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martedì, Giugno 23, 2026
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Morte del maresciallo Abbate: ministeri condannati

Marina Militare, amianto
Amianto e giustizia: un milione di euro alla famiglia di un militare morto per mesotelioma

IL TRIBUNALE DI TARANTO HA CONDANNATO I MINISTERI DELLA DIFESA E DELL’INTERNO PER LA MORTE DEL MARESCIALLO FRANCESCO ABBATE, RICONOSCIUTO VITTIMA DEL DOVERE. ASSISTITO DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), AI FAMILIARI È STATO ACCORDATO UN RISARCIMENTO DI 500MILA EURO.

Un uomo al servizio dello Stato e l’ombra letale dell’amianto


Il Maresciallo Francesco Abbate era nato a Taranto il 21 agosto 1943, in una città profondamente legata alla tradizione navale. Sin da giovane, aveva scelto di servire il Paese, entrando nella Marina Militare Italiana nel 1961, a soli 18 anni. Nel corso della sua carriera, Abbate aveva ricoperto numerosi incarichi, avanzando dal ruolo di motorista navale a quello di aiutante maresciallo con anzianità di grado. Tuttavia, per un lungo periodo della sua vita professionale, aveva operato (sia a bordo delle navi sia nelle officine meccaniche a terra) in ambienti fortemente contaminati da amianto. Questo materiale, ampiamente utilizzato per la coibentazione, si era dimostrato estremamente nocivo per la salute. Nonostante ciò, il militare non aveva mai ricevuto dispositivi di protezione adeguati né informazioni complete sui gravi rischi connessi all’esposizione prolungata.

Maresciallo Abbate, amianto riconosciuto causa del decesso

Marina Militare
Il silenzio dell’amianto: la giustizia rende omaggio al Maresciallo Abbate

Le condizioni lavorative di Abbate erano emerse chiaramente durante il processo. A confermare la pericolosità dell’ambiente, oltre a diversi testimoni, era stato anche Omero Negrisolo, tecnico della prevenzione ambientale, secondo cui: ‹‹I motoristi navali, come Abbate, erano tra i più esposti. Le navi e gli arsenali erano pieni di amianto, e le informazioni sui rischi erano pressoché inesistenti››.

Nel 2017, il maresciallo si era sottoposto a una serie di esami diagnostici che avevano evidenziato un quadro clinico complesso, legato a malattie polmonari e altre patologie correlate all’esposizione all’asbesto. Consapevole della gravità della situazione, aveva inoltrato una richiesta di riconoscimento della causa di servizio e dello status di vittima del dovere. Tuttavia, le sue istanze erano state respinte dal Ministero, nonostante le evidenti prove mediche.

Dopo la morte di Abbate, avvenuta nel giugno 2020 all’età di 75 anni, la Commissione Medico Ospedaliera (CMO) aveva riconosciuto finalmente le patologie come causa determinante del decesso. Tuttavia, la Commissione di Verifica del Ministero aveva rigettato nuovamente la richiesta degli eredi. Fu allora che i figli, Antonia e Luigi Abbate, decisero di affidarsi all’ONA e al patrocinio legale dell’avvocato Ezio Bonanni.

L’intervento legale dell’ONA

Ezio-Bonanni
L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA ‹‹È fondamentale che le istituzioni riconoscano le loro responsabilità nella tutela della salute dei lavoratori, specialmente di coloro che servono lo Stato in condizioni di rischio. La prevenzione deve diventare una priorità assoluta››

La causa legale avviata dai figli di Francesco Abbate ha trovato solide fondamenta nel dimostrare il nesso causale tra la prolungata esposizione all’asbesto e la malattia che ne ha provocato il decesso. Con il supporto dell’ONA e del suo presidente, il caso è approdato dinanzi al Tribunale di Taranto, dove si è svolta una meticolosa indagine tecnico-peritale. Il 26 novembre 2024, la sezione lavoro, in composizione monocratica sotto la guida del dottor Lorenzo De Napoli, ha riconosciuto il militare come soggetto equiparato alle vittime del dovere. Nella decisione, il giudice ha evidenziato come ‹‹le condizioni ambientali e operative affrontate dal Maresciallo Abbate siano risultate particolarmente rischiose, a causa di una documentata e prolungata esposizione ad amianto, confermata anche da numerose testimonianze››.

La sentenza, ormai definitiva, ha sancito la responsabilità dei ministeri della Difesa e dell’Interno, condannandoli al riconoscimento ufficiale dello status di vittima del dovere. Questo riconoscimento ha comportato l’inserimento del nome di Abbate nella graduatoria delle vittime, consentendo ai familiari di accedere a un’indennità speciale e assegni vitalizi per un totale complessivo di 500mila euro.

L’avvocato Bonanni ha spiegato: ‹‹Abbiamo presentato una corposa documentazione e testimonianze decisive che hanno dimostrato il legame diretto tra l’esposizione ad amianto e la malattia fatale di Abbate. Questa sentenza ha rappresentato un riconoscimento fondamentale del sacrificio del maresciallo e un importante precedente per i diritti di chi, come lui, ha subito le conseguenze di ambienti di lavoro insalubri››.

Un monito per le istituzioni


‹‹Questa sentenza di condanna non lascia dubbi sulla grave esposizione all’amianto del Maresciallo, ed è schiacciante anche alla luce dell’indagine tecnico-peritale del Tribunale di Taranto. Si tratta dell’ennesimo risultato positivo che ci incoraggia ad andare avanti per la tutela dei nostri uomini in divisa››, ha dichiarato Bonanni, sottolineando l’importanza del lavoro svolto dall’ONA.
‹‹È fondamentale che le istituzioni riconoscano le loro responsabilità nella tutela della salute dei lavoratori, specialmente di coloro che servono lo Stato in condizioni di rischio. La prevenzione deve diventare una priorità assoluta››.

Amianto, il pericolo invisibile in Italia discusso a Unomattina

Amianto uno mattina 3
amianto- uno mattina 3

A PIÙ DI TRENT’ANNI DALL’ENTRATA IN VIGORE DEL DIVIETO SULL’AMIANTO, L’ITALIA SI CONFRONTA ANCORA CON LE GRAVI CONSEGUENZE DI QUESTO MATERIALE, UN TEMPO CELEBRATO COME SOLUZIONE MIRACOLOSA PER L’EDILIZIA E L’INDUSTRIA. DURANTE UN RECENTE CONFRONTO A UNOMATTINA, ESPERTI E RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI HANNO EVIDENZIATO L’URGENZA DI AFFRONTARE UNA PROBLEMATICA CHE CONTINUA A MIETERE VITTIME, TANTO PER L’IMPATTO SANITARIO QUANTO PER LE RIPERCUSSIONI AMBIENTALI. TRA GLI INTERVENUTI, L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA)

Il “miracolo” Eternit: l’amianto da innovazione a minaccia

All’inizio del confronto, un plastico che rappresenta un edificio con un tetto ondulato ha immediatamente evocato l’immagine dell’Eternit, materiale iconico dell’epoca industriale italiana. Composto da una miscela di cemento e amianto, è stato ampiamente utilizzato per decenni, grazie alla sua resistenza e al basso costo. Tuttavia, come sottolineato nel programma televisivo, quando questo materiale inizia a deteriorarsi, anche a causa di piccole fratture, rilascia nell’aria particelle microscopiche. Queste fibre, una volta inalate, risultano estremamente dannose per la salute umana e l’ambiente, diffondendosi persino a chilometri di distanza.

Il generale Giuseppe Vadalà, commissario unico per le discariche, ha ribadito che «ancora oggi ci sono migliaia di edifici con coperture in Eternit, comprese strutture pubbliche come scuole e ospedali. L’amianto non è un problema del passato».

Un disastro evitato ad Aprilia

Un esempio emblematico della persistenza del problema è quello di Aprilia, nel Lazio, dove, nel febbraio 2023, un incendio devastante ha colpito un ex capannone industriale coperto da Eternit. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha dichiarato: «Fortunatamente, l’incendio ha lambito solo una parte dell’amianto presente e le quantità disperse nell’aria sono state limitate. Due anni prima, noi dell’Osservatorio Nazionale Amianto avevamo segnalato il rischio. Le autorità locali hanno agito tempestivamente, imponendo ai cittadini di rimanere chiusi in casa per evitare l’inalazione di sostanze tossiche, tra cui diossine e polveri di amianto».

Tuttavia, l’incendio ha sottolineato l’urgenza di accelerare le operazioni di bonifica, ancora troppo lente per prevenire disastri ambientali e sanitari. «In Italia, situazioni simili sono comuni: vecchi capannoni industriali, spesso costruiti con amianto compatto, rappresentano un pericolo costante, soprattutto in caso di incendi o altre calamità».

La pericolosità invisibile delle fibre di amianto

Uno degli aspetti più inquietanti dell’asbesto è la sua invisibilità. Le sue fibre sono mille volte più sottili di un capello umano: penetrano nei polmoni, attraversano gli alveoli e rimangono nei tessuti. Non possono essere metabolizzate dal nostro organismo e causano infiammazioni croniche che, col tempo, possono trasformarsi in tumori letali.

Il mesotelioma pleurico, un tumore che colpisce la pleura, è la patologia più strettamente legata al “killer silente”. Questo tipo di neoplasia, può manifestarsi anche a distanza di 50 anni.

Una bonifica ancora troppo lenta

Nonostante il divieto del 1992, il processo di rimozione dell’amianto procede a rilento. Si stima che in Italia ci siano ancora 20mila chilometri di tubature che lo contengono, oltre a una quantità significativa di vecchie coperture edilizie. «È necessario un piano nazionale di bonifica e un maggiore investimento in infrastrutture per lo smaltimento», ha affermato il generale Vadalà.

Purtroppo, le operazioni di bonifica sono ostacolate da burocrazia, costi elevati e carenza di strutture adeguate. Tuttavia, esperti e associazioni come l’ONA continuano a premere per accelerare gli interventi e garantire la sicurezza della popolazione.

«È necessario un piano nazionale per affrontare questa emergenza – ha affermato Bonanni –. La prevenzione primaria, ovvero la bonifica degli edifici contaminati, è indispensabile per evitare nuove esposizioni. Al tempo stesso, dobbiamo garantire una prevenzione secondaria, che consiste nel monitoraggio sanitario per chi è stato esposto, al fine di individuare precocemente eventuali patologie. Ogni ritardo equivale a mettere a rischio vite umane».

Una sfida ancora aperta

Il problema dell’amianto, lungi dall’essere un capitolo chiuso, rappresenta una delle sfide ambientali e sanitarie più urgenti per il nostro Paese. La testimonianza di Ezio Bonanni e degli esperti intervenuti a Unomattina ci ricorda che solo attraverso una sinergia tra istituzioni, cittadini e associazioni sarà possibile superare questa eredità tossica.

Ezio Bonanni ha concluso con un appello: «Il nostro obiettivo è garantire un futuro libero dall’amianto. Per farlo, dobbiamo agire con determinazione e responsabilità. Non possiamo permetterci di sottovalutare un nemico così subdolo e pericoloso».

Solo attraverso un’azione tempestiva e coordinata sarà possibile mettere fine all’epidemia silenziosa causata dall’amianto, proteggendo la salute delle generazioni presenti e future.

Amianto, Marina Militare: risarcimento per Capitano Sorgente

Asbestosi: TAR Lazio condanna ministero della Difesa al risarcimento, Capitano Sorgente
Il ministero della Difesa condannato per la morte del Capitano Sorgente, vittima dell’amianto

IL TAR DEL LAZIO HA CONDANNATO IL MINISTERO DELLA DIFESA A RISARCIRE CON 320MILA EURO LA FAMIGLIA DEL CAPITANO DI VASCELLO FRANCESCO PAOLO SORGENTE. MORTO PER UN MESOTELIOMA PLEURICO CAUSATO DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SUO SERVIZIO NELLA MARINA MILITARE. LA FAMIGLIA, RAPPRESENTATA DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE ONA, HA DIMOSTRATO CHE LA MALATTIA ERA LEGATA ALLA MANCATA PROTEZIONE CONTRO LE SOSTANZE CANCEROGENE

La storia del Capitano Sorgente: una vita al servizio della Marina

Francesco Paolo Sorgente, originario di Vasto (Chieti), ha consacrato una parte significativa della sua esistenza alla Marina Militare Italiana, distinguendosi come Capitano di Vascello del Genio Navale. La sua carriera, durata ben 34 anni, si è svolta al servizio di numerose unità navali, tra cui le navi Freccia, Saetta, Cavezzale e i sommergibili Cappellini, Toti, Morosini e Torricelli. Inoltre, ha operato presso diverse basi arsenalizie. In questi contesti, il contatto con materiali contenenti amianto era inevitabile, dato l’uso massiccio del minerale per l’isolamento termico e acustico delle navi.

L’impatto sulla salute

Capitano Sorgente, Marina Militare e amianto killer
Marina Militare e amianto killer: il pericoloso minerale era impiegato per l’isolamento termico e acustico delle navi

Nel 2005, al Capitano è stato diagnosticato un mesotelioma pleurico, una forma di tumore aggressivo e strettamente correlata all’esposizione prolungata alle fibre di asbesto. Nonostante i trattamenti ricevuti, Sorgente è deceduto nel 2009 all’età di 65 anni, lasciando una moglie e tre figli.

Nel 2011, il ministero della Difesa ha riconosciuto la patologia come “dipendente da causa di servizio” e il decesso come equiparato a quello delle vittime del dovere. Tuttavia, la famiglia non si è fermata a questo traguardo, ma ha deciso di chiedere giustizia per le responsabilità istituzionali.

La battaglia legale

Assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, la famiglia Sorgente ha intrapreso un lungo percorso legale per dimostrare le negligenze del ministero della Difesa. La tesi ha evidenziato che il Capitano era stato esposto al killer invisibile senza che gli fossero fornite adeguate protezioni, formazione o sorveglianza sanitaria, in violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. L’accusa ha inoltre sottolineato la mancanza di interventi per bonificare le navi e gli ambienti contaminati.

Dopo dieci anni di processo, il Tar del Lazio ha accolto le richieste della famiglia, stabilendo un risarcimento di 320mila euro per i danni morali e materiali subiti.

Il significato della sentenza

Ezio Bonanni
L’avvocato Ezio Bonanni «La giustizia non deve essere un’eccezione, ma la regola per tutti coloro che hanno sacrificato la propria salute al servizio del Paese»

L’avvocato Bonanni ha sottolineato l’importanza di questa vittoria legale per tutte le famiglie che hanno subito tragedie simili. In particolare, ha evidenziato come le istituzioni debbano assumersi la responsabilità di prevenire tali situazioni, piuttosto che rispondere a posteriori con risarcimenti tardivi.

«Dopo un decennio di processo, questa sentenza rappresenta un ulteriore riconoscimento delle responsabilità della Difesa per la mancata protezione del personale esposto a fibre di amianto. Non possiamo accettare che tragedie di questa portata siano affrontate solo a posteriori. È necessario un cambio di paradigma, con l’adozione di misure preventive efficaci e tempestive. La giustizia non deve essere un’eccezione, ma la regola per tutti coloro che hanno sacrificato la propria salute al servizio del Paese» – ha dichiarato il presidente ONA.

Basta amianto: l’importanza della prevenzione

La vicenda del Capitano Sorgente non è solo una battaglia per la giustizia individuale, ma un simbolo della lotta contro l’indifferenza istituzionale verso i rischi legati all’amianto. Questa sentenza rappresenta un passo avanti importante, ma il percorso verso una reale tutela della salute dei lavoratori è ancora lungo. «Prevenire significa salvare vite e rispettare la dignità di chi lavora. È tempo che lo Stato dimostri responsabilità e rispetto per chi ha servito il Paese.»

L’Osservatorio Nazionale Amianto è impegnato nella tutela delle vittime e dei loro familiari tramite il sito e il numero verde 800 034 294

Trump, l’ombra dell’amianto e tensioni internazionali

trump, ombra amianto e tensioni internaizionali
Trump, l’ombra dell’amianto e tensioni internazionali

MENTRE NEL NOSTRO PAESE A CAUSA DELL’AMIANTO SI LOTTA PER BONIFICHE E RISARCIMENTI, A LIVELLO GLOBALE PERSISTONO SEGNALI ALLARMANTI. FIGURE INFLUENTI E CONTROVERSE COME L’EX PRESIDENTE DONALD TRUMP HANNO MINIMIZZATO I RISCHI DI QUESTO MATERIALE METTENDO A REPENTAGLIO I PROGRESSI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE PUBBLICA. QUESTA CONTRAPPOSIZIONE SOLLEVA DUBBI FONDAMENTALI: SIAMO DAVVERO VICINI A ELIMINARE DEFINITIVAMENTE QUESTA MINACCIA?

Trump e la posizione pro-amianto

La posizione dell’ex Presidente USA, Donald Trump sull’amianto si è manifestata in più occasioni con dichiarazioni provocatorie che hanno suscitato ampie reazioni. Il che, ha alimentato preoccupazioni tra esperti e attivisti di tutto il mondo.

Emblematico è il tweet del 2012 in cui Trump affermava che, se l’asbesto non fosse stato rimosso, le Torri Gemelle avrebbero resistito agli attentati dell’11 settembre 2001.

Questa dichiarazione, riflette una visione controversa e non supportata da evidenze scientifiche.

Inoltre, rivela una tendenza a minimizzare i rischi associati al materiale, noto per la sua letalità e classificato come cancerogeno dall’OMS.

Durante il suo mandato presidenziale (2017-2021), Trump ha portato avanti una politica ambientale improntata alla deregolamentazione.

Ha ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e smantellato diverse misure volte a contenere le emissioni di gas serra e proteggere la salute pubblica.

Trump non ha promosso direttamente l’uso dell’amianto. Tuttavia, ha indebolito le normative ambientali e favorito l’industria dei combustibili fossili. Questo atteggiamento ha privilegiato gli interessi economici, sacrificando la tutela ambientale e sanitaria.

La Russia e le etichette “Approvato da Trump”

Nel 2018, un produttore russo ha etichettato i propri prodotti con la scritta “Approvato da Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti”

L’eco delle sue dichiarazioni ha superato i confini nazionali, trovando terreno fertile in contesti dove la regolamentazione sull’amianto è ancora carente.

Nel 2018, un produttore russo ha persino etichettato i propri prodotti con la scritta “Approvato da Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti”.

Questo gesto simbolico ha messo in evidenza l’influenza globale delle posizioni dell’ex presidente. L’episodio ha allarmato le organizzazioni per la salute pubblica. Hanno espresso timori per un possibile rallentamento delle politiche di messa al bando dell’asbesto. Le preoccupazioni riguardano soprattutto i Paesi emergenti o con leggi meno rigide. Questi ultimi potrebbero infatti potrebbero interpretare tali aperture come un segnale per rilanciare l’uso del killer invisibile nell’edilizia e nell’industria.

L’atteggiamento di Trump, insomma, pur non traducendosi in un’azione legislativa diretta sull’amianto, ha contribuito a perpetuare una narrativa rischiosa che potrebbe ostacolare gli sforzi internazionali per debellare l’uso di questo materiale altamente nocivo.

Una battaglia che deve continuare

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA, continua a battersi per le vittime e per accelerare le bonifiche, ma il cammino è ancora lungo e irto di ostacoli

L’amianto rappresenta una delle sfide più complesse della nostra epoca, una minaccia che travalica i confini nazionali e richiede un impegno globale. In Italia, l’ONA e l’avvocato Ezio Bonanni continuano a battersi per le vittime e per accelerare le bonifiche, ma il cammino è ancora lungo e irto di ostacoli.

A livello internazionale, è essenziale contrastare le posizioni che minimizzano i rischi dell’amianto e impedire che l’interesse economico prevalga sulla salute pubblica. Solo attraverso un’azione congiunta e coordinata sarà possibile sconfiggere definitivamente questo nemico invisibile e proteggere le generazioni future.

Le posizioni di Donald Trump sull’amianto, combinate con le sue politiche di deregolamentazione ambientale, hanno alimentato dibattiti e preoccupazioni sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo.

È fondamentale che la comunità internazionale mantenga alta l’attenzione sui rischi associati all’amianto e continui a promuovere politiche di divieto e bonifica per proteggere la salute pubblica.

Foggia. Morto di mesotelioma, Condanna alla Rete Ferroviaria Italiana

Foggia, morto di mesotelioma, ferrovie
Morto di mesotelioma per l’amianto nelle officine di Foggia, la sentenza che condanna Rete Ferroviaria Italiana (RFI)

IL TRIBUNALE DI ROMA HA STABILITO UN RISARCIMENTO COMPLESSIVO DI 1,3 MILIONI DI EURO PER I FAMILIARI DI ROCCO A., UN IMPIEGATO DEL SETTORE FERROVIARIO MORTO A CAUSA DI UN MESOTELIOMA EPITELIOIDE, UNA PATOLOGIA STRETTAMENTE CORRELATA ALL’ESPOSIZIONE PROLUNGATA ALLE FIBRE DI AMIANTO. AD ASSISTERE I FAMILIARI DELLA VITTIMA, L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO E L’AVVOCATESSA DANIELA LUCIA CATALDO

L’amianto nelle officine: una minaccia invisibile, un morto reale 

L’uomo aveva lavorato come aggiustatore meccanico alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Foggia

La storia di Rocco A. rappresenta una delle tante ferite aperte nella memoria industriale italiana, marchiata dall’ombra letale dell’amianto, la fibra assassina che per decenni ha mietuto vittime silenziose nei luoghi di lavoro.

Tra il 1969 e il 1971, Rocco lavorò come aggiustatore meccanico alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Foggia, un punto nevralgico della manutenzione ferroviaria italiana. Ogni giorno, l’uomo si muoveva tra motori, rotabili ferroviari, tubature e cavi elettrici, eseguendo interventi di riparazione e manutenzione. Tuttavia, dietro le attività quotidiane si celava una minaccia invisibile e subdola. Parliamo della polvere d’asbesto, che permeava l’aria delle officine e si depositava sugli abiti, sulle mani e, soprattutto, nei polmoni.

Gli ambienti di lavoro, privi di ventilazione adeguata, esponevano costantemente i lavoratori a livelli di rischio estremamente elevati. Rocco, come i suoi colleghi, operava in condizioni in cui dispositivi di protezione individuale – quali mascherine, tute e sistemi di aspirazione – risultavano del tutto assenti. Inoltre, i soffiatori industriali, impiegati per ripulire macchinari e superfici dai residui di lavorazione, non eliminavano il pericolo ma lo aggravavano. Sollevavano e diffondevano nell’aria fibre sottilissime di amianto.

Nessuna consapevolezza del rischio: un morto in nome del profitto

Rocco, come molti altri operai, non era consapevole del rischio che lo circondava. Nessuno informava il personale sui pericoli connessi all’inalazione delle fibre killer o sulle conseguenze devastanti che, decenni più tardi, avrebbero compromesso irrimediabilmente la salute. 

Ogni turno di lavoro aggiungeva pertanto un nuovo capitolo a una tragedia che si sarebbe rivelata troppo tardi.

Le fibre di amianto, penetrate nei polmoni, provocarono nel tempo danni irreparabili.

Nel 2006, Rocco A. iniziò ad avvertire i primi sintomi: affaticamento, dolori al torace e difficoltà respiratorie. Gli accertamenti clinici evidenziarono la presenza di un versamento pleurico, spesso considerato il primo campanello d’allarme per le malattie asbesto-correlate.

Le terapie si rivelarono inutili, poiché la malattia progredì rapidamente, portando alla diagnosi definitiva di mesotelioma epitelioide. Nel marzo del 2009, all’età di 68 anni, Rocco è morto, lasciando una moglie e due figli.

Eppure, la tragedia di Rocco non fu il frutto di un destino inevitabile. Già dagli anni ’40 erano disponibili dispositivi di protezione, come mascherine, tute e sistemi di aspirazione, in grado di limitare l’esposizione. Tuttavia, la salute degli operai venne sacrificata sull’altare del profitto, alimentata da una miscela di negligenza, disinteresse e scarsa consapevolezza del rischio.

Lotta per la giustizia: la famiglia di Rocco e la vittoria contro RFI

Ezio-Bonanni
L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Alla morte di Rocco, i suoi familiari intrapresero un’azione legale per ottenere il riconoscimento delle responsabilità aziendali legate al decesso del loro caro. 

Nel marzo del 2009, l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) riconobbe ufficialmente l’origine professionale della malattia che aveva colpito il lavoratore. Disponendo l’avvio di una rendita ai superstiti in favore della vedova e dei figli.

Nonostante questo primo riconoscimento, la famiglia decise di proseguire la battaglia legale, determinata a ottenere un risarcimento integrale e ad accertare, in sede giudiziaria, le responsabilità della società presso cui Rocco aveva prestato servizio.

Sostenuta dagli avvocati Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e Daniela Lucia Cataldo, la famiglia intentò causa contro Rete Ferroviaria Italiana (RFI), chiedendo un risarcimento che tenesse conto non solo dei danni fisici subiti da Rocco, ma anche del dolore inflitto ai suoi cari.

Il Tribunale di Roma, nella prima sentenza, riconobbe un risarcimento di 200mila euro a titolo di danno diretto per la sofferenza e le lesioni subite da Rocco, attribuendo con chiarezza la causa della malattia all’esposizione all’amianto. Questo verdetto rappresentò un passo avanti significativo, ma non pose fine alla controversia.

Dopo ulteriori ricorsi, la Corte d’Appello di Roma ha ampliato il risarcimento, riconoscendo 850mila euro per il danno da lutto, una cifra destinata a risarcire le sofferenze patite dalla famiglia. Con l’aggiunta degli interessi legali e della rivalutazione, l’importo complessivo ha raggiunto 1,3 milioni di euro.

Un precedente fondamentale per i lavoratori italiani

Questa sentenza non rappresenta soltanto una vittoria personale per la famiglia di Rocco, ma costituisce un precedente importante per tutti i lavoratori esposti all’amianto in Italia. Il tribunale ha affermato il principio secondo cui le aziende non devono rispondere soltanto per il danno diretto subito dal lavoratore deceduto, ma anche per il dolore e la sofferenza inflitti ai familiari.

L’Osservatorio Nazionale Amianto: la difesa delle vittime

Il caso di Rocco A. si inserisce in un quadro più ampio di emergenza sanitaria legata all’amianto. L’ONA stima che, entro il 2028, ci saranno oltre 696 casi di mesotelioma tra i dipendenti di Ferrovie dello Stato, un numero che potrebbe aumentare includendo lavoratori dell’indotto e delle ditte appaltatrici.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a offrire supporto e assistenza legale alle vittime e ai loro familiari attraverso il Pronto Soccorso Legale, raggiungibile al numero verde 800 034 294 o tramite il sito ufficiale.