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Nipote vittima amianto risarcito: affezionato al nonno

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Il Tribunale di Genova ha condannato il ministero della Difesa a risarcire i familiari di un dipendente civile della Marina Militare di La Spezia, tra i quali anche il nipote.

Operaio morto per amianto: danni al nipote

Il risarcimento di 700mila euro è stato così diviso. La vedova dell’operaio riceverà 235mila euro. Ai due figli spetteranno, invece, 195mila euro ciascuno. Il giudice ha poi considerato che anche il nipote fosse molto legato al nonno e alla nonna che lo avevano accudito per anni. Per questo, anche se di solito il risarcimento spetta alla vedova e ai figli, ha avuto diritto al risarcimento dei danni. Avrebbe potuto avere al fianco il nonno molti anni in più, se la patologia asbesto correlata non lo avesse portato via prematuramente.

Il tribunale di La Spezia, come scrive l’Ansa, aveva già condannato il ministero a riconoscere alla famiglia 100mila euro. Ora saranno risarciti tutti i danni, anche quello subiti per la morte dell’uomo, dal nipote.

Il lavoratore era stato in servizio presso la base di La Spezia dal 1958 fino a quando era arrivato il momento della pensione, nel 1994. La diagnosi del tumore amianto correlato è arrivata nel 2016. Poco dopo l’operaio morì.

Gli effetti dell’amianto sulla salute

Il tribunale ha riconosciuto l’asbesto come la causa del cancro. Una storia simile, purtroppo, a tante altre. Le patologie asbesto correlate sono molteplici e diverse sono molto gravi. Tra queste c’è il mesotelioma, tumore della pleura, ma anche il tumore del polmone. Come quello della faringe, della laringe, dello stomaco, delle ovaie e del colon.

L’amianto causa anche l’asbestosi e le placche pleuriche. Dal 1992, anno della messa al bando del minerale killer, secondo il VII rapporto ReNaM, sono oltre 31mila le vittime soltanto del mesotelioma. Secondo l’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, vanno conteggiati anche i decessi causati dalle altre patologie che abbiamo descritto. La scia di dolore delle famiglie che perdono i loro cari a causa del minerale cresce quindi e si presenta in tutta la sua gravità.

Tanti operai e anche alcuni loro familiari esposti indirettamente alle fibre di amianto sono stati colpiti. Ora però, a distanza di 30 anni dalla messa al bando per legge, a contrarre patologie asbesto correlate sono anche persone che non hanno mai lavorato il minerale. Questo perché non ci sono state le bonifiche e l’amianto è ancora presente sul territorio italiano. Negli edifici pubblici e privati, nelle discariche abusive, in tante aziende ancora. Per questo l’Ona insiste perché vengano effettuate le bonifiche e ha realizzato anche una App. Attraverso questa i cittadini possono segnalare i siti ancora contaminati, contribuendo così ad aggiornare la mappatura.

Amianto: Fincantieri condannata al risarcimento danni

Fincantieri condannata
Fincantieri

Il Tribunale di Ancona ha condannato Fincantieri S.p.A., azienda italiana operante nel settore della cantieristica navale, al risarcimento dei danni provocati ai familiari di un dipendente. Per più di trent’anni, l’operaio e carpentiere aveva lavorato nei cantieri di Ancora dell’azienda, esponendosi ogni giorno all’amianto a bordo delle navi in costruzione.

L’esposizione causò alla vittima l’asbestosi, patologia tipicamente correlata alla fibra killer, che ha poi portato allo sviluppo di un grave carcinoma polmonare, il quale lo ha condotto alla morte nel 2017. La famiglia si è quindi rivolta all’Osservatorio Nazionale Amianto per ottenere giustizia.

Fincantieri condannata, la battaglia legale

La difesa legale del presidente dell’associazione, l’avvocato Ezio Bonanni, ha permesso, prima di tutto, il riconoscimento da parte dell’INAIL della rendita in favore della vedova, insieme al Fondo Vittime Amianto.

Poi ha chiesto alla Fincantieri S.p.A. il risarcimento del danno, in quanto responsabile della morte dell’operaio. Il Tribunale di Ancona ha così riconosciuto alla moglie 224mila euro di risarcimento, cifra che comprende sia i danni richiesti come erede sia quelli sofferti personalmente. Ai due figli invece sono stati liquidati 183.500 euro ciascuno. Infine ai quattro nipoti spettano 12mila euro ciascuno.

«Purtroppo in sede civile c’è sempre della resistenza a risarcire il danno – commenta l’avvocato Bonanni -. È un fatto grave perché una vittima non può ottenere il risarcimento subito, durante la malattia, in un momento in cui ne avrebbe più bisogno».

Fincantieri condannata per violazione misure di sicurezza

L’azienda ha tentato di negare le sue responsabilità. Così, in corso di causa, sono stati sentiti i pochi colleghi di lavoro del defunto rimasti in vita. Purtroppo infatti molti sono deceduti a causa del mesotelioma e delle altre patologie asbesto correlate.

Questo è accaduto perché l’amianto si utilizzò senza restrizioni nel cantiere navale. Infatti tutte le mansioni svolte richiedevano la presenza dei lavoratori a bordo delle navi in costruzione, esponendoli alle fibre di amianto. L’esposizione era sia diretta, derivante dall’amianto manipolato o lavorato direttamente, sia ambientale, cioè indotta da operazioni inquinanti svolte in zone vicino la nave. Inoltre l’operaio e i suoi colleghi erano privi delle maschere protettive.

«Siamo di fronte all’ennesima condanna a carico di Fincantieri – ha dichiarato l’avvocato Bonanni -. Non si comprendono le ragioni per le quali abbia continuato a utilizzare amianto ancora negli anni ’90, prima della messa al bando con la L. 257/92, e come abbia potuto omettere di informare le maestranze che questo minerale fosse un killer, capace di provocare morte, come purtroppo si è verificato. Sono state violate tutte le misure di sicurezza».

L’ONA assiste tutte le vittime dell’amianto

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, da anni tutela le vittime dell’amianto, fornendo assistenza medica e tutela legale. L’amianto purtroppo continua a mietere vittime in Italia, come confermano i dati del VII Rapporto ReNaM. A questi casi di mesotelioma riportati si devono poi aggiungere tutti quelli riguardanti le altre patologie da amianto.

«Le malattie da amianto sono ancora sottostimate – continua l’avvocato Ezio Bonanni -. Ci sono una serie di tumori che sono molto sottostimati rispetto all’entità effettiva del danno che l’amianto ha provocato agli operatori dei cantieri navali e di altre aziende».

Per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, le vittime dell’amianto possono rivolgersi all’associazione al numero verde 800 034 294 e chiedere l’assistenza.

Il progetto ARRDIA per prevenire le patologie da amianto

progetto ARRDIA - ospedale nuoro (ANSA)
Ospedale San Francesco di Nuoro (Foto: ANSA)

Prevenire l’insorgenza di patologie da amianto in lavoratori che sono stati esposti alla fibra killer è l’obiettivo del progetto ARRDIA. Ad aderire all’iniziativa di livello mondiale “Asbestos Related Respiratory Diseases in Industrial Areas” è anche l’ASL di Nuoro, in Sardegna.

L’azienda sanitaria locale nuorese ha deciso infatti di sottoporre circa ottanta soggetti residenti nel territorio a una serie di test per individuare marcatori precoci di questa tipologia di malattie. Le patologie da amianto purtroppo compromettono di molto la qualità della vita delle vittime e, in alcuni casi, possono provocarne il decesso. Per questo è importante giungere a una diagnosi precoce e ottenere cure tempestive e specifiche. I primi risultati di questi test saranno pronti entro settembre o ottobre.

La Sardegna aderisce al progetto ARRDIA

Il progetto ARRDIA è proposto, su scala regionale, da Roberto Cherchi, il direttore della struttura di chirurgia toracica dell’ARNAS Brotzu di Cagliari. Invece, nell’ambito della sperimentazione alla ASL di Nuoro, fondamentale è stato il contributo del centro di Ematologia dell’ospedale San Francesco e del laboratorio specialistico annesso all’Unità Operativa Complessa di Ematologia e Centro Trapianti di midollo osseo.

L’iniziativa è stata finanziata con la Legge Regionale n. 7 del 7 agosto 2007 “Promozione della Ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in Sardegna”, grazie a fondi europei gestiti dal settore sanità dell’assessorato regionale alla programmazione. Ha poi il sostegno della cattedra di Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Cagliari, del Centro di ricerca del Parco scientifico e tecnologico della Sardegna (CRS4) e della Fondazione “Centro Servizi alla Persona” di Villamar.

In che cosa consiste il progetto ARRDIA?

Lo studio su cui si basa il progetto ARRDIA vuole approfondire le conoscenze e le conseguenze degli effetti dell’amianto sulla salute umana. Infatti la semplice inalazione o ingestione di queste fibre può provocare fenomeni infiammatori, che possono poi causare gravi neoplasia, come il mesotelioma. E queste conseguenze, spesso fatali per l’uomo, possono comparire anche a trent’anni dall’esposizione.

A oggi, però, non esiste una tecnica scientifico-diagnostica in grado di individuare queste patologie in fase precoce, quindi guaribile. Il progetto ARRDIA ha invece proprio questo obiettivo. Poter giungere a una diagnosi il prima possibile fa sì che i lavoratori o i cittadini accidentalmente esposti possano essere sottoposti tempestivamente alle adeguate cure.

L’azione dell’ONA per contrastare le patologie da amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto è da sempre in prima linea per contrastare gli effetti nefasti dell’amianto. Da anni incentiva la ricerca medica perché possa ideare terapie sempre più efficaci su queste particolari patologie da amianto, soprattutto il mesotelioma. Lo stesso presidente dell’ONA, l’Avv. Ezio Bonanni, ha sintetizzato tutte le informazioni su questa grave malattia, così da poter assistere vittime e familiari, in “Come curare e sconfiggere il mesotelioma ed ottenere le tutele previdenziali e il risarcimento danni”.

L’associazione e il presidente ribadiscono però che l’unico modo per eliminare ogni possibile danno per la propria salute è ridurre il rischio esposizione a zero. Ciò è possibile solo attraverso la prevenzione primaria e la bonifica dei siti contaminati. Così l’ONA ha istituito l’App Amianto, attraverso il quale ogni cittadino può segnalare la presenza di aree a rischio e contribuire alla loro mappature e messa in sicurezza.

Summer School per lo sviluppo sostenibile

summer school sviluppo sostenibile
icona sostenibilità summer school sviluppo sostenibile

Stili di vita per lo sviluppo sostenibile“, è una Summer School per studenti universitari, che consente di acquisire “conoscenze multidisciplinari e competenze trasversali per affrontare le sfide della complessità, della sostenibilità e della transizione digitale, in linea con gli obiettivi del PNRR e le richieste del mondo del lavoro“.

Ad organizzarla è l’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale. L’evento si svolgerà nella sede del Castello angioino di Gaeta dal 30 agosto al 9 settembre 2023. Le iscrizioni sono aperte fino al 18 agosto e la frequenza è gratuita. Il corso è gestito dal Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute dell’Ateneo di Cassino, ed è coordinato dalla prof.ssa Floriana Ciccodicola.

Biologia, economia e sociologia per la sostenibilità

Il corso della Summer School è riservato a 50 studenti regolarmente iscritti all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Il corso consente di acquisire 18 CFU (crediti formativi universitari), ed inoltre una certificazione Open Badge (attestato digitale delle competenze acquisite, riconosciuto a livello internazionale). La Summer School è organizzata nell’ambito delle attività di Technopole Roma, che – spiega Unicas – “è il nuovo ecosistema di innovazione per lo sviluppo sostenibile che alimenta il filone della ricerca, della formazione e dell’innovazione della Regione Lazio e che coinvolge sette Università, Enti e pubblici e privati, gruppi industriali e imprese“.

L’evento si articola in un percorso che attraversa diversi campi disciplinari: sono infatti contemplate, in maniera integrata, biologia, economia, fisiologia, geologia, psicologia e sociologia. L’obiettivo del corso è promuovere lo sviluppo di una dimensione formativa interdisciplinare, “contribuire alla crescita di una cultura dello sviluppo sostenibile e all’adozione di corretti stili di vita da parte degli studenti, che ne diventeranno ambasciatori nelle loro comunità e nelle reti sociali cui partecipano“.

Borse di studio per la partecipazione alla Summer School

unicas summer school

Unicas mette a disposizione 24 borse di studio a copertura delle spese di soggiorno per tutta la durata del corso.

In prima istanza, le borse di studio saranno destinate alle nuove matricole, e gli studenti verranno ospitati nella Foresteria del Castello di Gaeta. Saranno dunque assegnate in base all’ordine di arrivo della domanda di iscrizione. In subordine, in base agli studenti iscritti al I anno, in base al voto del diploma di maturità; e poi agli studenti iscritti agli anni successivi al I di una Laurea triennale, o di una Laurea magistrale, dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, in base alla media ponderata degli esami sostenuti. Tutte le informazioni dettagliate sono contenute nel bando di partecipazione.

Bonanni: “Non è sufficiente l’accordo raggiunto in Europa”

bonanni accordo in Europa
L'avv. Bonanni «Ogni vittoria legale rappresenta un passo avanti verso la giustizia per coloro che hanno sofferto»

Il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto un accordo con il Parlamento per rafforzare la protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione all’amianto. La direttiva UE sull’amianto sancisce, infatti, la riduzione del limite di soglia di esposizione da 0,1 fibre per centimetro cubo (f/cm³) a 0,01 f/cm³, perciò di dieci volte inferiore.

«Questo non basta, date le esposizioni del passato -dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto-. Il numero di vittime è in crescente aumento».

A preoccupare dell’accordo, oltre la soglia, sono i tempi

Sebbene le istituzioni europee abbiano abbandonato quella timidezza che assecondava le esigenze dell’industria delle lobby, lo sforzo sembra non bastare.

«Sono anni che ribadisco come la soglia minima sia soltanto una situazione di compromesso con l’industria –continua l’avvocato Bonanni –. È un’ancora di salvezza per l’industria dell’amianto, tenendo conto che in altri Paesi europei la messa al bando è arrivata in ritardo rispetto all’Italia. Per esempio, in Ucraina, l’amianto è stato messo al bando solo nel 2020. Tutti gli edifici sono stati costruiti con amianto. Ora le bombe li stanno sbriciolando. Quindi le soglie sono una foglia di fico per cercare di nascondere l’effettiva lesività dell’amianto, anche a bassissima dose. Con il Procuratore Guariniello e con scienziati e tecnici, riuniti nella Commissione dall’allora ministro dell’Ambiente Costa, abbiamo lavorato per un nuovo testo di legge qui in Italia, purtroppo senza esito».

A preoccupare maggiormente sono i tempi di realizzazione degli obiettivi perseguiti dall’accordo. Gli Stati membri dispongono di ben due anni per introdurre il nuovo livello massimo di esposizione di 0,01 f/cm³ e di addirittura sei anni per introdurre la microscopia elettronica, strumento di misurazione più sensibile utilizzato per rilevare i livelli di amianto sul luogo di lavoro.

L’esposizione ad amianto in Europa cresce

Eppure l’emergenza amianto in Europa continua a mietere vittime. L’Unione europea ha messo al bando l’uso dell’eternit nel 2005, tuttavia il minerale è ancora presente in diverse infrastrutture più vecchie. Perciò le esposizioni alla fibra killer continuano.

In Europa muoiono ancora 90mila persone a causa del mesotelioma, patologia neoplastica dovuta esclusivamente all’amianto. Le vittime sono in aumento anche in Italia, come testimonia il VII Rapporto ReNaM. In più tra i 4 e i 7 milioni sono i lavoratori esposti nell’Ue.

Dati i tempi previsti dall’attuazione della direttiva, l’esposizione aumenterà del 4% nel prossimo decennio a causa della ristrutturazione degli edifici per portare all’efficientamento energetico entro il 2030, nell’ambito del Green Deal.

La lotta dell’ONA per la prevenzione primaria

L’ONA da anni si batte per uscire dai tribunali perché la questione amianto sia finalmente affrontata e risolta dal Legislatore. Occorre un impegno comune di maggioranza e opposizione con tutte le istituzioni, perché vincere contro l’amianto si può e si deve.

Per farlo è necessario provvedere alla prevenzione primaria e alla bonifica dei siti contaminati da agenti cancerogeni, per tutelare la salute dei cittadini. Per questo l’ONA ha deciso di ideare anche l’App Amianto, al fine di facilitare la segnalazione.