16.3 C
Rome
martedì, Maggio 5, 2026
Home Blog Page 117

La Direttiva amianto e la necessità di tutelare la salute pubblica

La direttiva amianto e la necessità di tutelare la salute pubblica
La Direttiva amianto e la necessità di tutelare la salute pubblica

LA DIRETTIVA EUROPEA 2023/2668 IMPONE NORME PIÙ RESTRITTIVE ANCHE PER ESPOSIZIONI SPORADICHE E DI BASSA INTENSITÀ. PREOCCUPAZIONE TRA LE IMPRESE PER L’AUMENTO DEI COSTI E DEGLI OBBLIGHI BUROCRATICI. PER L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, FONDAMENTALE L’IMPORTANZA DI TALI MISURE E URGENTE AGIRE IN MODO DECISO

Le novità della Direttiva Europea 2023/2668

La direttiva introduce norme più rigide per la riduzione dell’eternit, stabilendo che la presenza di questo materiale deve essere minimizzata senza eccezioni

La Direttiva Europea 2023/2668, approvata il 13 dicembre 2023, modifica e rafforza quella precedente, cioè la 2009/148/CE, che regolava la protezione dei lavoratori dall’esposizione all’asbesto.

In particolare, introduce importanti cambiamenti sulle cosiddette esposizioni sporadiche e di debole intensità ESEDI, che fino a oggi erano in parte esentate da alcune misure di protezione.

In passato, infatti, la normativa permetteva la disapplicazione di determinate misure, come la riduzione dell’esposizione al minimo o la sorveglianza sanitaria, a patto che l’esposizione non superasse certi limiti e che riguardasse materiali non friabili. La nuova disposizione, tuttavia, elimina molte di queste esenzioni, riconoscendo che anche brevi esposizioni possono rappresentare un rischio elevato. 

L’entrata in vigore delle disposizioni della direttiva è fissata per il 1° gennaio 2025. Questo intervallo di tempo permetterà agli Stati membri dell’Unione Europea di adeguarsi alle nuove norme, implementare i cambiamenti necessari e garantire che le nuove regolazioni siano efficacemente integrate nelle pratiche lavorative esistenti. Durante questo periodo di transizione, le imprese e le autorità competenti dovranno prepararsi ad adottare le misure richieste per garantire la conformità con le nuove disposizioni. Ma vediamo cosa prevede.

Alcune delle principali novità

La direttiva stabilisce che tutte le esposizioni, anche se brevi o sporadiche, devono essere documentate attraverso appositi elenchi. Questo significa che ogni lavoratore che possa entrare in contatto con l’amianto, anche per brevi periodi, deve essere registrato. Questo cambiamento mira a garantire una tracciabilità completa e a permettere un monitoraggio più efficace delle esposizioni potenzialmente pericolose.

Le imprese sono ora obbligate a fornire controlli sanitari regolari per tutti i lavoratori esposti. La sorveglianza sanitaria servirà a individuare precocemente eventuali problemi di salute e a garantire che i lavoratori ricevano le cure necessarie tempestivamente.

La direttiva introduce altresì norme più rigide per la riduzione dell’eternit, stabilendo che la presenza di questo materiale deve essere minimizzata senza eccezioni. Ciò significa che anche le attività precedentemente considerate a “basso rischio” devono adottare misure severe per ridurre al minimo il contatto con l’amianto. L’obiettivo è eliminare completamente il rischio, creando ambienti di lavoro più sicuri e proteggendo la salute a lungo termine dei lavoratori. Ma a cosa si deve la preoccupazione delle aziende?

Le preoccupazioni delle imprese

Le nuove norme, seppur necessarie per la salute pubblica, hanno sollevato preoccupazioni tra le imprese, in particolare quelle piccole e medie. Applicare misure stringenti anche per esposizioni considerate di bassa intensità significa un aumento dei costi operativi, legati a:

  • sorveglianza sanitaria continua, che richiede l’assunzione di personale medico qualificato e l’organizzazione di check-up regolari per i dipendenti;
  • registrazione obbligatoria, che comporta la creazione e il mantenimento di un registro aggiornato di tutti i lavoratori esposti, anche per brevi periodi;
  • adeguamenti strutturali e procedurali, per ridurre al minimo l’esposizione in tutti i contesti lavorativi, anche in quelli meno a rischio.

Questi obblighi aumentano infatti i costi e la burocrazia, generando una certa ansia nelle aziende che temono difficoltà nell’adeguamento. Tuttavia, è importante sottolineare che il costo umano e sociale delle malattie asbesto-correlate è infinitamente superiore: la prevenzione è l’unica via efficace per evitare ulteriori tragedie, ridurre il numero di vittime e proteggere le future generazioni.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)

Ezio-Bonanni
Per l’avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA «è essenziale che l’Italia adotti queste norme con fermezza e che si impegnino risorse adeguate per garantire che vengano rispettate»

L’Osservatorio Nazionale Amianto è da anni impegnato nella lotta per la protezione dei lavoratori esposti e la completa eliminazione dell’amianto in Italia. Di conseguenza, sostiene pienamente le misure più restrittive introdotte dalla Direttiva, sottolineando come siano cruciali per ridurre i rischi di nuove esposizioni.

«Le nuove misure introdotte dalla Direttiva UE 2023/2668 sono fondamentali per proteggere i lavoratori e ridurre il rischio di esposizione all’amianto. È essenziale che l’Italia adotti queste norme con fermezza e che si impegnino risorse adeguate per garantire che vengano rispettate», sottolinea lavv. Ezio Bonanni, presidente ONA.

Un altro aspetto importante del lavoro dell’ONA è la questione della giustizia per le vittime dell’amianto. L’avvocato Bonanni ha più volte denunciato la lentezza dei processi legali e la mancanza di sanzioni adeguate per le violazioni delle normative sulla sicurezza.

«L’ONA rimarrà vigile e continuerà a promuovere l’adozione di regole più severe per garantire che l’Italia diventi un Paese completamente libero dall’amianto. Questo impegno è fondamentale non solo per proteggere i lavoratori ma anche per garantire un ambiente più sicuro e giusto per tutti».

Bonus Amianto: 50% di detrazioni per bonifica e sostituzione

Bonus-amianto-2024
Bonus Amianto 2024: detrazioni fiscali del 50% per la bonifica e sostituzione

IL BONUS AMIANTO 2024 È UN’AGEVOLAZIONE FISCALE ISTITUITA DAL GOVERNO ITALIANO PER PROMUOVERE LA RIMOZIONE DELL’ETERNIT, MATERIALE NOCIVO PER LA SALUTE E L’AMBIENTE. ATTIVO FINO AL 31 DICEMBRE 2024, CONSENTE UNA DETRAZIONE DEL 50% SULLE SPESE SOSTENUTE PER LA BONIFICA E LA SOSTITUZIONE DI MATERIALI CONTENENTI AMIANTO, ENTRO UN LIMITE MASSIMO DI SPESA, FISSATO A 96MILA EURO PER OGNI UNITÀ PRODUTTIVA OGGETTO DI BONIFICA

Panoramica sull’amianto in Italia

bonus amianto
Attivo fino al 31 dicembre 2024, il Bonus Amianto consente una detrazione del 50% sulle spese sostenute per la bonifica e la sostituzione di materiali contenenti questo asbesto

L’amianto è un insieme di minerali naturali fibrosi utilizzati per decenni nell’industria per le sue straordinarie proprietà. Resistente al calore, all’usura e agli agenti chimici, l’asbesto – l’altro nome con cui viene comunemente chiamato lo stesso materiale – nel corso del XX secolo in Italia è stato largamente impiegato in vari settori. Grazie alla sua resistenza al calore e al basso costo, è stato usato, per esempio, nell’industria navale, in quella automobilistica, nella costruzione di edifici, in particolare nelle coperture dei tetti e nelle tubazioni, così come in freni e frizioni di automobili, pavimentazioni e sistemi isolanti. 

Pericoli per la salute 

Nonostante l’amianto fosse molto diffuso, negli anni ’60 e ’70 sono emerse serie preoccupazioni sulla sua estrema pericolosità per la salute umana. Le sottilissime fibre, se inalate o ingerite, possono causare gravi malattie che hanno un decorso spesso lento e irreversibile. Il mesotelioma ad esempio, uno dei tumori più comuni associati all’esposizione, a tutt’oggi è incurabile e la sua diagnosi avviene in genere solo in fasi molto avanzate. L’asbestosi, una fibrosi polmonare causata dall’accumulo di fibre di amianto, porta a una progressiva riduzione della funzionalità respiratoria.

La messa al bando e i dati sull’amianto in Italia

Nel 1992, con la legge n. 257, l’Italia ha messo al bando la produzione e l’uso di questo minerale. Tuttavia, nonostante la proibizione, molte strutture ed edifici contengono ancora amianto. Cosa che espone la popolazione e i lavoratori a rischi significativi.

Secondo l‘Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, il “killer silente” è ancora presente in oltre 40mila siti industriali e civili, con una stima di circa 32 milioni di tonnellate di materiali contenenti eternit ancora presenti sul territorio. Ogni anno, in Italia, si registrano oltre settemila decessi causati dall’esposizione a questo materiale. Di conseguenza, l’imperativo categorico, secondo Bonanni, è “bonificare, bonificare, bonificare”. 

Il Bonus Amianto 2024

In risposta alla necessità di bonificare e sostituire i materiali contenenti asbesto, il governo italiano ha introdotto il Bonus Amianto 2024. Questa agevolazione prevede una detrazione fiscale del 50% sui costi sostenuti per la rimozione del minerale entro un limite massimo di spesa fissato a 96mila euro per ogni unità produttiva oggetto di bonifica.

Ciò significa che se si spendono ad esempio 10mila euro, si possono detrarre 5mila euro dalle tasse. Questa aliquota del 50% è valida per le spese effettuate fino al 31 dicembre 2024. Dopo tale data, il bonus sarà ridotto. La detrazione scenderà al 36% e il tetto massimo di spesa sarà abbassato a 48mila euro. Quindi, se la spesa per la bonifica supera questa soglia, non sarà possibile ottenere la detrazione su quella parte eccedente.

Beneficiari del Bonus

Possono beneficiare del bonus sia privati cittadini sia imprese. Per richiederlo, è necessario presentare una serie di documenti quali:

Certificazione dell’amianto: deve essere fornita una prova che dimostri la presenza di asbesto nei materiali da rimuovere;

Progetto di bonifica approvato: è necessario presentare un piano dettagliato per la rimozione e la sostituzione del pericoloso patogeno, approvato da un professionista abilitato.

Cumulabilità

Il bonus per la rimozione è cumulabile con altre agevolazioni fiscali, come l’Ecobonus e il Superbonus. Questo significa che se si sta anche migliorando l’efficienza energetica dell’edificio, è possibile ottenere ulteriori detrazioni. Ad esempio, se l’intervento di bonifica dell’eternit fa parte di una ristrutturazione che prevede anche il miglioramento energetico, si possono sommare i benefici fiscali delle diverse agevolazioni, aumentando il risparmio complessivo.

Incentivi per le imprese

Le imprese che effettuano la bonifica di eternit possono accedere a contributi a fondo perduto attraverso il bando ISI dell’INAIL. Questo, offre un finanziamento che copre fino al 65% delle spese per la rimozione, fino a un massimo di 130mila euro. Questo aiuto finanziario non deve essere restituito e rappresenta un significativo sostegno per le imprese che intraprendono progetti di smaltimento.

Incentivi per impianti fotovoltaici

Il Decreto FER 2 prevede incentivi aggiuntivi per l’installazione di impianti fotovoltaici che sostituiscono le coperture contenenti amianto. In questo caso, si può ricevere un premio di 12 €/MWh per l’energia prodotta. Questo rappresenta un ulteriore vantaggio economico e incentiva non solo la rimozione dell’asbesto ma anche l’adozione di fonti di energia rinnovabile.

L’ONA in primo piano: il bonus è un’iniziativa condivisibile

Ezio Bonanni
L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA: «Questa è un’iniziativa sicuramente condivisibile»

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, il rischio di esposizione all’amianto è ancora significativo in Italia. Il 2024 ha visto una crescente attenzione verso la bonifica dei siti contaminati, con dati che confermano la necessità di interventi urgenti. La rimozione e il corretto smaltimento del minerale non solo proteggono la salute umana ma contribuiscono anche a un ambiente più sicuro e sostenibile.

«Questa è un’iniziativa sicuramente condivisibile, perché in questo modo è possibile dare un contributo importante allo smaltimento e rimozione dell’amianto», conclude il presidente ONA.

L’Osservatorio Nazionale Amianto tutela da anni le vittime di questo pericoloso cancerogeno. Queste possono richiedere assistenza tramite attraverso il sito o tramite il numero verde gratuito 800 034 294.

Mesotelioma: morto il militare esposto, risarcimento ai famigliari

Condanna del ministero della Difesa per mesotelioma pleurico: risarcimento ai familiari di un militare deceduto a causa dell’amianto
Condanna del ministero della Difesa per mesotelioma pleurico: risarcimento ai familiari di un militare deceduto a causa dell’amianto

IL TRIBUNALE DI FIRENZE HA CONDANNATO IL MINISTERO DELLA DIFESA A RISARCIRE, CON UNA LIQUIDAZIONE DI 300MILA EURO, LA VEDOVA E IL FIGLIO DI N. T., UN EX MILITARE DECEDUTO ALL’ETÀ DI 86 ANNI A CAUSA DI UN MESOTELIOMA PLEURICO. LA SENTENZA È GIUNTA IN SEGUITO AL RICONOSCIMENTO DELLA RESPONSABILITÀ DEL MINISTERO PER LA MANCANZA DI ADEGUATE INFORMAZIONI E FORMAZIONE RIGUARDO AI RISCHI LEGATI ALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO DI LEVA. A RAPPRESENTARE I FAMILIARI DELLA VITTIMA, L’AVVOCATO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

La storia di N.T

Il militare in questione, nato nel 1931 a Impruneta, in provincia di Firenze, aveva prestato servizio nell’Esercito Italiano durante il periodo di leva obbligatoria dal 6 novembre 1954 al 27 marzo 1956. Durante il suo servizio, fu assegnato a diverse caserme: la Caserma Michele Milano a Bari fino al 7 gennaio 1955, poi a Civitavecchia (Genio Pionieri) fino al 13 marzo 1955, e infine alla Caserma Corrado Viali di Bologna fino al termine del servizio.

Nel 2016, N. T. iniziò a manifestare problemi di salute, con sintomi quali difficoltà respiratorie e dolore toracico. Lo stesso anno, Sto arrivando! arrivando!ivà la conferma della diagnosi di mesotelioma pleurico, una malattia rara e aggressiva causata dall’esposizione all’asbesto.

L’uomo è morto l’11 agosto 2017 all’età di 86 anni. L’esposizione alle “fibre killer” si era verificata principalmente durante il servizio militare, ma era continuata anche durante il suo lavoro come elettricista, una professione che aveva esercito per oltre 40 anni. Le sue mansioni lo avevano infatti portato a stretto contatto con le sottilissime fibre di eternit rilasciate nell’aria durante le ristrutturazioni di vecchi edifici.

L’Iter legale e la condanna

Dopo che il ministero della Difesa aveva inizialmente rifiutato ogni responsabilità, i familiari di N.T. si erano rivolti al Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni. L’avvocato aveva quindi avviato una causa legale per ottenere giustizia per l’ex militare, già riconosciuto come vittima del dovere.

Nello specifico, il 26 giugno 2020, era stato depositato un ricorso al Tribunale, con la richiesta di riconoscere il mesotelioma pleurico del sig. N.T come causato dalla negligenza della Difesa, che non aveva fornito adeguate informazioni e formazione riguardo al rischio di esposizione all’amianto durante il servizio di leva.

Il Tribunale, con la sentenza n. 375/2021, aveva dichiarato il difetto di giurisdizione in favore del TAR e aveva rigettato le domande di risarcimento per la perdita del congiunto, ritenendo che la legislazione dell’epoca non coprisse adeguatamente i danni derivanti dall’esposizione all’asbesto. Tuttavia, aveva accettato di esaminare ulteriori richieste di risarcimento per danni iure proprio.

L’Avvocatura dello Stato, in rappresentanza del ministero della Difesa, aveva eccepito il difetto di legittimazione passiva del ministero dell’Interno e il giudicato sulle domande già trattate. Aveva anche cercato di dimostrare che la malattia non fosse attribuibile al servizio militare, bensì ad esposizioni professionali successive.

Il 29 settembre 2022, il giudice aveva pertanto ordinato una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) per valutare l’esposizione al pericoloso patogeno e il nesso di causalità con il mesotelioma pleurico. 

Il 10 novembre 2023, i consulenti, depositando una relazione tecnico-ambientale congiunta, avevano effettivamente confermato il legame.

Il 25 giugno 2024, con la sentenza n. 2026/2024, il tribunale ha quindi condannato il ministero della Difesa a risarcire la vedova (87 anni all’epoca del decesso del marito) e il figlio di N.T. con una liquidazione che ammonta a 300mila euro.

Il commento dell’avv. Ezio Bonanni sulla condanna

Ezio-Bonanni-Sanremo
L’avv. Bonanni, presidente ONA: «ci chiediamo le ragioni per le quali la Difesa neghi i diritti delle vittime nonostante le numerose pronunce di condanna dell’Autorità Giudiziaria»

«Si tratta dellennesima sentenza di condanna a carico del Ministero per il decesso di un militare dellEI per elevata e non cautelata esposizione a fibre e polveri damianto e multipli cancerogeni che conferma lallarmante dato epidemiologico sulle delle malattie e i decessi dei militari delle Forze Armate Italiane”– denuncia Bonanni – ci chiediamo le ragioni per le quali la Difesa neghi i diritti delle vittime nonostante le numerose pronunce di condanna dellAutorità Giudiziaria, e auspichiamo lintervento del Capo dello Stato per evitare queste sperequazioni che costringono  i familiari, dopo lodissea della malattia del congiunto e del lutto, ad affrontare anche continue azioni giudiziarie per far valere un proprio diritto».

L’ONA ha istituito un servizio di assistenza per le vittime del dovere con il numero verde 800 034 294, e tramite il sito.

Amianto alla ex Colonia Torino di Massa Marina

Amianto alla ex Colonia Torino di Massa Marina: stop alle bonifiche?
Amianto alla ex Colonia Torino di Massa Marina: stop alle bonifiche?

L’AMIANTO CONTINUA A RAPPRESENTARE UNA MINACCIA SIGNIFICATIVA PER LA SALUTE PUBBLICA E L’AMBIENTE. NONOSTANTE LA SUA MESSA AL BANDO NEL 1992, IL PROBLEMA DELLA BONIFICA DEI SITI CONTAMINATI È TUTT’ALTRO CHE RISOLTO. UN ESEMPIO EMBLEMATICO DI QUESTA SITUAZIONE IRRISOLTA SI TROVA A MASSA MARINA, IN PROVINCIA DI MASSA CARRARA, NELLA ZONA DEL TERRAPIENO DAVANTI ALLA EX COLONIA TORINO: CITTADINI E AMBIENTALISTI ESPRIMONO PROFONDA PREOCCUPAZIONE PER LA MANCATA BONIFICA DELL’AREA CONTAMINATA

La situazione amianto in Italia 

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Bonanni, presidente ONA. « La bonifica dell’amianto non è solo una priorità, ma l’unico strumento realmente efficace per prevenire le patologie causate da questo killer silenzioso»

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, nel nostro Paese ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di manufatti che contengono amianto in un milione di siti contaminati. Sono tuttora contaminate 2.400 scuole, un migliaio di biblioteche e 350 ospedali (dati ONA 2022, in assenza di una mappatura sistematica ministeriale).

La mancata bonifica e il degrado dei materiali contenenti asbesto rappresentano un rischio serio, poiché le sue sottilissime fibre, quando inalate o ingerite, possono depositarsi nei polmoni e causare infiammazioni e cicatrizzazioni che, nel tempo, possono evolvere in malattie gravi.

Tra le patologie più gravi causate dall’esposizione c’è il mesotelioma, una forma di cancro che colpisce il rivestimento dei polmoni e di altri organi. Nel 2023, sono stati registrati oltre 7mila decessi e 10mila nuovi casi di questa neoplasia, un numero che continua a crescere a causa del lungo periodo di latenza della malattia.

Di fronte a questa emergenza sanitaria e ambientale, il presidente dell’ONA, lavvocato Ezio Bonanni, lancia un appello deciso e inequivocabile: «Bonificare, bonificare, bonificare! La bonifica dell’amianto non è solo una priorità, ma l’unico strumento realmente efficace per prevenire le patologie causate da questo killer silenzioso, malattie che, purtroppo, si rivelano spesso fatali».

Oltre ai rischi per la salute, questa sostanza tossica può contaminare il suolo e l’acqua, creando pericoli non solo per gli esseri umani, ma anche per la fauna selvatica. Inoltre, il processo di rimozione e smaltimento è complicato e richiede misure speciali per prevenire la dispersione delle fibre durante le operazioni di bonifica. Ma passiamo a un caso lampante di cattiva gestione dell’emergenza.

L’ex Colonia Torino a Massa Marina

La bonifica della ex Colonia ha subito ritardi a causa di blocchi del cantiere, problemi logistici e carenza di fondi

L’ex Colonia Torino di Massa Marina è particolarmente emblematica delle difficoltà che l’Italia incontra nella gestione del pericoloso minerale. L’imponente complesso architettonico, progettato dall’architetto Mario Loreti e inaugurato nel 1934, durante il periodo fascista, faceva parte di un più ampio programma del regime volto alla realizzazione di colonie estive per ospitare i figli dei lavoratori italiani durante le vacanze. 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la caduta della dittatura fascista, la struttura cessò la sua funzione originaria. Con il passare dei decenni, l’edificio fu progressivamente abbandonato e cadde in stato di degrado.

Durante il periodo di utilizzo, l’area aveva subito vari interventi e modifiche, ma solo successivamente è emerso un problema significativo legato alla presenza dell’amianto. Questo materiale, che era stato ampiamente utilizzato, fu trovato nei materiali da costruzione utilizzati all’epoca della sua edificazione, tra cui pannelli isolanti, tettoie e tubature e persino nel terreno circostante, sia in superficie sia a una profondità di 15 cm.

Per tali motivi, nel 2008 la Guardia di Finanza aveva posto il sito sotto sequestro. 

Nel 2011, era quindi iniziato un piano di bonifica affidato alla Sogesit, una società collegata al ministero dell’Ambiente. Tuttavia, le operazioni avevano subito rallentamenti dopo che la ditta incaricata aveva trovato ulteriori tracce di eternit nella parte superficiale della spiaggia. Poi, il nulla…

La bonifica non s’ha da fare…

La bonifica ha subito continui ritardi a causa di blocchi del cantiere, problemi logistici e, soprattutto per la carenza di fondi. 

Con circa 600mila euro disponibili, che non sono sufficienti per un intervento totale, si è optato per una messa in sicurezza temporanea attraverso uno strato di confinamento. Questa prevede la copertura dell’area con materiali protettivi, come teli in polietilene e strati di inerti, per ridurre al minimo l’esposizione alle fibre di amianto presenti.

Una soluzione che secondo Legambiente, equivale a “coprire i rifiuti sotto la sabbia”, senza risolvere la questione in modo definitivo.

La decisione di limitarsi a una semplice copertura protettiva ha sollevato preoccupazioni tra cittadini e ambientalisti, che temono che questa misura temporanea non sia sufficiente a garantire la sicurezza a lungo termine.

Politiche e strategie per affrontare il problema amianto

Affrontare il problema dell’amianto richiede un impegno politico e finanziario significativo. In Italia, le risorse per la bonifica sono gestite principalmente a livello regionale, il che ha portato a una disomogeneità nelle azioni e nei risultati.

A introdurre i nuovi incentivi del governo italiano per la rimozione dell’eternit, che includono contributi a fondo perduto per interventi di bonifica in edifici pubblici e privati, il Decreto Aiuti Ter del 9 novembre 2022. Questo decreto ha previsto, tra le altre misure, l’assegnazione di finanziamenti specifici per la rimozione del minerale e il miglioramento della sicurezza ambientale.

A Massa, ad esempio, l’amministrazione comunale ha pubblicato un bando per l’assegnazione di questi contributi, con scadenza fissata al 31 dicembre 2024. Tuttavia, le associazioni ambientaliste e i cittadini sostengono che questi sforzi siano insufficienti e richiedono un piano nazionale più coordinato e ben finanziato.

COTRAL condannata: 500mila euro ai familiari di un operaio esposto

COTRAL condannata per la morte di Luigi Pennacchietti: l'uomo aveva respirato amianto
COTRAL condannata per la morte di Luigi Pennacchietti: l'uomo aveva respirato amianto

LA CORTE D’APPELLO DI ROMA HA CONDANNATO COTRAL A RISARCIRE CON 500MILA EURO LA FAMIGLIA DI LUIGI PENNACCHIETTI. OPERAIO MORTO A 37 ANNI PER UN TUMORE AI POLMONI CAUSATO DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO. L’UOMO AVEVA LAVORATO NELLE OFFICINE DELLA SOCIETÀ DI TRASPORTO PUBBLICO DEL LAZIO A ROMA CENTOCELLE DAL 1988 AL 1994. I FAMILIARI, ASSISTITI DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, HANNO OTTENUTO GIUSTIZIA DOPO UN LUNGO ITER LEGALE

La Storia di Luigi Pennacchietti, operaio COTRAL

Luigi Pennacchietti, nato a Genazzano, in provincia di Roma il 30 maggio 1957, aveva lavorato come operaio elettromeccanico e manutentore di mezzi rotabili nelle officine della Compagnia Trasporti Laziali – COTRAL dal 1988 al 1994. 

Durante quegli anni, era stato esposto all’amianto, un minerale altamente tossico presente nei materiali con cui operava quotidianamente. L’asbesto era ampiamente utilizzato nelle officine, in particolare nei cassoni e contenitori di apparati elettrici, nei sottocassa dei veicoli e nei rivestimenti delle carrozze. Le attività di manutenzione, che prevedevano un frequente contatto con le sottilissime fibre disperse nell’aria, comportavano quindi rischi elevati.

Nel 1992, Pennacchietti iniziò a manifestare i primi sintomi di tumore polmonare. Nonostante le cure, la malattia progredì rapidamente e lo portò alla morte il 24 agosto 1994, a soli 37 anni.

Nonostante il riconoscimento del legame tra la malattia e l’esposizione al “killer silenzioso” , la vicenda ha dato luogo a un lungo contenzioso giudiziario.

Una lunga battaglia legale

La domanda di risarcimento era stata inizialmente rigettata sia dal Tribunale sia dalla Corte di Appello di Roma, che avevano ritenuto prevalente il danno da fumo di sigarette rispetto all’amianto. Dopo il ricorso dell’avv. Bonanni, la Cassazione ha accolto la richiesta dei familiari di Pennacchietti. Esaminando le testimonianze dei colleghi dell’operaio e la relazione del CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), il giudice ha quindi ribadito il principio dell’“equivalenza delle cause”, secondo cui ogni fattore che contribuisce alla malattia deve essere preso in considerazione. In particolare, la sentenza ha sottolineato che, sebbene l’esposizione al minerale tossico in COTRAL fosse meno intensa rispetto ad altre precedenti esperienze lavorative di Pennacchietti, essa ha comunque accelerato il decorso della sua patologia.

Un aspetto cruciale del verdetto è stato l’accertamento che il fumo di sigaretta, pur essendo un fattore aggravante, non può essere considerato l’unica causa del tumore. Il CTU ha infatti evidenziato come “l’esposizione all’asbesto e il fumo abbiano concorso in egual misura alla produzione dellevento morte”. «Questa sentenza è molto importante, perché afferma il principio della concausa, in ogni caso ove insorga il cancro del polmone dovuto allesposizione allamianto, il datore di lavoro è responsabile anche se il lavoratore era un fumatore», dichiara Bonanni.

La conclusione del processo e gli aspetti risarcitori

bonanni- accordo
L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA dichiara: «Continueremo a lottare affinché nessuno debba più subire queste ingiustizie»

La conclusione del processo ha pertanto stabilito un risarcimento di 500mila € in favore dei familiari di Luigi Pennacchietti. «Questa decisione rappresenta una vittoria fondamentale nella lotta per il riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto –dichiara il presidente ONA – Il caso Pennacchietti dimostra ancora una volta quanto sia devastante l’esposizione a questo materiale pericoloso, e quanto sia cruciale ottenere giustizia per i lavoratori che ne sono stati vittime. Continueremo a lottare affinché nessuno debba più subire queste ingiustizie».

L’Osservatorio Nazionale Amianto tutela da anni le vittime di questo pericoloso cancerogeno. Queste possono richiedere assistenza tramite attraverso il sito o tramite il numero verde gratuito 800 034 294