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Harry: Spare “Ti presento la Royal Family”

Harry Spare, libro sulla sua vita e sulla royal family
Harry Spare, libro sulla sua vita e sulla royal family

Il principino Harry e le sue rivelazioni scioccanti sulla famiglia reale. E’ o non è è figlio di Carlo? Il libro “Spare” letteralmente “qualcosa di scorta” sta già dividendo l’opinione pubblica.

Spare: il libro di Harry “spara a salve” sui reali inglesi

Harry spara a salve sulla Royal Family con il suo libro Spare e spiega il motivo che l’ha portato ad allontanarsi dalla “gabbia dorata”

Riferendosi al rapporto con il fratello e alla cognata esordisce: «Ho sempre sperato che noi quattro andassimo d’accordo. Ma molto rapidamente la questione è diventata una sfida Meghan contro Kate». 

Quest’ultima «non era benvenuta nella Royal Family, che anzi ha fatto sì che andasse via. Il punto è che, come i tabloid, tutti pensavano che sarebbe scappata solo Meghan. Invece sono andato via anche io».

La lite fra Harry e William

Dopo la morte del nonno, i due fratelli ebbero un acceso diverbio. Fulcro della discussione la tanto odiata Meghan. William la definiva “difficile, maleducata e irritante”, suscitando l’ira di Harry «stai ripetendo gli attacchi dei media contro mia moglie a pappagallo. Così mi vuoi aiutare?». 

Oltre a passare articoli ai tabloid, la coppia William Kate avrebbe anche offeso ripetutamente Meghan. La chiamavano “birazziale, americana, attrice”.

Poi l’episodio della lite fra fratelli. «Wiliam è furioso. Mi afferra per il colletto della camicia. Mi strappa la catenina. Mi scaglia a terra». 

E ancora «fu terribile vedere mio fratello che mi urlava contro. Mio padre che mi diceva cose che semplicemente non erano vere. A un certo punto papà alzo lo sguardo verso i nostri volti e dice “vi prego ragazzi, non rovinatemi gli ultimi anni di vita”».

Foto di Harry del 2005 vestito da nazista 

Si parla anche di un singolare costume indossato dal duca di Sussex, Harry: quello di un ufficiale nazista. Alla scelta contribuirono il fratello e la cognata. Il principino si provò il costume e loro vedendolo scoppiarono a ridere. 

Lite fra cognate : La “baby brain” di Meghan

Kate avrebbe accusato Meghan di soffrire di “baby brain”, sindrome post-gravidanza. Commento che fece andare su tutte le furie l’attrice americana.

Non sposare Camilla!

I due fratelli avrebbero fatto di tutto per impedire a Carlo di sposare Camilla “la cattiva”. Non volevano assolutamente avere come matrigna la donna che aveva distrutto la loro famiglia e la vita a lady D. 

La donna faceva di tutto per riabilitare la sua immagine, ma agli occhi dei principini, non ci sarebbe mai riuscita. 

«Io e Willy andammo da papà. Avremmo accolto Camilla in famiglia. In cambio gli chiedemmo di non sposarla». 

Harry su Carlo “Scherzando mi disse: ma lo sai chi è il tuo vero padre?” 

La paternità di Harry è stata messa in discussione nel corso degli anni. Tra le voci più ricorrenti, quella che il vero padre sarebbe uno degli amanti di Diana Spencer, l’istruttore di equitazione James Hewitt. «A papà piaceva raccontare storie e questa era una delle migliori nel suo repertorio. Finiva sempre con un’esplosione di filosofia. Chissà se sono davvero il Principe di Galles? Chissà se sono davvero il tuo vero padre? Rideva, rideva e pensavo che fosso uno scherzo poco divertente, date le voci che circolavano in quel momento, secondo cui col mio vero padre era uno degli ex amanti di mia mamma».

Harry e l’incontro con la medium

Il secondogenito della Royal Family parla anche dell’incontro con una medium che l’avrebbe messo in contatto con lo spirito della madre. Sebbene fosse scettico, nell’incontrarla avrebbe sentito delle vibrazioni molto potenti. «La donna mi disse che stavo vivendo la vita che lei non aveva potuto vivere.

“Stai vivendo la vita che lei voleva per te”. Io però cercavo delle prove e senza che dicessi nulla, la donna mi disse tua madre mi sta parlando e mi dice qualcosa su un addobbo natalizio? Di una madre? O una nonna? Qualcosa che è caduto? Mi sta dicendo che si è rotto di recente ed era effettivamente vero. Qualche settimana prima, Archie (il figlio n.d.r) aveva fatto cadere a terra un addobbo natalizio di mia nonna, la regina Elisabetta. Allora risposi dicendo che Archie aveva provato a riparare l’addobbo. Cosi la donna mi dice “Tua madre mi sta dicendo che si è fatta una risatina a riguardo”».

Droga: Harry ammette di aver fatto uso di “polvere bianca”

Di questo si parla anche nel corposo libro (ben 416 pagine). Harry ammette di aver fatto uso di cocaina all’età di diciassette anni e di molte altre cose piccanti. Riguardo alla droga afferma «Non è stato molto divertente, non mi ha reso felice. Ma mi sentivo una persona diversa, e questo era l’obiettivo principale».

Riguardo alle altre rivelazioni, vi lasciamo alla lettura per non rovinarvi la sorpresa… 

Un libro scritto benissimo

Al di là del gossip, del livore, di alcuni colpi bassi che potevano essere risparmiati, il libro è scritto davvero bene.

Ma chi è il vero autore? Il ghost writer del testo è il premio Pulitzer John Moehringer (2000), grandissimo biografo americano

Intanto il libro è primo in classifica e sta registrando vendite paragonabili a Harry Potter (che per coincidenza ha lo stesso nome del protagonista di “Spare”).

Quello che emerge è il ritratto di una famiglia “disfunzionale”, dominato dall’eterno dualismo fra fratello minore-maggiore, novelli Caino e Abele, uno dentro il sistema, l’altro fuori. Si evidenzia lo stereotipo fra Kate la “perfettina” e Meghan “la ribelle”. Insomma, cose che accadono anche nelle famiglie dei comuni mortali. Buona lettura!

Processo Eternit bis Novara, è il momento dei consulenti

fibre di amianto, consulenti
fibre di amianto

Si è tenuta il 16 gennaio scorso la nuova udienza del processo Eternit bis di Novara. E’ stato il momento dei consulenti. Unico imputato è Stephan Schmidheiny, accusato della morte per amianto di 392 persone. Di queste 62 dipendenti della fabbrica amianto Casale Monferrato e 330 residenti delle zone limitrofe. Le vittime sono quasi tutte morte a causa di mesotelioma per l’esposizione a inquinamento da amianto ambientale.

I consulenti hanno spiegato latenza e dose cumulativa

Davanti alla Corte d’Assise di Novara sono stati chiamati nuovamente a testimoniare alcuni consulenti tecnici della difesa. I pubblici ministeri Corrado Magnani e Dario Mirabelli hanno posto domande sempre relative al periodo di latenza del mesotelioma o delle altre neoplasie rispetto al momento dell’esposizione e di dose cumulativa.

Quello che si cerca di stabilire è se ci sia, come ha spiegato il quotidiano Il Piccolo, una responsabilità dell’imprenditore svizzero per i decessi di lavoratori e residenti vicino la fabbrica Eternit. Per questo è necessario dimostrare, senza ombra di dubbio essendo un procedimento penale, che l’esposizione all’asbesto successiva al 1976, quando l’imputato è diventato Ceo di Eternit, abbia influito sulla natura dei mesoteliomi.

I pm hanno spiegato che almeno dal punto di vista del carico polmonare di fibre, l’interruzione dell’esposizione dopo 20 anni, che invece sono poi diventati 30, avrebbe avuto un effetto.

Uno dei consulenti ha però aggiunto che si parla nello specifico di avanzamento del tasso, che si tratta di una valutazione probabilistica. Non si riesce a capire con i dati alla mano se ci sia stata “anticipazione nei casi reali o solo un aumento di incidenza”.

Fondamentale il concetto di dose dipendenza

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno però da sempre sostenuto, sulla base di studi scientifici, che è ormai assodato che il prolungamento dell’esposizione all’amianto aumenti il rischio di contrarre il mesotelioma, come anche altre patologie asbesto correlate. Non solo, maggiore è l’esposizione alle fibre killer, più la patologia anticipa la sua manifestazione. Gli studi scientifici sono stati raccolti dall’avvocato Bonanni ne: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”.

Certamente non è possibile dimostrare in ogni singolo caso come il mesotelioma si sia sviluppato in ogni persona, perché questo dipende anche dalla risposta del singolo fisico alla malattia. È certo, d’altra parte, che fosse scientificamente provata, già nel 1976, la pericolosità dell’amianto, la sua cancerogenicità.

Invece l’azienda ha continuato ad utilizzare il minerale senza informare i lavoratori dei rischi, senza fornire loro mascherine. Così come senza prevedere l’aerazione dei locali. Tutto questo in violazione delle norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro e non solo. È dovere del datore di lavoro garantire la sicurezza dei suoi dipendenti. E utilizzare tutte le possibili precauzioni per eliminare, o almeno ridurre, i rischi della lavorazione.

Le motivazioni della sentenza Marina bis

In aiuto arrivano le motivazioni della sentenza Marina Bis, della Corte di Appello di Venezia, che statuiscono che “se il mesotelioma fosse veramente dose indipendente, la curva storica della sua incidenza sarebbe stata pressocché piatta. Invece la stessa si è impennata proprio in funzione del progressivo utilizzo dell’amianto nei diversi comparti produttivi“. Vuol dire che i casi di mesotelioma sono di molto più alti dove le persone vengono sottoposte a una lunga esposizione. I rischi amianto aumentano in questo caso esponenzialmente.

L’Ona continua la sua battaglia per le vittime dell’amianto e per migliorare la mappatura dei siti contaminati ha realizzato anche una App. Qui i cittadini possono segnalare le aree o edifici con materiali in amianto.

Georg Gänswein: il libro rivelazione farà tremare il papato?

paoa Benedetto XVI e Georg Gänswein
paoa Benedetto XVI e Georg Gänswein

Il libro del mons. Georg Gänswein farà tremare il papato? Certo che entro febbraio, il prelato dovrà lasciare il monastero Mater Ecclesiae. Cosa avrà scritto?

Georg Gänswein scrive 

“Nient’altro che la verità. La mia vita al fianco di Benedetto XVI”. Il libro scritto a quattro mani con il giornalista Saverio Gaeta e tempestivamente pubblicato da Piemme all’indomani della morte di Ratzinger, è già un bestseller.

Georg Gänswein e l’incontro con Francesco

Pochi giorni prima della pubblicazione, l’ex segretario del “Papa emerito” era stato ricevuto da Papa Francesco. Per l’occasione l’attuale pontefice gli avrebbe chiesto per iscritto di lasciare (entro il 1 febbraio) il monastero Mater Ecclesiae, dove viveva con Benedetto XVI. 

Sarà un caso? Difficile rispondere. Noi ci limiteremo a evidenziare qualche passo saliente del libro.

Georg parla della storica rinuncia di Bendetto XVI 

Nel capitolo sette, Georg parla della storica rinuncia di Benedetto XVI. Dai motivi delle dimissioni ad altri segreti di cui erano a conoscenza solo poche persone, tra cui il cardinal Bertone

Si parla della Declaratio, il sorprendente annuncio delle dimissioni, delle incompresioni con la Chiesa, del congedo dal palazzo, fino alla commovente uscita di scena.

Il vero motivo delle dimissioni, sottolinea il monsignore, era che davvero non se la sentiva, in tutta coscienza, di restare in carica.

«Io ormai sono Papa da tanti anni, tanti quanto sono stati quelli della malattia di Giovanni Paolo II e non voglio finire come lui. Adesso posso passare il timone a un altro».

In realtà dopo la malattia sarebbero sorte diverse spaccature fra i poteri all’interno della chiesa e la stessa declaratio, aveva dato vita a numerose illazioni e perplessità. 

Secondo Gänswein, i dubbi sarebbero scaturiti da errate traduzioni della stessa dal latino.

«Dopo una notte agitata per la tensione mi resi conto che stavo per vivere un momento cruciale» – scrive il monsignore. «Benedetto invece era sereno».

Il Papa nero e la profezia dell’ultimo Papa

L’arcivescovo ricorda che entrambi erano così provati che, quando fu il momento della vestizione dopo la fumata bianca, nessuno provvide a togliere il maglione nero che il Papa indossava sotto i paramenti pontifici. «Come in un flash, in quell’attimo mi venne in mente l’immagine del maglione nero che Ratzinger aveva indossato sotto la talare».

Gänswein sottolinea i punti di contrasto fra i due Pontefici

Nel libro, il monsignore parla anche dei punti di discontinuità fra Francesco e Benedetto, in relazione alla liquidazione della messa in latino da parte di Bergoglio e altre questioni, non solo liturgiche.

Scontro sul tema gender

Gänswein rivela le differente posizioni fra il Papa emerito e Francesco, riguardo la teoria gender. Il primo avrebbe voluto che l’attuale “vescovo” di Roma prendesse una posizione severa circa la questione, ma ciò non è avvenuto. In effetti la posizione di Francesco è molto più sfumata, più pastorale che teologica. 

Benedetto gli fece una richiesta, sostenendo che condivideva la necessità che la comunità omosessuale all’interno della Chiesa non fosse oggetto di discriminazione, ma faceva presente che molti di essi si sentono “prigionieri di uno schema ideologico”.

Gänswein: Francesco e la simpatia verso la massoneria

Georg sostiene che Francesco goda delle simpatie della massoneria

«Leggendo nel 2013 il caloroso saluto di Gustavo Raffi, il gran maestro del Grande Oriente d’Italia, fui certo che, più di un “benvenuto” a Papa Bergoglio si trattasse di un “benservito” a Papa Ratzinger!»

Alta finanza: altri punti di disaccordo

Francesco appoggerebbe l’alta finanza di Davos. Anche in questo caso Benedetto non era d’accordo. Egli puntava all’identità teologica dell’Europa e non amava gli intrallazzi fra materia spirituale e materialismo.

Francesco invece è a favore di un capitalismo globale.

La spiritualità dove si posiziona?

Diventa un orpello fastidioso? La chiesa diventa un regolatore moralistico? Probabilmente sì.

Gänswein e il Caso Orlandi

Interessante il capitolo dedicato a Emanuela Orlandi.

Argomento quanto mai attuale, soprattutto dopo la riapertura del caso a distanza di quarant’anni dal rapimento della cittadina vaticana.

Il Corvo del caso Vatileak, Paolo Gabriele, ex maggiordomo di Benedetto XVI, aveva visto un dossier relativo alla scomparsa della giovane sulla scrivania di Ratzinger, ma non era riuscito a fotocopiarlo.

Il monsignore nega la presenza del documento, ma in risposta, Pietro Orlandi dichiara: «Padre Georg mi disse che c’era un dossier su mia sorella».

Dimissioni di Francesco 

Intanto Papa Francesco ha firmato le sue dimissioni. La lettera è stata consegnata al segretario di Stato.

In caso di impedimento medico o che so io, ecco la mia rinuncia. Non so a chi l’abbia data Bertone, ma io l’ho data a lui quando era segretario di Stato”.

La cosa preoccupa i cardinali e l’ala più tradizionale della chiesa. Non si vuole che le dimissioni diventino una routine. Bergoglio ha nominato 113 cardinali di cui 83 votanti e il suo percorso continua, ma prima che si parli di un conclave passerà del tempo. Siamo alla resa dei conti? 

Le novità del libro di Georg Gänswein?

Torriamo al libro. In realtà non c’è traccia di complottismo, di segreti o scandali inconfessabili. 

Tuttavia circola la notizia secondo cui l’ex segretario particolare del Papa emerito avrebbe tentato, senza successo, di bloccare l’uscita del suo libro. Come mai? 

Bella domanda. 

Sicuramente, il papato, almeno per il momento, non tremerà affatto. 

Elezioni regionali Lazio, Tiero: Sportelli amianto nei Comuni

fotografia di Enrico Tiero
fotografia di Enrico Tiero

Enrico Tiero è uno dei prossimi candidati al Consiglio regionale del Lazio. Le elezioni ci saranno il 12 e 13 febbraio e i cittadini sono chiamati a rinnovare i propri rappresentanti in Regione.

Tiero ha iniziato la sua carriera politica nella Democrazia Cristiana, nel movimento giovanile. A 18 anni era già consigliere comunale di Castelforte. Nel 1994, quando la Dc si scioglie, aderisce a Forza Italia. Poi è entrato nel PdL fino alla scissione del 2013 che fa nascere il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Tiero è rimasto sempre saldo nella sua volontà di rispondere alle esigenze dei cittadini, fino all’esperienza in Fratelli d’Italia. Ora si propone come consigliere regionale e gli abbiamo fatto alcune domande per capire cosa potrebbe fare per il territorio.

Che cosa ha in mente FdI per il Lazio?

“Fratelli d’Italia vuole chiudere l’esperienza fallimentare di Zingaretti. Sarà una campagna elettorale difficile, perché gli elettori del Lazio hanno motivo di sentirsi distanti e abbandonati dalla Regione, che in questi anni non ha brillato per efficienza. Il solo aspetto su cui ha spiccato a livello nazionale sono i balzelli. Non a caso i cittadini di Roma e del Lazio hanno l’Irpef più alta d’Italia. Il centrodestra sarà compatto e determinato nel portare alla vittoria Francesco Rocca, che da presidente della Croce Rossa ha mostrato le sue capacità di manager ma anche le sue profonde qualità umane. Siamo orgogliosamente e convintamente al suo fianco in questa campagna elettorale”.

Quali sono le priorità per Enrico Tiero?

“Dieci anni di governo Zingaretti – ha detto Tiero – hanno impoverito la provincia di Latina, ci siamo trovati di fronte all’incapacità, da parte della coalizione di Centro-Sinistra, di mettere in campo una politica efficiente di programmazione in qualsiasi settore, dalla Sanità al Turismo, passando per l’Economia, le Imprese, mentre l’unico parametro che è aumentato è la pressione fiscale. In particolare servirà un piano “Marshall” per salvare l’economia laziale e quella pontina in particolare, ed è per questo che, seguendo l’esempio della Leader di Fratelli D’Italia, ho scelto di candidarmi a rappresentare il nostro territorio all’interno del prossimo Consiglio Regionale, mettendo a disposizione la mia esperienza amministrativa”.

Sulla questione amianto, tanto cara all’Ona, più che attuale e che fa ancora tante vittime. Le bonifiche sono in forte ritardo anche per mancanza di fondi e di una mappatura adeguata. Non esiste nel Lazio neanche un sistema di sorveglianza sanitaria per gli ex lavoratori esposti ad amianto. Né uno sportello amianto che funzioni. Cosa ne pensa?

“Credo che si debba ascoltare concretamente l’avvocato Ezio Bonanni, un professionista che ha denunciato gli annosi ritardi nelle bonifiche e i problemi delle vittime di patologie asbesto correlate. C’è la problematica legata all’utilizzo dell’asbesto fino al 1993. Tutti gli edifici costruiti fino a quella data potrebbero contenere amianto. Se è vero che una mappatura nel Lazio è stata eseguita nel 2015, va detto che gli edifici privati non sono mappati. Penso alla provincia di Latina, dove vi sono 63 strutture contaminate sul territorio.

Nella provincia sono nove le scuole in cui è stata registrata la presenza dell’amianto, tuttavia, la mappatura non è ancora completa.

Gli enti locali potrebbero intanto informare e supportare il cittadino. C’è assoluto bisogno di creare un vero e proprio sistema di sorveglianza sanitaria per gli ex lavoratori esposti ad amianto e realizzare – ha proposto – sportelli Amianto nei Comuni. Grazie allo sportello dell’amianto sarebbero pubblicati i dati che riguardano il Comune, le aziende accreditate per le bonifiche e tutte le informazioni sull’argomento. E, inoltre, si potrebbero segnalare le eventuali presenze di amianto sul territorio.

Tiero: “Ogni Comune dovrebbe farsi carico del controllo sanitario”

Ogni Comune potrebbe farsi carico, anche con fondi regionali, del controllo sanitario sui lavoratori esposti ad amianto. La Regione Lazio a sua volta dovrebbe provvedere all’adozione di un ‘Piano di Protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto’. Spingerò per il raggiungimento di questo obiettivo. Chiederò quindi di implementare e migliorare le attività di vigilanza e controllo nei cantieri di rimozione di materiali contenenti amianto. Si tratta della prevenzione secondaria, molto importante per avere diagnosi precoci delle terribili malattie causate dall’asbesto.

Eliminare differenze tra vittime del dovere e del terrorismo

Inoltre è necessario superare anche qualche vuoto normativo. Penso per esempio alla discriminazione degli orfani di vittime del dovere rispetto agli orfani delle vittime del terrorismo. Se, infatti, per i figli a carico delle vittime del dovere è comunque previsto un risarcimento, non lo è per quelli che, alla morte del genitore, erano già indipendenti. Hanno comunque sofferto per la perdita e subito un danno anche economico per la mancanza di uno dei genitori che non avrebbe fatto mancare, se fosse rimasto in vita, il suo supporto nei momenti di difficoltà”.

In una recente intervista ha detto che vuole essere al servizio dei cittadini per sostenerli e guidarli nel percorso di modernizzazione, a cosa si riferisce in particolare?
“Voglio dire che sta a noi politici diventare una vera classe dirigente. Solo se ne saremo capaci, dimostrando di essere all’altezza dei nostri compiti e del nostro ruolo, potremo accompagnare l’economia e la società verso il cambiamento e l’ingresso verso nuove opportunità”.
È stato nella sua lunga carriera anche assessore al turismo, di cosa ha bisogno il Lazio e in particolare le province, in questo senso? Il Pnrr potrebbe essere un’opportunità e in che modo?

“Il Pnrr può favorire un rilancio del settore, a patto che venga effettivamente sfruttata quest’opportunità. Sono disponibili risorse per potenziare il settore turistico alle voci sostenibilità, ricettività e green. Dobbiamo creare le condizioni per intercettare questi fondi cercando finalmente di esportare il modello turistico del Lazio, che possiede un mix di bellezze uniche. Penso a Roma caput mundi, la culla della civiltà, la città con il patrimonio storico più importante del mondo. Ma penso anche alla mia zona, quella pontina. Con il litorale che incontra i Monti, il Parco Nazionale del Circeo, i Giardini di Ninfa. Noi dobbiamo puntare sulla valorizzazione della nostra storia, ma soprattutto occorre portare avanti una politica del turismo, attraverso iniziative che, si possono realizzare solo facendo sistema. Guardiamo all’esempio di Cethegus. Ripeto, la parola chiave, ancora una volta, è ‘fare sistema’”.

Punto dolente, ancora di più dopo l’esperienza Covid, è la sanità. Zingaretti ha tagliato ospedali e presidi di primo soccorso soprattutto nelle realtà più piccole. Qual è la sua idea di sanità per il futuro?

“Sulla sanità siamo ancora all’anno zero. C’è la necessità di aumentare gli organici negli ospedali, anche incentivando sul piano economico i camici bianchi a rimanere nelle nostre strutture. Così come ritengo opportuno indire un maggior numero di concorsi per medici ed infermieri nella nostra provincia. C’è inoltre urgenza di reclutare più specialisti, la cui carenza rischia di creare problemi negli ospedali come nelle strutture territoriali. Il bisogno di personale ha ripercussioni anche sulle liste d’attesa, con i tempi medi delle visite sempre più lunghi ed insostenibili per gli utenti pontini.

Mi impegnerò – ha continuato Tiero – a farmi portavoce delle istanze locali che chiedono maggiori risorse per la sanità della provincia di Latina. Il mio obiettivo è quello assicurare una vera parità di servizi e accesso alle cure per tutti i cittadini. Riscontro quindi l’esigenza di potenziare la medicina territoriale, per il suo ruolo essenziale di filtro in grado di ridurre gli accessi impropri al Pronto Soccorso. Occorre valorizzare la rete capillare che coinvolge i medici di medicina generale e i medici di continuità assistenziale. Considero quindi prioritario un rafforzamento sul territorio degli Ambu Fest, non solo nel capoluogo, ma anche nel resto della provincia.

Mi batterò per il potenziamento di strutture cruciali per il territorio, come i piccoli ospedali trasformati in Case di Comunità. Valorizzando i presidi già presenti, da Cori a Minturno, passando per Cisterna di Latina fino a Sabaudia. Occorre infine realizzare ospedali all’avanguardia. Sarà mio compito vigilare sulla realizzazione del nuovo ospedale di Latina. Come ben sappiamo sono stati previsti dalla Regione 240 milioni che andranno a completare i fondi previsti per procedere alla realizzazione dell’opera. Stesso monitoraggio dovrà essere svolto per la costruzione del Policlinico del golfo”.

Quale potrebbe essere un modo di ridurre il gap tra diagnosi e cure e i tempi delle liste di attesa?

Un progetto che proponiamo è quello di estendere anche a tutte le Asl del Lazio ampliando l’offerta delle prestazioni sanitarie attraverso l’apertura 7 giorni su 7 delle strutture sanitarie, pubbliche e private, dando la possibilità alle Asl di acquistare dal privato accreditato prestazioni a tariffa calmierata consentendo agli utenti di accedere alle prestazioni specialistiche, e di alta diagnostica, pagando una tariffa pari a quella del ticket della prestazione stessa.

Anche il lavoro e le opportunità per i giovani non sono adeguate sul territorio. Tante aziende e tante menti si spostano verso il nord o all’estero. Cosa si può fare in questo senso?

“Occorre facilitare gli investimenti imprenditoriali nel territorio. Rendere più solida la presenza di importanti aziende strategiche soprattutto sul versante chimico-farmaceutico. Urge quindi una modernizzazione della rete, che comporti grandi investimenti in infrastrutture digitali, oggi purtroppo particolarmente carenti nella provincia di Latina. Occorre intervenire per favorire le assunzioni di giovani con incentivi realmente erogati a favore delle imprese. Lavoreremo ad un pacchetto di iniziative che comprendano contributi a fondo perduto e strumenti finanziari per gli imprenditori intenzionati ad assumere. Pensiamo di introdurre – ha concluso Tiero – un meccanismo analogo a quello varato dal ministero delle Politiche agricole e forestali sui criteri e le modalità di utilizzo dei fondi destinati all’erogazione di contributi per l’assunzione di giovani diplomati nei settori dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera”.

Matteo Messina Denaro? L’ho detto! Sono io

Matteo Messina Denaro arrestato
Matteo Messina Denaro arrestato

Matteo Messina Denaro ha da subito ammesso di essere il super latitante di Cosa Nostra. Cosa accadrà adesso ai vertici della piovra?

Come ti chiami? “Matteo Messina Denaro” 

Matteo Messina Denaro, il super boss della mafia di Castelvetrano latitante dal 1993, è stato arrestato ieri (16 gennaio 2023).

L’uomo si trovava, sotto falso nome, alla clinica Santa Maddalena di Palermo, per sottoporsi a chemioterapia

Con lui c’era anche Giovanni Luppino, di Campobello di Mazara, uno dei fiancheggiatori.

Interrogato da un militare dei Ros, alla domanda: “Come ti chiami?”, ha da subito ammesso: “L’ho detto! Matteo Messina Denaro”.

Senza entrare nei dettagli della cattura o delle indagini che l’hanno resa possibile, ci soffermeremo su qualche aspetto legato alla latitanza e al futuro della “piovra” senza il suo leader.

Leggende sulla latitanza di Matteo Messina Denaro 

Sulla sua latitanza e sulla sua vita da latitante abbiamo sentito di tutto. Che vertici militari, importanti prelati e altri pezzi grossi delle Istituzioni lo abbiamo più volte incontrato.

Abbiamo sentito che si recava allo stadio a guardare le partite, che fosse appassionato d’arte, collezionista e amante dell’antiquariato, proprio come il padre Francesco.

Che tra i capolavori d’arte finiti nelle sue mani, ci sarebbe la famosa Natività del Caravaggio, rubata a Palermo nel 1969.

Si dice che il boss mostri il quadro durante i summit di mafia.

Abbiamo sentito che amava il lusso e l’eleganza (a giudicare dall’abbigliamento di ieri possiamo confermare). 

Abbiamo sentito che viveva come un nababbo nei pressi di Via Etnea a Catania o comunque in Sicilia, protetto oltre che dalla mafia, da Istituzioni conniventi. 

Si è detto che ha contribuito a finanziare lo IOR, di conseguenza non sarebbe mai finito in carcere.

Cosa c’è di vero in queste “leggende” metropolitane? 

Che era in Sicilia, che la sua faccia è solo invecchiata e che gli piace l’abbigliamento di marca. 

Questo è ciò che possiamo dire senza timore di essere smentiti.

Nessuno lo aveva visto

Ed in effetti i carabinieri del Gis lo hanno trovato in Sicilia, non in un ospedale di Timbuktu, dove nessuno lo avrebbe potuto riconoscere. 

Eppure in trent’anni, nonostante non abbia fatto ricorso (come si ipotizzava) alla chirurgia plastica, nessuno lo ha visto e nessuno lo ha mai riconosciuto. 

Ma perché è stato catturato proprio adesso e con questa modalità fin troppo banale?

Si poteva sacrificare: cosa vuol dire “piovra” 

La mafia si chiama anche “piovra”, perché i suoi tentacoli, proprio come quelli del cefalopodi, anche se amputati, ricrescono. Si fonda su questo presupposto. 

Quando una parte è malata, quando la sua salute non è più adeguata, si può sacrificare e al suo posto si ricrea un tessuto sano (un nuovo boss).

Capito il meccanismo a partire dall’etimologia della parola piovra, va da sé che il sacrificio di Matteo rappresenta un contentino per le istituzioni ma non è in grado di uccidere la mafia al suo interno. 

Matteo è già stato sostituito da una nuova mente e lui può essere offerto quale pseudo “agnello sacrificale”?

Probabilmente sì.

Matteo parlerà?

La domanda sorge spontanea. Cosa dirà Matteo Messina Denaro? Farà i nomi di chi lo ha protetto: cittadini, fiancheggiatori, uomini d’onore del suo clan o rivali, Istituzioni? 

Se volesse lavarsi la coscienza e rendere l’anima a Dio in maniera decente, viste le condizioni fisiche, parlerebbe, ma l’ipotesi sembra remota.

Accuserebbe chi l’ha protetto? Probabilmente no.

Viceversa, proprio per via della sua salute precaria e per il fatto che ama gli agi, potrebbe patteggiare e accusare cosche avverse.

Quasi sicuramente dirà solo quello che potrà dire.

Altrimenti, che “uomo d’onore” sarebbe? 

E se parlerà, le istituzioni parleranno? 

Se Matteo decidesse invece di parlare e fare nomi “illustri”, come si comporteranno le Istituzioni? 

Seguiranno la logica della Ragion di Stato o renderanno noti i segreti inconfessabili che spiffererà Messina Denaro? 

Vedremo cosa accadrà nei prossimo giorni …