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Aviere dell’Aeronautica morto per amianto, risarcita la vedova

Fabio Fabretti vedova
Fabio Fabretti con la moglie Graziella

Riconosciuto in Appello lo status di vittima del dovere per un aviere missilistico dell’Aeronautica militare e risarcita la vedova. Il tribunale di Pavia, in primo grado, aveva respinto la domanda e così la vittoria è ancora più importante.

Il militare, Fabio Fabretti, è morto nel 2012, a soli 67 anni, a Rozzano (Mi), per mesotelioma pleurico causato dall’amianto respirato durante la sua attività al servizio dello Stato.

Aviere nella base missilistica di Cordovado

L’aviere, dopo il periodo di addestramento a Cuneo, fu assegnato alla Prima Aerobrigata di Padova. Successivamente passò alla base operativa missilistica di Cordovado, dove si è occupato dell’area lancio dei missili, a stretto contatto di militari americani della NATO, distaccati nella vicina base di Vicenza. In quel periodo, stazionò anche un missile ‘speciale’, predisposto con una testata nucleare. Le strutture missilistiche erano per ovvi motivi coibentati con materiali ignifughi e insonorizzanti di amianto o contenenti amianto. Anche gli edifici della base di Cordovado erano realizzati in eternit.

Corte di Appello di Milano dispone risarcimento per la vedova

Dopo che il Tribunale di Pavia aveva rigettato le domande per presunta carenza di prova, ora arriva la condanna del ministero della Difesa, dalla Corte di Appello di Milano. Durante il processo l’avvocato Ezio Bonanni, che ha assistito la famiglia insieme all’avvocato Massimiliano Fabiani, ha prodotto ulteriori prove, come alcune foto, che hanno dimostrato che il militare operò in stretta contiguità con i sistemi missilistici.

Giustizia per la vedova, si prosegue per gli orfani non a carico

“Finalmente la Corte di Appello di Milano rende giustizia a Fabio Fabretti, alla vedova e ai figli – ha detto Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – La nostra battaglia processuale, oltre che istituzionale, proseguirà per tutelare i due orfani. Questi, infatti, sono stati esclusi dall’indennizzo perché non a carico al momento della morte del padre. Su questo punto verrà proposto ricorso in Cassazione. Chiederemo poi il risarcimento del danno, perché quello ottenuto è il riconoscimento solo di natura previdenziale. Per cui si agirà anche per il pregiudizio subito direttamente dalla vittima che per quello subito dai suoi familiari, iure proprio”.

Grande dolore dopo la diagnosi di mesotelioma

Fabretti ha lasciato, oltre alla moglie Graziella, anche i due figli, Davide di 39 anni e Ilaria di 42. Grande è stata la sofferenza di tutti dopo una diagnosi, che purtroppo, spesso non lascia scampo. L’uomo aveva la piena consapevolezza che li avrebbe lasciati presto. Il suo è solo uno dei tanti decessi per mesotelioma da esposizione ad amianto. Come per altre malattie asbesto correlate, tra cui anche il tumore del polmone, asbestosi, e altre infermità. Come spiega bene l’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia, ed. 2022“.

L’Ona è al fianco di tutte le vittime del dovere e continua a sensibilizzare le istituzioni. L’obiettivo è che riconoscimenti avvengano, quando ci sono i requisiti, celermente. Senza bisogno di lunghi procedimenti giudiziari. Non sempre è così, come è emerso durante l’ultimo convegno organizzato al Campidoglio dall’Ona: “Guerra e pace: vittime del dovere“.

Per fermare la strage silenziosa l’Ona continua ad insistere sulle bonifiche di edifici e mezzi, militari e civili, dall’amianto. Ha anche realizzato una App che i cittadini possono utilizzare per segnalare i siti ancora con presenza di asbesto.

Ivrea, archivio edilizio chiuso per bonifica amianto

archivio edilizia
stanza di un edificio, lavori in corso

L’amianto negli edifici pubblici costruiti prima del 1992 può rappresentare un enorme problema. Spesso, infatti, si tratta di volumi molto importanti di asbesto da rimuovere e bisogna prevedere anche le spese per la ristrutturazione, che spesso le amministrazioni non hanno. È il caso dell’archivio edilizio di Ivrea.

Chiuso l’archivio edilizio di Ivrea

Per evitare che dipendenti e cittadini possano respirare fibre di amianto, che sono purtroppo, cancerogene, il Comune lo ha chiuso. Tutti i documenti relativi alle pratiche edilizie dal 1957 al 1999, come riporta La Sentinella del Canavese, saranno ospitati in 15 container. Questi saranno poi posizionati nella zona della ex palestra di scherma di via San Nazario. Gli addetti libereranno così i locali al pian terreno dell’ex istituto Jervis, permettendo così la bonifica, a partire dalle finestre che affacciano sulla scuola media.

Container, stanzianti 100mila euro

L’amministrazione ha stanziato per i lavori 155mila euro. Poco più di 100mila serviranno per acquistare i container, mentre gli altri per demolire la struttura della palestra. I lavori inizieranno tra aprile e maggio.

Una decisione che non risolve completamente il problema. Dopo la bonifica dall’amianto sarà, infatti, necessaria, la ristrutturazione. Il Comune spera nella vendita dei due edifici ex Valcalcino, anche se altre volte l’asta è andata a vuoto. Ora il prezzo base è ulteriormente sceso e si cerca di chiudere la questione.

Archivio edilizio chiuso, decisione necessaria

La decisione di chiudere l’edificio in attesa della bonifica completa è molto importante. L’asbesto che resta dell’uso scellerato che se ne è fatto prima del 1992 mette a rischio tutta la popolazione italiana. Continuare a lavorare o a frequentare luoghi ancora contaminati può essere rischioso.

L’amianto, come denuncia da tempo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, provoca infatti il mesotelioma, altri tumori, l’asbestosi. Evitare le esposizioni è di fondamentale importanza per arginare le patologie asbesto correlate e i decessi, circa 7mila l’anno. L’Ona ha anche realizzato una App per segnalare i siti contaminati. Per approfondire, invece, il fenomeno amianto: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Tumore alla laringe, risarcita famiglia di vittima amianto

fusina
battelli su fiume, fusina

Il tumore alla laringe è una delle malattie provocate dall’amianto riconosciute dall’Inail nella Lista I. Quelle per le quali il nesso di causalità si intende provato per legge. È dimostrato, infatti, che l’asbesto provochi diverse neoplasie, prima tra tutte il mesotelioma.

Tumore contratto nello stabilimento di alluminio di Fusina

È così, a livello civilistico, molto probabile che un operaio che lavorò anche nello stabilimento di alluminio di Fusina, a Venezia, abbia contratto la neoplasia proprio sul posto di lavoro, dove respirava la fibra killer. Le aziende che hanno gestito lo stabilimento, spiega il giornale “La Nuova di Venezia e Mestre”, sono quasi tutte scomparse, tranne una la Montecatini Edison. E l’operaio, morto poi nel 2019, aveva lavorato per questa società per due anni.

Questo ha consentito alla famiglia di chiedere il risarcimento per la sofferenza subita dall’uomo e da tutti loro, per la sua perdita prematura. Se n’è andato, infatti, a soli 68 anni. Dopo una vita di lavoro, come tanti altri operai che hanno svolto la loro attività a contatto con il minerale cancerogeno, avrebbe potuto godersi la famiglia negli anni della pensione. Invece troppo spesso l’amianto non lascia scampo e, a distanza anche di 30, 40 anni dall’esposizione, colpisce. Lo ha spiegato bene il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, nel suo: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Tumore alla laringe, risarcimento di 70mila euro

Il giudice del Lavoro ha ritenuto la Edison responsabile in solido con gli altri datori di lavoro della vittima e lo ha condannato a risarcire tutti i danni. Non avrebbe infatti esercitato il diritto di regresso, cioè di rivalersi verso gli altri condebitori solidali. Dovrà corrispondere ai familiari la somma di 70mila euro. Il fumo sarebbe stata considerata una concausa e avrebbe determinato una somma minore nel risarcimento.

Essere un fumatore, infatti, non fa venir meno il diritto al risarcimento. “La coesposizione al fumo di tabacco e alle fibre di amianto moltiplica gli effetti cancerogeni e aumenta la possibilità di sviluppare il cancro al polmone”.

Ogni anno sono circa 7mila le vittime causate dall’amianto. L’Inail registra i soli casi di mesotelioma nel rapporto ReNaM arrivato alla VII edizione. Il minerale è ancora presente negli edifici, nelle condutture dell’acqua e nei grandi mezzi di trasporto. Per questo è necessario, anche tramite l’app dell’Ona, segnalare i siti contaminati. Per provvedere poi alle bonifiche.

Palermo, amianto nel poliambulatorio: parte la bonifica

poliambulatorio
stanza vuota, fatiscente

Amianto nel poliambulatorio Asp di via Turrisi Colonna, a Palermo. Il terzo piano dello stabile è stato chiuso per partire con la bonifica del minerale cancerogeno. Una buona notizia, quella dei lavori che libereranno la struttura della così detta fibra killer. Che nasconde, però, una verità meno positiva.

A 30 anni dalla messa al bando poche le bonifiche

Dopo la legge 257 del 1992 che ha messo al bando l’asbesto, altro nome dell’amianto, infatti, non sono state disposte le bonifiche. Tutto è stato lasciato al caso e alla coscienza dei proprietari degli immobili e delle aziende cariche del minerale killer. I costi per smaltirlo sono spesso onerosi e l’amministrazione non ha previsto un piano coordinato per eliminarlo almeno dalle strutture pubbliche.

La conseguenza è stata che ancora oggi, tante scuole e tanti ospedali ancora contengono elementi in amianto. L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, e i tanti volontari, si batte da anni per promuovere la prevenzione primaria (vale a dire evitare le esposizioni), ma quello che serve sono i fondi. Oggi qualcosa si sta sbloccando, anche grazie al Pnrr. Il resto è lasciato alle singole amministrazioni. A Roma per esempio, soltanto ora, stanno partendo i cantieri per 111 scuole che presentavano ancora parti con amianto.

I lavori partiti a Palermo rientrano, invece, come spiega PalermoToday.it, nel Piano operativo ambiente Fsc 2014/2020 che prevedeva interventi del genere per edifici pubblici scolastici e ospedalieri.

Amianto nella pavimentazione del poliambulatorio

Nel poliambulatorio di via Turrisi Colonna l’asbesto sarebbe contenuto nella pavimentazione in linoleum e nella colla utilizzata per bloccarlo. Il terzo piano è stato isolato. I lavori sono partiti il 2 marzo scorso e ovviamente il luogo è interdetto ai non addetti. La Asl ha, comunque, comunicato che l’amianto era sigillato e quindi in qualche modo le fibre tanto pericolose non hanno potuto creare danni alla salute né agli operatori, né a chi ha frequentato l’immobile. Gli ambulatori del terzo piano sono stati spostati per non interrompere il servizio.

L’amianto, come denuncia da tempo il presidente Ona anche attraverso numerose pubblicazioni, è cancerogeno. Ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022” si legge che già nei primi del ’900 la sua pericolosità era nota. I lavoratori che per la loro attività ne venivano in contatto, infatti, avevano spesso malattie legate all’apparato respiratorio.

Il fenomeno amianto in Italia

Negli anni ’40 il primo studio scientifico lo dimostra, poi seguito da altri negli anni ’60. Purtroppo però l’amianto sembra il minerale perfetto, sicuramente a fare soldi. Si trova in grandi quantità nella Penisola. Non è costoso perché di facile estrazione e è facilmente lavorabile. Però una volta utilizzato è molto più resistente di altri materiali e, se ciò non bastasse, è anche ignifugo e fonoassorbente. Rinunciarvi era quasi impossibile.

Le malattie che causa (mesotelioma, tumori e asbestosi), si manifestano anche 30 o 40 anni dopo l’esposizione e questo ha ritardato anche la consapevolezza dei lavoratori e della popolazione sui rischi. Un mix di motivi che ha portato al dramma che oggi in tanti conoscono. Oltre 7mila decessi l’anno per amianto, secondo una stima dell’Ona. Tanti malati che aspettano risarcimenti che gli enti preposti ostacolano costringendo a lunghi ed estenuanti ricorsi giudiziari. E tanto dolore.

Cosenza, 120 giorni per la mappatura obbligatoria amianto

Cosenza
cosenza dall'alto, panoramica

Mappatura obbligatoria dell’amianto a Cosenza. L’ha disposta il sindaco Franz Caruso con ordinanza per poi procedere alla bonifica. Come riporta quicosenza.it, i proprietari di edifici che hanno coperture in cemento amianto, più conosciuto come eternit, dovranno rispondere al censimento. Lo stesso dovranno fare i proprietari di immobili che contengono parti o materiali in asbesto.

Censimento per i proprietari di immobili con amianto

Il modello da compilare si trova presso l’ufficio tecnico del Comune, in piazza Matteotti, oppure sul sito www.comune.cosenza.it nella sezione Amianto.

Tutte le schede del modulo vanno debitamente compilate dal proprietario della struttura interessata, dall’amministratore o dal legale rappresentante e spedite via pec al Comune di Cosenza. L’indirizzo da utilizzare è comunedicosenza@superpec.eu. In alternativa i cittadini potranno consegnarle al Protocollo Generale dell’Ente entro e non oltre il termine di 120 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza, che è del 7 marzo 2023.

Mappatura preventiva al fissaggio o alla bonifica

“Qualora l’amianto presente nell’immobile – si legge nel provvedimento – sia in condizione di precario fissaggio, dovranno essere tempestivamente adottati i necessari provvedimenti per giungere a condizioni di stabile fissaggio”.

In ogni caso i proprietari d’immobili in cui è presente amianto, devono provvedere in via cautelativa, al fine di eliminare eventuali condizioni di rischio per la salute pubblica, all’attività di manutenzione che può interessare le parti in amianto. Devono far valutare, tramite una ditta specializzata, il rischio sullo stato di conservazione delle parti in asbesto. Dovranno poi indicare le azioni che s’intendono adottare ed i relativi tempi e specificare la figura designata con compiti di controllo e coordinamento delle attività di manutenzione che possono interessare le parti in amianto.

Nel caso in cui il materiale sia integro e non suscettibile di danneggiamento non sarà necessario alcun intervento. In caso contrario sarà necessaria la bonifica.

Mappatura, nel 2022 approvato il Piano comunale amianto

L’ordinanza arriva dopo il Piano comunale amianto, che è stato approvato nel novembre 2022. Un ritardo che non è certo soltanto del Comune di Cosenza, ma interessa tante realtà in tutta Italia. Dopo la messa al bando dell’amianto, con la legge 257 del 1992, infatti, non sono state disposte le bonifiche dei siti contaminati. Questo ha provocato un enorme ritardo e continue esposizioni ambientali.

L’amianto killer causa 7mila decessi l’anno

Queste, come quelle sui luoghi di lavoro, sono lo stesso molto pericolose. Non esiste, infatti, una soglia di esposizione minima al di sotto della quale non ci sono rischi. Le fibre di asbesto inalate causano mesotelioma, il tumore del polmone, altre neoplasie e ancora asbestosi e placche pleuriche. Così come spiega molto bene il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

L’Ona da anni lotta al fianco delle vittime dell’amianto e dei loro familiari, perché ottengano giustizia. Però nello stesso tempo cerca di sensibilizzare istituzioni e popolazione all’importanza delle bonifiche. Soltanto liberando il territorio dall’amianto è possibile fermare la strage silenziosa. Sono, infatti, circa 7mila i morti l’anno in Italia causati da questo minerale utilizzato per decenni nonostante se ne conoscesse la pericolosità. I casi di mesotelioma sono registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail. Per contribuire alla mappatura l’Ona ha realizzato anche una App dove segnalare i siti che ancora vedono la presenza di asbesto.