Non si tratta solo di un problema ambientale, ma di un crimine che ha messo e continua a mettere a rischio la vita di migliaia di persone. Le mafie italiane hanno avuto un ruolo significativo nella diffusione e gestione dell’amianto in Italia. Diventando un vero e proprio strumento di lucro illecito.
Mafie ed ecomafie
A partire dagli anni ’60, ’70 e ’80 fino alla sua messa al bando nel 1992, l’amianto è stato un materiale largamente utilizzato in numerosi settori industriali. Questo grazie alla sua economicità e alle sue proprietà ignifughe e di isolamento termico e acustico. La sua diffusione fu capillare: edilizia, automotive, ferrovie, centrali elettriche tra gli ambiti più utilizzati.
Ad esclusione delle aziende autorizzate, molte attività legate all’amianto erano gestite da organizzazioni mafiose come Cosa Nostra siciliana, la ‘ndrangheta calabrese e la camorra napoletana. Queste ultime si sono infiltrate nel ciclo produttivo dell’amianto, gestendo e monitorando fabbriche di produzione e smaltimento del materiale. Quando si parla di smaltimento dei rifiuti e di ambiente, purtroppo dobbiamo fare i conti con le cosiddette ecomafie, di cui ha spesso parlato l’Avv. Ezio Bonanni, dell’Osservatorio Nazionale Amianto, promotore della lotta all’amianto e per la legalità.
Tristemente nota è la vicenda della Terra dei Fuochi, un territorio di circa 1076 mq, tra Caserta e Napoli, dove enormi masse di rifiuti pericolosi sono state riversate sul terreno. Nelle discariche abusive, tra le numerose sostanze nocive, sono state rilevate tonnellate di amianto.
Una situazione che non è circoscritta alla Campania, ma che riguarda a macchie l’intero Paese.
Oggi, oltre alla necessità di procedere con bonifiche e risarcimenti, è fondamentale proseguire con la lotta per la giustizia e per la trasparenza, affinché le responsabilità vengano pienamente accertate e le vittime ricevano il riconoscimento e il supporto che meritano. La memoria di questa tragedia deve servire a impedire che simili crimini possano mai più accadere.



