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Amianto sulle navi e i rischi per i marinai

amianto
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Continua l’incubo amianto per i marinai, nonostante in legge 257/1992

La legge sopra citata vieta in maniera assoluta l’utilizzo dell’amianto in ogni settore produttivo

Sul database Pubmed è presente una lunga revisione che evidenzia come la ricerca attuale risulti lacunosa, almeno in parte, della considerazione del fatto che un marinaio trascorra la giornata lavorativa in nave e che questa, dovrebbe rispettare sempre tutti i parametri di sicurezza e incolumità per la sua salute.

Se, infatti, un lavoratore medio trascorre sul luogo di lavoro un tempo compreso tra le 8 e le 10 ore, la categoria dei marinai mercantili vive totalmente la giornata sul posto di lavoro, cioè a bordo.

Fibra killer tempo di rilascio

La caratteristica del rilascio di asbesto, o meglio delle fibre d’amianto, è individuata in una capacità di rilascio continua e, quindi, anche notturna, e può essere stimolata sia da qualsiasi tipo di riparazione navale che avviene durante il viaggio, sia dalle naturali vibrazioni, provocando una pericolosa esposizione da inalazione.

La polvere contenente asbesto può essere rilasciata dai pannelli della paratia non solo durante l’installazione, ma anche durante le riparazioni o in qualsiasi periodo in cui il nucleo del pannello è disturbato. 

L’amianto negli involucri dei macchinari, negli isolamenti dei blocchi, nel cemento-amianto e nei rivestimenti isolanti in amianto preformati, compresi i tubi del vapore, le flange e le valvole, e le piastrelle di amianto vinilico per coperture e pavimentazioni, sono tutte fonti di amianto trovato a bordo delle navi” scrive la ricerca citata. 

Quando la nave è in mare, quindi, lo sfaldamento e la rottura dovuti alle vibrazioni dovute ai movimenti della nave possono rilasciare fibre da una qualsiasi di queste fonti.

L’amianto nelle imbarcazioni mercantili si trova ovunque, così come si legge nella revisione presente sul database Pubmed dalle giunzioni delle paratie negli spazi abitativi, così come veniva utilizzato per isolare tubazioni d’acqua calda e vapore, oltre che in parti di macchinari utilizzati a bordo delle navi.

Amianto navi
Amianto navi

Non parliamo di elementi rari e/o sconosciuti ma di quelli che comunemente chiamiamo pannelli isolanti, pannelli di rivestimento o, infine, pannelli in fibra.

Secondo quanto accaduto alla corte d’appello di Venezia, e probabilmente come purtroppo spesso accade, i lavoratori chiamati a bordo non vengano informati sui reali rischi della professione, secondo invece, quanto stabilito dal decreto del 1956 n.303  per cui è necessario rendere “edotto” il lavoratore preso in incarico sulle condizioni in cui si dovrà operare.

Amianto: i rischi per la salute

Parlare dei rischi di inalazione del killer silente si traduce nel chiarire che andiamo incontro a quelle che definiamo malattie respiratorie occupazionali.

Il mesotelioma pleurico maligno è un tumore raro che nasce dalle cellule mesoteliali che rivestono la superficie delle sierose nella maggior parte dei casi, la partenza è pleurica.

Il fattore principale di rischio individuato dalla comunità scientifica è l’esposizione lavorativa e/o ambientale all’asbesto.

Tornando alla revisione citata si rileva che i marittimi finlandesi che hanno assistito all’insorgere di cancro ai polmoni arriva a una percentuale rilevante in quanto il campione preso in esame era composto da 30.940 marittimi finlandesi maschi e circa 12.000 donne che tra il 1967 e il 1992 hanno svolto attività lavorativa a bordo delle navi all’amianto.

Il mesotelioma si è verificato sia nell’equipaggio della sala macchine che nell’equipaggio di coperta.

Nelle donne di mare, l’incidenza complessiva del cancro al polmone era significativamente elevata (61 casi osservati contro i 24 attesi).

Gli autori hanno concluso: “…è probabile che l’esposizione professionale all’amianto tra i marittimi causi un eccesso di mesotelioma… “

La lotta all’amianto e la cooperazione internazionale

lotta all'amianto
lotta all'amianto

La lotta all’amianto inizia la sua storia negli anni ’90

La Direttiva della Commissione 1999/77/CE stabilisce il divieto dell’amianto nell’Unione Europea da attuare entro il 2005 in tutti i venticinque Stati membri di allora

Cosa accadeva in Italia: la legge 257/92

Approvata nell’anno 1992 la legge nazionale italiana determinava un’inversione di tendenza rilevante, dato che il nostro Paese ha rappresentato un tassello importante di produzione e utilizzo di amianto in Europa per tutto il XX secolo.

Iniziava così una nuova fase indirizzata, stavolta, oltre che a intervenire in maniera multisettoriale, ad accrescere informazione e consapevolezza dei rischi sulla salute dell’uomo del materiale e avviando una lunga fase, ancora in corso, di sostituzione dell’amianto industriale.

La lotta all’amianto oggi in Italia

Negli ultimi tre decenni, le azioni preventive e gli interventi di sostituzione sono aumentati, compreso il coinvolgimento delle parti interessate. 

L’integrazione delle politiche ambientali e sanitarie a livello nazionale, regionale e locale è stata finora incompleta, a causa di un’ampia gamma di situazioni critiche, tuttavia il processo è in atto in tutto il Paese.

Le comunità esposte all’amianto

Prevenire le patologie associate all’esposizione dell’amianto è diventato uno dei principali obiettivi della cooperazione scientifica italiana (e internazionale) che sposando la visione dell’equità sanitaria, si impegna a contrastare le diseguaglianze sanitarie e che, purtroppo, colpiscono alcune categorie di persone esposte all’amianto in quei Paesi (e non solo) che ancora oggi usano l’asbesto imbracciando così una lunga lotta all’amianto.

La messa al bando dell’amianto e la lotta all’amianto rientrano in un quadro generale di un nuovo approccio alla sanità pubblica per cui l’Italia si impegna a contribuire agli sforzi nazionali di altri Paesi affinché si possa informare e prevenire i danni dell’amianto.

lotta all'amianto
lotta all’amianto

La lotta all’amianto e la cooperazione scientifica

E’ in questo contesto che l’ISS ha costituito una rete di cooperazione scientifica con l’America Latina ancora coinvolta nel processo di produzione del materiale dichiarato dalla comunità scientifica “tossico“, cancerogeno per la salute umana.

L’ultimo decennio è stato spettatore di un forte ampliamento della rete di cooperazione coinvolgendo competenze multidisciplinari con l’obiettivo di sviluppare attività di ricerca, formazione e divulgazione sull’asbesto.

Italia, Brasile, Colombia, Bolivia ed Ecuador al centro di un lungo programma di attività cooperative internazionali, facendo numerose tappe coordinate dalla Società Internazionale di Epidemiologia Ambientale (ISEE) con congressi e convegni in Irlanda (2009), Spagna (2011), Stati Uniti (2014), Brasile (2015) e Italia (2016). 

La lotta all’amianto in questo modo, e grazie al sostegno della comunità scientifica internazionale, si conferma come attore determinante e fondamentale per sostenere gli sforzi nazionali singoli e affrontare insieme gli aspetti più critici dell’amianto.

La cooperazione internazionale, in questo senso, rappresenta un fattore chiave per intraprendere e garantire l’efficacia della lotta all’amianto in ciascun Paese.

Sono ancora numerosi i Paesi in cui si produce e si consuma l’amianto ai danni, così, della salute di una fetta ingente di popolazione mondiale.

Lotta all’amianto: i dati

Stando ad alcuni dati presenti sull’International Journal of Enviromental Research and Public Health, negli ultimi due decenni, nonostante la produzione globale di amianto sia diminuita, parliamo ancora di una produzione globale che si aggira intorno ai 2.000.000 di tonnellate all’anno estratte dalle industrie multinazionali e nazionali dell’amianto.

 Il commercio internazionale delle fibre di amianto crisotilo e dei prodotti contenenti amianto non è stato ancora regolamentato, nonostante l’evidenza scientifica della cancerogenicità dell’amianto per l’uomo dimostrata e valutata dalle monografie IARC per diversi decenni.

Un approccio efficace alla salute pubblica richiede quindi un quadro politico multisettoriale che promuova la sostenibilità della produzione industriale e del consumo di sostituti dell’amianto, nonché la riduzione dell’uso di sostanze chimiche pericolose, per difendere la salute pubblica e la protezione dell’ambiente, in accordo con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030 per lo sviluppo delle Nazioni Unite.

Malpensa, amianto vicino al nuovo tratto ferroviario

Bonifica
Bonifica

Scoperta una copiosa quantità di materiale contenente amianto in prossimità del tracciato della nuova ferrovia Gallarate – Malpensa T2, che è in fase di costruzione. Racchiusi in decine di sacchi, ora dovranno essere smaltiti negli appositi impianti. La notizia è stata riportata dalla stampa locale.

ferrovie malpensa

A farsi carico dello smaltimento dovrà essere la ditta che sta eseguendo i lavori. Il ritrovamento era stato fatto alcuni giorni fa, durante il taglio di alcuni alberi che appunto avevano tenuto nascosti i materiali per anni. Si ipotizza infatti che si tratti di un vecchio sversamento abusivo e che il materiale risalga agli anni Ottanta-Novanta. Amianto abbandonato dunque circa trent’anni fa, forse poco prima dell’entrata in vigore del divieto.

Amianto abbandonato, non solo Malpensa: molti casi in Italia

L’abbandono di amianto, nonostante le norme stringenti e i fondi che spesso sono messi a disposizione dagli enti locali per le bonifiche e gli smaltimenti, continua ad essere un fenomeno diffuso in Italia. Il Comune di Palermo, ad esempio, ha dovuto istituire un servizio ad hoc contro gli abbandoni.

L’Osservatorio nazionale amianto, con il suo presidente avv. Ezio Bonanni, lottano da sempre contro l’inquinamento e sostengono che siano urgenti ulteriori misure per accelerare le bonifiche. Purtroppo continuano ad apparire ogni giorno notizie di amianto abbandonato in ogni parte d’Italia, dal nord al sud. Ieri era Palermo, altre volte la Terra dei Fuochi, oggi è Malpensa; nessun territorio è risparmiato dalla piaga dell’amianto e dell’inquinamento.

Amianto, morte e inquinamento: servono le bonifiche

Dove c’è l’amianto, ci sono malattie e morte, perciò, anche in questo caso, deve valere il principio di precauzione. Non è più il tempo di parlare, bisogna agire al più presto” – afferma Bonanni, che è anche l’autore del Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022.

L’ONA inoltre ha istituito e messo a disposizione di tutti l’App Amianto da cui si possono vedere dove si trovano ancora i siti contaminati ed è possibile fare segnalazioni. L’associazione inoltre fornisce informazioni e consulenza gratuita al numero verde 800 034 294.

L’amianto nel contesto globale

amianto abbandonato Palermo
amianto abbandonato a palermo

Nonostante la messa al bando dell’amianto, con la Legge 257 del 1992, sono oltre 120 milioni le persone nel mondo ancora esposte a queste fibre killer. Un’esposizione che mette in pericolo l’intero contesto globale. Finchè nel mondo ci saranno ancora tracce di amianto, o asbesto, il rischio di contrarre patologie asbesto correlate rimane elevato. Del resto, come si legge anche in una scheda informativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per eliminare definitivamente qualsiasi pericolo l’unica soluzione è la bonifica immediata di tutti i siti contaminati.


Come eliminare l’insorgere delle malattie asbesto correlate

L’unico modo per eliminare le malattie correlate all’esposizione è bonificare e ragionare su ciò che emerge se ci si sofferma sulla vista globale dell’amianto. Ma, è anche vero che l’Italia, nonostante sia stata tra i maggiori produttori nel mondo, con la legge 257 del 1992 ne ha vietato l’utilizzo, la produzione e la commercializzazione. Ma, non è accaduto lo stesso in tutto il mondo. Dunque, per mettere in sicurezza l’intero sistema globale, sarebbe necessario: interrompere l’uso di tutti i tipi di amianto, rimuoverlo, smaltirlo e sostituirlo con materiali sicuri, migliorare la diagnosi precoce e il trattamento delle patologie asbesto correlate e creare mappature, non solo dei luoghi contaminati, ma anche delle persone esposte e ammalate.

Il contesto globale dell’amianto

Nonostante la comprovata pericolosità e la messa al bando in alcuni paesi, l’amianto viene ancora utilizzato in molte parti del mondo. Situazione che continua a provocare impatti sulla salute a livello mondiale, umana, animale e ambientale. L’Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’Avvocato Ezio Bonanni, si schierano da anni dalla parte delle vittime da esposizione e portano avanti battaglie per sensibilizzare la popolazione e le istituzioni sulla necessaria immediata bonifica dei siti contaminati. Una procedura ancora lontana se si pensa che l’amianto è ancora prodotto in alcuni paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo. Nonostante l’alto numero di vittime, l’economia dell’amianto è ancora una colonna portante dell’industria.

L’amianto nel mondo

Nonostante sembra incredibile, viste le normative a riguardo, l‘amianto non è vietato in tutto il mondo. Ogni anno vengono ancora prodotte tonnellate di amianto in Russia, la metà delle quali utilizzate in Cina e India. Anche la Cina e il Kazakhstan estraggono notevoli quantità di amianto. Il Brasile e il Canada, pur essendo stati grandi produttori, hanno messo al bando questo minerale, rispettivamente nel 2017 e nel 2018.

Quali sono i rischi dell’amianto

I primi usi dell’amianto risalgono all’antichità, per poi ricoprire un ruolo importante durante la prima rivoluzione industriale. Per le sue caratteristiche, come resistenza al calore, bassi costi, flessibilità, capacità di legare con altri materiali e capacità di isolamento termico, è stato ampiamente utilizzato. Si legge, ad esempio, che nel 1975, questo materiale venire impiegato quasi completamente per prodotti cementizi. Nonostante le normative internazionali in materia di amianto, l’amianto viene ancora applicato in alcuni paesi, come Brasile, Canada, Zimbabwe e anche Cina, India, Kazakistan e Ucraina. Questi ultimi, tra l’altro rientrano tra i maggiori utilizzatore. Nel 2005, in Europa, ne è stato abolito l’uso, così come in Italia già dal 1992. Purtroppo, tutto questo, fa comprendere che, finché non verrà completamente abolito e smaltito, i rischi per la salute continueranno a presentarsi. Ricordiamo che, i primi sintomi possono verificarsi anche a distanza di cinquant’anni dall’ultima esposizione.

L’aspetto economico dell’amianto

materiali sostitutivi amianto
gru, lavori in corso, materiali sostitutivi amianto

L’amianto, o asbesto, ampiamente utilizzato in passato per le sue proprietà e i suoi bassi costi, attualmente è illegale. Dopo la messa al bando, con la Legge 257 del 1992, in Italia è vietato l’utilizzo, la commercializzazione e la produzione di questo minerale. Ma, se tutti ormai sappiamo che l’unica soluzione per eliminare completamente l’asbesto dal nostro paese, annullando così il rischio di contrarre patologie asbesto correlate, è la bonifica, perché non attivarsi e renderla obbligatoria. Di seguito, tutto quello che c’è sa sapere anche sull’aspetto economico legato all’amianto.


Amianto e bonifica

Tra abitazioni, scuole, luoghi di lavoro e ospedali, è lo stesso Istituto Superiore di Sanità, a sottolineare la pericolosità dell’amianto e l’importanza nel rimuoverlo e smaltirlo il più velocemente possibile. Secondo l’Istituto, la panoramica sull’amianto è preoccupante. Sono circa 80 mila le persone che perdono la vita a causa dell’esposizione alle polveri di amianto. Solo nel 2020, lo stesso Osservatorio Nazionale Amianto, che da anni si schiera dalla parte delle vittime, parla di 7 mila decessi per patologie legate all’esposizione di fibre. Dati allarmanti, ma assolutamente in linea con i quasi 51 mila edifici pubblici presenti nel nostro paese, ancora contenenti amianto.

Bonifica amianto: l’aspetto economico

La salute, umana, animale e ambientale, non ha prezzo. Certo, la logica e il buon senso ci porta a pensare che questa affermazione sia scontata, ma, a quanto pare non è così. Tra le motivazioni principali legate al rallentamento della bonifica da amianto, sicuramente influiscono anche le esigue discariche idonee allo smaltimento presenti nel nostro paese. Una condizione che comporta anche un notevole aumento dei costi legati allo smaltimento e ai tempi della rimozione di questo materiale killer.

Tipologie di rimozione amianto

L’amianto è ormai presente in moltissimi luoghi, causando conseguenze e impatti sul terreno, nelle acque e nell’aria. I processi legati alle tecniche di decontaminazione possono essere diversi, in base ai costi da sostenere. Si parte dalla soluzione più economica, ma anche di breve durata, che è l’incapsulamento. L’intervento consiste nell’utilizzare, sempre da parte di personale esperto, materiali impregnanti che ricoprono la superficie impedendo così il rilascio di fibre pericolose per la salute umana. Chi opta per questa tipologia di soluzione deve provvedere a far controllare periodicamente la zona interessata. Una via di mezzo è il confinamento dell’amianto, un metodo meno economico rispetto al precedente ma con una sicurezza maggiore in termini di durata. Infine, il metodo più sicuro e definito, è sicuramente la bonifica, cioè la rimozione. È il più costoso, ma il più sicuro. Anche perchè ricordiamo che non esiste una soglia di esposizione al di sotto della quale il rischio di ammalarsi si annulla. Una volta rimosso il materiale deve essere smaltito in una delle discariche idonee al trattamento di rifiuti speciali.

Estrazione amianto e impatto economico

Ma, quanto costa smaltire l’amianto? In media, si parla di circa 15 euro al metro quadrato. Anche se poi, ogni preventivo, deve essere valutato in base a diversi aspetti del lavoro da svolgere. Come: quanti metri quadrati devono essere smaltiti, la messa in sicurezza degli operai, la tipologia della copertura da rimuovere, le dimensioni e il costo del trasporto.

Bonifica amianto incentivi

Ma, vista l’importanza della rimozione e smaltimento dei questo materiale killer, lo Stato mette a disposizione dei contributi per agevolare coloro che decidono di ricorrere alla bonifica. Solitamente, si parla di Bonus Eternit 50% e Superbonus 100%.