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Agenti fisici: un rischio troppo sottovalutato sul posto di lavoro

agenti fisici
agenti fisici

Negli ambienti di lavoro spesso si tende a prestare attenzione ai pericoli più evidenti, come macchinari complessi o sostanze chimiche, trascurando invece gli agenti fisici. Eppure, fattori come il rumore, le vibrazioni, i campi elettromagnetici, le condizioni microclimatiche o le atmosfere iperbariche possono, se non adeguatamente gestiti, rappresentare un rischio concreto per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Interferendo silenziosamente nel tempo, questi agenti possono favorire l’insorgenza di disturbi e patologie anche gravi. È quindi fondamentale non sottovalutarli e integrare la loro valutazione nella gestione della sicurezza aziendale.

Cosa sono davvero gli agenti fisici?

Il termine “agenti fisici” comprende una varietà di fattori ambientali capaci di causare danni alla salute umana. Secondo il Decreto Legislativo 81/08, articolo 180, rientrano in questa categoria il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche artificiali, il microclima e le atmosfere iperbariche. Tutti questi elementi, spesso invisibili o impercettibili, possono creare rischi significativi se non correttamente monitorati e gestiti.

Valutare correttamente l’esposizione agli agenti fisici

La valutazione del rischio da esposizione ad agenti fisici rappresenta un tassello essenziale del DVR. Questo documento deve contenere una dettagliata relazione tecnica, redatta da personale qualificato, che analizzi a fondo le sorgenti di emissione, la loro ubicazione, le caratteristiche specifiche e le modalità di esposizione dei lavoratori. È necessario descrivere anche i gruppi di lavoratori interessati, le mansioni coinvolte e le condizioni ambientali in cui avviene l’esposizione.

Non basta, però, una fotografia dell’esistente: occorre anche illustrare le misure di prevenzione e protezione già adottate e definire un piano di miglioramento continuo, specificando ruoli, responsabilità e competenze delle figure aziendali incaricate della sicurezza.

Quando aggiornare la valutazione dei rischi fisici?

La valutazione degli agenti fisici non è un’operazione una tantum: deve essere ripetuta almeno ogni quattro anni e ogni volta che intervengano cambiamenti nelle condizioni lavorative che potrebbero modificare il livello di rischio. Anche i risultati della sorveglianza sanitaria possono suggerire la necessità di un aggiornamento del DVR. È importante sottolineare che i dati raccolti durante misurazioni e calcoli dei livelli di esposizione devono essere sempre integrati all’interno del documento di valutazione.

Gli elementi fondamentali da includere nella valutazione del rischio

Una valutazione approfondita degli agenti fisici deve indicare la data della valutazione, l’identità del personale qualificato che l’ha svolta, quella del medico competente e del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) coinvolti, nonché i rappresentanti dei lavoratori consultati. Deve inoltre includere una descrizione delle sorgenti di rischio, una planimetria con l’indicazione delle aree coinvolte, l’elenco delle mansioni a rischio e la valutazione della presenza di eventuali co-fattori che possono amplificare il pericolo. Sono essenziali anche l’analisi dell’efficacia dei dispositivi di protezione, la segregazione delle aree di rischio, l’individuazione di lavoratori particolarmente sensibili e la definizione di un piano d’intervento chiaro e dettagliato.

Le diverse tipologie di agenti fisici da monitorare

Gli agenti fisici possono essere classificati in diverse categorie. I principali sono il rumore, le vibrazioni, i campi elettromagnetici e le radiazioni ottiche artificiali. Ma non vanno dimenticati anche gli ultrasuoni, gli infrasuoni, il microclima degli ambienti di lavoro, le atmosfere iperbariche, la radiazione solare naturale e le radiazioni ionizzanti come il radon.

Rumore: il nemico silenzioso

Il rumore è una delle minacce più comuni e sottovalutate. Quando supera determinati livelli di decibel, può danneggiare in modo irreversibile l’udito dei lavoratori e provocare effetti negativi su altri organi sensoriali, oltre a causare stress, stanchezza e difficoltà di concentrazione. La valutazione del rischio rumore può essere effettuata sia attraverso misurazioni fonometriche che, in alcuni casi, senza misurazioni dirette.

Vibrazioni meccaniche e contromisure efficaci

Le vibrazioni meccaniche, trasmesse attraverso il sistema mano-braccio o il corpo intero, possono compromettere seriamente la salute, causando patologie muscolo-scheletriche e problemi circolatori. Analizzare frequenza e intensità delle vibrazioni è fondamentale per capire il livello di rischio e adottare le giuste contromisure.

Campi elettromagnetici: pericoli invisibili

I campi elettromagnetici sono presenti ovunque, sia per cause naturali che artificiali. Per valutarne il rischio è necessario considerare i valori limite di esposizione e i valori di azione. I primi si basano sugli effetti biologici diretti, mentre i secondi sono parametri misurabili che aiutano a identificare situazioni pericolose.

Radiazioni ottiche artificiali: proteggere occhi e pelle

Le radiazioni ottiche artificiali, emesse da laser o altre sorgenti luminose intense, possono danneggiare gravemente occhi e pelle. È fondamentale valutare i livelli di esposizione utilizzando dati tecnici dei produttori, fonti scientifiche o misurazioni strumentali dirette.

Ultrasuoni e infrasuoni: rischi meno noti ma reali

Gli ultrasuoni, non percepibili dall’orecchio umano, possono causare danni significativi se non correttamente monitorati. Anche se in Italia manca una normativa specifica, si può far riferimento a linee guida internazionali per definire limiti di esposizione e misure protettive adeguate.

Microclima e condizioni termiche sul luogo di lavoro

Le condizioni termiche degli ambienti di lavoro, il cosiddetto microclima, influenzano profondamente la salute dei lavoratori. È necessario distinguere tra ambienti moderati, in cui è possibile raggiungere condizioni di comfort, e ambienti severi, dove l’esposizione a freddo o caldo estremo impone l’adozione di misure particolari come ventilazione, climatizzazione e dispositivi di protezione.

Informazione e formazione per una corretta gestione degli agenti fisici

Una corretta gestione degli agenti fisici non può prescindere dall’informazione e formazione dei lavoratori. È compito del datore di lavoro assicurarsi che ogni dipendente conosca i rischi specifici del proprio ambiente e sappia adottare comportamenti sicuri. Comprendere il significato dei valori limite di esposizione, riconoscere i primi segni di eventuali problemi di salute e utilizzare correttamente i dispositivi di protezione sono elementi chiave per prevenire incidenti e malattie.

Giornata mondiale Vittime dell’amianto: l’appello di ONA alla Premier

amianto, Avv. Ezio Bonanni, esposto
Avv. Ezio Bonanni

“Rivolgiamo un appello alla Premier Giorgia Meloni per la messa al bando globale dell’amianto. Per il divieto internazionale per la commercializzazione dell’amianto e che ci sia in Italia un forte incentivo per le bonifiche ed evitare così future esposizioni. Solo così questa battaglia potrà essere portata a termine“. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto nel video pubblicato su ONA News in occasione della Giornata mondiale delle Vittime dell’amianto.

In Italia, nell’ultimo anno, l’amianto ha strappato alla vita settemila persone. Sessantamila i caduti nell’arco di dieci anni.
Oggi, lunedì 28 aprile, è la giornata dedicata a questi morti. È una ricorrenza spaventosa, carica di nomi che in pochi ricordano. Sono i nomi degli uomini che hanno respirato la morte senza saperlo. Degli operai nelle officine incandescenti, dei soldati nelle navi arrugginite, degli insegnanti nei corridoi polverosi di scuole dimenticate.Tutti inghiottiti da un nemico che non si vedeva e che non faceva rumore.

Nel grande teatro della sofferenza europea, il nostro Paese, superando Germania e Francia, detiene oggi il primato nero di decessi per mesotelioma, il cancro dell’amianto.

Vite spezzate che gridano giustizia contro l’amianto

C’erano mani che costruivano sogni, ponti, treni, ospedali e che oggi tremano nei letti degli ospedali. C’erano occhi che guardavano il futuro, e che oggi si chiudono piano, nel bianco abbacinante delle corsie. Non c’è clamore nella loro agonia. Nessuna battaglia epica. Solo un lento svanire.

A livello globale, il conto delle morti correlate all’amianto supera le duecentomila unità, una stima che l’ONU guarda con angoscia crescente. Eppure, denuncia l’Osservatorio Nazionale Amianto, questi numeri potrebbero essere solo la superficie: molti Paesi, per convenienza o negligenza, occultano i dati di chi muore tra l’indifferenza generale, vittima di esposizioni spesso ignote.

L’Avv. Ezio Bonanni, , spezza il silenzio con parole che pesano come macigni: “Sono stati 7 mila i morti solo nel nostro paese nell’ultimo anno, e il bando globale dell’amianto che semina morte è ancora un’utopia. Sono numeri che non appartengono al passato. Sono volti, storie, famiglie spezzate oggi. Molti non sapevano, altri sono stati ignorati. Troppi sono stati sacrificati nel nome del profitto. Non è più ammissibile che ci governi la lobby dei produttori del minerale killer e che le bonifiche vadano a rilento, nonostante la chiara presa d’atto di tutte le Istituzioni”.

Il mesotelioma non perdona, non dà seconde possibilità

Il mesotelioma maligno è una condanna quasi certa. in circa il 93% dei casi, non lascia scampo. Un cancro raro che falcia prevalentemente uomini, molti dei quali operai, soldati, lavoratori dimenticati.

Nel nostro Paese, rappresenta lo 0,8% di tutte le diagnosi oncologiche maschili, e lo 0,3% di quelle femminili. Una malattia che nasce dal passato: il 90% dei casi deriva dall’inalazione inconsapevole di amianto, materiale diffuso a mani piene negli anni Settanta e Ottanta.

Ogni anno in Italia emergono diecimila nuove diagnosi, soprattutto tra uomini che hanno vissuto la loro vita nei luoghi del rischio: fabbriche, cantieri navali, basi militari. Le regioni più segnate sono Lombardia, Piemonte, Liguria e Lazio, che insieme raccolgono oltre la metà dei casi. Intanto, nel mondo, secondo l’OMS, sono ancora 125 milioni i lavoratori esposti al nemico invisibile, e più di 107mila quelli che ogni anno cadono.

Ma la malattia non bussa subito alla porta: spesso dorme per decenni, poi esplode. Gli esperti avvertono: il peggio deve ancora venire. I numeri sono destinati a salire, e il picco di casi è atteso tra la seconda e la terza decade del XXI secolo. In Italia, ogni diagnosi viene censita dal Registro Nazionale Mesoteliomi. Il bando sull’amianto è legge dal 1992, ma la storia non si è chiusa.

L’urlo e la ferita causata dall’amianto

“Questa giornata nazionale non è solo memoria. È un grido. Un richiamo alla responsabilità, alla bonifica, alla giustizia per le vittime e alla tutela di chi oggi vive, lavora, studia in luoghi contaminati. In questa giornata, ricordiamo i caduti invisibili dell’amianto. E riaffermiamo un impegno: mai più profitto sulla pelle delle persone. Mai più silenzio. Mai più vittime”. Aggiunge Bonanni.

Nel 2024 si contano “40 milioni di tonnellate di amianto sparse in un milione di siti, tra cui 50.000 aree industriali e 42 aree considerate di interesse nazionale. La situazione è ancora più drammatica – sottolinea Bonanni – perché il minerale letale si annida anche in 2.500 scuole (dati 2023), mettendo a rischio la salute di oltre 352.000 studenti e 50.000 operatori scolastici”.

E non finisce qui: “circa 1.500 biblioteche ed edifici di valore culturale, insieme ad almeno 500 ospedali, presentano tracce di amianto nei loro impianti e nelle loro strutture: sistemi termici, elettrici, idraulici”. Continua Bonanni.

Mentre la politica discute e le bonifiche arrancano, l’amianto continua il suo lento, spietato massacro. Un massacro silenzioso. Invisibile. E troppo spesso dimenticato.

L’ONA racconta tutto questo

E’ necessario quindi continuare a parlarne il più possibile, scrivere, denunciare. Non solo con i numeri. Non solo con le statistiche. Ma con l’arma della giustizia e della verità. Perché l’amianto non ha solo ucciso i corpi, ha sotterrato memorie. Ed è questa la missione dell’Avv. Ezio Bonanni da circa 30 anni.

 

 

 

Il monitoraggio dell’amianto nell’aria è a una svolta

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

Uno studio pilota a Reggio Emilia apre nuove strade per il monitoraggio ambientale dell’amianto. Ha testato infatti una nuova metodologia per rilevare fibre di amianto aerodisperse in ambiente esterno con un limite di rilevabilità inferiore a 0,1 ff/L. Si tratta di una novità importante nel panorama del monitoraggio ambientale e per la lotta all’amianto.

Da dove arrivano le fibre di amianto?

L’amianto è stato bandito in Italia da oltre trent’anni, eppure molti edifici, tetti, tubature e vecchi manufatti contengono ancora le fibre killer. Con il tempo, quando questi materiali si degradano, rilasciano nell’aria minuscole fibre responsabili di infiammazioni gravi e cancro.

Queste fibre possono finire nell’aria per diversi motivi. Alcune fonti sono naturali, ma nella maggior parte dei casi il rilascio è causato da attività umane, come:

  • il degrado di vecchi materiali contenenti amianto (MCA),
  • le operazioni di bonifica, trasporto e smaltimento,
  • incendi, alluvioni o terremoti che danneggiano strutture contaminate,
  • la presenza di discariche e siti industriali inquinati.

Per valutare quanto sia presente amianto nell’aria che respiriamo ogni giorno, servono strumenti e metodi precisi. Ed è proprio questo lo scopo dello studio pilota a Reggio Emilia.

Come si misura l’amianto nell’aria?

ARPAE Emilia-Romagna ha testato una metodologia avanzata presso due stazioni di monitoraggio dell’aria a Reggio Emilia: una in zona urbana (San Lazzaro) e una in una strada trafficata (Viale Timavo). Per sette giorni consecutivi, 24 ore su 24, l’aria è stata filtrata e analizzata con strumenti ad altissima precisione.

Le fibre raccolte sono state osservate al microscopio elettronico a scansione (SEM), in grado di ingrandire fino a 3000 volte, e sottoposte a microanalisi chimica. Il limite di rilevabilità raggiunto è inferiore a 0,1 fibre per litro (f/L), soglia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera come livello di esposizione trascurabile.

I risultati: buona notizia, ma attenzione

Durante il periodo di monitoraggio, i livelli di amianto aerodisperso sono risultati molto bassi, al di sotto della soglia di attenzione: solo in due giornate si sono registrati valori di 0,04 e 0,03 f/L. Questo è un dato rassicurante per la popolazione. Tuttavia, lo studio sottolinea che questi livelli possono variare in presenza di cantieri, eventi climatici estremi o interventi di bonifica.

Anche il meteo incide: il vento può sollevare fibre da suolo e materiali, mentre la pioggia può sia pulire l’aria sia favorire il rilascio di fibre da materiali esposti. Lo studio ha integrato i dati meteorologici per comprendere meglio questi fenomeni e migliorare la lettura dei risultati.

Una metodologia che può fare scuola

La tecnica adottata a Reggio Emilia ha mostrato tre grandi qualità:

  • sensibilità: capace di rilevare quantità minime di amianto.
  • Affidabilità: con un’incertezza di misura contenuta.
  • Riproducibilità: può essere replicata in altri territori, offrendo una base per futuri monitoraggi.

Questi aspetti la rendono uno strumento prezioso per chi lavora nella tutela ambientale e nella prevenzione sanitaria.

E ora? Serve una normativa chiara

L’amianto all’aperto non è ancora disciplinato da una legge specifica. Ma i risultati di questo studio aprono la strada a una futura regolamentazione. Inserire il monitoraggio dell’amianto nei Piani di Monitoraggio Ambientale, specialmente in zone a rischio, dovrebbe diventare la norma, non l’eccezione.

Il lavoro svolto a Reggio Emilia rappresenta una pietra miliare per chi vuole un ambiente più sicuro e più sano. Ora tocca alle istituzioni fare il prossimo passo: trasformare la ricerca in regole condivise.

Papa Francesco: sempre dalla parte degli ultimi

Papa Francesco, piazza san pietro
Papa Francesco piazza san pietro

Un uomo che ha dedicato la sua intera vita al servizio degli ultimi, dei poveri, di coloro invisibili. Non si è mai risparmiato nella denuncia dei mali che affliggono la società, e più in generale l’intera umanità. Papa Francesco, dallo stile sobrio e concreto, anche per i suoi modi di fare è riuscito a parlare anche alle nuove generazioni, rimanendo impresso nella mente di molti.

Sono migliaia i fedeli che si sono radunati in Piazza San Pietro oggi, 26 aprile 2025, per partecipare ai funerali di Papa Francesco. L’evento vede la partecipazione di capi di Stato e delegazioni internazionali. A presidiare le esequie è il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Giovanni Battista Re. I concelebranti sono 980, fra cardinali, vescovi e sacerdoti, ci sono poi 200 ministri della Comunione e oltre 4 mila presbiteri. Dopo la messa esequiale ci sarà la traslazione della salma nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Il feretro sarà tumulato in una tomba semplice tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza, nel rispetto delle volontà espresse da Bergoglio.

Grande afflusso per i funerali di Papa Francesco

Non solo in Piazza San Pietro, migliaia di persone si sono radunate anche davanti a Santa Maria Maggiore, dove il feretro arriverà per le 12 circa. Si tratta della tappa finale del percorso che effettuerà Papa Francesco, con un copioso corteo, a seguito della cerimonia funebre. Pellegrini, gruppi di scout, gente comune, sono già dietro le transenne per aspettare il carro. Il pontefice sarà tumulato proprio a Santa Maria Maggiore. Imponenti le misure di sicurezza, presenti forze dell’ordine e volontari della Protezione civile. La piazza è blindata e anche i numerosi giornalisti, di tutte le parti del mondo, sono in un’apposita area allestita per l’occasione. 

Le dichiarazioni di Ezio Bonanni, presidente ONA

Anche il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS ha ricordato il Pontefice e il suo messaggio pastorale espresso in modo particolare con la Laudato Sì. Il concetto di ecologia integrale è giustizia sociale, senso etico e morale. Si affronta il tema della cura della casa comune, cioè del nostro pianeta.

Questa enciclica si ispira al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi. L’ecologia ha la sua dimensione ambientale, economica, spirituale e sociale. Il Papa denuncia con chiarezza l’inquinamento, il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità e l’ingiustizia sociale che spesso colpisce i più poveri, che sono i primi a subire le conseguenze del degrado ambientale. La novità dell’approccio è l’invito a un’“ecologia integrale”, che supera la separazione tra uomo e natura e sottolinea la connessione tra le crisi ambientali e le crisi etiche e spirituali del nostro tempo.

Papa Francesco invita tutti – credenti e non credenti – a un cambiamento radicale dello stile di vita e a una conversione ecologica, fondata sulla sobrietà, la solidarietà e la responsabilità verso le generazioni future. La Laudato Sì è un documento profetico che unisce fede, scienza e impegno civile, diventando una voce autorevole nel dibattito globale sulla sostenibilità e sul futuro del pianeta. È un richiamo urgente ad agire, prima che sia troppo tardi.

https://www.youtube.com/watch?v=S7OND5MzNZs&ab_channel=ONANews-OsservatorioAmianto%3Asaluteeambiente

Amianto e crisi d’impresa: iniziative per abbattere lo stigma

conferenza, bonanni
Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza

“Lo stigma legato al fallimento imprenditoriale è stato, per lungo tempo, vissuto come una terribile  condizione colpevolizzante. È grazie al superamento di questo paradigma attraverso il significante giuridico (e significato) di “liquidazione” in ambito aziendale che è stato possibile un cambiamento significativo nelle percezioni culturali, legali e sociali.” E’ uno degli argomenti affrontati nel cuore dell’Antica Biblioteca dell’Università degli Studi Link, lo scorso 23 aprile 2025. Al centro dell’incontro il suo libro dal titolo il Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza, curato dall’Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, edito da Duepuntozero Edizioni, con il sostegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS e dell’Avv. Ezio Bonanni.

Il libro: un punto di riferimento per i professionisti

L’opera di Bonanni Saraceno presenta una disamina completa sui principi regolatori e sulla normativa contenuta nel codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza alla luce delle novità introdotte dal d.lgs. 14 settembre 2024, n. 136 (c.d. correttivo ter). Uno strumento completo per i professionisti con un’approfondita trattazione sulle singole norme, necessaria per orientarsi tra i vari istituti, le fattispecie sostanziali e processuali, oltreché sulla complessa e variegata casistica relativa alla crisi d’impresa.

Il sapere come responsabilità

Giuseppe Daloiso, CEO di Duepuntozero Edizioni, ha ricordato che anche l’editoria specialistica partecipa alla costruzione del sapere: un sapere che sostiene il lavoro dei professionisti e la diffusione della cultura giuridica.
Illuminante il punto di vista di del Dott. Francesco Bonanni docente all’Università Sapienza di Roma ha effettuato una introduzione sulla nascita del capitalismo e sulla necessità di rivedere l’attendibilità delle posizioni del sociologo Max Weber.

Crisi come processo

Non si è trattato soltanto di un evento giuridico, ma di un vero e proprio momento di riflessione collettiva sulla funzione dell’impresa e sul valore umano e sociale della giustizia. La presenza di avvocati, magistrati, economisti e rappresentanti delle istituzioni ha dato voce a una molteplicità di sguardi che hanno attraversato la complessità della crisi d’impresa.

L’Avv. Gianni Di Matteo ha chiarito che la crisi va affrontata riconoscendo limiti e possibilità, promuovendo soluzioni che portino a nuova vitalità, anche fiscale, grazie alla ripresa dell’attività produttiva.

Un passaggio epocale per il superamento dello stigma

“Il cambio della terminologia da fallimento e liquidazione è fondamentale nel senso del superamento dello stigma del fallimento derivante da una situazione che può essere fisiologica nello svolgimento di un’attività imprenditoriale.” ha affermato il Prof. Avv. Vincenzo Sanasi d’Arpe, esperto in amministrazione straordinaria e amministratore delegato della CONSAP, nonché attuale amministratore delegato della CONSAP

Un testo prezioso e necessario

Il Dott. Enea Franza (CONSOB) ha riconosciuto nel libro “un punto di riferimento degli operatori del diritto pur nel carattere interdisciplinare”, mentre il Dott. Giancarlo Sestini (Mediterranea S.p.A.) ha posto l’accento sugli strumenti concreti offerti dal nuovo Codice per la gestione della crisi.

La voce delle istituzioni

Il Senatore Pierantonio Zanettin, intervenuto da remoto, ha annunciato una proposta normativa che prevede l’autorizzazione preventiva del Tribunale per le ispezioni della Guardia di Finanza, segno di una volontà di equilibrio tra garanzie e controlli.
Il Dott. Renato Loiero ha ribadito “il ruolo centrale delle istituzioni e l’evoluzione della normativa in rapporto alla giurisprudenza”.
L’Avv. Alessandro Graziani, Consigliere Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Roma, ha rimarcato “il ruolo centrale dell’Avvocatura nella gestione della crisi d’impresa”.

Il messaggio dell’Avv. Ezio Bonanni: impresa e funzione sociale

L’Avvocato Ezio Bonanni, instancabile nella lotta alle ingiustizie, ha scritto la storia della giurisprudenza con la vittoria di sentenze di valenza mondiale nella lotta all’amianto. In un passaggio carico di significato ha affermato:
“ Fare impresa non può essere contrapposta ad un’idea di ecologia, rispetto dell’ambiente e della dignità della persona umana come anche sancito dalla Costituzione. E’ importante superare vecchi concetti come lo scontro della lotta di classe tra lavoratore e padrone che si rifanno a ideologie ottocentesche. Dovremmo trovare dei parametri anche per la crisi d’impresa che debba tener conto anche di concetti etici coerenti con la nostra tradizione giudaico-cristiana. Vanno tutelati i posti di lavoro, come nel caso Parmalat, e l’aiuto agli imprenditori per risolvere momenti di crisi. Rimane fondamentale il diritto alla salute, anch’esso tutelato dalla Costituzione.
Attraverso le sue parole, l’amianto diventa simulacro del male assoluto da combattere.
“Abbiamo portato avanti le nostre battaglie coerentemente con questi valori che tutelano sia le imprese che i lavoratori. Il testo di Bonanni Saraceno segna un decisivo punto di svolta.” Ha dichiarato ‘Avvocato che ha inoltre indicato come modello di riferimento valoriale Papa Francesco, venuto dolorosamente mancare due giorni prima.

Tra il pubblico anche la cantante lirica Lucia Rubedo supporto di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.

Ezio Bonanni – ONA

Il punto di vista di Matteo Villanova, Università Roma Tre

Il Professore Matteo Villanova ha evidenziato l’importanza di modelli identitari valoriali e del ruolo primario dell’educazione tramite l’esempio. Un intervento significativo sull’etica della comunicazione e l’importanza della formazione dell’individuo, cellula di uno Stato che non dovrebbe essere orientato al profitto ma alle singole identità. “Il fallimento dell’educazione è il fallimento della politica interna e quando quest’ultima fallisce nel rapporto con altri Stati si arriva alla Guerra. La trasmissione televisiva che enfatizza il furbo ha una responsabilità. Vorrei una comunicazione dove chi non paga il biglietto non teme la multa, ma perché vuole contribuire al funzionamento dello Stato”.

Dott. Fabio Massimo Gallo: c’era una volta l’art. 18

L’abolizione dell’articolo 18 e l’introduzione del Jobs Act sono stati spesso presentati come mezzi verso una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, ma sono stati passaggi volti allo smantellamento dei diritti dei lavoratori. L’articolo 18, che garantiva la reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, rappresentava un’importante forma di tutela per i dipendenti, specialmente contro i licenziamenti arbitrari o discriminatori. La sua eliminazione ha reso più semplice il licenziamento e ha limitato le garanzie in particolare per i lavoratori con contratti precari o a termine. Nel ha parlato il Magistrato e Presidente di Sezione Lavoro presso la Corte d’Appello di Roma Fabio Massimo Gallo.

Fabio Massimo Gallo

Melissa Trombetta, riflessioni su Criminologia e crisi d’impresa

“Parlando di crisi d’impresa, il mio compito all’interno dell’Osservatorio Nazionale Amianto riguarda principalmente reati ambientali. Ciò che mi ha colpito oggi è stato il grande spazio dato alla didattica” ha affermato la criminologa Melissa Trombetta.

Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, l’autore della necessità del superamento

“Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno dimostra non solo una straordinaria competenza giuridica, ma anche una rara sensibilità umana.” Ha affermato ’Avv. Alessandra Finocchio (TIF) sottolineando la necessità e l’importanza di quest’opera didattica.

Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno


Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno è un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma. E’ gestore della crisi di impresa e da sovraindebitamento, oltre che legal advisor nelle procedure di risanamento aziendale. Ha inoltre, maturato significative esperienze professionali come consulente per diverse società finanziarie di rilievo nazionale e multinazionali. Attualmente svolge la sua attività legale nell’ambito del diritto societario, bancario e assicurativo, altresì specializzato nell’attività giudiziale a tutela delle vittime di amianto e del dovere per il riconoscimento del risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.

Il fallimento come possibilità

Saraceno Bonanni attraverso un’analisi lucida e appassionata, ha guidato i presenti nel riconoscere come il fallimento non debba essere considerato un marchio d’infamia, bensì una tappa possibile e a volte necessaria nel percorso di chi osa innovare, rischiare e costruire. con coraggio e visione, ha saputo trasformare l’esperienza dell’insuccesso in un punto di partenza per riflettere su un sistema economico e culturale che troppo spesso punisce chi cade, anziché valorizzare chi ha il coraggio di rialzarsi. Il suo contributo è un invito potente a cambiare gli stereotipi: a vedere nell’imprenditore non un colpevole, ma un protagonista resiliente del progresso.

“L’uomo nasce dal verbo e già dal punto di vista biblico e religioso abbiamo ben chiaro quanto sia importante la parola. I latini dicevano “Verba Volant Scripta Manent” La forma è connessa alla sostanza. Oscar Wilde diceva che la forma è tutto, è il segreto della vita. Dietro ogni termine c’è un concetto, il significato. Oggi che non si usa più il termine fallire, ma liquidare porta a pensare che errare umanum est. Quando un cittadino muore dal punto di vista imprenditoriale, muore anche da un punto di vista esistenziale.” ha dichiarato Fabrizio Saraceno Bonanni durante l’intervista post evento.

Il linguaggio, come teorizzato da Malinowsky e Sapir-Worf, non descrive soltanto la realtà, la plasma. Se cambiamo il modo in cui chiamiamo un evento, cambiamo anche il modo in cui lo pensiamo, lo sentiamo e lo viviamo. Pensiamo ad esempio a quanti imprenditori si sono suicidati in seguito ad un fallimento d’impresa: questo testo diviene quindi importante testimone di una rivoluzionaria trasformazione salvifica.