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Contributi per il fotovoltaico, ok della Commissione europea

fotovoltaico commissione europea
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La Commissione europea ha approvato il nuovo bando Parco Agrisolare. Il decreto ministeriale è dell’aprile scorso. Ora, dopo l’ok dell’Ue, si aspetta soltanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Commissione europea, ok al bando: in arrivo 1 miliardo

Il contributo a fondo perduto per impianti fotovoltaici sui tetti dei fabbricati agricoli è di 1 miliardo di euro. L’Unione europea punta a una rivoluzione, attraverso le energie rinnovabili per abbassare le spese di produzioni dell’energia e tutelare l’ambiente che ci circonda.

Gli impianti fotovoltaici potranno essere finanziati per un massimo di 750mila euro per ogni progetto, sulle coperture di strutture del settore agricolo, zootecnico e industriale. Gli imprenditori potranno creare sistemi automatizzati di ventilazione e raffreddamento e installare pannelli solari e sistemi di gestione intelligente dei flussi e degli accumulatori.

Il contributo copre anche la rimozione amianto

Le spese ammesse al finanziamento includono anche la rimozione e lo smaltimento dell’amianto. In particolare gli agricoltori potranno installare impianti fotovoltaici anche su tetti diversi da quelli in cui si rimuove l’amianto, se appartenenti allo stesso immobile. Si possono anche bonificare coperture più ampie rispetto all’impianto che si va a posizionare, sempre che si tratti dello stesso edificio.

Il decreto ministeriale Parco Agrisolare di fine aprile ha introdotto, un incremento del contributo a fondo perduto, l’eliminazione del vincolo di autoconsumo. Così come l’aumento della soglia massima di potenza fino a 1 MW di fotovoltaico installabile. E il raddoppio della spesa massima ammissibile per i sistemi di accumulo e di ricarica per veicoli elettrici.

Possibile risparmiare l’80% della spesa

Un’opportunità importante anche per affrontare una bonifica amianto e rinnovare la propria azienda ad un costo esiguo. Il contributo è, infatti, a fondo perduto e copre l’80% della spesa. Un investimento anche in salute. L’amianto, infatti, è altamente cancerogeno, ma le aziende hanno continuato ad utilizzarlo per la costruzione di edifici e in molteplici altri settori. La legge 257 del 1992 lo ha messo al bando, ma non ha obbligato a rimuoverlo.

Per questo a distanza di oltre 30 anni i materiali in asbesto, altro modo di chiamare l’amianto, sono ancora presenti e mettono a serio rischio la nostra salute. Le sue fibre, infatti, danneggiano gli organi dove vanno a posizionarsi una volta inalate. Tanto da far nascere, anche a distanza di 40 o 50 anni, tumori quali il mesotelioma, ma anche del polmone e tanti altri.

Per questo investire sulla bonifica è l’unico modo per fermare le patologie asbesto correlate, come insiste da tempo il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni. Le sue ricerche sul tema sono raccolte ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. L’Ona ha realizzato anche una App per la segnalazione dei siti contaminati. I cittadini possono così contribuire alla mappatura.

Roma, amianto nella caserma dei vigili urbani: chiusa

Roma, caserma vigili urbani
Roma, caserma vigili urbani

Scoperto l’amianto all’interno della caserma dei vigili urbani di via Greca, a Roma, sul Lungotevere all’altezza del Circo Massimo. Lo ha comunicato il comandante generale della polizia locale della Capitale, Ugo Angeloni.

Amianto in caserma, al via la campionatura dell’aria

Durante i lavori di manutenzione ordinaria dello stabile in uso alla municipale gli operai hanno visto alcuni materiali sospetti, in particolare della pavimentazione. Così sono stati contattati degli specialisti che hanno analizzato alcuni campioni. Hanno così rilevato la presenza del minerale altamente pericoloso per la salute umana. In quelle aree è stata disposta la chiusura e la campionatura dell’aria dei locali. Questo per accertare la presenza o meno di fibre di amianto.

Le micro particelle di asbesto sarebbero state rilevate soltanto nelle zone già interdette. Comunque il comando ha disposto l’analisi dell’aria in tutta la caserma che sarà chiusa per precauzione.

Gli uffici e il personale saranno spostati provvisoriamente negli spazi del Comando Generale della Polizia di Roma Capitale e di altre sedi del gruppo.

L’amianto nelle caserme delle forze dell’ordine

Le società di costruzioni, e non solo, hanno utilizzato i minerali di amianto in Italia fino al 1992, anno della loro messa al bando con la legge 257. Nonostante molti conoscessero la loro cancerogenicità in pochi hanno saputo rinunciarci, per la loro economicità e per le loro capacità isolanti. Non solo gli edifici privati costruiti prima del 1992 sono ancora per la maggior parte contaminati da materiali in amianto, ma anche quelli pubblici e quelli militari.

All’interno delle caserme l’amianto si può ancora trovare nelle sale caldaie, sale macchine, depositi di munizioni, mense e camere da letto. Le aziende hanno usato l’asbesto, altro modo di chiamare l’amianto, anche per guarnizioni, apparecchiature, pompe, turbine, isolamenti elettrici, tubi e tubature.

Gli effetti dell’amianto sulla salute

Purtroppo l’esposizione a questo minerale può causare il mesotelioma (tumore della pleura), ma anche il cancro polmonare, della laringe, della faringe, dello stomaco, del colon e delle ovaie. E ancora l’asbestosi e le placche pleuriche. Tantissimi sono stati i militari e gli operai che si sono ammalati. Il VII rapporto ReNaM dell’INAIL registra i casi di mesotelioma nella Penisola dall’entrata in vigore della legge che lo ha finalmente vietato.

Secondo l’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, le vittime sono molte di più. Perché vanno considerate tutte quelle derivanti dalle altre patologie asbesto correlate. L’unico modo per fermare la strage silenziosa sono le bonifiche. L’Ona, per contribuire alla mappatura dei siti contaminati, ha creato una App apposita. Su “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022” si possono trovare tutte le informazioni su una pagina nera della storia italiana.

Tenente di vascello morto per amianto, orfana risarcita

foto di nave, tenente di vascello, morto per amianto
foto di nave, tenente di vascello, morto per amianto

Quaranta anni nella Marina Militare, di cui 14 a Taranto, imbarcato per mesi e mesi sulle navi. Poi la terribile diagnosi di mesotelioma causata dall’amianto presente sulle imbarcazioni e a terra. È la storia di un tenente di vascello che è stato, ora, riconosciuto vittima del dovere.

Tenente di vascello della Marina morto per mesotelioma

Il militare è morto nel febbraio del 2013. La figlia, rimasta orfana, si era rivolta all’Osservatorio nazionale amianto per avere giustizia e, attraverso l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, aveva presentato ricorso contro il ministero della Difesa.

Aveva chiesto il riconoscimento di vittima del dovere del padre, la speciale elargizione (circa 200mila euro) e gli assegni vitalizi. Il ministero a questo punto, sollecitato dall’azione giudiziaria e preoccupato per una eventuale condanna si è attivato, a livello amministrativo. Ha così concesso tutto quanto richiesto alla figlia.

Tenente di vascello, oltre 40 anni in Marina

L.C., queste le iniziali del tenente di vascello, è stato imbarcato, in oltre 40 anni di carriera, su diverse navi della Marina. Tra queste “Cesare”, “Ausonia”, “Lipari”. Sia nei periodi a terra, che in quelli in mare, è stato esposto all’amianto, così come nelle torrette e nelle armerie. L’armeria e il deposito delle munizioni, sia nelle basi arsenalizie, compresa quella di Taranto, sia nelle unità navali, era coibentata con amianto friabile.

Ha, inoltre, maneggiato materiali di asbesto e contenenti questo materiale cancerogeno, ed lo ha respirato anche in modo indiretto e per contaminazione degli ambienti di lavoro. Perfino il pasto era consumato all’interno degli angusti locali delle torrette delle unità navali. La diagnosi di mesotelioma pleurico è arrivata nel 2012. In soli 5 mesi si è spento lasciando sola la figlia.

Santospirito: “Dimostrata la presenza di amianto sulle navi”

“A bordo delle unità navali è dimostrata la presenza di amianto – ha detto Paola Santospirito, responsabile dell’Osservatorio vittime del dovere e moglie di un altro militare contaminato – e ora la Marina ha riconosciuto che sulle imbarcazioni c’erano anche altre sostanze chimiche e nocive. Sostanze già segnalate dalla Iarc come agenti cancerogeni. Mio marito quindi ha subito una doppia esposizione. Abbiamo diversi militari morti o ammalatisi per una concomitanza di sostanze nocive”. “Per il futuro – ha continuato Santospirito, ammalatasi a sua volta per il contatto con il coniuge – mi affido alla prevenzione e alla scienza. Io sono una moglie contaminata indirettamente. Ho un’insufficienza respiratoria dovuta all’asbestosi, la stessa malattia di mio marito. Cose del genere non devono ripetersi”.

L’Ona si impegna da anni al fianco delle vittime, per riuscire ad ottenere per loro almeno giustizia. Il lavoro dell’associazione, però, va ben oltre. Si muove, infatti, per ottenere cure migliori per le patologie asbesto correlate e anche per evitare nuove esposizioni. Per questo ha realizzato anche una App, per la segnalazione dei siti contaminati. Per approfondire un fenomeno che tanto dolore ha provocato è possibile consultare “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

San Mauro Torinese, copertura amianto all’asilo: sarà rimossa

copertura amianto, San Mauro Torinese
copertura amianto, San Mauro Torinese

La copertura in amianto della scuola dell’infanzia Campra di San Mauro Torinese sarà rimossa. Un’ottima notizia per le famiglie dei bambini che frequentano l’asilo e anche per gli insegnanti e il personale scolastico che potrà lavorare in un posto sicuro.

Copertura in aminato, bonifica da 280mila euro

La bonifica costerà 280mila euro. La quantità di materiali in asbesto (altro nome dell’amianto), da eliminare e smaltire è cospicua: 90 quintali. Per questo il Comune, guidato dalla sindaca Giulia Guazzora, lo scorso anno aveva partecipato ad un bando di gara regionale. Il progetto non era rientrato tra i primi ad essere finanziati, ma a distanza di un anno i fondi sono stati stanziati. La Regione coprirà la metà della spesa per la rimozione della copertura in amianto, l’altra metà sarà stanziata dal Comune. A breve sarà programmato l’intervento.

La sindaca: Nessun pericolo per la copertura amianto

La presenza dell’amianto era stata scoperta all’inizio del 2022 e da allora l’amministrazione si è mossa per risolvere la questione. La sindaca aveva anche tranquillizzato le famiglie: “Non sussiste alcun pericolo – aveva spiegato sulla pagina Facebook del Comune – per i bimbi che frequentano la scuola dell’infanzia Campra.

Per rimuovere le onduline di amianto del sottotetto, abbiamo partecipato ad un bando regionale per reperire fondi utili all’intervento di bonifica. Il bando, purtroppo, non è stato vinto a causa di un livello di rischio, allo stato attuale, praticamente inesistente. Così come risulta da un’analisi effettuata con indice pericolosità bassissima e perché confinato nel sottocoppo non accessibile. Tuttavia l’obiettivo resta senza dubbio quello di reperire le risorse necessarie per rimuovere l’amianto”.

Amianto, i rischi per la salute umana

Obiettivo che sembra, ora, raggiunto. L’amianto purtroppo, nonostante la sua messa al bando nel 1992, è ancora presente in molti edifici della Penisola. La legge 257, infatti, non impone la bonifica a meno che il materiale non sia altamente deteriorato. Questo consente una maggiore dispersione delle fibre che sono pericolose per la salute.

Così, considerando anche gli alti costi dei lavori di rimozione e lo smaltimento, molti immobili sono ancora contaminati, così come le scuole e gli ospedali. Secondo una stima dell’Osservatorio nazionale amianto sono 2400 gli istituti scolastici da bonificare e 250 ospedali. L’amianto purtroppo è stato utilizzato in maniera massiccia tra gli anni ’60 e gli anni ’80 e ’90, anche se era già nota la sua pericolosità. Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, lo spiega nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Le fibre di asbesto inalate possono creare danni irreversibili nell’uomo, che spesso si trasformano in tumori. Tra questi il mesotelioma, il cancro del polmone, ma anche della laringe, della faringe, dello stomaco, del colon e delle ovaie. Per questo è necessario evitare le esposizioni e l’Ona ha realizzato una App per segnalare i siti contaminati.

Reggio Calabria piange l’avvocato 47enne Michele Menonna

Michele Menonna reggio calabria piange l'avvocato
Michele Menonna reggio calabria piange l'avvocato

Lutto a Reggio Calabria per la prematura scomparsa dell’avvocato Michele Menonna. Aveva solo 47 anni ed è stato stroncato due giorni fa da un infarto. Si è sentito male a casa e per lui non c’è stato più nulla da fare. Una tragedia e un dolore immenso per la sua famiglia, lascia 3 bambine – la più piccola ha soltanto 2 anni – e la moglie, ma anche per tutta la comunità.

L’avvocato Michele Menonna

Michele Menonna conosciuto e amato da tutti

Menonna era, infatti, conosciuto e amato da tutti. “Di lui ricordo l’ironia sottile e la sua estrema disponibilità”, ha detto Massimo Alampi, responsabile dell’Osservatorio nazionale amianto per Reggio Calabria. Il 47enne aveva curato alcune pratiche per le vittime amianto, per conto dell’Ona, nella sua città, contribuendo anche in questa causa, come per tante altre nella sua vita.

Era, infatti, non solo un professionista, ma anche “un bravo scout”, come lo ha definito un amico su Facebook e si era impegnato anche nella vita politica della città. In tantissimi ieri hanno partecipato ai suoi funerali per l’ultimo saluto, nella Chiesa di Santa Maria della Candelora.

Tantissimi i messaggi di cordoglio

L’amore che la città prova per lui si può toccare con mano anche leggendo i messaggi lasciati sui social da chi lo ha conosciuto. “Oggi è uno di quei giorni che mai avrei voluto vivere. Il mondo mi è crollato addosso – ha scritto un altro amico – quando ho ricevuto la notizia che tu, caro Michele, non eri più tra noi. Michele Menonna non era solo un amico. Era un faro di luce nei momenti bui, una fonte di saggezza quando mi sentivo perso, un sorriso sincero capace di sollevare l’animo anche nei giorni più grigi. Era una di quelle rare persone che incontri nella vita e che lasciano un’impronta indelebile nel tuo cuore”.

“Penso alla parola AMICIZIA – hanno scritto ancora sulla sua bacheca – a quanto sia difficile capirla e dargli la giusta importanza. Penso alla parola FRATELLO ed anche qui la difficoltà nel capire il suo vero significato. Ora invece penso a te caro Michele e ciò che rappresenta l’essere AMICO e FRATELLO è chiarissimo al mio cuore ed alla ragione”.

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si uniscono ai messaggi di cordoglio per un uomo che ha lasciato un segno nel cuore di molti.