mani sporche, datori di lavoro, film ''l'uomo senza colpa''
Arriva finalmente nelle sale il film denuncia che racconta il fenomeno amiantoin Italia. Il titolo è “L’uomo senza colpa” e si tratta della prima pellicola di Ivan Gergolet, che ha vinto il premio Ettore Scola per la Miglior Regia al Bif&st 2023.
“L’uomo senza colpa” dal 22 giugno al cinema
Dal 22 giugno sarà possibile scoprire al cinema la vicenda di tanti operai per anni a contatto con l’asbesto che, purtroppo, si sono ammalati e sono morti per la sete di profitto. È stato questo ad impedire, infatti, che i lavoratori venissero informati dei reali rischi legati al minerale killer. E che si arrivasse prima alla messa al bando arrivata soltanto nel 1992.
I numeri dell’amianto e il desiderio di vendetta
Tutto questo ha portato a numeri che da soli gridano giustizia: 125 milioni le persone al mondo esposte all’amianto sul posto di lavoro. 100.000 le vittime all’anno. L’opera realizzata da Arch Film in collaborazione con Athena Cinematografica accende i riflettori sulla vicenda, ma anche sull’animo umano. E sulla voglia di vendetta per le vite spezzate e per quelle rovinate dei familiari delle vittime. Spesso le vedove – molte volte casalinghe – si sono ritrovate a perdere l’amore del marito, ma anche la sicurezza economica. Altre volte si sono ammalate soltanto per aver lavato le tute di lavoro dei loro partner.
Una sentenza di assoluzione cancella la colpa?
La protagonista Angela, che si ritroverà nella casa del datore di lavoro del marito ormai deceduto, pensa di farsi giustizia da sola, dopo che l’imprenditore è stato assolto dal tribunale. Per questo “L’uomo senza colpa”. Il film viaggia tra questi due spaccati: della società di una cittadina del nord-est italiano, proprio al confine con la Slovenia, Monfalcone, e dei peggiori istinti umani.
Non è stato fatto abbastanza per scongiurare l’aumento della temperatura globale oltre 1,5 gradi centigradi. L’Agenzia internazionale dell’energia lo ha spiegato in modo chiaro nei giorni scorsi. Se il Pianeta vuole contenere ilriscaldamento globaledeve investire il triplo del denaro. Non 600 miliardi di dollari, ma 1.800 miliardi entro il 2030. Quindi in 8 anni.
Stop al riscaldamento globale con l’efficienza energetica
Durante l’ottava conferenza annuale sull’efficienza energetica, a Versailles, si è parlato di efficientamento energetico. Hanno lavorato insieme 700 delegati provenienti da più di 80 Paesi. Tra questi erano presenti 30 ministri e 50 amministratori delegati.
Quarantacinque governi hanno approvato l’obiettivo di raddoppiare il tasso medio globale di miglioramento dell’efficienza energetica entro la fine del decennio. L’obiettivo è quello di promuovere una crescita economica sostenibile e contribuire a mettere il mondo su un percorso sicuro e conveniente verso emissioni nette zero.
Aumentare l’efficienza energetica anche solo di 1,8 punto percentuali, dal 2,2 al 4% entro il 2030 significherebbe ridurre le emissioni di gas serra in modo significativo. Dal report “Energy Efficiency: The Decade for Action”, l’Aie, organizzazione internazionale intergovernativa fondata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), diviene chiaro che porterebbe anche altri 12 milioni di posti di lavoro a livello globale.
Non solo, sarebbe più semplice l’accesso all’energia, ci sarebbe una riduzione delle bollette energetiche. E ancora diminuirebbe l’inquinamento atmosferico e la dipendenza dei Paesi dalle importazioni di combustibili fossili. E arrestare così il riscaldamento globale del nostro Pianeta.
Il direttore dell’Aie: Lieto del risultato
“È difficile sopravvalutare l’importanza dell’efficienza energetica per rafforzare la sicurezza energetica e mantenere in vista l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 C. Quindi sono lieto che i paesi di tutto il mondo si stiano unendo attorno all’appello dell’AIE per raddoppiare i progressi in termini di efficienza energetica entro il 2030”, ha affermato Birol, direttore esecutivo dell’Aie. “Questo può aiutare a dare uno slancio più forte agli sforzi per raggiungere un risultato ambizioso alla COP28 a Dubai”.
I ministri hanno chiarito nella dichiarazione che il settore pubblico deve essere un modello per migliorare l’efficienza energetica. Come deve pure guidare gli investimenti che incoraggeranno altri settori come l’industria, i servizi, l’edilizia, i trasporti e l’agricoltura a seguire.
La promozione del progresso dell’efficienza energetica nelle economie emergenti e in via di sviluppo sarà al centro della prossima conferenza globale IEA, che si terrà a Nairobi, in Kenya, nel 2024.
Silvio Berlusconi è morto. La notizia ha fatto presto il giro del mondo questa mattina dopo che, sembrava, la notte fosse trascorsa tranquilla. Poi il leader indiscusso di Forza Italia si è aggravato e alle 9.30 è passato a miglior vita. Era ricoverato al San Raffaele di Milano, dove era tornato da qualche giorno.
Morto Berlusconi, bandiere a mezz’asta a Palazzo Chigi
In ospedale erano già arrivati i familiari più stretti. A Palazzo Chigi le bandiere sono a mezz’asta in segno di lutto. Questo fino a mercoledì prossimo, quando l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, celebrerà i funerali, che si terranno nel Duomo, alle 15. Bandiere issate a mezz’asta anche al Senato e a Montecitorio.
Non si terrà la camera ardente
Non si terrà, invece, per motivi di ordine pubblico la camera ardente, in un primo momento prevista nella sede Mediaset di Cologno Monzese.
Berlusconi ha scritto la storia d’Italia
Si è spento un imprenditore e un politico che ha contribuito a scrivere la storia d’Italia. Partendo da un investimento che non arrivava ai 200mila euro ha creato un impero. In primis ricordiamo l’ex Mediaset, che ora si chiama Media For Europe. Arrivata dopo gli investimenti immobiliari, con la costruzione di Milano 2. Il quartiere residenziale nel comune di Segrate, nella città metropolitana di Milano negli anni ’70. Il suo patrimonio oggi vale 7 miliardi e mezzo. E poi, come dimenticare l’avventura con il Milan e i 29 trofei vinti.
Cambiò il modo di fare e di intendere la politica. Con il suo protagonismo, ingigantito dalle televisioni prima e dal social poi, ha modificato anche la società e la cultura italiana.
Bonanni: “Berlusconi sottoposto a lunghi processi”
“Sottoposto a lunghi processi – ha commentato la dipartita il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni – ci si rammarica per il fatto che in molti casi queste energie giuridiche potevano essere utilizzate nella lotta contro al crimine ambientale. Lunghi processi anche per il caso Ruby: contestazioni fondate sulla morale interpersonale in senso unilaterale, come se il processo penale potesse indagare la vita privata e sentimentale.
In questo triste momento che riguarda l’intera Nazione esprimo, a titolo personale e come presidente dell’Ona, la vicinanza alla famiglia e alla formazione politica di Forza Italia, che ha condotto fino alla fine dei suoi giorni”.
Il ricordo del Presidente Sergio Mattarella
Commenti sono sopraggiunti da più parti. “Apprendo con profonda tristezza la notizia della morte di Silvio Berlusconi, – ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – fondatore e leader di Forza Italia, protagonista di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane. Berlusconi è stato un grande leader politico che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi”.
Cantiere infinito sulla strada 160 a Carrosio, Comune in provincia di Alessandria, in Piemonte. La causa è ancora il terribile amianto, questa volta naturale e non utilizzato dall’uomo per fare cemento o materiali vari. Le rocce amiantifere si trovano, infatti, sulla parte interessata all’ampliamento della provinciale. I lavori sono una compensazione per i problemi causati dal cantiere del Terzo valico.
Legambiente e Le Iene denunciarono la situazione nel cantiere
Della presenza del minerale killer si sapeva già dal 2000. Nonostante questo la zona rimase esposta senza una copertura. Furono l’associazione ambientalista Legambientee la trasmissione Le Iene a puntare il dito su un pericolo per la salute umana. Infatti, dopo le proteste e il servizio televisivo, sulla parte gli operai colarono del cemento.
La Provincia ha spiegato, come riporta giornale7.it, che la società che porta avanti i lavori sta risolvendo il problema. È necessario, infatti, seguire tutta una serie di procedure in questi casi contenute nelle “Linee guida per lo scavo, la movimentazione e il trasporto delle terre e rocce con amianto naturale”, aggiornato proprio quest’anno.
Senso unico alternato sulla 160 a causa del cantiere
Intanto i residenti continuano a sopportare il semaforo per il senso unico alternato lungo il tratto dell’arteria. Una situazione che va avanti ormai da 5 anni.
L’amianto è molto pericoloso a causa delle sue fibre che si disperdono nell’aria e possono essere inalate. Una volta in circolo nell’organismo causano infiammazioni, asbestosi, placche pleuriche e il mesotelioma. Come pure tanti altri tumori e patologie asbesto correlate.
La mobilitazione dell’Ona per la prevenzione
Nonostante questo per decenni è stato utilizzato in Italia per le sue caratteristiche. Molti imprenditori hanno negato la sua cancerogenicità, fino a quando è stata evidente. Così come racconta il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Decessi che sono molti di più rispetto a quelli registrati nel VII rapporto ReNaM dell’Inail. Per questo l’Ona ha anche realizzato unaApp, per la segnalazione dei siti contaminati da materiali in asbesto.
Anche quando si trova allo stato naturale, però, può far danni e per questo è necessario usare sempre la massima attenzione e seguire la normativa, per evitare nuove esposizioni.
(foto dal sito del Comune di Carrosio dell’Associazione Oltregiogo)
di Nicoletta Pisanu, giornalista professionista – Muri di cemento e scheletri di ferro che si ergono nel cuore di Broni, in provincia di Pavia, sono quello che resta dei capannoni della ex fabbrica di prodotti in amianto Fibronit, dichiarata fallita e bonificata. Tubi e coperture in asbesto sono spariti, ma la loro sgradita eredità è ben viva tra i bronesi. A pochi passi dallo stabilimento c’è una schiera di abitazioni, le finestre e i balconi rivolti verso la carcassa industriale: “In queste case molti si sono ammalati”, racconta Silvio Mingrino, 58 anni, presidente di Avani – Associazione vittime amianto nazionale italiana. Affacciandosi si respirava inevitabilmente il cancerogeno asbesto.
Mingrino da ragazzo viveva a duecento metri dalla Fibronit: “Mio papà aveva iniziato a lavorare lì nel 1962, caricava i sacchi di amianto a mano. Mamma lavava i suoi vestiti e così è stata contaminata. Sono morti per il mesotelioma, lui nel 1999 e lei nel 2008”.
Il mesotelioma, tumore legato all’amianto, ha una latenza di circa 48 anni, come spiegano dall’ATS di Pavia. L’ente ritiene che in provincia di Pavia ci si debbano aspettare malati per l’asbesto della Fibronit ancora per quindici anni. Come indicato nella ricerca “La mortalità per mesotelioma maligno in provincia di Pavia 1980 – 2015” di Ennio Cadum e Paola Borrelli dell’ATS pavese, tra il 1980 e il 2015 in provincia si sono verificate 788 morti per mesotelioma “pari a 6,08 casi x 100.000 abitanti (contro una media italiana di circa 1,5 casi x 100.000)”.
Dei rischi non si parlava e non si sapeva
Ma dei rischi durante il periodo di attività della fabbrica, dal 1932 al 1994, non si parlava, non si sapeva: “A mio papà venivano regalate le lastre di amianto rotte – ricorda Mingrino -. Lui le usava per la copertura dell’orto”.
Silvio Mingrino mostra i ritratti dei suoi genitori davanti alla ex Fibronit
Il padre di Mingrino ha assistito anche alla cosiddetta “nevicata di amianto”, come è ricordato l’incidente del 6 marzo 1990: “Nella fabbrica si ruppe una conduttura tra due silos e l’amianto si disperse: la piazza principale di Broni, la via Emilia e la ferrovia si ricoprirono di un manto bianco. Gli operai Fibronit andarono a pulire”.
La legge 257 del 1992 vietò ogni attività legata all’utilizzo dell’amianto, dall’e- strazione alla commercializzazione. In seguito, la Fibronit è stata dichiarata fallita.
Fibronit di Broni, la vicenda giudiziaria
Per i morti e i malati d’amianto di Broni, dieci ex manager Fibronit sono stati indagati per disastro doloso, omicidio colposo e rimozione ed omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Il 16 aprile 2012 a Voghera si è aperta l’udienza preliminare. Le parti civili erano 307: 295 malati o parenti di deceduti, sia ex operai che abitanti di Broni, sei enti pubblici e sei associazioni. Dei dieci imputati iniziali, due scelsero il rito abbreviato e dopo la condanna a quattro anni di reclusione nel luglio 2013 sono stati assolti in Appello nel 2016, con conferma della Cassazione nel 2017.
Gli altri otto sono stati rinviati a giudizio: le posizioni di cinque di loro sono state stralciate per decesso o incapacità di attendere al processo, mentre i restanti tre hanno ottenuto il rito abbreviato condizionato a perizie tecniche dal Collegio del tribunale di Pavia, dove intanto era stato trasferito il processo per la chiusura del tribunale di Voghera dopo il decreto legislativo 155/2012 con cui si sono ridotti gli uffici giudiziari in tutta Italia.
Assolti tutti gli imputati
Nel 2017 uno di questi tre imputati è stato assolto mentre gli altri due, ex amministratore delegato ed ex direttore dello stabilimento, sono stati condannati a quattro anni il primo e a tre anni e quattro mesi di reclusione il secondo, pene ridotte in Appello a tre anni e otto mesi per il primo e tre anni per l’altro. La Cassazione nel 2020 ha annullato con rinvio la sentenza, per approfondire il legame tra l’insorgenza delle patologie e il periodo in cui i due ricoprivano posizioni di garanzia cioè tra il 1981 e il 1985. L’Appello bis si è concluso a luglio 2022 con la loro assoluzione.
L’avvocato Paolo Zambianchi
L’avvocato Paolo Zambianchi, difensore dell’ex direttore di stabilimento, spiega: “Allo stato delle conoscenze scientifiche, come indicato nelle perizie e nelle motivazioni della Corte d’Appello di Milano, non si può stabilire se nel periodo in cui i due imputati ricoprivano posizioni di garanzia si sia verificato il cosiddetto failure time”, cioè il passaggio dalla fase in cui l’esposizione all’amianto è rilevante per l’insorgenza del tumore a quella in cui la trasformazione maligna delle cellule è irreversibile.
La bonifica e la nuova inchiesta
Ora l’area della ex Fibronit, 140mila metri quadrati, dichiarata SIN – Sito di interesse na- zionale dal Ministero dell’Ambiente, è bonificata. I lavori sono partiti nel 2007 e si sono conclusi nel 2021, con fondi per 32 milioni di euro dallo Stato e dalla Regione Lombardia.
Il sito è stato dichiarato sicuro, ma non si possono concludere gli ultimi lavori perché da maggio 2022 è sotto sequestro. La Procura sta indagando sulla società incaricata della bonifica per presunta frode: “L’eventuale conferma delle accuse sarebbe un’offesa gravissima per Broni – racconta il sindaco di Broni Antonio Riviezzi -. I bronesi non meritano ritardi e speculazioni dopo quello che hanno passato”. E che ancora continuano a passare.
Il sindaco di Broni Antonio Riviezzi
(Tesina presentata alla 136a sessione dell’esame di idoneità professionale dell’Ordine dei giornalisti di gennaio 2023. Foto Pisanu)
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