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lunedì, Maggio 20, 2024

“Per risolvere il problema amianto serve lo Stato”

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«Bisogna trovare una soluzione al problema amianto, non rivolgersi solamente ai tribunali». Queste sono le parole del generale dei Carabinieri in congedo, Giampiero Cardillo, da anni componente del comitato scientifico dell’Osservatorio Nazionale Amianto e responsabile del dipartimento “Progettazione per la Pianificazione e lo Sviluppo del territorio” dell’ONA.

Risolvere l’emergenza amianto è infatti urgente, dato che il periodo di latenza delle patologie asbesto correlate è di circa 40 anni dall’esposizione. Un passo avanti oggi sarebbe quindi importante anche e soprattutto per le future generazioni. Tuttavia non si riesce a sintetizzare una soluzione comune e uniforme per tutto il territorio nazionale.

«Sarebbe un’ennesima sconfitta per i morti, i malati, le famiglie colpite dall’amianto se la questione si colorasse ancora di una o un’altra tinta politica, magari a fasi alterne maggioranza/opposizione – dichiara Cardillo -. Sia in mano all’opposizione del momento, sia in mano al governo in carica, l’ONA ha contato e scontato finora mille promesse e poca sostanza, tanto da dover continuare a combattere duramente nei tribunali. E si continua a morire e soffrire a migliaia. Ogni anno.

L’ONA sogna da anni di uscire dai tribunali per entrare in stanze dove politica e amministrazione di ogni colore possano ragionare assieme, sotto l’unica bandiera di tre colori, quella italiana, che è anche quella della solidarietà, della sussidiarietà, della verità. Per debellare assieme questo comune nemico con l’unica ricetta possibile: ottime leggi chiare, ottima amministrazione territoriale della salute, del rifiuto, della tecnica operativa, del sostegno a chi è colpito dal danno incurabile».

Risolvere il problema amianto con la ricerca

Per trovare una soluzione comune e definitiva occorre incentivare la ricerca medica e tecnologica. Quest’ultima, in particolare, può servire a trasformare l’amianto ancora presente nel nostro Paese in altri materiali non pericolosi.

Un’iniziativa di questo tipo è quella compiuta dal professore Norberto Roveri, direttore del Laboratorio di Strutturistica Chimica Ambientale e Biologica (LEBSC) all’Università di Bologna. I ricercatori del LEBSC, nel 2002, hanno messo a punto fibre sintetiche di amianto geomimetico, cioè con caratteristiche chimico-fisiche che copiano il materiale geologico naturale, senza però essere tossiche poiché non contaminate da metalli estranei come il ferro. Questa scoperta ha poi permesso di capire come poter denaturare e distruggere le fibre di amianto naturale.

Ciò che occorre è solo il siero esausto di latte, anch’esso un rifiuto pericoloso. Con questo processo, brevettato dal Chemical Center in Italia e poi esteso a livello europeo, si ottiene prima la rimozione della componente cementizia delle lastre in eternit grazie all’acidità del siero di latte. Poi si ha la completa liberazione delle fibre di asbesto, che vengono distrutte completamente con un processo idrotermale a 180 °C. Il tutto avviene in immersione nel siero di latte, così da eliminare qualsiasi possibilità di immissione di fibre di amianto nell’aria.

Per effettuare questo processo possono essere utilizzati anche altri rifiuti alimentari acidi, come avvenuto in impianti di prova presenti in alcune regioni d’Italia. Tra questi ci sono i rifiuti acidi della viticultura, della spremitura delle olive, della lavorazione dei pomodori e della produzione di birra.

Cardillo: “o il tribunale o una politica efficiente”

Eppure, come sottolinea lo stesso Cardillo, tutte queste sperimentazioni non hanno dato luogo ad altro. I ritardi nelle bonifiche continuano. E la legislazione punitiva fa sì che le persone continuino a nascondere l’amianto in cantina invece di rimuoverlo e smaltirlo correttamente.

«Nei tribunali non c’è la soluzione al problema. Serve lo Stato – continua Giampiero Cardillo -. E oltre all’intervento pubblico serve anche quello privato, come è successo in Germania o in Spagna. Si può quindi affrontare, per esempio, il problema della Terra dei Fuochi, intervenendo coralmente e mettendo insieme tutte queste iniziative. Bisogna scegliere: o il tribunale o una politica efficiente».

Problema amianto, necessaria la prevenzione primaria

Lo stesso presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, continua a denunciare i ritardi delle bonifiche in Italia, come rivela anche nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022”.

«L’unico modo per fermare la strage causata dall’amianto è la prevenzione primaria, cioè evitare l’esposizione. E ciò può essere realizzato solo quando i siti contaminati saranno bonificati – afferma l’avvocato Bonanni -. È necessaria una transizione ecologica, ma anche etica, morale e sociale».

Per consentire a tutti i cittadini di segnalare la presenza di aree a rischio e contribuire alla mappatura e allo smaltimento dei materiali cancerogeni l’ONA ha istituito l’App Amianto.

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