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Da Nord a Sud Italia, un Paese impigliato tra le fibre di amianto

onduline di amianto
amianto

Il sogno di un mondo libero dall’amianto è una delle mission di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto da oltre 30 anni. Il lavoro instancabile dell’Avv. Ezio Bonanni non si circoscrive quindi solo nelle aule dei tribunale, ma trascende l’ambito giuridico. E’ una forma di resistenza all’indifferenza ed al nichilismo che riduce l’essere umano a mero fattore produttivo.
Raccontiamo ogni giorno storie di amianto che avvelenano il nostro Paese ed il mondo intero. Sono notizie che meritano di essere diffuse per non abbassare la guardia dinanzi ad una sostanza killer che fa parte del nostro quotidiano.

Pavia, gallinaio con probabile tetto in amianto

Alcune persone hanno segnalato a Pavia la presenza di una struttura recintata, con circa 20-30 galline e diversi cani, con un tetto in onduline. Pronta la denuncia alla procura della Repubblica della stessa città con richiesta di sequestro della struttura per le opportune verifiche ed eventuale messa in sicurezza.

In passato quasi tutte le strutture agricole sono state costruite con tetti in amianto. I proprietari avevano dotato la maggior parte dei pollai, baracche, cucce e allevamenti di tettoie fatte di onduline in asbesto. La segnalazione di oggi non è un caso a parte, è possibile incappare in strutture di questo tipo frequentemente. Qualora si sospettasse la presenza di questa sostanza è importante richiedere la messa in sicurezza.

Chi scarica amianto fa male a sé stesso ed al mondo intero

L’illusione di poter danneggiare l’ambiente senza conseguenze personali è uno dei sintomi più gravi della crisi etica contemporanea. Scaricare amianto in un campo, lungo un fiume o una cava è un atto che compromette la nostra aria, il nostro suolo, i nostri figli.
Chi avvelena il territorio non si limita solo ad un atto illegale e criminale circoscritto all’azione compiuta, ma è responsabile di un avvelenamento collettivo che si configura come un oltraggio alla natura ed all’umanità.
Gregory Bateson, padre della filosofia ecosistemica affermava: “Sapremo rinunciare alla saggezza dei tempi brevi per votarci con serietà a quella dei tempi lunghi, indispensabile per salvare il pianeta con tutto il suo prezioso carico di esseri viventi?”.

 

 

 

Linoleum e vinil amianto, occhio alla distinzione

muro di mattoncini
interno di una stanza vuota con muro di mattoncini

C’è una distinzione da fare tra il linoleum e il vinil amianto ed è importante fare chiarezza per evitare confusioni pericolose. E’ quindi fondamentale individuarlo, perché l’esposizione alla fibra killer è estremamente pericolosa.

Il vero linoleum non contiene amianto

Il linoleum non è pericoloso, mentre il vinil amianto lo è.
Il linoleum è un pavimento naturale, realizzato con materiali come olio di lino, farina di legno, farina di sughero e pigmenti naturali, pressati su una base di tela di juta.

È sicuro perché è privo di fibre di amianto, ma spesso si usa il termine “linoleum” per indicare vari tipi di pavimenti vinilici o in gomma. Materiali che si distinguono dalle superfici dure essendo caratterizzati da notevole flessibilità e capacità di tornare alla forma originaria dopo una sollecitazione.  Per questo sono stati spesso utilizzati nelle palestre, ospedali, centri sportivi, uffici e abitazioni popolari.

Il nemico è il vinil amianto

Il vinil amianto, chiamato anche erroneamente “linoleum amianto” invece è un tipo di pavimentazione prodotta mescolando Pvc, sostanze inerti e una grande quantità di amianto. Questo ovviamente lo rende dannoso per la salute umana.
L’asbesto garantiva al materiale una maggiore resistenza meccanica, al calore e agli agenti chimici. Purtroppo, come tristemente sappiamo, si è rivelato un vero e proprio killer che continua ad uccidere centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo provocando malattie come il mesotelioma ed altri tipi di cancro.
Di conseguenza, oggi il vinil amianto non viene più prodotto in Italia ed in diversi Paesi del mondo. E’ fondamentale quindi che venga rimosso e bonificato da ditte specializzate.

Cosa fare nel caso si sospetti un pavimento contenente amianto

Se si dispone di un pavimento resiliente non è detto che sia asbesto e ci sono alcuni fattori  da prendere in considerazione. Innanzitutto il periodo di installazione: se il pavimento resiliente è stato applicato tra gli anni 60 ed il 1992 c’è possibilità che contenga la pericolosa sostanza. Inoltre l’aspetto “grafico” si presenta simile al marmo o alle piastrelle. Spesso inoltre vi è la presenza di uno strato sottostante in feltro o cartone. La prima cosa da fare quindi è chiedere un’analisi per confermare la presenza di asbesto nel pavimento.

Mesotelioma e pavimenti

Un’insegnante deceduta a causa di mesotelioma pleurico a Torino nel 2008 a causa della pavimentazione della scuola danneggiata contenente amianto. Come segnalato dall’Avv. Ezio Bonanni di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, ci sono ancora migliaia di scuole da bonificare.
È necessario un piano straordinario nazionale di bonifica nelle scuole, con mappatura pubblica delle strutture a rischio. Occorrono finanziamenti certi e vincolati per la rimozione sicura e coinvolgimento delle Asl e dei tecnici ambientali per il controllo e la vigilanza. Altri elementi di fondamentale importanza è l’informazione e la formazione per dirigenti scolastici e personale.
Infatti ogni giorno di ritardo espone bambini e lavoratori della scuola ad un rischio spaventoso.

Il Parco della Rinascita sulle ceneri della Fibronit

FIBRONIT lavoratori
FIBRONIT, lavoratori con protezioni

Nel cuore di Bari, là dove per decenni l’amianto ha seminato malattia e morte, nasce oggi un simbolo potente di memoria, riscatto e speranza: il Parco della Rinascita. Nell’area ex Fibronit, la “fabbrica della morte”, sabato 7 aprile 2025 sono ufficialmente iniziati i lavori per dare vita a un grande spazio verde, frutto di una lunga battaglia civile contro l’amianto e per la rigenerazione urbana.

Un sogno inseguito per anni dalla cittadinanza e finalmente in cammino verso la realtà, grazie anche ai fondi PNRR. I lavori termineranno entro marzo 2026.

Un riscatto civile e morale per Bari

“Finalmente il sogno diventa realtà”, ha annunciato il Comitato Cittadino Fibronit, protagonista instancabile di questa battaglia. Alla cerimonia di apertura del cantiere erano presenti i rappresentanti istituzionali che negli ultimi vent’anni hanno sostenuto questa causa: tra loro, gli ex sindaci Michele Emiliano e Antonio Decaro, l’ex presidente della Regione Nichi Vendola e l’attuale sindaco Vito Leccese.

“È una rinascita morale e civile della città di Bari”, ha dichiarato con emozione Nicola Brescia, presidente del Comitato. Un atto dovuto a chi ha pagato con la vita l’esposizione all’amianto, un simbolo di una comunità che, unita, ha saputo trasformare il dolore in speranza.

La Fibronit: la fabbrica della morte

La Fibronit, azienda cementifera fondata a Bari nel 1935, ha operato per decenni producendo materiali da costruzione a base di amianto, tra cui in particolare il noto Eternit.

A partire dagli anni Settanta iniziano a emergere i primi segnali di una tragedia silenziosa: tra gli operai si registrano casi di asbestosi e tumori correlati all’inalazione delle pericolose fibre. Analisi condotte in quegli anni rivelano una contaminazione diffusa: l’aria all’interno della fabbrica è carica di amianto, ma preoccupano soprattutto le rilevazioni nei quartieri vicini – Japigia, Madonnella e San Pasquale – densamente popolati.

La produzione si ferma solo nel 1985, ma bisognerà attendere il 1992 per l’avvio delle prime misure di messa in sicurezza. Per anni, nel frattempo, la popolazione resta esposta ai rischi ambientali, senza adeguati interventi di protezione.

La bonifica vera e propria ha avuto un lungo percorso, culminato nel 2018 con la demolizione dei capannoni industriali. Prima dell’abbattimento, le strutture erano state trattate con una vernice blu a effetto fissativo, pensata per impedire la dispersione di ulteriori fibre nell’ambiente.

Ex Fibronit, le tensiostrutture in decompressione dentro le quali sono stati abbattuti i capannoni della fabbrica della morte

La nascita del Comitato Cittadino Ex Fibronit

Nel 1997 nasce il Comitato Cittadino Fibronit, costituito da cittadini e attivisti decisi a vigilare sulla messa in sicurezza dell’area e a difendere un principio fondamentale: l’ex sito industriale non dovrà mai essere edificato, ma trasformato in parco urbano al servizio della collettività.

Nel 2001, a seguito delle crescenti mobilitazioni, l’area viene inserita nel Programma Nazionale di Bonifiche. Il Ministero dei Lavori Pubblici istituisce una commissione tecnica per accertare le condizioni dell’impianto, rispondendo così alle pressanti richieste del Comitato e delle associazioni ambientaliste.

Le indagini avviate dal PM Roberto Rossi confermano quanto temuto: alcune delle strutture sono in condizioni precarie e, in caso di crollo, potrebbero liberare ulteriori polveri contenenti amianto. A peggiorare il quadro, anche la falda acquifera risulta contaminata.

Solo nell’ottobre del 2016, dopo una lunga serie di ostacoli legali e ritardi burocratici, viene finalmente aperto il cantiere per la bonifica definitiva. Gli interventi, eseguiti da un’impresa specializzata, portano alla demolizione controllata dei vecchi edifici e alla rimozione in sicurezza dei materiali tossici entro la fine del 2018.

La dichiarazione dell’Avvocato Ezio Bonanni Presidente dell’ONA

L’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto è stata in prima linea per la bonifica e messa in sicurezza del sito Fibronit. “Attendiamo ancora giustizia per le vittime e perciò stesso il nostro impegno come Osservatorio Nazionale Amianto proseguirà, per le tutele sanitarie e risarcitorie” afferma l’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA.

La storia della Fibronit è una ferita ancora aperta: si contano ufficialmente circa 400 morti per mesotelioma e patologie amianto-correlate, ma il Comitato Vittime Amianto Bari denuncia oltre 700 decessi. E il tributo di vite continua, tra le nuove generazioni esposte data la latenza di molte malattie amianto.

Il Parco della Rinascita non cancella questo passato doloroso. Anzi, lo custodisce come memoria viva, affinché tragedie simili non si ripetano mai più.

Il parco della rinascita guarda al futuro: i numeri

Il Parco si estenderà su poco meno di 147 mila metri quadrati, unendo i quartieri di Japigia, Madonnella e San Pasquale. Sarà il più grande intervento di rigenerazione urbana della Puglia, realizzato con 16 milioni di euro di fondi pubblici.

Cuore del progetto sarà un anfiteatro dedicato a Maria Maugeri, storica ambientalista che ha speso la sua vita per questa battaglia. Accanto ad esso, aree sportive, percorsi pedonali, aree giochi, un sistema di piazze e, ovunque, alberi e verde: oltre 1300 alberi nuovi e più di 130 mila tra arbusti, rampicanti ed erbacee.

Durante le celebrazioni di San Nicola saranno piantati alberi di Davidia involucrata, i “fazzoletti bianchi” simbolo di memoria e rinascita.

Una progettazione partecipata per il Parco della Rinascita

La realizzazione del Parco è frutto di una progettazione partecipata. Il Comitato Cittadino Fibronit ha avuto un ruolo attivo nella definizione degli interventi, a testimonianza di quanto forte sia stato il protagonismo della cittadinanza.

La bonifica dell’area si è conclusa nel 2022, con il rilascio del certificato ufficiale di risanamento ambientale. Una copertura di terra protegge oggi il terreno, impedendo il rischio di dispersione di fibre residue.

Parco della Rinascita: un nuovo cuore verde per Bari

“Questo parco non è solo un’area verde: è un monumento vivo dedicato a tutte le vittime dell’amianto, a chi ha pagato il prezzo più alto per un progresso senza coscienza”, sottolinea il Comitato Fibronit.

Sarà uno spazio di memoria, ma anche di vita, di gioia, di serenità. Un luogo in cui i bambini potranno giocare e gli anziani passeggiare, senza dimenticare, ma guardando avanti.

Concludendo, Bari avrà presto un nuovo cuore verde, che onora la memoria e ribadisce che la salute e la vita vengono prima di tutto. Un messaggio chiaro, che l’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà a sostenere con forza, affinché tragedie come quella della Fibronit non abbiano mai più a ripetersi.

 

Erionite: la fibra killer più pericolosa dell’amianto

erionite
erionite

L’erionite è una fibra naturale appartenente al gruppo delle zeoliti, minerali molto diffusi sulla Terra e spesso usati in edilizia, agricoltura e industria. Ma dietro l’apparenza innocua si nasconde una grave minaccia: l’erionite è centinaia di volte più pericolosa dell’amianto se inalata. Già negli anni Settanta fu individuata come causa di un’epidemia di mesotelioma pleurico maligno in alcuni villaggi della Cappadocia, dove veniva utilizzata per costruire le abitazioni.

La pericolosità dell’erionite in uno studio della Sapienza

Oggi, grazie a uno studio innovativo condotto da Sapienza Università di Roma, Università di Genova ed ENEA, emergono nuovi dettagli sui micidiali meccanismi con cui l’erionite danneggia il nostro organismo.

I ricercatori, nell’ambito del progetto RETURN finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, hanno analizzato in laboratorio il comportamento delle fibre di erionite una volta inalate e fagocitate dai macrofagi, le cellule del nostro sistema immunitario che si occupano di “ripulire” i polmoni da sostanze estranee.

Utilizzando tecniche avanzate di diffrazione a raggi X su polveri, gli scienziati hanno scoperto che l’erionite, all’interno delle cellule, provoca uno scambio di ioni che altera profondamente l’ambiente cellulare: il pH si alza, i lisosomi – responsabili della digestione delle sostanze estranee – smettono di funzionare correttamente e le cellule entrano in sofferenza.

Erionite: una trappola senza fine per le cellule

L’innalzamento del pH costringe le cellule a un’intensa attività energetica, sovraccaricando i mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula. Questo stress causa la produzione massiccia di radicali liberi dell’ossigeno, molecole altamente reattive che danneggiano la cellula stessa. Dopo qualche giorno, i mitocondri collassano e la cellula muore.

Il problema principale? L’erionite, estremamente stabile nei fluidi biologici, non si degrada. Una volta liberata dalla cellula morta, può essere nuovamente fagocitata da un altro macrofago, riattivando il ciclo tossico all’infinito. Questo fenomeno genera infiammazione cronica, un terreno fertile per lo sviluppo di tumori come il mesotelioma.

Perché l’erionite merita attenzione

La pericolosità dell’erionite non è solo un problema storico di villaggi lontani. La presenza naturale del minerale, la sua diffusione attraverso attività edilizie e l’assenza di una piena consapevolezza dei rischi associati rendono fondamentale monitorare i siti dove è presente e regolamentarne l’uso.

Come sottolineano i ricercatori, conoscere a fondo i meccanismi biologici della tossicità dell’erionite è essenziale per sviluppare strategie di prevenzione efficaci, per proteggere i lavoratori esposti e per evitare che si ripetano tragedie come quelle della Cappadocia.

L’inquinamento è più pericoloso di quanto crediamo

ciminiera di fabbrica
ciminiera di fabbrica

Respirare aria pulita è un diritto fondamentale, ma oggi questo gesto quotidiano è diventato spesso un rischio per la salute. Vivere o lavorare in ambienti esposti all’inquinamento atmosferico e al particolato aumenta le probabilità di sviluppare malattie croniche.

Nuove ricerche dimostrano che la situazione è ancora più grave di quanto si pensasse: la percentuale di sostanze nocive nel particolato atmosferico, cioè le minuscole particelle sospese nell’aria, è molto più alta di quanto indicato finora dalle misurazioni tradizionali.

La ricerca sui componenti del particolato

Gli scienziati dell’Università di Basilea hanno scoperto che i componenti più pericolosi del particolato, le cosiddette specie reattive dell’ossigeno, sono molto instabili e si degradano rapidamente dopo essere stati raccolti. Questo significa che i metodi di analisi utilizzati fino a oggi, che prevedevano il deposito delle particelle su filtri e analisi ritardate di giorni o settimane, hanno sottostimato in modo drammatico la reale pericolosità dell’aria che respiriamo ogni giorno.

Il peso reale dell’inquinamento sull’organismo

L’inquinamento da particolato è responsabile di malattie respiratorie croniche, disturbi cardiovascolari, diabete e persino demenza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima oltre sei milioni di morti premature ogni anno legate all’esposizione al particolato. La varietà chimica di queste particelle, provenienti sia da fonti naturali sia da attività umane, è impressionante, e gli scienziati cercano ancora di capire quali siano le più pericolose per la salute.

Un nuovo metodo di misurazione rivoluziona la ricerca

Guidato dallo scienziato atmosferico Markus Kalberer, il team dell’Università di Basilea ha ideato una tecnica innovativa per misurare i radicali dell’ossigeno in tempo reale. Le particelle vengono catturate direttamente dall’aria in una soluzione liquida, dove le sostanze nocive generano segnali di fluorescenza che possono essere rapidamente quantificati. Grazie a questo approccio, si è scoperto che tra il 60 e il 99% dei radicali scompare entro poche ore, una perdita che rendeva inutilmente rassicuranti le analisi tradizionali.

L’effetto sulle cellule polmonari del particolato

Le indagini non si sono fermate alla semplice misurazione. Gli scienziati hanno testato l’effetto delle particelle a vita breve su cellule polmonari, osservando reazioni infiammatorie molto più forti rispetto a quelle provocate dalle particelle analizzate con i metodi classici. Questa scoperta conferma che l’inquinamento atmosferico causa danni maggiori e più rapidi all’organismo di quanto si pensasse.

Il prossimo obiettivo della ricerca sarà perfezionare ulteriormente il dispositivo di misurazione per ottenere dati ancora più precisi sulla composizione e sulla pericolosità del particolato. Comprendere esattamente quali componenti sono più dannosi permetterà di adottare misure di protezione più efficaci e tempestive, a beneficio della salute pubblica.

Particolato: un nuovo campanello d’allarme, come l’amianto

Questa nuova consapevolezza richiama alla memoria la lezione dell’amianto: anche in quel caso, per anni, la gravità del problema fu sottovalutata, con conseguenze tragiche. Oggi abbiamo l’opportunità di agire in anticipo. Investire nella ricerca, migliorare il monitoraggio ambientale e diffondere l’informazione è essenziale per garantire un futuro in cui respirare non rappresenti più un pericolo.