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mercoledì, Settembre 28, 2022

San Marino, l’aborto non è più reato: approvata la Legge 21

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L’aborto a San Marino non è più reato. È stata, infatti, approvata la legge sulla legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Questo un anno dopo il referendum promosso dall’Unione donne sammarinesi (Uds).

I Capitani Reggenti, i capi di Stato, Oscar Mina e Paolo Rondelli, hanno ringraziato la Segreteria istituzionale e le forze politiche per aver lavorato “per raggiungere un risultato che desse attuazione di un referendum”.

Aborto, resta l’obbligo del passaggio al consultorio

Non è passata la proposta di non inserire nella Legge 21 l’obbligo del passaggio attraverso il consultorio. Per tutte le donne che scelgano di scegliere l’aborto entro la dodicesima settimana di gravidanza.

“Il passaggio al Consultorio – ha spiegato Vanessa Muratori, ex parlamentare di sinistra che lotta per questo risultato da 20 anni – non sarà più per dissuadere, ma nel rispetto della scelta fatta dalla donna. Non ci sarà nel consultorio, composto da solo personale non obiettore, la presenza fisica delle associazioni antiabortiste, né del loro materiale. La privacy potrà essere meglio tutelata con l’accesso telematico al consultorio.

Murotori: “Una legge dignitosa”

Per me ne esce una legge dignitosa – ha continuato – che punta molto sulla prevenzione e sulla promozione della salute sessuale e riproduttiva, ha al centro la libertà di scelta della donna che non deve rendere ragione a nessuno per ciò che decide”.

Dopo l’ok alla legge per l’aborto le donne del movimento, provenienti da tutti gli schieramenti politici del Paese, si sono ritrovare in piazza della Libertà e davanti a palazzo Pubblico per festeggiare.

“Ci voleva l’organizzazione e la forza di Uds per farcela – ha aggiunto Muratori -. Tutte assieme, anello di una catena emancipatoria che parte da lontano e non si ferma qui, non si ferma più. Ce la intestiamo tutta”.

Il dibattito, nonostante il referendum, è stato impegnativo. L’Uds si è appellata al Consiglio Grande e generale perché “al momento di votare il voto espresso da ogni singolo Consigliere e da ogni singola Consigliera fosse un voto rispettoso del Referendum, della volontà popolare, delle donne e della loro libertà”.

Referendum che aveva raggiunto il 77,3% dei sì. Un risultato storico a livello mondiale.

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