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mercoledì, Settembre 28, 2022

Sedazione palliativa: scegliere di dare “dignità” alla morte

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La sedazione palliativa può migliorare la “qualità della morte” nei pazienti terminali. Tuttavia ancora rappresenta un tabù.

Sedazione palliativa: una conferenza ne spiega i vantaggi

Si ricorre alla sedazione palliativa quando, nonostante i migliori sforzi, risulta impossibile salvare una vita umana, migliorare la sua salute.

Essa serve a migliorare il benessere del paziente e ad accompagnarlo in maniera “dolce” durante l’ultimo viaggio, alleviandone i sintomi più refrattari, come dispnea, dolore e delirio agitato.

Si è parlato del delicatissimo tema nel corso di una conferenza dal titolo “Sedazione palliativa: verso una nuova qualità della morte”. 

Tenutasi a Parigi nei giorni scorsi, la conferenza è stata organizzata da ESMO, (Società Europea di Oncologia Medica) una tra le principali organizzazioni professionali per l’oncologia medica.

Secondo Nathan Cherny, direttore delle Cure Palliative, Shaare Zadek Medical Center di Gerusalemme (Israele), il possibile ricorso alle cure palliative è qualcosa di cui ogni oncologo dovrebbe essere consapevole. Purtroppo ci sono molti ostacoli da superare.

La sedazione è ancora un tabù difficile da scardinare 

Ad oggi, l’assistenza di fine vita implica sfide etiche e cliniche non indifferenti.

La religione guarda con diffidenza questa pratica. Essa infatti lascia all’uomo la facoltà di porre fine alla propria esistenza, quasi volesse sostituirsi alla volontà divina.

Altre resistenze provengono spesso dai familiari stessi dei malati, incapaci di metabolizzare la scelta di questa “autonoma soluzione finale”. 

Per superarle, la comunicazione con i pazienti e con i membri delle loro famiglie è di fondamentale importanza.

«Gli oncologi hanno la responsabilità di fornire assistenza dalla diagnosi per tutta la malattia e questo include l’uso di un trattamento antitumorale appropriato, ma anche il controllo dei sintomi e il supporto psicosociale».

Queste le parole pronunciate dal dott. Chernyaprendo la sessione ESMO 2022 sull’argomento. «Quando possibile, i pazienti preferiscono una continuità di cura, soprattutto nella parte finale della loro vita». «In ogni caso»-ha poi aggiunto- «è importante che tutti sentano che stiamo facendo del nostro meglio per non danneggiare il paziente».

Come superare le questioni cliniche ed etiche

Dal punto di vista medico, la sedazione rappresenta una risposta proporzionata ed efficace alla sofferenza incontrollata al termine della vita. Pertanto, il ricorso ad essa deve essere giustificato e proporzionale alla gravità dell’indicazione clinica.

Oggi la sedazione è citata nelle linee guida mediche e deve necessariamente essere supportata dall’autonomia e dall’autodeterminazione del paziente.

Sarà proprio lui a firmarla, richiedendo anche il consenso informato, esattamente come accade per altre indicazioni convincenti ad alto rischio, ad esempio qualche intervento chirurgico radicale.

Riguardo agli aspetti etici, le nuove direttive dovranno aiutare i medici, i pazienti e le loro famiglie ad affrontare l’inizio delle cure palliative.

Ad ogni modo, alcuni aspetti della gestione, come la necessità di idratazione nei pazienti sottoposti a sedazione e l’uso della stessa nella gestione della sofferenza psicologica e spirituale, rimangono tuttora controversi.

Non bisogna confonderla con l’eutanasia 

La sedazione palliativa consiste nella somministrazione di farmaci sedativi, in ​​un ambiente controllato. Essi inducono uno stato di consapevolezza ridotta o assente, in cui il paziente perde la capacità di interagire, funzionare e, in alcuni casi, vivere.

«È importante sottolineare che lo scopo principale di questa sedazione è alleviare il carico di sofferenze altrimenti intollerabili per i malati terminali, cioè ottimizzare il comfort del paziente», ha precisato Cherny. 

La sedazione viene utilizzata nelle cure palliative in diversi contesti: può essere controllata transitoria, sedazione nella gestione dei sintomi refrattari alla fine della vita, sedazione di emergenza, sedazione di sollievo e sedazione per la sofferenza psicologica o esistenziale refrattaria. 

C’è chi tuttavia confonde la “dolce pratica” con l’eutanasia. «La sedazione palliativa»– prosegue il direttore dello Shaare Zadek Medical Center «si differenzia dall’eutanasia. Quest’ultima prevede degli  interventi attivi che mirano all’interruzione della vita».  «Inoltre, l’obiettivo della cura può cambiare. Al momento della diagnosi, il prolungamento della sopravvivenza dovrebbe essere la priorità assoluta, mentre negli stadi avanzati della malattia di solito, è la qualità della vita l’obiettivo più importante». l’obiettivo della sedazione palliativa è comunque, sempre, quello di controllare il sintomo refrattario fino all’abolizione della coscienza.

Un tempo e un luogo per la sedazione palliativa: ricapitoliamo 

1) Tempistiche. L’indicazione principale per l’utilizzo della sedazione, è la presenza di sintomi refrattari che causano sofferenze talmente intollerabili da non poter essere controllati senza ricorrere ad essa. 

Ovviamente, «è necessaria una valutazione attenta, che coinvolga esperti di cure palliative e utilizzi una valutazione multidisciplinare», ha spiegato l’esperto.

2) Luogo e somministrazione. Attualmente esistono numerosi farmaci per le cure palliative. Questi, possono essere somministrati sia in ambito clinico sia domiciliare. Si opta per la seconda scelta solo se è disponibile un efficace quadro di assistenza domiciliare.

Fonti 

Riferimenti Dichiarazione di non responsabilità

Cherny N. Chair: Boniolo G. Cosa dovrebbe sapere ogni oncologo sulla sedazione palliativa?  Sfida il tuo esperto sessione.  Presentato all’ESMO Annual Meeting 2022 (Parigi, Francia).

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