni successivi dall’Osservatorio Nazionale Amianto in 1.900 casi ogni anno.
La media di sopravvivenza a questa patologia è di 9 mesi, 15 in caso di risposta della chemioterapia, e 20,6 in caso di terapia multimodale, e la sopravvivenza ai 5 anni è minore del 10%.
operaio intento a spostare lastre di amianto con le dovute precauzioni
Il Tribunale di Termini Imerese, Palermo, ha condannato l’INPS al risarcimento contributivo per 21 lavoratori per esposizione amianto. L’importante vittoria, che consentirà agli ex dipendenti una maggiore serenità almeno dal punto di vista economico, è stata possibile grazie all’assistenza legale dello studio dell’Avv. Ezio Bonanni. Il professionista da anni è al fianco di cittadini e dipendenti che sono stati esposti all’absesto.
In Sicilia, l’ONA si è mobilitata già dal 2008. Con la conferenza internazionale sull’amianto, l’Avv. Ezio Bonanni sollevò la problematica dei lavoratori siciliani esposti ad amianto.
Fu proprio in quel contesto che Calogero Vicario, presente con un gruppo di lavoratori, ritenne di sollecitare l’onorevole Pippo Gianni. Quest’ultimo, parlamentare nazionale e regionale, sollevò la problematica in sede istituzionale.
“Purtroppo, ancora oggi, dopo tanti anni, il tema dell’amianto costituisce per i lavoratori siciliani una inaccettabile discriminazione. Dopo l’ultimo incontro, tenuto presso il Ministero del Lavoro, suona veramente singolare la riforma della sentenza del Tribunale di Siracusa che aveva accolto la domanda delle Industrie Meccaniche Siciliane”, così l’onorevole Pippo Gianni, ora sindaco di Priolo Gargallo, e componente del CTS dell’ONA.
L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e l’avvocato Bonanni hanno sempre sostenuto che non sussiste la soglia di sicurezza per esposizione all’amianto.
Infatti anche dosi poco elevate di fibre amianto, possono essere sufficienti per provocare il mesotelioma, tra cui il tumore della pleura, del peritoneo, del pericardio, della tunica vaginale del testicolo.
Esposizione amianto, il caso di Termini Imerese
Il giudice del lavoro del palazzo di giustizia di Termini Imerese ha accolto 21 ricorsi di ex dipendenti della MA.TE.SI. S.p.A. (poi divenuta Filatura di Campofelice S.p.A.).
Dal 2017 più di 60 lavoratori si sono rivolti all’Ente di Previdenza con la certificazione di esposizione alla fibra killer rilasciata dall’INAIL per ottenere la giusta pensione. Purtroppo però, nonostante la documentazione, che riconosceva i danni legati all’esposizione dell’amianto, si sono visti negare i loro diritti.
Esposizione amianto, quali sono benefici contributivi INPS
Data la pericolosità dell’amianto per legge ne è stata vietata l’estrazione, la produzione e la commercializzazione. La norma ha attribuito il diritto ai benefici contributivi esposizione amianto per indennizzare i lavoratori che hanno subito danni amianto per esposizione lavorativa, e per far fronte al calo occupazionale in questo settore. I lavoratori esposti per più di 10 anni, hanno diritto ad una maggiorazione contributiva, per il prepensionamento amianto. Se già in pensione hanno, invece, a rivalutare la loro prestazione.
La posizione INPS non seguiva la normativa più favorevole
Secondo l’INPS, gli ex dipendenti avrebbero già ottenuto benefici di natura regionale in quanto collocati in LSU (lavoratori socialmente utili), e non avrebbero avuto diritto ad una implementazione della pensione.
Hanno così deciso insieme di avviare un’azione giudiziaria con la produzione delle prove dell’esposizione professionale ad amianto. Il responsabile ONA di Termini Imerese, Fedele Incandela, e l’assistenza legale di Bonanni, li hanno seguiti passo passo.
“Oltre il danno la beffa – ha dichiarato l’Avv. Bonanni – Tutti questi lavoratori sono stati esposti ad amianto dagli anni ’60 e, alla chiusura dello stabilimento nel settembre 1995, sono stati collocati prima in cassa integrazione, poi adibiti ai lavori socialmente utili. Successivamente sono stati collocati in pensione.
Oggi finalmente, in applicazione della legge di tutela delle vittime dell’amianto, arrivano le prime 21 sentenze, tutte di accoglimento delle loro sacrosante istanze dell’applicazione della normativa più favorevole”.
Se si teme un rischio amianto, ovvero fosse necessarie bonifiche amianto, si può contattare l’Associazione al numero verde 800 034 294 e chiedere un parere per iscritto (consulenza gratuita). I cittadini poi possono utilizzare la App Amianto dell’Ona per segnalare presenza di materiali in asbesto e contribuire così alla bonifica del territorio.
Rischio amianto in Sicilia
Con riferimento al rischio amianto in Sicilia, occorre innanzitutto richiamare il contenuto integrale della pubblicazione ‘Libro bianco della morti di amianto in Italia’, che traccia il quadro completo della problematica amianto in Italia, compreso quello relativo alla Sicilia.
In Italia, nonostante il divieto legale di cui alla L. 257 del 1992, entrata in vigore l’anno dopo, poiché non sono state effettuate le bonifiche, ci sono ancora 40.000.000 di tonnellate di materiali contenenti amianto.
Soltanto 6 regioni su 15 (Campania, Emilia Romagna, Marche, solo per edifici pubblici e imprese, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta), hanno dichiarato di aver concluso il censimento, mentre Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto e nella Provincia Autonoma di Bolzano ancora devono terminarlo.
L’ONA, anche attraverso l’App, ha censito, per la Sicilia, 471 siti industriali, 615 edifici pubblici, e 9378 edifici privati, e 1203 altri siti contaminati, che è comunque una sottostima, rispetto alla reale portata dell’uso dell’amianto in Sicilia.
Anche la Sicilia ha la mappatura ancora in corso e, nell’ultima revisione (aprile 2020), risultano 31 siti bonificati.
Emergenza amianto in Sicilia
I dati dell’Osservatorio nazionale amianto raccontano di una strage silenziosa per cui la Sicilia viene definita “una terra martire”. Un fenomeno che è fortemente sottovalutato, nonostante l’approvazione della legge regionale amianto n. 10/2014.
Anche l’INAIL, nel suo registro nazionale sui mesoteliomi, l’ultimo è del 2018, conta numeri importanti. 1453 casi di morte per mesotelioma tra il 1993 e il 2015 in Sicilia a fronte di un totale nazionale di oltre 27mila. Di questi sono considerati certamente collegati all’amianto il 79 per cento, probabili il 5 e possibili il 16. Priolo, Melilli, Siracusa, Augusta, la Valle del Mela ma anche i cantieri navali di Palermo e il cosiddetto triangolo della morte con Gela, Siracusa e Ragusa. Sono tanti i luoghi siciliani contaminati.
Quindi la stima dei dati ONA, in ordine ai mesoteliomi, 1453 fino al 2014/2015; ulteriori casi segnalati negli ultimi anni di ulteriori 400 casi, totale 1850 casi. L’indice di mortalità è purtroppo del 93% nei 5 anni successivi ala diagnosi.
Un totale di circa 1720 decessi, cui si aggiungono quelli per tumore del polmone (3500), e ulteriori 1000 decessi per le altre malattie asbesto correlate. Totale 6220 decessi.
I lavoratori delle IndustrieMeccaniche Siciliane avevano ottenuto, in via amministrativa, l’accredito delle maggiorazioni amianto, e in molti casi anche il prepensionamento.
Il Tribunale di Siracusa aveva riconosciuto loro i c.d. benefici amianto, grazie ai quali, anche quelli non collocati in pensione, avrebbero ottenuto comunque un prepensionamento.
Tuttavia la Corte di Appello di Catania, adita dall’Avvocatura INPS, ha annullato la sentenza del Tribunale di Siracusa e rigettato le domande di accredito dei benefici amianto.
Esposizione amianto Sicilia: la mobilitazione dell’ONA
La drammatica situazione dell’amianto in Sicilia è stata portata all’attenzione del Parlamento Regionale. Il più antico parlamento d’Italia ha visto convergere tutte le forze politiche per approvare la L. Regionale n. 10/14.
Questo strumento tecnico normativo, chiamato anche Legge Gianni, proprio dal nome del suo fautore, ha avuto in Sicilia ritardata attuazione. Fino a che, anche grazie a diversi incontri con il Presidente Musumeci, finalmente è stato istituito il centro regionale di Augusta. In questo centro, è stato iniziato il percorso della sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti ad amianto.
Molto rimane ancora da fare in Sicilia. Non si dà per vinto Calogero Vicario, battagliero coordinatore di ONA Sicilia. Sciopero della fame, mobilitazione, impegno anche nelle aule dei Tribunali, come parte e come testimone.
“Lottare contro l’amianto – dice Vicario – si può e si deve. Pago ed ho pagato la mia battaglia contro l’amianto con una ostinazione dell’INPS contro di me e contro i miei compagni, vittime dell’amianto nelle Industrie Meccaniche Siciliane. Se sarà necessario, faremo una grossa manifestazione a Roma”.
Il coordinatore regionale amianto di ONA, Sig. Calogero Vicario, con tutta l’Associazione, ha iniziato uno sciopero della fame, e altre forme di mobilitazione, alcune delle quali ancora in corso, e prosegue l’azione legale in tutto il territorio siciliano.
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