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“Per risolvere il problema amianto serve lo Stato”

problema amianto, parla giampiero cardillo
problema amianto, parla giampiero cardillo

«Bisogna trovare una soluzione al problema amianto, non rivolgersi solamente ai tribunali». Queste sono le parole del generale dei Carabinieri in congedo, Giampiero Cardillo, da anni componente del comitato scientifico dell’Osservatorio Nazionale Amianto e responsabile del dipartimento “Progettazione per la Pianificazione e lo Sviluppo del territorio” dell’ONA.

Risolvere l’emergenza amianto è infatti urgente, dato che il periodo di latenza delle patologie asbesto correlate è di circa 40 anni dall’esposizione. Un passo avanti oggi sarebbe quindi importante anche e soprattutto per le future generazioni. Tuttavia non si riesce a sintetizzare una soluzione comune e uniforme per tutto il territorio nazionale.

«Sarebbe un’ennesima sconfitta per i morti, i malati, le famiglie colpite dall’amianto se la questione si colorasse ancora di una o un’altra tinta politica, magari a fasi alterne maggioranza/opposizione – dichiara Cardillo -. Sia in mano all’opposizione del momento, sia in mano al governo in carica, l’ONA ha contato e scontato finora mille promesse e poca sostanza, tanto da dover continuare a combattere duramente nei tribunali. E si continua a morire e soffrire a migliaia. Ogni anno.

L’ONA sogna da anni di uscire dai tribunali per entrare in stanze dove politica e amministrazione di ogni colore possano ragionare assieme, sotto l’unica bandiera di tre colori, quella italiana, che è anche quella della solidarietà, della sussidiarietà, della verità. Per debellare assieme questo comune nemico con l’unica ricetta possibile: ottime leggi chiare, ottima amministrazione territoriale della salute, del rifiuto, della tecnica operativa, del sostegno a chi è colpito dal danno incurabile».

Risolvere il problema amianto con la ricerca

Per trovare una soluzione comune e definitiva occorre incentivare la ricerca medica e tecnologica. Quest’ultima, in particolare, può servire a trasformare l’amianto ancora presente nel nostro Paese in altri materiali non pericolosi.

Un’iniziativa di questo tipo è quella compiuta dal professore Norberto Roveri, direttore del Laboratorio di Strutturistica Chimica Ambientale e Biologica (LEBSC) all’Università di Bologna. I ricercatori del LEBSC, nel 2002, hanno messo a punto fibre sintetiche di amianto geomimetico, cioè con caratteristiche chimico-fisiche che copiano il materiale geologico naturale, senza però essere tossiche poiché non contaminate da metalli estranei come il ferro. Questa scoperta ha poi permesso di capire come poter denaturare e distruggere le fibre di amianto naturale.

Ciò che occorre è solo il siero esausto di latte, anch’esso un rifiuto pericoloso. Con questo processo, brevettato dal Chemical Center in Italia e poi esteso a livello europeo, si ottiene prima la rimozione della componente cementizia delle lastre in eternit grazie all’acidità del siero di latte. Poi si ha la completa liberazione delle fibre di asbesto, che vengono distrutte completamente con un processo idrotermale a 180 °C. Il tutto avviene in immersione nel siero di latte, così da eliminare qualsiasi possibilità di immissione di fibre di amianto nell’aria.

Per effettuare questo processo possono essere utilizzati anche altri rifiuti alimentari acidi, come avvenuto in impianti di prova presenti in alcune regioni d’Italia. Tra questi ci sono i rifiuti acidi della viticultura, della spremitura delle olive, della lavorazione dei pomodori e della produzione di birra.

Cardillo: “o il tribunale o una politica efficiente”

Eppure, come sottolinea lo stesso Cardillo, tutte queste sperimentazioni non hanno dato luogo ad altro. I ritardi nelle bonifiche continuano. E la legislazione punitiva fa sì che le persone continuino a nascondere l’amianto in cantina invece di rimuoverlo e smaltirlo correttamente.

«Nei tribunali non c’è la soluzione al problema. Serve lo Stato – continua Giampiero Cardillo -. E oltre all’intervento pubblico serve anche quello privato, come è successo in Germania o in Spagna. Si può quindi affrontare, per esempio, il problema della Terra dei Fuochi, intervenendo coralmente e mettendo insieme tutte queste iniziative. Bisogna scegliere: o il tribunale o una politica efficiente».

Problema amianto, necessaria la prevenzione primaria

Lo stesso presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, continua a denunciare i ritardi delle bonifiche in Italia, come rivela anche nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022”.

«L’unico modo per fermare la strage causata dall’amianto è la prevenzione primaria, cioè evitare l’esposizione. E ciò può essere realizzato solo quando i siti contaminati saranno bonificati – afferma l’avvocato Bonanni -. È necessaria una transizione ecologica, ma anche etica, morale e sociale».

Per consentire a tutti i cittadini di segnalare la presenza di aree a rischio e contribuire alla mappatura e allo smaltimento dei materiali cancerogeni l’ONA ha istituito l’App Amianto.

Amianto nelle case popolari a Milano: ancora niente bonifica

case popolari di milano, problema amianto
case popolari di milano, problema amianto

L’amianto è ancora presente in molti edifici nel nostro Paese, sia strutture pubbliche, come scuole e ospedali, sia immobili privati. Era il 2018 quando i residenti delle case popolari a Milano segnalavano la presenza di amianto nell’edificio. A oggi ancora nessuna bonifica è stata effettuata.

Case popolari di Milano: la segnalazione dell’amianto

Ben cinque anni fa si certificò la presenza di amianto in diverse aree degli stabili popolari di Milano, dai solai alle cantine, dalle tubature di scarico dei servizi igienici e a quelle dell’aria circolante nel sottosuolo. Ma, nonostante il tempo trascorso, non è stata effettuata la messa in sicurezza del sito. Tuttora i cittadini restano esposti a gravi rischi per la propria salute.

Infatti le famiglie che vivono in quegli alloggi sono rimasti lì senza che l’amministrazione comunale agisse per tutelarle: bambini, anziani, donne e uomini, continuano a essere esposti al pericolo di sviluppare malattie asbesto correlate.

A porre l’adeguata attenzione a questa terribile situazione è il quotidiano Libero, che riporta l’intervento del capogruppo di Fratelli d’Italia all’interno del Consiglio comunale, Riccardo Truppo, il quale si è recato nelle aree periferiche del capoluogo lombardo e si è confrontato con gli inquilini delle case popolari.

I cittadini abbandonati dalle amministrazioni

I condomini degli stabili popolari di Milano continuano a essere abbandonati dal proprio Comune. Nonostante non abbiano mai smesso di pagare le tasse relative all’abitazione, i loro muri si sgretolino e lo stato di degrado aumenta di giorno in giorno. Con esso cresce il rischio di contaminazione dell’aria e di contrarre gravi patologie, come il mesotelioma.

Come racconta la testata Libero, persino i tecnici incaricati della gestione dei contatori si sono rifiutati di scendere nelle cantine per paura di respirare le particelle di amianto. Per di più, lo stabile ospita anche spazi dedicati a esercizi commerciali, che fino a pochi mesi fa comprendevano anche servizi per l’infanzia.

Costo della bonifica è minore di quello sanitario e sociale

La presenza di questi siti non ancora bonificati fa sì che la strage causata dalla fibra killer non si plachi. L’Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno stimato circa 7mila vittime in Italia soltanto nel 2022.

Le famiglie, spesso abbandonate dalle istituzioni, continuano a essere esposte al pericolo, che può portare a conseguenze fino a 50 anni dalla prima esposizione. Per questo, sebbene l’uso dell’amianto sia illegale dalla legge 257/1992, il picco delle patologie correlate al minerale è previsto per il 2030.

Come spiega l’avvocato Ezio Bonanni in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, l’unico modo per evitare nuove esposizioni sono le bonifiche. I costi di queste sono inferiori rispetto a quelli sanitari e sociali, che ogni anno si spendono per la questione amianto. È quindi importante segnalare i siti contaminati, per provvedere alla mappatura e alla bonifica, e questo è possibile grazie all’App Amianto dell’ONA.

A Lecco, bonificata dall’amianto, un’opera d’arte

opera d'arte Sora
Lecco, opera d'arte bonificata dall'amianto Foto: Lecco news

Per la prima volta è stata effettuata un’operazione unica che ha permesso di bonificare dall’amianto il Teatro della Società di Lecco, salvaguardando l’opera d’arte realizzata nel 1979 sulla volta del soffitto.

Bonificare un’opera d’arte, un intervento unico

«Si tratta di un intervento di recupero unico nel suo genere – sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici e al Patrimonio di Lecco, Maria Sacchi -. L’opera in acrilico si realizzò su uno strato di amianto. Non ci sono esempi simili nella letteratura di restauro. L’obiettivo è stato bonificare l’amianto dal teatro così che alla sua riapertura sia sicuro. Al contempo abbiamo voluto salvaguardare l’opera del Sora».

L’affresco, intitolato “Il teatro della vita“, fu realizzato in acrilico da Orlando Sora, pittore marchigiano, nel teatro della città, risalente a metà dell’Ottocento. In particolare esso si trova nella volta del soffittone, uno dei luoghi della struttura in cui si rilevò l’amianto, oltre al boccascena.

Le varie fasi della bonifica dell’opera d’arte

La restauratrice Antonella Vitiello ha guidato l’intervento. Dopo la messa in sicurezza della zona attigua al soffittone, attuata dai tecnici di Ats, la restauratrice ha effettuato un bendaggio delle figure dell’opera d’arte, per fissare l’apparato acrilico e figurativo. Si sono poi delimitate e staccate dal soffitto. Questa operazione è durata dieci giorni. Le figure sono state isolate e sottoposte ad analisi di laboratorio per verificarne la contaminazione.

Una volta rimosso tutto l’apparato figurativo, i tecnici dell’impresa specializzata hanno provveduto alla bonifica dell’amianto, durante la quale si sostituirono anche alcuni elementi lignei compromessi. Si pose una nuova rete nervometal e si realizzò la base in cocciopesto, un rivestimento impermeabile.

Costruito un nuovo intradosso, la restauratrice ha applicato su di esso nuovamente le figure, nella stessa posizione scelta dall’artista. A essere ricreato ex novo, con l’acrilico, è stato lo sfondo cromatico, con le stesse sfumature, gli stessi colori e lo stesso effetto martellato originale.

«Per gli occhi di chi entrerà nel teatro non si capirà la diversità – continua l’assessore Sacchi -. Tuttavia la diversità ci sarà e, anche se non visibile, è di grandissimo valore perché non ci sarà più amianto nella nostra piccola “Scala” lecchese. Come amministrazione siamo felici di aver raggiunto entrambi gli obiettivi: bonificare dall’amianto e restituire ai leccesi l’opera del Sora».

L’importanza di segnalare e bonificare l’amianto

Scegliere di bonificare dall’amianto la struttura, nonostante le difficoltà riscontrate, è stata sicuramente l’opzione migliore per salvaguardare la salute di tutti gli spettatori.

Purtroppo la fibra killer è ancora presente in diversi edifici pubblici, non solo a Lecce ma in tutta Italia, come testimonia l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia”.

Infatti, alla legge 257/1992, che ha messo al bando l’uso di questo materiale cancerogeno, non è seguita una bonifica su tutto il territorio. Ne consegue che la strage causata dall’esposizione al minerale continua. Secondo il VII Rapporto ReNaM, sono sempre più i casi di mesotelioma, grave patologia provocata solo dall’asbesto. È quindi importante evitare ogni esposizione e segnalare i siti contaminati, anche grazie all’App Amianto.

Condannata INAIL all’indennizzo ex dipendenti Cotral e Alitalia

condanna INAIL- dipendenti cotral e alitalia
condanna INAIL- dipendenti cotral e alitalia

La Corte di Appello di Roma ha condannato l’INAIL a corrispondere a due ex dipendenti di Cotral e di Alitalia, un indennizzo per inabilità permanente, a causa delle malattie professionali con cui convivono ormai da anni. Le placche pleuriche e l’asbestosi sono patologie causate dall’esposizione all’amianto.

Riconosciuto indennizzo per malattia professionale amianto

Il riconoscimento arriva dopo diversi rigetti da parte dell’INAIL delle domande presentate perché fosse riconosciuta la malattia professionale provocata dall’esposizione alla fibra killer.

«L’INAIL, purtroppo, continua ostinatamente a negare il diritto delle vittime di patologie asbesto correlate, che debbono rivolgersi alla magistratura per ottenerne la tutela, al fine di veder riconosciuti i propri diritti – ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, legale dei due operai e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto –. Auspico che adesso l’ente proceda al pagamento delle spettanze nei termini più brevi».

Ex dipendenti Cotral e Alitalia esposti ad amianto

La sentenza ha riguardato due lavoratori. Il primo ha lavorato alla Cotral S.p.A. come manovale, addetto alla pulizia delle stazioni e dei locali tecnologici, dal 1981 al 1989. La sua mansione prevedeva la pulizia dei treni, la manutenzione dei ceppi dei treni e la pulizia dei relativi pezzi. Inoltre, dal 1989 al 1999, ha svolto mansioni di manovratore all’impianto di Magliana.

Il secondo, invece, da luglio del 1995 sino a ottobre del 2014, è stato alle dipendenze di Alitalia S.p.A. all’aeroporto di Roma Fiumicino. Qui era adibito alla gestione di tutte le operazioni di sottobordo all’aeromobile, oltre a supportare anche l’attività di trasporto aereo.

Continua la strage causata dalla fibra killer

L’esposizione ad amianto può avvenire non solo sul luogo di lavoro ma anche in quello di vita. Il minerale cancerogeno è purtroppo ancora presente in abitazioni private e strutture pubbliche, come ospedali e scuole. Denuncia i continui ritardi nella bonifica lo stesso avvocato Bonanni in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022“.

L’ONA è da anni a fianco delle vittime dell’amianto e quelle del dovere. L’esposizione a questo pericoloso cancerogeno causa gravi danni alla salute e patologie neoplastiche, come il mesotelioma.

Oltre ad offrire assistenza legale per il riconoscimento dei propri diritti, aiuta anche nella mappatura dei siti a rischio sul territorio. Infatti ha istituito l’App Amianto proprio per agevolare i cittadini a segnalare le aree contaminate e a evitare ogni possibile esposizione.

Colera in Sardegna? È stato un falso allarme

colera in Sardegna, falso allarme
colera in Sardegna, falso allarme

Tutti con il fiato sospeso per giorni in Sardegna, ma in generale in Italia, per un presunto caso di colera all’ospedale di Cagliari. Sarebbe stato il primo caso dopo circa 40 anni di assenza della malattia.

Il paziente, 71 anni, si era sentito male per alcuni disturbi gastrointestinali ed era stato ricoverato nei giorni scorsi dopo essere passato prima dalla guardia medica del paese. L’uomo è originario di Arbus ed aveva riferito di aver mangiato cozze crude e di curare un orticello vicino casa, ma soffrirebbe anche di una patologia cronica.

Immediatamente era scattate quindi le analisi, sia sulle feci che sugli alimenti coltivati nel giardino, alla ricerca della causa dei disturbi. Ed era stato trovato il Vibrio cholerae, uno dei patogeni che causano il colera.

Colera non confermato: il vibrione era innocuo

Il paziente accusava sintomi da diverso tempo e quando è arrivato in ospedale, a distanza di poche ore dalla terapia, già stava meglio. Dalle analisi è emerso che c’era il vibrione del colera nelle feci, ma non era quello “giusto”.

Tuttavia nel frattempo si era diffuso un certo allarmismo nella regione. La massima allerta era già scattata nella popolazione sul consumo di cibi crudi e nell’utilizzo dell’acqua. Sono queste infatti le principali modalità di trasmissione dell’infezione che porta alla malattia. Ed erano scattati i controlli a tappeto nella zona di provenienza dell’anziano, da parte del Servizio Igiene pubblica della Asl di Sanluri.

Per eliminare ogni dubbio, sul caso è dovuto intervenire l’Istituto superiore di Sanità.

La nota dell’Istituto superiore di sanità

Questa la nota dell’ISS a chiarimento dell’accaduto. “Il ceppo batterico di Vibrio cholerae, inviato dall’Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari, e isolato il 03/07/2023 da un campione di feci di un paziente ricoverato, è stato analizzato dal Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss per effettuare la conferma di diagnosi di colera. La conferma della diagnosi di colera deve essere eseguita secondo le indicazioni della definizione di caso stabilite da ECDC nel 2018, cioè ‘ogni persona che presenti diarrea o vomito e da cui sia stato isolato un ceppo di Vibrio cholerae che presenti gli antigeni O1 o O139 e il gene codificante l’enterotossina o l’enterotossina stessa’.

I risultati delle analisi hanno evidenziato che il ceppo batterico in esame appartiene alla specie Vibrio cholerae, ma non ai sierogruppi che causano colera. Il ceppo ritrovato è abbastanza comune negli ambienti acquatici salmastri e normalmente non provoca sintomi. Pertanto gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive hanno emesso risposta ufficiale per cui non si conferma il caso di colera per quanto concerne il campione in esame”.