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Tremolite: alla scoperta di un minerale affascinante

Tremolite: minerale di amianto
Tremolite: minerale di amianto

La Tremolite, con la sua storia, rappresenta un affascinante enigma nella tavolozza mineralogica. Risalendo alle sue radici nel XVIII secolo, emerge un intreccio di nomenclature confuse e località enigmatiche, che hanno plasmato il modo in cui percepiamo questo minerale metamorfico comune. Ma la Tremolite nasconde anche un lato oscuro. La sua varietà fibrosa è stata associata all’amianto, un aspetto che ha richiamato l’attenzione sul suo potenziale pericolo. Se inalata o ingerita è infatti altamente nociva e può provocare una serie di patologie asbesto correlate, incluse il nefasto mesotelioma. Scopriamo la sua storia

Val di Tremola
Val di Tremola

Benvenuti a bordo: etimologia incerta della Tremolite

Tremolite. Il suo viaggio inizia con un nome associato a un luogo che non le appartiene. Johann Georg Albrecht Höpfner, nel lontano 1789, battezzò la Tremolite con il nome della Val Tremola, nel massiccio centrale del San Gottardo, Svizzera. Tuttavia, il suo nome originario, “säulenspath“, testimonia la sua antica storia, risalente al 1782, quando Johann Ehrenreich von Fichtel, minerologo ungherese, scoprì campioni in Transilvania, Romania.

Quanto alla Val di Tremola, sorprendentemente, questo minerale non è mai stato rinvenuto lì. 

Moderne indagini hanno svelato che la vera località cui si riferiva il nome non era la Val Tremola, bensì Campolungo, a 14 km più a sud, zona rinomata per la scoperta dei grandi cristalli di corindone nel XIX secolo.

Questa scoperta ha sconvolto le fondamenta della sua storia, mettendo in discussione le radici storiche del suo etimo.

In ogni caso, il nome non è mai stato soggetto ai vari aggiornamenti sulla nomenclatura degli anfiboli, sfidando le tendenze di ridefinizione che hanno caratterizzato altre specie minerali.

Tremolite: classe di appartenenza

Intricata, variegata e talvolta oscura, la sua storia è un racconto affascinante di come la scienza e la geologia abbiano navigato tra nomi, luoghi e identità. 

Essa appartiene alla tremolite-actinolite-ferro-actinolite, una famiglia di anfiboli calcici definiti da parametri chimici e posizioni specifiche degli elementi all’interno della struttura cristallina. 

Caratteristiche della Tremolite

Attualmente, la Tremolite è suddivisa in due specie separate: la Tremolite, con ben 2713 località registrate secondo Mindat (dato del 2020), e la Fluoro-tremolite, con soltanto 10 località censite in Mindat. Tuttavia, si ritiene che la Fluoro-tremolite sia molto più diffusa di quanto indicato dal limitato numero di località catalogate.

La Tremolite è una presenza importante nelle rocce, soprattutto nelle formazioni carbonatiche metamorfizzate come skarn e marmi dolomitici. 

È frequentemente associata ad altri anfiboli e forma una serie continua con l’actinolite.

Il minerale si trova anche nelle rocce ultrabasiche alterate idrotermicamente (serpentinizzate), dove crea aloni fibrosi di contatto e, a volte, cristalli verdi dai colori vivaci. 

In questi ambienti, le varietà fibrose si manifestano insieme alle antofilliti, presentandosi come aggregati fibrosi intrecciati o lamelle di essoluzione. 

La distinzione tra i due minerali è dunque complessa e richiede analisi chimiche dettagliate.

Le varianti della tremolite includono la tremolite cromata, esagonite, byssolite, tremolite occhio di gatto e giada nefrite, ognuna con caratteristiche uniche e preziose nel loro genere.

Tremolite: aspetto

Consistenza e colore del minerale 

La consistenza varia dal granulare al fibroso, ma la sua apparizione sotto forma di cristalli ben formati è un evento raro. 

Può anche presentarsi come pseudomorfosi della Tremolite (l’esistenza di un minerale con la forma esterna di un’altra specie mineralogica) dopo i diopsidi, un fenomeno affascinante nell’evoluzione dei minerali. 

Il colore spazia da tonalità chiare come il bianco, il giallo, il grigio, bluastro e il marrone a colori più vivaci come il verde, il rosa, il lilla e il viola.

Cosa che dipende dalle impurità presenti, come il cromo o il manganese. 

Tuttavia, il colore non è un indicatore affidabile per distinguere la Tremolite da altri anfiboli in ambienti simili. Composizioni ambigue tra anfiboli a base di calcio sono comuni, e spesso più di un anfibolo è presente nella stessa località.

Esplorando le località in cui è più diffusa la Tremolite

Norvegia– Storakersvatnet: la località è rinomata per gli pseudomorfi di tremolite dopo il diopside. Gli affioramenti calcarei mostrano regolari ventagli biancastri di tremolite fibrosa;

Finlandia– Distretto minerario di Outokumpu: la tremolite verde, ricca di cromo, si trova in uno skarn di carbonato/tremolite attorno al margine occidentale di un corpo di peridotite serpentinizzata;

Madagascar– Massiccio di Ibity: si presenta spesso come cristalli euedrali verdi, di buona qualità e talvolta trasparenti.

Kenya– Mangari: associata alla presenza di gemme di corindone, la tremolite si trova in rocce ultrabasiche fortemente alterate, spesso in gneiss di alto grado.

E ancora, Colline Merelani, Monti Lelatema, distretto di Simanjiro, regione di Manyara, Tanzania.

Le miniere di tanzanite di Merelani sono anche una delle riserve più notevoli di tremolite al mondo. La tremolite, ricca di vanadio e probabilmente anche di cromo, è stata scoperta nel 2005.

Le miniere si trovano in rocce metasedimentarie con una storia complessa di metamorfismo, risalente a circa 600 milioni di anni fa, durante l’Orogenesi del Mozambico.

Uno sguardo oltreoceano

Ontario, Canada nel lago Salerno. Qui la Tremolite si presenta come cristalli di diverse sfumature, ma la maggior parte è friabile. 

Il minerale si trova in molti altri siti negli Stati Uniti d’America e ognuno di essi ha la sua storia geologica unica e caratteristiche distintive. 

Le cave e i siti in Connecticut offrono una panoramica della presenza di tremolite nella formazione di Stockbridge. Questo minerale, noto per la sua bellezza e varietà, è stato trovato in diversi contesti e forme, dai cristalli primari agli aggregati a ventaglio e ai pseudomorfi dopo il diopside.

Nel New Jersey, le miniere della Franklin Marble e della Lime Crest Quarry hanno rivelato tremolite associata ad altre specie minerali, come la grafite e la fluorapatite, donando al minerale tonalità diverse e fluorescenze sorprendenti. Anche nelle miniere di New York, come la Selleck Road, si trovano esemplari impressionanti di tremolite, spesso associati a altri minerali come la tormalina e la scapolite.

Fowler, nel nord dello stato di New York, offre poi un aspetto unico: la tremolite qui è particolarmente ricercata per il suo colore variegato, che va dal lavanda al lilla. Questa varietà è conosciuta come esagonite e si trova associata a rocce di talco-tremolite, risalenti a un ambiente marino di deposizione di carbonato.

Un minerale poco apprezzato dai collezionisti 

Tremolite
Tremolite: cristallo

Nonostante la sua presenza diffusa, la Tremolite non è mai stata uno dei minerali più ambiti dai collezionisti. Il suo colore e le fibre cristalline prive di venature non hanno infatti suscitato molta attenzione.

Tuttavia, esistono esemplari particolarmente interessanti, come i cristalli gemmosi verdi della Tanzania o quelli rosa/lilla provenienti dallo stato di New York, USA. Esemplari cristallini eccezionali possono essere trovati altresì nel terreno di Bancroft, in Ontario, Canada.

In rari casi, i cristalli gemmosi provenienti da Tanzania e Canada sono stati utilizzati per realizzare dei monili, ma la Tremolite non è mai salita al rango di “pietra preziosa”.

Troppo rara in qualità, non sufficientemente dura e con caratteristiche di taglio complicate, ha presentato sfide a chiunque cercasse di sfruttarla come pietra preziosa.

Significato della pietra e altre curiosità

La Tremolite è considerata una pietra zodiacale per Gemelli, Bilancia, Scorpione e Pesci, portando con sé simbolismi di pace, realizzazione e armonia.

Il suo significato antico e mistico si collega altresì a simboli di crescita spirituale, saggezza antica e benessere interiore.

La varietà bianca simboleggia la purificazione e la pace interiore, mentre quella verde è legata alla fortuna e all’equilibrio.

In base alla loro colorazione e vibrazione, le pietre sono state inoltre associate a proprietà curative, sia a livello fisico sia emotivo. 

Si dice che le proprietà fisiche di questo minerale abbiano effetti curativi su malattie cardiache, immunodeficienze e visione, mentre a livello emotivo favoriscano la felicità, l’autostima e la resilienza. 

Se a livello simbolico le pietre hanno un “presunto” effetto curativo, è altresì vero che la Tremolite è in realtà un killer invisibile. 

L’amianto: il lato oscuro 

In passato, la presenza di Tremolite, spesso associata al crisotilo, ha generato discussioni e ritardi nelle normative, a causa della difficoltà nel separare le diverse forme di amianto per scopi regolamentari.

Gli sforzi per regolamentarla sono stati ostacolati da una congiunzione di interessi. Le industrie che utilizzavano materiali contenenti tremolite esitavano infatti ad attribuirgli specifichi rischi associati all’amianto, come placche pleuriche, asbestosi e mesotelioma.

Eppure, i dati provenienti da regioni con miniere di crisotilo/tremolite indicavano che anche basse concentrazioni del minerale disperse nell’aria potevano tradursi in elevati livelli nei polmoni, persino in individui senza esposizione professionale. 

Risultato? L’accumulo nei polmoni o nell’addome, ha rappresentato la principale causa di alterazioni genetiche e malattie oncologiche, incluso appunto il mesotelioma, soprattutto tra i minatori. 

Utile precisare che secondo OSHA, non esiste un livello sicuro di esposizione all’amianto in qualunque delle sue forme. Ma per quali scopi si utilizzava il minerale?

Usi della Tremolite nell’industria

La Tremolite presenta una serie di proprietà che la rendono un minerale versatile: resistenza al calore, leggerezza, scarsa conducibilità elettrica, capacità di smorzare il suono e isolante, oltre a prevenire la corrosione. Queste qualità ne hanno fatto un materiale pregiato in svariati campi, tra cui isolamento, coperture, sigillanti e impieghi tessili.

Il minerale è stato utilizzato anche per le pastiglie dei freni, vernici, sigillanti, impianti idraulici e persino talco. 

Prodotti noti per contenere amianto Tremolite e causare malattie correlate includono il borotalco Johnson & Johnson, fortunatamente ritirato dal commercio (almeno nella sua formulazione originale) e i rivestimenti dei soffitti presenti nelle case costruite fino agli anni ’90.

In conclusione, sebbene il minerale abbia una storia affascinante, come recita un saggio proverbio: “se lo conosci, lo eviti”.

Fonti

semanticscholar.org

gemrockauction

Mindat.org

mesothleiomaguide.com

ScienceDirect Topics

Amianto a Pesaro. Bonifica vicino ad un Liceo, già segnalato dall’ONA

Scuola Amianto: 930mila euro per la morte di un’insegnante, pesaro
classe chiusa

Previsti per il nuovo anno i lavori per la rimozione della tettoia in amianto di un appartamento del centro storico vicino al Liceo artistico Mengaroni, a Pesaro. Una situazione grave che rischia di mettere in serio pericolo la salute di studenti e personale che frequentano l’Istituto, oltre degli inquilini e frequentatori dell’edificio. A dare l’allarme è stato un professore del Liceo, segnalando da ben cinque anni il pericolo di amianto a colui che ricopriva allora il ruolo di responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro.

«Quando lavoravo al Mengaroni, ho segnalato alla scuola la presenza di quella tettoia in amianto – racconta il docente Andrea De Biagi al Corriere Adriatico -. Inizialmente ho allertato, mi pare nel 2018, l’insegnante che si occupava delle questioni legate alla sicurezza, il quale ci aveva tenuto anche dei corsi di formazione specifici sull’argomento. Poi, tramite raccomandata, ho contattato direttamente la dirigenza scolastica a fine luglio del 2022».


Amianto, Pesaro: iniziano lavori di bonifica vicino al Liceo Artistico

Con l’anno nuovo si diventa tutti più buoni, o, come in questo caso, più consapevoli. Già, perchè la presenza di amianto nelle scuole, è un problema oggi ancora molto frequente. Basti pensare che in Italia sono ancora moltissime le scuole contenenti questo materiale pericoloso. La segnalazione del docente, avvenuta cinque anni fa, sembrerebbe essere caduta nel dimenticato, se si considera che la prima segnalazione ufficiale che risulta registrata al Comune e alla ASL del territorio risale ad aprile 2023, a firma dell’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione, insieme al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, infatti, si schiera al fianco delle vittime dell’amianto e a favore della bonifica, mettendosi a disposizione dei cittadini, così come nel caso degli studenti e del personale della scuola di Pesaro.

L’ONA al fianco di studenti e personale a rischio, non solo a Pesaro

Sono più di 10 anni che l’Osservatorio Nazionale Amianto dichiara che in Italia, sono più di di 2.400 le scuole contenenti amianto, con 352mila studenti e 50mila insegnanti a rischio esposizione. Si tratta di tutti coloro che hanno frequentato e lavorato presso gli edifici costruiti prima del 1992, vale a dire prima della messa al bando dell’asbesto, e non sottoposti a bonifica.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, già nel 2012, ha presentato un report sui plessi scolastici e universitari a rischio. E, in questi ultimi anni, molto è stato fatto. L’ONA continua il suo impegno per far emergere le condizioni di rischio amianto nelle scuole e nelle università. I singoli cittadini possono segnalare e richiedere la messa in sicurezza di scuoleuniversità e di tutti gli edifici pubblici che presentano amianto nelle fondamenta, sui muri e sui tetti. 

L’ONA e il report sull’amianto nelle scuole

Risale al 2012, il report sui plessi scolastici e universitari a rischio presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. E, in questi ultimi anni, molto è stato fatto ma non basta. L’ONA continua il suo impegno per far emergere le condizioni di rischio amianto. Nelle scuole e nelle università, così come negli edifici, sui posti di lavoro, nelle fabbriche, ecc. L’Osservatorio Nazionale Amianto, tutela tutti coloro che sono stati esposti ad amianto. Garantendo un assistenza medica e legale, oltre che assistenza in caso di previsto risarcimento.

Come fermare la strage da amianto

L’ONA e il suo presidente, lo ripetono da anni: l’unico modo per fermare la strage causata dall’amianto è perseguire la bonifica. L’obiettivo è quello di salvaguardare la salute umana e ambientale, ecco perchè anche i cittadini devono collaborare. Come? Segnalando i siti contaminati grazie all’App Amianto. In alternativa si può chiedere assistenza direttamente all’ONA, chiamando il numero verde 800 034 294.

Vasto, al termine i lavori di rimozione amianto dal capannone comunale

amianto abbandonato Palermo
amianto abbandonato a palermo

L’amianto, nonostante la messa al bando con la Legge 257 del 1992, è ancora un grave problema nel nostro paese. I siti ancora contaminati sono tanti ed è necessario velocizzarne la bonifica. Solo eliminando, in modo corretto, questo materiale, la sicurezza sarà garantita. Le fibre di amianto sono invisibili e prive di odore, dunque, tutti siamo a rischio. Ecco perché, i cittadini e le istituzioni devono prendere in mano la situazione e attivarsi per garantire sicurezza e benessere a cittadini, animali e ambiente. Insomma, per garantire la vita del nostro pianeta. Un altro tassello è stato fatto, grazie all’amministrazione comunale di Vasto che sta portando a termine i lavori di sostituzione della copertura in cemento amianto del capannone comunale, in via San Leonardo.


Vasto: intervento rimozione amianto

Come sappiamo, la rimozione e lo smaltimento dell’amianto devono essere eseguiti rispettando tutte le normative in termini di sicurezza e svolte da personale esperto. L’amianto, durante gli interventi rischia di sgretolarsi e disperdersi nell’aria, mettendo in serio pericolo non solo gli addetti ai lavori, ma tutti coloro che si muovono in quella zona. Dunque, nel caso di Vasto, i lavori sono stati pianificati in modo attento e scrupoloso, fanno sapere il sindaco Francesco Menna e l’assessore ai servizi manutentivi Alessandro D’Elisa. Lo scopo, del resto, è proprio quello di garantire sicurezza e benessere a cittadini e dipendenti.

Quali lavori sono stati eseguiti

Come si legge sulla testata online, zonalocale.it, la scelta di sostituire la copertura con pannelli isolanti ed impermeabili sandwich è stata dettata da un approccio a lungo termine. In linea con le linee programmatiche dell’amministrazione comunale. L’Ingegner Nicola Sciarra, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) del comune, è stato incaricato della progettazione e della direzione dei lavori. Così da garantire una gestione competente e attenta alla sicurezza.
“Abbiamo adottato tutte le precauzioni necessarie durante la rimozione dei pannelli in amianto – dichiara l’Ing. Sciarra – Prima della loro eliminazione, sono stati trattati con appositi prodotti per evitare la dispersione di fibre nocive”.

Importante garantire sicurezza sia durante i lavori che dopo

Sempre l’amministrazione comunale di Vasto fa sapere che, una volta ultimati i lavori, il capannone comunale sarà riconsegnato solo dopo essere sicuri delle condizioni di sicurezza. Saranno, difatti, eseguiti approfonditi controlli per assicurare la piena conformità agli standard di sicurezza e per garantire il corretto riutilizzo della struttura. L’amministrazione comunale si è schierata al fianco dei cittadini, impegnandosi nel tutelare la loro salute e il benessere, dimostrando un costante impegno per la sicurezza e la qualità delle infrastrutture comunali.

L’ONA e l’amianto negli edifici

L’Osservatorio Nazionale Amianto e, il suo presidente, Avvocato Ezio Bonanni, da anni sostengono le vittime dell’amianto e i loro famigliari, sia dal punto di visto medico e legale, ma anche sensibilizzando l’intera popolazione sull’importanza della bonifica. Solo così, si potrà auspicare a un futuro senza amianto e in sicurezza. Dunque, fino a quando questo non avverrà, ogni singolo cittadino deve impegnarsi e segnalare la presenza di amianto. Come? Attraverso la piattaforma Guardia Nazionale Amianto.

Fotovoltaico gratis al posto dell’amianto

fotovoltaico commissione europea
contributi fotovoltaico ok commissione europea

Dal 2024 le imprese che decideranno di installare un impianto fotovoltaico sul proprio tetto, avranno la possibilità di eliminare l’amianto in maniera gratuita. 

Ad offrire questa possibilità è un’altra impresa, la Gift Solutions di Padova, che lo ha annunciato in occasione di un evento organizzato sul tema dei modelli di riqualificazione delle zone industriali.

Via l’amianto: arriva l’impianto fotovoltaico

In pratica la società – attraverso il servizio denominato FV Cloud – “regala” l’impianto fotovoltaico e sostituisce gratuitamente l’amianto sul tetto dell’impresa idonea. In cambio, il risparmio generato sarà riconosciuto dall’impresa alla Gift per 10 anni, ma nel frattempo l’azienda risulterà riqualificata e amianto free. Non solo: per i successivi 20 anni potrà beneficiare di energia pulita gratuita.

Non ci sono incentivi da richiedere né finanziamenti da ottenere. Per beneficiare di questa opportunità, alle imprese interessate basterà disporre di planimetrie, visura aziendale e bollette dell’ultimo anno. Questa documentazione permetterà di verificare se esiste la possibilità di rimuovere l’amianto ed allo stesso tempo installare l’impianto fotovoltaico.

Riqualificazione industriale e neutralità climatica

L’evento sulla riqualificazione industriale era organizzato dall’associazione Padova Europea. Quest’ultima è un’associazione che promuove attività di approfondimento e di aggregazione sociale per avvicinare i cittadini alla vita politica e istituzionale. Il suo obiettivo è sviluppare proposte e contenuti che avvicinino la realtà locale ai migliori standard delle politiche pubbliche europee, con una visione riformista e innovatrice.

Il progetto della Gift Srl invece si inserisce nel contesto più ampio che vede la città di Padova tra le 9 città italiane selezionate dalla Comunità Europea per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2030. Per dieci anni, con l’installazione gratuita di un MW di impianti, il risparmio si condivide con l’installatore, poi l’impianto resta all’azienda beneficiaria. E quest’ultima per altri 20 anni potrà beneficiare di energia pulita gratuita.

Il progetto è infatti partito proprio da Padova. Poi si è allargato nel 2023 anche per le aziende ricadenti nelle province di Bologna, Vicenza e Verona.

Benefici del fotovoltaico per le imprese

In generale i benefici del fotovoltaico per le imprese sono molteplici. Innanzitutto un notevole risparmio in bolletta per l’utilizzo di energia solare anziché restare dipendenti dalle fonti energetiche tradizionali; il solare infatti consente di generare elettricità propria in modo autonomo.

L’indipendenza energetica, inoltre, può risultare particolarmente utile in caso di interruzioni dell’alimentazione elettrica generale o in situazioni di instabilità. 

Le aziende che usano fonti rinnovabili e pulite di energia possono anche beneficiare della valorizzazione dei loro immobili. Tali edifici infatti possono diventare più appetibili sul mercato immobiliare. Ultimo, non per importanza, l’utilizzo di energia solare può migliorare l’immagine aziendale, dimostrando l’impegno verso pratiche sostenibili e responsabili dal punto di vista ambientale. Questo può essere un vantaggio perché può determinare un’opinione positiva dei clienti e dei partner commerciali e contribuire fattivamente alla riduzione delle emissioni di carbonio.

ONA contro l’amianto e per le bonifiche

L’associazione ONA è attiva senza sosta nella lotta contro l’amianto e per sollecitare le bonifiche sul territorio. Costantemente inoltre aggiorna la mappatura attraverso l’App Amianto, a cui chiunque può inviare segnalazioni.

“È necessario accelerare con le bonifiche – afferma l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – che dopo 30 anni dalla legge che ha vietato il minerale killer sono fortemente in ritardo. Occorre evitare nuove esposizioni e altri morti. L’amianto è ancora presente in Italia in oltre un milione di siti e micrositi”. L’amianto provoca ancora numerosi morti ogni anno, come riporta il Libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto sostiene da sempre le vittime dell’amianto e non solo. Numerose infatti sono anche le vittime di tutti glialtri agenti cancerogeni. Tutti gli interessati ad informazioni o a una consulenza gratuita in materia ambientale e di salute, possono richiederle chiamando il numero verde gratuito 800.034.294.

Fibrocemento ecologico VS amianto

microcemento ecologico vs amianto
microcemento ecologico vs amianto

Cosa si realizza in fibrocemento ecologico

Le lastre in fibrocemento ecologico rappresentano un prodotto di punta del settore, l’impasto è miscelato con fibre naturali o polimeriche, di queste tra le più utilizzate ricordiamo le fibre ecologiche in PVA.

Fibre in PVA

Nel caso delle fibre in PVA (polivinilalcool), si utilizza un materiale monofilamentoso che si aggiunge al cemento; gli operatori inseriscono poi le fibre in PVA tridimensionalmente dall’alto all’interno alla massa cimentizia.

La principale caratteristica di queste fibre è la loro forte coesione con la matrice cementizia: in caso di rottura del manufatto, la fibra resta fortemente ancorata al cemento. A differenza delle fibre di amianto, quelle di PVA possono allungarsi fino al 10% della loro lunghezza.

Fibre naturali di origine vegetale

La produzione di fibrocemento utilizza anche fibre di origine vegetale.

Queste fibre derivano da fonti rinnovabili, costano meno delle fibre polimeriche, hanno un impatto completamente ecologico e risultano riciclabili. La ricerca e lo sviluppo continuo delle fibre vegetali ampliano costantemente il loro impiego nel settore edile e nella produzione di manofatti in fibrocemento.

Differenze tra fibrocemento ecologico e amianto

L’utilizzo più popolare dell’amianto come rinforzo del cemento è stato senz’altro rappresentato dai pannelli ondulati per coperture, anche chiamati eternit sposando il nome del produttore.

Queste erano una soluzione molto conveniente, erano impermeabili e fortemente isolanti.

La produzione delle lastre in amianto fu realizzata a partire dal 1901 con macchine Hatschek, autore del cemento – amianto.

Balangero (TO) rappresentò la principale miniera a cielo aperto europea, fattore che influì in maniera determinante sui costi di approvvigionamento del materiale in quanto i costi del trasporto risultavano ridotti.

Ecco allora come in cemento – amianto si realizzassero coperture, tubazioni, vasche per l’acqua potabile, furono tra i principali manufatti impiegati, mentre l’amianto era unito al cemento per formare la malta con cui si ricoprivano le tubature dell’impianto di riscaldamento.

Un altro vantaggio dell’impiego delle coperture in amianto era la lunga durata, quasi 20 anni.

Oggi, come sappiamo, l’amianto non si utilizza più perchè è stato messo al bando; le fibre che lo sostituiscono, come abbiamo evidenziato, rendono i manufatti e ole opere edili più resistenti. Il fibrocemento ecologico non solo esclude l’amianto, ma indica anche un materiale prodotto con un processo a bassissimo impatto ambientale e completamente riciclabile.

Dove troviamo il fibrocemento

Questo materiale vede un largo impiego nell’edilizia moderna.

Il fibrocemento ecologico ha una vita media utile dichiarata di circa 15 anni.
Gli intonaci fibra-rinforzati sono impiegati sia nella realizzazione di nuovi intonaci, sia nella ristrutturazione di parti d’intonaco esistente.

L’impiego del fibrocemento ecologico si individua principalmente nelle lastre piane così come comignoli e canalette di scolo dell’acqua.

Questa tipologia di lastre si destinano al rivestimento di facciate esterne o pareti interne e sono disponibili in diversi colori, con una buona resistenza alle radiazioni UV.

Si realizzano in diversi profili: ondulate tradizionali, per coperture alla romana con una parte piana, per tetti alla francese e piane.