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Amiantifera di Balangero miniera amianto

Amiantifera di Balangero miniera amianto
Amiantifera di Balangero

Amiantifera di Balangero miniera amianto. Si tratta, infatti, della più grande miniera di amianto in Europa. Questa cava di amianto di Balangero fu il luogo di estrazione del minerale utilizzato in Italia.

Infatti, in questa miniera si estraevano i minerali di crisotilo che erano utilizzati negli stabilimenti Eternit.

Amiantifera di Balangero assistenza vittime miniera amianto

L’ONA ha registrato un notevole numero di casi di malattie amianto anche tra i familiari di coloro che hanno lavorato nelle miniere di amianto.

Balangero: la più grande miniera di crisotilo

Questa miniera ha ammorbato il territorio di Balangero, perché tutto d’intorno è inquinato di minerali di asbesto.

In più, nella vicina Val Chisone si estraeva il talco contaminato, il c.d. talco cancerogeno. Poiché con questo talco è stato prodotto il borotalco, si può parlare di borotalco cancerogeno.

Amiantifera di Balangero ed Eternit

minerali di amianto hanno struttura fibrosa e capacità di dividersi con fibre più sottili.

In Italia la produzione si mantiene poco elevata per i primi anni del 900 ed, ancora, fino ai primi anni ’40. Anzi, ha risentito delle distruzioni della II Guerra Mondiale.

Lo sviluppo della miniera fu dovuto principalmente alle attività produttive in Casale Monferrato, dello stabilimento Eternit.

In più, in quello stabilimento, oltre al crisotilo di Balangero, furono utilizzate l’amosite e la crocidolite. Si tratta di anfiboli che hanno maggiori capacità lesive della salute.

Amiantifera Balangero e strage di malattie asbesto correlate

Come abbiamo già spiegato, la grande miniera dell’amianto di Balangero, permetteva di estrarre dalla roccia la fibra. In particolare, queste rocce rano frantumate sul posto. Successivamente lavorate, e la materia grezza trasportata presso lo stabilimento di Casale Monferrato.

Le prime manifestazioni sono quelle fibrogene.

In più, poi, si sviluppano le altre malattie, tra cui i mesoteliomi:

Tant’è vero che, ciò è stato confermato dal Ministero della Salute.

Così nei Quaderni del Ministero della Salute, n. 15, maggio-giugno 2012.

Tutela legale miniera amianto di Balangero

L’ONA ha attivato la tutela anche dei familiari dei minatori che purtroppo sono deceduti per l’estrazione del crisotilo dalla montagna.

Infatti, questi lavoratori, infatti, sono stati esposti a tali elevate concentrazioni che sono morti prima di tutti gli altri, anche per complicazioni cardiache e cardiovascolari, oltre che per asbestosi.

Inoltre, il mesotelioma ha tempi di latenza che possono arrivare anche a 40 anni, diversamente dalle altre patologie che hanno tempi di latenza inferiori.

In particolare, l’asbestosi e le complicanze cardiache insorgono anche dopo 10 anni, e, al massimo, dopo 20 anni.

Amiantifera di Balangero: produzione della miniera amianto

La produzione di amianto ha subito un incremento a partire dal 1918 e, via via, fino al 1985, con un picco a partire dai primi anni ’50.

Infatti, furono ingenti le quantità di amianto estratte dalla cava detta Amiantifera di Balangero miniera amianto.

Questa cava, amiantifera di Balangero miniera amianto, era situata nel Monte San Vittore.

Questa miniera amianto è ubicata nelle Valli di Lanzo, in Piemonte, a circa un chilometro da Balangero (To).

Infatti, nel 1951 le azioni dell’amiantifera erano state cedute dall’IRI alle Manifatture Colombo e all’Eternit. In questo modo fu costituita la Amiantifera di Balangero S.p.A..

Invece, la Società Cave di San Vittore aveva un ruolo commerciale.

Il grande aumento di produzione della Amiantifera di Balangero miniera amianto, iniziò nel 1959, quando ci fu una riorganizzazione tecnica.

Amiantifera Balangero: cambia il metodo di estrazione

Nel 1959 si cominciò ad organizzare la produzione in modo automatizzato e, nel 1962 questo progetto venne alla luce in modo definitivo. Infatti, sotto la direzione tecnica dell’Ing. Emidio Angellotti, vennero installati gli impianti automatizzati, soprattutto nei reparti di insaccatura e imballo.

Questi reparti erano quelli di maggiore rischio per la salute dei lavoratori, i quali riempivano manualmente i sacchi. In questo modo, le maestranze si trovavano esposte a grande rischio di inalazione delle fibre di amianto.

Amiantifera Balangero: il grande anfiteatro a terrazze

La miniera, man a mano, cambiò volto e diventò un grande anfiteatro a terrazze. Fino agli anni Ottanta, l’Amiantifera di Balangero, fu la più grande cava d’Europa.

Infatti, in questo modo, ha garantito ben 36 mila tonnellate di minerale (circa 170.000  tonnellate all’anno).

Inoltre, nel 1983, la miniera amianto subì un ulteriore cambio di proprietà e fu acquistata dai fratelli Puccini. Tuttavia, iniziò la crisi che venne risolta con la chiusura definitiva nel 1990. In questo modo, la società Amiantifera di Balangero Spa fallì.

Dal massimo della produzione alla chiusura

Consapevoli dell’imminente regolamentazione, i responsabili dell’Amiantifera di Balangero decisero di raddoppiare in breve tempo le quantità estratte.

Infatti, anche i prodotti di scarto aumentarono, arrivando a circa 6 milioni di metri cubi all’anno e che andavano ad alimentare due gigantesche discariche collocate, l’una, sul versante della Stura di Lanzo e, l’altra, poco più a nord, nel bacino del Torrente Fandaglia).

Nel 1983 i proprietari, Eternit e Manifatture Colombo, cedettero la cava ai fratelli Puccini di Roma che apportarono innovazioni tecnologiche all’avanguardia.

Poi, però, la miniera fu chiusa nel 1990, quando si calcolava che ci fossero 18 milioni di tonnellate di amianto ancora da estrarre.

Anche il crisotilo estratto presso la cava di Balangero amianto è cancerogeno, ed è per questo che il divieto fu esteso anche al crisotilo di Balangero.

Crisotilo dell’Amiantifera Balangero cancerogeno

La miniera è fallita perché il crisotilo che vi si estraeva è cancerogeno, al pari degli anfiboli, e, cioè, degli altri amianti.

Gli scarti di Balangero, sono stati utilizzati per le massicciate ferroviarie (Ferrovie dello Stato amianto Balangero).

Infatti, le Ferrovie dello Stato, avendo utilizzato crisotilo di Balangero, hanno provocato molti casi di mesotelioma, anche per esposizione ambientale.

Infatti, tutti i minerali di amianto sono dannosi per la salute (Amiantifera di Balangero miniera amianto).

Amiantifera di Balangero: Primo Levi testimone

Infatti, Primo Levi fu tra coloro che, per primi, intuì la pericolosità della Amiantifera di Balangero miniera amianto.

Infatti, oltre al gran numero di infortuni, notò che le polveri erano molto elevate e dannose per la respirazione.

Ci fu, in quel periodo, un’inaudita capacità di estrazione nella Amiantifera di Balangero miniera amianto.

In quel periodo, erano state emanate le leggi razziali (1938). Quindi, il giovane neolaureato ebreo, dottore in chimica, ricevette l’incarico di verificare se, dalla montagna, si potesse estrarre il nichel. 

Primo Levi nella cava di amianto crisotilo

Primo Levi descrisse la sua esperienza in miniera (vi lavorò fino al giugno 1942) in un racconto intitolato Nichel, incluso successivamente nel Sistema periodico (raccolta pubblicata da Einaudi nel 1975):

Anno dopo anno, la valle si andava riempiendo di una lenta valanga di polvere e ghiaia.

L’amianto che ancora vi era contenuto rendeva la massa leggermente scorrevole, pigramente pastosa, come un ghiacciaio: l’enorme lingua grigia, punteggiata di macigni nerastri, incedeva verso il basso laboriosamente, ponderosamente, di qualche decina di metri all’anno; esercitava sulle pareti della valle una pressione tale da provocare profonde crepe trasversali nella roccia; spostava di centimetri all’anno alcuni edifici costruiti troppo in basso.

In uno di questi, detto “il sottomarino” appunto per la sua silenziosa deriva, abitavo io.

C’era amianto dappertutto, come una neve cenerina: se si lasciava per qualche ora un libro su di un tavolo, e poi lo si toglieva, se ne trovava il profilo in negativo; i tetti erano coperti da uno spesso strato polverino, che nei giorni di pioggia s’imbeveva come una spugna, e ad un tratto franava violentemente a terra […]”.

Amiantifera di Balangero come il girone dantesco

La montagna colta come un girone dantesco.

Infatti, Primo Levi, uomo di scienza, si getta con autentica passione nel compito assegnato.

Primo Levi, infatti, nonostante le condizioni illegali del contratto, il cui salario era subordinato al risultato, cercò di portare a termine la missione.

Tant’è vero che, nel suo racconto “Nichel”, ha descritto la realtà che lo circondava con lucidità e rigore. Inoltre, allo stesso tempo, compose con leggerezza l’intreccio di relazioni tra i lavoratori della miniera.

Ne è uscito un quadro chiaro e rigoroso della descrizione del lavoro nella cava di crisotilo. Infatti, colta nella sua aspra – e ancora attualissima – fisicità.

Infatti, la montagna era scavata a gradoni si mostra da subito agli occhi dello scrittore come un girone infernale di dantesca memoria.

Così la descrive Primo Levi: In una collina tozza e brulla, tutta scheggioni e sterpi, si affondava una ciclopica voragine conica, un cratere artificiale del diametro di quattrocento metri: era in tutto simile alle rappresentazioni schematiche dell’Inferno, nelle tavole sinottiche della Divina Commedia”.

Che non esita a descrivere con toni omerici, come “lavoro da ciclopi”. C’è la narrazione della fatica per strappare “un misero 2 per cento d’amianto” dalla roccia.

Le polveri di amianto sono “neve cenerina”

Primo Levi porterà sempre con sè la coscienza dello sforzo terribile dei minatori.

Infatti, così lo descriveva: “L’operazione procedeva in mezzo ad un fracasso da apocalissi – racconta – in una nube di polvere che si vedeva fin dalla pianura”.

Si tratta della polvere di asbesto crisotilo. Queste fibre asbestiformi sono onnipresenti e Primo Levi le descrive come un demone, asfissiante e ostile.

Infatti: “C’era amianto dappertutto, come una neve cenerina.

Se si lasciava per qualche ora un libro sul tavolo, e poi lo si toglieva, se ne trovava il profilo in negativo”.

Tant’è vero che l’intero comprensorio di Balangero era immerso in quella cappa d’amianto. Primo Levi ha colto e ha testimoniato la nocività della fibra killer che ha trasfuso nella sua arte letteraria.

In questo modo, la letteratura è lo strumento di conoscenza e consapevolezza.

Infatti, “I tetti erano coperti da uno spesso strato di polverino, che nei giorni di pioggia si imbeveva come una spugna, e ad un tratto franava violentemente a terra”.

Così queste descrizioni, rilette oggi, alla luce dei fatti violenti della cronaca, dei tanti processi e dei troppi morti, assumono il peso di una denuncia implacabile.

Italo Calvino: ancora sulla Amiantifera di Balangero

Italo Calvino arriva nella miniera piemontese come redattore del quotidiano “l’Unità”. Infatti, anche l’unità si occupa del rischio amianto e della sorte degli operai della cava.

In quel periodo era in corso lo sciopero dei lavoratori della miniera di amianto. La protesta era dovuta all’abolizione del premio di produzione. In questo modo, Italo Calvino dà una lettura emblematica della situazione.

Infatti, lo scrittore coglie la portata storica e il denso valore esistenziale della protesta degli operai (minatori amianto).

Tant’è vero che si legge: “Il grigio polverone d’asbesto della cava che dove arriva brucia, foglie e polmoni”.

Italo Calvino: lo sciopero nella miniera amianto

Nella cronaca di Italo Calvino – come nella narrazione di Levi – emerge l’amianto, con tutta la sua carica distruttiva e letale.

Calvino scriveva queste parole nel 1954:

“L’auto girò l’ultima curva tra i castagni e davanti ebbe la montagna dell’amianto con le cime e le pendici scavate a imbuto, e la fabbrica compenetrata in essa”.

Si descrive il girone dantesco.

Ora lo scrittore narra il grigio lucido dell’anfiteatro. Così:

“Quelle erano le cave, quelle gradinate grigie lucide ad anfiteatro tagliate nella montagna rossiccia di cespugli invernali; la montagna scendeva pezzo a pezzo nei frantoi della fabbrica, e veniva risputata in enormi cumuli di scorie, a formare un nuovo, ancora informe sistema montuoso grigio opaco”.

Il grigio della montagna di amianto:

Tutto era fermo in quel grigio: da trentacinque giorni sui gradini della cava non salivano gli “sgaggiatori” armati di pala, picco e palanchino, né le perforatrici ronzavano contro la parete, né gli uomini delle mine gridavano accendendo la miccia: «Oooh la mina! Oooh brucia!», né quelli dei carrelli facevano il carico sul piano di frantumazione, e poi via per i ripidi binari scavati nella montagna, né quelli delle “bocchette” manovravano le leve per scaricare il materiale nei condotti della fabbrica, né nessun altro in nessun reparto lavorava a trasformare quella pietra in duttile fibra d’amianto: c’era lo sciopero, dal 18 gennaio, e quell’automobile che adesso usciva dal castagneto portava su i dirigenti della “Amiantifera” a discutere con la Commissione Interna”.

E poi ancora “Ma non ce n’è di lepri nel bosco, non crescono funghi nella terra rossa dai ricci di castagno, non cresce frumento nei duri campi dei paesi intorno, c’è solo il grigio polverone d’asbesto della cava che dove arriva brucia, foglie e polmoni, c’è la cava, l’unica così in Europa, loro vita e loro morte”.

La tardiva messa al bando dell’amianto in Italia

Nel 1954, la narrazione di Italo Calvino si tinge di aspetti drammatici. Infatti, descrive il dramma degli operai della miniera amianto, che a stretto contatto con il minerale, morivano nella cava e in loro ricordo erano intitolati i c.d. pozzi.

La pericolosità dell’amianto era stata, dunque, resa pubblica, eppure si è giunti tardivamente, solo con la L. 257/1992, alla messa al bando del minerale.

Nel frattempo, milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto stanno provocando una vera e propria strage di amianto. Infatti, ciò si legge nelle pubblicazioni dell’Avv. Ezio Bonanni.

Balangero: l’amianto causa di morte e desolazione 

I morti a Balangero  furono tanti: quindici d’infortunio in trentacinque anni, ma a fare paura furono sopratutto i numeri delle vittime d’amianto.

Dal 1946 al 1975 venne studiata la morte di oltre 900 lavoratori dell’amianto crisotilo impiegati tra il 1930 e il 1965.

Per nove di essi si conclude che il decesso era avvenuto per asbestosi, undici erano morti di cancro al polmone, una morte per mesothelioma della pleura (diagnosi non supportata da esame istologico).

Amiantifera di Balangero e danni alla salute dei minatori

A seguito di ulteriori verifiche, visti i tempi di lunga latenza fra l’esposizione e lo sviluppo delle malattie asbesto correlate, il numero salì ulteriormente, contando 206 lavoratori morti per cancro ai polmoni, deceduti a causa dalla prolungata esposizione all’amianto.

Il rischio relativo di carcinoma polmonare in questo gruppo era 2,89.

Gli undici lavoratori morti per cancro ai polmoni erano tutti fumatori di sigarette.

Il negazionismo è in nome del Dio danaro?

La consapevolezza circa la pericolosità dell’amianto era già nota nei primi decenni del secolo, ciononostante il problema fu ignorato: basti pensare che la prima sentenza di condanna per i danni alla salute dei lavoratori provocati dall’amianto risale addirittura al 1906 e venne pronunciata proprio dal Tribunale di Torino.

Rischio amianto: la storica sentenza di Torino del 1906

Il settimanale «Il Progresso del Canavese e delle Valli Stura», pubblicò diversi articoli relative alle morti precoci che si registravano tra i lavoratori di due fabbriche di lavorazione dell’amianto, situate a Nole, nel Canavese.

Infatti, la Bender & Martiny e la British Asbestos Company Limited.

Quindi, quest’ultima denunciò il responsabile della testata e il corrispondente per diffamazione e la questione finì in Tribunale.

Grazie a svariate perizie di medici ed esperti, il giudice condannò l’impresa e la sentenza fu pubblicata sul giornale. L’azienda, allora, ricorse in Corte d’Appello e, l’anno successivo, perse di nuovo.

Tutela legale vittime amianto lavoratori delle miniere

L’ONA tutela anche i lavoratori delle miniere di amianto. Tra i dipendenti delle miniere, non solo quella di Balangero ma anche di altre ci sono molti casi di tecnopatie, ovvero malattie polmonari per respirazione delle polveri (pneumoconiosi).

Oltre all’amianto nelle miniere vi fu esposizione a silice, birillio etc..

L’ONA fornisce assistenza legale gratuita per il riconoscimento dei benefici contributivi dei lavoratori amianto esposti nelle miniere, in base all’art. 13 co. 6 della L. 257 del 1992. Il riconoscimento della malattia professionale e il risarcimento dei danni (tutela legale lavoratori miniere amianto e silice)

Strage di amianto fin dall’inizio del 900

A percepire il nesso con l’esposizione alla fibra killer fu il medico Luigi Scarpa, il quale illustrò come una trentina dei suoi ricoverati al Policlinico Generale di Torino, tutti provenienti dalla stessa fabbrica, avessero contratto una forma particolare di tubercolosi, che non aveva la stessa evoluzione di quella di altri pazienti. 

Da ciò dedusse che la patologia avesse qualche attinenza con l’attività lavorativa: «[…] ritengo giustificato il sospetto − sosteneva Scarpa − che l’industria dell’amianto costituisca, forse a motivo dello speciale pulviscolo a cui dà luogo, una delle occupazioni più perniciose quanto a predisposizione verso la tubercolosi polmonare, sì che si impongano speciali misure d’igiene e speciali misure di lavoro per gli operai che vi si adibiscono […]. La classe lavoratrice ha bisogno e possibilità di essere tutelata contro le insidie di quello stesso lavoro a cui chiede il sostentamento, che paga non di rado a prezzo della propria salute e della propria esistenza».

Effettivamente bisognerà aspettare fino agli anni Cinquanta e Sessanta − nel pieno del boom dell’amianto −, per avere la certezza sugli effetti letali della fibra killer.

Tossicità che tuttavia non scalfi’ minimamente gli imprenditori, i quali continuarono ad utilizzare l’amianto per via della sua economicità e della sua efficienza nel prevenire i danni derivanti dal fuoco. 

Alla fine degli anni Sessanta oltre temila prodotti contenevano amianto ed il suo uso si protrasse sino alla fine degli anni Ottanta.

Una svolta da OMS: L’amianto è cancerogeno 

La svolta avvenne quando alla fine degli anni Settanta, vennero accolte le prime richieste di risarcimento per i danni subiti dai lavoratori e dai loro congiunti.  

Infatti, nel 1977 la IARC (International Agency for Research on Cancer), che fa capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità, dichiarò cancerogene le fibre di amianto.

La messa al bando anche del crisotilo

La sua messa al bando, successivamente, non fu repentina. Infatti, solo con la legge 257 del 1992 ci fu il divieto di estrazione e di lavorazione dell’amianto.

Inoltre, i produttori di crisotilo avevano sostenuto che questo minerale fosse privo di cancerogenicità. Però, queste tesi sono state contrastate anche recentemente.

Tant’è vero che, anche in Canada, le miniere di crisotilo sono state chiuse. Ora non vi è dubbio che anche il crisotilo è cancerogeno. Tutte le fibre di amianto sono cancerogene (asbesto cancerogeno per l’uomo).

Lo IARC (2012) ha ribadito che anche le fibre di crisotilo sono cancerogene. Infatti, anche le fibre di crisotilo, come tutti gli amianti, provocano, oltre all’asbestosi e patologie fibrotiche.

In più, ci sono gli effetti cancerogeni con i mesoteliomi, il cancro della laringe, delle ovaie, e dei polmoni che, con unanime consenso, sono legati all’amianto. In più ci sono tutta una serie di altri cancri, per i quali vi è qualche voce discorde.

Però, anche per queste altre neoplasie, come per esempio la faringe, lo stomaco ed il colon retto, etc., ci sono evidenze scientifiche notevoli.

Infatti, l’ONA ha dimostrato che, anche questi cancri sono legati all’esposizione a crisotilo.

Amiantifera di Balangero e i cancri della lista II INAIL

Non solo le malattie della lista I, ma anche altri cancri, quelli della lista II, debbono essere riconosciuti alle vittime della cava amianto. Infatti, l’ONA non intende limitare riconoscimenti ai soli cancri della laringe, ovaie, polmoni e mesoteliomi.

Poi ci sono altri cancri come quello del colon retto, per i quali ancora non vi è unanimità scientifica sulla natura di malattia asbesto correlata. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno ottenuto sentenze di riconoscimento di tumore del colon come malattia asbesto correlata con condanna dell’INAIL all costituzione delle prestazioni (indennizzo INAIL).

Approfondisci sulla cancerogenicità dell’amianto (patologie asbesto correlate)

Legge amianto (257/92): divieto di estrazione amianto

La messa al bando definitiva arrivò grazie alla legge n. 257 del 27 marzo 1992, che ne vietava «l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione di prodotti di amianto o contenenti amianto» e, con l’articolo 11, indicava addirittura le modalità di risanamento della miniera di Balangero.

l’Italia è stato il secondo produttore europeo di asbesto (3.748.550 tonnellate) e ancora ad oggi ce ne sono 40 milioni di tonnellate in un milione di micrositi e in 50 mila siti, comprese scuole, ospedali e altri luoghi di vita e di lavoro.

L’Avv. Ezio Bonanni pioniere della lotta all’amianto in Italia

L’Avv. Ezio Bonanni ha rappresentato e difeso le vittime amianto miniera Balangero.

Già nel gennaio 2000, l’Avv. Ezio Bonanni iniziò la tutela legale delle vittime e chiese la definitiva messa in sicurezza del sito di Balangero.

ONA in prima linea sulla questione amianto

Importantissimo il ruolo svolto dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) in materia amianto. Il suo Presidente, Avv. Ezio Bonanni  guida un pool di legali per l’assistenza in favore delle vittime.

Talco all’amianto: il focus del Prof. Giancarlo Ugazio

Talco Amianto
Talco Amianto

Il talco contaminato da polvere di amianto. Ne parla il Prof. Giancarlo Ugazio.

S.O.S. tutela legale vittime talco amianto

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano le vittime del talco contaminato. Il servizio di assistenza legale permette la migliore tutela delle vittime.

talco amianto

Il talco all’amianto e i danni alla salute: il Prof. Ugazio

Sulla base del verdetto “storico”, che ha condannato la multinazionale Johnson & Johnson a risarcire 4,7 miliardi di dollari a 22 donne che si sono ammalate di cancro alle ovaie a causa della presenza di amianto nei prodotti della nota società statunitense.

Oggi vogliamo approfondire l’argomento con un “luminare” del settore, il professor Giancarlo Ugazio (classe 1932), che ci chiarirà alcuni aspetti fondamentali circa lo sviluppo della patologia e il suo nesso con l’esposizione alle fibre di amianto.

Il prof. Giancarlo Ugazio: luminare sui danni da talco amianto

Il professore, assistente straordinario (1959) e poi ordinario (1962), in Patologia Generale di Medicina a Cagliari, quindi a Siena (1964), infine a Torino (1966).

Inoltre, è stato Research Fellow in Pathology a Pittsburgh (PA) nel 1963, Libero docente in Patologia Generale nel 1964, Assistent Professor in Physiology a Cleveland (Ohio) nel 1970.

Infatti, poi, il Prof. Giancarlo Ugazio è rientrato in Italia. Così, è stato Professore Incaricato di Patologia Generale in SMFN a Sassari nel 1971.

Infine, Professore Aggregato di Patologia a Torino dal 1975, poi Straordinario dal 1976, infine Ordinario dal 1976 al 2007.

In questo periodo, il Prof. Giancarlo Ugazio, è stato autore di 235 pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Il Prof. Ugazio: l’etica del medico

Il Prof. Ugazio è intervistato sulla questione del Medaglione etico, scientifico, sociale”.

Risponde il Prof. Ugazio:

Lascio ai miei concittadini credenti la libertà di considerare la mia opera, descritta in modo ironico dall’allegoria del Green Man.

Infatti, è equipollente alla recita di preghiere, ma desidero assicurare gli altri, laici come me, che penso di svolgere solo un compito assimilabile a quello dell’ombudsman, quel difensore civico che affonda le sue radici storiche nel III secolo d.C., ai tempi dell’impero romano, quale defensor civitatis.

Infatti, questo ruolo è stato rispolverato in tempi recenziori nella Svezia del 1808, in attuazione della nuova costituzione del tempo.

Il fine ultimo di questa mia attività, di medico-non-pentito e di scienziato-non-in-vendita, a nessun prezzo. Infatti, questo impegno è perseguito con lo studio attento dei risultati della ricerca biomedica e della loro accurata divulgazione, è la lotta senza quartiere dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.

L’esposizione all’amianto può causare cancro alle ovaie?

“Le microfibre d’asbesto, disperse nell’aria ambientale che respiriamo, nell’acqua che beviamo o che usiamo per lavare il nostro corpo, nei cibi che consumiamo, negli indumenti che indossiamo, nei dispositivi igienici che indossiamo.

Così, le fibre asbesto, comprese quelle di crisotilo, possono entrare nel circolo ematico e nel circolo linfatico del nostro organismo.

Ci sono due  vie di ingresso, quella respiratoria e quella gastro-intestinale, e anche quella per via transmucosa degli organi cavi che sono in comunicazione diretta con l’ambiente esterno.

Per esempio il genitale femminile (vagina, utero, salpingi, peritoneo).

Il talco amianto per esposizione trasmucosa

“Quest’ultima è proprio la via d’accesso privilegiato per raggiungere le ovaie e per poi attuare il loro potenziale cancerogeno”.

Le fibre di talco amianto e il circolo ematico e linfatico

Il rischio amianto si caratterizza per il transito delle fibre minerali nel sangue e del sistema linfatico.

Di per sé, il circolo ematico e quello linfatico svolgono la funzione di transito delle fibre minerali patogene in tutti i distretti dell’organismo, fino ai più minuti capillari, rispettivamente, ematici e/o linfatici. Infine, un’altra via d’ingresso delle fibre minerali più corte (< 5 μm), la meno frequente, è lo stesso tegumento cutaneo.

La sintesi delle ricerche scientifiche sul talco amianto

Le dimostrazioni scientifiche di questi dati biomedici sono merito di Ronald Eric Gordon e di Yoshiaki Omura (cfr bibliografia).

Per parte mia, lo studio accurato delle loro pubblicazioni scientifiche mi ha affascinato e mi ha permesso di raggiungere la certezza che le loro ricerche sono un’importante pietra miliare delle conoscenze della cancerogenesi dell’asbesto.

Queste ricerche sono importanti sia per la parte ambientale, sia per la parte diagnostica, sia ancora per le possibilità di chelazione e di rimozione delle fibre del minerale patogeno, dopo l’esposizione e dopo la loro localizzazione, e prima dell’insorgenza della patologia.

Il nesso causale tra cancro e talco amianto 

Due sono le principali cause di queste difficoltà di stabilire la correlazione eziologica tra l’esposizione ad asbesto e l’insorgenza dei fenomeni morbosi. Una è il tempo di latenza – generalmente lungo – tra l’esposizione patogena e la comparsa della patologia.

La seconda dipende dal grado di non conoscenza, da parte del sanitario che accudisce al paziente, di tutte o di parte delle fattispecie eziopatogenetiche elencate al punto 1″.

Tumori talco amianto: come si dimostra il nesso causale? 

È impossibile descrivere un quadro completo dei metodi fruibili in questi percorsi diagnostici.

Infatti, trovare un cospicuo numero di microfibre d’asbesto nel tessuto di un adeno-carcinoma ovarico è un esempio, comparabile a quello che giunge allo stesso reperto in un ampulloma delle vie biliari.

In questi i casi i sanitari di turno hanno cercato l’ago nel pagliaio 1) in una paziente che aveva usato l’acqua di rubinetto inquinata per scopi igienici e 2) in un paziente – medico – che per anni aveva usato quel tipo d’acqua per scopi alimentari.

N.d.A.: Moltissime reti idriche di acquedotti pubblici, in tutto il mondo, sono tuttora fatte di tubi di Eternit®, suscettibili sia di lesioni per opera di terremoti, sia anche al fenomeno della lisciviazione (rilascio) spontanea di microfibre del minerale cancerogeno dalla matrice dell’Eternit®.

Che ne pensa della condanna della Johnson & Johnson al risarcimento danni?

Infatti, la giuria, come spiegato nell’articolo “Talco: la storia di un cancerogeno“, ha dato ragione a 22 donne ammalate di cancro alle ovaie per aver utilizzato i prodotti della multinazionale?

Sono del tutto scettico sulla possibilità che le vittime, viventi o defunte, querelanti la J&J di persona o per il tramite degli eredi, rispettivamente, ricevano denaro risarcitorio attraverso i diversi gradi di giudizio. Qualora lo ricevessero, in aggiunta all’aver avuto ragione, esso avrebbe solo il potere di abbellire la tomba con un mazzo di fiori più pomposo.

In primis, penso che ne’ la salute perduta ne’ la morte possano mai essere compensate dal denaro, tanto o poco che sia. L’unico guadagno sicuro è quello del legale che patrocina la causa giudiziaria.

In secundis, sull’eventualità che l’imprenditore possa essere condannato in via definitiva per il suo misfatto, mi rifaccio a due fattispecie peculiari: una è quella insita nella cronaca e nella conclusone di Giovanni Sarubbi, l’altra è quella che si evince dal lavoro di David Michaels.

La storia del processo amianto isochimica

Il primo autore riferisce: “Il Dialogo 25.02.2017. Avellino – Processo Amianto“. Questo titolo è molto importante.

Infatti, ad Avellino, 24 febbraio 2017, seconda udienza del processo Isochimica. L’aula è la più grande del tribunale ma 270 parti civili, 27 imputati e la quarantina di avvocati che li rappresentano non riescono a trovare posto.

I microfoni funzionano male, si capisce poco o nulla di quello che è detto. Gli avvocati protestano, il procuratore si associa, ma la presidente dice che non ci sono soldi per fare il processo in un luogo diverso. Bisogna arrangiarsi.

Fra gli ex lavoratori gira la notizia che i morti accertati sono oramai 23. Ma di questo non si parla in un processo destinato a finire in un nulla di fatto. – La prescrizione infatti incombe, anzi è già operante per la maggioranza degli ex lavoratori.

I tempi lunghi della giustizia: rischio prescrizione

“Tutto dipende dalla data di accertamento per ognuno di loro nelle lesioni. Il processo potrà durare, solo per il primo grado e se fila tutto liscio, anche tre-quattro anni. Qualche pessimista dice sei anni.

Non faranno un’udienza al giorno e neppure una alla settimana. Per ogni udienza un paio di mesi. E poi l’inevitabile appello e poi la Cassazione. Tutto finirà in una bolla di sapone. – Il sistema giudiziario italiano è finalizzato alla prescrizione.

Basta avere i soldi e gli avvocati adatti. È strutturalmente così. E a pagare sono i poveri cristi. Basta guardare chi sono i carcerati. Solo ladri di polli con una giustizia fortissima con i deboli e debolissima con i forti”.

Strage di mesoteliomi per amianto e talco amianto

Nel frattempo il mesotelioma, che è solo uno dei tanti tumori provocati dall’amianto, la sua strage la sta già facendo e non solo fra la specie umana. Sono tantissimi gli animali domestici, soprattutto cani, che si stanno ammalando e morendo di tumori polmonari.

La sanno bene i veterinari che li curano. È cominciato dai paesi ad est dell’Isochimica e poi ha interessato Atripalda e Avellino. Qualche veterinario, una decina di fa, tentò di fare uno screening di queste morti che sono indicative dello stato di salute dell’ambiente.

Gli animali muoiono prima poi tocca alla specie umana. Ma tutto è stato messo a tacere. – Qualche soldo coprirà le responsabilità. La scorsa legge finanziaria ha stanziato dei fondi per le vittime dell’amianto che sono per lo più inutilizzati.

Pochi sanno la notizia. Forse difficile è l’iter per ottenerli. Dopo il danno anche le beffe. E la politica? Per lo più’ complice o silente. E per favore non chiamatela giustizia.

L’onestà della scienza sul talco amianto 

Il secondo, ha intitolato così, in modo esplicito, il suo recente libro “Il dubbio è il loro prodotto, come l’assalto dell’industria sulla scienza attenta alla vostra salute”.

Ciliegina finale sulla torta è il recente provvedimento del guardasigilli che, nel più accanito spirito della spending review, per favorire il bilancio del suo dicastero, fa pagare le spese processuali alle parti civili quando l’accusato, imprenditore o meno, è assolto per non aver commesso il fatto, perché il fatto non sussiste oppure per insufficienza delle prove, anche alla presenza di qualche cadavere, di consumatori o di prestatori d’opera.

Il talco e il tumore alle ovaie

Se le minute particelle di talco, amorevolmente deposte sulla cute che ricopre la muscolatura glutea della pargoletta a scopo igienico, oppure anche solo per moda, percorrono la medesima strada delle microfibre d’asbesto, evento del tutto verosimile, giacché esse provocano, nel protoplasma delle cellule di organismi eucarioti, alterazioni molecolari di tipo perossidativo (aumento delle specie reattive dell’ossigeno, consumo del glutatione ridotto, stimolazione della perossidazione lipidica) (Ahmad, 2011), comparabili con quelle causate dall’asbesto (Voytek et al., 1990) possono essere responsabili dell’innesco del processo della cancerogenesi, coi primi danni della molecola del DNA, eventualmente seguito, nella progressione del fenomeno morboso, dall’esaurimento del potenziali naturali di difesa contro il cancro (gli enzimi riparatori del DNA e le difese immunitarie).

La familiarità e il rischio cancro

Il numero dei cancri è in continuo aumento. Per questo motivo è necessaria la prevenzione primaria, che è uno dei cavalli di battaglia dell’ONA. Nel caso specifico del rischio da borotalco, occorre fare alcune considerazioni.

L’impiego del talco a scopo igienico può prendere inizio nell’età neonatale e può continuare ininterrottamente nell’età adulta e senile. Quanto più’ dura l’esposizione al minerale patogeno, tanto maggiore è il rischio che la bilancia competitiva tra fattori cancerogeni e fattori anti-cancro (un tiro alla fune biologico) si squilibri a favore del cancro, contro la salute e la vita.

Anche una predisposizione familiare può contribuire in modo favorevole, oppure sfavorevole, alla salute e alla vita.

Il cancro da talco è per inalazione o ingestione?

L’inalazione implica un percorso molto più lungo di quello diretto, che percorre l’apparato riproduttivo. Il meccanismo patogenetico è riferito nella risposta n. 6.

Qual’è il fattore di rischio più alto (parlando sempre dei prodotti j&j)?

La presenza di un inquinamento da fibre d’asbesto in un prodotto cosmetico commerciale di talco configura un aggravamento del rischio cancerogeno, in base al noto potenziamento tossicologico (effetto cocktail)

Come si riconoscono sintomi del male silenzioso, quando colpisce le ovaie?

Il cancro ovarico influisce sulle principali funzioni dell’organo (dapprima, infertilità per anovulazione e amenorrea; poi dolori addominali più o meno localizzati, più o meno estesi)

Il rischio cancro talco amianto nei bambini

I bambini, data l’età, hanno totalizzato un periodo di esposizione ancora breve. Tuttavia, sono già impegnati, a loro insaputa, nel tiro alla fune biologico riferito nella risposta n. 7.

La latenza del cancro per talco amianto

Un periodo di latenza è immancabile, giacché le molecole difensive presenti nelle cellule svolgono immediatamente le loro funzioni di difesa, contro gli agenti nocivi, nel caso il cancerogeno, senza richiedere un comando burocratico.

La latenza è finita quando sono esaurite le difese dell’organismo; allora è superato l’orizzonte clinico, con superamento del “punto di non ritorno”.

Riferimenti bibliografici

Ahmad J., Nanotoxicity of Natural Minerals: an Emerging Area of  Nanotoxicology. J. Biomed. Nanotoxicology. 7, 32-33, 2011

Heller D.S., Gordon R.E., Westhoff C., Gerber S., Esposizione ad asbesto e carico di fibre nell’ovaio. Asbestos exposure and ovarian fiber burden. Am J Ind Med. 29, 435-439, 1996.

Michaels D. The Doubt, Oxford University Press, 2008, ISBN: 0199719764

Omura Y., Asbestos as a possible major cause of malignant lung tumors (including small cell carcinoma, adenocarcinoma and mesothelioma), brain tumors (i.e. astrocytoma and glioblastoma multiforme), many other malignant tumors, intractable pain including fibromyalgia, and some cardio-vascular pathology: safe and effective methods of reducing asbestos from normal and pathological areas. Acupuncture & Electro-Therapeutics Res., Int. J. 31, 61-125, 2006..

Omura Y, Jones M, Duvvi H, Paluch K, Shimotsuura Y, Ohki M. Fattori che significativamente incrementano o inibiscono le fasi precoci del Melanoma Maligno (M.M.), valutazione non invasiva di un trattamento innovativo mediante ingestione e applicazione esterna di dosi ottimali delle più efficaci sostanze contro il M.M.: Haritaki, Cilantro, Vitamina D3, Nori, EPA con DHA & applicazione della speciale carta (+) di conservazione dell’energia solare, che riduceva rapidamente l’area attiva del M.M. e l’asbesto.  Acupuncture and Electro-therapeutics Res., Int. J. 38, 36-76, 2013.

Sarubbi G. Processo Amianto, Il Dialogo, Avellino 25.02.2017.

Ugazio G., Asbesto-Amianto, Ieri-Oggi-Domani, Viaggio tra Verità, Ipocrisia, Reticenze, Dolore, Aracne Editrice, Roma, 2012.

Ugazio G. Patologia Ambientale, Passato-Presente-Futuro, App.501, ONA, Roma, 2017.

Voytek P., et al., Mechanisms of Asbestos Carcinogenicity. J. Am. Coll. Toxicology, 9, 541-550, 1990.

Assistenza medica e legale talco amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni ti tutelano e assistono gratuitamente. Per accedere ai servizi gratuiti dell’associazione, basta consultare la pagina dei servizi di tutela legale e assistenza medica, oppure chiamare il numero gratuito 800 034 294.

Talco: la storia di un cancerogeno

Talco cancerogeno Johnson & Johnson
Johnson & Johnson a gennaio 2025 il verdetto finale

Il talco cancerogeno è quello per uso industriale, e anche il borotalco con residui di amianto. Nel 2018, la c’è stata la condanna della multinazionale Johnson & Johnson. (approfondisci sul verdetto).

S.O.S. difesa vittime talco contaminato amianto

Chiama il numero verde gratuito per l’assistenza legale gratuita, oppure chiedi la consulenza legale gratuita online con un parere scritto attraverso il form nella pagina.

Talco cancerogeno: consulenza legale gratuita

L’Avv. Ezio Bonanni ha ottenuto sentenze di condanna al risarcimento dei danni talco, ovvero prodotti di talco contaminati di amianto.

Inoltre, la stessa associazione ONA ha raccomandato di evitare di utilizzare talco se c’è rischio di contaminazione. (tutela legale vittime talco amianto).

La condanna per il talco cancerogeno

La Giustizia americana ha emesso delle condanne molto salate per le morti di tumori asbesto correlati per esposizione a talco contaminato (talco cancerogeno).

In questo caso, la condanna è stata molto salata: $ 4,69 miliardi di dollari ($ 6,32 miliardi) a 22 donne (6 decedute) che si sono ammalate di cancro ovarico

In sintesi, la contaminazione di minerali di asbesto (talco cancerogeno), si è verificata nella Baby Powder.

Nel 2021, la Corte Suprema ha respinto il ricorso della Johnson & Johnson costringendola a risarcire alcune donne per tumore alle ovaie con 2,1 miliardi. Per evitare nuove condanne e lunghi procedimenti giudiziari la società ha proposto, nel 2023, un maxi risarcimento per circa 70mila persone di 8,9 miliardi di dollari.

Il talco: che cos’è

Il talco è un fillosilicato di magnesio, un minerale molto diffuso il cui nome deriva dall’arabo talq, che viene abbreviato con la sigla TLC.

La sua struttura cristallina è paragonabile a quella della pirofillite ma, a differenza di quest’ultima, il talco è un fillosilicato triottaedrico e i suoi siti ottaedrici sono costituiti dal magnesio piuttosto che dall’alluminio.

Il borotalco e le parti intime

L’ONA raccomanda di evitare l’uso del talco nelle parti intime (zona perianale, vagina, vulva, etc.), perché è comunque dannoso.

Mentre, invece, in altre parti del corpo, non c’è questo rischio.

Borotalco e cosmetici: danni alla salute e cancro

Il talco, quando si definisce pericoloso, è perché ci sono delle impurezze oppure un uso improprio.

Infatti, un conto è il talco, un conto è il borotalco, sono due prodotti diversi. Però, in alcuni casi, il danno si è verificato anche con il borotalco.

Se da una parte le industrie italiane del borotalco sono state sempre attente perché hanno utilizzato solo polveri di talco di alta qualità e purezza, non così altre società.

Infatti, le industrie italiane sono sottoposte a severissimi controlli, non così negli USA o magari in Cina. Quindi, l’ONA raccomanda di fare molta attenzione ai tipi di prodotti, e di evitare quelli di dubbia provenienza.

Nel passato, anche per il borotalco ci sono stati casi di contaminazione e pericolosità.

Il talco cancerogeno: borotalco amianto

Il talco, specialmente se contaminato da fibre di asbesto, oppure da altri materiali cancerogeni e lesivi, provoca danni alla salute. In particolare, ci riferiamo non solo al talco uso industriale, ma anche a quello in cosmesi (borotalco).

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA raccomanda la prevenzione primaria. Infatti, occorre evitare qualsiasi esposizione che possa provocare danni alla salute.

In sintesi, il rischio più elevato è quello per il cancro alle ovaie. Il giornale dell’amianto, ONA notiziario, proprio per la delicatezza del tema, ha intervistato il Prof. Giancarlo Ugazio.

Infatti, il Prof. Giancarlo Ugazio, già professore ordinario di patologia generale presso l’Università di Torino, ha studiato e scoperto tutti i danni del talco amianto.

Quindi l’amianto nel borotalco è stato scoperto proprio dal Prof. Giancarlo Ugazio presso l’Università di Torino (borotalco e tumori).

In conclusione, se la ditta produttrice è rigorosa, il talco e il borotalco sono privi di fibre asbestiformi.

ONA news, con il notiziario amianto, ti informa sui danni del talco amianto:

Talco cancerogeno: il verdetto di condanna

La giuria del Missouri alla quale si erano rivolte le vittime del borotalco cancerogeno, nel 2018, hanno condannato la multinazionale Johnson & Johnson è stata condannata da una giuria del Missouri.

Si tratta del più grande verdetto giudiziario prodotto nella storia degli Stati Uniti, come sopra abbiamo dimostrato.

Infatti, il caso conferma quanto già sostenuto dall’Avv. Ezio Bonanni e dall’Osservatorio Nazionale Amianto da lui presieduto.

Infatti, l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA, ha dimostrato che il talco era utilizzato anche dall’industria della gomma. Inoltre, il talco è stato utilizzato anche in molte altre applicazioni.

Per questi motivi, è necessaria la tutela legale, ovvero la consulenza legale gratuita.

Il cancro delle ovaie e l’esposizione al talco amianto

Il cancro delle ovaie è la conseguenza della proliferazione incontrollata delle cellule. In molti casi, si tratta di cellule epiteliali, che prodocono gli ovuli.

In altri casi, sono le cellule germinali, quelle dalle quali ha origine il cancro.

In seguito alle mutazioni genetiche del DNA delle cellule delle ovaie, ha origine il cancro. Infatti, si ha un processito di divisione e crescita cellulare come qualsiasi altra neoplasia.

Il talco e il borotalco cancerogeno tutela legale

L’ONA ha istituito il servizio di assistenza legale. Si tratta del servizio online di assistenza legale. Oltre alle informazioni con questo notiziario amianto (amianto news), è possibile ottenere anche le ultime notizie talco amianto news.

Infatti, le informazioni sono molto importanti per la tutela legale delle vittime. Inoltre, è possibile chiedere per iscritto una consulenza legale.

Cancro delle ovaie per borotalco cancerogeno

In molti casi, è proprio il borotalco, quello usato nella cosmesi, ad essere cancerogeno.

Infatti, provoca danni ai polmoni e anche alle ovaie, ed è per questi motivi che occorre fare molta attenzione.

Il notiziario amianto ti informa sui rischi del borotalco contaminato e del talco amianto. (borotalco news).

Indennizzo INAIL cancro delle ovaie per talco cancerogeno

Il cancro delle ovaie è inserito nella lista I dell’INAIL, proprio con riferimento all’asbesto. Quindi se le fibre contaminano il talco è evidente che il tumore ovarico deve essere considerato professionale. Si applica la presunzione legale di origine.

Al fine di acquisire tutte le informazioni utili, puoi consultare:

Se l’esposizione si verifica in ambiente lavorativo, si ha diritto all’indennizzo INAIL tumore delle ovaie.

Talco cancerogeno e prepensionamento

Nel caso in cui si ha la diagnosi di tumore delle ovaie ed esposizione professionale a talco cancerogeno, si ha diritto anche ai c.d. benefici amianto.

Infatti, se il talco è contaminato da queste fibre, la malattia deve considerarsi asbesto correlata, di origine professionale.

In questo caso, la vittima del tumore ovarico ha diritto alla c.d. pensione amianto talco cancerogeno cancro ovaie.

La pensione amianto talco cancerogeno si ottiene con le maggiorazioni contributive, ex art. 13, co. 7, L. 257/92.

Infatti, con queste maggiorazioni si acquisisce il prepensionamento con il coefficiente 1,5. Inoltre, chi è già in pensione, ha diritto a rivalutare i ratei pensionistici in godimento.

Nel caso in cui, pur con la rivalutazione, non si acquisisce il diritto a pensione, può essere comunque depositata la domanda INPS entro il prossimo 31.03.2021.

Infatti, con le nuove modifiche della normativa, e cioè con l’introduzione dei commi 250 bis e ter, in aggiunta all’art. art. 1, co. 250, L. 232/2016, sono stati rimossi tutti i paletti.

Quindi la pensione amianto spetta a tutti coloro che hanno subito un danno biologico per esposizione professionale ad asbesto.

Talco cancerogeno e risarcimento danni

Coloro che hanno subito danni per uso di talco cancerogeno nei prodotti e nelle aziende, hanno diritto al risarcimento danni. Infatti, si invoca la tutela del consumatore (talco tutela dei consumatori per rischio amianto).

In particolare, l’ONA tutela coloro che hanno subito danni anche tra i consumatori. In definitiva, rispetto al rischio amianto, ed in particolare, del talco amianto, rileva anche la tutela legale consumatori.

Per queste ragioni è stato istituito il servizio di risarcimento danni consumatori talco amianto.

Talco cancerogeno e giustizia USA: condanna al risarcimento

La questione del borotalco cancerogeno è molto rilevante per la giustizia USA. Infatti, in questa giurisprudenza oltreoceano, si afferma il c.d. danno punitivo.

In questo modo, la mannaia della giustizia USA, ha sanzionato il borotalco Johnson (talco johnson).

Il risarcimento danni di $ 4,14 miliardi di dollari, danno punitivo amianto, ovvero danni punitivi che compensano ognuna delle 22 donne e le loro famiglie per i danni subiti, ha determinato anche un terremoto finanziario, per la perdita in borsa della società fino all’1,4 per cento.

Il verdetto espresso negli USA la scorsa settimana dai giurati del tribunale di St. Louis ha dato seguito alle oltre 9.000 segnalazioni attestanti che i prodotti di talco di J & J causano il cancro.

L’azienda si difende

Carol Goodrich, portavoce dell’azienda, ha detto che Johnson & Johnson farà ricorso: “Il verdetto è stato il risultato di un processo fondamentalmente ingiusto, che ha permesso ai querelanti di presentare un gruppo di 22 donne, la maggior parte delle quali non aveva alcun collegamento con il Missouri, che hanno accusato tutte quante di aver sviluppato un cancro ovarico”.

Che ogni querelante e i suoi familiari abbiano ricevuto $ 25 milioni di dollari per le loro perdite, indipendentemente dai loro singoli fatti e dalle differenze nella legge applicabile, riflette che le prove nel caso sono state semplicemente sopraffatte dal pregiudizio di questo tipo di procedimento” ha altresì aggiunto Goodrich, che ha poi parlato di “Errori multipli”: “I prodotti dell’azienda non contengono amianto e non causano il cancro alle ovaie”.

Infine Goodrich ha predetto che il verdetto sarà invertito. “Gli errori multipli presenti in questo studio erano peggiori di quelli dei precedenti studi che sono stati annullati”.

Le donne hanno anche citato in giudizio un’unità di Imerys SA, che ha fornito il talco a J & J.

Imerys Talc America ha accettato di pagare almeno $ 5 milioni di dollari per liquidare le richieste.

Preoccupazioni dell’azienda sono fondate

Il borotalco Johnson fa parte dei prodotti Johnson cancerogeni e del borotalco tumore, perché talco cancerogeno (talco johnson cancro).

Il talco cosmetico, purtroppo, ha subito le contaminazioni di asbesto, perché le rocce, dalle quali è stato estratto, avevano presenza di minerali di asbesto. Così nella Val Chisone, piuttosto che nel Montana.

Talco cancerogeno nelle miniere della Val Chisone

La Val Chisone è una valle delle Alpi, situata nella Città metropolitana di Torino. Si trova a confine con la Val di Susa e poi con la val Sangone,  la Val Pellice, e con la pianura padana. Questa valle si diramazione nella valle Germanasca.

Il talco, chimicamente è un fillosilicato di magnesio contenente talora tracce di alluminio, ferro o asbesto, e nelle miniere della Val Chisone l’asbesto fu sempre presente.

Le tracce erano quelle di crisotilo, e in alcuni casi limitati, anche di amosite e crocidolite.

Anche nelle miniere del Montana, il talco era contaminato, e quindi i prodotti cosmetici si sono rivelati dannosi per la salute.

Il talco cosmetico cancerogeno

Le Corti USA hanno confermato le tesi dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni circa il talco cancerogeno.

Infatti, il talco, e gli altri cosmetici, prodotti con il talco estratto nelle miniere della Val Chisone e del Montana.

Talco cancerogeno nella Olivetti di Ivrea

Nella Olivetti, il cui stabilimento principale nella città di Ivrea, e fondata da Camillo Olivetti, era utilizzato il talco cancerogeno.

Ciò è emerso in seguito alla morte per mesotelioma, e di altre malattie asbesto correlate, tra i dipendenti dello stabilimento.

Tanto è vero che in primo grado ci fu la condanna per Carlo e Franco De Benedetti e Corrado Passera, poiché, come si legge nella sentenza, è  “ampiamente dimostrato l’utilizzo di talco contaminato da tremolite sino al 1981”.

Secondo il Tribunale vi era l’obbligo di sostituire il talco cancerogeno e gli altri materiali di asbesto.

Poiché il talco cancerogeno “non è stato immediatamente sostituito ma è rimasto in uso quanto meno sino alla primavera del 1986”, c’è stata la condanna.

Però il verdetto è stato poi ribaltato nella fase di appello. Tuttavia rimane la prova del fatto che il talco è comunque cancerogeno, se contaminato.

Talco cosmetico e fibre di asbesto

Il talco cosmetico conteneva quindi presenza di fibre di asbesto, che hanno provocato diversi tumori delle ovaie, per cui è stato accertato che si tratta di una malattia asbesto correlata, ovvero di un cancro amianto, asbesto correlato. 

L’azienda si difende, e tuttavia ci sono preoccupazioni per l’epidemia di tumori delle ovaie e di altre patologie amianto correlate, per coloro che hanno usato il talco cosmetico.

Accorato l’allarme del professore Jean Eggen, docente di Legge presso la Widener University, che insegna casi di tortura di massa.

Potrebbe essere un presagio di cose a venire e ci sono molti più casi di cancro ovarico rispetto ai casi di amianto legati alla polvere”.

Johnson & Johnson sapeva o non sapeva?

Recentemente, documenti non sigillati da una causa contro i beni di consumo e il colosso farmaceutico Johnson & Johnson, hanno rivelato che la società sapeva per decenni che i suoi prodotti di talco cancerogeno potevano contenere micidiali fibre di asbesto.

I file mostrano che Johnson & Johnson era stata avvisata dei rischi di contaminazione di residui di asbesto nei primi anni 1970.

Inoltre, aveva chiesto ai dipendenti di rassicurare il consumatori sul fatto che i prodotti non  fossero contaminati dal minerale cancerogeno.

La multinazionale sapeva che i suoi prodotti di talco erano contaminati dall’amianto e impediva che queste informazioni raggiungessero il pubblico” ha dichiarato in conclusione ai giurati Lanier, l’avvocato dei querelanti. “J & J ha cercato di proteggere l’immagine di Baby Powder come la loro vacca sacra”, ha chiosato.

La società ha truccato i test per evitare di mostrare la presenza di asbesto”, ha altresì affermato Lanier: “se un test mostrava la presenza di asbesto, J & J lo inviava a un laboratorio che la società sapeva avrebbe prodotto risultati diversi”, ha svelato Lanier ai giurati.

Nel processo USA la Johnson & Johnson nega

Neanche a dirlo, J & J ha negato qualsiasi contaminazione con fibre asbestiformi o qualsiasi prova truccata.

Le accuse di sopprimere o ignorare le prove non avevano senso”, ha tuonato Peter A. Bicks, il legale della società nella chiusura di mercoledì.

Infatti, secondo il legale dell’azienda produttrice di borotalco, ci sarebbe stata la verifica nei migliori laboratori del paese anno dopo anno” per testare la presenza o meno di fibre di questi minerali cancerogeni.

Il legale ha aggiunto: “Perché qualcuno in J & J dovrebbe decidere di esporre i bambini all’asbesto? Perché tutti i test?”.

Infatti, le tracce di minerali nel talco cancerogeno non sono la prova della contaminazione da asbesto”.

Infatti, ha, altresì, aggiunto Bicks, per poi concludere “queste fibre non sono asbesto ma frammenti minerali innocui”.

Nella causa, J & J ha pure fornito documenti che mostravano test del suo talco risalenti al 1972, senza trovare tracce di minerali asbestiformi.

Una dichiarazione sul sito web della società recita persino: “Dal 1970, il talco utilizzato nei prodotti è privo di asbesto, quindi i prodotti talco di Johnson non contengono fibre asbestiformi, una sostanza classificata come cancerogena”.

“I prodotti Jonshon’s Baby Powder contengono solo talco di qualità US Pharmacopeia (USP), che soddisfa i più elevati standard di qualità, purezza e conformità”.

Il borotalco: assenza dei regolamenti USA

A dire il vero, i regolamenti federali di talco cancerogeno cosmetico non esistono. La FDA può monitorare potenziali problemi di sicurezza, ma può intervenire solo se prove scientifiche attendibili mostrano che un prodotto è dannoso per l’uso previsto.

C’è chi dice no ai minerali cancerogeni

Non è dello stesso parere la querelante Toni Roberts, 61 anni, alla quale era stato diagnosticato un cancro alle ovaie nel 2014.

Dopo il verdetto la donna ha detto “Nessuno dei trattamenti sta funzionando per me. Sono terminale. Il talco non era innocuo”.

Altre cause giudiziarie sul talco amianto

Johnson & Johnson sta anche combattendo una battaglia separata con i querelanti che incolpano i prodotti di talco cancerogeno dell’azienda di aver causato loro il mesotelioma, una forma di cancro generalmente presente nei polmoni, legata all’esposizione alle fibre killer.

Sviluppi USA sulla tutela delle vittime talco amianto

Il verdetto di St. Louis potrebbe essere particolarmente vulnerabile alle sfide o agli appelli post-processuali.

I premi per danni punitivi sono infatti progettati per scoraggiare le società e gli altri imputati dall’impegnarsi in una condotta che è considerata oltraggiosa, sfrenata o eccessivamente spericolata.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che tali premi di punizione devono essere proporzionali ai verdetti di risarcimento danni che ne sono alla base.

Tutela medica e legale vittime talco e borotalco

L’ONA assiste tutti i lavoratori e cittadini esposti e vittime di asbesto compresi quelli del borotalco cancerogeno, e cioè del talco Johnson cancerogeno.

Coloro che temono di poter rimanere vittima di tumore delle ovaie e di altre malattie asbesto correlate per l’utilizzo del borotalco cancerogeno, possono chiedere assistenza medica e tutela legale all’Osservatorio Nazionale Amianto e all’Avv. Ezio Bonanni.

Borotalco news: amianto talco news

Per tenerti informato sul rischio del borotalco contaminato e sulla tutela legale, consulta questo notiziario amianto. Infatti, nel giornale dell’amianto, ci sono diversi articoli di approfondimenti:

Tabù, di Ruggero Alcanterini

Tabù

Tabù: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Tabù, film da Oscar e status culturale

Non è soltanto il titolo del film americano, che nel 1931 vinse l’Oscar per la migliore fotografia e fece scalpore per il primitivo esotico polinesiano, appena velato da ghirlande di fiori. Ma è sinonimo di uno status culturale e sociale che collide con l’antico, come col moderno, di una società che dovrebbe essere inclusiva ed invece manifesta la sua inadeguatezza e la sua asprezza ad ogni piè sospinto.

Non abbiamo finito di piangere per Willy, che già abbiamo un’altra vittima sacrificale sull’ara della cieca e bieca violenza.

Purtroppo, quel che per Publio Ovidio Nasone era il mitico frutto dell’amore tra Ermes ed Afrofite, trasmutato in androgino dal connubio con la ninfa Salmace, dopo millenni di abbrutimento culturale, per buona parte della nostra “moderna” collettività è ancora un tabù.

La tragica morte di Paola Gaglione, in circostanze da vera tragedia greca, ci danno ulteriore motivo per chiedere a chi governa di affrontare concretamente temi e problemi che possono apparire decisamente scomodi e impopolari, secondo la massima che “non basta governare, ma bisogna averne il coraggio”.

Servizi di assistenza ONA 

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto ed altre sostanze cancerogene. L’associazione con un pool di tecnici assiste i cittadini per la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida anche un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i benefici contributivi per esposizione ad amianto.

numero verde ONA

CON WILLY PER I GIOVANI, IERI, OGGI E DOMANI

Willy

CON WILLY PER I GIOVANI, IERI, OGGI E DOMANI: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Eccomi, appena sessant’anni fa, con Giulio Onesti nella fase post olimpica. Ero felice e carico di positiva energia, come tutti i giovani forgiati da quella straordinaria, unica e purtroppo irripetibile esperienza del 1960.

La FIDAL con il Presidente Giosuè Poli premiava ed io rappresentavo il CUS Roma… Si aprivano le porte del sociale e del lavoro, giusto negli anni dello sviluppo.

Prendo spunto da questo ed altri ricordi di quegli anni, per riflettere sulla situazione attuale e a proposito dei giovani in particolare. Desolatamente, giungo alla conclusione che purtroppo, oltre l’effimera distribuzione di bonus a vario titolo, oggi non disponiamo di una adeguata attenzione per le giovani generazioni.

Con Willy: Attenzione per le nuove generazioni

In via prioritaria, occorrono opportunità educative, esperienziali, vocazionali, formative e quindi di crescita in un contesto in cui la cultura e lo sport si possano coniugare con la salute fisica e mentale, in cui la società civile si possa articolare sul merito, piuttosto che sui bisogni.

Ecco, il merito. La mia convinzione è quella che questo debba costituire la vera chiave d’accesso, il passepartout unico, con cui affrontare l’universo mondo. Come ci capita ogni giorno, osserviamo al contrario un panorama di eventi, l’emergere di fattori comportamentali davvero sconcertanti.

Per questo, credo che se ancora siamo capaci di reagire, se abbiamo un barlume di energia positiva, un soprassalto di coscienza, dobbiamo dare un taglio netto alle furbate, alle scorciatoie e al non rispetto delle regole. Occorre restituire credibilità al sistema.

Peraltro consolarsi con lo sballo, in nome di una presunta libertà, equivale a mettere la testa su di un ceppo e consegnare ai carnefici in proprio futuro.

Consentire che questo avvenga – senza contrastarlo preventivamente – ci relega al ruolo di campioni del soccorso con la prospettiva di franare agli ultimi posti nella classifica dell’assistenza.

Dobbiamo nutrire fiducia e speranza nei “millennials”, di cui il povero Willy Monteiro era esemplare esponente, ma dobbiamo anche evitare di tradirli con l’inadeguatezza.

Il progetto futuro del Bel Paese che riguarda i ragazzi è nelle nostre mani e si decide adesso. A buoni intenditori, poche parole.

Willy

ONA: l’importanza della prevenzione nelle scuole

Osservatorio Nazionale Amianto ha ideato una trasmissione per portare all’attenzione dell’opinione pubblica tutti i dettagli della problematica amianto.

La prima puntata di ONA TV – ONA News è stata dedicata alla presenza di amianto negli istituti scolastici: Amianto nelle scuole, un pericolo ancora presente

Per l’ONA è infatti fondamentale tutelare la salute delle nuove generazioni, a partire dalla salubrità delle scuole.