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giovedì, Aprile 16, 2026

Colera in Sardegna? È stato un falso allarme

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Tutti con il fiato sospeso per giorni in Sardegna, ma in generale in Italia, per un presunto caso di colera all’ospedale di Cagliari. Sarebbe stato il primo caso dopo circa 40 anni di assenza della malattia.

Il paziente, 71 anni, si era sentito male per alcuni disturbi gastrointestinali ed era stato ricoverato nei giorni scorsi dopo essere passato prima dalla guardia medica del paese. L’uomo è originario di Arbus ed aveva riferito di aver mangiato cozze crude e di curare un orticello vicino casa, ma soffrirebbe anche di una patologia cronica.

Immediatamente era scattate quindi le analisi, sia sulle feci che sugli alimenti coltivati nel giardino, alla ricerca della causa dei disturbi. Ed era stato trovato il Vibrio cholerae, uno dei patogeni che causano il colera.

Colera non confermato: il vibrione era innocuo

Il paziente accusava sintomi da diverso tempo e quando è arrivato in ospedale, a distanza di poche ore dalla terapia, già stava meglio. Dalle analisi è emerso che c’era il vibrione del colera nelle feci, ma non era quello “giusto”.

Tuttavia nel frattempo si era diffuso un certo allarmismo nella regione. La massima allerta era già scattata nella popolazione sul consumo di cibi crudi e nell’utilizzo dell’acqua. Sono queste infatti le principali modalità di trasmissione dell’infezione che porta alla malattia. Ed erano scattati i controlli a tappeto nella zona di provenienza dell’anziano, da parte del Servizio Igiene pubblica della Asl di Sanluri.

Per eliminare ogni dubbio, sul caso è dovuto intervenire l’Istituto superiore di Sanità.

La nota dell’Istituto superiore di sanità

Questa la nota dell’ISS a chiarimento dell’accaduto. “Il ceppo batterico di Vibrio cholerae, inviato dall’Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari, e isolato il 03/07/2023 da un campione di feci di un paziente ricoverato, è stato analizzato dal Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss per effettuare la conferma di diagnosi di colera. La conferma della diagnosi di colera deve essere eseguita secondo le indicazioni della definizione di caso stabilite da ECDC nel 2018, cioè ‘ogni persona che presenti diarrea o vomito e da cui sia stato isolato un ceppo di Vibrio cholerae che presenti gli antigeni O1 o O139 e il gene codificante l’enterotossina o l’enterotossina stessa’.

I risultati delle analisi hanno evidenziato che il ceppo batterico in esame appartiene alla specie Vibrio cholerae, ma non ai sierogruppi che causano colera. Il ceppo ritrovato è abbastanza comune negli ambienti acquatici salmastri e normalmente non provoca sintomi. Pertanto gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive hanno emesso risposta ufficiale per cui non si conferma il caso di colera per quanto concerne il campione in esame”.

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