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San Marino, l’aborto non è più reato: approvata la Legge 21

aborto San Marino
donna con mani giunte

L’aborto a San Marino non è più reato. È stata, infatti, approvata la legge sulla legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Questo un anno dopo il referendum promosso dall’Unione donne sammarinesi (Uds).

I Capitani Reggenti, i capi di Stato, Oscar Mina e Paolo Rondelli, hanno ringraziato la Segreteria istituzionale e le forze politiche per aver lavorato “per raggiungere un risultato che desse attuazione di un referendum”.

Aborto, resta l’obbligo del passaggio al consultorio

Non è passata la proposta di non inserire nella Legge 21 l’obbligo del passaggio attraverso il consultorio. Per tutte le donne che scelgano di scegliere l’aborto entro la dodicesima settimana di gravidanza.

“Il passaggio al Consultorio – ha spiegato Vanessa Muratori, ex parlamentare di sinistra che lotta per questo risultato da 20 anni – non sarà più per dissuadere, ma nel rispetto della scelta fatta dalla donna. Non ci sarà nel consultorio, composto da solo personale non obiettore, la presenza fisica delle associazioni antiabortiste, né del loro materiale. La privacy potrà essere meglio tutelata con l’accesso telematico al consultorio.

Murotori: “Una legge dignitosa”

Per me ne esce una legge dignitosa – ha continuato – che punta molto sulla prevenzione e sulla promozione della salute sessuale e riproduttiva, ha al centro la libertà di scelta della donna che non deve rendere ragione a nessuno per ciò che decide”.

Dopo l’ok alla legge per l’aborto le donne del movimento, provenienti da tutti gli schieramenti politici del Paese, si sono ritrovare in piazza della Libertà e davanti a palazzo Pubblico per festeggiare.

“Ci voleva l’organizzazione e la forza di Uds per farcela – ha aggiunto Muratori -. Tutte assieme, anello di una catena emancipatoria che parte da lontano e non si ferma qui, non si ferma più. Ce la intestiamo tutta”.

Il dibattito, nonostante il referendum, è stato impegnativo. L’Uds si è appellata al Consiglio Grande e generale perché “al momento di votare il voto espresso da ogni singolo Consigliere e da ogni singola Consigliera fosse un voto rispettoso del Referendum, della volontà popolare, delle donne e della loro libertà”.

Referendum che aveva raggiunto il 77,3% dei sì. Un risultato storico a livello mondiale.

Covid, ok per il vaccino anti Omicron. Quarantena a 5 giorni

Omicron
medico con in mano siringa covid 19

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha autorizzato due vaccini che forniscono una maggiore protezione contro la variante Omicron. L’Ema, ha specificato l’Ansa, ha autorizzato Comirnaty Original/Omicron BA.1 e Spikevax Bivalent Original/Omicron BA.1, il primo di Pfizer Biontech e Moderna.

Omicron, nuovi vaccini approvati da Ema per gli over 12

I due vaccini saranno somministrati alle persone che hanno più di 12 anni e che abbiano già ricevuto la vaccinazione primaria contro il Covid.

“Il 5 settembre l’Aifa si pronuncerà. Credo – ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza, durante la trasmissione ’30 minuti al Massimo’ condotta dal direttore de La Stampa, Giannini – che le prime forniture arriveranno intorno alla prima decade di settembre“.

Omicron, la quarantena passa da 7 a 5 giorni

Intanto cadono molte delle restrizioni che hanno contribuito ad arginare i contagi e cambia anche il tempo della quarantena.

Considerando un numero di contagi più contenuti è stato possibile ridurre l’isolamento, da 7 a 5 giorni, sempre in seguito ad esito negativo del tampone. Se quindi un paziente risulta negativo al quinto giorno può tranquillamente uscire e riprendere le sue attività. Deve essere stato asintomatico, o non presentare sintomi da almeno due giorni. Il test può essere, secondo quanto disposto nella circolare del ministero della Salute, di tipo antigenico o molecolare.

“In caso di positività persistente – si legge nel provvedimento firmato dal direttore generale Giovanni Rezza – si potrà interrompere l’isolamento al termine del 14esimo giorno dal primo tampone positivo, a prescindere dall’effettuazione del test”.

La mascherina non sarà più obbligatoria, invece, dal prossimo 30 settembre.

Troppi over 60 e fragili non hanno completato il ciclo

Nonostante i vaccini migliorino e si adeguino alle nuove varianti ci sono ancora troppe persone a rischio di malattia grave. Ancora 15,2 milioni di persone nella fascia over 60 e fragili al 31 agosto non hanno ricevuto la quarta dose. Ancora 892mila cittadini non sono vaccinati e 1,88 milioni restano senza terza dose.

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno da subito consigliato agli iscritti all’associazione affetti da una delle diverse patologie asbesto correlate, di prestare grande attenzione. Il Covid è, infatti, più pericoloso per chi ha già precedenti malattie.

Per questo l’associazione ripete sempre ai fragili di continuare a portare la mascherina e di evitare luoghi particolarmente affolati.

Diagnosi precoce del mesotelioma, la ricerca vicina al traguardo

diagnosi precoce
medico mette il sangue su un vetrino

Nuove prospettive per una diagnosi precoce del tumore del polmone e del mesotelioma. La ricerca va avanti e nell’ultimo periodo ben due studi, uno già concluso e l’altro che partirà a breve, danno speranza per scoprire prima questi due tipi di cancro. Entrambi temibili proprio perché asintomatici fino a quando poi è difficile riuscire ad intervenire con successo.

Diagnosi precoce, verso nuovi test diagnostici

Le due ricerche stanno lavorando su nuovi test diagnostici che utilizzano il siero del sangue per identificare il mesotelioma nelle sue fasi iniziali. Il test sanguigno potrebbe rappresentare una vera svolta per la diagnosi della patologia.

In particolare gli scienziati di Ankara e Istanbul, in Turchia, hanno utilizzato il metodo della “spettroscopia a trasformata di Fourier” (Atr-Ftir). L’hanno poi abbinata a un’analisi multivariata dei componenti principali (Pca), alla macchina vettoriale di supporto (Svm) e in particolare all’analisi discriminante lineare (Lda) agli spettri infrarossi.

Lo studio sarà pubblicato nell’ottobre 2022 su Molecular Basis of Disease.

Sono strumenti di difficile comprensione per chi non è esperto della materia. Quello che è importante, però, in questa sede, è che le differenze strutturali tra i quattro campioni di siero hanno dimostrato che il versamento essudativo sano e benigno, il cancro ai polmoni e i gruppi MPM, possono effettivamente essere distinti con successo. I ricercatori hanno ottenuto risultati veritieri all’87,5%.

Sono 112 le persone che si sono sottoposte al prelievo, il cosiddetto gruppo di controllo. Di queste 25 hanno un mesotelioma maligno, 31 il tumore ai polmoni, 26 versamenti pleurici non maligni e 30 sono, invece, individui sani.

Diagnosi precoce vuol dire trattamento più efficace

Il test potrebbe quindi portare a una diagnosi precoce del mesotelioma o del tumore del polmone prima dei sintomi evidenti. Questo ovviamente consentirebbe di iniziare ogni trattamento quando la malattia è in ancora in fase iniziale.

Si tratta tra l’altro di un esame non invasivo e anche per questo potrebbe essere somministrato facilmente e con costi contenuti a soggetti esposti ad amianto.

Progetto Arrdia, alla ricerca del gruppo di volontari

Partirà a breve, invece, il progetto di ricerca europeo Arrdia – Asbestos related respiratory diseases in industrial areas – per la tutela della salute degli ex esposti all’asbesto. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di individuare marcatori precoci di mesotelioma pleurico e interstiziopatie polmonari nel sangue e nel respiro.

Il dottor Roberto Cherchi, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Arnas Brotzu di Cagliari, coordinerà il progetto insieme all’Associazione italiana esposti amianto (Aiea). Con loro anche il professor Pierluigi Cocco, consulente di Medicina del lavoro dell’Università di Manchester (Regno Unito), il CRS4 e la fondazione “Centro servizi alla persona” di Villamar.

I ricercatori stanno ora raccogliendo il gruppo di volontari che si sottoporrà ai test per tre anni ogni 6 mesi.

Amianto, killer silenzioso e dimenticato (sul nostro territorio)

A causare il mesotelioma è soltanto l’amianto. Un minerale dalle tante caratteristiche positive, utilizzato per decenni dall’industria, ma cancerogeno. Causa infatti tutta una serie di patologie asbesto correlate, tra cui tanti tipi di tumore: al polmone, alla laringe, alla faringe, alle ovaie, solo per fare alcuni esempi.

Lo spiega perfettamente, ricostruendo tutta la storia dell’asbesto nella Penisola, il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“. L’amianto provoca circa 7mila vittime ogni anno. I casi di mesotelioma sono registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail. Nonostante questo le bonifiche dei siti contaminati sono ancora in forte ritardo.

Trenta anni dopo la Legge che lo ha messo al bando ci sono ancora oltre 2000 scuole con materiali in amianto e ospedali. Per non parlare degli edifici costruiti prima del 1993 e delle discariche abusive. Per una mappatura più accurata l’Ona ha realizzato una App apposita. Intanto continua a contribuire anche alla ricerca, percure più efficaci e, appunto, diagnosi precoci che possono salvare la vita.

Meduse immortali: identificati i geni della lunga vita 

meduse immortali
meduse immortali

Confrontando il dna di due specie di meduse simili, dei ricercatori spagnoli hanno trovato i geni che rendono “immortali” le Turritopsis dohrnii

Meduse Turritopsis dohrnii, e il segreto dell’immortalità 

Le meduse appartengono a un gruppo chiamato Cnidaria, che comprende anche anemoni marini e coralli. 

Il ciclo di vita della maggior parte delle specie di meduse è simile. Hanno uova e sperma e dalla fecondazione nascono delle larve. Queste minuscole creature a forma di sigaro, girano a spirale attraverso l’acqua. Poi, si lasciano trasportare dalla corrente, fino a quando non trovano una superficie dura su cui attaccarsi. 

Una volta ancorate al loro posto, le larve si trasformano in un polipo che germoglia per clonazione, formando una colonia assai numerosa. Successivamente i polipi matureranno in giovani meduse.

Come tutti gli animali, le meduse sono soggette al ciclo della vita e della morte – anche se una specie riesce a quanto pare a infrangere le regole.

Parliamo dell’idrozoo Turritopsis dohrnii. Soprannominata “la medusa immortale”, questa creatura traslucida più piccola dell’unghia di un mignolo, riesce effettivamente a invertire il suo ciclo vitale.

Patto con il diavolo? No! Solo transdifferenziazione

Spieghiamo il mistero. 

Quando la medusa di questa specie è fisicamente danneggiata o subisce stress come la fame, invece di morire si restringe su se stessa, riassorbendo i suoi tentacoli. Poi si deposita sul fondo del mare.

Sorprendentemente, nell’arco di 24-36 ore, le sue cellule si riaggregano, trasformandosi in polipi, da cui nascono nuove meduse geneticamente identiche.

Questo rarissimo processo, noto come transdifferenziazione, fa sì che il ciclo vitale della medusa si ripeta all’infinito

A cagionare la sua morte sono soltanto altri animali: pesci e tartarughe, lumache marine e crostacei ne vanno letteralmente matti.

Entriamo nel dettaglio per scoprire il mistero

Maria Pascual-Torner dell’Università di Oviedo in Spagna e i suoi colleghi, hanno sequenziato il genoma della fantastica creatura – la sua serie completa di istruzioni genetiche – e lo hanno paragonato a quello della parente stretta (ma mortale) medusa cremisi (Turritopsis rubra).

Hanno scoperto che le meduse immortali avevano il doppio delle copie dei geni associati alla riparazione e alla protezione del DNA. Stando ai risultati dello studio, questi duplicati sarebbero in grado produrre maggiori quantità di proteine protettive e restaurative. Gli studiosi hanno scoperto altresì che meduse avevano anche mutazioni uniche che raddoppiavano la divisione cellulare e impedivano ai telomeri – elementi genetici essenziali per la corretta struttura e funzione dei cromosomi lineari- di deteriorarsi.

Lo studio è stato pubblicato negli Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze.

Da dove vengono e dove vivono le meduse immortali?

Si pensa che le meduse immortali siano originarie del Mar Mediterraneo. Attualmente però si trovano negli oceani di tutto il mondo e hanno caratteristiche diverse a seconda di dove vivono.

Quelle che popolano le regioni tropicali come Panama hanno ad esempio solo otto tentacoli, mentre quelle che si sono stanziate in acque più temperate, come nel Mediterraneo e in Giappone, possono averne 24 o più. 

Probabilmente la loro diffusione si deve al fatto che sono delle abili “autostoppiste” e si lasciano trasportare dalle correnti e dalle scie delle navi.

Chi ha scoperto le meduse immortali?

La specie T. dohrnii fu descritta per la prima volta nel 1883. Esattamente un secolo dopo, due giovani ricercatori, Christian Sommer e Giorgio Bavestrello, scoprirono causalmente la loro immortalità. 

Gli studenti avevano raccolto i polipi di Turritopsis, in attesa che generassero delle meduse.

Essi credevano che queste meduse avrebbero dovuto maturare prima di deporre le uova e produrre larve, ma quando aprirono il barattolo, trovarono molti polipi.

Continuando a osservare le meduse, si resero conto che, quando erano stressate, cadevano sul fondo del barattolo e si trasformavano in polipi. Tutto ciò, in assenza di fecondazione o del tipico stadio larvale.

Una scoperta che potrebbe aiutare l’uomo a non invecchiare?

Ovviamente, tutti si chiedono se la scoperta possa fornire indizi sull’invecchiamento umano e sulle condizioni legate all’età.

La ricercatrice Lisa-ann Gershwin, direttrice del Marine Stinger Advisory Service in Tasmania, ritiene che attualmente ciò non sia possibile.

Questo non significa che non si riuscirà a riprodurre il medesimo fenomeno genetico negli umani in futuro.

Se l’impresa dovesse dare esiti positivi, la scoperta potrebbe essere rilevante per contrastare l’invecchiamento umano. Potrebbe ispirare la medicina rigenerativa o fornire informazioni sulle malattie legate all’età, come il cancro e la neurodegenerazione

Meduse immortali studiate in cattività 

Piccola curiosità. Lo scienziato giapponese Shin Kubota, della Kyoto University di Kyodai, (Department of Biological Science), sta portando avanti il ciclo vitale delle meduse immortali a partire dagli anni ‘90. Per farlo, si prende cura delle colonie ogni giorno e somministra loro pasti a base di uova di gamberetti sminuzzate, in salamoia.

Nell’arco di due anni, le meduse in cattività si sono naturalmente ringiovanite fino a 10 volte, a intervalli di un solo mese.

Fonte: Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze, DOI: 10.1073/pnas.2118763119

In Giappone riapre la caccia ai delfini

caccia
delfini in mare

Domani, 1 settembre, riprende in Giappone la caccia ai delfini. Un’attività anacronistica e crudele, ma non per alcune zone di questo Paese, che viene contrastata da anni dalle associazioni animaliste.

Delfini di vario tipo, ma anche balene dalla testa a melone, vengono circondati dalle barche dei pescatori che sbattendo i remi sull’acqua, li confondono e li terrorizzano, costringendoli in una stretta baia. Qui catturano i più giovani e uccidono gli altri per cibarsi della loro carne. L’acqua della baia dopo la strage non è più blu, ma rossa.

Caccia ai delfini, in Giappone una tradizione

Si tratta di una tradizione in Giappone che sta via via svanendo. Prima la carne di delfino si trovava anche nelle mense scolastiche. Ora questo non avviene più, sia per la pressione delle associazioni ambientaliste, sia perché è risultata pericolosa per la presenza di mercurio.

Nel piccolo villaggio di Taiji però la mattanza continua ancora oggi. Gli animali più giovani e sani vengono venduti ai delfinari e ai parchi acquatici. La loro esistenza diventa in questo modo più triste e la loro aspettativa di vita diminuisce di oltre il 50%.

La triste vita degli animali nei delfinari

Se, infatti, i delfini che vivono in libertà riescono a raggiungere anche 50 anni di età, in cattività raramente superano i 20. Soffrono inoltre di depressione e sono più aggressivi. Per questo ai maschi vengono spesso somministrati ormoni. “Un delfino addestrato – ha dichiarato l’attivista tedesca per i diritti degli animali della Pro Wildlife, Sandra Altherr – può valere fino a 50.000 euro”.

Prevedendo nuove proteste le autorità della città portuale di Taiji, che si trova ovest dell’arcipelago giapponese, hanno da poco aperto una stazione di polizia temporanea. Gli agenti controlleranno eventuali manifestazioni.

Questi animali sono richiesti in Cina, ma anche in Russia, Thailandia, Messico, Vietnam, Turchia, Egitto e Tunisia.

Caccia, nel 2021 uccisi 547 esemplari

Lo scorso anno, si legge su Il Fatto Quotidiano, sono stati uccisi 547 delfini, mentre ne sono stati catturati 150. Anche 3 balene sono state catturate, e 2 di queste sono morte a causa delle ferite riportate durante la caccia.

Nonostante il delfino sia un animale a rischio estinzione, almeno per quanto riguarda 10 specie, continua questa pratica. Certamente non è l’unica causa che mette a rischio questo meraviglioso animale. Uno dei rischi più grandi in questo momento è il riscaldamento globale.

Il riscaldamento delle acque porta anche ad una diminuzione del numero delle nascite. A sua volta questo, con il passare del tempo, causa un significativo crollo delle presenze di delfini nei mari.

L’impegno dell’Ona per la tutela di tutti gli esseri viventi

La tutela dell’ambiente e di tutti gli esseri viventi è una delle missioni dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. L’amianto che ha decimato gli operai che lo lavoravano nelle fabbriche si trova ora sul nostro territorio e nelle nostre case, nonostante il divieto del suo utilizzo. L’Ona si batte quindi per le bonifiche, anche con una App apposita che possa contribuire alla mappatura.

L’Ona però persegue la liberazione da ogni cancerogeno, per tutelare la salute dei lavoratori e di tutti i cittadini. “Il Pianeta è uno soltanto – ha detto l’avvocato Bonanni – e bisogna tuterlarlo con tutte le nostre forze. Sia con comportamenti sostenibili, sia e ancora di più facendo pressione affinchè i politici del mondo lavorino insieme verso questo obiettivo, con progetti adeguati e i giusti finanziamenti”.